Meloni a Baku per forniture gas e petrolio: “Avanti con la diplomazia dell’energia”

Giorgia Meloni vola da Yerevan, in Armenia, dove prende parte al vertice della Comunità Politica Europea, a Baku, in Azerbaigian, per mettere in sicurezza gli approvvigionamenti energetici dell’Italia.

Dopo il viaggio in Algeria, alla fine di marzo e quello nel Golfo, alla vigilia di Pasqua, Baku si inserisce nella “diplomazia dell’energia”, spiega la premier, che “serve a difendere i nostri interessi, non semplicemente sul piano episodico, ma sul piano strutturale di lungo termine“. Nella missione ad Algeri, la prima ministra aveva ottenuto di aumentare le forniture di gas a disposizione proveniente dal Paese nordafricano. Nel Golfo (area da cui proviene circa il 15% del petrolio e circa il 10% del gas), in un blitz a sorpresa all’inizio di aprile, Meloni aveva fatto un discorso analogo, confermando allo stesso tempo l’intenzione da parte dei grandi gruppi, a partire da Eni, di continuare a investire nella Regione, nonostante la situazione. In Azerbaigian, la presidente del Consiglio raccoglie l’invito di Ilham Aliyev e parla di un “salto di qualità” della cooperazione già importante tra i due Paesi, tanto da trasformarla in una sorta di “coordinamento politico permanente” per programmare le priorità.

L’Italia è il primo mercato di destinazione dell’export azero, con una componente prevalente nel settore energetico, che rappresenta storicamente il pilastro della cooperazione tra le due nazioni. L’Azerbaijan è il secondo fornitore di petrolio e gas all’Italia (17% e 16% del fabbisogno nazionale rispettivamente): il gas arriva attraverso il Corridoio meridionale, di cui il Trans-Adriatic Pipeline (Tap) rappresenta il tratto finale. Dal 2020 al 2025, sono stati trasportati in Italia via Tap circa 45 miliardi di metri cubi. In un contesto internazionale segnato da incertezza e instabilità, che incide sulla tenuta delle catene di approvvigionamento e sulla sicurezza dei flussi energetici, Meloni e Aliyev parlano di come consolidare il rapporto lavorando non solo sui volumi delle forniture, ma, precisa la premier, “soprattutto sulla qualità del partenariato industriale lungo tutta la filiera”, perché energia e connettività sono “due facce della stessa medaglia”. Roma sostiene Baku perché rafforzi il ruolo di “snodo fondamentale” di energia “tra Europa e Asia”. Nella seconda metà dell’anno è previsto un Business Forum a Baku per cercare di far emergere nuove opportunità di investimento. Sul tavolo del colloquio ci sono le principali questioni dell’attualità internazionale, dalla guerra in Ucraina alla situazione in Iran e le relative dinamiche regionali, con attenzione agli sviluppi più recenti e ai possibili impatti sugli equilibri di sicurezza. “Per me è stato molto interessante poter ascoltare il punto di vista del presidente di una nazione che confina con Teheran”, confessa Meloni, auspicando che “questa crisi possa chiudersi nel più tempo possibile” e impegnandosi a sostenere “ogni iniziativa utile all’obiettivo”.

Terminata la visita, che si sarebbe dovuta tenere domani, la premier si prepara al complesso faccia a faccia che terrà l’8 maggio, alle 11.30, quando riceverà a Palazzo Chigi il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio. Con Rubio, che il giorno prima incontrerà in Vaticano Papa Leone XIV, la presidente del Consiglio tenterà di ricucire lo strappo di Donald Trump, che nelle ultime settimane è diventato sempre più importante. Il tycoon è arrivato a minacciare il ritiro delle sue truppe Usa anche dall’Italia: “Sappiamo che da tempo gli Stati Uniti discutono di un loro disimpegno dell’Europa, che è la ragione per la quale penso che noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e dobbiamo crescere nella nostra capacità di dare risposte da questo punto di vista”, glissa Meloni interrogata su questa possibilità. “E’ una scelta che non dipende da me e che personalmente non condividerei”, chiarisce, rivendicando che l’Italia “ha sempre mantenuto tutti gli impegni che ha sottoscritto, particolarmente in ambito Nato e anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti”. Come in Afghanistan e in Iraq: “Alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette”, denuncia, ricordando che non c’è mai stato a livello di patto atlantico una richiesta formale di sostegno degli alleati sulle scelte che Trump stava compiendo.

Ucraina, la pace è più lontana. Annullato vertice Trump-Putin a Budapest

Si allontana sempre di più la prospettiva a breve termine di una pace duratura in Ucraina. L’incontro tra il leader Usa, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, previsto a Budapest entro 15 giorni è stato cancellato. “Non voglio perdere tempo, quindi vedremo cosa succederà”, ha annunciato il repubblicano, spiegando di non voler “un incontro inutile” con il suo omologo. Anche il Cremlino ha confermato che non c’è una data “precisa” per un nuovo faccia a faccia tra i due. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov hanno annullato una riunione prevista per organizzare l’incontro di Budapest, di cui avevano parlato al telefono soltanto lunedì.

Il presidente americano ha mostrato una crescente frustrazione nei confronti di Putin negli ultimi mesi, nonostante quello che descrive come “un buon rapporto personale”. Dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca venerdì – all’indomani di una conversazione telefonica con il leader del Cremlino – il presidente americano sembrava essere tornato dalla parte di Mosca. Ha cercato di persuadere il suo omologo ucraino a cedere la contesa provincia del Donbass, nell’Ucraina orientale, durante le “tese” discussioni di venerdì, ha dichiarato un alto funzionario ucraino all’AFP. La fonte ha aggiunto che i colloqui con Trump “non sono stati facili” e che gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina sembrano “girare a vuoto”.

Zelensky sperava di trarre vantaggio dalla crescente frustrazione del presidente americano di fronte alla riluttanza del suo omologo russo ad accettare un cessate il fuoco. Ma è tornato a mani vuote dopo che il presidente Usa ha respinto la sua richiesta di missili a lungo raggio Tomahawk e lo ha esortato a concludere un accordo.

Dopo l’incontro, Trump aveva dichiarato sui social media che le loro discussioni erano state “molto interessanti e cordiali”. “Ma gli ho detto, come avevo anche fortemente suggerito al presidente Putin, che era ora di smettere di uccidere e di concludere un ACCORDO!”, aveva anche scritto l’inquilino della Casa Bianca.

Il presidente americano ha poi ritenuto necessario che qualsiasi negoziazione partisse dalla situazione attuale sul fronte per porre finalmente fine ai “massacri” in Ucraina.

Diversi leader europei, tra cui quelli di Italia, Francia, Regno Unito e Germania, nonché lo stesso Zelensky, hanno dichiarato martedì di sostenere “con fermezza la posizione del presidente Trump secondo cui i combattimenti devono cessare immediatamente” e hanno ritenuto che “l’attuale linea di contatto debba servire da base per i negoziati”. Ma, hanno subito aggiunto: “rimaniamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza”. Eventuali concessioni territoriali in Ucraina “non possono essere negoziate” se non dal suo presidente, ha ribadito martedì a Lubiana Emmanuel Macron.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte è in visita a Washington per incontrare Donald Trump e discutere “diverse questioni relative al sostegno dell’Alleanza all’Ucraina e agli sforzi degli Stati Uniti per una pace duratura”, secondo quanto riferito dal suo team.

Gli europei, dal canto loro, si riuniranno giovedì a Bruxelles – ad eccezione del primo ministro britannico Keir Starmer – per un vertice durante il quale sperano di concordare un sostegno finanziario duraturo all’Ucraina. Venerdì è prevista una riunione della coalizione dei Volenterosi, che riunisce i sostenitori di Kiev.

Per la responsabile della politica estera europea, Kaja Kallas, c’è un “ampio sostegno” all’interno dell’Unione europea alla proposta di mobilitare i beni russi congelati, al fine di concedere a Kiev un prestito di 140 miliardi di euro.

Oggi Zelensky sarà in Svezia, dove i due paesi annunceranno un accordo per l’“esportazione” di armi.

Dazi, Tajani vola a Washington: Evitare guerra commerciale, trattativa a testa alta

Mentre l’Europa prepara le contromisure per rispondere ai Dazi annunciati da Donald Trump, a Roma il governo studia una strategia per il Paese per evitare una guerra commerciale che “non conviene a nessuno“.

Antonio Tajani vola a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio e il rappresentante commerciale Jamieson Greer. L’obiettivo è trovare un compromesso rispetto a quel 30% di Dazi annunciati da Trump per le importazioni provenienti dai Paesi dell’ Ue a partire dal 1° agosto.

Il Governo italiano continua a lavorare per il raggiungimento di un accordo tra Unione Europea e Stati Uniti che salvaguardi le rispettive economie e che assicuri un quadro chiaro entro il quale le nostre imprese, possano operare e continuare a produrre crescita, occupazione e benessere“, spiega la Farnesina. “Siamo in stretto contatto col commissario Sefcovic, l’ho informato della mia azione negli Usa che sarà soprattutto politica“, riferisce Tajani, ribadendo la linea italiana del “dialogo a testa alta, sapendo che ci sono possibili contromisure”. La trattativa concede ancora venti giorni: “L’Europa deve trattare tutelando gli interessi dell’industria”, ribadisce, ricordando che le guerre commerciali “non fanno bene a nessuno”.

Al suo posto al consiglio Commercio di Bruxelles c’è la sottosegretaria Maria Tripodi.L’Italia sostiene fortemente la Commissione nell’attuale complessa fase del negoziato con gli Usa, al fine di raggiungere una soluzione alle questioni commerciali aperte che consenta di rafforzare l’unità dell’Occidente”, assicura la sottosegretaria, evidenziando la necessità di perseguire un’intesa che garantisca alle imprese la necessaria stabilità per continuare a esportare, investire, produrre ricchezza e generare occupazione. L’ampliamento della rete di accordi di libero scambio è un obiettivo strategico per l’Italia. “In questo contesto – sottolinea la sottosegretaria – la conclusione di ulteriori accordi garantisce alle nostre imprese uno spazio all’interno del quale crescere e diventare competitive a livello globale, diversificando i mercati di sbocco per le proprie merci e assicurando catene di approvvigionamento sicure per le necessarie materie prime”. In questa chiave, Tripodi ricorda l’importanza strategica del Vertice UE-Cina previsto a fine luglio, in cui sarà necessario un dialogo “franco, mirato e costruttivo con Pechino”, in un’ottica che privilegi soluzioni collaborative.

Sul tavolo di Tajani a Washington, precisa il vicepremier, non c’è solo la situazione commerciale. Tajani vedrà anche il presidente della Commissione Esteri del Senato, Jim Risch. Al centro della missione, le relazioni bilaterali e transatlantiche e le “principali sfide internazionali”, a partire dal sostegno all’Ucraina nei confronti dell’aggressione russa. “Grazie anche alla partecipazione statunitense, la Conferenza sull’Ucraina di Roma ha permesso la mobilitazione di 10 miliardi di euro di nuovi fondi e la firma di oltre 200 accordi ed intese a favore della ricostruzione dell’Ucraina”, ricorda il ministero.

Verrà discussa anche la situazione a Gaza, confermando la necessità di un immediato cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi, il ripristino di una piena assistenza umanitaria nella Striscia, “cui l’Italia è pronta a contribuire con l’iniziativa Food for Gaza“, si fa presente. La stabilità del Medio Oriente dipende inoltre da una soluzione pacifica della questione nucleare iraniana, rispetto alla quale il ministro degli Esteri ribadirà l’importanza di perseguire il dialogo e la diplomazia, così come la disponibilità dell’Italia a favorire il confronto tra Stati Uniti e Iran. Sulla Libia Tajani avrà un confronto con Rubio per sottolineare la necessità di un intervento politico rinnovato per stabilizzare il paese, per evitare una nuova deriva che porti a nuovi scontri militari e favorisca altre flussi di immigrazione irregolare e per contrastare il rafforzamento di organizzazioni dedite al traffico di migranti. Il tema della stabilizzazione del Libano vede invece l’Italia sostenere la necessità di non abbandonare il sostegno alla missione Unifil: secondo Tajani le capacità e la presenza delle Nazioni Unite nel Sud Libano vanno sostenute e migliorate.

Materie critiche, Usa e Paesi del Quad si impegnano a cooperare contro predominio Cina

Stati Uniti, Giappone, India e Australia si sono impegnati a collaborare per garantire un approvvigionamento stabile di minerali critici, in un contesto di crescenti preoccupazioni circa il predominio della Cina su queste risorse, essenziali per le nuove tecnologie.

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha ospitato a Washington i suoi omologhi del Quad (Australia, India e Giappone), riallacciando i rapporti con l’Asia dopo un inizio del suo mandato caratterizzato dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

I ministri hanno deciso di lanciare un’iniziativa congiunta sui minerali critici, “un’ambiziosa espansione del nostro partenariato  volta a garantire la sicurezza e la diversificazione delle catene di approvvigionamento”, hanno affermato in una dichiarazione congiunta rilasciata dopo l’incontro. Hanno fornito pochi dettagli, ma hanno chiarito che l’obiettivo è ridurre la dipendenza dalla Cina, che possiede ricche riserve di minerali strategici. “La dipendenza da un singolo Paese per la lavorazione e la raffinazione di minerali essenziali e la produzione di prodotti derivati ​​espone le nostre industrie a coercizione economica, manipolazione dei prezzi e interruzioni della catena di approvvigionamento”, si legge nel testo. Senza menzionare specificamente la Cina, hanno anche espresso “grave preoccupazione per le azioni pericolose e provocatorie” nel Mar Cinese Meridionale e Orientale, che “minacciano la pace e la stabilità nella regione”.

Il Quad ha inoltre condannato la Corea del Nord per i suoi “lanci missilistici destabilizzanti” e ha insistito sulla sua “completa denuclearizzazione”, una delle principali preoccupazioni per il Giappone.

Rubio ha ospitato i ministri degli esteri del Quad il 21 gennaio, il giorno dopo l’insediamento del presidente Donald Trump, dimostrando la sua volontà di dare priorità al dialogo con i Paesi che condividono la sua visione per contrastare la Cina. Ma la realtà ha preso il sopravvento, e il capo della diplomazia americana… Nel frattempo nominato consigliere per la sicurezza nazionale, si è concentrato principalmente sulla ricerca, senza successo, di un cessate il fuoco tra Ucraina e Russia e sulle guerre in Medio Oriente, affrontando al contempo le priorità interne del presidente Trump, come la lotta all’immigrazione clandestina. Il “Quad” è principalmente un forum per discutere di questioni di sicurezza, in particolare di sicurezza marittima, ma Washington vuole ampliarne la portata per includere economia e commercio. La Cina si è ripetutamente opposta a questo gruppo, sospettato di cercare di contrastare l’ascesa del gigante asiatico.

Il presidente degli Stati Uniti dovrebbe visitare l’India entro la fine dell’anno per un vertice dei leader del “Quad”. Donald Trump ha a lungo descritto la Cina come il principale avversario degli Stati Uniti, ma da quando è tornato al potere ha anche elogiato i suoi rapporti con il presidente cinese Xi Jinping. I ministri indiano e giapponese hanno sottolineato, in brevi dichiarazioni alla stampa, la necessità di un “Indo-Pacifico libero e aperto”, la nota espressione che allude alle ambizioni espansionistiche della Cina.