Ex Ilva, governo prende 3 settimane per chiudere con Flacks. Sindacati: “Nazionalizzare”

Sul futuro dell’ex Ilva ci sono altre tre settimane di attesa. E’ il timing chiesto da Adolfo Urso ai commissari straordinari per “finalizzare il negoziato in corso con il gruppo Flacks, alle condizioni già illustrate rispetto alla sostenibilità finanziaria del piano e al coinvolgimento di partner industriali attivi nel settore siderurgico”. Lo ha spiegato lo stesso ministro delle Imprese e del Made in Italy al tavolo di confronto, a Palazzo Chigi (il primo dopo più di tre mesi), tra governo e sindacati. Le sigle, però, rispondono con quella che ritengono ormai l’unica soluzione possibile: la nazionalizzazione dell’azienda.

Due visioni differenti di risolvere una vertenza decennale. Da un lato c’è l’esecutivo, alle prese con il problema di dover integrare l’Autorizzazione integrata ambientale del 2025 che i giudici della XV sezione civile di Milano ritengono incompleta, pena la chiusura della produzione a caldo dal 24 agosto 2026. Uno scenario che blocca, di fatto, la trattativa con il fondo Usa e, a cascata, il prestito ponte di 390 milioni autorizzato dalla Commissione Ue perché in vista di un closing a stretto giro. Tra l’altro, vacillando questo criterio, Bruxelles chiede a governo e azienda chiarimenti sugli effetti della dispositivo del tribunale meneghino. Fattori che hanno spinto Urso ad avanzare un’altra richiesta ad AdI e Ilva in as: “Fare tutto il possibile per evitare la chiusura dell’area a caldo di Taranto, impugnando la decisione nei tempi già annunciati e formulando al più presto un’Aia sostenibile” e nel frattempo “completare la manutenzione di Afo4 entro aprile”.

Dall’altro lato del tavolo ci sono i lavoratori, che giorno dopo giorno convivono con la paura che la più grande industria siderurgica del Paese abbassi la serranda per sempre. “La chiusura può essere fermata solo a una condizione: che il governo si assuma la responsabilità di realizzare il piano di decarbonizzazione che abbiamo condiviso insieme”, dice il segretario generale della Fiom, Michele De Palma. La posizione è unitaria: “Sulla vendita continua la testardaggine del governo di provarci con Flacks – mette in luce il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano -. Abbiamo ribadito che devono iniziare a pensare a un Piano B dove il governo è la parte trainante dell’assetto proprietario, poi aggregando gli industriali del paese”. In questo senso, disponibilità come quella del presidente di Federmeccanica vanno tenute in considerazione, perché sugli americani “c’è un ottimismo secondo noi sfrenato”, rincara la dose Uliano. La Uilm da par suo annota l’impegno preso da Urso, ma non cambia idea: “A noi non convince e lo abbiamo ribadito, riteniamo ci siano tante lacune e tanti problemi irrisolti”, spiega il segretario generale.

Ad aggravare la situazione ci sono due vittime sul lavoro in due mesi: a gennaio Claudio Salamida (46 anni), pochi giorni fa Loris Costantino (36). Infatti, è questo il tema che apre e impegna la gran parte dell’incontro a Palazzo Chigi. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che presiede la riunione, esprime cordoglio a nome del governo e invita i commissari straordinari di AdI e Ilva Spa “a promuovere le massime condizioni di sicurezza sul lavoro e garantire il pieno rispetto delle normative a tutela dei lavoratori”. La risposta è immediata, con la disponibilità ad aprire, a Taranto, il prossimo 13 marzo, un tavolo tecnico specifico sulle procedure insieme alle sigle.

Non solo, perché contemporaneamente l’idea è aprire un altro confronto, stavolta al ministero del Lavoro, su sicurezza e occupazione. Anche perché tra le ipotesi, fanno sapere fonti di governo, c’è quella di “estendere il contratto del comparto metalmeccanici alle attività esterne di particolare complessità operate dalle aziende appaltatrici”. I sindacati annotano, ma ora vogliono atti concreti. “Un fondo di gestione straordinaria degli impianti e di tutti i danni che ha fatto anche la gestione AcelorMittal, che corrispondono a circa a 7 miliardi di euro”, rivela Sasha Colautti (Usb). “Se non sarà sufficiente, vuol dire che ci fermeremo”, avvisa Palombella.

L’appello di Urso è di mantenere “la coesione e la massima responsabilità da parte di tutti”, perché “la sfida era già di per sé molto difficile, ora si è ulteriormente complicata anche per effetto della sentenza del Tribunale di Milano”.

Ex Ilva, operaio muore durante controllo. Sindacati in sciopero: “Non è fatalità”

Un operaio di 46 anni è morto all’ex Ilva di Taranto, precipitando da un’altezza di 8 metri mentre stava controllando delle valvole. La tragedia riaccende i riflettori sull’ex colosso della siderurgia italiana e i sindacati dei metalmeccanici proclamano 24 ore di sciopero immediato in tutte le sedi, chiedendo a gran voce che il governo acceleri sul rilancio.

Claudio Salamida, si chiamava così il lavoratore che ha perso la vita nell’incidente dell’Acciaieria 2, su cui la struttura commissariale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria (che esprime cordoglio alla famiglia) assicura di aver attivato “tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti”, confermando “la piena disponibilità a fornire tutti gli elementi utili a far luce sull’accaduto”. Anche dal governo arriva il “profondo cordoglio e vicinanza ai familiari e ai colleghi di Salamida”, attraverso la nota del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Che ha presieduto, al termine del Cdm, una riunione assieme ai ministri del Tavolo interministeriale sull’ex Ilva, ribadendo “l’impegno del governo per rafforzare la sicurezza sul lavoro, in linea col recente decreto legge, affinché condizioni di piena tutela siano sempre prioritariamente garantite”.

Intanto, Fiom, Uilm e Fim Cisl decidono di incrociare immediatamente le braccia per 24 ore. “Il problema è tutt’altro che risolto”, tuona la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese. “È l’ulteriore perdita insopportabile di vite umane che si somma al sacrificio di questi lunghi anni e pone l’accento sull’emergenza legata ai mancati investimenti sulla manutenzione degli impianti e sulla sicurezza”, rincara la dose il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.

Alza la voce anche Fim Cisl: “E’ un fatto di una gravità estrema che non può e non deve essere archiviato come una tragica fatalità”, affermano in una nota congiunta il segretario generale, Ferdinando Uliano, e il segretario nazionale, Valerio d’Alò.. Duro anche il commento della Fiom: “E’ una tragedia che doveva essere evitata, ma le nostre richieste sono rimaste inascoltate”, lamentano il segretario generale, Michele De Palma, e il coordinatore nazionale siderurgia dei metalmeccanici Cgil, Loris Scarpa, ritenendo “inaccettabile l’infortunio mortale all’ex Ilva a Taranto”. Per il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, poi, “colpisce e indigna che una tragedia di questa gravità si sia verificata in un impianto da anni sottoposto a controlli continui, prescrizioni stringenti e a un livello di vigilanza (teoricamente) tra i più elevati del Paese. Questo rende l’accaduto ancora più grave”.

Cordoglio per la morte di Salamida arriva anche dalle istituzioni locali. Per il neo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro “il cordoglio non basta”, per questo chiede “con forza che si metta immediatamente in campo un piano straordinario di manutenzione e risanamento”, perché “in queste condizioni – avverte – l’acciaieria non ha futuro”.

L’incidente mortale all’ex Ilva unisce anche la politica. La presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Chiara Gribaudo (Pd), invita il governo “ad accelerare i tempi per mettere in pratica, con i decreti, le poche e insufficienti novità del decreto Sicurezza sul lavoro e discutere insieme, in Parlamento”. Il senatore leghista e segretario del Carroccio in Puglia, Roberto Marti, esprime “sgomento e profondo cordoglio per la tragica morte dell’operaio” di 46 anni: “E’ necessario accertare con precisione la dinamica dei fatti e le cause del cedimento del grigliato”. Da Forza Italia è la deputata, Chiara Tenerini, a chiedere “serietà e attenzione alle condizioni reali in cui si lavora, soprattutto in contesti industriali complessi”.

Per il senatore di Avs, Tino Magni, occorre fare “piena luce per chiarire la dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità”. Mentre i Cinquestelle, che presentano un’interrogazione alla ministra del Lavoro, Marina Calderone, ricordano che “la grave situazione in cui versano gli impianti non è più rinviabile”. Profondo cordoglio lo esprime anche il deputato pugliese di FdI, Giovanni Maiorano: “Questa tragica vicenda ci impone ancora di più una profonda riflessione sull’importanza della sicurezza sul lavoro, tema cruciale per il governo Meloni”. Infine, Annamaria Furlan, senatrice di Iv, dà pieno sostegno ai sindacati: “La sicurezza sul lavoro non può essere considerata una variabile secondaria né rinviabile. È evidente che occorra fare molto di più per tutelare l’incolumità dei lavoratori”.

Ex Ilva, attese entro oggi offerte vincolanti. Urso: “Realistico intervento soggetto pubblico”

Per l’ex Ilva di Taranto è arrivato il giorno X, quello delle offerte vincolanti. I commissari dell’amministrazione straordinaria attendono entro mezzanotte i piani industriali e le proposte economiche dei due soggetti che hanno formalizzato il loro interesse. Si tratta del fondo statunitense Bedrock Industries, candidatosi a rilevare l’intero gruppo siderurgico in amministrazione controllata, e la cordata Flacks Group–Steel Business Europe.

E’ l’ultimo passaggio di una procedura iniziata a settembre, quando alla chiusura del bando erano arrivate dieci offerte. Ma solo due – per l’appunto quelle di Bedrock Industries e Flacks Group–Steel Business Europe – riguardavano l’intero perimetro industriale. Altri operatori italiani si erano detti interessati invece solo agli stabilimenti del Nord Italia. I due gruppi dovranno ora devono trasformare le manifestazioni d’interesse in offerte vincolanti con un piano industriale dettagliato, in ballo c’è un sito industriale considerato strategico per la siderurgia italiana.

Bedrock Industries è un investitore specializzato in grandi complessi siderurgici in crisi. La cordata è invece composta dalla statunitense Flacks Group e da Steel Business Europe, società slovacca del settore.

Questa mattina il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è stato audito in Commissione Industria del Senato proprio sul nuovo decreto ex Ilva varato in Cdm il primo di dicembre, pensato per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti ex Ilva e sostenere l’amministrazione straordinaria in questa fase di transizione. “Dobbiamo aspettare la giornata e soprattutto le offerte che arrivano ai commissari, che devono poi eventualmente valutarle”, ha spiegato a margine. Lo stesso Urso ritiene però ormai realistico l’intervento di un soggetto pubblico “che rafforzi un eventuale piano di investimenti o realizzi con altri una proposta all’interno della procedura di gara, perché si tratta di una gara internazionale che così come è stata concepita sin dall’inizio, a differenza della precedente, prevede sempre la possibilità di un soggetto che si presenti. Purché abbia una proposta migliorativa rispetto a quella in campo”.

Secondo il ministro, “l’attuale piano di transizione è un piano di rilancio produttivo, perché nessuno investirebbe risorse per riattivare gli altoforni per poi chiuderli, sarebbe folle”. Per il futuro, ha assicurato, il governo non si tirerà indietro. E a chi gli ha chiesto se sarà necessario un nuovo intervento nella fase tra la conclusione della procedura negoziale e il nuovo ingresso operativo, ha ribadito: “Come ha dimostrato questo decreto e come ha dimostrato la storia in questi tre anni, il governo non si è mai tirato indietro”. Parole che non hanno soddisfatto il M5s. Il ministro Urso “scarica tutto e non risolve nulla, urge un piano salva-Taranto”, sostengono il vicepresidente al Senato Mario Turco, coordinatore comitato Economia, Lavoro-Impresa, e la capogruppo in Commissione Industria Sabrina Licheri. “In audizione sull’ex Ilva – ribadiscono – abbiamo assistito all’ennesima autoassoluzione del ministro, impegnato a scaricare responsabilità su governi precedenti, Procura, enti locali e Mittal, senza riconoscere che in tre anni il Governo Meloni non ha risolto nulla”.

Ex Ilva, sì Genova a forno elettrico. Urso: “Alternativa preridotto è Gioia Tauro”

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ottiene il sì di Genova per mantenere la siderurgia e il forno elettrico dell’ex Ilva. Al termine di una serie di incontri svolti questa mattina nella prefettura del capoluogo ligure con enti locali, sindacati cittadini, imprese e comitati, il ministro annuncia il “sì unitario” alla possibilità di un forno elettrico nell’acciaieria ex Ilva di Cornigliano, “come previsto nel nostro piano di decarbonizzazione”.

Un piano che prevede, “ove ci fosse l’interesse del player industriale”, di realizzare anche un forno elettrico nella città di Genova per l’area nord. Secondo Urso si tratta di “un’opportunità che può essere data agli investitori, a fronte del fatto che a Taranto sono previsti al massimo tre forni elettrici, per una capacità complessiva che non può superare i sei milioni di tonnellate all’anno. Il problema vero però è dove localizzare gli impianti di Dri, strutture che, ricorda Urso, “producono la materia prima”, cioè il preridotto che serve ad alimentare i forni elettrici per realizzare acciaio di qualità per auto, elettrodomestici, rotaie ad alta velocità, tubi, industria della difesa. Poi c’è quello per lo spazio, che “deve essere un acciaio pulito, che si realizza attraverso i forni a caldo, oppure si può realizzare attraverso i forni elettrici, ma solo se alimentati con questa materia prima chiamata preridotto”. Ove fossero alimentati, come accade nei 34 forni elettrici che oggi sono in produzione in 29 località italiane, alcune ad alta densità abitative, non produrrebbero un acciaio utile se fossero alimentati dal rottame ferroso”. Per questo, il ministro ha ipotizzato che il polo del preridotto sia localizzato a Taranto, “sia perché sono immediatamente corrispondenti dei forni elettrici, sia perché assorbirebbero gran parte dell’occupazione che non potrebbe essere assorbita dagli stabilimenti siderurgici”. Se poi Taranto non desse l’autorizzazione all’approdo temporaneo di una nave rigassificatrice “dovremmo trarne le conseguenze e realizzarlo altrove”. Urso chiederà nelle prossime ore al Comune pugliese se intende o meno far approdare una nave rigassificatrice. L’alternativa “sarà Gioia Tauro”, anticipa Urso, dove già governo regionale e Comune hanno manifestato interesse. Un incontro è previsto giovedì prossimo. Proprio su questo punto insiste Ilaria Cavo, presidente del consiglio nazionale di Noi Moderati. “Genova oggi si è presa le proprie responsabilità”, sottolinea chiedendo a Taranto di fare lo stesso. Se il cronoprogramma dovesse essere rispettato, ipotizza ancora Urso, “si potranno assegnare gli impianti ai nuovi investitori privati già nella prima parte del prossimo anno. A quel punto potremmo passare alla fase degli accordi di programma con gli investitori e gli enti locali. Sarà fatto anche con un confronto con le organizzazioni sindacali”.

Apertura anche della sindaca di Genova, Silvia Salis: “Sarebbe un errore perdere la filiera dell’acciaio in Italia, non solo per la ricaduta occupazionale: un Paese che perde industria è un Paese che perde potere e posizionamento internazionale”. Disponibilità per il quadrante Nord-Ovest anche del vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, in rappresentanza del presidente Cirio: “Il Piemonte ha ribadito la disponibilità ad assumere un ruolo di protagonista nel rilancio industriale e del settore siderurgico italiano. Siamo a fianco dei lavoratori degli stabilimenti di Novi Ligure, Racconigi e Gattinara, determinati, insieme Governo, a lavorare per la realizzazione di un polo dell’acciaio sostenibile, che valorizzi i nostri stabilimenti e il know-how unico dei nostri lavoratori”. Il senatore di Fratelli d’Italia, Gianni Berrino, esulta per “l’ottima notizia. Genova ha detto sì alla possibilità di un forno elettrico all’ex Ilva di Cornigliano. Grazie al governo Meloni e al lavoro del ministro Urso si è raggiunto un importante risultato. Siamo sulla strada giusta”. Italia Viva invece incalza ancora il ministro, con la capogruppo al Senato Raffaella Paita e la senatrice Annamaria Furlan: “Se il governo crede davvero in questo progetto di rilancio che noi sosteniamo – chiedono – perché non accetta di prevedere la presenza dello Stato nella società, almeno per la prima fase?”.

Ex Ilva, firmato l’accordo sulla piena decarbonizzazione. Urso esulta, i sindacati no

Alla fine accordo fu. Per l’ex Ilva, dopo una riunione fiume durata quasi otto ore, tutte le amministrazioni, più le aziende coinvolte, anche quelle dell’indotto, firmano l’accordo per la decarbonizzazione degli impianti. C’è il sigillo anche del Comune di Taranto, dopo il braccio di ferro degli ultimi giorni, a sancire un nuovo percorso per quello che era il colosso italiano ed europeo della siderurgia.

Entrando nel dettaglio, l’intesa prevede che, nell’ambito della nuova procedura di vendita degli asset, il futuro acquirente “presenti nel rispetto dei tempi che saranno indicati in fase di aggiudicazione”, tutte le richieste “sul versante ambientale e sanitario” per la progressiva e completa decarbonizzazione dello stabilimento “attraverso la realizzazione di forni elettrici in sostituzione degli altoforni che saranno gradualmente dismessi in un tempo certo”.

Non c’è ancora la parola finale sul polo del preridotto a Taranto. La decisione viene, infatti, rinviata a dopo il 15 settembre, data in cui scadrà il termine per la presentazione delle offerte vincolanti. Saranno esaminate e valutate le possibilità di localizzazione degli impianti Dri “utili per l’approvvigionamento dei forni elettrici presso lo stabilimento ex Ilva di Taranto, a partire dall’impianto già previsto con il Fsc (ex Pnrr), qualora sia possibile assicurare il necessario approvvigionamento energetico”. In questo documento, invece. non viene fatto accenno alla nave rigassificatrice per alimentare le macchine.

Le altre novità del testo riguardano l’esame di “nuove prospettive per la reindustrializzazione delle aree libere, tenendo presente il principio della valorizzazione dell’indotto”. Inoltre, l’incremento del Fondo sanitario regionale, il potenziamento delle attività di ricerca e studio attraverso ‘l’istituto di ricerche mediterraneo per lo sviluppo sostenibile’ e il potenziamento delle infrastrutture, anche portuali. Sul fronte occupazionale, invece, nella fase di transizione degli stabilimenti saranno valutate “misure di politica attiva e passiva del lavoro. Ovviamente, alla fine del lungo elenco c’è l’impegno delle parti a sottoscrivere l’Accordo di programma interistituzionale.

Esulta il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “È prevalso il senso di responsabilità e interesse comune: finalmente esiste una vera Squadra Italia unita e coesa, lo abbiamo dimostrato. È una svolta importante, che potrà finalmente incoraggiare gli investitori a presentare i propri piani industriali, puntando sulla riconversione green del settore”.

Sorride anche Piero Bitetti: “Abbiamo sottoscritto un documento, non un accordo di programma, che recepisce le nostre richieste”, verga in una nota il sindaco di Taranto. Che rivendica: “In nessun passaggio si fa cenno all’ipotesi di approvvigionamento tramite nave gasiera” ma “si fa riferimento invece alla tutela occupazionale quale principio inderogabile”. Che si arrivasse a questo punto era tutt’altro che scontato alla vigilia della riunione al Mimit. Lo dimostrano le parole scelte dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per celebrare la firma: “E’ un giorno che resterà nella storia della Puglia e dell’Italia intera. Si dà il via alla piena decarbonizzazione degli impianti dell’ex Ilva di Taranto. Abbiamo scritto una pagina nuova, attesa da dieci anni, costruita con tenacia, sacrificio e visione”.

Soddisfazione la esprime anche il numero uno degli industriali, Emanuele Orsini: “Si è deciso di non chiudere l’Ilva”, che “è un asset strategico per il Paese”. Il presidente di Confindustria apprezza l’accordo e auspica che “venga rispettato e portato a termine, mantenendo saldi alcuni paletti. In primis si deve arrivare alla decarbonizzazione”, poi “che ci siano investitori del settore capaci di un rilancio vero e competitivo, sia a livello nazionale che internazionale” e che “ci sia il giusto e fondamentale rilievo per gli impianti Dri per l’alimentazione dei nuovi forni elettrici”.

A Roma si presentano anche i sindacati, nonostante la possibilità di organizzare il tavolo da remoto. Ma alla fine l’accordo non convince le sigle. “L’intesa non garantisce i 18mila lavoratori”, tuona il segretario generale della Fiom, Michele De Palma. “Abbiamo detto al ministro e alle forze istituzionali presenti che l’accordo, per noi, ha due gambe: una riguarda la decarbonizzazione e l’altra la garanzia occupazionale, ma nel testo non l’abbiamo letta, in termini concreti”. Ecco perché annuncia che a settembre chiederà al governo, nell’incontro “che dovremo fare a settembre, a Palazzo Chigi, una assunzione di responsabilità piena, che passa anche dalla partecipazione pubblica”. Sulla stessa lunghezza d’onda è la Uilm: “Il testo condiviso tra Mimit ed enti locali pugliesi è un documento privo di tutele e certezze sotto ogni punto di vista per i lavoratori e le comunità interessate”, commenta il segretario generale, Rocco Palombella.

Indirettamente è Urso a rispondere alle critiche. “Attraverso il tavolo Taranto, svilupperemo in parallelo gli altri investimenti che potranno collocarsi negli spazi lasciati liberi dagli impianti siderurgici e nelle aree contigue affinché nessuno resti fuori. Tutti possono avere giustamente una occupazione – conclude il responsabile del Mimit -, sia coloro che già lavorano negli impianti siderurgici, sia coloro che lavorano nella filiera dell’indotto, sia altri che giustamente reclamano di poter avere la propria sfida occupazionale”. Se la partita non è ancora chiusa, dunque, forse stavolta il risultato è davvero indirizzato.

Ex Ilva, nuovo round di incontri al Mimit. Ma con gli enti locali manca ancora l’intesa

In Italia fa caldo, all’Ilva di Taranto molto di più. Può darsi, anzi è molto probabile, che il nuovo round di incontri in programma il 12 agosto al ministero delle Imprese e del Made in Italy non sblocchi la situazione. Ma si tratta di una tappa importante per il futuro dell’ex colosso italiano della siderurgia.

In ballo c’è l’Accordo di programma presentato dal ministro, Adolfo Urso, che gli enti locali non sono intenzionati a firmare. Da quello, sostiene il governo, dipende molto del destino dello stabilimento e dell’intera Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Così come il processo di riconversione industriale di alcune delle aree nevralgiche del territorio tarantino, che il responsabile del Mimit vorrebbe dedicare per realizzare il polo italiano della siderurgia con la produzione di Dri, il preridotto che dovrebbe ‘riaccendere’ Ilva, seguendo il programma di decarbonizzazione. In alternativa, Gioia Tauro già scalda i motori per ospitare il complesso industriale nell’area del porto.

Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, però, non è dello stesso avviso e non ci sta a passare per l’unico ‘responsabile‘ in caso si fosse costretti a chiudere i cancelli. “Abbiamo espresso parere negativo in merito all’Autorizzazione integrata ambientale, abbiamo raccolto le sollecitazioni degli attori sociali per fare sintesi degli interessi e delle sensibilità rappresentative della comunità ionica, non abbiamo firmato l’Accordo interistituzionale di programma perché lo abbiamo considerato non all’altezza delle nostre aspettative. E tuttavia – giova sottolinearlo – essere in disaccordo con il governo non equivale a disconoscerne la funzione e i poteri che esercita; e ancora: l’Ilva non si chiude solo perché il Comune di Taranto non ha firmato l’accordo di programma”, ha scritto domenica sui suoi profili social.

L’idea della sua Amministrazione comunale è già nelle mani di Urso, sostiene Bitetti: “Proteggere la salute dei cittadini che è un diritto costituzionale incomprimibile; tutelare l’ambiente, salvaguardare i posti di lavoro e prevedere, nel caso di possibili esuberi, alternative occupazionali credibili e cospicui investimenti in altri comparti produttivi. Il percorso di decarbonizzazione della fabbrica, da noi sostenuto e sul quale abbiamo presentato precisa proposta al governo, deve iniziare subito per consentire di chiudere l’area a caldo entro cinque anni”.

Intanto c’è l’appuntamento del 12 agosto a Roma. Il Mimit non ha concesso ulteriori slittamenti, ma ha aperto alla possibilità di incontrare gli amministratori prima delle riunioni. Quella del 12 agosto “sarà quindi l’occasione per consentire alle autorità locali di esprimere con compiutezza e nella sede istituzionale preposta, di fronte alle altre autorità nazionali competenti, le proprie posizioni in merito al Piano formulato già nella riunione del 15 luglio scorso e alla localizzazione degli impianti di DRI necessari alla piena decarbonizzazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto e, ove vi fossero, eventuali piani alternativi predisposti dalle stesse autorità locali”, precisano fonti del ministero.

Dunque, si procede come da programma. Anche l’agenda del ministro Urso lo conferma. Alle ore 11.30, a Palazzo Piacentini. è previsto l’incontro per la definizione dell’Accordo di Programma Interistituzionale con le amministrazioni nazionali e locali della Puglia per la piena decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto. Alle 14, in videoconferenza, invece, si svolgerà il tavolo con i sindacati per aggiornarli sul percorso dell’Api e, infine, alle 15.30 Urso incontrerà, sempre in videocall, le associazioni d’impresa nazionali e pugliesi e i rappresentanti dell’ex Ilva. Solo al termine di questo nuovo giro (forse) si capirà che futuro attende la siderurgia italiana.

Siderurgia green per rilanciare Taranto. Urso: “Su Ex Ilva prosegue trattativa con azeri”

Rilanciare Taranto attraverso la siderurgia, “volano di sviluppo”, coniugando ambiente e industria, salute e lavoro. Con questo obiettivo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha riunito per la prima volta al Mimit le aziende, le associazioni d’impresa e le istituzioni del territorio tarantino.

Seguiranno altre occasioni, col tavolo di Taranto che diventerà strumento di monitoraggio continuo per i 15 progetti industriali per ora già censiti dal ministero, ovvero una base di partenza che può garantire potenziale occupazionale per oltre 5.000 addetti in cantieristica, nautica, meccanica, eolico offshore, logistica avanzata. Sul rilancio della siderurgia, Urso non transige: “Nella prospettiva della piena decarbonizzazione è una priorità nazionale”. La speranza è quella di realizzare “un modello europeo per la produzione di acciaio green, un polo d’eccellenza industriale all’avanguardia nella transizione ecologica” e Taranto “può essere protagonista della nuova rivoluzione industriale italiana, con la siderurgia green motore di un progetto integrato che guarda al futuro”.

Grazie ai 15 progetti già censiti, sottolinea il ministro, ci saranno “tutte le condizioni per rispondere alle esigenze di chi cerca lavoro o teme di perdere il proprio attuale impiego“. Occasioni all’orizzonte quindi in settori come siderurgia, cantieristica, aerospazio, nautica da diporto e crocieristica, carpenteria, ferrovie, eolico, meccanica e logistica, data center e Intelligenza Artificiale.

Webuild ha infatti proposto una grande fabbrica di carpenteria metallica proposta e cantieri navali per yacht di lusso. Il gruppo ha poi manifestato l’intenzione di realizzare una grande fabbrica di carpenteria metallica nell’area ex Ilva e, nel medio termine, un ulteriore stabilimento in un’altra area. Toto Holding-Renexia prevede invece la cantierizzazione di impianti eolici offshore, galleggianti e fissi, in un progetto in due fasi. Cantieri di Puglia sarebbe pronta poi ad assumere lavoratori diretti e indiretti per la realizzazione di cantieri navali per yacht di lusso nell’area ex Yard Belleli di Taranto, mentre Confapi ha avanzato proposte di alcune aziende associate per uno stabilimento a Grottaglie dedicato alla progettazione, produzione e gestione di dirigibili a uso commerciale e per la riqualificazione di un complesso industriale a Mar Piccolo per installare un impianto a energia solare. Fincantieri punta infine a realizzare fondazioni flottanti per il settore eolico.

La stella polare resta costruire “un nuovo modello produttivo, sostenibile e inclusivo, capace di rigenerare socialmente ed economicamente l’intero territorio, partendo dalla siderurgia come asset strategico imprescindibile per qualunque economia avanzata”. Fondamentale sarà il ruolo del Tecnopolo del Mediterraneo, “che si concentra sulla ricerca applicata e lo sviluppo di tecnologie avanzate, con particolare attenzione a energia pulita, economia circolare e decarbonizzazione dei processi industriali”. Il paragone scelto da Urso è con Piombino e Terni, “dove abbiamo avviato importanti processi di riconversione green della siderurgia”. Lo stesso può avvenire a Taranto, dove sull’ex Ilva il ministro ha già presentato alle autorità competenti il piano di decarbonizzazione: “Sarà alla base del progetto industriale che stiamo negoziando con gli azeri – spiega – l’Italia deve essere l’avanguardia della siderurgia sostenibile in Europa e Taranto ne sarà protagonista”. La trattativa con Baku prosegue, assicura il ministro, che sottolinea la necessità comunque di dover adattare il piano industriale “a quel che è accaduto, soprattutto nella fase di transizione verso la realizzazione dei forni elettrici e dei relativi DRI”.

tech

Dall’Ilva alla decarbonizzazione industriale: al via il Tecnopolo Mediterraneo di Taranto

Non solo Ilva a Taranto. La città pugliese diventa anche un hub per l’innovazione e la sostenibilità ambientale. Prendono il via infatti le attività del Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile, un’iniziativa che pone la città al centro di un maxi piano nazionale. Con la finalizzazione degli ultimi atti di nomina della governance da parte del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si dà concretezza a un progetto rimasto finora solo sulla carta e che proietta Taranto in una dimensione internazionale, diventando un punto di riferimento per la ricerca applicata e lo sviluppo di tecnologie avanzate, con particolare attenzione a energia pulita, economia circolare e decarbonizzazione dei processi industriali.

L’intervento, spiega il Mimit, si inserisce nella più ampia strategia del Governo per “dare un futuro industriale solido e sostenibile alla città”, simbolo della grande industria italiana e che ora può diventare un modello di sviluppo avanzato e di sostenibilità ambientale. La decarbonizzazione della produzione industriale e la riconversione del comparto siderurgico rappresentano i pilastri fondamentali di questa trasformazione, con l’obiettivo di coniugare innovazione e transizione verde.
Presidente della Fondazione Tecnopolo è Antonio Messeni Petruzzelli, ordinario di Gestione dell’Innovazione al Politecnico di Bari. Andrea Alunni, esperto di trasferimento tecnologico con esperienza a Oxford e Bruxelles, sarà il Segretario Generale. Quattro membri nel Consiglio di Amministrazione: Lorenzo Ferrara, Antonio Felice Uricchio, Leonardo Conserva e Maddalena Vietti Niclot.

Un “importante e significativo passo per rendere Taranto un modello di sostenibilità ambientale e di innovazione nei processi di decarbonizzazione”, spiega Adolfo Urso. Dopo aver avviato il rilancio dell’ex Ilva, con la prospettiva di farne “il più avanzato impianto di tecnologia green d’Europa”, ricorda, “aggiungiamo un altro tassello fondamentale nel mosaico che il governo, fin dal primo giorno, ha messo in campo per ridare a Taranto un ruolo centrale nel futuro industriale del Paese e rendere questo territorio un esempio nella transizione verde, vincendo la grande sfida della riconversione industriale”.

Per Bernini, si tratta di “un’opportunità unica per Taranto, la Puglia e il Mezzogiorno”. Il Mur ha stanziato, con un fondo, 2 milioni di euro per far partire questo progetto che, in prospettiva, potrà vedere nel Tecnopolo “la sede ideale per implementare le attività finanziate dal Piano ‘Just Transition Fund’ per Taranto”, precisa la ministra, prospettando un “polo scientifico d’eccellenza che sarà al centro dello sviluppo della politica industriale non solo del territorio, ma dell’intero Paese”.

L’Istituto di Ricerche Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile, istituito con la legge di Bilancio del 2019, si affianca ad altri due poli di eccellenza già attivi: il Centro Nazionale per l’Intelligenza Artificiale di Torino e il Chips.IT di Pavia. La riqualificazione del settore siderurgico sarà centrale in questo processo, garantendo la continuità produttiva attraverso tecnologie innovative a basso impatto ambientale.

Urso a Taranto: “Ex Ilva sarà rilanciata e può diventare il sito più sostenibile d’Europa”

In fondo al tunnel, si intravede di nuovo la luce per l‘ex Ilva. Adolfo Urso vola a Taranto per visitare gli impianti, incontrare le istituzioni, il commissario di AdI in amministrazione straordinaria, Giancarlo Quaranta, e i sindacati. L’obiettivo, spiega il ministro, è quello di farlo diventare il sito siderurgico più sostenibile d’Europa.

L’Ilva sarà messa in sicurezza e poi entrerà in fase di ambientalizzazione: “Vi chiedo – dice ai lavoratori – la massima collaborazione e io vi darò la massima collaborazione del governo e di tutte le istituzioni“. Ricuce, apparentemente, anche con la città ferita da troppi morti d’inquinamento: “Insieme dobbiamo dimostrare che questo è il sito di Taranto, che questo è lo stabilimento siderurgico della nostra nazione“. Sarà quindi rilanciato e assegnato a chi “davvero dimostra di essere un player industriale importante e significativo“.

Quaranta e gli altri due commissari che saranno nominati a giorni saranno, garantisce, messi in condizione di avere da subito le risorse finanziarie che servono alla manutenzione degli impianti. Stop alla cassa integrazione poi per chi lavora per garantire la sicurezza delle macchine. Intanto, Urso chiede all’Europa di cambiare la politica siderurgica e quella industriale: “Mi sono incontrato più volte con i commissari competenti – fa sapere -. Due settimane fa a Bruxelles ho posto con chiarezza la necessità di cambiare la tempistica e le modalità che gli obiettivi della politica siderurgica europea perché altrimenti saremmo schiacciati da chi produce fuori dall’Europa senza rispettare le condizioni ambientali e sociali che noi giustamente vogliamo rispettare“.

Bene per il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che dopo anni però si mostra disincantato sul dossier Ilva: “Questo è l’ennesimo Governo col quale collaboriamo e abbiamo, come al solito, tutta la voglia di risolvere la questione. Fino ad ora, non ci è riuscito nessuno. In questa vicenda, la Regione Puglia è stata estromessa da ogni ruolo, ma apprezziamo la gentilezza e il garbo con le quali il ministro Urso ci ha comunque coinvolti”, osserva.

Nonostante questo, la Regione ha messo a disposizione l’avanzo di amministrazione, che ammonta a diverse decine di milioni di euro, per acquistare i crediti delle aziende dell’indotto che “rischiano di rimanere con un pugno di mosche in mano a causa dell’amministrazione straordinaria”, precisa il governatore.

Sulla decarbonizzazione il presidente è molto chiaro: “E’ un obbligo molto conveniente per Taranto“, chiosa. Se si decarbonizza, infatti, si può pretendere che l’Unione Europea consideri l’acciaio della città come uno dei pochi acciai green già utilizzabili in Europa. E’ un modo, insomma, per fare “competizione intelligente“, abbassando i costi di produzione e mettendo Taranto tra le prime acciaierie del mondo in grado di produrre acciaio pulito, con un vantaggio competitivo rispetto ad altri competitor che, dopo le chiusure del mercato americano, avverte Emiliano, “non possono certo pensare di venire a sbolognare in Europa acciaio prodotto con emissioni di CO2 altissime e con inquinamento altissimo”.

Ex Ilva, avviata l’amministrazione straordinaria. Quaranta commissario straordinario

Meno di 24 ore dopo l’ultima riunione con indotto e sindacati, il governo ammette “con decorrenza immediata” Acciaierie d’Italia alla procedura di amministrazione straordinaria. Proprio come richiesto, lo scorso 18 febbraio scorso, da Invitalia, il socio pubblico di AdI (38% del capitale). Come commissario straordinario il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha scelto Giancarlo Quaranta (nella foto in basso a sinistra, dal suo profilo LinkedIn), ingegnere, che il Mimit definisce “professionista con lunga esperienza nel settore siderurgico“. Fino a questo momento, infatti, ricopriva il ruolo di direttore della Divisione tecnica ed operativa di Ilva Spa in amministrazione straordinaria e presidente del Consorzio elettrosiderurgici Italiani per il preridotto. Toccherà a lui traghettare le Acciaierie d’Italia verso un futuro diverso, lontano da ArcelorMittal, che intanto annuncia con una nota la fine del coinvolgimento in AdI, iniziato nel 2018.

La multinazionale, nonostante la situazione ormai irrimediabilmente precipitata, rivendica di essersi “impegnata pienamente a favore delle persone e delle risorse di AdI, allora nota come Ilva, investendo oltre 2 miliardi di euro” che hanno consentito all’azienda “di completare nei tempi previsti un vasto programma ambientale da 800 milioni di euro che ha garantito il rispetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale stabilita dal governo italiano, oltre a investire 1,2 miliardi di euro nell’ammodernamento delle attrezzature in tutti i siti. AdI ha inoltre beneficiato di centinaia di milioni di euro di credito attraverso la fornitura di materie prime da parte di ArcelorMittal“.

Non solo, perché il gruppo indiano va oltre, assicurando che “desiderava risolvere la significativa discrepanza negli investimenti di capitale in AdI da parte dei due azionisti“. Al punto che “nelle recenti discussioni ArcelorMittal ha avanzato proposte pragmatiche per affrontare questo problema, pur continuando il partenariato pubblico-privato con Invitalia istituito nell’aprile 2021. Quando non siamo riusciti a concordare termini accettabili, abbiamo anche offerto di vendere la nostra partecipazione in AdI a Invitalia. Le discussioni, nonostante i migliori sforzi di ArcelorMittal, non hanno avuto successo“. Per Mittal “se AdI fosse stata in grado, dopo l’aprile 2021, di accedere al tradizionale finanziamento del debito e di raccogliere il capitale circolante necessario per finanziare le sue esigenze correnti, invece di fare affidamento sugli apporti di capitale dei suoi azionisti come unica fonte di capitale, questa situazione avrebbe potuto essere evitata“.

Non è la versione dei sindacati, però, che plaudono la tempestività della nomina del commissario straordinario e “l’avvio della procedura di amministrazione straordinaria dell’ex Ilva per affrontare i problemi a partire dai lavoratori, dalla produzione, dalla salute e sicurezza e dalla tutela ambientale“, commenta il coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, Loris Scarpa. Ritenendo “necessario che nelle prossime ore ci sia un incontro con le organizzazioni sindacali per aprire la discussione sullo stato degli impianti e le azioni per garantire la continuità produttiva“. Inoltre “il confronto con Palazzo Chigi continui“. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario generale Uilm, Rocco Palombella: “Pur ritenendo l’amministrazione straordinaria un provvedimento estremo, alle attuali condizioni rappresenta l’unica possibilità per salvare e rilanciare l’ex Ilva, l’ambiente, i lavoratori e le imprese dell’indotto e i lavoratori di Ilva As“. Per la Fim Cislla scelta di Quaranta in parte ci rassicura e ci dà la possibilità di sperare in un vero cambio di passo e nel rilancio del sito“, sottolineano il segretario generale e il segretario nazionale, Roberto Benaglia e Valerio D’Alò. “E’ fondamentale – aggiungono – che l’amministrazione straordinaria duri il tempo necessario a preparare il terreno per l’investitore privato e per farlo, è necessario dare al commissario le fondamentali dotazioni, anche in termini finanziari, per fa ripartire l’acciaieria“.

Ugl Metalmeccaniciapprezza sia la nomina di Quaranta, scelta di qualità per il mondo dell’acciaio, sia la tempestività del governo nel procedere a una soluzione in una vertenza strategica per l’industria italiana“. Mentre Usb pone l’accento “sulle vicende dell’appalto, perché grande è la preoccupazione per i tanti dipendenti delle ditte in attesa del pagamento degli arretrati“.

Compiti che spetteranno ora al nuovo commissario straordinario. Che a gennaio, festeggiando i 40 anni dal suo primo giorno di lavoro nello stabilimento di Taranto dell’Italsider, scriveva su Linkedin: “Con l’inizio del 2024 auguro alla ‘fabbrica’ di ritrovare vigore e donare benessere ai suoi dipendenti ed ai contesti territoriali che la ospitano con i suoi stabilimenti“. Ora dipenderà molto anche da lui.