Zampedri (Il Pastaio): “Investiamo in packaging sempre più sostenibili, riciclabili e riciclati”

Presente a TuttoFood 2026, Roberto Zampedri ha raccontato ai microfoni di Gea l’evoluzione green de Il Pastaio “La nostra azienda si è certificata giusto l’anno scorso Ecovadis per la sostenibilità: questo significa che vengono monitorate tutte le emissioni nell’aria e la provenienza delle fonti di energia utilizzate. L’azienda, inoltre, ha investito un paio di anni fa nella trigenerazione per migliorare il risparmio energetico e l’utilizzo dell’acqua. In più, da diversi anni vengono investiti fondi nello sviluppo di packaging sempre più sostenibili, passando dal riciclato a quello riciclabile, fino ad arrivare a soluzioni certificate TUV per la compostabilità”.

Bertin (Roncadin): “Ottimizzare i consumi energetici innovando la cottura dei nostri prodotti”

“Ci occupiamo di sostenibilità già dal 2010 e infatti, quando la famiglia Roncadin ha ripreso in mano l’azienda, ha voluto fin da subito cominciare con l’installazione di pannelli fotovoltaici, lavorando sulle energie rinnovabili – ha raccontato Paola Bertin, marketing & communication coordinator di Roncadin SpA ai microfoni di Gea in occasione di TuttoFood 2026 –. Abbiamo un parco fotovoltaico che copre il 30% del nostro fabbisogno. Tutto quello che viene acquistato extra è acquistato da fonti rinnovabili. Cerchiamo di prestare moltissima attenzione anche quando facciamo innovazione di prodotto. Infatti adesso abbiamo lanciato le nostre pizzette per air fryer che permettono una cottura molto più veloce rispetto a quella nel forno. E quindi c’è anche in questo caso la volontà di migliorare, di ottimizzare quelli che sono i consumi energetici e anche l’attenzione ovviamente a quella che è la parte salutistica di un prodotto e quindi anche di ridurre la quantità di quello che viene ingerito. Anche quando si lavora sul packaging stiamo molto attenti alla scelta dei materiali, si lavora con materiali riciclati e siamo ovviamente società benefit da 4 anni e B Corp dal 2024, per cui già da qui si evince la nostra forte attenzione forte alla sostenibilità”.

Laterza (Mutti): “Con il progetto Biorestore sappiamo di quanta acqua necessita la pianta”

La sostenibilità inseguita da Mutti non è solo ambientale ma anche sociale, come ha raccontato a Gea Michele Laterza, direttore Corporate communication, in occasione di TuttoFood 2026: “L’impegno di Mutti nella sostenibilità è un impegno che ha radici profonde. Negli ultimi anni abbiamo monitorato l’impatto della nostra azienda e anche quello della nostra filiera affinché si potesse lavorare a una riduzione dell’impronta idrica e dell’impronta di carbonio. Abbiamo iniziato già diversi anni fa con il WWF, ma insieme a quello abbiamo lavorato sempre per trovare delle soluzioni sia dentro che fuori l’azienda. Dentro l’azienda abbiamo lavorato al ricircolo delle acque che sono quelle che trasportano il pomodoro all’interno dell’azienda e che lavano anche il pomodoro stesso. Insieme a questo c’è tutto un lavoro anche legato al fotovoltaico ovviamente, quindi al discorso energetico. Insieme agli agricoltori siamo riusciti a lavorare a un progetto che si chiama ‘Biorestore’, che sono dei sensori sulla pianta che ti dicono esattamente lo stato di necessità dell’acqua e anche lo stato di benessere della pianta, in maniera tale da dare delle informazioni importanti per gli agricoltori e cercare di ridurre il più possibile l’utilizzo di acqua. Una sostenibilità che non è soltanto ambientale, è anche una sostenibilità sociale. Il nostro impegno è chiaramente nel sostenere tutto quello che riguarda l’utilizzo di prodotti in fase di scadenza e lo facciamo sia con realtà come Too Good To Go o con il Banco Alimentare, che è il nostro partner da diversi anni, e cerchiamo ovviamente anche di fare un qualcosa che possa lasciare un segno alla comunità. Quindi ogni anno lavoriamo con persone con difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro, le formiamo gratuitamente e vengono a lavorare da noi durante la campagna di trasformazione del pomodoro. Quei 70 giorni in cui vengono immersi all’interno del mondo Mutti, vivono la campagna e hanno la possibilità di mettere Mutti sul curriculum, ma anche di entrare in contatto con tutta la filiera e quindi di reinserirsi nel mondo del lavoro”.

Barbera (Manfredi Barbera & Figli): “Già 25 anni fa il consorzio Frantoi in Sicilia ottimizzava le emissioni”

Ai microfoni di Gea in occasione di TuttoFood 2026 è intervenuto anche Manfredi Barbera, amministratore e Ceo di Manfredi Barbera & Figli SpA, che ha raccontato la lunga storia di sostenibilità legata alla sua azienda: “Già 25 anni fa abbiamo iniziato a fare un progetto proprio sulla sostenibilità, quando questa parola non era neanche tanto conosciuta. Abbiamo formato il primo consorzio di Frantoi in Sicilia, proprio perché pensavamo che facendo massa si potevano avere dei risultati in termini di emissioni di CO2, di riutilizzo dei sottoprodotti molto più virtuosi di quanto potessero fare da sole le singole aziende. Devo dire che questo percorso iniziato 25 anni fa ci ha portato poi grandi risultati. L’ultimo che stiamo presentando qui a TuttoFood 2026 è il prodotto ‘zero pesticidi’ da filiera sostenibile interamente siciliana”.

Sbraga (Fipe): “Siamo in piena transizione ambientale e tutti devono fare la loro parte”

“Il mondo della ristorazione, con 324.000 imprese, 1 milione e mezzo di addetti e 60 miliardi di valore aggiunto, è attento al tema della sostenibilità, non solo ambientale ma anche economica per le aziende. Bisogna fare le cose nel modo giusto, facendo in modo che le aziende possano stare in piedi”. Così ha dichiarato Luciano Sbraga, vicedirettore generale di Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi.

In merito alle attività organizzate in quest’ottica ha poi aggiunto: “Da qualche anno abbiamo realizzato un progetto chiamato ‘Rimpiattino’, che è la doggy bag all’italiana. Ne abbiamo distribuite diverse decine di migliaia nei ristoranti: è un contenitore dal design accattivante e per lanciare iniziative come questa serviva un contenitore così, non una banale scatola. Contro lo spreco alimentare, dato che spesso si ha imbarazzo o vergogna di portare a casa il cibo ordinato al ristorante, noi invitiamo i ristoratori a dare questo contenitore ai clienti affinché il cibo non vada disperso. C’è poi il tema del risparmio energetico, l’efficienza delle macchine e delle attrezzature all’interno dei locali, e i piani di manutenzione corretti”.

“Su tutto questo siamo impegnati per favorire gli investimenti delle imprese nell’acquisto di attrezzature efficienti dal punto di vista energetico. Se non si ha la sensibilità sull’importanza di questo tema, tutto il resto non funziona. Siamo in piena transizione ambientale, quindi ci sono anche dei rallentamenti o dei ripensamenti sulle politiche per la sostenibilità, ma è una battaglia giusta che va perseguita e tutti devono fare la propria parte”, ha concluso il vicedirettore generale di Fipe.

Allegretti (Loacker Italia): “Con l’Innovation Center nuovi concept ancora più sostenibili”

“La sostenibilità nasce soprattutto dalla location, dall’attenzione al territorio e dalla ricerca delle materie prime” ha commentato ai microfoni di Gea Ivo Allegretti, Business Director di Loacker Italia, presente a TuttoFood 2026. “Qualche esempio: noi produciamo solo con latte alpino, le nostre nocciole sono 100% italiane e selezioniamo i fornitori con i quali lavoriamo anche su tutti gli aspetti di ecosostenibilità. In termini poi più ufficiali e pratici, dal 2025 siamo società benefit e stiamo lavorando per ottenere la certificazione B Corp, che contiamo di ottenere nei prossimi mesi”.

“È estremamente importante per noi la posa della prima pietra dell’Innovation Center – ha continuato il Business Director – che diventerà un vero e proprio hub: non un sito produttivo, ma uno spazio per Loacker per sviluppare nuovi concept e lavorare ancora di più sull’area della sostenibilità. Questo hub, infatti, conterrà una Creative Kitchen per lo sviluppo di nuove idee per il futuro, un laboratorio di ricerca e sviluppo che ci garantisce un prodotto caratterizzato da croccantezza e scioglievolezza, e un laboratorio tecnico per lo sviluppo di macchinari destinati alla produzione che sviluppiamo internamente”

A conclusione, Allegretti ha portato un altro esempio dell’impegno di Loacker Italia verso la sostenibilità: “Stiamo testando il nuovo forno Opti Bake: il primo elettrico per la produzione di wafer che contribuisce alla decarbonizzazione dell’intero nostro processo produttivo. Puntiamo alla neutralità climatica entro il 2040. Queste, in breve, sono le caratteristiche e il lavoro che stiamo facendo come Loacker per dare il nostro contributo all’ecosistema”.

Desimoni (Consorzio Tutela Aceto Balsamico Modena): “Il progetto Generativa vuole cambiare la filiera dell’uva”

A TuttoFood 2026 Federico Desimoni, direttore generale del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, ha raccontato ai microfoni di Gea le ultime novità legate al settore: “Come Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena abbiamo da poco lanciato un nuovo progetto in tema sostenibilità. Il titolo è ‘Generativa’. Ha due grandi pilastri questo progetto: uno è lavorare sulla filiera dell’uva. Il secondo pilastro è appunto fornire ai produttori uno strumento che possa aiutarli a sviluppare la sostenibilità, oltre anche a quello che le normative comunitarie chiedono. In particolare stiamo lavorando su uno strumento che è quello del marchio ministeriale ‘Made Green in Italy’ e siamo già a un livello avanzato applicativo. Ora, appunto, è il momento per le aziende di fare il proprio lavoro singolarmente e noi come consorzio li sosteniamo e supportiamo sia da un punto di vista economico che da un punto di vista di strumenti operativi. Il problema del cambiamento climatico è evidente anche nel nostro settore e ne sentiamo le conseguenze. Abbiamo bisogno del supporto sicuramente dei ministeri. La regione ci sta aiutando tanto a sviluppare dei piani anche di filiera che possano integrare le esigenze di agricoltori e di produttori di aceto balsamico di Modena. Quindi confidiamo di potere creare questi strumenti con il supporto e il sostegno delle istituzioni”.

Bollino (Inalpi): “Uno sguardo al futuro per valorizzare il latte e la sostenibilità”

“Inalpi torna a TuttoFood nell’occasione dei suoi 60 anni di storia con uno sguardo rivolto verso il futuro. Futuro che non è solo la valorizzazione del latte, ma è anche l’occhio di riguardo che abbiamo verso la sostenibilità e l’ambiente che ci circonda”. Così ha dichiarato Gabriella Bollino, Direttrice Commerciale e Marketing di Inalpi, intervistata da GEA, e ha aggiunto: “La nostra attività in questo senso si è mossa molto negli ultimi anni. Siamo oggi in una filiera coesa attraverso la cooperativa Compral latte e con loro abbiamo fatto ormai da qualche anno dei ragionamenti importanti che ci hanno permesso di arrivare a un 80% dei nostri conferenti che utilizzano solo energie rinnovabili. Puntiamo chiaramente al 100, ma siamo già all’80”.

“Oltre a questo, noi in azienda abbiamo fatto un investimento molto importante in questi ultimi tre anni, che ci sta permettendo di recuperare le acque di lavorazione del ciclo industriale, compreso il vapore acqueo della produzione del latte in polvere. Attraverso un sistema di filtri a membrane riusciamo a ripulire l’acqua e a renderla ripotabile. Tutto questo si aggiunge a un progetto che è nato negli ultimi mesi, ma che stiamo portando avanti con molta forza, che è quello sulle emissioni enteriche degli allevamenti. Siamo partiti con 10 allevamenti pilota sui quali stiamo testando dei prodotti che permettono di ridurre queste emissioni. Chiaramente è un progetto che deve avere un po’ di spazio per essere concluso e andremo a valutare i risultati nelle varie stagioni dell’anno. Se, come ci stanno dimostrando i dati, funzionerà, lo estenderemo a tutta la nostra filiera”, ha concluso la Direttrice Commerciale e Marketing di Inalpi.

Confagricoltura-Reale Mutua: Aziende sostenibili più competitive nonostante la crisi

In un momento di crisi profonda dell’agricoltura, segnata da un susseguirsi sempre più intenso di eventi climatici estremi, piegata da guerre commerciali, shock energetici e rincari dei fertilizzanti, l’unica ancora alla sopravvivenza la offre la sostenibilità. Non soltanto l’attenzione all’ambiente si conferma un fattore di sviluppo, ma diventa determinante per il successo dell’impresa.

Questo è ormai palese anche a chi gestisce i business dell’agroalimentare, perché la quota di aziende che raggiunge un livello elevato di sostenibilità è salita al 57,9% dal 49,3% del 2020. Nello stesso periodo si è dimezzata dal 21,6% all’11,9% la quota di aziende ferme a un livello soltanto iniziale di sostenibilità. Ma, cosa più importante, nell’ultimo anno registra una crescita del fatturato il 30,6% delle imprese con livello alto di sostenibilità, contro il 14,6% di quelle con livello base. La foto la scatta la sesta edizione di AGRIcoltura100, iniziativa di Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura, nel Rapporto 2026 realizzato da MBS Consulting (Gruppo Cerved). L’indagine è stata condotta su oltre 3.800 aziende del comparto, in costante crescita dal 2020.

“Dal rapporto emerge che le aziende che in questi anni continuano a investire in sostenibilità si stanno dimostrando quelle più performanti, più competitive, quelle pure più pronte a rispondere alle crisi del mercato”, spiega il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ribadisce come le aziende che hanno ben operato in questi anni “riescono ad essere in vantaggio rispetto a un mercato complesso come quello che stiamo vivendo”.

Dall’ascolto delle imprese emerge una “consapevolezza sempre più diffusa all’importanza della sostenibilità, sempre più fattore di competitività e resilienza”, sottolinea Luca Filippone, direttore generale di Reale Mutua. E in un momento come questo, se la crisi e le incertezze non si placano, “bisognerà prendere dei provvedimenti straordinari, soprattutto da parte dell’Unione Europea, così come è accaduto in passato per altre emergenze, come il Covid”, suggerisce il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi, che spiega come sia necessario intervenire su tutta una serie di normative che oggi vincolano il settore agricolo: “A partire dal de minimis, che oggi è fissato a 50.000 euro, evidentemente nel momento nel quale le aziende hanno bisogno di aiuti più consistenti non si può mantenere un limite così basso”, insiste.

Quanto alle conseguenze delle tensioni nel commercio internazionale e dei dazi, il 42% degli agricoltori si dice preoccupato per l’effetto dei conflitti commerciali. Le imprese intervistate hanno segnalato in particolare un aumento dei costi delle materie prime, difficoltà di mercato e riduzione delle quantità esportate. In risposta, più del 70% delle aziende che operano sui mercati esteri ha attivato nuove politiche: il 45% ha ricercato nuovi mercati di destinazione, il 20% ha rivisto i contratti e le condizioni commerciali con l’estero, altre ancora (sempre 20%) si sono riorientate verso il mercato interno. Le tensioni commerciali hanno provocato difficoltà e aumento dei costi anche negli acquisti, e il 20% delle imprese agricole ha cercato fornitori alternativi.

Il conflitto in Medio Oriente, poi, ha aperto un ciclo di crisi energetica e inflazione al quale l’agricoltura italiana è particolarmente esposta. Già lo scorso anno, il 42% delle imprese agricole aveva subito un aumento dei costi, e solamente una su quattro (26,4%) segnalava di avere capacità di intervento sui prezzi di vendita. La morsa dei costi, tra le conseguenze, va a comprimere la redditività delle imprese: il 47,5% delle aziende intervistate ottiene un utile inferiore al 5% del fatturato. Le imprese più strutturate raggiungono livelli più elevati di sostenibilità, ma è comunque significativa la quota di aziende di piccole dimensioni con un alto indice di sostenibilità. L’area che è cresciuta maggiormente è la sostenibilità ambientale, nella quale le aziende di livello elevato sono aumentate dal 49% nel 2020 al 63,8% nel 2025. Rilevante anche l’incremento nella qualità dello sviluppo (che include competitività, innovazione e qualità dell’occupazione), dal 49% al 58,9%. Raggiungono inoltre un livello elevato di sostenibilità il 47,9% delle imprese in area sociale e il 43,9% nella gestione dei rischi e delle relazioni. “Le tensioni nel commercio internazionale, la maggiore concorrenza nel mercato interno e le minacce di un nuovo ciclo di inflazione accrescono l’urgenza di una trasformazione dell’agricoltura italiana che allarghi la scala di attività delle imprese e rafforzi l’integrazione di filiera”, si legge nel rapporto, che individua 5 fattori di sostenibilità che potranno guidare questa trasformazione nel prossimo futuro.

Il primo è la qualità come fattore competitivo, intesa come combinazione di origine, tracciabilità, sicurezza, sostenibilità e valore simbolico del prodotto. Il secondo fattore è quello degli investimenti e dell’innovazione, elemento che più di tutti genera impatti positivi sull’ambiente, sulla qualità delle produzioni e sulla stessa economia aziendale, e la sua correlazione con la sostenibilità è fortissima: tra le imprese con livello di sostenibilità alto, l’82,2% presenta un livello di innovazione elevato. Terzo fatto è l’integrazione industriale, perché un’impresa eccessivamente frammentata è più debole. Quarto fattore è la mitigazione della vulnerabilità idrogeologica: perché se è vero che il cambiamento climatico colpisce l’agricoltura, è altrettanto vero che l’agricoltura ha un ruolo di primo piano anche nella difesa del territorio, con misure di canalizzazione e razionalizzazione dell’uso delle acque, cura della lavorazione del terreno, barriere naturali alle erosioni, copertura dei terreni non coltivati. Infine, per il Rapporto, bisogna puntare su capitale umano e impatti sociali: offrire lavoro stabile, attrarre e valorizzare donne e giovani e gestire il ricambio generazionale sono fattori chiave e una leva a cui guardare in un contesto di evoluzione e sfide come quello attuale.

Van Dieren (Westerman): “Sentiamo la responsabilità di prenderci cura del mondo di domani, anche nel nostro settore”

“Per noi, come azienda nel settore della logistica multimodale, è una responsabilità prenderci cura del mondo di domani, anche nel nostro settore. Ed è per questo che abbiamo sviluppato il cosiddetto ‘green wagon corridor’. Come già spiegato, cerchiamo di spostare le merci dalla strada alla ferrovia per essere più sostenibili e, anche per le attività del primo e dell’ultimo miglio, utilizzeremo camion, camion elettrici o, diciamo, “road energy”, il che significa che cerchiamo di rendere il trasporto door to door in modo sostenibile. E quindi, sì, abbiamo scelto quattro località in tutta Europa, compresa Verona, per collegare i diversi Paesi europei”, a dirlo Lambert van Dieren, ceo di Westerman ai microfoni di Gea durante il LetExpo.