Onu, Meloni: Riforma equa. Ripensare a cooperazione tra Paesi, come nel Piano Mattei

Intelligenza artificiale, Piano Mattei, riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu: dal palco del Vertice del Futuro di New York, Giorgia Meloni spiega le sue priorità al mondo.
La premier italiana sostiene la riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dopo l’accelerazione impressa dagli Usa, ricordando che in tempo di crisi nessuno Stato può governare da solo. Bene quindi il multilateralismo, ma Meloni ricorda che ogni organizzazione è efficace se le sue regole sono “giuste e condivise“. La revisione della governance non può quindi prescindere dai principi di “eguaglianza, democraticità, rappresentatività”. In altre parole, la riforma per l’Italia ha un senso se “viene fatta per tutti e non solamente per alcuni“.

No dunque a Paesi di serie A e di serie B, ribadisce Meloni, invitando a pensare in modo nuovo alla cooperazione tra le nazioni. Porta l’esempio del Piano Mattei per l’Africa, pensato, scandisce, per cooperare con le nazioni africane attraverso un approccio che non è “né paternalistico né caritatevole né predatorio, ma basato sul rispetto e sul diritto per ciascuno di poter competere ad armi pari“. Ecco la ricetta di Roma per promuovere lo sviluppo di un continente “troppo spesso sottovalutato”, insiste, per costruirne la stabilità e garantire “finalmente un diritto che fino ad oggi è stato negato a troppi giovani, che è il diritto a non dover emigrare“.

Parlando di sviluppo, la presidente del Consiglio si sofferma sulle nuove frontiere del progresso tecnologico, a partire dall’intelligenza artificiale generativa, un fenomeno sul quale confessa di temere che “non si abbia ancora sufficiente consapevolezza“. Meloni si raccomanda di sorvegliare che questo moltiplicatore non venga usato per “divaricare ulteriormente gli equilibri globali”: “La politica deve garantire che l’intelligenza artificiale rimanga controllata dall’uomo e mantenga l’uomo al centro”, scandisce.

In serata, la premier partecipa alla cerimonia di consegna del ‘Global Citizen Award’ dell’Atlantic council, venendo premiata “per il suo ruolo pionieristico di prima donna capo di Governo in Italia, il suo forte sostegno all’Unione Europea e all’alleanza transatlantica nonché per la sua presidenza del G7 nel 2024“. A consegnarle il riconoscimento è Elon Musk, amministratore delegato, tra gli altri, di Testa, SpaceX e cofondatore di OpenAI. Una scelta che, secondo alcuni avrebbe causato dei malumori all’interno dell’Atlantic Council.

Ieri, la premier ha tenuto una serie di bilaterali con esponenti del settore dell’innovazione, dal gruppo Google-Alphabet, Sundar Pichai, a Motorola, Greg Brown, e con Open AI, Sam Altman. Anche con loro, Meloni ha parlato di sviluppo tecnologico e informatico globale, riferendosi agli sviluppi dell’Ia. Sul tavolo anche i piani di investimento dei diversi gruppi in Italia e le iniziative da adottare per incrementare la competitività italiana nei settori a più alta tecnologia, in particolare facendo leva sull’alta formazione e sulla ricerca.

intelligenza artificiale

Monito dell’Onu: “Intelligenza artificiale non sia lasciata a ‘capricci’ del mercato”

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) e i rischi che ne derivano non possono essere lasciati “ai capricci” del mercato. A lanciare il monito è un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, che ha chiesto strumenti di cooperazione internazionale senza tuttavia spingersi fino a un’agenzia di governance globale.

Quasi un anno fa, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha istituito un comitato di circa quaranta esperti nei settori della tecnologia, del diritto e della protezione dei dati personali, provenienti dal mondo accademico, dai governi e dal settore privato, come Microsoft, Google-Alphabet e OpenAI.

Il rapporto finale, pubblicato pochi giorni prima del summit di New York, rileva senza sorpresa “la mancanza di una governance globale nel campo dell’IA” e la virtuale esclusione dei Paesi in via di sviluppo dalle discussioni su questo tema vitale.

Dei 193 Stati membri dell’Onu, solo sette sono coinvolti in sette importanti iniziative di governance dell’IA (nell’ambito dell’OCSE, del G20 o del Consiglio d’Europa) e 118 sono totalmente assenti, soprattutto tra i Paesi del Sud. Eppure, proprio la natura “transfrontaliera” di queste tecnologie “richiede un approccio globale”, insiste la commissione. “L’IA deve servire l’umanità in modo equo e sicuro”, ha ribadito questa settimana Antonio Guterres. “Se lasciati incontrollati, i pericoli posti dall’intelligenza artificiale potrebbero avere serie implicazioni per la democrazia, la pace e la stabilità”.

In questo contesto, il comitato di esperti chiede agli Stati membri dell’Onu di mettere in atto strumenti per una migliore cooperazione globale, al fine di incoraggiare il progresso per l’umanità ed evitare qualsiasi slittamento. Perché “nessuno” oggi può prevedere l’evoluzione di queste tecnologie, e coloro che prendono le decisioni non sono responsabili dello sviluppo e dell’uso di sistemi che ‘non comprendono’.

In queste circostanze, “lo sviluppo, la diffusione e l’uso di queste tecnologie non possono essere lasciati ai soli capricci dei mercati”, insistono, sottolineando il ruolo “cruciale” dei governi e delle organizzazioni regionali. Il primo strumento suggerito è la creazione di un gruppo internazionale di esperti scientifici sull’IA, sul modello degli esperti climatici delle Nazioni Unite (IPCC), i cui rapporti sono un punto di riferimento nel settore.

Questi scienziati potrebbero illuminare la comunità internazionale sui rischi emergenti, identificare le aree in cui sono necessarie ulteriori ricerche e individuare il modo in cui determinate tecnologie potrebbero contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (eliminazione di fame e povertà, uguaglianza di genere, clima, ecc.)

Questa idea è inclusa nella bozza del Patto digitale globale, ancora in fase di discussione, che dovrebbe essere adottato domenica dai 193 Stati membri delle Nazioni Unite in occasione del ‘Summit per il futuro’. Gli esperti suggeriscono anche di istituire un dialogo politico intergovernativo regolare sul tema e un fondo per aiutare i Paesi in ritardo.

Per fare da “collante” tra i vari strumenti, gli esperti auspicano la creazione di una struttura leggera all’interno del Segretariato delle Nazioni Unite. Tuttavia, non sostengono l’idea di un’agenzia di governance internazionale a pieno titolo, come suggerito da Antonio Guterres, sul modello dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Anche se il loro mandato chiede loro di esplorare questa possibilità, “non raccomandiamo di istituire una tale agenzia in questa fase”.

Pur osservando che stilare un elenco esaustivo dei rischi è una “causa persa” in un settore in rapidissimo sviluppo di cui nessuno può prevedere l’evoluzione, elencano alcuni dei pericoli individuati: disinformazione che minaccia la democrazia, deepfakes più personali (in particolare a sfondo sessuale), violazioni dei diritti umani, armi autonome, uso da parte di gruppi criminali o terroristici, ecc.

Data la velocità, l’autonomia e l’opacità dei sistemi di IA, aspettare che una minaccia emerga potrebbe significare che è già troppo tardi per rispondere”, ammettono, affidandosi a una costante valutazione scientifica e a scambi politici per garantire che “il mondo non venga colto di sorpresa“.

Tags:
, ,

Emissioni di carbonio di Google +48% in cinque anni: colpa dell’IA

Le emissioni di carbonio di Google sono aumentate del 48% in cinque anni a causa dell’intelligenza artificiale. Lo ha rivelato l’azienda stessa in un rapporto pubblicato martedì, nel quale ha spiegato che l’esplosione del fabbisogno di intelligenza artificiale (IA), e quindi di potenza di calcolo, sta compromettendo i suoi sforzi per ridurre le emissioni di carbonio, un problema affrontato anche dai suoi rivali Amazon e Microsoft. Secondo il suo rapporto ambientale annuale, nel 2023 il gigante della ricerca online ha visto le sue emissioni di gas serra raggiungere 14,3 milioni di tonnellate di CO2, con un aumento del 48% rispetto al 2019, anno di riferimento. La causa è l’aumento del consumo energetico dei suoi data center, gli edifici che ospitano i server informatici che costituiscono la spina dorsale del cloud e quindi dei siti web, delle applicazioni mobili, dei servizi online e di tutti i nuovi strumenti di IA generativa come ChatGPT.

Con l’integrazione dell’IA nei nostri prodotti, la riduzione delle emissioni potrebbe rivelarsi difficile“, osserva il gruppo californiano. Il gruppo cita l’aumento del fabbisogno energetico, poiché l’IA richiede una maggiore potenza di calcolo, e le emissioni legate agli investimenti in infrastrutture, come la costruzione di nuovi centri dati o l’ammodernamento di quelli esistenti. Google si è impegnata a raggiungere zero emissioni nette in tutte le sue attività entro il 2030.

Anche Microsoft, la seconda azienda di cloud al mondo, si è posta l’obiettivo di un’impronta di carbonio negativa entro il 2030. Amazon, leader mondiale del cloud grazie ad AWS, il suo ramo dedicato, non prevede un tale risultato prima del 2040. La sua attività principale rimane la vendita online, che richiede magazzini e centri logistici in tutto il mondo. I tre colossi americani sottolineano i loro sforzi per ridurre gli sprechi e sostituire l’acqua che consumano (per raffreddare i server), nonché i loro investimenti nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie emergenti per catturare e immagazzinare la CO2 già presente nell’atmosfera.

Ma il successo dell’IA generativa, reso popolare da ChatGPT (sviluppato da OpenAI, il cui principale investitore è Microsoft), rischia di compromettere i loro progressi.

Nel 2023, le emissioni di Microsoft sono aumentate del 29% rispetto al 2020. Quest’anno, il gruppo Windows ha annunciato oltre 15 miliardi di dollari di investimenti nell’IA all’estero, dalla Germania e dalla Francia al Giappone e all’Indonesia, in particolare per costruire nuovi centri dati adattati e finanziare le infrastrutture energetiche necessarie. Tuttavia, le aziende sono fiduciose che i progressi dell’IA ottimizzeranno il consumo energetico e contribuiranno a trovare nuove soluzioni al riscaldamento globale.

Finanza verde e transizione

Tedesco (Nordea Am): “Dopo euforia verso investimenti legati all’Ia, si torna su Esg”

Nordea Asset Management pochi giorni fa ha annunciato due nuovi fondi dedicati ai ‘sustainable labelled bond’, entrambi classificati come Articolo 9 ai sensi della Sfdr europea ovvero che investiranno quasi interamente nella transizione green. “Da oltre 35 anni integriamo Esg e sostenibilità nelle nostre scelte di investimento”, si legge nel sito della società, che rivendica il suo “Dna nordico”, derivante dalla sede della casa madre a Copenaghen in Danimarca. La finanza green in Europa vive però quasi due vite. Da una parte il patrimonio gestito dei fondi cosiddetti ‘verdi’ raggiunge il record di 5.200 miliardi di euro, dall’altra continua il deflusso di denaro dagli stessi fondi soprattutto nell’ultimo trimestre 2023. Riccardo Tedesco è l’esperto ESG per l’Italia di Nordea Am.

Come si spiega questo doppio andamento?

“Da un lato la classificazione dei fondi è stata di primaria importanza per i vari asset manager rimodellando sia l’offerta prodotti che le masse in gestione classificate come “ESG” (quindi relative a fondi art.8 e art.9). Questo ha creato una spinta positiva per la crescita del valore di mercato dei fondi, così come ha contribuito anche la domanda a livello istituzionale per fondi in grado di supportare banche, assicurazioni, fondi pensione e altri proprietari di asset nel loro commitment verso i target di Net Zero. Di contro lo scorso anno diversi fattori hanno contribuito a far diminuire l’appetito degli investitori per questi fondi”.

Quali sono questi fattori?

“Tra questi figurano il contesto macroeconomico e geopolitico, i tassi di interesse elevati, l’inflazione e i timori di recessione in alcune delle principali economie mondiali. L’allocazione degli investimenti si è spostata in generale verso il segmento del reddito fisso e verso depositi di conto corrente tornati interessanti dal punto di vista del rendimento. Infine, lato equity, abbiamo vissuto un anno dominato dai titoli del tech (i cosiddetti magnifici 7) e da un’euforia verso l’intelligenza artificiale. Ora questa dinamica si è già ‘normalizzata’ riportando le conversazioni verso tematiche ed opportunità sostenibili come il tema dell’efficienza energetica”.

Il maggior deflusso nell’ultimo trimestre 2023 è riferito ai fondi verde chiaro, art 8, mentre iniziano i prelievi anche i verde scuro, art 9. Quanto incidono le preoccupazioni di greenwashing e il contesto normativo in continua evoluzione? Cosa chiedete ai regolatori?

“Come diciamo sempre la regolamentazione ESG è un cantiere aperto dove gli attori coinvolti sono chiamati costantemente ad allinearsi e adattarsi in pieno spirito collaborativo. Detto ciò, ricordo che la classificazione avviene attraverso processi e criteri identificati individualmente da ogni asset manager. I fondi articolo 8 nel mercato vedono ancora una più ampia dispersione delle ‘caratteristiche ESG’ implementate. Per i fondi art.9 invece i requisiti tecnici appaiono più mirati per quanto riguarda la definizione di ‘investimenti sostenibili’. Finora la maggior parte dei distributori sta utilizzando la quota minima di investimenti sostenibili come criterio principale per distribuire i fondi ESG creando quindi uno spostamento naturale verso i fondi art.9. Quello che chiediamo al regolatore (dato che siamo anche coinvolti in diversi gruppi di lavoro della Commissione Europea) è semplicemente di continuare il suo percorso di definizione e implementazione della normativa per creare maggiore trasparenza e standardizzazione”.

Quanto incidono gli alti tassi di interesse, l’inflazione, i timori di recessione tra alcune delle principali economie mondiali e i rischi geopolitici sulla scelta di investimento e soprattutto sulla redditività?

“Come ho accennato questi elementi hanno avuto un fortissimo impatto sulle decisioni di investimento. Al di là di quanto menzionato pocanzi in merito ad allocation obbligazionaria e azionaria, c’è un elemento che simboleggia pienamente l’atteggiamento degli investitori in questo contesto. La combinazione generate da un clima di forte incertezza economica e geopolitica con un nuovo paradigma economico di tassi di interesse elevati ha dirottato molti investitori (più corretto definirli risparmiatori) verso depositi bancari o equivalenti. Per dare un riferimento a livello europeo vedremo andare in scadenza entro quest’anno circa 1 trilione di euro di depositi e un altro trilione di euro nel 2025. Parliamo di una vera e propria ondata di liquidità che dovrà essere reinvestita in un contesto caratterizzato da condizioni diverse, tipo tassi di interesse probabilmente inferiori”.

Il mercato, lo accennava prima, sembra più inebriato dall’intelligenza artificiale che dalla transizione?

“L’Ai è stata uno dei driver dominanti nelle performance dell’equity. Negli ultimi due anni (2022 – 2023) i magnifici 7 già menzionati (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, NVIDIA, Tesla e Meta) hanno pesato per quasi la metà delle performance dell’indice MSCI world. Questo trend ha contribuito a distogliere l’attenzione verso soluzioni e tematiche ESG. Ora, però, le dinamiche stanno già cambiando. Il vero limite dell’intelligenza artificiale è il consumo di energia in un sistema di risorse limitate. Per fare un esempio, una ricerca effettuata attraverso ChatGPT utilizza 10 volte l’energia richiesta da una svolta con Google e il fabbisogno energetico generale dell’AI nel 2026 potrà essere 10 volte superiore a quello attuale. L’efficienza energetica sta tornando al centro delle conversazioni con gli investitori come vero facilitatore del progresso tecnologico. Le aziende che offrono prodotti e servizi dedicati a ottimizzare il consumo energetico si trovano ora nella forte posizione strategica di fornire i proverbiali ‘badili durante la corsa all’oro'”.

Il mercato dei titoli pubblici green, come chiesto anche dalla presidente Lagarde, potrebbe essere un acceleratore degli investimenti in transizione? In che modo?

“Assolutamente sì. L’Unione europea ha 3 obiettivi ambiziosi per i prossimi 6 anni (2030): ridurre del 40% emissioni di gas serra, generare almeno il 32% dell’energia utilizzata da fonti rinnovabili e risparmiare il 30% circa di energia. Per raggiungere questi obiettivi sono necessari dai 175 ai 290 miliardi di euro all’anno. In questo progetto i green bond hanno un ruolo importare nell’allocare il capitale in progetti dedicati al raggiungimento di questi obiettivi. Se guardiamo gli ultimi 5 anni (dal 2018 circa) la quota di emissioni di green bond è raddoppiata e il mercato europeo dei Green bond (per la precisione green, social & sustainable bond) si aggira attorno ai 480 miliardi di euro di valore di mercato. Parliamo di una crescita attorno al 45% annuo dal 2018. Per usare le parole della Lagarde, noi crediamo fortemente nel ruolo dei green bond di acceleratore della transizione. Proprio in questi giorni stiamo infatti lanciando due nuove strategie dedicate ai cosiddetti ‘Sustainable Labelled Bonds’ a riprova di questa nostra convinzione”.

Ia, Urso lancia ‘quadrilatero’ italiano e Hub: “Presto decreto collegato alla Manovra in Cdm”

Un “quadrilatero” dell’innovazione e l’hub per lo sviluppo sostenibile. E’ la strategia italiana per mettere a servizio del mondo produttivo l’Intelligenza artificiale. Durante l’audizione in commissione Ambiente del Senato il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, mette in fila le mosse del governo per indirizzare le enormi potenzialità di questa tecnologia tutta nuova (e ancora da scoprire appieno) e ridurre al minimo i rischi che potrebbe generare. Partendo da due eventi: la partecipazione del Mimit al Summit sulla sicurezza a Bletchley Park e la riunione trilaterale con Francia e Germania del novembre scorso a Palazzo Piacentini, fondamentali tappe negoziali per un approccio sulle regole per per le imprese Ue.

Poi ci sono i passi europei, come l’Ai Act approvato lo scorso mese di marzo dall’Europarlamento, al quale l’Italia per prima ha voluto ispirare il proprio disegno di legge per indirizzare lo sviluppo e l’adozione di tecnologie di Intelligenza artificiale. “Ma il governo non si è solo concentrato sulle regole – spiega Urso -, iniziando anche a tratteggiare un quadro di politica industriale che andrà via via sempre più concretizzandosi, non solo grazie al ddl ora al vaglio del Parlamento, ma anche grazie al disegno di legge collegato alla manovra economica sulle nuove tecnologie abilitanti, che presenteremo in Cdm e poi in Parlamento nei prossimi mesi” e che sarà “finanziato col fondo sulla sostenibilità“.

Le direttrici su cui l’esecutivo si sta muovendo riguardano “le nuove politiche industriali“, sintetizzabili “su tre livelli – sottolinea il responsabile del Mimit -. Favorire la ricerca applicata industriale per far emergere nuove idee, ricerche e brevetti, e di questo di occuperemo nel collegato. C’è poi un secondo livello, sostenere lo sviluppo strumentale e un terzo su come aumentare la diffusione della Ia tra le imprese in generale e, soprattutto, tra le pmi“. Sul primo punto “siamo all’opera con l’avvio fondazione ‘Ia for industry’, che si è insediata a Torino e che completa il quadro di una ricerca industriale italiana sull’Ia volta ad ammodernare il comparto industriale in tutte le sue componenti critiche“, spiega. Aggiungendo che questo era “l’elemento che mancava” alla strategia italiana, perché la fondazione lavorerà assieme “anche ad altre strutture che già operano in questo campo e che potremo delineare come una sorta di quadrilatero: Genova, Bologna, Torino e Pavia“.

Nel capoluogo ligure “si trova l’Istituto italiano di tecnologia, con una dotazione annuale di circa 100 milioni di euro, che opera già da tempo e dedicherà una parte consistente del suo bilancio all’Intelligenza artificiale, concentrandosi sulla ricerca di base“, continua Urso. “Il secondo angolo è Bologna, con il Cineca e il Supercomputer Leonardo, tra i primi 5 al mondo per capacità di calcolo sull’Ia, dove si allenano molti algoritmi Ia prodotti da aziende europee, non soltanto italiane“. A completare il quadro è “il necessario sviluppo dell’hardware, che soprattutto per quanto riguarda i semiconduttori è rappresentato dal quarto angolo, quello che si sta sviluppando a Pavia con la fondazione Chips.IT“.

La partita dell’Ia è centrale anche in chiave G7, di cui l’Italia detiene la Presidenza. Infatti, in questo consesso è stata avanzata la proposta di un AI Hub per lo sviluppo sostenibile, “grazie al lavoro congiunto con Undp – continua il ministro – per rafforzare il ruolo del nostro Paese come parte integrante, trainante e innovativa dell’ecosistema globale sull’Intelligenza artificiale“. L’idea è di portar avanti il progetto “nel pieno spirito del Piano Mattei, volto a rafforzare la cooperazione e lo sviluppo dei paesi del Sud del Mondo, e dell’Africa in particolare, nella logica di mutuo scambio e mutuo sviluppo“. E per questo, conclude Urso, “ritengo che l’apertura di un centro internazionale in materia di intelligenza artificiale in Italia, auspicabilmente in congiunzione con la neo inaugurata Fondazione di Torino, possa rappresentare una grande opportunità per le imprese italiane, che si troverebbero così al cuore di un ecosistema industriale dell’Ia che guarda al mondo“.

Meloni annuncia: “Il Papa al G7 in Puglia nella sessione sull’Ia”

Photo credit: Palazzo Chigi

Papa Francesco è atteso in presenza al G7 dei leader, in Puglia, per partecipare alla sessione sull’Intelligenza artificiale, non è ancora chiaro se in presenza o in videocollegamento. L’annuncio lo dà la premier, Giorgia Meloni, in un video diffuso sui social, in cui parla dell’Ia come la “più grande sfida antropologica di quest’epoca“. I dettagli sul giorno e l’ora di partecipazione saranno forniti più avanti.

Dopo la nomina di uno dei consiglieri del Papa, il francescano padre Paolo Benanti, esperto di etica delle tecnologie e docente alla Gregoriana e all’Università di Seattle, come presidente della commissione parlamentare AI per l’informazione, c’è una nuova impronta del Vaticano su una delle materie più controverse del presente.

La Santa Sede, d’altra parte, ci lavora da tempo. Nel 2020 la pontificia accademia per la Vita ha firmato con Microsoft, Ibm, Fao, Governo italiano una ‘Call for an AI Ethics‘, documento nato per sostenere un approccio etico all’Intelligenza Artificiale e promuovere tra organizzazioni, governi e istituzioni un “senso di responsabilità condivisa con l’obiettivo di garantire un futuro in cui l’innovazione digitale e il progresso tecnologico siano al servizio del genio e della creatività umana e non la loro graduale sostituzione“. I firmatari della Call avevano quindi già espresso il desiderio di lavorare insieme per promuovere una ‘algor-etica’, ovvero lo sviluppo e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale secondo i principi di trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza e privacy.

Di due giorni fa, il 24 aprile, è l’impegno sottoscritto da Fondazione RenAIssance in Vaticano davanti a Francesco con il ceo di Cisco System, Chuck Robbins, su un patto per un’etica globale nelle nuove tecnologie. Con la ‘Rome Call for AI Ethics’, le aziende si impegnano ad assumere un approccio etico nei confronti dell’Intelligenza Artificiale, secondo il concetto della ‘algoretica’.

L’intelligenza artificiale, osserva Meloni nel video, può generare “grandi opportunità” ma porta con sé anche “enormi i rischi“. Roma lavora quindi a sviluppare meccanismi di governance per garantire che l’Ia sia “incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo, ovvero che mantenga al centro la persona e abbia la persona come il suo ultimo fine“.

La presidenza italiana del G7 intende, spiega la premier, valorizzare il percorso promosso dalla Santa Sede portandolo all’attenzione degli altri leader, in occasione del vertice in Puglia. In questo senso, ribadisce, la presenza di Francesco “dà lustro alla nazione e all’intero G7“. Si tratta della prima volta nella storia che un Pontefice partecipa ai lavori del gruppo dei sette. Il Papa lo farà nella sessione Outreach, aperta anche ai Paesi invitati e non solo ai membri del G7. Meloni si dice convinta che dalla presenza del Pontefice verrà un “contributo decisivo” per la definizione di un quadro regolatorio etico e culturale all’intelligenza artificiale, perché su questo terreno, insiste, “sul presente e sul futuro di questa tecnologia, si misurerà ancora una volta la nostra capacità“.

Nel corso del G7, saranno affrontate anche le altri grandi sfide del momento, dal nesso clima-energia fino alla sicurezza alimentare. E poi il Piano Mattei: “Getteremo insieme le basi per costruire un rapporto nuovo da pari a pari e di reciproco vantaggio con le nazioni in via di sviluppo e l’economia emergenti – fa sapere Meloni – e in particolare con il continente africano, così come concentreremo la nostra attenzione sulle questioni migratorie con l’obiettivo di combattere le reti di trafficanti di esseri umani e gettare le basi per garantire il diritto non il dovere a migrare“.

Tags:
, , ,

I vincitori di Innothon: un ‘hackaton’ di Enel Green Power sulle applicazioni AI & robotics per le energie rinnovabili

L’Innovation Hub&Lab di Enel a Catania ha ospitato le fasi finali e il verdetto della giuria del concorso per prototipi lanciato e sostenuto dall’utility. La challenge è iniziata con la raccolta delle proposte, indirizzate alle tecnologie solare, idroelettrico, eolico, geotermia e BESS (Battery Energy Storage Systems), e finalizzate all’automazione delle operazioni più comuni degli impianti rinnovabili (ispezione visiva, modellazione e manutenzione).

La soluzione proposta dai team doveva rispettare questi requisiti: autonomia di esecuzione; interfaccia con un software open source di gestione degli interventi; funzionalità di Intelligenza Artificiale (AI) per l’analisi dei dati, con un software di supervisione per reportistica di missione.

La piattaforma Innothon di EGP ha ricevuto 13 proposte, inviate da 21 proponenti (età media 25 anni), prevalentemente dall’Italia. Da qui è partita la selezione delle soluzioni più interessanti, e a questi team Enel Green Power (EGP) ha reso disponibile la componentistica per la realizzazione del progetto. I team selezionati si sono dedicati – nei mesi successivi – alla costruzione e all’addestramento dei robot e delle AI, completando i prototipi con il supporto di tutor e webinar offerti dai team di innovazione e gestione impianti di EGP.

The winners are. Il 6 dicembre, nell’ambito di un evento di tre giorni e che ha coinvolto – a Catania – gli studenti dell’ITIS Cannizzaro e dell’Istituto Tecnico Industriale Archimede, gli studenti del corso di robotica dell’Università di Catania, e il giovanissimo content creator tecnologico Jakidale, la giuria ha scelto: il progetto Avenger 2050 è stato ritenuto la proposta migliore tra le quattro arrivate in finale. Questo rover cingolato, presentato dalla squadra di Udine, é adattabile a tutte le superfici di lavoro, munito di un braccio robotico e integrato con altre periferiche, e può analizzare e interagire con l’ambiente circostante.

Il secondo classificato, Solarguard, del team di Bronte (CT), è composto da un robot cingolato e da un drone per impiego negli impianti fotovoltaici che, grazie a tecnologie cloud e AI, sfrutta il robot per muoversi su terreni poco praticabili e la visione aerea del drone per individuare le sezioni bisognose di manutenzione.

Gli altri finalisti. Oltre alle due vincitrici, sono arrivati in finale due progetti. Robot coleottero: presentato da un maker di Milazzo è una piattaforma-drone motorizzata che può volare a diverse quote – da quella di un pannello fotovoltaico a quella di una di una pala eolica – per svolgere attività di manutenzione, surveillance, rilievo gas, ecc. Elios: la squadra di Bologna ha presentato questa piattaforma con braccio robotico, in grado di accedere alla junction box sulle linee elettriche, per l’analisi delle armoniche e della curva tensione- corrente.

Innothon legacy. Impegno, creatività, collaborazione e buone dosi di problem solving: così le squadre vincitrici hanno raggiunto, tappa dopo tappa, il traguardo. Appassionati di robotica e di AI, ma soprattutto di innovazione, i ragazzi del Nord (Udine) e quelli del Sud (Bronte) hanno mostrato di condividere la volontà di superare le sfide, mettendosi in gioco, ma non per gioco.
Gli esiti di questa sfida sono un successo: dimostrare che è possibile attivare e coinvolgere le Intelligenze Naturali di makers talentuosi e motivati, a testimonianza delle competenze e capacità dei giovani del nostro Paese.

Piano Mattei, Meloni: “E’ più avanti di quanto sembri, Africa al centro del G7”

Intelligenza artificiale, Piano Mattei, europee. In oltre tre ore con i giornalisti della stampa parlamentare, Giorgia Meloni si confronta sui temi caldi dell’anno passato e di quello che verrà, con l’Italia impegnata nella presidenza del G7.

Un focus centrale, lo aveva anticipato più volte, sarà sull’Africa e su un nuovo approccio con il continente oltre il Mediterraneo. E’ il Piano Mattei che ha in cantiere e che in parte, negli accordi sull’approvvigionamento energetico, è già iniziato. Non si conosce ancora nei dettagli, ma “è più avanti di quanto sembri”, assicura la premier e sarà presentato tra qualche settimana, in occasione della conferenza Italia-Africa.

Il punto, per la presidente del Consiglio, è capire che il Continente africano ha una ricchezza enorme, soprattutto di materie prime critiche, di cui l’Europa ha un disperato bisogno. Ma d’altra parte, non si può restare inermi davanti alla destabilizzazione dei Paesi, che influisce nei rapporti con l’Occidente. nel piano di Meloni, bisogna agire a monte, anche per governare i flussi migratori: “Non risolveremo mai questo problema se pensiamo solo a come gestire i migranti una volta che arrivano in Europa. Finora, non ha funzionato un certo approccio paternalistico e predatorio. Quello che va fatto in Africa non è carità, ma partership strategiche da pari a pari”, spiega alla stampa. L’obiettivo è che il Piano Mattei “diventi un modello” anche per gli altri.

Nei giorni che verranno Meloni, presidente di Fratelli d’Italia ma anche del partito dei conservatori europei, sarà sempre più impegnata sul fronte di Bruxelles, in vista delle elezioni per l’Europarlamento, che si terranno dal 6 al 9 giugno 2024. Sulla sua candidatura non scioglie ancora le riserve: “E’ una decisione che non ho ancora preso – scandisce -. Sono una persona per la quale niente conta di più che sapere di avere il consenso dei cittadini, lo valuterò“. Quanto a eventuali rimpasti di governo, nel caso in cui alcuni dei suoi ministri decidessero di candidarsi, esclude l’ipotesi: ”Non auspico, non voglio e non lavoro a un rimpasto – conferma-. Poi quello che decideranno i partiti lo valuteremo caso per caso. Per ora stiamo ragionando solo delle candidature dei tre leader di partito”. Su una cosa è certa: l’Ecr non farà alleanze in Parlamento con partiti di sinistra. Nessuna maggioranza Ursula dunque: “Lavoro per una maggioranza alternativa che negli ultimi mesi ha dimostrato di poter esistere, penso alla transizione verde o alle migrazioni”, spiega. E, incalzata sull’Afd, il partito tedesco di estrema destra, taglia corto: “Ci sono distanze insormontabili”. Più probabile un asse col Rassemblement National di Marine Le Pen. Ma non si sbilancia: “Non sono una persona che ama dare patenti, anche per ragioni di storia. Io per ora lavoro con i conservatori europei”, afferma.

Altro tema al centro della presidenza italiana del G7 e che monta in vista delle Europee è il dibattito intorno all’intelligenza artificiale: “Sono particolarmente preoccupata dall’impatto che può su vari livelli e particolarmente sul lavoro”, confessa in apertura di conferenza. “Organizzeremo sull’Ia un focus molto preciso, perché rischiamo un impatto devastante che vedrà sempre più persone essere sempre meno necessarie“, osserva.

Da quando è al governo, rivendica, l’Italia ha fatto bene in Europa. E si dice “soddisfatta” dell’accordo trovato sul Patto di Stabilità: “Non è quello che avrei voluto, ma è quello che emerge da una sintesi”, precisa.

Su terreno nazionale, difende la legge di bilancio (“all’aumento delle tasse abbiamo preferito il taglio della spesa pubblica”) e biasima chi la critica per la tassa sugli extraprofitti delle banche, guardando al passato: “Mi fa sorridere che i primi a criticare il primo governo che ha avuto il coraggio di fare una tassazione delle banche siano quelli che quando erano al governo alle banche hanno preferito fare regali miliardari. Vale per il Pd, vale per il Movimento 5 Stelle, che è stato cintura nera in questo“, riferisce Meloni.

Risposte che non piacciono alle opposizioni, che urlano alla menzogna. “Se c’è una ‘cintura nera’ di prese in giro ai cittadini quella spetta di diritto a Giorgia Meloni”, si difende il leader pentastellato Giuseppe Conte, accusandola di aver piegato la testa a Germania e Francia per il Patto di stabilità: “Abbiamo un grosso problema a Chigi se la premier è ‘soddisfatta’ per 12 miliardi di tagli che rischiano di colpire come al solito i diritti, i servizi, la sanità e così via“, tuona. “Troppe cose non vere” anche per Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra. “Non è vero che ha tassato le banche, anzi ha usato lo stesso metodo – debole con i forti e forte con i deboli – utilizzato con le lobby energetiche, non tassando gli extraprofitti e regalando loro 450 milioni di soldi pubblici”, sostiene. E giudica il Piano Mattei l’opposto di quello descritto dalla premier: “Rappresenta il neo colonialismo predatorio delle risorse energetiche dell’Africa“. “Mai sentite così tante bugie tutte insieme”, fa eco il leader di IV, Matteo Renzi. “La premier dice che lei non ha aumentato le tasse: evidentemente le accise sulla benzina e l’IVA sugli assorbenti si sono aumentate da sole“, ironizza. Elly Schlein si esprime ancora prima che la conferenza inizi: “Meloni proverà a difendere l’indifendibile, dai disastri della manovra economica che taglia pensioni e sanità all’affossamento del salario minimo, dalla riforma costituzionale che riduce i poteri del Presidente della Repubblica allo smacco di aver accettato a testa bassa un compromesso dannoso sul Patto di Stabilità. Le ribatteremo punto per punto, perché gli italiani hanno diritto a conoscere la verità“. Avrà probabilmente occasione di farlo direttamente con la premier, che a domanda non si tira indietro su un eventuale confronto tv con la segretaria del Pd in vista delle Europee: “Mi impegno volentieri, credo sia normale e giusto confrontarsi con un altro leader politico. Non mi sono mai sottratta, non lo farò stavolta”.