Ex Ilva, attese entro oggi offerte vincolanti. Urso: “Realistico intervento soggetto pubblico”

Due i soggetti che hanno formalizzato il loro interesse: il fondo Usa Bedrock Industries e la cordata Flacks Group–Steel Business Europe

Per l’ex Ilva di Taranto è arrivato il giorno X, quello delle offerte vincolanti. I commissari dell’amministrazione straordinaria attendono entro mezzanotte i piani industriali e le proposte economiche dei due soggetti che hanno formalizzato il loro interesse. Si tratta del fondo statunitense Bedrock Industries, candidatosi a rilevare l’intero gruppo siderurgico in amministrazione controllata, e la cordata Flacks Group–Steel Business Europe.

E’ l’ultimo passaggio di una procedura iniziata a settembre, quando alla chiusura del bando erano arrivate dieci offerte. Ma solo due – per l’appunto quelle di Bedrock Industries e Flacks Group–Steel Business Europe – riguardavano l’intero perimetro industriale. Altri operatori italiani si erano detti interessati invece solo agli stabilimenti del Nord Italia. I due gruppi dovranno ora devono trasformare le manifestazioni d’interesse in offerte vincolanti con un piano industriale dettagliato, in ballo c’è un sito industriale considerato strategico per la siderurgia italiana.

Bedrock Industries è un investitore specializzato in grandi complessi siderurgici in crisi. La cordata è invece composta dalla statunitense Flacks Group e da Steel Business Europe, società slovacca del settore.

Questa mattina il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è stato audito in Commissione Industria del Senato proprio sul nuovo decreto ex Ilva varato in Cdm il primo di dicembre, pensato per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti ex Ilva e sostenere l’amministrazione straordinaria in questa fase di transizione. “Dobbiamo aspettare la giornata e soprattutto le offerte che arrivano ai commissari, che devono poi eventualmente valutarle”, ha spiegato a margine. Lo stesso Urso ritiene però ormai realistico l’intervento di un soggetto pubblico “che rafforzi un eventuale piano di investimenti o realizzi con altri una proposta all’interno della procedura di gara, perché si tratta di una gara internazionale che così come è stata concepita sin dall’inizio, a differenza della precedente, prevede sempre la possibilità di un soggetto che si presenti. Purché abbia una proposta migliorativa rispetto a quella in campo”.

Secondo il ministro, “l’attuale piano di transizione è un piano di rilancio produttivo, perché nessuno investirebbe risorse per riattivare gli altoforni per poi chiuderli, sarebbe folle”. Per il futuro, ha assicurato, il governo non si tirerà indietro. E a chi gli ha chiesto se sarà necessario un nuovo intervento nella fase tra la conclusione della procedura negoziale e il nuovo ingresso operativo, ha ribadito: “Come ha dimostrato questo decreto e come ha dimostrato la storia in questi tre anni, il governo non si è mai tirato indietro”. Parole che non hanno soddisfatto il M5s. Il ministro Urso “scarica tutto e non risolve nulla, urge un piano salva-Taranto”, sostengono il vicepresidente al Senato Mario Turco, coordinatore comitato Economia, Lavoro-Impresa, e la capogruppo in Commissione Industria Sabrina Licheri. “In audizione sull’ex Ilva – ribadiscono – abbiamo assistito all’ennesima autoassoluzione del ministro, impegnato a scaricare responsabilità su governi precedenti, Procura, enti locali e Mittal, senza riconoscere che in tre anni il Governo Meloni non ha risolto nulla”.

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