
Nucleare, Pichetto: “Entro Natale decreti legislativi. Referendum? Scontato nel 2028 o 2029”
“Entro Natale vorrei presentare tutti i decreti legislativi” sul ddl nucleare, anche se “è un impegno molto forte perché chiaramente riguarda tutta una procedura in termini di sviluppo di agenzie, delle modalità” di smaltimento “dei rifiuti, le distanze. Sono tanti gli elementi da tenere in considerazione, insomma, ma vogliamo farcela”. Dal palco delle Ogr di Torino – in occasione dell’evento ‘Da Fermi al futuro: dialoghi sull’energia nucleare sostenibile”, promosso dal Mase e da Unioncamere organizzato da La Stampa – il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, fa il punto sull’iter legislativo del provvedimento e sulle prospettive future. Dopo il via libera dell’aula della Camera all’inizio di giugno, il ddl sul nucleare ha iniziato il suo percorso in Senato, attraverso l’assegnazione all’ottava Commissione Permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia) e il Governo punta all’approvazione definitiva del disegno di legge prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. Poi, comincerà l’iter dei decreti legislativi e del confronto con la Conferenza delle regioni e gli enti locali.
In mezzo, chiarisce Pichetto, servono progetti per rafforzare la comunicazione sul nucleare di nuova generazione “anche con iniziative come quella di oggi” con l’intervento “di una serie di personalità che hanno una conoscenza ed esperienza rilevante di ordine scientifico e tecnico. La divulgazione ha tanti rivoli di percorso, ma l’importante è far che tutti abbiano coscienza di cosa si parla”. E proprio una presa di coscienza nuova, assicura il titolare del Mase, sembra essere emersa negli ultimi anni, “in particolare tra i giovani”, sulla necessità di decarbonizzare il più possibile, “perché le emissioni carboniche hanno un peso notevole anche sul clima” e serve “aggiungere una produzione di energia, da fonte pulita”. E anche se il governo – ribadisce Pichetto in un videomessaggio all’Anev – “è impegnato nel potenziamento degli strumenti di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili e nella definizione di un quadro normativo chiaro e uniforme”, il nucleare basato sugli small modular reactor (Smr) è “fondamentale”, perché le fonti green sono per loro natura intermittenti.
Poi, come l’opinione pubblica reagirà alle novità, non è affatto certo. Un nuovo referendum sul nucleare, chiarisce il ministro, “lo do per scontato nel 2028 o nel 2029, è un diritto della nostra costituzione poter partecipare alle decisioni”. Le opposizioni o i comitati civici potranno quindi raccogliere le 500.000 firme necessarie per chiedere un nuovo referendum abrogativo contro le nuove leggi. Nel 1987, a poco più di un anno dal disastro di Chernobyl, la maggior parte degli italiani, si schierò contro l’energia dell’atomo, portando alla chiusura delle centrali attive e bloccando, di fatto, ogni ulteriore iniziativa. Il secondo referendum del giugno 2011 avvenne pochi mesi dopo l’incidente alla centrale giapponese di Fukushima, causato da un violento tsunami. L’obiettivo era quello di bloccare il “programma di rilancio del nucleare” che il governo Berlusconi aveva approvato tra il 2008 e il 2009, il quale prevedeva la costruzione di nuove centrali di terza generazione. Anche in questo caso gli italiani si opposero al progetto. Ma il nucleare di oggi, assicura Pichetto, è diverso da quello di allora. “E’ cambiata la tecnologia”, perché non si tratta più di grandi centrali, ma di piccoli reattori modulari di quarta generazione che occupano poco spazio, hanno standard di sicurezza più elevati e sono ‘puliti’.
“Non bisogna dividersi in tifoserie che dicono sì al nucleare e no al nucleare. La tifoseria, in questo caso, credo che sia l’approccio sbagliato”, gli fa eco eco il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, nel corso dell’evento. “Invece – aggiunge – serve una discussione che si basi sui dati, sui tempi, sui costi, sulla sicurezza sia nazionale che internazionale. E io credo che noi, come amministratori pubblici, abbiamo il dovere di imporci in questa in questa prospettiva”. Il nucleare, ricorda dallo stesso palco il governatore piemontese, Alberto Cirio, “è una strada che non preclude la possibilità di coltivarne altre”. Negli anni, ricorda, il Paese “è stato fermo, non ha avuto il coraggio di decidere”, invece oggi “finalmente”, ha aggiunto, si può “parlare” di nucleare “senza pregiudizi ideologici, senza situazioni preconcette di un tema così importante come quello energetico”.