
Eni vola a +43% di utili. Descalzi: Mai così forti, resilienti anche a crisi Golfo
Claudio Descalzi lo dice senza mezzi termini: “Non siamo mai stati così forti”. Nel primo semestre del 2026 Eni raggiunge numeri di altissimo valore, con un utile adjusted di 3,635 miliardi di euro, che significano una crescita del 43% in un solo anno.
È soprattutto il periodo da aprile a maggio a dare la spinta ai conti del Cane a sei zampe, con un incremento di 103 punti percentuali, ovvero 2,3 miliardi. Certo, lo scenario dei prezzi ha aiutato ma è alla strategia che l’amministratore delegato attribuisce i meriti maggiori. “Ci ha consentito di conseguire risultati eccellenti nel secondo trimestre del 2026, sostenuti dal nostro portafoglio di attività diversificate che ci offre un’ampia serie di opzioni strategiche e una prospettiva di crescita profittevole nei diversi business del nostro mix energetico”. Per Descalzi “questi risultati derivano dall’efficacia della gestione industriale e finanziaria e crescono in modo nettamente maggiore rispetto allo scenario dei prezzi delle commodity di riferimento”.
I numeri parlano chiaro: nella seconda parte del semestre la produzione di idrocarburi è stata di 1,79 milioni di boe al giorno (+7%) grazie all’entrata a regime dei nuovi progetti in Africa Occidentale, nel Golfo d’America, in Norvegia e in Indonesia, con una previsione di crescita entro fine allo fino al 5%. Molto bene anche il Gas naturale, con 142 mln di metri cubi al giorno (+14%), e la produzione di petrolio, che raggiunge 832mila barili al giorno per effetto dalla crescita organica in Norvegia, Angola, Congo e Messico.
“La solidità di questo business e la nostra eccellenza nell’esplorazione e produzione hanno sostenuto una straordinaria crescita della produzione, pari all’11% su base omogenea”, commenta ancora il ceo. Descalzi pone l’accento anche su altri aspetti. Primo tra tutti che “questa crescita ha superato in modo significativo l’aumento dei prezzi del Brent nello stesso periodo, dimostrando la forza della nostra leva operativa e la nostra capacità di assorbire un contesto valutario altamente sfavorevole”. Ma soprattutto la “capacità di Eni di mitigare efficacemente le pressioni esterne” nonostante “l’emergere di una nuova crisi nel Golfo ha esposto ancora una volta il nostro settore a una volatilità straordinaria”.
L’azienda, però, ha dimostrato resilienza “sostenuta da un’ampia diversificazione geografica, da una forte efficienza operativa e dall’impiego di tecnologie proprietarie”. Tutto questo ha portato Eni in una posizione di forza “in un mondo che ha bisogno davvero di energia, che è affamato di energia, che ha un disperato bisogno di energia”. Anche gli investimenti continuano a crescere: da gennaio a giugno sono 4 miliardi circa (+6%), in particolare nel settore Exploration & Production. Non solo, perché accellera pure la transizione energetica, visto che nel secondo trimestre dell’anno la capacità installata di rinnovabili è di 6 GW, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Questi risultati portano il Cane a sei zampe a rivedere al rialzo la Guidance per il 2026, con una previsione di crescita della produzione oil&gas su base omogenea a circa il 5% e un Ebit proforma adjusted che sale oltre gli 1,4 miliardi (+40% rispetto alla previsione iniziale).
In questo quadro sono ottime le notizie per gli azionisti, in funzione della previsione in aumento del programma di buyback per l’anno, fino a 3,4 milirdi (+ 20%). Dunque, viene confermata la stima sui dividendi di 1,1 euro per azione, ovvero 5 punti percentuali in più rispetto al 2025. “Quando abbiamo presentato questo tipo di strategia più di 15-16 anni fa la gente era sorpresa, perché non stavamo seguendo la tendenza nell’esplorazione. Ma ora siamo nella posizione migliore non solo per trovare nuove risorse da esplorare, ma anche per svilupparle, controllare i nostri costi e fornire la giusta guida ai nostri appaltatori”.






