Petrolio, l’Aie sblocca 400 mln barili da riserve strategiche. Timori su diesel e gas
Via libera dell’Aie al rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalla riserva strategica. Per la sesta volta dal 1974 e all’unanimità, i Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’Energia hanno deciso di aprire la scorta di emergenza. Senza precedenti il volume sbloccato, più del doppio rispetto al record di 182 milioni di barili immessi sul mercato nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. L’annuncio, dopo giorni di consultazioni con i leader mondiali, era ampiamente atteso per placare l’estrema volatilità dei prezzi dell’energia dovuta al conflitto nel Golfo. Lo stretto di Hormuz è “di fatto paralizzato” ha confermato il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol. Ciò sta costringendo gli operatori della regione a chiudere o ridurre una parte sostanziale della produzione e si sono verificati ulteriori attacchi e danni alle infrastrutture energetiche e ad esse collegate. Anche le operazioni delle raffinerie sono state interrotte, con implicazioni potenzialmente gravi soprattutto per le forniture di jet fuel e diesel.
Le scorte di emergenza saranno messe a disposizione del mercato “in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun paese membro”, ha precisato la nota dell’Aie, e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi. I Paesi membri dell’Agenzia legata all’Ocse detengono scorte di emergenza per circa 1,25 miliardi di barili (30% delle riserve totali dell’area), a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute per legge. Ad aprire le proprie riserve sarebbe per primo il Giappone, con 80 milioni di barili, dal 16 marzo.
“Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti, quindi sono molto lieto che i Paesi membri dell’Aie abbiano risposto con un’azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti – ha dichiarato Birol -. I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell’Aie e sono lieto che i membri stiano dimostrando una forte solidarietà nell’intraprendere insieme azioni decisive”.
Come per il petrolio, resta “critica” la situazione nei mercati del gas naturale. Il direttore dell’Aie conferma che “ci sono poche opzioni” per sostituire i carichi mancanti di Gnl provenienti da Qatar ed Emirati. La fornitura globale di energia si è ridotta di circa il 20%, e gli equilibri di mercato già prima del conflitto “erano ancora più ristretti rispetto al petrolio”. A rimetterci maggiormente saranno Asia e Europa, con una “dura competizione” per i carichi disponibili. Senza contare che alcune economie in via di sviluppo, più sensibili ai prezzi, si trovano senza gas naturale e sono costrette a razionare i consumi.
Birol conferma dunque che i Paesi membri dell’Aie metteranno a disposizione 400 milioni di barili di petrolio “per compensare la fornitura persa a causa della chiusura effettiva dello stretto”: “Si tratta di un’azione importante volta ad alleviare gli impatti immediati della perturbazione dei mercati”. Ma “per essere chiari”, avverte il direttore dell’Agenzia con sede a Parigi, “l’elemento più importante per un ritorno a flussi stabili di petrolio e gas è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz”. In questo contesto, l’Aie “continuerà a monitorare attivamente la situazione dei mercati e a formulare ulteriori raccomandazioni ai paesi membri se necessario”.
Atteso oggi era anche l’outlook aggiornato dell’Opec: inalterate le stime su domanda e offerta per il 2026-27, proprio a causa dell’incertezza. Secondo l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio “è ancora troppo presto” per valutare l’impatto reale delle tensioni geopolitiche sul mercato energetico e sull’economia mondiale. Dunque la previsione di crescita della domanda globale di petrolio per il 2026 rimane a 1,4 milioni di barili al giorno (mb/g), a 106,53 milioni di barili, mentre per il 2027, è prevista una crescita di +1,3 mb/g, a 107,87 milioni di barili al giorno. Lato offerta, segnala l’Opec, si prevede che nel 2026 la produzione crescerà di circa 630.000 b/g (a 54,83 milioni di barili), trainata principalmente da Brasile, Canada, Stati Uniti e Argentina. Per il 2027 si prevedono invece +610.000 barili al giorno, raggiungendo i 55,44 milioni di barili/giorno.