Carbon Market Watch: “Olimpiadi di Parigi 2024 lontane da medaglia d’oro ecologica”

A quasi 100 giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici, l’impatto di Parigi 2024 sul pianeta è “troppo grande” per essere ecologicamente “sostenibile“, secondo l’Ong Carbon Market Watch, che chiede una riforma “radicale“. In origine, il Comitato organizzatore dei Giochi olimpici e paralimpici aveva promesso che i Giochi di Parigi sarebbero stati “neutrali dal punto di vista climatico“, cioè senza emissioni nette di gas serra. Ma di fronte alle critiche, la comunicazione è cambiata e ora parla di un inquinamento da carbonio pari alla metà di quello delle Olimpiadi precedenti.

Siamo molto contenti che Parigi 2024 abbia fatto marcia indietro” rispetto alla sua affermazione iniziale, ha dichiarato all’AFP Benja Faecks, esperto di Carbon Market Watch, e “accogliamo con favore il fatto che abbiano redatto un bilancio delle emissioni di carbonio prima dell’evento“, nonostante i dubbi sulla “legittimità” del calcolo. Si prevede che Parigi 2024 emetterà circa 1,58 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, meno della metà della media di 3,5 milioni di tonnellate dei Giochi di Londra (2012) e Rio (2016). Ma l’obiettivo “sembra ambizioso a prima vista” e “difficile da verificare“, avverte l’Ong. A suo avviso, la strategia climatica degli organizzatori rimane “incompleta” e “manca di trasparenza“: “Non sono stati resi noti né la metodologia né i dettagli del metodo di calcolo“, spiega l’organizzazione in un rapporto. Gli organizzatori “meritano un elogio” per il loro tentativo di rendere più ecologico un evento di tale portata, ma “nonostante i miglioramenti marginali“, l’impronta di carbonio dei Giochi “rimane troppo alta per essere sostenibile“. Questo è “incoraggiante“, ma “bisogna fare di più“, riassume Gilles Dufrasne, uno dei responsabili di Carbon Market Watch.

Per settore, Carbon Market Watch prevede che le principali emissioni di gas serra proverranno dai trasporti (circa il 40%) e dall’edilizia (32%). Il resto è suddiviso tra cibo (1%), acquisti non alimentari come i prodotti alimentari (20%) e consumo di energia (8%). Da parte sua, il Comitato stima che le emissioni saranno suddivise in tre terzi: uno per i viaggi (e il 25% del totale per i soli viaggi degli spettatori), un altro per la costruzione (compreso il 25% per gli edifici permanenti) e il terzo per le operazioni dei Giochi (alloggi, sicurezza, catering, ecc.).
Sono stati compiuti “sforzi” per limitare le emissioni derivanti dalla costruzione – il 95% delle infrastrutture è già esistente o temporaneo – o grazie ai menu vegetariani, ma “gli organizzatori hanno le mani legate quando si tratta di affrontare le maggiori fonti di emissioni”, si legge nel rapporto. È il caso del trasporto aereo di atleti e spettatori, le cui emissioni, allo stato attuale, “non possono essere ridotte in modo significativo“.

Carbon Market Watch evidenzia anche “incoerenze“, in particolare nella scelta degli sponsor: “L’assenza di criteri climatici” imposti ai partner “è un’occasione mancata (…) per influenzare le grandi aziende“. Infine, l’Ong ha definito “opache” le promesse degli organizzatori di compensare le emissioni inevitabili con crediti di carbonio. Il ricorso a questo meccanismo “è problematico in tutti i casi“, afferma Faecks, perché da un lato implica la possibilità di “superare i limiti” e dall’altro perché “i crediti di carbonio di alta qualità scarseggiano“.

Si possono ancora organizzare i Giochi in un periodo di riscaldamento globale? “È chiaro che i Giochi Olimpici non possono essere veramente compatibili con il rispetto della barriera di 1,5 gradi di riscaldamento“, l’obiettivo più ambizioso degli accordi di Parigi, “a meno che non ripensiamo radicalmente” la loro organizzazione, ritiene Carbon Market Watch. Invece di far convergere atleti e spettatori da tutto il mondo nello stesso luogo, l’ONG suggerisce che per ogni disciplina la competizione si tenga in una città diversa con accesso riservato alle popolazioni locali: l’atletica a Città del Messico, gli sport acquatici a Buenos Aires, gli sport da combattimento a Seul, il ciclismo ad Ankara, ecc. Oltre a ridurre l’impronta di carbonio, “l’altro vantaggio sarebbe quello di aumentare l’accessibilità dei Giochi“, con un maggior numero di persone in grado di vederli in loco, sostiene Carbon Market Watch.

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Milano-Cortina, Abodi conferma: “48 ore per decidere sulla pista di bob”

Quarantotto ore. E’ questo il tempo che si è dato il governo per decidere in merito alla futura pista da bob delle Olimpiadi Milano-Cortina. Due giorni per ottenere le informazioni e i dati che serviranno a chi dovrà prendere la decisione. Già, perché “noi diamo indirizzi politici, poi a prendere la decisione tecnica sarà la società Simico”. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, a margine di una tavola rotonda dell’evento ‘L’Italia delle Regioni’ di Torino, prova a tirare le somme di queste giornate agitate.

Mancano circa 800 giorni ai Giochi invernali, ma dove si svolgeranno le gare di bob, skeleton e slittino, è ancora un mistero. Dovrà essere la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020 – 2026 S.p.A (Simico) a decidere, sulla base di “diverse opzioni”, tra le quali, assicura Abodi “c’è la soluzione del problema”.

Il problema, appunto. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha sempre puntato sulla realizzazione della pista proprio dove è nata la prima, che, dice il presidente, “è quella più vecchia del mondo, classe 1908, che rese famosa Cortina nel mondo con le prime Olimpiadi invernali nel 1956”. I costi stimati, spiega da Torino, sono pari a 68 milioni di euro, “poi il bilancio sale a 102 milioni per le nuove opere accessorie” come strade parcheggi, il museo, la sistemazione dell’acquedotto. Cifre che il Comitato olimpico internazionale non ha mai visto di buon occhio, tanto da ipotizzare di utilizzare la pista di Innsbruck. “Nelle opzioni – ribadisce Abodi – ci sono offerte anche di località straniere”, però, assicura, “non sono le prime scelte”.

Zaia, però, non molla, anche se lascia la palla governo. “Bocconi, Sapienza e Ca’ Foscari, ci dicono che ci sarà un incremento di un miliardo e mezzo di Pil” grazie ai Giochi, che “trascinano in maniera virtuosa tutta una serie di opere che mai avremmo fatto senza le Olimpiadi. Se facciamo il gioco del ‘dare-avere’ – anche se il giorno dopo ci chiedessero di macinare la pista da bob – ci converrebbe sempre farlo”. Il tempo, però, stringe, perché “siamo in una fase in cui le aziende disponibili per realizzarla sono pochissime, quindi il governo valuterà se andare avanti con questa negoziazione privata. Staremo a vedere quali saranno le decisioni. Comunque, non ho motivo di non pensare che non si faccia”.

E qui entra in gioco il Piemonte di Alberto Cirio, che non ha mai perso le speranze di ridare nuovo lustro alla Torino del 2006 grazie alla pista di Cesana. Con il consueto aplomb sabaudo il governatore ricorda che “non siamo abituati a fare polemiche” ma “qua abbiamo un patrimonio olimpico straordinario”. Un patrimonio, ha aggiunto, fatto anche “dalla pista di bob di Cesana e da tante infrastrutture che possono essere opportunamente messe a disposizione con costi molto inferiori e risparmiando denaro pubblico”. Ma non solo. Questa soluzione permetterebbe di “non rovinare l’ambiente perché costruire nuove opere vuol dire invadere la montagna”. Cirio ne fa, ancora una volta, una questione di “buon senso”. “Sarebbe paradossale – dice – andare a spendere soldi pubblici all’estero quando a pochi chilometri di distanza, in Italia, abbiamo impianti come quelli di Cesana che sono a disposizione e che permetterebbero di far risparmiare soldi, tutelare l’ambiente e sentirci tutti con spirito olimpico italiano”.

Ma anche su questa soluzione Zaia smorza gli animi. In questo momento, dice, “non so nemmeno quanto sia recuperabile l’ipotesi Cesana. Ora sono tutti esperti di bob, ma si parla di opere complicate e di piste che devono essere certificate dal Cio”.

E da Milano, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, rimarca: “Aspettiamo con grandissima urgenza, direi al massimo pochi giorni, di avere” una risposta “da parte di chi ha onere e onore di occuparsi della costruzione” della pista da bob, cioè la Simico. Come dire: non è compito nostro decidere, perché “noi non costruiamo l’opera”. Alla Fondazione, spetterà, infatti, il compito successivo di “prendere le chiavi” del luogo scelto “e fare il nostro mestiere”.

Olimpiadi di Parigi senza aria condizionata: federazioni e atleti protestano

L’assenza di aria condizionata nelle stanze del villaggio degli atleti per le Olimpiadi di Parigi del 2024 ha sollevato le preoccupazioni di alcune federazioni e atleti, secondo quanto appreso da fonti vicine al movimento sportivo. Il villaggio olimpico, situato a Saint-Denis, ospiterà quasi 14.000 persone (atleti e personale) durante le Olimpiadi di Parigi (26 luglio – 11 agosto). Promesso come carbon neutral, con l’uso di materiali dedicati alle prestazioni energetiche, il villaggio sarà poi convertito in abitazioni.
Messo di fronte alla questione sulle condizioni che gli sportivi potrebbero incontrare in caso di estate torrida, Nicolas Ferrand, amministratore delegato di Solideo, responsabile della costruzione delle strutture permanenti per le Olimpiadi, ha respinto la questione. “Stiamo costruendo stanze in cui la temperatura sarà di 6 gradi più fredda di quella esterna”, ha dichiarato in una conferenza stampa. “Se in seguito le autorità locali o il Cojo (Comitato organizzatore delle Olimpiadi) cambieranno l’ordine, non c’è problema. Ma a quel punto non è la stessa cosa. Se dobbiamo cambiare, con l’oggetto tecnologico che abbiamo messo in atto, allora è l’aria condizionata“, ha detto Nicolas Ferrand, “ma a quel punto l’impronta di carbonio non è la stessa. È una questione di società: accettiamo collettivamente di essere a meno 6 gradi e di avere un’impronta di carbonio eccellente, oppure diciamo che non è abbastanza e siamo pronti a degradare l’impronta di carbonio”, ha aggiunto.
Lo scenario di un’estate torrida, con temperature che potrebbero superare i 40 gradi per diversi giorni, era stato preso in considerazione, avevano assicurato gli organizzatori alla fine dell’estate, che avevano avviato un gruppo di lavoro specifico sul tema. “Solo che ora il loro progetto si confronta con la realtà. È chiaramente un problema di temperatura nelle stanze”, ha dichiarato un influente giocatore del movimento sportivo. “Immaginate diversi giorni di fila a oltre 40 gradi, in stanze a 34 gradi. È piuttosto assurdo che questi scenari non abbiano portato a nessun cambiamento”, si lamenta.
“È una scelta del Cojo fare un progetto ecologico, ma in caso di ondate di calore non si tiene conto del benessere degli atleti”, dice un altro membro del movimento sportivo. “Ci sono federazioni che stanno già cercando di trovare soluzioni di ripiego, per cercare di trovare una sistemazione altrove. Se continuano così, svuoteranno il villaggio”, ha detto. “È ancora un lavoro in corso, ci sono altre soluzioni alternative all’aria condizionata, come pavimenti e ventilatori reversibili”, ha spiegato Paris-2024. “Ma stiamo lavorando sull’argomento, solo che non è completamente stabilito. Ne stiamo parlando con la commissione atleti.

Se Milano-Cortina diventano le Olimpiadi dell’intero arco alpino

Matteo Salvini parla di piano B per le Olimpiadi di Milano-Cortina. E quel piano B significa, per adesso in linea ipotetica, allargare i Giochi invernali del 2026 non solo a Lombardia, Veneto e provincia di Trento ma anche a Torino. Città che, ormai in un passato remoto, sotto la gestione della sindaca Chiara Appendino, rifiutò la candidatura “in coabitazione” preferendo consegnarsi ( per 5 anni) alle Atp Finals di tennis. Diventerebbero i Giochi dell’intero arco alpino e non sarebbe nemmeno male. Eppure…
Eppure, lato politica nazional-regionale, non si possono ignorare le strutture già esistenti dell’Olimpiade del 2006. Strutture che, non con troppi soldi, potrebbero tornare funzionali. Eppure, lato Torino, sarebbe folle non mettere a disposizione le strutture di cui sopra scollinando a mente fredda una presa di posizione che molti considerarono controproducente.
Eppure, in tempi di crisi profonda, conviene usare il buonsenso. Che è una sorta sciolina per rendere meno stridente qualsiasi ragionamento che coinvolga l’Italia dello sport e della politica. Al momento, al di là delle infrastrutture che sono il vero incubo dei Giochi (la variante di Cortina e quella di Longarone, la statale 36, la SS42 del Tonale per citarne alcune), mancano all’appello l’impianto che ospita le gare di pattinaggio in pista lunga e la pista di Bob. Tra il 18 e il 20 gennaio, molti di questi dubbi dovrebbero essere dissolti: nella prima data, a Cortina, verranno presentati e probabilmente approvati i lavori per il nuovo ‘Sliding center’, ovvero la riqualificazione della pista di bob Eugenio Monti; nella seconda data, la provincia di Trento stabilirà se procedere con i lavori di copertura della pista di Baselga di Pinè che vale una sessantina di milioni. Per il bob l’ok è quasi scontato, per il pattinaggio esattamente il contrario.
Il 27 febbraio è in calendario una nuova riunione per fare il punto sullo stato dell’arte, vedremo se in un mese abbondante saranno stati compiuti passi avanti. Intanto il vicepremier Salvini non si è fatto problemi ad allargare il perimetro dell’Olimpiade, cioè a trasformarla nei Giochi dell’intero arco alpino, consegnando sogni, ambizioni e responsabilità (forse) alla Torino di Stefano Lo Russo, nemico dichiarato di chi l’ha preceduto e proprio per questo determinatissimo ad aprire le porte della sua città al Cio.

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Milano-Cortina, le Olimpiadi più green della storia

La narrazione è che saranno Olimpiadi diverse, quelle di Milano-Cortina, anno di grazia 2026. Le “più green” di sempre, a dare retta allo slogan che dall’inizio di questa avventura sta accompagnando la marcia di avvicinamento al grande giorno della cerimonia inaugurale, con luci a San Siro e il mondo telecollegato. Marcia non proprio agilissima, fino adesso, al punto da sollevare qualche apprensione a livello organizzativo. Qualcosa è stato fatto, molto dovrà essere completato nei prossimi anni: meno di quattro, sulla carta, in realtà poco più di due e mezzo nella pratica.

SEDI TEMPORANEE

Va subito delimitato il perimetro di questi Giochi italiani. Il Comitato organizzatore si occupa, appunto, dell’organizzazione dell’evento sportivo ed è un soggetto di diritto privato. Le infrastrutture, invece, sono di competenza dell’Agenzia per le infrastrutture e di soggetti di natura pubblica. I Giochi si svolgeranno su un territorio di 22mila chilometri quadrati che coinvolgerà non solo Milano e Cortina, non solo la Lombardia e il Veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano, ma tutta l’Italia a cui il pianeta guarderà. In base a quanto viene riferito, il 93% delle sedi che ospiteranno le competizioni e le cerimonie delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi sono esistenti o temporanee. Spreco zero? Probabilmente sì.

ENERGIA RINNOVABILE

Ogni intervento – raccontano – è stato pensato in funzione dell’eredità che le Olimpiadi lasceranno al Paese. L’investimento costerà 1,6 miliardi di euro, sarà finanziato con soldi privati e una particolare rilevanza avranno gli investimenti sull’efficienza nell’uso dell’energia che sarà generata da fonti rinnovabili, sull’impatto ambientale e sociale degli approvvigionamenti, sulla gestione dei rifiuti, sul recupero del 100% del cibo non consumato. “Si può dire che ogni euro del bilancio dei Giochi è speso nell’ottica della sostenibilità e dell’inclusività. L’obiettivo di Milano Cortina 2026 è fornire al mondo dello sport un modello innovativo per organizzare un grande evento realmente sostenibile”, dicono dall’headquarter.

VALUTAZIONE AMBIENTALE STARTEGICA

Le regole, per Olimpiadi e Paralimpiadi, le ha riscritte il Cio, che ha messo la sostenibilità ambientale, economica e sociale al centro dell’evento. Per quanto riguarda la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), il Comitato organizzatore è in attesa delle pronunce del ministero della Transizione Ecologica, guidato da Roberto Cingolani, e dei soggetti chiamati a decidere sul tema. Il Comitato organizzatore ha proposto una Vas interregionale per il Programma di Realizzazione dei Giochi di sua responsabilità, che si limita agli aspetti organizzativi dell’evento, con valutazione degli effetti dello scenario futuro con le opere permanenti di reale interesse per i Giochi.

ACCORDO DI PARIGI

In occasione della Pre COP26 di Milano, è stato sottoscritto il Mou delle Nazioni Unite ‘Sport for Climate Action Framework’. L’iniziativa, mirata a contribuire all’attuazione degli accordi di Parigi, punta ad accelerare il cambiamento necessario per raggiungere la mitigazione delle emissioni di gas serra ed il coinvolgimento del mondo dello Sport al fine di aumentare la sensibilizzazione dei cittadini. I Giochi di Milano Cortina dovrebbero essere un passo, anzi un salto, nell’ecofuturo.

Malagò

Malagò e i Giochi sostenibili: “Scelta necessaria, dialoghiamo con ambientalisti”

Dicono che saranno le Olimpiadi più sostenibili di sempre. E dicono, anche, che Giovanni Malagò, al terzo mandato come presidente del Coni, voglia fare di Milano-Cortina 2026 il suo capolavoro come capo dello sport italiano. Dicono, infine, che nella veste di presidente della Fondazione e presidente del Consiglio di Amministrazione, Malagò abbia posto la ‘questione ambientale’ al centro del progetto olimpico perché se il mondo va in una certa direzione obbligata sarebbe per lo meno anacronistico – se non addirittura autolesionistico – procedere in senso opposto. “La sostenibilità non è una scelta voluta o dovuta ma necessaria. Frutto del combinato disposto tra i dettami del Cio e una tendenza sempre più diffusa e incline a favorire politiche in quella direzione. La sostenibilità è un dogma ormai irrinunciabile per chi vuole ambire a costruire progetti vincenti in ottica futura”, racconta in esclusiva a GEA.

DIALOGO AMBIENTALISTA

Eppure non tutto è facile. Il presidente del Coni sa perfettamente che l’interlocuzione con le organizzazioni ambientaliste non è facile. Il timore che l’impatto infrastrutturale di Milano-Cortina possa incidere sul delicato ecosistema alpino è elevato. “Abbiamo un dialogo aperto e costante per illustrare in modo trasparente ogni tipo di intervento. Non c’è alcuna volontà di deturpare il paesaggio o impattare in modo irresponsabile a livello ambientale. È un tema che sta a cuore all’intera organizzazione nell’interesse del Paese e del suo sviluppo”, la sottolineatura fondamentale in vista dei ‘lavori’ che dovranno essere svolti nell’immediato futuro.

BOB A CORTINA

Sono due i temi caldi: la pista di bob a Cortina e la tangenzialina di Bormio. Nel primo caso c’è chi, addirittura, ha proposto di emigrare in Austria o di recuperare l’impianto olimpico del 2006 di Cesena Torinese: “Sono passati tre anni dall’assegnazione dei Giochi a Milano Cortina, risultato che ci ha inorgoglito, frutto di un lavoro straordinario capace di valorizzare le nuove regole d’ingaggio del Cio con un progetto low cost. Chi ha scelto il nostro bid lo ha fatto sulla base di un dossier preciso, sarebbe poco rispettoso e serio cambiare in corso gli orientamenti assunti, gratificati dal voto del Comitato Olimpico Internazionale. Senza dimenticare che parliamo di un intervento relativo a un’infrastruttura che versa in condizioni di degrado da molti anni”, dice Malagò. Insomma, Innsbruck è da escludere così come Cesana e ciascuna per ragioni diverse. Cortina avrà una pista nuova, anche a costo di esborsi non proprio in linea con la progettualità a bassi costi.

TANGENZIALE A BORMIO

Quanto al secondo tema, quello della ‘tangenzialina’ di Bormio, la posizione del presidente del Coni è netta: “Non entro nel merito degli interventi viari. Ci sono due distinti piani di lavoro, uno prettamente sportivo, direttamente riconducibile alla Fondazione che presiedo, e quello infrastrutturale che è una prerogativa afferente a un’agenda di emanazione pubblica. È stato nominato il Commissario Luigi Valerio Sant’Andrea per gestire con procedure semplificate la progettazione e l’esecuzione di interventi stradali e ferroviari tra Lombardia e Veneto”.

TERRITORI E LEGACY

La volontà del Coni e della Fondazione Milano Cortina è quella di lasciare qualcosa di concreto ai territori coinvolti. “Una legacy che va oltre le infrastrutture, un orizzonte vincente per affrontare il futuro”, puntualizza Malagò. “Ci sono studi importanti, realizzati da qualificati Atenei, che sottolineano la portata dell’indotto prodotto dall’evento, ma voglio soffermarmi sulla grande rilevanza delle ricadute immateriali. Sono quelle determinanti per il cambio di marcia nell’ottica di un Paese migliore”, sottolinea.

ENERGIA RINNOVABILE

Ma in concreto in che modo quelle del 2026 saranno le Olimpiadi più green di sempre? Malagò lo spiega in maniera semplice ed efficace: “Sarà dedicata una speciale attenzione alla massimizzazione dell’impiego di materiali riciclati o rinnovabili sia nella fase di costruzione delle strutture temporanee e permanenti, sia durante l’allestimento delle sedi olimpiche”. Nello specifico, “è anche previsto l’utilizzo esclusivo di energia da fonti rinnovabili, prodotta sul posto o acquistata da fonti certificate, per soddisfare il fabbisogno complessivo durate l’evento. È un crocevia nevralgico nell’attuazione del progetto, una delle declinazioni irrinunciabili”, spiega Malagò. Che ha un obiettivo ambizioso: “Spero che l’Olimpiade possa determinare un cambio di passo che incida a livello culturale, mettendo lo sport – sempre più – al centro delle politiche sociali come essenziale strumento di crescita e di benessere”.

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Giochi 2026, le (tante) perplessità del fronte ambientalista

I Giochi olimpici più sostenibili di sempre? Non proprio, secondo le tante obiezioni che si sono levate dal mondo ambientalista negli ultimi tempi riguardo la realizzazione delle opere necessarie per Milano Cortina 2026. Perplessità che a metà aprile sono state messe nero su bianco dai presidenti nazionali di otto associazioni (Cai, Federazione Nazionale Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness Italia, Touring Club Italiano, Wwf) che in una dichiarazione congiunta hanno espresso “la loro forte preoccupazione per il grave impatto ambientale che rischia di essere provocato dalle opere previste per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026“. Le associazioni, scrivono, “non possono che denunciare il fatto che non sia stata avviata una VAS (Valutazione Ambientale Strategica, nda) nazionale e che manchi un percorso pubblico sulla questione Olimpiadi“. E sottolineano: “La percezione è che, ad oggi, si punti al commissariamento straordinario degli interventi per recuperare l’evidente ritardo sulla tabella di marcia dei lavori, tutto ciò a scapito degli impatti ambientali che le opere in corso e in progetto avranno sui territori“. Insomma, la galassia ambientalista pretende maggior trasparenza dalle istituzioni per evitare che il grande evento si trasformi in un’occasione sprecata, se non dannosa, per la montagna.

L’attenzione è rivolta in particolare al cluster di Cortina, la “perla delle Dolomiti” situata al centro di un territorio dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Non è un caso che il Cai abbia deciso di tenere il 10 luglio proprio a Cortina il suo Consiglio centrale. “È un modo per testimoniare in maniera concreta il nostro impegno per la tutela dell’ambiente montano – ha spiegato il nuovo presidente Antonio Montani in questo particolare caso legato alle prossime Olimpiadi invernali, e per uno sviluppo che sia davvero attento alla sostenibilità“.

Grosse critiche riguardano l’impianto per il bob che prenderà il posto della storica pista Eugenio Monti, oggi inservibile e destinata a essere smantellata e ricostruita da zero. Il costo stimato dei lavori dovrebbe essere di 61 milioni di euro per quello che “diventerà un punto di riferimento per gli sport invernali”, ha assicurato il presidente del Veneto Luca Zaia. Italia Nostra, Mountain Wilderness e i Comitati ambientalisti del Cadore la pensano in modo diametralmente opposto e parlano del rischio di costruire una “cattedrale del deserto” dai costi futuri insostenibili, simile alla pista di Cesana per Torino 2006: costata 110 milioni di euro, è stata completamente abbandonata al proprio destino a causa dei costi di gestione troppo elevati. A tal proposito, qualche settimana fa la consigliera regionale di Europa Verde, Cristina Guarda, ha evidenziato come, nel carteggio tra Cio e Regione Veneto, il Comitato Olimpico Internazionale avesse da subito espresso l’opportunità di non costruire un nuovo impianto e di puntare su strutture già esistenti, raccomandazione questa contenuta anche nell’Olympic Agenda 2020, documento che fissa le linee guida per le candidature a cinque cerchi. La soluzione? Far disputare le gare di bob, slittino e skeleton a Innsbruck, in Austria, dove esiste una pista con costi nettamente inferiori per l’adeguamento ai parametri olimpici. Altre perplessità riguardano il progetto del Villaggio olimpico (realizzazione temporanea da rimuovere dopo i Giochi) in località Fiames, a nord di Cortina. “L’area fra un corso d’acqua a rischio idraulico e un pendio con rischio geologico in località Fiames, non risponde ai criteri di sicurezza e tradisce la natura speculativa del progetto“, hanno scritto i rappresentanti di Italia Nostra, Peraltrestrade Dolomiti, Comitato Civico Cortina e Gruppo Parco del Cadore in una lettera rivolta al numero uno del Cio, Thomas Bach. Infine, tra i tanti nodi che rischiano di venire al pettine, ci sono i cantieri per l’adeguamento della statale 51 Alemagna, principale porta d’accesso a Cortina attualmente insufficiente a reggere i volumi di traffico previsti per i Giochi. Da più parti si sollevano allarmi per i ritardi nei due interventi principali, le varianti di Longarone e Cortina.

Perplessità simili investono anche un altro cluster olimpico montano, quello della Lombardia dove Bormio sarà teatro delle gare di sci alpino maschile e sci alpinismo e Livigno di quelle di snowboard e freestyle. Qui gli impianti sono già esistenti, ma poche settimane fa l’Aci di Sondrio ha diffuso un dossier sulle opere di viabilità in programma in Valtellina che lascia poco spazio all’ottimismo. Secondo il documento, solo il 50% dei lavori ferroviari e il 25% di quelli stradali saranno portati a compimento prima dell’inizio delle Olimpiadi. Tra gli interventi stradali che rischiano di non essere completati in tempo utile ci sono la tangenziale sud di Sondrio e la “tangenzialina” di Bormio. L’Aci di Sondrio poi sottolinea come non sia stato previsto un sistema di interscambio ferro-gomma per raggiungere Bormio e Livigno senza dover ricorrere all’utilizzo dell’auto.

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Zaia: “Giochi 2026, siamo pronti? La tutela del paesaggio resta la priorità”

Mancano più di 1300 giorni dall’inizio delle Olimpiadi Invernali 2026, ma il fermento per i Giochi Milano-Cortina è nel pieno. Gli occhi del mondo sono puntati sulla capacità dell’Italia di affrontare una sfida che si gioca – prima ancora che sulle piste da sci – sul fronte delle infrastrutture, dei lavori pubblici e, per la prima volta così intensamente, su quello della sostenibilità. Già, saranno i Giochi più ‘green’ di sempre. Ma siamo davvero pronti? Luca Zaia, governatore del Veneto tiene alta la guardia su questo aspetto. “C’è un’attenzione particolare al territorio delle nostre Dolomiti, patrimonio dell’Unesco – dice a GEA – quindi qualsiasi intervento dovrà essere contemperato con il mantenimento dell’ambiente, anche perché oltre a quello green c’è pure un interesse turistico alla tutela del paesaggio e del territorio”. Anche le opere infrastrutturali, spiega, “saranno sottoposte a ogni valutazione di impatto ambientale nazionale con grande attenzione”.

Eppure gli ambientalisti sono, da tempo, sul piede di guerra. Al centro delle polemiche, in modo particolare, c’è la pista da bob. Il rischio – sostengono – è di una cattedrale nel deserto, non necessaria, troppo costosa e, soprattutto, per nulla sostenibile. “Noi abbiamo fatto uno studio, prima della progettazione – chiarisce Zaia – per comprendere sostenibilità finanziaria e ambientale dell’opera. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto non ci sarà alcun saccheggio, perché l’opera occuperà l’area della attuale pista da bob, che a occhio nudo si può notare trovarsi in cattive condizioni”. La situazione in cui versa oggi la pista (già utilizzata durante le Olimpiadi di Cortina del 1956 e poi soggetta a diverse ristrutturazioni) “non è qualificante – dice il governatore veneto – per una località e un luogo come Cortina, visto che è in completo abbandono”.

Lo studio fatto dalla Regione “ha dato particolare risalto alle opere di mitigazione a verde per un più consono inserimento dell’opera nell’ambiente boschivo della zona”. Verranno piantate molte essenze, spiega Zaia “per recuperare un ciclo vitale che sembrava concluso, in risposta alle piante che dovranno essere abbattute per il cantiere e a quelle che già erano giunte al limite della vita utile”.

Dal punto di vista finanziario invece la sostenibilità verrà assicurata, assicura il presidente, oltre che con l’organizzazione di tutte le gare nazionali ed europee, “anche prenotando o chiedendo alle federazioni che prenotino le gare di allenamento”. Inoltre, è previsto un utilizzo a taxi-bob, estivo ed invernale: si potrà prenotare il pilota e scendere, pagando una quota. “Questo – dice Zaia – sarà un ulteriore mezzo di sostegno dell’infrastrutture, oltre che una grande attrattiva per Cortina in particolare per i giovani. E poi la nuova pista di bob sarà l’unica al mondo che potrà essere utilizzata dagli atleti paralimpici”.

Le Olimpiadi coinvolgono territori e Regioni diverse e non si può sottovalutare l’esigenza di collegamenti fra le sedi delle gare. Sugli aspetti green dei trasporti, ricorda Zaia, “sta lavorando la fondazione Milano-Cortina concentrandosi sull’organizzazione degli spostamenti tra le varie sedi con mezzi a basso impatto ambientale, privilegiando quelli ferroviario, elettrico o a idrogeno”.

Se è vero che mancano tre anni e mezzo all’avvio dei Giochi, è anche vero che questa fase preparatoria avviene in un momento storico cruciale, in cui si intrecciano la guerra in Ucraina, il rialzo del prezzo delle materie prime, il boom del costo dell’energia. I ritardi e i rallentamenti, insomma, potrebbero essere all’ordine del giorno.

Noi abbiamo anticipato i tempi – afferma Zaia – in attesa della costituzione della società Simico (Società infrastrutture Milano-Cortina, ndr), pertanto abbiamo coordinato con Anas i progetti della variante di Cortina e di Longarone, che sono allo stadio di progettazione definitivo”. Inoltre, sempre per anticipare i tempi, ricorda, “abbiamo avviato lo studio di fattibilità e il progetto di fattibilità tecnico-economica per riqualificare la pista da bob ‘Eugenio Monti’ che attualmente è un cadavere eccellente, consegnandoli al commissario Luigi Santandrea il 29 aprile. Aggiungo che l’8 giugno si è tenuto il tavolo di concertazione con le federazioni sportive, tutte entusiaste, mentre il 9 giugno è stata espletata la conferenza dei servizi preliminare”.

E la crisi economica? “Come in tutti i cantieri – precisa il governatore veneto – anche per quelli olimpici, ci saranno dei rincari per i materiali, ma il governo ha già stanziato una somma per far fronte a questi aumenti. Non ci resta che accelerare per rispettare i tempi”.

I Giochi, seppur in uno scenario globale di estrema difficoltà, porteranno comunque beneficio al Veneto. Zaia snocciola cifre per dare il senso di ciò che accadrà. “Durante un recente evento alla Farnesina – ricorda – il professor GianMario Verona, rettore dell’Università Bocconi di Milano, ha snocciolato numeri interessanti. In sintesi: Produzione attivata: +4.3 miliardi. Valore aggiunto generato: +2 miliardi. Gettito fiscale: +530 milioni. Occupazione: +36mila circa”. Da uno studio condotto dall’Università Ca’ Foscari di Venezia con il supporto di Unioncamere Veneto, relativo all’indotto economico e presentato in occasione della candidatura alle Olimpiadi, ha stimato in 1,124 miliardi l’impatto economico in termini di spesa complessiva diretta generata nelle sole regioni Veneto e Trentino Alto Adige. “Il valore della produzione aggregato atteso – aggiunge Zaia – si attesta circa su 1.460 milioni di euro. Infine la previsione di aumento del PIL nel prossimo quinquennio è di circa 840 milioni. Questi numeri dimostrano la bontà della scelta olimpica: senza i Giochi l’area montana del Veneto non avrebbe tutti questi investimenti che, sono sicuro, genereranno altri investimenti privati”.

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Mountain Wilderness: “Olimpiadi sostenibili? Solo slogan”

Costo zero e sostenibilità. Due concetti spesso ribaditi dall’organizzazione di Milano Cortina 2026 ma che secondo Luigi Casanova, voce storica dell’ambientalismo e presidente onorario di Mountain Wilderness Italia (ramo del movimento ambientalista internazionale nato nel 1987 per la difesa dell’ambiente montano), rischiano di rimanere semplici slogan. “Per quanto riguarda i costi, si parlava di 1 miliardo di euro da coprire tramite i contributi Cio, gli sponsor e i ricavi dai media. Oggi il conto è già di tre miliardi“, afferma parlando con Gea. “Sostenibilità è un termine che non significa nulla, se non viene tradotto in azioni precise“. Azioni che non devono essere di facciata. Casanova porta ad esempio i Mondiali di sci a Cortina del 2021: “Era prevista la compensazione del 100% di emissioni di Co2 tramite progetti di agricoltura e riforestazione. Ma se tagli il bosco per fare una pista sulle Tofane e pianti gli alberi da altre parti, il danno alla montagna resta. Oppure, si parlava di arrivare al 70% di raccolta differenziata per i rifiuti generati dall’evento, quando però in molti paesi delle Dolomiti si tocca normalmente l’80%“.

Mountain Wilderness è stata tra le associazioni firmatarie di diversi documenti per sollecitare l’avvio Valutazione Ambientale Strategica (VAS) a livello nazionale sulle opere per i Giochi 2026. “Dalle istituzioni non c’è stata alcuna risposta concreta – afferma Casanova -. Ora il Gruppo d’Intervento Giuridico (associazione ecologista specializzata nel promuovere azioni legali a tutela del territorio, nda) ha sollevato la questione anche presso la Commissione Ue e sembra che l’istanza possa essere accolta“. “Nel dossier di candidatura c’erano ben 16 pagine dedicate alla sostenibilità e all’ambiente, con concetti condivisibili riga per riga. Ora tutto questo pare essere sparito – aggiunge -. La strada del commissariamento delle opere poi porta a procedure semplificate che limitano la trasparenza che non consentono a associazioni e cittadini di vigilare sullo stato dei lavori“.

Casanova parla apertamente di “opere inutili“. E cita il rifacimento della pista da bob di Cortina, per la quale sono stati stanziati 61 milioni di euro. “Anche il Cio era contrario a quest’opera, come rivelano le comunicazioni con la Regione Veneto portate di recente alla luce dalla consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda. Viene detto che dopo i Giochi servirà per gli allenamenti degli atleti italiani, ma va considerato che i tesserati del bob sono 7 e quelli dello slittino un centinaio. Ha senso investire tutti questi soldi in un impianto che resterà una cattedrale nel deserto e che tra l’altro invade delle aree destinate a verde nel piano regolatore?“, si chiede Casanova. “Si potevano tenere le gare sulla pista di Innsbruck, cosa che secondo Zaia costerebbe comunque 27 milioni di euro. A noi risulta che per ‘affittare’ l’impianto austriaco per i Giochi sarebbero bastati non più di 3 milioni“. Contestata anche la realizzazione del Villaggio olimpico in zona Fiames. “Serve a ospitare 500 tra tecnici e atleti, quando agli ultimi Mondiali di sci ce n’erano 1.200 senza villaggio. Non ha senso spendere quasi 40 milioni e urbanizzare un’area con opere stradali per costruire edifici dei quali non si sa il destino dopo la fine delle Olimpiadi. A Livigno l’idea del villaggio è stata eliminata, a Cortina secondo gli organizzatori non è possibile perché la località dà il nome all’evento“.

C’è poi il timore che le Olimpiadi si trasformino nell’occasione per realizzare opere che poco hanno a che vedere con l’evento sportivo. Mountain Wilderness lo scorso 5 giugno è stata tra le promotrici di una manifestazione di protesta a Passo Giau, località a 2.200 sopra Cortina. Nel mirino, la possibilità costruzione di un albergo di lusso da 40mila metri cubi in quota e l’ipotesi di realizzare nuovi collegamenti sciistici da Cortina verso Val Badia, Arabba e comprensorio del Civetta. “Ancora cemento sulle Dolomiti, non nel mio nome“, recitava un grande striscione degli ambientalisti. “Non mi preoccupano tanto i collegamenti sciistici, quanto tutto ciò che ci gira attorno: piste sempre più larghe – spiega Casanova -, sistemi di innevamento artificiale, ristorazione di qualità in alta quota. Così si rischia di urbanizzare pesantemente una delle zone di maggior pregio delle Dolomiti, sconvolgendo per sempre il paesaggio“. Ma l’attenzione non è solo all’area di Cortina. “La Regione Lombardia – conclude Casanova – ha ritirato fuori dal cassetto il cosiddetto piano Gasser, progetto da 100 milioni per dare vita a un comprensorio sciistico unico nell’Alta Valtellina. Un’ipotesi che anni fa era già stata accantonata anche perché aveva costi di gestione troppo elevati“.

sede comitato olimpico

La strategia verde del Comitato Olimpico Internazionale

La sostenibilità (non solo ambientale, ma anche economica e sociale) è diventata uno degli obiettivi principali dell’azione del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) nell’ultimo decennio. In particolare, proprio la sostenibilità è stata definita uno dei tre pilastri alla base dell’Agenda 2020, il documento approvato dal Cio nel dicembre 2014 per disegnare il futuro del movimento olimpico. Delle 40 raccomandazioni presenti, 6 sono legate in modo specifico all’organizzazione dei Giochi olimpici: sono queste le linee guida entrate pienamente a regime per Parigi 2024 e che riguardano anche l’edizione invernale di Milano-Cortina 2026.

In particolare, al tema della sostenibilità è legata la raccomandazione numero 4 che mira a “includere la sostenibilità in tutti gli aspetti delle Olimpiadi”. Nel dettaglio, il Cio fissa tre punti:

  • Sviluppare una strategia di sostenibilità per consentire ai potenziali e attuali organizzatori dei Giochi Olimpici di integrare e attuare misure di sostenibilità che comprendano le sfere economiche, sociali e ambientali in tutte le fasi del loro progetto.
  • Assistere i Comitati Organizzatori neoeletti a stabilire la migliore governance possibile per l’integrazione della sostenibilità in tutta l’organizzazione;
  • Garantire il monitoraggio post-Giochi dell’eredità lasciata con il supporto del Comitato Olimpico Nazione e di organizzazioni esterne come l’Unione mondiale delle città olimpiche.

Questi principi generali sono stati concretizzati nella ‘New norm’, insieme di 118 misure approvate dal Cio per rendere i Giochi più accessibili, vantaggiosi e sostenibili: disposizioni con cui hanno dovuto confrontarsi le candidature vincenti per Parigi 2024, Milano-Cortina 2026 e Los Angeles 2028. Il documento prende in esame una lunga serie di aspetti (processo di candidatura, dimensioni e distribuzione delle sedi di gara, trasporti, soluzioni tecnologiche, solo per citarne alcuni): l’applicazione di queste regole, secondo il Cio, comporta un risparmio di quasi un miliardo di dollari nell’organizzazione dei Giochi estivi e di oltre 500 milioni per quelli invernali.

Nella più recente Agenda Olimpica 2020+5, l’organismo con sede a Losanna ha poi ribadito, nella raccomandazione numero 2, la necessità di “promuovere Giochi Olimpici sostenibili”. Nel documento si afferma che “i Giochi Olimpici hanno il dovere di rimanere all’avanguardia della sostenibilità massimizzando gli impatti sociali, ambientali ed economici positivi per le comunità ospitanti” e che “è necessario esplorare continuamente soluzioni innovative per ridurre i costi e ottimizzare i ricavi”.

L’azione del Cio però non è limitata solo ai Giochi Olimpici. Il terzo Rapporto sulla sostenibilità del Cio afferma che l’organismo ha raggiunto 15 dei suoi 18 obiettivi di sostenibilità per il periodo 2017-2020, tra i quali il completamento della nuova sede Olympic House (certificata come uno degli edifici più sostenibili al mondo) e il raggiungimento della carbon neutrality grazie al programma globale di mitigazione del carbonio IOC-Dow. Losanna ha quindi deciso di rilanciare, fissando il target di riduzione delle emissioni di carbonio del 50% entro il 2030. C’è poi l’impegno a diventare climate positive (rimozione di più CO2 dall’aria di quella che viene emessa) entro la fine del 2024. Lo stesso traguardo è stato fissato per le edizioni dei Giochi a partire dal 2030: i Comitati organizzatori dovranno ridurre al minimo e compensare le proprie emissioni di carbonio, dirette e indirette e implementare soluzioni durevoli a zero emissioni che vadano anche oltre i Giochi. Tornando al Cio, è stata varata anche la creazione della Foresta Olimpica con la piantumazione di circa 355.000 alberi autoctoni in Mali e Senegal su una superficie di circa 2.120 ettari. Questo dovrebbe portare alla cattura di 200.000 tonnellate di CO2 equivalente, quantità superiore alle emissioni stimate dal Cio per il periodo 2021-2024.