terremoto siria turchia

Terremoto in Turchia e Siria: quasi 12.000 vittime, il maltempo ostacola la macchina dei soccorsi

Un bilancio di morti che, come da previsione, non accenna a placarsi. Sono quasi 12mila le vittime del devastante terremoto che ha colpito il sud-est della Turchia e la Siria settentrionale. Al momento, secondo l’ultimo rapporto fornito da funzionari e da personale sanitario nei due Paesi, almeno 9.057 persone sono morte in Turchia e 2.662 in Siria. Oltre 55mila i feriti.

I volontari e i soccorritori stanno continuando a cercare possibili sopravvissuti tra le macerie delle migliaia di palazzi crollati ma, man mano che passano i giorni, diminuiscono sempre di più le possibilità di trovare qualcuno vivo. E in un crescendo di polemiche, in zone già piegate dal freddo e dal maltempo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato costretto a riconoscere le carenze della risposta del governo. Ma proprio a causa delle forti critiche sui social sulla gestione della tragedia da parte delle autorità Twitter è diventato inaccessibile ai principali provider di telefonia mobile turchi. La situazione è peggiore in Siria, dove il governo di Damasco sta impedendo l’arrivo degli aiuti nelle zone del nord-ovest controllate dai ribelli. Un appello è arrivato direttamente dalle Nazioni Unite, affinché il governo “metta da parte la politica” e consenta agli operatori di prestare soccorso.

Continuano intanto gli arrivi di aiuti internazionali: oltre alle 36 squadre di soccorso e mediche, sono arrivati 11 esperti di protezione civile di Finlandia, Francia, Lettonia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia. Un team di supporto tecnico di 12 persone di Danimarca, Finlandia e Svezia li accompagnerà, ha reso noto la Commissione europea. La presidente Ursula von der Leyen, e il primo ministro svedese, Ulf Kristersson, hanno annunciato l’intenzione di ospitare una conferenza dei donatori, in coordinamento con le autorità turche, per mobilitare fondi della comunità internazionale a sostegno delle due popolazioni colpite dal sisma. Per quanto riguarda l’Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto sapere che “allo stato attuale, in base alle informazioni fornite, le squadre USAR (Urban Search And Rescue) dei Vigili del fuoco italiani in Turchia sono riusciti a salvare due ragazzi in due distinte operazioni di soccorso ad Antiochia e stanno lavorando per trarre in salvo altre persone“. La premier ha poi mandato “un incoraggiamento e un ringraziamento sentito ai nostri generosi connazionali che stanno concretamente portando aiuto alle popolazioni colpite da questo apocalittico terremoto, con la loro specifica professionalità nella ricerca e nel soccorso in contesti cittadini“.

In Turchia, il maltempo sta complicando il compito dei soccorsi “anche perché le prime 72 ore sono cruciali per trovare i sopravvissuti”, ha dichiarato il capo della Mezzaluna Rossa turca, Kerem Kinik. Nella provincia turca di Hatay (sud), duramente colpita dal terremoto, bambini e adolescenti sono stati estratti dalle macerie di un edificio. “Improvvisamente abbiamo sentito delle voci e grazie all’escavatore (…) abbiamo potuto sentire immediatamente tre persone contemporaneamente“, ha raccontato uno dei soccorritori, Alperen Cetinkayanous. In questa provincia, la città di Antakya (l’antica Antiochia) è in rovina, travolta da una densa nuvola di polvere a causa delle macchine per lo sgombero che scavano tra le macerie: grazie al team Usar (Urban search and rescue) dei vigili del fuoco italiani sono stati liberati due ragazzi dalle macerie. Nulla da fare per una bambina: i vigili del fuoco hanno estratto il corpo privo di vita e lo hanno consegnato alle autorità turche.

Nell’epicentro del terremoto, a Kahramanmaras, città di oltre un milione di abitanti devastata e sepolta sotto la neve, a martedì non era ancora arrivato nessun soccorso. Lo stesso ad Adiyaman, nel sud della Turchia. I volontari stanno facendo del loro meglio ma la rabbia sta crescendo tra la popolazione. “Certo, ci sono delle carenze, è impossibile essere preparati a un simile disastro“, ha detto il presidente Erdogan che ha visitato la provincia di Hatay (sud), quella delle più colpite, al confine siriano. In difficoltà politica, a soli 4 mesi dalle elezioni presidenziali in cui spera di essere rieletto per il quinto mandato, il capo dello Stato ha affermato che nella sola provincia di Hatay sono stati dispiegati 21.000 soccorritori. “Alcune persone disoneste e disonorevoli hanno pubblicato dichiarazioni false come il fatto che non vi siano stati soldati o polizia“, ha denunciato. Ma “i nostri soldati e la polizia sono persone d’onore. Non lasceremo che persone poco rispettabili parlino di loro in questo modo“, ha detto.

In Siria, finora sono stati estratti dalle macerie 2.662 corpi, metà dei quali nelle aree settentrionali e nord-occidentali sotto il controllo dei ribelli. I Caschi Bianchi, soccorritori delle aree anti-governative, hanno implorato la comunità internazionale di inviare squadre in loro aiuto, in una corsa contro il tempo per salvare le persone intrappolate sotto le macerie. Queste regioni vicine alla Turchia sono private degli aiuti del governo siriano e dipendono solitamente dal supporto di Ankara, attualmente coinvolta nel disastro sul proprio territorio. “Chiediamo alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità nei confronti delle vittime civili. Le squadre di soccorso internazionale devono entrare nelle nostre regioni“, ha detto il portavoce dei Caschi Bianchi Mohammad Al-Chebli. “È una vera corsa contro il tempo, le persone muoiono ogni secondo sotto le macerie”, ha aggiunto. “Centinaia di famiglie sono ancora disperse o intrappolate tra le macerie“.

Ad Aleppo, nella zona governativa, i soldati russi hanno salvato un uomo dalle macerie nella notte tra martedì e mercoledì, come annunciato dal ministero della Difesa russo. Un totale di 42 persone sono state soccorse dai militari russi.

Terremoto Turchia - Siria

Terremoto di magnitudo 7.9 devasta Siria e Turchia: migliaia di morti

Una scossa di magnitudo 7.9 ha fatto tremare la Turchia questa notte alle 2.17 italiane nella parte sud-orientale, al confine con la Siria, nella regione dell’Anatolia sud-orientale. Tra le città più vicine all’epicentro, circa 30 km, c’è Gaziantep, una delle più grandi della Turchia. Il terremoto ha avuto un ipocentro a circa 20 km di profondità ed è stato fortemente sentito in tutta l’area meridionale della Turchia ed anche in Siria. Dopo il terremoto delle 2.17 sono state registrate altre scosse altre 7 scosse di magnitudo superiore a 4.5 nell’area e una di magnitudo 7.5. I danni sono ingenti. Secondo gli ultimi bilanci diffusi le vittime sarebbero oltre 2.600 fra Turchia e Siria. In Turchia, invece, le scosse hanno ucciso 1.651 persone  e ne hanno ferite almeno 11.159. Sono 3.471 gli edifici crollati , sollevando il timore di un bilancio di vittime ancora più alto. Sono almeno mille invece i morti in Siria: 570 persone sono state uccise e 1.403 ferite nelle aree sotto il controllo del governo nelle province di Aleppo, Latakia, Hama e Tartous. Nelle aree sotto il controllo dei gruppi ribelli nel nord-ovest, almeno 430 persone sono state uccise e più di 1.050 ferite. 

Allarme anche in Italia, con la protezione civile che ha inizialmente diramato un’allerta maremoto per le coste del Sud Italiane, salvo poi revocarla. Per precauzione, inizialmente, era stata sospesa la scopo cautelativo la circolazione ferroviaria in Sicilia, Calabria e Puglia, proprio per il rischio di possibili onde di maremoto. Ma intorno alle 7 circa la circolazione è ripresa con regolarità. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni segue costantemente, aggiornata dal Dipartimento della Protezione Civile, gli sviluppi del terremoto e “esprime vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite. La Protezione Civile italiana ha già fornito la propria disponibilità per contribuire al primo soccorso“, scrive Palazzo Chigi in una nota. Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha subito scritto su Twitter: “Ho appena parlato con il ministro degli Esteri della Turchia Mevlut Cavusoglu per esprimergli la vicinanza dell’Italia e per mettere a disposizione la nostra Protezione civile”. Al momento la Farnesina conferma che non ci sono italiani coinvolti.

Intanto la comunità internazionale si sta muovendo per aiutare le popolazioni colpite. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto appello all’unità nazionale, affermando che la Turchia ha ricevuto offerte di aiuto da 45 Paesi.

Il commissario europeo per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, ha annunciato di avere già attivato il meccanismo di protezione civile dell’Ue e che “il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze dell’Ue sta coordinando l’invio di squadre di soccorso dall’Europa. Squadre dai Paesi Bassi e dalla Romania sono già in viaggio“. Notizia confermata dalla presidente Ursula von der Leyen: “Il sostegno dell’Europa è già in arrivo e siamo pronti a continuare ad aiutare in ogni modo possibile“.  Stessa reazione dagli Stati Uniti, il cui consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan annuncia in una nota che gli Usa sono “pronti a fornire tutta l’assistenza necessaria“. “Il presidente Biden – precisa – ha ordinato a USAID e ad altri partner del governo federale di valutare le opzioni di risposta degli Stati Uniti per aiutare le persone più colpite“. Gli Usa, continueranno a “monitorare da vicino la situazione in coordinamento con il governo turco“.

I nostri team sono sul campo per valutare i bisogni e fornire assistenza“, ha fatto sapere il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, facendo appello alla comunità internazionale. Un minuto di silenzio durante l’Assemblea generale dell’Onu. Il Cremlino, alleato della Siria, ha annunciato che le squadre di soccorso partiranno per Damasco “nelle prossime ore“, mentre secondo l’esercito sono già sul posto più di 300 soldati russi per aiutare con i soccorsi. Mosca ha precisato che il presidente turco ha accettato, dopo un colloquio telefonico con Vladimir Putin, “l’aiuto dei soccorritori russi” nel suo Paese.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver soddisfatto una richiesta di aiuto della Siria, con la quale lo Stato ebraico non ha relazioni diplomatiche. Damasco ha subito negato di aver inviato una tale richiesta.

terremoto

Terremoto in California: 60mila persone restano senza elettricità

Sessantamila persone nella contea di Humbold, nel nord della California, sono rimaste senza elettricità a seguito della scossa di magnitudo 6.4  registrata a 12 km a sud-ovest della cittadina di Ferndale, sulla costa settentrionale californiana. Questa scossa –  avvertita alle 2.34 ora locale (le 11.34 ora italiana) – è stata preceduta e seguita da altre scosse di magnitudo superiore a 4 della scala Richter. Secondo l’Istituto geofisico statunitense (Usgs), il sisma è stato localizzato a una profondità di 16 chilometri. Al momento, non si registrano né morti né feriti. L’ufficio dei servizi di emergenza della contea interessata dal disagio si è rivolto agli abitanti attraverso Twitter, chiedendo loro di non chiamare il 911 a meno che non ci sia un’emergenza immediata.

A partire dalle prime ore del giorno, il sistema di allerta tsunami del National Weather Service ha riferito che non vi era alcuna minaccia associata al terremoto. La scossa è arrivata pochi giorni dopo che un piccolo terremoto di magnitudo 3.6 ha colpito la San Francisco Bay Area, svegliando migliaia di persone alle 3.39 nella notte tra sabato e domenica, causando danni minori vicino all’epicentro, situato a El Cerrito, a circa 25 chilometri dal centro di San Francisco.

Maltempo, maremoto a Stromboli: onda anomala da 1,5 m

Maltempo, piogge. Poi un terremoto e infine anche un’onda anomala di un metro e mezzo. Il fine settimana è stato difficile per il Sud Italia, in particolare per la Sicilia e per le isole Eolie. Domenica mattina, infatti, intorno alle 8.12, Un terremoto di magnitudo 4.6 è stato registrato dalla Rete Sismica Nazionale con epicentro al largo delle Isole Eolie, a sudovest dell’isola di Vulcano, e ad una profondità ipocentrale di 3 km. Dopo circa un’ora dall’evento sono state localizzate altre 3 scosse, di magnitudo 2.0,  1.7 e 1.8.

Poi, a Stromboli, alle 6.20 si è registrato un distacco dalla sciara del fuoco del vulcano che ha generato un’onda di maremoto di 1,5 metri. Sull’isola sono entrate in azione le sirene per allertare la popolazione. Dalle verifiche effettuate, non sono stati segnalati danni a persone o cose. Secondo l’Ingv, lo tsunami è stato generato dall’impatto sulla superficie del mare di un flusso piroclastico piuttosto intenso, analogo a quello avvenuto all’inizio di ottobre ma più forte. In questo caso, diversamente dal 9 ottobre, la soglia di attivazione è stata superata, i dati sono stati trasmessi al sistema di allerta del Dipartimento di Protezione Civile che subito dopo l’identificazione del maremoto ha diramato l’allerta, facendo suonare le sirene. Infatti, i sensori di pressione ubicati al di sotto delle due mede elastiche che fanno da sentinelle alla Sciara del Fuoco hanno rilevato un’anomalia del livello del mare di circa 1,5 metri (nel caso del 9 ottobre si erano registrati soltanto +/- 5 cm). In particolare, il segnale mostra una prima onda positiva di circa 50 cm e un successivo abbassamento di circa 1 metro. Seguono altre onde successive, di ampiezza confrontabile e poi decrescente. Anche il mareografo di Ginostra, appartenente alla Rete Mareografica Nazionale dell’Ispra, ha rilevato un’anomalia di poco inferiore.  Fortunatamente, queste onde non hanno causato danni nelle zone costiere dell’isola di Stromboli né in quelle delle altre isole Eolie.

Nella serata di domenica il Dipartimento della Protezione Civile ha disposto il passaggio di allerta per il vulcano Stromboli dal livello giallo ad arancione e l’attivazione della fase operativa di preallarme. La decisione, è stata adottata alla luce delle valutazioni emerse durante la riunione con i Centri di Competenza e il Dipartimento della Protezione Civile della Regione Siciliana, convocata in seguito alle attività del vulcano. L’innalzamento dell’allerta determina il potenziamento del sistema di monitoraggio del vulcano e del raccordo informativo tra la comunità scientifica e le altre componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile. Il Dipartimento della Protezione Civile condivide tali informazioni con la struttura di protezione civile della Regione Siciliana che, soprattutto in relazione a scenari di impatto locale, allerta le strutture territoriali di protezione civile e adotta eventuali misure in risposta alle situazioni emergenziali. Il Sindaco del Comune di Lipari, che ha preso parte alla riunione, sarà costantemente informato sull’evoluzione della situazione in modo da poter garantire una costante e corretta informazione alla popolazione e l’adozione di tutte le misure di prevenzione necessarie. Indipendentemente dalle fenomenologie vulcaniche di livello locale, che possono avere frequenti variazioni, persiste una situazione di potenziate disequilibrio del vulcano. La popolazione presente sull’isola, pertanto, è invitata a tenersi informata e ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dalle autorità locali di protezione civile.

Photo credit: Twitter INGV

Ri-fotografare luoghi terremotati per analizzare effetti lungo termine

Ri-fotografare a distanza di anni i territori colpiti da terremoti e sovrapporre le immagini attraverso software specifici per comprendere in maniera chiara e immediata i cambiamenti sul paesaggio, analizzando per via indiretta le conseguenze degli eventi sismici dal punto di vista sociale e ambientale. È quanto è stato fatto con lo studio ‘Landscape, Memory, and Adverse Shocks: The 1968 Earthquake in Belìce Valley (Sicily, Italy): A Case Study’ realizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Lo studio, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica ‘Land’ di MDPI, evidenzia come la fotografia possa essere uno strumento utile a scopi sia scientifici che divulgativo-formativi, con l’obiettivo ultimo di favorire nella popolazione la consapevolezza del rischio sismico e di altri rischi naturali.

Partendo dal corposo patrimonio fotografico d’archivio del quotidiano ‘L’Ora’ di Palermo, custodito presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, abbiamo investigato gli effetti sul territorio del terremoto che la notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 colpì la Valle del Belice, nella Sicilia occidentale”, spiega Mario Mattia, ricercatore dell’Ingv e co-autore dello studio. Attraverso un lavoro di campagna svolto nel 2020, “abbiamo ri-fotografato quegli stessi luoghi – dice – per rilevare la configurazione territoriale più recente e valutare l’impatto del sisma nel tempo”.

Dopo i disastrosi eventi del 1968, la Valle del Belìce ha dovuto attendere alcuni decenni prima di iniziare a sperimentare i primi segnali di rinascita economica, sociale e culturale. Tuttavia, il lento ma costante spopolamento dell’area ha contribuito ad accentuare la percezione di ‘abbandono’ di un territorio in cui gli interventi di ricostruzione, a distanza di oltre 50 anni dal terremoto, non sono riusciti a colmare il divario con il resto del Paese.

Il lavoro di ri-fotografia della Valle ci ha consentito delle riflessioni che corroborano quanto si può ancora dedurre dall’osservazione diretta del territorio dal punto di vista, ad esempio, dell’abbandono e della museificazione delle rovine”, prosegue il ricercatore. “Un piano ri-fotografico su un periodo di tempo più ampio rispetto al nostro – precisa Mattia – consentirebbe tuttavia una lettura ancora più accurata dei processi territoriali e culturali di lungo respiro. I 50 anni trascorsi dal 1968, infatti, per quanto interminabili siano stati per le comunità locali, sono un periodo di tempo ancora troppo breve per permettere di leggere efficacemente i cambiamenti in un contesto territoriale che sembra essere rimasto ‘congelato’ nel tempo”.

La ri-fotografia è una tecnica spesso utilizzata in sociologia e geomorfologia poiché è in grado di restituire un’efficace narrazione didascalica dell’evoluzione di fenomeni sociali e naturali. Utilizzare lo strumento fotografico (e ri-fotografico) per parlare di rischi naturali può rappresentare un’opportunità per migliorare la percezione del rischio e la resilienza nella popolazione.

Nella Valle del Belìce, fino al terremoto del 1968, un rischio sismico stimato basso non aveva indotto alcuna azione di mitigazione del rischio né di gestione dei disastri. Da questo punto di vista, l’impatto di immagini in cui gli effetti del terremoto si sovrappongono a quelle di preesistenti insediamenti urbani può stimolare la riflessione sulla percezione del rischio sismico nelle scuole e negli ambienti pubblici. La ri-fotografia, inoltre, può essere utilizzata a integrazione delle valutazioni per l’identificazione delle aree maggiormente vulnerabili della Valle. Primi fondamentali passi, questi, verso la comprensione del rischio sismico nel Belice e verso l’elaborazione e l’attuazione di correlate strategie di mitigazione”, precisa Mattia.

terremoto

L’algoritmo che prevede forti repliche di scosse di terremoto

Un algoritmo per valutare la probabilità di forti repliche di scosse di terremoto, basato su dati e informazioni dei cataloghi sismici della California.

Il nuovo studio arriva da Stefania Gentili dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e Rita Di Giovambattista dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ed è stato pubblicato su Physics of the Earth and Planetary Interiors.

I terremoti non si verificano in maniera omogenea né nel tempo né nello spazio: una prima scossa sismica particolarmente forte, infatti, è spesso seguita da una serie di repliche successive, anche a distanza di settimane o mesi nella medesima area. A volte può accadere che ad una scossa di magnitudo elevata, seguano repliche simili o di magnitudo maggiore. Algoritmi di machine learning, una branca dell’intelligenza artificiale, sono stati applicati per valutare la probabilità che un evento di magnitudo superiore a 4 sia seguito da un forte evento.

Gli algoritmi di machine learning funzionano per apprendimento e hanno bisogno di una grande quantità di dati per essere addestrati. Quello che abbiamo proposto, chiamato NESTORE, sin dalle prime ore dopo il primo forte evento fornisce indicazioni sulla probabilità che avvengano repliche di intensità simile o maggiore“ racconta Stefania Gentili del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS. “In questo studio, abbiamo utilizzato cataloghi di terremoti avvenuti in California, una zona sismicamente molto attiva e per questo molto ben monitorata e analizzata. NESTORE è stato in grado di prevedere l’accadimento di forti terremoti anche con ampio anticipo nell’ottanta percento dei casi analizzati, con un numero di falsi allarmi inferiore al 20%. Le repliche di magnitudo rilevante possono avere ulteriori impatti su edifici, strutture e infrastrutture già danneggiati dai sismi precedenti e comportare nuovi rischi per la popolazione”, continua la ricercatrice, precisando che “avere possibili indicazioni probabilistiche sul loro accadimento sarebbe estremamente utile”.

Per validare statisticamente il metodo e favorirne l’applicazione ad un ampio numero di eventi in diverse aree tettoniche, il software verrà reso disponibile alla comunità scientifica.

Il paper, intitolato Forecasting strong subsequent earthquakes in California clusters by machine learning, è frutto di una lunga ricerca che si inserisce nell’ambito del progetto ‘Analisi di sequenze sismiche per la previsione di forti repliche’, coordinato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, e a cui partecipano l’INGV e l’ente di ricerca giapponese The Institute of Statistical Mathematics (ISM).

Il progetto è inserito nel Protocollo Esecutivo 2021-2023 di cooperazione scientifico-tecnologica bilaterale tra Italia e Giappone e compreso tra gli undici progetti di grande rilevanza ammessi dall’accordo sottoscritto a gennaio dello scorso anno.

L’obiettivo è di migliorare le capacità di stimare la probabilità di futuri forti repliche, già a partire da poche ore dopo la prima scossa rilevante, rendendo l’algoritmo sempre più robusto, ovvero addestrandolo affinché fornisca stime di probabilità sempre più affidabili.