
Cresce l’export extra Ue ma l’energia dimezza il surplus. Balzo a due cifre in Cina
L’export italiano verso i mercati extra Ue continua a crescere, ma il peso delle importazioni energetiche riduce il vantaggio commerciale accumulato negli ultimi mesi. Al giro di boa di metà anno, le esportazioni italiane sono aumentate del 3,6% rispetto al giugno 2025, mentre le importazioni hanno accelerato del 18,5%. Su base mensile, dai dati Istat emerge una riduzione congiunturale per le spedizioni (-4%) e un +1,3% degli acquisti.
Il saldo resta positivo, ma si restringe sensibilmente: l’avanzo commerciale è sceso a 2,55 miliardi di euro, dai 5,48 miliardi di giugno dello scorso anno. A pesare è soprattutto il peggioramento del conto energetico, con il deficit passato da 3,88 a 4,98 miliardi di euro. L’aumento delle importazioni è stato infatti trainato principalmente dall’energia, cresciuta del 31,9% su base annua, e dai beni intermedi (+23,7%). Anche le esportazioni hanno beneficiato della maggiore domanda di beni intermedi (+20,7%), mentre hanno mostrato maggiore difficoltà i beni strumentali, in calo dell’8,7%.
Le dinamiche sono ovviamente molto diverse tra i mercati. Gli Stati Uniti restano il principale sbocco extra Ue per il Made in Italy, con una quota del 10,8% dell’export. A giugno le vendite sono rimaste sostanzialmente ferme (+0,4% annuo), ma il saldo commerciale resta fortemente favorevole al Belpaese: 2,43 miliardi di euro nel mese e 17,7 miliardi nel primo semestre. Non emerge, almeno per ora, un arretramento della presenza italiana sul mercato americano, nonostante il clima di maggiore incertezza legato alle politiche commerciali.
Più vivace la crescita verso la Cina. Le esportazioni italiane sono aumentate del 19,1% a giugno e del 19% da gennaio. Il dato positivo sulle vendite, tuttavia, si accompagna a una crescita ancora più ampia degli acquisti (+20,5% su base annua), con un disavanzo commerciale che raggiunge 4,61 miliardi di euro nel mese e 23,6 miliardi nel semestre. Tra i partner extra Ue spicca anche la Svizzera, verso cui l’export cresce del 10,5% a giugno e del 39,3% nel primo semestre, con un avanzo commerciale mensile superiore ai 2 miliardi di euro. In difficoltà invece il Regno Unito, dove le vendite italiane calano del 10,5% annuo a giugno e del 6,1% nel periodo gennaio-giugno.
Sul fronte energetico, il quadro rimane delicato. Gli acquisti dai Paesi Opec sono aumentati del 47,8% rispetto a giugno 2025, mentre il saldo con questi partner torna negativo per 728 milioni di euro nel mese. Anche dall’Africa settentrionale arrivano segnali di maggiore pressione, con importazioni in crescita del 25,1%.
L’Istat sottolinea inoltre che il confronto mensile risente di alcune operazioni “di elevato valore” relative ai mezzi di navigazione marittima registrate nei mesi precedenti. Al netto di questi effetti, la flessione congiunturale dell’export sarebbe stata meno ampia, pari al 2,4%, mentre la crescita annua sarebbe salita al 5,4%. Considerando il primo semestre, il commercio con i Paesi extra Ue resta comunque in territorio positivo: le esportazioni crescono del 4,3%, le importazioni del 5,5% e l’avanzo commerciale si mantiene sostanzialmente stabile a 24,1 miliardi di euro.