Iran tra siccità e guerra del Golfo: crisi climatica e idrica senza precedenti

Le temperature estive possono superare i 50°C, aumentando l’evaporazione dai bacini e mettendo sotto pressione falde e fiumi già in diminuzione

siccità

L’Iran sta affrontando una delle più gravi crisi idriche della sua storia recente. Il Paese è alle prese con il sesto anno consecutivo di siccità, aggravata dai cambiamenti climatici causati dall’uomo e da decenni di gestione inefficace delle risorse idriche. Le temperature estive possono superare i 50°C, aumentando l’evaporazione dai bacini e mettendo sotto pressione falde e fiumi già in diminuzione.

Molte delle difficoltà attuali, spiega un’accurata analisi di Carbon Brief, derivano da scelte politiche e infrastrutturali. Per secoli, i qanat – tunnel sotterranei che portano acqua dalle colline alle città e alle campagne – hanno fornito approvvigionamento idrico affidabile. Negli ultimi decenni, però, il governo li ha abbandonati, puntando su dighe e pozzi di pompaggio che hanno peggiorato la scarsità idrica a lungo termine.

L’agricoltura, responsabile del 90% del consumo d’acqua, ha portato a un prelievo eccessivo, con oltre 200 km³ di riserve sotterranee perse tra il 2003 e il 2019. Conseguenza visibile di questa gestione è il quasi completo prosciugamento del lago Urmia, un tempo il più grande del Medio Oriente. Il rischio di raggiungere il cosiddetto ‘giorno zero dell’acqua’ – quando le principali città dovrebbero razionare o interrompere l’erogazione – è stato segnalato per Teheran, Mashhad e Tabriz. Secondo gli analisti di Carbon Brief, la capitale, con i suoi 10 milioni di abitanti, consuma quasi un quarto delle risorse nazionali e negli ultimi anni le proteste dei cittadini contro la cattiva gestione delle acque sono state numerose, spesso represse.

Il presidente iraniano ha perfino ipotizzato il trasferimento della capitale in una regione costiera, evidenziando la pressione estrema sulle infrastrutture e sulle risorse naturali. Gli esperti sottolineano che la crisi idrica iraniana “è il risultato di un mix di fattori climatici e antropici”. Il professor Kaveh Madani, ex vicepresidente dell’Iran e direttore dell’Istituto universitario delle Nazioni Unite per l’acqua, l’ambiente e la salute, ha ricordato a Carbon Brief che “l’uso inefficiente dell’acqua in agricoltura, la concentrazione della popolazione in grandi città e la costruzione di infrastrutture inadatte abbiano aggravato il problema”.

Studi scientifici confermano che la siccità che oggi colpisce l’Iran, senza il riscaldamento globale, si sarebbe verificata una volta ogni 80 anni; oggi capita in media ogni cinque anni, e potrebbe intensificarsi ulteriormente se la temperatura globale aumenterà di 2°C.

La situazione è resa più complessa dagli attacchi recenti a impianti di desalinizzazione in Iran e Bahrein, che evidenziano come i conflitti armati possano aggravare l’insicurezza idrica. Sebbene l’Iran possieda oltre 160 impianti di desalinizzazione, il Paese dipende ancora principalmente da falde acquifere e bacini artificiali, a differenza di Kuwait, Qatar e Oman, che ottengono oltre l’80% dell’acqua potabile dalla desalinizzazione. Gli attacchi alle infrastrutture critiche rischiano di colpire anche città del Golfo come Dubai e Abu Dhabi, con impatti su salute pubblica, igiene e attività economiche.

La scarsità d’acqua non colpisce solo le grandi città: villaggi rurali rischiano di rimanere senza approvvigionamento, costringendo le famiglie a lunghi spostamenti per reperire acqua potabile. La mancanza d’acqua influisce anche sulla produzione agricola, aumentando il rischio di insicurezza alimentare e la pressione sulle comunità più vulnerabili. Per cercare di alleviare la crisi, l’Iran ha ripreso tecniche come il ‘cloud seeding’, ma gli esperti avvertono che queste soluzioni non affrontano le cause strutturali del problema. La scarsità d’acqua in Iran non è solo una conseguenza della siccità, ma il frutto di anni di politiche inefficaci, sovrasfruttamento delle risorse idriche e conflitti che mettono ulteriormente a rischio un sistema già fragile. Gli impatti economici sono evidenti: la scarsità d’acqua aumenta i costi dell’energia idroelettrica, limita la produzione industriale e obbliga le autorità a investire ingenti risorse in infrastrutture inefficaci. La combinazione di siccità, gestione inadeguata e conflitti rende il Paese particolarmente vulnerabile a crisi ricorrenti, con ripercussioni che si estendono ben oltre l’approvvigionamento idrico, minacciando la stabilità sociale e lo sviluppo economico.