Enel, è il giorno del dividendo: +4% per gli azionisti, fiducia di mercato e risparmiatori

Lunedì 20 luglio è stata staccata la cedola Enel che verrà messa in pagamento dal 22 luglio, un appuntamento che arriva con un segnale positivo per gli azionisti: il dividendo complessivo riconosciuto dal Gruppo cresce rispetto allo scorso anno, confermando la capacità della società di creare valore e rafforzare la remunerazione degli investitori.

Agli azionisti sarà corrisposto il saldo del dividendo pari a 0,26 euro per azione, che si aggiunge all’acconto di 0,23 euro già distribuito a gennaio. L’ammontare del dividendo complessivo relativo all’esercizio precedente raggiunge così 0,49 euro per azione, in aumento rispetto ai 0,47 euro per azione distribuiti nel 2025. L’incremento è di 2 centesimi per azione, pari a oltre il 4% in più, un risultato che conferma la solidità dell’azienda e la capacità di garantire una crescita della remunerazione agli investitori.

Facendo un’analisi retrospettiva a partire dal 2023, data dell’insediamento dell’amministratore delegato, Flavio Cattaneo, il dividendo ha registrato un incremento costante passando dai 0,40 euro per azione riferiti all’esercizio 2022 agli attuali 0,49 euro per azione, ovvero in rialzo di oltre il 20%, a testimonianza della strategia di crescita sostenibile e di creazione di valore perseguita dal Gruppo.

La crescita della cedola rappresenta un ulteriore elemento di forza per Enel, che continua a essere uno dei titoli più seguiti a Piazza Affari. L’azienda si presenta a questo appuntamento con il mercato in una fase positiva, con il titolo che negozia intorno quota 10 euro per azione. Si tratta anche in questo caso di un significativo apprezzamento rispetto ai circa 6 euro per azione a cui il titolo quotava nel maggio 2023, inizio del mandato di Flavio Cattaneo come ad.

Un risultato confermato anche dalla capitalizzazione di Enel che, secondo l’analisi di CoMar, la colloca come la partecipata del ministero dell’Economia e delle Finanze con il maggior valore in Borsa.

Un primato che evidenzia il peso strategico del Gruppo nel panorama economico italiano e il ruolo centrale della utility italiana nel settore energetico internazionale. Inoltre, a sostenere le prospettive future c’è il Piano industriale 2026, che punta a rafforzare gli investimenti nelle reti, nelle energie rinnovabili e nelle infrastrutture energetiche, con l’obiettivo di aumentare efficienza, competitività e redditività.

Enel ha infatti indicato, nel piano strategico presentato lo scorso febbraio, la prospettiva di un ulteriore incremento della remunerazione degli azionisti, con un dividendo per azione stimato in crescita a un tasso medio annuo del 6% circa nel triennio 2026-2028.

L’aumento della cedola si inserisce quindi in un percorso più ampio, basato su una gestione finanziaria equilibrata e su una strategia industriale orientata alla crescita di lungo periodo. Per gli azionisti, lo stacco della cedola rappresenta un segnale di continuità e fiducia nelle prospettive della società.

Con il dividendo in crescita, il titolo intorno ai 10 euro per azione e una posizione di leadership tra le partecipate del Mef, il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo conferma il proprio ruolo da protagonista a Piazza Affari e, più in generale, nel comparto energetico a livello globale.

Enel porta a Genova ‘Sport Illumina’: luci accese sulla nuova vita dei quartieri italiani

I quartieri cambiano anche così: con un pallone che torna a rimbalzare, una tavola da skateboard che scorre sull’asfalto e uno spazio che, dopo anni, torna ad essere vissuto. Non serve costruire un nuovo impianto sportivo da zero, a volte basta restituire alla cittadinanza un luogo che già esiste. È da questa idea che nasce il progetto Sport Illumina, promosso dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, ideato da Sport e Salute e sostenuto da Enel per restituire alle comunità luoghi aperti, sicuri e accessibili attraverso lo sport.

Lo scorso 15 luglio a Genova è stato inaugurato il nuovo Spazio Illumina ai Giardini Lamboglia, nel quartiere di Marassi. Un’area completamente riqualificata che ospita uno skate park, un campo polivalente per basket e pallavolo e una zona dedicata al calisthenics, pensata per essere vissuta ogni giorno da giovani, famiglie e associazioni del territorio.

Dopo una selezione tra circa cento candidature presentate dai Comuni italiani, sono 85 gli spazi scelti per essere trasformati in nuovi punti di riferimento per la vita di quartiere. In questo percorso Enel partecipa come Activation Partner in cinque Comuni italiani, contribuendo a dare vita agli spazi non solo attraverso la loro realizzazione, ma anche con iniziative dedicate alle comunità sportive locali. L’obiettivo è fare in modo che questi luoghi diventino realmente vissuti, favorendo la partecipazione e creando occasioni di incontro tra le persone.

Se lo sport è stato uno dei protagonisti dell’inaugurazione, anche la musica ha avuto un ruolo di primo piano, contribuendo a rendere ancora più vivo uno spazio dedicato ai giovani.

Oltre alle esibizioni di numerosi artisti emergenti, al concerto dei Les Votives e al DJ set finale, è stato presentato Illumina Genova City Beats, il progetto realizzato in collaborazione con Warner Music Italy. L’artista Le Nora ha attraversato Genova raccogliendo, con la tecnica del field recording, i suoni più autentici della città: le voci delle persone, il rumore del mare, i vicoli e i dettagli della vita quotidiana. Il materiale registrato è stato poi rielaborato in una composizione musicale originale, trasformando il paesaggio sonoro di Genova in un racconto fatto di ritmo, atmosfera e identità.

Un’iniziativa che riflette lo spirito dell’intero progetto, pensato per valorizzare gli spazi pubblici non solo come luoghi dedicati allo sport, ma anche come ambienti aperti alla cultura e alla creatività. Per il gruppo guidato da Flavio Cattaneo sostenere Illumina significa rafforzare il legame con i territori attraverso iniziative capaci di generare valore sociale. Perché un campo da basket o uno skate park non sono soltanto impianti sportivi: possono diventare il punto da cui riparte la vita di un quartiere.

Enel, Spagna e America Latina trainano crescita: utile 1,9 miliardi, Margine operativo lordo +3,6%

Enel chiude il primo trimestre 2026 con i ricavi in calo del 6,7%, a 20,5 miliardi, compensati ampiamente da un Margine operativo lordo di 6 miliardi (+3,6%), grazie alle ottime performance del Gruppo sia in Spagna che in America Latina. Risultati che portano alla conferma della guidance indicata nel Piano Strategico 2026-2028, prevedendo per quest’anno di raggiungere un Eps compreso tra 0,72 e 0,74 euro.

Più che positivo anche l’utile netto, che sale a 1,94 miliardi, con un aumento di 3,9 punti percentuali sullo stesso periodo del 2025, dunque di 73 milioni in valori assoluti. Un risultato dovuto “all’andamento della gestione operativa ordinaria osservato a livello di Ebitda, al miglior contributo delle Stewardship attive nel settore dell’energia rinnovabile (Grecia, Sudafrica e Australia) e al contenimento del costo del debito, parzialmente compensato dalle maggiori imposte”, spiega l’azienda. Che migliora anche il risultato netto ordinario del Gruppo per azione, passando dallo 0,18 euro dello scorso anno agli attuali 0,20 euro.

Balzo in avanti anche degli investimenti che, al 31 marzo, si attestano a 2,3 miliardi, con un surplus del 10,9% rispetto allo scorso anno, focalizzandosi “principalmente nelle reti e nelle energie rinnovabili”. E’ di Enel Grids la migliore performance del Gruppo, con 1,58 miliardi, circa il 69 percento del totale, soprattutto in Italia, Brasile e Spagna. Enel Green Power investe 427 milioni di euro (19% del totale), grazie principalmente alle attività in Italia e Cile. A completare il quadro è Enel Commercial con “l’acquisizione di un pacchetto clienti in Spagna per un corrispettivo di 91 milioni di euro”. Cala, invece, di due punti percentuali l’Ebit, che arriva così a 3,96 miliardi.

Sul piano dell’energia elettrica, le vendite scendono del 7,2% a 59,2 Terawattora, così come quelle di gas naturale si attestano a 2,4 miliardi di metri cubi (-4%). La produzione, invece, sale di 2,4 punti a 47,80 Twh, dovuto allo 0,09 Twh delle rinnovabili (+0,49 TWh eolico; +0,40 TWh solare; -0,77 TWh idroelettrica; -0,03 TWh altre fonti rinnovabili) e al surplus del termoelettrico (1,35 Twh). “La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili – rileva Enel – è stata ampiamente superiore rispetto a quella da fonte termoelettrica”.

Al momento confermiamo lo scenario prudente” del Piano industriale “che copre la maggior parte dei rischi che possiamo aspettarci da ora ai prossimi due trimestri, dove inizieremo a capire meglio cosa potrebbe accadere riguardo, in particolare, alle decisioni sul sistema delle Ets a livello Ue”, spiega il Cfo, Stefano De Angelis, nella call con gli investitori. Per quanto il futuro, non ci sono solo i Data center nel mirino di Enel, che guarda a diversi mercati. “Abbiamo molte attività, per cui abbiamo molte opportunità e gli Stati Uniti sono sicuramente il nostro primo obiettivo, ma stiamo facendo offerte non vincolanti e anche nei Paesi europei di primo livello”. L’obiettivo di Enel è chiaro: “Dobbiamo guardare dove ci sono opportunità”.

Cop30, Pichetto: 3,4 mld in finanza climatica nel 2024. Non ammessi passi indietro

Ambizione e fiducia: così l’Italia partecipa alla trentesima conferenza delle parti sul clima, perché, sottolinea il ministro Gilberto Pichetto Fratin, “a dieci anni dall’Accordo di Parigi non sono ammessi passi indietro“. Nel cuore dell’Amazzonia, Roma porta “la consapevolezza di un Paese che unisce pubblico e privato in un impegno concreto verso la transizione energetica“, con un contributo alla finanza climatica “solido”.

In un anno, nel 2024, l’Italia ha investito 3,44 miliardi in finanza climatica, per le politiche di adattamento. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, con infrastrutture sostenibili e soluzioni innovative per la decarbonizzazione, a partire dal trasporto. “Alla Cop29 abbiamo fatto una lunga battaglia e abbiamo terminato molte ore dopo la chiusura ufficiale della conferenza, con l’accordo sui 300 miliardi da investire per il clima a livello mondiale“, ricorda Pichetto Fratin. Gli investimenti fatti in un anno dimostrano per il ministro quanto il governo creda “in tutte le azioni di adattamento da portare avanti“. L’impegno internazionale è tracciato dal Piano Mattei, con un focus particolare sull’Africa. L’obiettivo della Conferenza è anche quello di “costruire partenariati efficaci e garantire che tutti i Paesi, non solo l’Europa, contribuiscano a una transizione giusta”. La bussola resta il negoziato multilaterale, come “chiave per affrontare le sfide presenti e future”, scandisce Pichetto.

Il contributo alla finanza per il clima si è più che triplicato, passando da 838 milioni di euro nel 2023 a 3,44 miliardi nel 2024, di cui 1,67 miliardi di risorse pubbliche e 1,77 miliardi di fondi privati mobilitati attraverso strumenti pubblici. Tra i principali strumenti ci sono il Fondo per il Clima e il coinvolgimento diretto di Sace e Simest in progetti dedicati alla transizione ecologica globale.

Alla Cop30, il Paese punta su soluzioni innovative per la decarbonizzazione, con particolare attenzione ai biocarburanti, per raggiungere un futuro a emissioni nette zero in linea agli Accordi di Parigi e alle decisioni della Cop28 di Dubai. L’Italia ha lavorato fianco a fianco con la Presidenza brasiliana al lancio, durante la PreCop, del ‘Belem 4X Pledge on Sustainable Fuels’ per quadruplicare l’uso globale dei carburanti sostenibili entro il 2035 rispetto ai livelli del 2024, seguendo le indicazioni del report Iea sui carburanti sostenibili. L’iniziativa con Unep e Iea 3Den, che premia soluzioni innovative per l’efficientamento dei sistemi energetici con tecnologia digitale, è stata selezionata da Unfcc come best practice da presentare al padiglione ufficiale della Cop30. Grande attenzione è dedicata anche al coinvolgimento delle giovani generazioni, coinvolti attraverso l’iniziativa ‘Youth4Climate’ e i 150 progetti finanziati per costruire una transizione che sia anche culturale e partecipata.

La presenza italiana alla Cop30 si fonda su un partenariato pubblico-privato che vede la partecipazione di alcune grandi aziende nazionali, tra cui Enel, Ferrovie dello Stato Italiane e BF International, che hanno contribuito alla realizzazione del Padiglione Italia. Il Padiglione è articolato in due spazi complementari dedicati a scienza, tecnologia, comunicazione e innovazione. Lo spazio istituzionale nella Blue Zone ospiterà oltre 50 eventi tematici ed una installazione interattiva a cura di Dotdotdot che racconterà i progetti dell’Italia e delle aziende partecipanti per la transizione energetica. AquaPraça, piazza galleggiante progettata da Cra – Carlo Ratti Associati e Höweler + Yoon Architecture, in partenariato con il ministero degli Esteri e ancorata al Centro Culturale Casa das Onze Janelas, esplora una nuova simbiosi tra architettura e ambiente, sfruttando l’intelligenza naturale e le tecnologie reattive per adattarsi all’innalzamento del livello dell’acqua.

La partecipazione di Enel alla Cop30 come premium sponsor del Padiglione Italia testimonia, l’impegno dell’azienda, a “lavorare in sinergia con il settore pubblico per accelerare una transizione giusta e costruire un sistema energetico accessibile, sicuro e sostenibile”. L’azienda arriva all’appuntamento di Cop30 con una strategia climatica che il Direttore Italia Nicola Lanzetta definisce “tra le più ambiziose”: Il gruppo gestisce una capacità installata di 81 GW, di cui circa 66 GW da fonti rinnovabili e nel 2024 ha portato la quota di elettricità prodotta senza emissioni a oltre l’83%, confermando l’obiettivo di raggiungere l’obiettivo net zero entro il 2040. Anche il Piano Industriale di Enel Italia va nella direzione di abilitare la transizione energetica. Degli oltre 22 miliardi di investimenti, 16 sono destinati alla rete di distribuzione e sei al business integrato per migliorare l’efficienza degli impianti esistenti, sviluppare nuova capacità rinnovabile e di accumulo, accelerando così il percorso verso la decarbonizzazione.

L’impegno di Ferrovie dello Stato sul clima “si manifesta in tutti i settori in cui opera, dalla mobilità, alle infrastrutture, le infrastrutture energetiche e nell’ambito come operatore di trasporto”, rivendica l’amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio, che ricorda come nell’immaginario comune sia “ovviamente estremamente semplice dedurre come attraverso i più di 6.000 treni che girano quotidianamente sulla rete garantiscano un risparmio importante in termini di milioni di tonnellate di Co2”. Ma in realtà le iniziative sono tante, nuove e innovative. Come il ruolo di Fs Energy, società che nasce con l’obiettivo di occuparsi dell’acquisto e della produzione di energia da fonti rinnovabili; o ancora la rete ferroviaria tra le più elettrificate d’Europa. Recentemente, è stato presentato il nuovo Frecciarossa, realizzato interamente in Italia e con un tasso di riciclabilità dei materiali impiegati superiore al 97%. Al 2027, l’Italia avrà la flotta di trasporto regionale più giovane d’Europa, con un’età al di sotto dei 10 anni.

Enel cresce ancora, ricavi oltre i 40 miliardi. Acquistato il 62,5% di Cetasa in Spagna

Continua il cammino in terreno positivo per Enel. Un risultato tutt’altro che scontato, nel contesto geopolitico ed economico attuale, frutto di una strategia che sta dando i propri frutti, soprattutto per gli investimenti all’estero, che compensano ampiamente la riduzione dei margini in Italia sia per la scelta di applicare prezzi medi inferiori ai clienti finali, sia per rinnovabili e minori disponibilità idriche.

Tirando le somme, al giro di boa del semestre i ricavi superano i 40,8 miliardi, facendo registrare un incremento di 5,4 punti percentuali rispetto a un anno fa. Mentre il risultato netto ordinario cresce di 160 milioni (+4,4%). Altra voce di sicuro impatto è il costante calo dell’indebitamento finanziario netto, che arriva 55,4 miliardi, riducendosi così di un ulteriore 0,6% rispetto alla fine del mese di dicembre del 2024. Un dato che, combinato in rapporto all’Ebitda (in calo dell’11,6% a 11.092 milioni nel semestre), fa scendere il rapporto alla soglia del 2,5 restituendo “flessibilità al bilancio”, come spiega agli investitori l’ad, Flavio Cattaneo. Che assicura: “Siamo pronti a cogliere opportunità di creazione di valore a lungo termine”. Del resto, da gennaio a giugno gli investimenti sono già oltre i 4,5 miliardi. Lo stesso Cattaneo conferma che “siamo nella fase finale di negoziazione per alcune operazioni brownfield”, chiarendo però che “la strategia resta invariata: nessun accordo di grande entità, solo tecnologie a basso rischio in paesi dell’Ue e degli Usa”.

Il ceo di Enel commenta i dati del semestre mettendo in luce che “confermano ancora una volta l’efficacia della nostra strategia di capital allocation e delle iniziative di advocacy in Europa e nelle Americhe, che ci hanno consentito di migliorare il profilo rischio-rendimento del Gruppo riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati energetici e aumentando la visibilità sull’evoluzione del business”. Sulla base dei risultati ottenuti, l’amministratore delegato prevede “che l’utile netto ordinario di Gruppo si attesterà a fine anno nella parte più alta della guidance”. Che viene confermata, ovviamente, con stime per la fine dell’anno che vanno dai 22,9 ai 23,1 miliardi per i ricavi e tra 6,7 e 6,9 miliardi per l’utile netto ordinario.

Oltre ai conti Enel ha anche due novità di grande rilievo. La prima riguarda Egpe, la società del Gruppo controllata tramite Endesa, che ha perfezionato l’acquisizione da Caja Rural de Soria e Caja Rural de Navarra, rispettivamente, del 37,5% e del 25% del capitale sociale di Cetasa, società che detiene un portafoglio di 99 MW di impianti eolici operativi nella provincia spagnola di Soria, per circa 240 GWh all’anno di produzione, e ulteriori 30 MW di progetti eolici in fase di sviluppo. Il target stimato, a regime, è quello di incrementare il margine operativo lordo di Egpe per circa 10 milioni di euro all’anno. L’altra operazione, infine, è l’avvio, autorizzato dal Consiglio di amministrazione, di un programma di buyback da 1 miliardo, che prenderà il via il 1 agosto e si concluderà il 31 dicembre prossimo, per “riconoscere agli azionisti una remunerazione aggiuntiva rispetto alla distribuzione dei dividendi”. Enel, dunque, non si ferma e lancia nuove sfide.

Nasce Pioneer, il maxi-sistema stoccaggio Enel-Adr che riutilizza batterie auto elettriche

Un sistema innovativo che immagazzina energia rinnovabile per usarla anche quando il sole non c’è, valorizzando batterie usate di veicoli elettrici e donando loro una seconda vita. Il più grande sistema di stoccaggio energetico italiano che utilizza batterie di auto elettriche è stato presentato questa mattina all’aeroporto internazionale di Roma Fiumicino. Si tratta del progetto Pioneer, realizzato da Enel e Adr con l’obiettivo di applicare concretamente i principi di economia circolare e sostenibilità ambientale nel rispetto della decarbonizzazione dell’hub.

Cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Innovation Fund, il progetto sfrutta le potenzialità delle fonti rinnovabili e dell’economia circolare riutilizzando 762 batterie esauste, provenienti da tre grandi brand automobilistici (Nissan, Mercedes e Stellantis) grazie all’allacciamento con l’impianto fotovoltaico realizzato in parallelo alla pista 3 dell’aeroporto di Fiumicino.

Pioneer consentirà dunque di alimentare l’infrastruttura con energia pulita prodotta localmente, riducendo la dipendenza dalla rete. I moduli sono stati riconvertiti in un grande sistema di accumulo da 10 megawattora, capace di immagazzinare energia e restituirla quando necessario. Grazie a Pioneer, che sta per ‘airPort sustaInability secONd lifE battEry stoRage’, verranno abbattute 16mila tonnellate di anidride carbonica nell’arco di dieci anni.

Innovazione, sostenibilità ed eccellenza europea sono i tratti distintivi del progetto Pioneer. Gli storage sono infatti ritenuti ormai imprescindibili per la transizione energetica e il sistema realizzato da Enel e ADR accelera il percorso di decarbonizzazione del “Leonardo da Vinci”, recentemente incluso nella Top10 dei migliori scali al mondo da parte di Skytrax, dando nuova vita a batterie ormai inutilizzabili in campo automotive ma ancora molto preziose per applicazioni stazionarie. Il risultato è un progetto di dimensioni industriali che accumula l’energia verde prodotta, per poi rilasciarla quando se ne abbia necessità. “Progetti come questo dimostrano come l’Italia sia in grado di coniugare sostenibilità ambientale e competitività produttiva: una sfida cruciale per il futuro dell’Italia e dell’Europa”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il progetto appartiene ad un modello virtuoso e innovativo di economia circolare riconosciuto anche a livello europeo, che ha visto il progetto Pioneer selezionato tra i vincitori del bando Innovation Fund SSC-2020 promosso dall’Agenzia Europea per il Clima, l’Ambiente e le Infrastrutture (Cinea). Pioneer “mostra che l’innovazione è la prima alleata della transizione energetica, accelera l’elettrificazione su larga scala grazie a un modello di economia circolare che dà nuova vita alle batterie esauste”, ha aggiunto Francesca Gostinelli, Head of Enel X Global Retail di Enel. Si tratta “di un simbolo concreto della nostra strategia – ha dichiarato Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma – perché in esso convergono il nostro forte impegno nella sostenibilità ambientale, la capacità di valorizzare l’innovazione tecnologica e la determinazione di fare efficacemente sistema con le eccellenze del Paese, come Enel”.

Italia hub energetico e ponte Africa-Europa con Corridoio Sud idrogeno

Le due sponde del Mediterraneo si avvicinano. La dichiarazione congiunta di Italia, Germania, Austria sul Corridoio Meridionale dell’Idrogeno viene estesa all’Algeria e alla Tunisia.

La mega opera trasporterà idrogeno rinnovabile per oltre 3.300 chilometri dal Nord Africa all’Italia, all’Austria e alla Germania. I Paesi dichiarano l’intenzione di proseguire i lavori per lo sviluppo del ‘SouthH2 Corridor’ nel corso della prima Riunione Pentaministeriale, organizzata a Villa Madama dai ministri degli Esteri e dell’Ambiente, Antonio Tajani e Gilberto Pichetto.

L’idrogeno trasportato in Europa sarà green, se prodotto solo con energia elettrica, ma potrà essere anche blu, prodotto dal gas, “con la cattura però della CO2, che permette la decarbonizzazione pur utilizzando il gas“, precisa Pichetto. Un ulteriore passo verso la costruzione di un mix energetico in cui i fossili verranno gradualmente sostituiti dalle rinnovabili, con il fotovoltaico, l’eolico, il nuovo geotermico e, per dare continuità, “in futuro col nucleare” spiega il ministro. Il titolare del dicastero di via Cristoforo Colombo legge l’intesa come un goal politico e istituzionale, perché, sostiene, “ribadisce l’impegno nella cooperazione, volto alla realizzazione di un’opera decisiva per il futuro energetico di entrambi i Continenti“. Con l’Italia “pronta” a essere “centrale anche nel settore dell’idrogeno“, afferma.

Il SoutH2 Corridor è un modo per lavorare agli obiettivi di decarbonizzazione e indipendenza energetica “in modo concreto e pragmatico” per Tajani. Pensando al mix energetico indispensabile per l’indipendenza del Continente, il vicepremier ricorda che lo scorso 5 novembre la Farnesina ha ospitato la prima riunione del Gruppo Mondiale per l’Energia da Fusione, in partenariato con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Il corridoio Sud dell’Idrogeno, ribadisce, “rafforzerà ulteriormente il ruolo del nostro Paese come ‘hub’ europeo dell’energia“.

In Nord Africa l’Italia avrà anche un ruolo negli investimenti per il fotovoltaico e per la cattura del carbonio. In altri termini: potremo contribuire a costruire l’infrastruttura di trasporto, ma potremo anche costruire le centrali: “Già adesso abbiamo il prelievo del gas, investiamo lì con Eni, c’è già un coinvolgimento italiano. Il piano Mattei che prevede un’azione di collaborazione, di integrazione, di sviluppo per quei territori prevede investimenti da parte dell’Italia e prevede investimenti utili, non solo cooperazione“, chiarisce Pichetto. Il Corridoio Sud dovrà entrare in funzione entro il primo gennaio 2030, ma è “in gran parte già pronto“, assicura il ministro, che prevede la possibilità, in futuro, di collegarlo con la pipeline che raggiunge la Libia, “da 13 miliardi e mezzo di metri cubi di gas“.

Al tavolo della ministeriale, con Tajani e Pichetto, siedono il ministro algerino dell’energia, delle miniere e delle energie rinnovabili, Mohamed Arkab, il segretario del ministero federale tedesco per l’Economia e l’azione climatica, Philipp Nimmermann, il direttore generale della Direzione Clima ed Energia del ministero austriaco per la protezione del clima, Jürgen Schneider, il segretario del Consiglio Federale svizzero per l’energia, Benoît Revaz, l’ambasciatore della Tunisia a Roma, Mourad Bourehla, a nome della Ministra dell’Industria, delle Miniere e dell’Energia, Fatma Thabet Chiboub, e il direttore generale Energia della Commissione Europea, Ditte Juul Jørgensen.

L’Unione europea è presente perché il progetto è uno dei corridoi di approvvigionamento di Idrogeno inclusi nel piano REPowerEU, “la sua importanza è stata riconosciuta sia con l’inclusione tra i Progetti di Interesse Comune sia con l’etichetta di Global Gateway“, afferma Pichetto, confidando che l’opera possa ottenere finanziamenti dal Meccanismo per connettere l’Europa, CEF-Energia.

Villa Madama ha aperto le porte non solo alle istituzioni, ma anche alle imprese, con un Forum che ha messo a confronto il mondo produttivo dei paesi firmatari. “La crescente attenzione verso il SouthH2Corridor testimonia la sua solidità e il suo potenziale per rafforzare contribuire a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione“, commenta Stefano Venier Ad di Snam, che gestisce per l’italia la partita del Corridoio Sud. È un “progetto chiave“, insiste Venier, che aiuterà l’Italia a diventare un “gateway energetico per l’Europa grazie alla collaborazione con i Paesi al di qua e al di là del Mediterraneo“. Basandosi su una partnership energetica di successo avviata negli anni ’60, il progetto sfrutta in parte le risorse esistenti, un know-how tecnico e solidi legami commerciali tra aziende internazionali che collaborano da decenni: “Questi legami storici saranno fondamentali per affrontare le complessità di un’iniziativa transcontinentale – prevede l’ad – che l’Europa stessa riconosce come cruciale, avendola riconosciuta come Progetto di Interesse Comune“. Alla Tunisia in particolare guarda Enel che con Eni lavora a un progetto pilota per la produzione di Idrogeno verde proprio nel Paese nordafricano: “Il perfetto esempio dello spirito di partenariato su cui si fonda il Piano Mattei, che punta sull’integrazione Nord Africa-Europa, con l’Italia snodo centrale per i bisogni energetici europei”, scandisce Salvatore Bernabei, Direttore di Enel Green Power e Thermal Generation. Sull’idrogeno verde però Eni mette in guardia dai prezzi ancora molto elevati: “E’ un tassello di questo mosaico, un tassello che genera forti aspettative, ma che deve ancora fare i conti con la sostenibilità dei costi“, avverte Lapo Pistelli, direttore Public Affairs del cane a sei zampe, chiedendo di fare attenzione a “investire in un vettore che aiuta la decarbonizzazione a discapito della competitività delle imprese“. Per quanto, ricorda Pichetto, “la decarbonizzazione è anche un obiettivo industriale, non solo di transizione”.

A Fiumicino il più grande impianto fotovoltaico aeroportuale in Europa

Nasce, nell’aeroporto di Roma Fiumicino, il più grande impianto fotovoltaico in autoconsumo in uno scalo europeo e tra i più estesi al mondo. Si chiama Solar Farm, è posizionato lungo il lato Est della Pista 3 ed è un progetto di Aeroporti di Roma realizzato da Enel, in collaborazione con Circet. Si estende per quasi due chilometri e mezzo ed è composta da circa 55.000 pannelli in silicio monocristallino che, grazie a una potenza di 22 MWp, consentiranno allo scalo di produrre annualmente energia elettrica per più di 30 milioni di kWh. Si tratta di un primo, grande passo che porterà lo scalo ad avere a regime, nei prossimi 5 anni, una potenza installata di 60 MWp con l’installazione di altri farm sempre nel perimetro dell’attuale sedime. Una capacità sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico annuo di 30mila famiglie italiane, per un anno intero o – tradotto in auto elettriche – a fare il “pieno” a oltre un milione di veicoli.

L’investimento complessivo per la realizzazione del progetto ammonta a circa 50 milioni di euro, nell’ambito di un paniere di interventi per la generazione rinnovabile e la mobilità sostenibile per un impegno finanziario che supera i 200 milioni di euro. La Solar Farm, che contribuirà dunque a ridurre le emissioni di CO2 dello scalo di oltre 11.000 tonnellate ogni anno, rappresenta una delle più ambiziose iniziative nel percorso di transizione energetica e decarbonizzazione avanzate da AdR, con l’obiettivo di arrivare al Net Zero Carbon nel 2030, con vent’anni di anticipo rispetto al target di settore.

L’infrastruttura si colloca all’intero della strategia ESG delineata dalla Capogruppo Mundys i cui obiettivi sono stati certificati da SBTi (Science Based Target Initiative), in linea con lo scopo di mantenere il riscaldamento globale entro una traiettoria di 1,5°C. Oltre a ridurre l’uso delle fonti fossili per il fabbisogno energetico delle attività aeroportuali, la nuova opera permetterà anche di incrementare l’indipendenza energetica e la resilienza rispetto alla volatilità dei mercati.

Il lancio “consolida il nostro impegno nella transizione green e nella decarbonizzazione con una infrastruttura unica nel suo genere in tutto il panorama aeroportuale internazionale”, rivendica Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma. L’indipendenza energetica garantita da questa nuova progettualità all’aeroporto consentirà, spiega, di “ridurre drasticamente l’impatto ambientale delle attività secondo il modello di sviluppo sostenibile che stiamo costruendo ormai da anni e che rappresenta la prima, vera precondizione per la crescita dello scalo, del territorio e del Paese”. Il settore del trasporto aereo offre “numerose possibilità di ricerca e sviluppo di soluzioni innovative per la decarbonizzazione”, riflette il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. La Solar Farm è, precisa, “la prova di come la transizione energetica sia in grado di generare opportunità di crescita non soltanto per il sistema delle nostre imprese ma anche per i cittadini, che da oggi potranno beneficiare di un hub ancora più green e innovativo”. Il ministro parla di una tappa importante anche in vista “dell’urgente ulteriore sviluppo di capacità di una struttura votata all’efficienza energetica e alla sostenibilità ambientale e l’inaugurazione dell’impianto di oggi è un’occasione per celebrare anche la leadership italiana in questo cruciale settore”. Un ulteriore passo significativo verso “la riconciliazione del trasporto aereo con l’ambiente”, fa eco Pierluigi Di Palma, Presidente Enac e del Comitato Istituzionale della ‘Fondazione PACTA, Patto per la decarbonizzazione del trasporto aereo’. L’impianto Solar Farm dell’aeroporto di Roma Fiumicino, conferma, ricorda, “gli obiettivi di sostenibilità che abbiamo inserito nel nuovo PNA, così da traguardare l’obiettivo Net Zero Carbon Emissions già nel 2030, con venti anni di anticipo”. L’obiettivo raggiunto era ambizioso, osserva Francesca Gostinelli, Head of Enel X Global Retail: il più grande impianto fotovoltaico per la generazione di energia rinnovabile in autoconsumo, all’interno di un aeroporto europeo. Un traguardo che, scandisce, “testimonia il crescente impegno di ADR nell’efficientamento energetico e nella riduzione delle emissioni”.

Enel cresce ancora in nove mesi 2024: utile +16,2%, produzione a zero emissioni per l’82%

In nove mesi del 2024 Enel raggiunge nuovi risultati positivi. Una crescita trainata dalle rinnovabili e le reti per quel che riguarda l’Ebitda, ma soprattutto dall’azione manageriale degli ultimi mesi in Sudamerica, che ha portato a ottimi successi per il Gruppo.

Entrando nel dettaglio, il margine operativo lordo si attesta a 17,4 miliardi di euro, con un incremento del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2023. “L’andamento è attribuibile al positivo contributo dei business integrati, guidati dalla performance delle energie rinnovabili, che ha beneficiato della progressiva normalizzazione del mercato delle commodity, nonché della buona disponibilità delle risorse rinnovabili, compensando ampiamente la contrazione dei margini nei mercati finali e nella generazione da fonte termoelettrica”, spiega Enel. Rimarcando: “Positivo, al netto delle variazioni di perimetro, anche l’apporto delle attività di gestione delle reti di distribuzione, grazie al maggior volume di investimenti”. L’Ebitda, invece, è 18.5 miliardi (+22,2%).

Il risultato netto ordinario del Gruppo è 5,8 miliardi (+16,2%), un aumento “principalmente riconducibile all’andamento positivo della gestione operativa ordinaria, unitamente alla riduzione degli oneri finanziari netti e alla minore incidenza delle interessenze dei terzi”. Cala ancora anche l’indebitamento finanziario netto, unico segno meno ‘gradito’ all’azienda: 58,1 miliardi (-3,3%). Per quanto riguarda i ricavi il risultato è 57,6 miliardi (-17,1%), mentre il Cda ha deliberato un acconto sul dividendo 2024 di 0,215 euro per azione, che sarà in pagamento dal 22 gennaio 2025.

Nei nove mesi del 2024 abbiamo registrato solidi risultati, guidati dalla resilienza e dal bilanciamento geografico del nostro portafoglio di asset e da un maggior presidio delle iniziative di advocacy in America Latina – commenta il Cfo di Enel, Stefano De Angelis -. Vorrei inoltre evidenziare come il completamento del Piano di dismissioni entro la fine dell’anno ci consente di prevedere per il 2024 un rapporto tra indebitamento finanziario netto ed Ebitda pari a circa 2,4x, valore che si colloca al di sotto della media del settore”.

L’azienda, inoltre, conferma la guidance relativa all’esercizio 2024con la previsione di un Ebitda ordinario compreso tra 22,1 e 22,8 miliardi di euro e un utile netto ordinario compreso tra 6,6 e 6,8 miliardi di euro”.

Altri dati molto positivi sulla produzione di energia, che in 9 mesi dell’anno energia sale a 147,24 Twh, con le Rinnovabili che fanno un balzo a 8,03 Twh. Così come la produzione a zero emissioni raggiunge l’82% della generazione totale del Gruppo Enel, che conferma “l’ambizione a lungo termine di azzerare le emissioni dirette e indirette entro il 2040”.

Nucleare, Pichetto conferma dialogo su newco. Meloni: “Fissione ponte per fusione”

Il Gruppo Mondiale per l’Energia da Fusione si riunisce per la prima volta a Roma, alla Farnesina, su iniziativa dell’Italia e dell’Aiea. Il governo punta tutto sull’atomo, tanto che a Roma proseguono le trattative per una newco tra Enel, Ansaldo e Leonardo che si occupi di produrre mini-centrali di nuova generazione. Gilberto Pichetto lo conferma, ma non si sbilancia: “C’è una interlocuzione, ma non ancora un punto di convergenza sui soggetti che possono partecipare. Quello che possiamo dire è che il soggetto dovrebbe avere un ruolo importante nel sistema“, spiega in conferenza stampa.

Pichetto incontra la stampa con il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, in una pausa dei lavori del gruppo, che riunisce i più importanti rappresentanti dei settori pubblico e privato, dell’industria, del mondo accademico, degli enti di ricerca e della società civile.
Lo scopo è quello stimolare una collaborazione incentrata sulla ricerca, sullo sviluppo e sulle applicazioni dell’energia da fusione, per accelerare la transizione dell’energia da fusione dall’attuale fase di ricerca a quella dello sviluppo commerciale.

Con la ‘Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile‘, istituita dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, si è già avviato un percorso per valutare l’opportunità di riprendere l’utilizzo dell’energia nucleare in Italia, sia a breve-medio termine tramite le nuove tecnologie da fissione nucleare, sia a medio-lungo termine con l’energia da fusione, per raggiungere gli obiettivi di de-carbonizzazione al 2050 e per accrescere la sicurezza e la sostenibilità degli approvvigionamenti di energia.

Proprio la fissione di quarta generazione può fare da ponte “dall’idrocarburo alla futura fusione“, prospetta Giorgia Meloni, in un messaggio inviato al tavolo e letto dal sottosegretario Alfredo Mantovano. La premier non partecipa in presenza, bloccata da un’influenza, ma ribadisce l’importanza della tecnologia per il governo: “L’Italia – rivendica – resta il più nucleare tra i Paesi non nucleari“. Si colloca all’ottavo posto in Europa per numero di addetti, circa 40.000, “è un punto di riferimento della catena di approvvigionamento internazionale, dispone di un’expertise tecnologica di altissimo livello, il sistema universitario forma un numero importante di ingegneri, di fisici nucleari apprezzati a livello internazionale, le realtà d’eccellenza si distinguono per ambiziosi progetti di ricerca e di sviluppo“, spiega la presidente del Consiglio. Se lo scopo è quello di portare avanti una transizione energetica “sostenibile e non ideologica“, per farlo, garantisce Meloni, saranno usate “tutte le tecnologie, quelle già in uso, quelle che stiamo sperimentando, quelle che dobbiamo ancora scoprire“.

I tempi per la fusione dipenderanno da quanto ingenti saranno gli investimenti, ma Grossi azzarda prospettive molto ottimistiche: “Siamo in un momento in cui il processo passa dalla fase di pura ricerca alla dimostrazione e poi alla commercializzazione. Credo 5-10 anni, ma si vedrà, all’orizzonte si intravede un risultato possibile e a portata di mano“, afferma.

Al momento, gli investimenti di Stato si concentrano tramite Enea su Euratom e Iter. “Siamo sull’ordine dei centinaia di milioni, non oltre“, fa sapere Pichetto. Si cercherà di coinvolgere massicciamente i privati e la speranza è che gli incentivi non serviranno, “che la competitività porti a una condizione tale per cui non sarà necessario intervenire con integrazioni pubbliche sul sistema“, spiega.

Il tema energetico è diventato fondamentale per l’intera Europa. L’iniziativa voluta dall’Italia avviene in un “momento critico“, osserva la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, riferendosi alle alluvioni che hanno colpito la Spagna, “segnali di qualcosa che non va nel pianeta, di una crisi climatica in corso“, risultato “dell’uso scriteriato dei fossili“. Al tempo stesso però, ammette, “il mondo ha bisogno di sempre più energia”. E’ necessario quindi che questa sia “sicura e pulita“, come quella “rivoluzionaria” che potrà offrire la fusione.

La Commissione per il momento ha inserito il nucleare nella tassonomia delle attività economiche sostenibili, “cosa che schiude anche importanti prospettive, cioè il nucleare non è inquinante“, scandisce il padrone di casa, Antonio Tajani, aprendo i lavori dell’evento inaugurale, a livello ministeriale, del Gruppo. La lotta contro il cambiamento climatico, afferma, va fatta “con intelligenza, con scelte pragmatiche“. E la scelta del nucleare, insiste, va in questa direzione, perché “riesce a conciliare crescita, politica industriale e ambiente“, perché ribadisce il vicepremier: “Non è detto che la lotta al cambiamento climatico e la politica industriale siano due cose inconciliabili, anzi sono scelte che si possono conciliare benissimo“.

Il tema sarà protagonista della Cop29, che si apre la prossima settimana a Baku, dall’11 al 22 novembre. “L’energia nucleare svolge un ruolo fondamentale, come la capacità di essere pulita, che utilizza una quantità minima di risorse e a basse emissioni di carbonio“, chiosa il ministro dell’Energia dell’Azerbaigian Parviz Shahbazov. Le nuove sfide sono quelle di “rafforzare le norme per una corretta gestione delle scorie radioattive, il sostegno finanziario e l’aumento della fiducia del pubblico“. Il Paese, storico produttore di idrocarburi, punta a cambiare passo sulla la decarbonizzazione: “Siamo mettendo in pratica progetti su larga scala per portare le rinnovabili nel Paese al 35%. Siamo capofila nella transizione energetica nella Regione avendo creato dei corridoi energetici. La priorità – sostiene – è diventare un Paese a crescita verde“. Per questo, gli “smr possono essere un grande sostegno“.