Ue, Meloni scrive a von der Leyen: “Chiediamo nuova flessibilità contro inflazione”

La premier torna sul tema degli Ets: "Europa continua a non percepire l'urgenza"

La congiuntura è “una delle più complesse degli ultimi decenni” e in questa “policrisi” l’Italia si muove chiedendo a Bruxelles più flessibilità. Per l’energia, prima tra gli Stati membri, e ora anche per l’inflazione infiammata dal caro-energia.

Giorgia Meloni interviene in videocollegamento alla seconda edizione di ‘Oltre le Radici’, evento annuale del Gazzettino, per annunciare di aver scritto nuovamente alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiedendo di affrontare nel prossimo Ecofin la possibilità di avere una “flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese”. Al momento, spiega, uno dei principali dossier sul tavolo del governo è agire in Europa per utilizzare la flessibilità concessa da 14 miliardi per abbassare i prezzi dell’energia per le imprese. E mentre molti criticavano questa scelta, rivendica, “oggi registro che sono diversi i colleghi che si stanno attivando per chiedere all’Europa più flessibilità per l’energia. Lo dico per segnalare che l’Italia non aveva torto, l’ha solo chiesta per tempo”.

Poi c’è la legge di Bilancio. Su questo la presidente del Consiglio non anticipa molto, ma conferma che il governo continuerà nella direzione che intrapresa fino ad ora: “concentrandoci su salari, difesa del potere d’acquisto, sostegno alle imprese, protezione della famiglia e incentivo alla natalità e salute”. In questi anni, spiega Meloni, il governo “ha cercato di concentrare le poche risorse disponibili sulle priorità reali, per tagliare le tasse sul lavoro e sulle imprese”. La premier cita la super deduzione al 120% del costo del lavoro sui neoassunti, l’iperammortamento che vale fino al 2028, il rifinanziamento della Nuova Sabatini e i diversi esoneri contributivi che abbiamo attivato per spingere le assunzioni.

A Bruxelles la prima ministra chiede di “svegliarsi”, per “una Europa meno ideologica, che sappia adattare le proprie priorità a un contesto che cambia, che sappia ascoltare meglio i bisogni dei territori, senza rinunciare ad alcune sfide”. Ma, ribadisce: “l’Unione europea deve fare i conti che alcune misure, invece che affrontare dei problemi, ne hanno creato altri”. Una su tutte, quella degli Ets, sulla quale, denuncia, “si continua a non percepire l’urgenza”. Il sistema di scambio delle quote, per il governo italiano, ha “profondamente” bisogno di essere rivisto. La proposta di revisione è “totalmente insufficiente, non ce lo possiamo più permettere”. L’extra tassazione ambientale, ricorda, “grava sulle nostre imprese manifatturiere danneggiandole ulteriormente nella loro capacità di competere in un mercato globale nel quale i nostri principali concorrenti non sono sottoposti allo stesso livello di costo del carbonio e agli stessi vincoli”. Non capirlo significa “condannare l’Europa alla deindustrializzazione, è una scelta alla quale – giura Meloni – io personalmente non mi arrendo”.