
“Il mercato sta sottovalutando le conseguenze di un lockdown energetico”. Ne è certo il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), Fatih Birol, che in un’intervista al quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung rilancia il monito sulla “più grave crisi petrolifera della storia”. “Allo scoppio ufficiale della guerra nel Medio Oriente diverse petroliere e metaniere erano già in rotta verso le loro destinazioni”, ma ora si sta creando un vuoto: “A marzo non sono state caricate nuove petroliere”.
Le conseguenze non riguardano solo il prezzo – che resta alto sui benchmark internazionali – ma soprattutto la disponibilità fisica. Il rischio è una riduzione dell’attività delle raffinerie a livello globale, con effetti diretti su jet fuel e gasolio. Già l’Aie aveva indicato che, ai livelli attuali, le scorte di cherosene sarebbero sufficienti per circa sei settimane. In alcuni Paesi, avverte, questo può tradursi in disagi nel trasporto aereo fino alla cancellazione di voli, mentre il comparto industriale resta esposto alla carenza di gasolio.
Un allarme condiviso anche dal settore dell’aviazione. “La valutazione dell’Aie sulle possibili carenze di carburante per aerei è preoccupante. Abbiamo stimato che entro la fine di maggio si potrebbero iniziare a vedere cancellazioni in Europa per mancanza di jet fuel. In alcune parti dell’Asia questo sta già accadendo”, ha dichiarato Willie Walsh, direttore generale della Iata, richiamando la necessità di rafforzare le rotte alternative di approvvigionamento e invitando le autorità “a predisporre piani chiari e coordinati, nel caso in cui diventi necessario introdurre forme di razionamento, compresa la gestione degli slot aeroportuali”.
Gli analisti di Kpler sottolineano un quadro disomogeneo. L’offerta di diesel rimane “relativamente solida, sostenuta da una buona flessibilità nelle importazioni e da livelli di scorte ancora stabili”. Il jet fuel invece affronta una fase più marcata di irrigidimento. Le scorte dovrebbero scendere da oltre 50 giorni a meno di 30 entro luglio e la dipendenza dai flussi mediorientali “limita fortemente la possibilità di sostituzione delle forniture”. Questo squilibrio rende il jet fuel molto più vincolato rispetto al diesel, sostenendo prezzi e margini più elevati. Con un’offerta in calo e minore copertura tramite hedging, le compagnie aeree più esposte rischiano maggiori costi e difficoltà operative nel picco estivo.
Tale dinamica sarebbe già emersa in Europa. Secondo i dati di Insights Global citati da Argus, nella settimana conclusa il 15 aprile le riserve di jet fuel nell’hub Amsterdam-Rotterdam-Anversa (Ara) sono scese ai minimi degli ultimi sei anni. Le scorte sono calate del 7,6% in una settimana, a circa 600.000 tonnellate, il livello più basso da aprile 2020. Il calo segue una tendenza iniziata a fine gennaio, aggravata dall’interruzione dei flussi dal Golfo Persico dopo le tensioni tra Stati Uniti e Iran e dal successivo dirottamento delle forniture verso il Regno Unito in vista della domanda estiva. Le scorte di nafta sono scese del 13,9%, ai minimi da un anno, mentre la benzina è aumentata del 2,5% grazie a una domanda interna più debole e a minori esportazioni verso alcune regioni africane. Gli operatori segnalano anche un calo dell’interesse per la miscelazione, segnale di un mercato europeo della benzina più saturo del previsto.
A fronte di questi segnali di tensione, dalle istituzioni europee arriva però un invito alla cautela. “Stiamo monitorando attentamente gli sviluppi nei mercati energetici, compreso quello del carburante per aerei. E voglio essere molto chiaro: negli ultimi due giorni sono circolate alcune notizie secondo cui l’Europa potrebbe essere vicina all’esaurimento delle scorte di carburante per aerei. Ciò non riflette accuratamente la situazione”, ha dichiarato il commissario europeo per i Trasporti e il Turismo sostenibile Apostolos Tzitzikostas al termine della riunione informale dei ministri del Turismo a Nicosia.
Il carburante per aerei, ha ricordato, “fa parte di un mercato globale, rifornito in modo continuo e sostenuto da produzione, importazioni e scorte”, sottolineando anche la presenza di una significativa capacità di raffinazione all’interno dell’Europa. “Siamo consapevoli che i mercati del carburante per aerei sono più tesi e vengono monitorati attentamente”, ha aggiunto, evidenziando come l’Europa disponga di scorte di emergenza in linea con la normativa Ue, attivabili se necessario in coordinamento con il mercato. “In questa fase, tuttavia, il mercato sta gestendo questa tensione e non vi sono prove di effettive carenze”, ha concluso Tzitzikostas. “Non vi è inoltre alcuna indicazione di carenze sistematiche di carburante che potrebbero portare a cancellazioni diffuse di voli in tutta Europa”.