Papa Leone XIV: “Se qualcuno vuole criticarmi lo faccia con la verità”. La replica dopo le accuse di Trump

Per il presidente Usa il pontefice "sta mettendo in pericolo molti cattolici". Domani la visita di Rubio in Vaticano

“Dal primo momento in cui sono stato eletto, e ormai siamo vicini all’anniversario, ho detto ‘pace con voi’. E la missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, che lo faccia con la verità. La Chiesa da anni parla contro tutte le armi nucleari, quindi non c’è nessun dubbio e quindi spero semplicemente essere ascoltato per il valore della parola di Dio”. Nella serata di martedì Papa Leone risponde a distanza, pur senza citarlo, al presidente Usa, Donald Trump, dopo l’ennesimo attacco lanciato da Washington. Il pontefice, ha detto il repubblicano, “sta mettendo in pericolo molti cattolici” perché ha condannato gli attacchi americani in Iran, quelli israeliani in Libano e di aver espresso un ‘no comment’ sul caso Jimmy Lai. L’editore cattolico è stato condannato a vent’anni di carcere a Hong Kong con l’accusa di cospirazione finalizzata alla collusione con forze straniere e pubblicazione di materiali sediziosi attraverso l’Apple Daily, il suo giornale.

“Invece di parlare della detenzione di Jimmy Lai, il Papa preferirebbe parlare del fatto che va bene che l’Iran abbia un’arma nucleare, e non penso che sia una cosa buona. Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, ma suppongo che se dipendesse dal Papa, penserebbe che vada benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare“, sostiene Trump.

A rispondere al presidente degli Stati Uniti anche il segretario di Stato della Santa Sede: “Il Papa va avanti per la sua strada, predica il Vangelo, ‘Opportune et importune’”, dice citando San Paolo. Ovvero: il Pontefice predica la pace, sempre, ‘al momento opportuno e non opportuno’. Da San Giovanni Rotondo, dove il porporato ha partecipato alle celebrazioni per i 70 anni dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, Pietro Parolin parla a due giorni dall’udienza in Vaticano del segretario di Stato Usa, Marco Rubio. “Anche di fronte a questi nuovi attacchi io non so se il Papa avrà occasione di rispondere, ma la linea rimane quella”, spiega il Segretario di Stato, ricordando che, parlando con i giornalisti su uno dei voli del suo viaggio in Africa, Robert Prevost aveva già risposto, precisando di non essere interessato a dibattere con Trump ma di voler solo “promuovere la fraternità”. “Io non aggiungerei nulla”, insiste Parolin.

Il 7 maggio alle 11.30, alla vigilia del suo primo anniversario dell’elezione, Papa Leone riceverà in Vaticano il segretario di Stato americano Rubio, cattolico e di origini cubane. A lui spetterà il compito di ricucire gli strappi e chiarire alcuni nodi internazionali. Non solo Iran e Medio Oriente sul tavolo, ma anche Ucraina, Cuba appunto e Venezuela. Gli attacchi di Trump al Papa non piacciono ai milioni di cattolici statunitensi, che avevano festeggiato l’arrivo di un Papa americano. Il faccia a faccia, assicura l’ambasciatore Usa presso la Santa Sede Brian Burch, sarà una “conversazione franca” sulle politiche dell’amministrazione Trump . “Le nazioni hanno divergenze, e credo che uno dei modi per superarle sia attraverso la fraternità e un dialogo autentico“. Dopo l’incontro con i vertici della Santa Sede, l’8 maggio Rubio incontrerà anche la premier, Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa, Guido Crosetto. Per gli incontri con il governo italiano, il dipartimento di Stato Usa nella nota diramata ieri parla di “allineamento strategico” e “interessi di sicurezza condivisi”.