
Vino, Sos da Uiv per il Made in Italy: Offerta supera domanda, rischio crollo prezzi
Il mondo del vino italiano, simbolo di eccellenza nel mondo, si trova oggi di fronte a un bivio. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini lancia una sorta di appello durante l’assemblea dell’associazione che conta oltre 800 soci e l’85% dell’export italiano. C’è una questione di sostenibilità e di produttività da affrontare “visto il calo dei consumi a livello globale”, spiega. E per questo “non possiamo più permetterci di inondare la Cantina Italia con vendemmie da 50 milioni di ettolitri, che rappresentano la media produttiva degli ultimi 25 anni”.
Nel dettaglio il quadro fornito dall’Osservatorio Uiv mostra segnali preoccupanti: nei primi cinque mesi del 2025 i consumi nei principali mercati di sbocco del vino italiano – Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Germania – sono calati sensibilmente, con picchi negativi vicini al 10% in Germania. Il saldo complessivo delle vendite nel retail è in contrazione del 3,4%, che sale al 5,3% per i vini fermi e frizzanti. Gli spumanti rappresentano una rara eccezione, con un aumento del 4,9%. Nonostante questo contesto difficile, l’Italia è l’unico Paese produttore ad aver aumentato il proprio potenziale viticolo, un’anomalia che, se non gestita, potrebbe condurre a una sovrapproduzione ingestibile, sottolinea l’analisi. Una vendemmia da 50 milioni di ettolitri porterebbe in autunno a scorte vicine ai 90 milioni di ettolitri, pari a quasi due raccolti, con un danno stimato di oltre mezzo miliardo di euro tra il 2024 e il 2025 e una contrazione a doppia cifra dei prezzi medi.
Anche dall’analisi di Mediobanca emerge un quadro strutturalmente solido ma sotto pressione. Il settore resta a forte trazione familiare, con il 65% del patrimonio netto detenuto da famiglie, ma mostra segnali di fatica: il margine operativo lordo si è ridotto al 6,2% nel 2023, e la redditività è inferiore rispetto ai comparti alimentare e delle bevande. I principali timori delle imprese, raccolti tramite interviste che coprono il 94,9% del fatturato settoriale, sono la contrazione dei consumi. In risposta, le aziende guardano a nuovi mercati, investimenti sul capitale umano e sviluppo del segmento no-low alcohol. In questo scenario spiccano le performance delle imprese toscane, piemontesi e abruzzesi, protagoniste sia per redditività sia per vocazione all’export.
Un fronte particolarmente critico è poi ovviamente quello dei dazi, con preoccupazioni espresse dal segretario generale dell’Uiv, Paolo Castelletti. Anche con tariffe relativamente basse, come il 10%, l’impatto sulle esportazioni sarebbe significativo, soprattutto considerando l’andamento sfavorevole del cambio con il dollaro. Le imprese italiane chiedono all’Unione Europea di accelerare la firma degli accordi di libero scambio, in particolare con mercati complessi ma promettenti come Brasile e India, dove le barriere tariffarie possono arrivare rispettivamente al 27% e al 150%. In parallelo, si auspica una revisione del decreto Ocm promozione, che renda le modalità di accesso ai fondi più semplici e coerenti con i nuovi bisogni del mercato e della società.
Sul piano operativo, Uiv propone dunque una serie di interventi urgenti per riequilibrare il rapporto tra domanda e offerta: dalla riduzione delle rese per ettaro all’allineamento dei disciplinari con le rese effettive degli ultimi anni, fino alla revisione dei meccanismi che regolano gli esuberi per le Dop. Inoltre, si propone di sospendere per un anno le nuove autorizzazioni all’impianto e di aggiornare i tempi e gli strumenti di gestione della produzione. Infine, un nodo fondamentale resta la frammentazione del sistema delle denominazioni: attualmente esistono 529 Doc/Igt, ma l’80% della produzione è concentrata in appena 20 denominazioni. Secondo Uiv, occorre avviare un processo di accorpamento e riorganizzazione a livello regionale, da promuovere con il coordinamento del Comitato nazionale vini e da inserire nella revisione del Testo Unico.