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Energia cara per Italia: 15% in più dell’Area Euro. Pesano oneri e tasse

Luce e gas costano caro agli italiani. Purtroppo, non è una novità ma adesso ci sono i dati della Relazione annuale di Arera a certificarlo: nel 2024 i consumatori domestici del nostro Paese hanno pagato il gas il 15,1% in più del resto dell’Area euro (13,1 centesimi al kWh), con tariffe superiori del 5,3 percento rispetto alla media. Non va meglio per quel riguarda l’energia elettrica. Nonostante una diminuzione generalizzata in Europa, sebbene con intensità diverse (la media dell’Area euro è 14%, ma si va dal -2,7% della Germania al -20,2% della Francia), l’Italia ha infatti perso nuovamente competitività rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei.

In entrambi i casi il peso maggiore è quello di oneri, imposte e tasse che, per la luce, sale del 28%annullando le riduzioni registrate dalla componente energia e dai costi di rete”; mentre per il gas è di 3,2 centesimi/kWh, a cui si sommano i costi di rete lievitati a 3 centesimi/kWh. Fattori che giustificano, dunque, l’erogazione di bonus sociali (su base Isee) a 4,5 milioni di famiglie anche nel 2024 (-40,5% rispetto all’anno precedente), cui 2,8 milioni per l’energia elettrica e 1,7 milioni per il gas.

I dati di Arera, comunque, vanno letti in controluce, perché lo scorso anno, nonostante il perdurare delle guerre tra Russia e Ucraina alle porte del Vecchio continente, e tra Israele e Palestina in Medio Oriente, i prezzi sono diminuiti in 17 Paesi, tra cui appunto l’Italia (-8%) e il Lussemburgo (-33%), mentre in 10 sono schizzati in alto, come in Francia (+19%) e Portogallo (+15). Risultati che ci hanno permesso di ridurre di quasi dieci punti percentuali il differenziale dalla media Ue, che oggi passa al 15%. Gli effetti positivi si sono riverberati anche sulle imprese, che lo scorso anno hanno pagato un prezzo lordo “più conveniente rispetto a quasi tutti i principali competitor europei”. Ad esempio, -9,8% nel confronto con la Francia e -7,7% rispetto alla Germania. Solo la Spagna fa meglio (+38%). Buone notizie, per carità, ma la situazione resta comunque complicata per il sistema produttivo di casa nostra.

Spostando i riflettori su altri aspetti dello stesso tema, nel 2024 Arera registra un incremento della produzione mondiale di gas dell’1,4%, che non trova alimento però in Italia, dove il calo è del 4,1% (poco sotto i 2.600 milioni di metri cubi). Di contro, i consumi nel nostro Paese sono risaliti 0,3 miliardi di metri cubi, “riportando la domanda a 61,8 miliardi di metri cubi dai 61,5 del 2023”. Tutt’altra musica, invece, per l’energia elettrica, dove la produzione schizza del 3,2 percento a 273,3 TWh, con un boom delle rinnovabili (+14,9%) sotto la forte spinta dei 52,8 TWh di idroelettrico, che dunque sale del 30,2%. Numeri che permettono di soddisfare l’83,7% della domanda italiana. L’energia, dunque, resta una priorità, per le aziende ma soprattutto per le istituzioni, cui è demandato il compito di trovare le soluzioni per dare ossigeno a chi produce ma anche alle famiglie.

Ragioni che spingono il presidente di Arera, Stefano Besseghini, a plaudire l’iniziativa del governo sul nucleare: “Non perché sia possibile nel breve una rilevante e significativa penetrazione nel mix, ma perché anche lì soffia il vento dell’innovazione e un Paese industrializzato, rilevante, con la competenza tecnico scientifica dell’Italia – sottolinea nella sua Relazione -, non può non avere un contesto normativo in grado di agevolare lo sviluppo delle soluzioni innovative in ogni settore”. Così come il “disaccoppiamento della remunerazione di mercato elettrico fra le fonti di produzione con o senza costi marginali di produzione” diventa un “punto centrale”.

Il numero uno dell’Authority, inoltre, ricorda che “a partire dal prossimo 1 luglio, la bolletta di energia elettrica e gas naturale in Italia cambierà volto” e “ogni operatore sarà tenuto a pubblicare in modo visibile e accessibile le condizioni tecnico-economiche delle proprie offerte”. Un cambiamento che Besseghini definisce “un investimento in trasparenza”. Che fa il paio con il suo monito sul ruolo del regolatore, che a suo modo di vedere “assume anche una funzione comunicativa e culturale: deve informare, spiegare, motivare, educare, accorciando le distanze, alleggerendo il tono e semplificando il linguaggio senza essere fuorvianti e con spirito di servizio”. Non a caso, infatti, il Servizio conciliazione ha permesso di ottenere, sulle oltre 34mila domande presentate, più di 21 milioni di euro “con un tasso di soddisfazione degli utilizzatori del Servizio Conciliazione pari al 95%”. Fattori che in una fase storica di incertezza “che rischia di minare le fondamenta stesse della nostra società”, diventano cruciali per vincere la sfida della transizione energetica.

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Nel 2024 l’Italia ha i prezzi dell’elettricità più alti e il peggior deficit elettrico

In Sicilia si è pagata l’energia elettrica più cara d’Europa nel 2024. Secondo i dati forniti da Energy-chart.info il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso in media è stato di 112,13 euro per megawattora. La zona europea invece dove l’elettrica è risultata più economica è la zona 4 della Norvegia, quella più a nord, con una quotazione media di 23,3 euro/Mwh. In pratica al Sud Italia la luce costa il 381% in più nei confronti dell’estremo nord ovest della penisola scandinava.

A livello di Paese, sempre secondo i dati forniti da Energy-chart.info, il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia nel 2024 è stato di 109 euro/Mwh. In Spagna è stato di 63,04 euro, in Francia di 58,02, in Germania di 78,5 euro per megawattora. In pratica da noi quest’anno l’elettricità è costata il 72.9% in più rispetto alla Spagna, l’87,9% in più nei confronti della Francia e il 38,8% in più di quella tedesca. Anche nelle regioni dei Balcani i costi sono risultati piuttosto elevati. La Serbia e la Macedonia del Nord, ad esempio, hanno registrato prezzi rispettivamente di 101,53 euro/MWh e 101,79. Così come la Bulgaria e la Romania hanno visto un incremento, con costi dell’energia pari a 102,55 euro/MWh e 103,52, rispettivamente.

Una situazione opposta a quella del Nord Europa, oltre alla Norvegia – il Paese meno caro energeticamente d’Europa – pure la Svezia ha mantenuto tariffe relativamente basse, intorno ai 25 euro/Mwh. E benché le zone più meridionali abbiano visto un leggero aumento (35,77 euro/MWh), i prezzi rimangono comunque ben al di sotto della media europea. La Finlandia, pur non raggiungendo i livelli della Norvegia o della Svezia, ha registrato un costo relativamente contenuto di 45,58 euro/MWh, che la colloca tra i Paesi con le tariffe più basse in Europa.

Più si va a Sud, più i prezzi invece salgono. In Francia, appunto, l’elettricità è costata in media 58,02 euro/MWh, confermandosi come uno dei Paesi con tariffe relativamente basse rispetto al sud del continente. Questo è dovuto in parte alla continua espansione delle fonti di energia rinnovabile e nucleare che dominano il mix energetico francese. Nei Paesi Bassi, i costi hanno raggiunto 77,29 euro/MWh, mentre in Germania il prezzo dell’energia ha toccato i 78,51 euro/MWh grazie alla continua espansione delle energie rinnovabili e al robusto sistema di interconnessione energetica con i Paesi vicini. Anche il Lussemburgo ha registrato lo stesso prezzo della Germania, pari a 78,51. Belgio e Svizzera hanno avuto prezzi, rispettivamente di 70,32 euro/MWh e 75,96, risultando in una fascia di mercato intermedia tra i Paesi scandinavi e quelli più meridionali, ma comunque superiori alla media europea.

La situazione cambia radicalmente man mano che ci si sposta verso sud. L’Italia, in particolare, ha registrato infatti i costi tra i più elevati di tutta l’Europa, con un prezzo medio di 109 euro/MWh, e secondo i dati forniti da Energy-chart.info, l’Italia si è distinta anche per il peggior deficit elettrico d’Europa nel 2024. Con un saldo negativo di 52,1 TWh, ha dovuto importare quasi il doppio dell’energia rispetto alla Germania, che si è fermata a 28,4 TWh. Questo enorme deficit energetico è dovuto a una combinazione di fattori, tra cui l’alto costo di produzione nazionale e la difficoltà di integrazione con i mercati energetici europei. Al contrario, alcuni Paesi come la Spagna e la Francia sono riusciti a mantenere surplus energetici significativi, con la Spagna che ha registrato un surplus di 8,1 TWh e la Francia un impressionante +89 TWh. Questi surplus derivano in parte da politiche energetiche più efficienti e alla maggiore capacità di esportazione, grazie a una migliore interconnessione con le reti europee e un mix energetico che include un’alta percentuale di energia nucleare e rinnovabile.

Bollette luce nel tutelato calano di un quinto: dimezzata spesa annuale per famiglia tipo

Calano di un quinto le bollette della luce nei prossimi tre mesi per chi è ancora nel mercato tutelato, cioè circa 4,5 milioni di utenti che da luglio, in gran parte, dovranno entrare nel mercato libero o non fare nulla rimanendo in un sistema di tutele graduali che dovrebbe garantire loro comunque tariffe in qualche modo protette. Le tariffe tuttavia dipendono dal prezzo della materia prima, dall’energia elettrica all’ingrosso, che a dicembre scorso era pari a 127,24 euro per megawattora in Italia, in questo mese è scesa a 89,3 e che – secondo le stime di Arera dovrebbe essere di circa 83 euro/Mwh. Da qui la decisione dell’autorità per l’energia di abbassare il costo delle bollette del 19,8% da aprile fino al termine di giugno. Ultimo aggiornamento trimestrale per i clienti non vulnerabili.

In termini di effetti finali, la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° luglio 2023 e il 30 giugno 2024) sarà così di circa 662 euro, riavvicinandosi ai livelli precedenti alle crisi, segnando un -47,7% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° luglio 2022- 30 giugno 2023), periodo in cui il prezzo della materia energia raggiunse i suoi picchi massimi.

Nel dettaglio delle singole componenti in bolletta, il prezzo finale per la famiglia tipo – che registra consumi medi di energia elettrica di 2.700 kWh all’anno e una potenza impegnata di 3 kW – risulta di 20,24 centesimi di euro al kWh, come nel 2021 ovvero prima dell’invasione russa dell’Ucraina (comprensivo di imposte), contro i 25,24 centesimi di euro al kWh del trimestre precedente. La variazione del -19,8% è sostanzialmente legata alla diminuzione complessiva della spesa per la materia energia (-22,5%) controbilanciata dal rialzo degli oneri generali di sistema (+2,72%). Restano invariate, invece, le tariffe di rete regolate (Trasporto e gestione contatore).

Le stime di Arera si basano sull’andamento del prezzo del gas, che determina oltre la metà della produzione elettrica in Italia, le cui “aspettative di prezzo del mercato per il secondo trimestre 2024 sono favorite da un livello degli stoccaggi europei che – complice un inverno relativamente mite – risulta storicamente elevato alla fine della stagione di erogazione”. Infatti il Ttf ad Amsterdam, oggi il contratto guida per il metano europeo, oggi è calato di un punto percentuale a 27,4 euro per megawattora rimanendo comunque sui minimi da un paio di anni. Però guardando solo i prezzi dell’elettricità in Europa, molto più influenzati dalla produzione da fonti rinnovabili e dal nucleare più che dal gas, si nota che i prezzi spot vedono Portogallo e Spagna come i Paesi meno cari d’Europa a marzo, secondo quanto emerge dalle rilevazioni quotidiane diffuse da energy-charts.info. In Portogallo il prezzo medio dell’energia elettrica è di 20,99 euro per megawattora, mentre in Spagna è di 22,12 euro/Mwh. Tra i grandi Stati continentali, il prezzo è di 55,3 euro per megawattora in Francia, 66,4 in Germania e appunto 89 euro/Mwh in Italia. In pratica l’elettricità in Spagna costa il 75% in meno rispetto al nostro Paese.

I pannolini possono essere riciclati 200 volte più velocemente con la luce

I pannolini per bambini – notoriamente prodotti molto inquinanti – possono essere riciclati 200 volte più velocemente grazie alla luce. Secondo uno studio pubblicato su ACS Applied Materials & Interfaces e condotto dal Karlsruher Institut fur Technologie, l’acqua e i raggi UV riescono a degradare in modo rapido ed efficiente i polimeri reticolati delle fodere dei pannolini senza bisogno di sostanze chimiche e le molecole di plastica riciclate possono poi essere utilizzate in vari modi.

Finora, invece, sono stati necessari acidi forti per riciclare il poliacrilato di sodio, il materiale altamente assorbente che si trova all’interno di questi prodotti. Gli acidi “tagliano” le catene che stabilizzano i polimeri dopo circa 16 ore a 80 gradi Celsius e, quindi, consentono il riciclo del materiale. Questo processo è complesso e costoso, ed è per questo che ogni anno, circa due milioni di tonnellate di super assorbenti finiscono nella spazzatura o vengono incenerite.

I ricercatori hanno scoperto che le catene che legano i polimeri possono essere spezzate dalla luce. “A quel punto, ‘nuotano nell’acqua’ e si trasformano in fibre liquide“, spiega Pavel Levkin, professore dell’Istituto dei sistemi biologici e chimici. Per i loro studi, gli scienziati hanno tagliato le fodere dei pannolini convenzionali, le hanno bagnate con acqua e le hanno esposte a una lampada da 1000 W. Dopo cinque minuti il materiale solido si è trasformato in un liquido che è caduto in un collettore. “Questo metodo con la luce UV è circa 200 volte più veloce di quello con gli acidi“, afferma Levkin.

Il team ha poi utilizzato processi noti per convertire il liquido in nuovi adesivi e coloranti. Per i loro test, i ricercatori hanno utilizzato pannolini puliti, a è anche possibile separare i superassorbenti dai pannolini usati. Il metodo di riciclo può essere ottimizzato ecologicamente a costo zero utilizzando l’energia solare. “Abbiamo trovato una strategia promettente per riciclare i superassorbenti. Questo ridurrà significativamente l’inquinamento ambientale e contribuirà a un uso più sostenibile dei polimeri“, concludono i ricercatori.

Bollette luce e gas: 4 milioni di italiani vittime di truffa

Nell’ultimo anno 4 milioni di italiani sono caduti vittime di una truffa o di un tentativo di truffa nell’ambito delle bollette luce e gas, ben il 28% in più rispetto all’anno precedente, con un danno stimato di oltre 1,2 miliardi di euro. Numeri impressionanti, emersi dall’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, che ha acceso i riflettori su un fenomeno in costante aumento e che ha spinto Facile.it e l’associazione Consumerismo No Profit a unire forze e competenze per dare vita al progetto Stop alle Truffe. L’iniziativa nasce proprio per offrire ai consumatori italiani un sito (www.stopalletruffe.it) dove trovare strumenti concreti per riconoscere i rischi ed evitare di cadere in trappola quando si è alle prese con il cambio di un fornitore luce e gas.

L’indagine ha messo in evidenza come, all’interno delle principali voci di spesa familiare, le bollette luce e gas siano l’ambito più colpito dai malfattori che, per raggiungere le loro vittime, usano spesso il telefono o il porta a porta. Il finto call center è lo strumento più utilizzato per questo genere di frodi, con una percentuale che in un anno è passata dal 44% al 53%, mentre in un caso su cinque il truffatore ha bussato direttamente alla porta di casa della vittima (21%). Non mancano le frodi via web tanto è vero che, sempre secondo l’indagine, il 34% delle vittime è stato raggirato tramite una falsa e-mail, mentre il 14% attraverso un finto sito web, percentuale quasi raddoppiata rispetto allo scorso anno (+90%). Cala, di contro, l’utilizzo da parte dei malfattori delle app di messaggistica istantanea e dei social network, che comunque rappresentano gli strumenti attraverso i quali sono stati truffati, rispettivamente, il 5% e il 4% dei rispondenti.

La buona notizia è che spesso basta davvero poco per non cadere in trappola. Le modalità con cui i truffatori cercano di raggirare le vittime sono sempre le stesse; pertanto, una volta individuati gli schemi ricorrenti, diventa semplice far scattare un campanello d’allarme prima che sia troppo tardi“, spiega Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit.

Dati interessanti sono emersi analizzando il profilo di chi è stato truffato o, comunque, ha subito un tentativo di frode: i rispondenti con età compresa tra i 35 e i 44 anni si confermano essere la categoria prediletta dai malfattori, con una percentuale di vittime pari al 13,3% (a fronte di una media nazionale pari al 9,4%). Guardando al livello di istruzione di chi ha partecipato all’indagine, emerge che i più truffati sono, come nella precedente rilevazione, i rispondenti con un titolo di studio universitario, con una percentuale di vittime pari al 13%, valore in aumento del 31%. Suddividendo il campione su base territoriale, invece, emerge che se nella precedente rilevazione l’area più colpita dai truffatori era il Nord Est, quest’anno il triste primato spetta al Nord Ovest, con una percentuale pari all’11,6%.

Come si comportano le vittime dopo una truffa? Quasi 6 su 10 hanno dichiarato di non aver denunciato l’accaduto (58%), percentuale pari ad oltre 2,3 milioni di individui; un dato che fa riflettere e che diventa ancor più preoccupante se si considera che il numero di persone che hanno adottato questo atteggiamento è aumentato (+37%) rispetto alla rilevazione precedente.
Sempre più vittime non denunciano la frode per ragioni psicologiche: il 19% perché “si sentiva ingenuo per esserci cascato” (in aumento del 27% rispetto alla precedente rilevazione), mentre il 10% perché “non voleva che i familiari lo scoprissero” (dato in crescita di oltre il 200%).

Bollette tornano a salire nel 2023: l’elettricità aumenterà fino al 25% e il gas fino al 15%

Non è finita l’emergenza bollette. Dopo la tregua degli ultimi mesi, i prezzi di luce e gas torneranno a salire  Per l’elettricità, famiglie e piccole imprese saranno destinate a spendere il 10% in più nel terzo trimestre dell’anno rispetto alla tariffe del trimestre in corso, mentre i rincari saliranno del 25% nel periodo che va da ottobre a dicembre. Stessa dinamica, ma più contenuta, per il gas naturale: le tariffe sono previste al rialzo “per il terzo e quarto trimestre in rialzo, rispettivamente del 5% e del 15% rispetto alle quotazioni per il secondo trimestre”. E’ quanto si legge nella memoria depositata dalla Arera (Authority per energia, reti e ambiente) nelle commissioni Finanze e Affari sociali in occasione dell’audizione del presidente, Stefano Besseghini, sul decreto Bollette. “A gennaio 2023 – ha detto – si è registrata una riduzione pari al 34,2% del prezzo del gas naturale per la famiglia tipo (quella con consumi medi di 1.400 mc/annui) rispetto a dicembre 2022. Ciò è stato determinato dalla riduzione della spesa per la materia gas naturale (-35,9%), dovuta al calo della componente relativa ai costi di approvvigionamento del gas naturale, dal lieve aumento legato alla spesa per il trasporto e per la gestione del contatore (+0,3%) e dal nuovo livello di copertura degli oneri di sistema prevista dalla Legge di bilancio per l’anno 2023 (+1,4%)”. A febbraio si è determinata un’ulteriore diminuzione del 13% del prezzo del gas naturale mentre a marzo 2023 si è registrato un ulteriore calo del 13,4% (inclusi gli effetti delle misure di aiuto). Ciononostante, ricorda l’Arera, le quotazioni dei mercati all’ingrosso del gas naturale per i prossimi mesi “hanno recentemente nuovamente mostrato volatilità crescente”. Sul gas, infatti, “incide la stagionalità”, ricorda Besseghini. “Quando si avvicina l’inverno, probabilmente vedremo un po’ di rimbalzi del prezzo, anche per effetto della rimozione di quegli elementi di protezione che erano stati introdotti precedentemente ma in una spesa complessiva per le famiglie che andrà comunque riducendosi, per l’inevitabile ed evidente avvicinarsi ed inoltrarsi nella stagione calda”.

Nella memoria, i vertici dell’Authority segnalano anche elementi critici sul provvedimento annunciato dal governo per il prossimo inverno. In particolare, sulla norma che prevedono aiuti alle famiglie nel caso in cui il prezzo medio mensile del gas all’ingrosso dovesse superare i 45 euro al megawattora. Un intervento che potrebbe riguardare oltre 18 milioni di utenze (pari a 23,5 milioni di clienti domestici residenti meno circa 5 milioni di titolari di bonus sociale). L’orizzonte della misura bonus riscaldamento limitato al solo trimestre ottobre-dicembre 2023 “presenta criticità sotto il profilo sia della protezione dei consumatori nell’intero periodo invernale 2023/24, dato che eventuali prezzi elevati del gas nei mesi tra gennaio e marzo 2024 non darebbero luogo al contributo previsto, sia per il rapporto benefici/costi dell’implementazione della misura che – come visto – richiede importanti aggiustamenti dei sistemi informativi dei venditori”, si legge nella memoria. Inoltre, precisa il presidente, “dobbiamo avere consapevolezza, ed è importante che la Commissione ne condivida il percorso anche con il Mase, da valutare per il prossimo inverno la definizione del decreto attuativo per questo elemento di supporto alle spese di riscaldamento, che ha naturalmente una sua tempistica”. 

Ribasso storico per le bollette della luce: -55,3% nonostante il ritorno degli oneri di sistema

Dopo il -19,5% deciso da Arera a fine 2022 per i primi tre mesi di quest’anno, anche nel secondo trimestre le bollette della luce calano nel mercato tutelato. Anzi, crollano. Meno 55,3%. Un ribasso mai visto che acquista ancora più valore, visto e considerato che sono stati reintrodotti gli oneri di sistema. Soprattutto una riduzione inaspettata. Solo ieri il presidente di Arera, Stefano Besseghini, aveva annunciato un calo di “oltre il 20%”.

Alla base del mega ribasso, scrive l’Authority per l’energia, c’è il “forte calo delle quotazioni all’ingrosso dei prodotti energetici”. A dicembre il Pun (prezzo unico nazionale) era sceso in media a 294,91 euro per megawattora, ovvero quasi la metà rispetto al picco raggiunto ad agosto con ben 543 euro/Mwh. La media di gennaio è stata ancora più bassa (174,49), così come quella di febbraio (161). Ora, a marzo, il prezzo medio è attorno ai 136,38 euro. Praticamente il 54% in meno rispetto a dicembre. Ieri il Rie-Ricerche industriali ed energetiche stimava che il calo della bolletta sarebbe potuto “arrivare al 35-40%”, se non fosse stato deciso di reintrodurre gli oneri di sistema, “azzerati durante il periodo di forte rialzo dei prezzi a carico del bilancio dello Stato. Nel caso, la riduzione, difficile da stimare, sarebbe inferiore (20%-30%)”. Invece è del 55,3%.

Siamo in un passaggio nuovo e per un verso ancora delicato di questa lunghissima crisi – afferma il presidente di Arera, Stefano Besseghini –. I prezzi all’ingrosso del gas evidenziano un mercato che ha preso sul serio lo sforzo europeo di diversificazione e di consolidamento delle infrastrutture. I segnali li vediamo velocemente trasferiti anche ai consumatori finali, anche grazie ad un impianto regolatorio che funziona. Non dobbiamo però perdere la focalizzazione sugli impegni presi e sull’implementazione delle scelte fatte”.

Il ribasso equivale ad una minore spesa annua rispetto alle tariffe attuali pari a -793 euro a famiglia, sottolineano le associazioni dei consumatori. Anche se “la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° luglio 2022 e il 30 giugno 2023) sarà di circa 1.267 euro, +33,7% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° luglio 2021- 30 giugno 2022)”, specifica l’Arera. Rimane quindi ancora rilevante il supporto fornito dai bonus sociali energia a sostegno delle famiglie. Questi vengono erogati direttamente in bolletta a tutte le famiglie aventi diritto, a condizione che abbiano un Isee valido nel corso del 2023 ed entro la soglia di 15.000 euro (30.000 euro per le famiglie numerose).

Nella nuova bolletta, da sabato, il prezzo di riferimento dell’energia elettrica per il cliente tipo sarà di 23,75 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse. Analizzando le voci si nota che la parte del leone, 11,61 cents, è legata ai costi di approvvigionamento dell’energia, in riduzione del 72% rispetto al primo trimestre 2023. Sale invece del 13% nei confronti dei primi tre mesi di quest’anno il costo per la commercializzazione al dettaglio, che vale 2,16 centesimi. Resta invariata la spesa per il trasporto e la gestione del contatore (circa 0,04 euro). Infine i famosi oneri di sistema tornano e valgono 3,03 centesimi. Sono state riattivate le aliquote delle componenti tariffarie Asos e Arim per tutte le utenze, anche quelle domestiche. La componente tariffaria Asos a copertura degli oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili, pesa per l’84,71% degli oneri complessivi, mentre in relazione alla componente tariffaria ARIM va ricordato che la legge di Bilancio 2023 ha previsto il trasferimento sulla fiscalità generale dei cosiddetti ‘oneri nucleari’ (oneri per il decommissioning delle centrali e degli impianti nucleari e compensazioni territoriali per gli enti locali che ospitano tali impianti e il deposito nazionale).

Energia, Plenitude: Possibile rateizzare bollette luce-gas del primo semestre

I clienti Plenitude, dal 1° febbraio, potranno chiedere la rateizzazione delle bollette di luce e gas relative al primo semestre 2023, con rate variabili in funzione dell’importo e senza l’applicazione di interessi e spese. Lo rende noto la società – che è una controllata di Eni – spiegando che l’agevolazione riguarda famiglie, condomini e piccole imprese.

L’iniziativa, si legge in una nota, “si pone in linea con quanto già fatto nel 2022”, ed è stata maturata “in considerazione delle difficoltà che i propri clienti potrebbero incontrare nel rispettare le scadenze delle bollette di energia elettrica e gas”. La possibilità di rateizzazione è stata concordata con i rappresentanti nazionali delle Associazioni del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU).

Plenitude è la Società Benefit di Eni che integra la produzione di energia 100% da fonti rinnovabili, la vendita di servizi energetici e un’ampia rete di punti di ricarica per veicoli elettrici. L’azienda fornisce attualmente energia a circa 10 milioni di clienti europei nel mercato retail con l’obiettivo di raggiungere entro il 2025 più di 11 milioni di clienti e di installare oltre 30.000 punti di ricarica per la mobilità elettrica. La Società prevede inoltre di superare i 6 GW di capacità installata da fonti rinnovabili entro il 2025, i 15 GW entro il 2030 e di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040. EFS

A Parigi la Cittadella degli affari punta al risparmio energetico

La torre Coeur Défense, il più grande complesso di uffici d’Europa situato a La Défense (Hauts-de-Seine), riduce i suoi consumi grazie a nuove installazioni per controllare l’edificio tramite sensori. “Di efficienza energetica si parla da tre o quattro anni”, spiega il direttore tecnico Ludovic Levavasseur, 52 anni, che sostiene la transizione, già ben avviata con quasi il 40% di consumi in meno tra ottobre 2021 e ottobre 2022. Anche se invisibile in bolletta, perché parallelamente è aumentato il prezzo del kWh, il calo continuerà, assicura, in particolare grazie alle migliaia di rilevatori di presenza via via installati nei 170 mila mq di uffici. Ora dopo ora, giorno dopo giorno, questi sensori comunicano con un computer che si trova nel seminterrato della torre, dove Nicolas Puype, 42 anni, ha il compito di monitorare quello che accade. Dipendente del fornitore di servizi di manutenzione Engie Solutions, è da tre anni Energy manager dell’edificio. Nei sette palazzi di Coeur Défense lavorano circa settemila persone, con una tendenza al ribasso legata al telelavoro. Senza vederli, Nicolas Puype assiste al balletto dei loro arrivi e delle loro partenze, trasmesso istantaneamente al sistema di gestione tecnica dell’edificio (GTB). “So quasi tutto quello che succede, senza muovermi, non ho nemmeno bisogno di una telecamera”, confessa l’ingegnere dell’automazione che arriva a indovinare quale treno ha preso la gente per raggiungere il quartiere degli affari.

Sui suoi schermi salgono gli ascensori, si accendono le luci e le pompe di calore e la curva dei consumi elettrici sale, per poi crollare a fine giornata. Quando una scrivania non è occupata, sul computer si spegne automaticamente. Nicolas Puype non detta la temperatura, né la regola a distanza, ma sa tutto. Su uno schermo alla sua destra viene sintetizzata tutta la produzione di energia e segnalata la minima anomalia. Sono sovrapposti grafici a colori, il consumo del giorno e quello del giorno prima. Tutti i sensori di Coeur Défense e i computer monitorati da Nicolas Puype hanno una missione in fondo semplice: riscaldare e illuminare solo quando i lavoratori sono presenti. “Se consumi già solo ciò che ti serve, sei al sicuro”, commenta Thierry Chambon, CEO di Energisme, un’azienda che vende software per la gestione dell’energia. Il grattacielo, riconoscibile per le sue due torri di 40 piani con bordi arrotondati che culminano a 161 metri e le sue vetrate che formano una scacchiera bianca cangiante, è occupato all’80%.

Impossibile per definizione fermare il riscaldamento o l’aria condizionata, né ovviamente aprire le finestre. Per respirare è necessario far pulsare aria nuova, calda o fredda a seconda della stagione, per alimentare 42.000 punti luce, 76 ascensori, 11 scale mobili, 14.000 tapparelle, più di 8.000 ventilconvettori. Tutto è elettrico. I generatori di sicurezza si avviano in caso di blackout. La bolletta elettrica è quindi la seconda voce di spesa per la torre, dopo la sicurezza antincendio.

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Bollette, tra Natale e l’Epifania in arrivo le nuove tariffe

Il 29 dicembre l’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) determinerà le tariffe trimestrali per l’energia elettrica nel mercato tutelato, mentre il 3 gennaio 2023 la stessa Authority per l’energia fisserà i prezzi, sempre per il mercato tutelato, del gas. Dopo tre mesi in cui si sono registrati i massimi storici per la luce, si attende una boccata d’ossigeno in virtù del calo del Pun, prezzo unico nazionale. Lo scorso 29 settembre l’Arera aveva infatti aumentato i costi dell’energia elettrica del 59%. All’epoca, l’Autorità nazionale per l’energia aveva deciso di posticipare eccezionalmente il necessario recupero della differenza tra i prezzi preventivati per lo scorso trimestre e i costi reali che si sono verificati, anch’essi caratterizzati da aumenti straordinariamente elevati, limitando dunque il rincaro che sarebbe stato intorno al 100 per cento. Infatti nel terzo trimestre 2022, in base ai dati di preconsuntivo, il Pun era pressoché raddoppiato rispetto al secondo trimestre 2022 e quasi quadruplicato rispetto al livello medio del corrispondente trimestre del 2021.

Adesso i numeri sono diversi. Settembre aveva chiuso con un Pun medio di 429,92 euro per megawattora, mentre il prezzo del 24 dicembre – complice il giorno semifestivo – è crollato a 142,06. La media di dicembre rimane tuttavia superiore, ovvero a 325,43 euro/Mwh. La differenza però tra la quotazione di settembre e quella di questo mese segna comunque un -24,3%. Pertanto, le bollette nel mercato tutelato dei prossimi tre mesi dovrebbero ridursi del 10-20% almeno. Tutto dipenderà dalla volontà di Arera di recuperare “la differenza tra i prezzi preventivati per lo scorso trimestre e i costi reali che si sono verificati”, posticipati lo scorso 29 settembre.

Discorso diverso per il gas. Il verdetto sulle bollette del mercato tutelato arriverà il 3 gennaio. In base al nuovo metodo di calcolo introdotto a luglio dall’Arera, il prezzo del metano per i clienti ancora in tutela è aggiornato alla fine di ogni mese e pubblicato nei primi giorni del mese successivo a quello di riferimento, in base alla media dei prezzi effettivi del mercato all’ingrosso italiano. Il valore del prezzo gas, che è pagato dai clienti per i consumi di dicembre, viene quindi pubblicato sul sito dell’Arera entro 2 giorni lavorativi dall’inizio di gennaio. Nonostante il Ttf, ovvero il prezzo del gas in Olanda diventato punto di riferimento del mercato europeo, sia in caduta libera da una settimana (alle 15,30 segnava un calo del 10% a 82,7 euro/Mwh), e che anche il prezzo del gas sulla borsa italiana sia crollato a quota 87 euro, la media di dicembre è a 125,5 euro. Superiore ai 91 di novembre e agli 80,8 di ottobre. A ottobre, grazie proprio a quotazioni in picchiata, avevamo assistito a una riduzione delle bollette del 13%. La stessa percentuale di aumento che invece abbiamo notato a novembre. Ora – nonostante parecchi commentatori puntino a una riduzione delle tariffe – è dunque difficile immaginare una discesa dei costi per aziende e famiglie. In questo mese il gas in Italia costa infatti il 37% in più rispetto a novembre.