Industria, a giugno si spegne ripresa: -1% produzione. Tengono solo energia e auto

La ripresa del manifatturiero italiano rallenta proprio alla vigilia della pausa estiva. A giugno la produzione industriale è diminuita dell’1% rispetto a maggio, secondo i dati diffusi dall’Istat. Una frenata che interrompe i segnali di miglioramento emersi nei mesi precedenti e che conferma la difficoltà del sistema nel consolidare la crescita.

Il dato arriva dopo un secondo trimestre chiuso comunque in territorio positivo, con un aumento dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Un risultato che va letto però con cautela: il recupero resta limitato e non consente ancora all’industria italiana di tornare sui livelli precedenti alla lunga fase di debolezza iniziata nel 2023.

Gli indici mostrano infatti una sostanziale stagnazione: la produzione media è rimasta pressoché invariata tra il 2024 e il 2026, con valori ancora lontani da una vera accelerazione. Nel 2024 l’indice medio si era attestato a 94,4, nel 2025 a 94,1 e nel secondo trimestre 2026 a 94,2. Dunque la fase più critica sembra superata, ma il recupero resta parziale.

La flessione di giugno è stata ampia e ha coinvolto quasi tutti i principali raggruppamenti industriali. Su base mensile sono diminuiti i beni di consumo (-0,7%), i beni intermedi (-0,9%) e soprattutto i beni strumentali (-2,1%), la componente più legata agli investimenti delle imprese e alle prospettive della domanda futura. Solo l’energia ha registrato una crescita (+0,8%). Anche il confronto annuo conferma la debolezza del momento. Al netto degli effetti di calendario, la produzione è scesa dello 0,6% rispetto a giugno 2025. A pesare sono soprattutto i beni di consumo, in calo del 3,2%, mentre beni strumentali (+0,6%) ed energia (+1,7%) mostrano una maggiore capacità di tenuta.

Tra i settori emergono però alcune eccezioni positive. La fabbricazione di mezzi di trasporto registra una crescita del 3,2% su base annua a giugno e del 10% nei primi sei mesi del 2026, confermandosi uno dei comparti più dinamici dell’industria italiana. Bene anche computer, elettronica e apparecchiature di precisione, cresciuti del 4,5% nel confronto annuale. Continuano invece a soffrire diversi comparti tradizionali. Il tessile, abbigliamento, pelle e accessori registra il calo più marcato (-7,1% annuo), seguito dalle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari (-3,6%) e dalla fabbricazione di macchinari e attrezzature (-2,3%). Una dinamica che riflette la debolezza della domanda, la pressione competitiva internazionale e costi ancora elevati per molte imprese.

Proprio la componente degli investimenti rappresenta uno dei principali elementi di attenzione. Il calo dei beni strumentali suggerisce che molte imprese restano prudenti sulle prospettive della domanda, mentre il rallentamento della manifattura europea, con la Germania ancora alle prese con la trasformazione del settore automobilistico, rappresenta un ulteriore elemento di pressione per una filiera italiana fortemente integrata nei mercati esteri. La Cna sottolinea come il calo dei beni strumentali sia “un segnale preoccupante”, perché acquisti di macchinari e tecnologie riflettono la fiducia delle imprese sulle prospettive future. In evidenza anche le difficoltà del tessile, dove migliaia di piccole aziende “restano esposte alla concorrenza internazionale” e alla debolezza dei consumi. Nel primo semestre dell’anno la produzione industriale complessiva registra comunque una crescita tendenziale dello 0,5%, grazie soprattutto ai comparti più innovativi e alla filiera dei mezzi di trasporto. Ma il dato di giugno mostra che il percorso resta accidentato.

Per il Codacons “i dati di giugno registrano un netto peggioramento, con l’indice che cala sia su base mensile che su base annuale”.  Ad esclusione dell’energia, tutti i principali raggruppamenti segnano un ribasso congiunturale e tendenziale, “che si trasforma in un crollo verticale per i beni di consumo, in diminuzione per il settimo mese consecutivo – analizza il Codacons – In particolare per i beni durevoli si registra un tracollo del -10,7% su base annua e del -1,1% sul mese precedente, e in generale per i beni di consumo nei primi sei mesi dell’anno il calo complessivo è del -2,9% rispetto allo stesso periodo del 2025″. “Dati che risentono della crisi attuale legata alla guerra in Medio Oriente e che potrebbero sensibilmente peggiorare per effetto della situazione economica internazionale e delle nuove tensioni sullo stretto di Hormuz, che hanno portato nell’ultimo mese ad una repentina salita dei prezzi energetici e dei carburanti”, conclude il Codacons.

La produzione industriale italiana torna a salire oltre le stime dopo 26 mesi di calo

Il taglio continuo dei tassi e un calo degli ordini meno forte spinge la produzione industriale italiana a battere un colpo. Ad aprile segna un balzo dell’1% rispetto a marzo, superando le previsioni di una crescita zero. Inoltre, dopo 26 mesi consecutivi di calo tendenziale, si registra un +0,3% anno su anno. Nella media del periodo febbraio-aprile – evidenzia l’Istat – l’incremento del livello della produzione è dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Mese su mese, buon andamento per beni di consumo (+1,8%), strumentali (+0,8%) e intermedi (+0,2%).

A livello tendenziale energia +1,8% e beni di consumo +1,1%. Calano, invece, i beni intermedi (-0,4%) ei beni strumentali (-0,7%). In particolare i settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono l’industria del legno, della carta e stampa (+4,7%), la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+4,3%) e la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+3,3%). Le flessioni più ampie si registrano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-11%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-9,5%) e nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-5,0%). “Ad aprile l’indice destagionalizzato della produzione industriale registra un incremento congiunturale (+1,0%); si osserva una moderata crescita anche su base trimestrale (+0,4%).

“Anche oggi l’ Istat certifica il disastro delle politiche industriali del Governo Meloni. Non sarà certo il primo mese di flebile aumento della produzione industriale su base annua, ovvero aprile 2025, a cancellare l’immane gravità del record storico di 26 mesi precedenti di crollo della produzione stessa. Del resto i conti più importanti si fanno annualmente”, commentano in una nota i parlamentari M5S delle Commissioni bilancio, finanze e attività produttive di Camera e Senato. “La storia è nota: provvedimenti fallimentari o impalpabili come Transizione 5.0 o l’Ires premiale costituiti micidiali concause del peggior periodo industriale della storia italiana”, concludono i pentastellati. “La produzione industriale riparte dopo due anni di contrazione, e questo grazie alle politiche del governo Meloni. ritrovata linfa del nostro tessuto produttivo dopo due anni in cui la sinistra ha colto ogni occasione per mettere i bastoni tra le ruote al nostro esercizio senza peraltro riuscirsi. Appare ovvio che sia solo un inizio ma significativo sicuramente in cui va sottolineata la ritrovata capacità dell’Italia governata dalla destra con misure tese a sostenere imprese, famiglie, lavoratori ed artigiani”, replica il senatore di Fratelli d’Italia, Matteo Gelmetti, componente la Commissione Bilancio a Palazzo Madama.

Sul fronte sindacale, per il segretario confederale della Cisl Giorgio Graziani, “questo segnale positivo, pur contenuto, può rappresentare, pur in uno scenario di incertezza dovuto alle politiche americane sui dazi e ai conflitti in corso, un punto di svolta importante per il nostro sistema manifatturiero”. Ora però “serve urgentemente un Patto per l’Industria – prosegue Graziani – che coinvolga istituzioni, parti sociali e imprese in una strategia condivisa che trasforma la possibile ripresa in crescita strutturale, attraverso investimenti mirati in ricerca, digitalizzazione e transizione verde, affrontando il gap competitivo rispetto alla media europea negli investimenti industriali, valorizzando il potenziale del Mezzogiorno come risorsa strategica nazionale, accompagnando le transizioni senza sacrificare l’occupazione, investendo massicciamente in formazione e riqualificazione professionale”.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha invece usato la risoluzione della crisi de La Perla per commentare il dato diffuso da Istat. “Pochi credevano” al salvataggio “perché la materia era estremamente complessa”, ma “è importante che questo coincida proprio oggi coi segnali positivi per la ripresa industriale del Paese. E’ importante che accada proprio oggi che un’icona così significativa del Made in Italy ha una prospettiva di rilancio industriale importante grazie a investitori internazionali”, ha concluso.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Eurostat, ad aprile produzione industriale area Euro cala dello 0,1%

Secondo le prime stime di Eurostat, nell’aprile 2024, rispetto a marzo 2024, la produzione industriale destagionalizzata è diminuita dello 0,1% nell’area dell’euro ed è aumentata dello 0,5% nell’Ue . Nel marzo 2024, la produzione industriale è cresciuta dello 0,5% nell’area dell’euro ed è rimasta stabile nell’Ue. Nell’aprile 2024, rispetto all’aprile 2023, la produzione industriale è diminuita del 3,0% nell’area dell’euro e del 2,0% nell’Ue . Nell’infografica INTERATTIVA di GEA è indicato l’andamento della produzione negli ultimi anni.