Rinnovabili

Il mondo delle rinnovabili contro la Manovra: “Così andiamo in crisi”

La legge di bilancio non piace al mondo dell’energia, specie quello delle rinnovabili, che chiede subito una revisione del tetto al prezzo dell’energia fissato a 180 euro/Mwh e soprattutto una modifica del contributo di solidarietà sui cosiddetti extra-profitti. Secondo Anev, l’Associazione nazionale energie del vento, il governo colpisce doppiamente le rinnovabili sia con il ‘cap’ a livello di prezzi di vendita a 180 euro (che sembrerebbe peraltro sommarsi al già vigente cap a 65 euro/MWh) sia con l’extra-tassazione degli utili al 50%, sovrapponendo così due misure che sono concettualmente distinte e in contrasto tra loro. Infatti, con il cap ai ricavi vengono meno i presupposti per extra-profitti, perciò tale misura era stata pensata solo per il settore oil e gas che infatti non è soggetto al revenue cap. La misura relativa al prelievo fiscale straordinario come contributo solidaristico, calcolato sugli utili di impresa, all’art.14 del Regolamento del Consiglio dell’Unione Europea n.2022/1854, è riservata alle imprese operanti nei soli settori petrolifero, del gas naturale, del carbone e della raffinazione e non al settore rinnovabili – sottolinea Anev – come invece ha voluto l’esecutivo italiano, unico tra gli Stati membri ad applicare tale prelievo alle rinnovabili.

Questo affastellamento di norme non fa che creare confusione e incertezze regolatorie che scoraggiano gli investimenti nel settore. Poi non comprendiamo per quale motivo solo il settore dell’energia e in particolare quello delle rinnovabili debba pagare tale balzello visto che era già stato pesantemente bastonato dal precedente governo”, attacca Simone Togni, presidente di Anev. “Ci aspetteremmo un trattamento più equo anche nel mondo elettrico tra tutti gli operatori e non solo quelli da Fer (Fonti energia rinnovabile. ndr), se gli utili li fanno altri e le tasse vanno sempre a colpire solo noi c’è qualcosa che non funziona. I piani del Governo in tema di Fer annunciati ad Ecomondo a Rimini nei giorni scorsi, di voler facilitare la realizzazione di ben 70GW da rinnovabili, ebbene questi non sono realizzabili in questo contesto poiché gli investitori scapperanno da un Paese che penalizza oltremisura gli investimenti nel settore delle rinnovabili. È necessario che il Parlamento modifichi la legge di bilancio – conclude il rappresentante del mondo eolico – introducendo i dovuti correttivi a valle di una interlocuzione approfondita con le associazioni del settore”.

Anche Assopetroli-Assoenergia e Assocostieri, attraverso un comunicato, bocciano il contributo di solidarietà straordinario, mettendo in luce le criticità per gli operatori della logistica e della distribuzione dei prodotti petroliferi, tra i quali vi sono anche numerose Pmi. “La norma – ricordano le associazioni – trae origine dall’art.15 del Regolamento Ue 2022/1854 che, però, individuava un diverso perimetro di applicazione del contributo, includendo esclusivamente le imprese che operano nel settore dell’estrazione, della raffinazione del petrolio e della fabbricazione di prodotti di cokeria. Non è una casualità che il Regolamento europeo, a differenza della norma presente in Legge di Bilancio, abbia escluso il settore della distribuzione dei carburanti. Gli operatori della logistica e della distribuzione, infatti, sono collocati nella parte intermedia della catena e sono pertanto dei meri ‘price taker’, che subiscono le decisioni di prezzo scelte a monte della filiera industriale. Queste imprese, per tale ragione, sono strutturalmente e tecnicamente impossibilitate a generare extraprofitti“.

Più duro l’intervento di Assoebios, Associazione operatori elettrici da bioliquidi sostenibili, che accusa: “Il governo vuole dare il colpo di grazia alle fonti rinnovabili. Mentre i consumi di energia e gas aumentano vorticosamente a causa dell’abbassarsi delle temperature, il governo pensa di mettere un tetto al prezzo dell’energia, non solo per il fotovoltaico e l’eolico, ma anche per le biomasse e i bioliquidi sostenibili fortemente penalizzati dal vertiginoso aumento dei costi delle materie prime”. Per Luca Miris, presidente dell’associazione “l’energia prodotta con il carbone, oggi, viene pagata dai cittadini 500 euro al megawattora, mentre all’ipotetica energia pulita prodotta con i bioliquidi sostenibili viene imposto un prezzo massimo inferiore alle quotazioni dei mercati elettrici, rendendo di fatto, insostenibile la produzione, costringendo quindi gli impianti a fermarsi“.

Infine Assoidroelettrica, davanti al presidente di Arera, ha fatto presente che “il combinato tra siccità ed ingiusti prelievi sta mettendo in grande difficoltà i bilanci delle società che producono energia da fonte idrica – si legge in un comunicato –, è indispensabile rivedere la misura del prelievo così da garantire l’esatto contrario di quanto sta accadendo oggi, ovvero, lo sviluppo del comparto e non certo la consegna, per molti, dei libri in tribunale“.

montecitorio

Bozza Manovra: caro energia neutralizzato fino a marzo, poi servono altri soldi

Oltre 5,5 miliardi per il credito d’imposta – che va dal 35 al 45 per cento – per l’acquisto di energia da parte delle aziende, circa 4,5 miliardi di credito d’imposta per accaparrarsi il gas, un miliardo per abbattere gli oneri di sistema in bolletta, sempre per la bolletta quasi 900 milioni per ridurre l’Iva al 5%. E ancora 2,5 miliardi di bonus sociale per far fronte alle tariffe energetiche delle famiglie con Isee basso, 400 milioni in più a Comuni e Province per non lasciare al freddo scuole o altri edifici pubblici. L’elenco contenuto nella nuova bozza della manovra, che oggi inizia il suo iter parlamentare alla Camera in vista dell’approvazione entro fine anno, è una lista di provvedimenti tampone, quasi obbligati, contro il caro-energia.

Anche altre voci, come ad esempio l’incremento dei fondi per i cantieri (una decina di miliardi entro il 2027) e per le opere legate al Pnrr alla fine è una risposta al boom dei prezzi delle materie prime. I bonus si sprecano: legati ai carburanti per agricoltori, pescatori e trasportatori. Ce né poi uno da mezzo miliardo per aiutare i meno abbienti a fare la spesa. E pure la rivalutazione delle pensioni, al 100 per cento per chi ha un trattamento fino a 4 volte il minimo, è una risposta quasi automatica – per legge – all’incremento dell’inflazione.

La manovra dunque sfrutta al massimo il deficit, grazie anche al buon andamento del Pil degli ultimi mesi e allo scostamento di bilancio votato poche settimane fa, per cercare di garantire la tenuta del sistema economico-sociale di fronte a rincari energetici mai visti. Anche la famosa tassa sugli extra-profitti delle società energetiche, che nei piani del governo Draghi inizialmente avrebbe dovuto portare 10 miliardi nelle casse dello Stato, si ridimensiona. L’incasso previsto, forse più realistico visto il flop del precedente provvedimento, è di appena 2,5 miliardi. Diventa infatti per il 2023 un “contributo di solidarietà” che toccherà 7000 aziende, in linea con le regole Ue. Il prelievo sarà del 50% sul reddito 2022 che eccede per almeno il 10% la media dei redditi 2018-21, con il limite del 25% del patrimonio netto al primo gennaio 2022.

Gran parte dei provvedimenti tuttavia, specie quelli che riducono l’impatto sulla bolletta per famiglie e imprese, sono coperti fino al primo trimestre 2023. Dal 31 marzo bisognerà trovare altre risorse e il Pil non sarà più quello del 2022 che garantirà margini di manovra in bilancio. Il vero banco di prova del governo sarà in primavera.