Energia, Meloni guarda ancora al gas di Algeri: “Aumentiamo flussi verso l’Italia”

Giorgia Meloni vola ad Algeri per rafforzare la cooperazione con uno dei partner più importanti per l’Italia su gas, rinnovabili, infrastrutture.

Eni e Sonatrach lavorano su nuovi fronti, come lo shale gas (il gas naturale intrappolato all’interno di rocce sedimentarie a grande profondità, sfruttato grazie alla fratturazione idraulica) e l’esplorazione offshore. L’obiettivo, soprattutto in questo momento di incertezza crescente, con il gas del Qatar bloccato per tutti con la crisi in Medio Oriente, è “aumentare i flussi di gas algerino verso l’Italia”. La cooperazione va avanti anche sul fronte delle rinnovabili e delle infrastrutture strategiche in funzione di sicurezza energetica, con il Transmed, il gasdotto che dagli anni ’80 collega i due Paesi: “Siamo stati dei pionieri e l’idea è che lo si possa essere ancora”, rivendica Meloni nelle dichiarazioni congiunte con Abdelmadjid Tebboune. In una visione più ampia, questo lavoro “considera l’energia come un’opportunità, come uno strumento per generare sviluppo condiviso sia per le nazioni che producono energia e beneficiano delle risorse che ne derivano per la propria prosperità sia per le nazioni che consumano e che possono così contare su catene approvvigionamento più vicine e più resistenti agli shock esterni”, spiega la presidente del Consiglio.

Tra i progetti più interessanti, c’è l’iniziativa pubblico-privata per il recupero di oltre 36 mila ettari di terreno desertico per la produzione di cereali e legumi. “Il progetto, nonostante la burocrazia, procede in modo spedito con la campagna di semina che nel 2026 passerà da 7 mila a 13 mila ettari di deserto messi a produzione”, fa sapere Meloni. Quella di oggi è la seconda visita dall’insediamento del Governo, dopo quella del 22 e 23 gennaio 2023. Ma Roma è storicamente uno dei principali punti di riferimento di Algeri in Europa e in Occidente, i legami che uniscono i due Paesi si sono intensificati negli anni e, sottolinea la premier, “Penso di poter dire oggi che il rapporto tra le nostre nazioni non è mai stato così solido e così proficuo”.

L’Algeria è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio da 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani in Algeria per 8,5 miliardi di euro. L’Italia è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%. Nel Piano Mattei, il Paese nordafricano è uno dei principali. Oltre al progetto di agricoltura desertica in partenariato con BF International e il Centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, il Piano include diverse iniziative congiunte anche sul digitale, la cultura e il turismo.

Nel corso del bilaterale, Meloni e Tebboune si sono confrontati sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e dalla guerra in Ucraina, ormai entrata nel quinto anno. “Credo che l’ipotesi di colloqui in corso tra Washington e Teheran costituirebbe un’ottima notizia”, commenta la prima ministra, ribadendo che “L’Italia sosterrà e intende sostenere, anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le nazioni del Golfo, ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell’area”.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra il Presidente della Repubblica algerina democratica e popolare Abdelmadjid Tebboune, per il IV Vertice intergovernativo italia-Ageria.

Draghi firma 15 nuovi accordi con l’Algeria. Ma la crisi di governo non è risolta

La firma sui 15 nuovi accordi tra Italia e Algeria potrebbe essere l’ultimo atto internazionale del governo di Mario Draghi. Il premier tiene fede agli accordi con il presidente della Repubblica algerina, Abdelmadjid Tebboune, e prende parte al quarto Vertice intergovernativo Italia-Algeria, prima di rituffarsi nella crisi della politica italiana, per preparare le comunicazioni di mercoledì prossimo nei due rami del Parlamento. Sarà una vera e propria verifica di maggioranza, alla quale si presentano tutte abbastanza divise le varie forze di unità nazionale, qualcuna anche dilaniata al proprio interno, come il Movimento 5 Stelle, alle prese con una possibile, nuova scissione di ‘governisti’ in rotta con il leader, Giuseppe Conte. Anche il centrodestra non sembra remare nella direzione auspicata da chi spera ancora di convincere il premier a restare, facendo sapere che Lega e Forza Italia ci sono a patto che i Cinquestelle escano e tolgano il disturbo.

Draghi incamera informazioni e riflette, ma dal suo volto non traspare nulla. Il suo impegno è concentrato sull’Algeria, per portare a casa quei 4 miliardi di metri cubi di gas naturale che sono “un’accelerazione rispetto a quanto previsto” dagli accordi già firmati tra Eni e Sonatrach, ma anche un fondamentale “anticipo” di forniture “ancora più cospicue” che arriveranno nei prossimi anni. Perché qualunque sarà la decisione sulle dimissioni, il presidente del Consiglio vuole avere una rete di protezione già attiva in caso la Russia decidesse di chiudere i rubinetti e impedire così lo stoccaggio di gas. Eventualità non proprio remota, peraltro, visto che Gazprom continua a rimandare l’avvio di Nord Stream 1, dando le colpe ai ritardi sulla consegna della turbina da riparare della stazione di compressione di Portovaya.

Ecco perché l’Algeria assume sempre più il ruolo di “Paese chiave per le nostre forniture energetiche“. Draghi, però, porta a casa, assieme ai ministri della sua delegazione (Luigi Di Maio, Roberto Cingolani, Luciana Lamorgese, Marta Cartabia, Enrico Giovannini, Elena Bonetti) e vertici di aziende pubbliche e private che lo accompagnano ad Algeri, altre importanti intese in diversi campi: dall’agricoltura al bio-medico, dalla farmaceutica all’agricoltura, ma anche giustizia, sicurezza, agroindustria e lotta alla corruzione. Tutti segmenti che l’Italia – almeno quella disegnata da questo Governo – intende sviluppare con lo storico partner. Rafforzando la cooperazione nei settori strategici nei quali le relazioni sono già buone e stanno diventando ottime: “L’amicizia tra Italia e Algeria è essenziale – aggiunge l’ex Bce – per affrontare le sfide che abbiamo davanti, dalle crisi regionali alla transizione energetica”. La collaborazione si estende, dunque, “anche alle forniture e allo sviluppo di fonti rinnovabili, in particolare dell’idrogeno verde, dell’energia solare, eolica e geotermica“.

Altro capitolo importante degli accordi sottoscritti ad Algeri riguarda l’agricoltura. “Dobbiamo lavorare insieme – spiega Draghi – e contribuire alla sicurezza alimentare” nella regione africana, “oggi minacciata dall’aumento dei prezzi dovuto all’invasione russa dell’Ucraina“. Il Mediterraneo, infatti, è un asse geopolitico fondamentale, la cui instabilità è acuita dallo stop al grano fermo sulle navi nei porti del Mar Nero, a causa della guerra scatenata da Mosca. Italia e Algeria, però, si propongono come argine diplomatico a una crisi alimentare “catastrofica“. Sempre se mercoledì, prima al Senato e poi alla Camera, questa maggioranza confermerà l’appoggio al governo. Possibilmente con una certa convinzione. Altrimenti le dimissioni di Draghi sono già sul tavolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: basterebbe solo cambiare data. Mentre l’Italia, molto probabilmente, cambierebbe obiettivi. Dopo le elezioni anticipate, ovviamente.

 

(Foto Palazzo Chigi)