Eni, utile netto adjusted raddoppia nel secondo trimestre e vola a 2,3 mld. Descalzi: “Risultati eccellenti”

Il gruppo alza la guidance e porta il buyback fino a 3,4 miliardi di euro

Nel primo semestre 2026, Eni ha registrato un utile netto adjusted pari a 3,635 miliardi di euro, in crescita del 43% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel secondo trimestre è pari a 2,333 miliardi, in aumento del 106% rispetto al secondo trimestre del 2025. E’ quanto comunica il gruppo, il cui Cda riunitosi ieri sotto la presidenza di Giuseppina Di Foggia, ha approvato i risultati consolidati del secondo trimestre e primo semestre 2026.

 “La determinazione nell’esecuzione della nostra strategia – dice l’ad Claudio Descalzici ha consentito di conseguire risultati eccellenti nel secondo trimestre del 2026, sostenuti dal nostro portafoglio di attività diversificate che ci offre un’ampia serie di opzioni strategiche e una prospettiva di crescita profittevole nei diversi business del nostro mix energetico”. I risultati, dice, “derivano dall’efficacia della gestione industriale e finanziaria e crescono in modo nettamente maggiore rispetto allo scenario dei prezzi delle commodity di riferimento”. 

La produzione migliora su tutti i fronti nel secondo trimestre. Quella di idrocarburi è pari a 1,79 mln di boe/giorno, registrando un aumento del 7% rispetto al secondo trimestre 2025 (1,79 mln di boe/giorno nel primo semestre, +8% rispetto al semestre 2025) a seguito dell’entrata a regime di giacimenti in Norvegia, Congo e Messico, di avvii in Angola e di un maggiore contributo di Indonesia/Malesia con l’avvio della nuova JV Searah. Nel secondo trimestre 2026 la produzione di gas naturale di Eni è stata di 142 mln di metri cubi/giorno, in aumento del 14% rispetto al secondo trimestre 2025 (140 mln di metri cubi/giorno nel semestre, +11%) per effetto principalmente della crescita organica in Norvegia e Congo. La produzione di petrolio è stata di 832 mila barili/giorno, sostanzialmente in linea rispetto al secondo trimestre 2025 (847 mila barili/giorno nel semestre, +5%) sostenuta dalla crescita organica in Norvegia, Angola, Congo e Messico.

Eni ha migliorato le previsioni sui risultati operativi e di generazione di cassa. Il gruppo prevede per l’esercizio 2026 una crescita della produzione oil&gas su base omogenea rivista in rialzo a circa il 5% rispetto al precedente intervallo obiettivo del 3-4%;l’Ebit proforma adjusted di Ggp in rialzo a oltre 1,4 miliardi, in crescita del 40% rispetto alla previsione iniziale. L’Outlook 2026 prevede anche un Ebitda proforma adjusted di Enilive rivisto al rialzo a 1,3 miliardi (da 1,1 miliardi) allo scenario attuale e Plenitude confermato a 1,3 miliardi; capacità rinnovabile installata a fine esercizio pari a 6,5 GW (Plenitude al 100%); capacità di bioraffinazione pari a 2,1 MTPA, cui si aggiungono 1,5 MTPA in costruzione (quota Enilive)

Bene anche il fronte delle rinnovabili. “I business della transizione – dice Descalzi – stanno incrementando il contributo ai risultati del Gruppo, alimentando al contempo la propria crescita autofinanziata”. Nel secondo trimestre, la capacità installata da fonti rinnovabili è pari a 6 GW, in crescita del 33% rispetto al primo trimestre 2025 (quando era 4,5 GW). Plenitude, spiega l’ad, “è in linea con il piano di aumento della capacità installata di 6,5 GW entro la fine dell’anno, e può già contare su una base clienti di 11 milioni di utenti. Enilive sta sviluppando nuova capacità produttiva per cogliere le opportunità offerte dalla rapida crescita della domanda di biocarburanti, ed è riuscita a valorizzare pienamente le condizioni di questa fase di mercato”.

Grazie a questi risultati, spiega l’ad, “il programma di buyback viene incrementato di ulteriori 600 milioni, fino a 3,4 miliardi di euro”, in crescita del 20% rispetto alla precedente previsione del primo trimestre di 2,8 miliardi, in linea con la politica di distribuzione agli azionisti del 60% dei maggiori risultati rispetto al budget (che prevedeva un cash flow di 11,5 miliardi) sotto forma di incremento di buyback, fino a un prezzo del Brent pari a 90 dollari/barile. Il nuovo valore del buyback rappresenta un incremento di oltre il doppio rispetto alla previsione iniziale di 1,5 miliardi al cash flow di budget.