Un’impresa in difficoltà, che riceve aiuti di Stato, non può beneficiare dei vantaggi previsti per le imprese a forte consumo di gas naturale o di energia elettrica. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Ue respingendo le domande presentate da Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, volte a ottenere l’inserimento, per l’anno 2025, negli elenchi delle imprese a forte consumo di energia elettrica o di gas. Nel 2024 le autorità italiane avevano respinto le domande del gruppo siderurgico per l’accesso ai benefici nel 2025, richiamando l’amministrazione straordinaria e lo stato di insolvenza. “Tali dinieghi – spiega la Corte – si fondavano sulla qualificazione di ADI come ‘impresa in difficoltà’ ai sensi degli orientamenti della Commissione europea sugli aiuti di Stato per il salvataggio di imprese in difficoltà, in ragione del suo assoggettamento al regime italiano di amministrazione straordinaria e del suo stato di insolvenza”. La Corte dunque “osserva che l’Italia si è limitata ad allineare la propria normativa in materia di aiuti di Stato nel settore energetico alle prescrizioni contenute negli orientamenti della Commissione in materia di aiuti a favore del clima, dell’ambiente e dell’energia, i quali stabiliscono che gli aiuti nel settore energetico non possono essere concessi a imprese in difficoltà ai sensi degli orientamenti sugli aiuti al salvataggio”