Grano ucraino

I leader Ue alla ricerca di soluzioni contro la crisi alimentare

Aumentare la cooperazione con i partner africani e internazionali sulla sicurezza alimentare e cercare una via per superare il blocco russo delle 20 milioni di tonnellate di grano ferme nei porti ucraini. Emergono queste due linee generali dalle conclusioni del Consiglio Europeo del 30-31 maggio sulla questione della crisi alimentare innescata dall’aggressione militare di Mosca in Ucraina.

Affrontando la causa scatenante della crisi, i leader Ue hanno ribadito la “ferma” condanna alla “distruzione e appropriazione illegale della produzione agricola” messa in atto dall’esercito russo. Che, come ricordato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, alla stampa, “non solo blocca le esportazioni di grano e cereali dai porti del Mar Nero, ma bombarda deliberatamente i depositi e mina i campi coltivabili o dove ci sarà raccolto”. Oltre alla necessità della rimozione del blocco marittimo, in particolare nel porto di Odessa, il Consiglio Ue ha riconosciuto che la soluzione nell’immediato deve essere un’accelerazione sui corridoi di solidarietà proposti dalla Commissione, che permettano ai generi alimentari di raggiungere via terra e via ferrovia i Paesi membri e, di lì, i popoli più vulnerabili nel mondo.

Altre due soluzioni da sondare, ma con “poche possibilità di riuscita” – come spiegato dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel – sono quelle di “un corridoio marittimo nel Mar Nero” e un “accesso ai porti Mar Baltico attraverso la Bielorussia”. La prima è “minata dall’atteggiamento della Russia”, la seconda dalla “posizione di Minsk, che aiuta Mosca in questa guerra”. È qui che si inserisce il discorso della cooperazione internazionale, fermo restando che, per usare le parole di von der Leyen, “la crisi alimentare globale è imputabile solo alla guerra della Russia in Ucraina, dire che è colpa delle nostre sanzioni è disinformazione del Cremlino”. I Ventisette hanno accolto favorevolmente le iniziative delle Nazioni Unite, del G7 e multilaterali per “mitigare le conseguenze sui livelli dei prezzi, sulla produzione e sull’accesso e la fornitura di cereali”, ribadendo l’impegno a “mantenere il commercio globale di prodotti alimentari di base libero da barriere ingiustificate”.

A proposito di cooperazione internazionale, l’Ue sta rafforzando il confronto con i leader africani. La presidente von der Leyen ha annunciato che viaggerà presto al Cairo per incontrare il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, con l’obiettivo di “affrontare le questioni di sicurezza alimentare anche in senso regionale, non solo europeo o dell’Ucraina”. Ai 27 capi di Stato e di governo Ue riuniti a Bruxelles si è invece rivolto il presidente del Senegal e di turno dell’Unione Africana, Macky Sall, che ha ribadito l’unità d’intenti tra i due partner per affrontare una crisi che sta colpendo duramente i Paesi dell’Africa: “Nel 2020, circa 282 milioni di persone erano già sottonutrite, il peggio potrebbe ancora venire se la tendenza attuale dovesse continuare”. Ecco perché “bisogna fare tutto il possibile per liberare le scorte di grano disponibili e garantire il trasporto e l’accesso al mercato, per evitare lo scenario catastrofico della scarsità e dell’aumento generalizzato dei prezzi”, ha esortato il presidente Sall parlando ai Ventisette. Inequivocabile l’approccio dell’Unione Europea, secondo le parole di von der Leyen: “Non abbiamo mai imposto sanzioni sui prodotti agricoli e alimentari, sui fertilizzanti e sui concimi e non lo faremo mai, questa è stata una decisione umanitaria chiara, tutti devono poterne averne accesso”.

Fumata bianca al vertice Ue: trovato accordo su embargo a petrolio russo

Fumata bianca. Dopo oltre tre settimane di impasse, i capi di stato e governo hanno trovato nella tarda serata tra lunedì e martedì un accordo politico per tagliare il 90% delle importazioni di petrolio da Mosca entro la fine dell’anno, sbloccando il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia proposto dalla Commissione Ue lo scorso 4 maggio.
Ad annunciarlo in un tweet il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, chiudendo i lavori della prima giornata di Vertice Ue che proseguiranno questa mattina a Bruxelles.

COSA PREVEDE L’ACCORDO

L’accordo di principio raggiunto a fatica dai leader sull’embargo consentirà di tagliare nell’immediato più di due terzi delle importazioni di greggio dalla Russia, ovvero tutto quello importato via mare, ed entro la fine dell’anno bandire il 90% del petrolio importato in Europa. L’accordo – che dovrà essere finalizzato nei dettagli mercoledì dal Consiglio dell’Ue – in sostanza lascia fuori temporaneamente il petrolio greggio importato attraverso gli oleodotti e riguarderà solo quello in arrivo via mare. I governi hanno dovuto esentare il passaggio tramite oleodotto per andare incontro alle richieste dell’Ungheria, tra i Paesi senza sbocco sul mare e dipendente per il 65% dalle importazioni di greggio russo e che per settimane ha posto il veto sull’embargo.

VERSO STOP AL 90% DEL GREGGIO

Circa ⅔ del petrolio importato dalla Russia in Europa arriva via mare, il restante ⅓ attraverso oleodotto. La quota del 90% annunciata dai vertici comunitari si spiega perché la Germania e la Polonia – che potrebbero beneficiare dell’esenzione prevista per gli oleodotti – si sono impegnate al Vertice a porre fine alle loro importazioni di greggio via l’oleodotto Druzhba. Attraverso questo impianto passa circa un terzo del petrolio russo importato nell’Unione Europea. Il tracciato settentrionale dell’oleodotto trasporta il greggio in Germania e in Polonia, la parte meridionale invece in Ungheria e anche Slovacchia. Berlino e Varsavia si sono impegnate a chiudere i rifornimenti dal tracciato settentrionale. Sommando quindi il 75% del petrolio importato via mare in regime di embargo e la quota di greggio via oleodotto a cui rinunceranno Polonia e Germania entro fine anno, si arriva a oltre il 90% di petrolio russo menzionato dai vertici Ue. Rimane ora da capire in quali tempi i leader prevedono di porre fine anche al tracciato meridionale rimasto, che corrisponde al restante 10% di petrolio importato.

UE: “GRANDE PASSO IN AVANTI”

I capi di stato e governo si sono impegnati nel testo delle conclusioni a tornare “quanto prima sulla questione dell’eccezione temporanea per il greggio consegnato tramite oleodotto”, si legge. Per fare in modo, ha precisato Michel ai giornalisti, di andare a colpire “tutto il petrolio russo”. “Torneremo presto sulla questione di quel restante 10% del petrolio dell’oleodotto”, ha assicurato anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, scesa in conferenza stampa al termine del Vertice, salutando l’accordo di principio come un “grande passo in avanti”. Solo poche ore prima, in entrata al Summit, la presidente si era detta poco ottimista che un accordo sarebbe stato raggiungibile nelle 48 ore di Vertice.
Nel testo delle conclusioni i leader si sono accordati per introdurre misure di emergenza per garantire “la sicurezza dell’approvvigionamento” in caso di tagli alle forniture dalla Russia (come sta accadendo per il gas). Budapest ha chiesto maggiori garanzie dall’Ue in caso di brusche interruzioni e, secondo quanto riferito da von der Leyen in conferenza stampa, la Croazia ha dato disponibilità ad aumentare la capacità di petrolio trasportata dall’oleodotto di Adria, che passa proprio in Croazia, Serbia e Ungheria con diramazioni verso la Slovenia e la Bosnia ed Erzegovina, che potrebbero essere deviate verso Budapest in caso di necessità. Per questo aumento di capacità servirà un intervallo di tempo “da 45 a 60 giorni”, ha stimato la presidente. Ha aggiunto che serviranno investimenti per riqualificare le raffinerie ungheresi “adattate al petrolio russo”.

(Photo by JOHN THYS / AFP)

ue

Al via la Settimana Verde della Ue per realizzare il Green Deal

Si è aperta la nuova edizione della Settimana Verde dell’Ue, quest’anno dedicata al tema ‘Realizzare il Green Deal europeo’. L’evento europeo sulla politica ambientale si chiuderà il 5 giugno e, tra il 30 e il 31 maggio, a Bruxelles, si terranno alcuni dibattiti volti a sensibilizzare i cittadini sull’importanza della protezione della natura, i prodotti tessili sostenibili e l’inquinamento.

A sostegno della manifestazione, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, interverrà al dibattito incentrato sulla costante attenzione alla politica ambientale dell’Ue anche in tempi di crisi, e il commissario per l’ambiente Virginijus Sinkevičius incontrerà giovani di tutti i paesi dell’Ue per discutere di una serie di temi connessi al Green Deal europeo.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha cambiato il nostro mondo. Dare prova di solidarietà e aiutare gli ucraini è una priorità assoluta, ma questa guerra ha anche dimostrato che dobbiamo rafforzare la nostra resilienza alle crisi”, ha commentato Sinkevičius, lasciando intendere che il coinvolgimento di tutti è indispensabile per risollevarsi dalla crisi in atto. “I cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e l’inquinamento non scompaiono quando scoppia una guerra. Un ambiente sano non è un lusso riservato a giorni migliori, e spetta a tutti noi continuare a realizzare insieme gli ambiziosi obiettivi del Green Deal europeo”.

UE

Indipendenza energetica per un nuovo protagonismo dell’UE

Alle volte una guerra, se non è nei tuoi confini, può grandemente aiutare lo sviluppo della tua economia. Non è certo il miglior modo per ‘crescere’, è ovviamente meglio farlo in maniera pacifica, ordinata, facendo in modo che nessuno resti indietro, ma tant’è. È quello che potrebbe succedere nell’Unione europea, che può arrivare ad una sostanziale indipendenza energetica che le potrebbe permettere di giocare un ruolo del tutto diverso e nuovo nello scenario mondiale.

Dopo la Prima Guerra mondiale, alla quale gli Stati Uniti parteciparono solo nella fase finale (entrarono in guerra nell’aprile del 1917), Washington assistette ad una impressionante crescita economica, di dimensioni del tutto inattese, e Wall Street, che fino a quel momento era una piazza secondaria, divenne la prima del Mondo. Gli Usa ebbero la fortuna di partecipare ad una guerra lontano da casa, dunque con nessun danno strutturale, ed ebbero, ovviamente, anche la fortuna di vincerla, mentre le potenze europee ne uscirono tutte piuttosto male, sia le vincitrici sia le sconfitte.

Questa guerra di invasione lanciata dalla Russia in Ucraina sembra poter provocare risultati simili, anche se in misura più contenuta. Gli Stati dell’Unione europea, è innegabile, stanno partecipando a questa guerra: forniamo armi, aiuti economici, formazione militare. Subiamo anche le conseguenze economiche, anche se, a dire il vero, alle volte sono enormemente ingigantite da una propaganda spicciola: ad esempio il grano che noi importiamo dall’Ucraina è una quota che sfiora l’1,5 per cento del totale, praticamente insignificante.

Questa guerra però sta spingendo l’Unione e i singoli Stati europei a compire passi forse neanche mai tentati prima, con grande soddisfazione della Commissione di Ursula von der Leyen, in particolare nel settore energetico. I piani per renderci indipendenti dalle fonti russe stanno facendo passi da gigante, favorendo approvvigionamenti molto più diversificati, e dunque ‘sicuri’, molto meno soggetti agli umori del dittatore di turno. Soprattutto però enorme è la spinta verso le energie rinnovabili, che fino a un mese fa erano quasi reiette, confinate a qualche concorso per la città ‘più riciclona’, a qualche gara tra architetti, a qualche programma per le scuole.

Ora il piano della Commissione europea è di portare l’energia rinnovabile al 45 per cento del consumo di energia entro il 2030, il 5 per cento in più di quanto stabilito solo nel luglio del 2021. Il programma ha bisogno di essere approvato dai Ventisette, e non sarà né semplice né immediato, però c’è, e prima o poi passerà.

Un nuovo panorama energetico non ha solo un valore direttamente economico, è di fronte a tutti l’evidenza che raggiungere un robusto grado di autonomia, in un mix tra forniture diversificate, riciclo e risparmio, potrà dare l’opportunità all’Unione di giocare molto meglio quel ruolo da protagonista nello scacchiere mondiale al quale tenta di ritornare con strumenti impegnativi quali la Bussola Strategica. Non dipendere da altri dal punto di vista energetico, restando il più ricco mercato del Mondo, magari anche essendosi dati una politica di difesa più efficiente potrebbe dare all’UE, nel giro di pochi anni, un’immagine del tutto nuova, che potrà anche cambiare gli assetti del potere mondiale.

URSULA VON DER LEYEN

Appello von der Leyen da Davos: “Transizione verde e clima non possono più aspettare”

Sono evidenti le ragioni geopolitiche” per accelerare su transizione verde e clima, che ora “non possono più aspettare“. Arriva da Davos, in Svizzera, dove è in corso il World Economic Forum, l’appello della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Il diretto risultato della guerra russa in Ucraina – ha spiegato – è l’aumento dei prezzi dell’energia e il taglio delle forniture del gas a Polonia, Bulgaria e Finlandia”. Come ha ricordato la numero uno dell’esecutivo comunitario, l’Ue ha già segnato la strada “con l’European Green Deal“, ma ora “dobbiamo accelerare la transizione e portare le nostre ambizioni a un livello più alto, in particolare con il piano RePowerEU, che ci condurrà fuori dalla dipendenza dalle fonti fossili russe”.

Il futuro, infatti, ha ribadito von der Leyen, è legato alla “diversificazione del gas” e “all’idrogeno, la nuova frontiera del network energetico europeo“. “L’economia del futuro – ha detto – non si baserà più sul petrolio e sul carbone, ma sulle terre rare, elementi cruciali per le transizioni gemelle verde e digitale”.

Il World Economic Forum è considerato il vertice delle élite mondiale e richiama a Davos circa 2500 ospiti. Al centro delle discussioni ci sono, naturalmente, le conseguenze della guerra in Ucraina (ieri il presidente Zeelensky è intervenuto con un videomessaggio), ma anche il clima, la transizione energetica e la crisi alimentare.

MARE DEL NORD

Mare del Nord, il patto da 135 miliardi per eolico offshore e idrogeno verde

I ministri dell’Energia e del clima di Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Belgio hanno firmato un accordo per lo sviluppo, in Europa, di impianti eolici offshore e di idrogeno verde. Un patto – del ‘Mare del Nord‘ – da 135 miliardi di euro attraverso i quali i quattro Paesi membri Ue ambiscono a diventare la “centrale elettrica verde d’Europa”. “Sostituiremo sempre più i combustibili fossili, tra cui il petrolio, il carbone e il gas russi, con l’energia rinnovabile proveniente dal Mare del Nord, contribuendo alla neutralità climatica e alla sicurezza energetica dell’Ue”, si legge nel testo siglato dai rappresentanti dei quattro governi europei. “Forniremo più della metà della capacità necessaria per raggiungere la neutralità climatica dell’Ue secondo la strategia della Commissione europea sulle energie rinnovabili offshore”. Proprio la leader dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, ha appoggiato il progetto durante l’intervento al North Sea Summit, riconoscendo nell’eolico offshore “uno dei pilastri centrali della nostra energia”.

Oltre all’eolico, i quattro Paesi contribuiranno alla produzione su larga scala di idrogeno verde sia onshore che offshore soprattutto grazie a “sinergie di cooperazione per la produzione e la trasmissione”. “Sosteniamo il piano della Commissione europea di sviluppare un mercato ben funzionante per l’idrogeno verde, al fine di accelerare la costruzione e sostenere un’elevata sicurezza di approvvigionamento a prezzi accessibili”, sottolineano Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Belgio. Per aumentare la capacità regionale e nazionale, il lavoro si baserà sugli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo (Ipcei) sull’idrogeno che, come ricordato dalla presidente von der Leyen, “creeranno un ecosistema dell’energia del futuro”. Saranno coinvolti nel progetto sia il settore pubblico che privato, per “sostenere l’innovazione tecnologica, la leadership industriale europea, lo sviluppo e la produzione di combustibili verdi e l’eliminazione graduale del gas naturale importato”, hanno evidenziato i ministri.

(Photo by BO AMSTRUP / RITZAU SCANPIX / AFP)

Ursula von der Leyen

RePowerEU, il piano Ue da 300 mld per l’indipendenza energetica dalla Russia

Diversificare i fornitori di energia, abbattere i consumi energetici nelle case e nelle industrie ad alta intensità (le energivore) attraverso l’efficienza e aumentare la capacità di energia rinnovabile nel mix dell’Unione. Sono questi i tre pilastri del piano dell’Unione Europea ‘RePowerEU’ per azzerare la dipendenza dai combustibili fossili russi entro il 2027, annunciato lo scorso 8 marzo e presentato mercoledì nei dettagli dalla Commissione Europea.

Azioni e risorse finanziarie con l’obiettivo di rendere il sistema energetico dell’Ue più resiliente di fronte a crisi come quella trainata dalla guerra in Ucraina, ma anche fermare le importazioni di combustibili fossili russi, che stanno alimentando la guerra e il Cremlino. “Oggi portiamo la nostra ambizione a un altro livello per assicurarci di diventare quanto prima indipendenti dai combustibili fossili russi”, ha affermato la presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, scesa in conferenza stampa per annunciare il piano. Secondo le stime di Bruxelles, mettendo in atto tutte le misure del piano l’Ue sarà in grado di liberarsi di almeno 155 miliardi di metri cubi di gas fossile, che è pari al volume (di gas) importato dalla Russia nel 2021. Quasi due terzi di questa riduzione può essere ottenuta entro la fine del 2022.

Von der Leyen ha stimato che saranno mobilitati quasi 300 miliardi di euro, di cui circa 72 miliardi in sovvenzioni e 225 miliardi in prestiti: il 95% dei finanziamenti “andrà a sostenere la transizione verde per le rinnovabili”. Nel piano, Bruxelles ha stimato che avrà bisogno di ulteriori 210 miliardi di euro di investimenti fino al 2027, che dovranno arrivare sia dal pubblico che dal privato. Circa 225 miliardi di euro di prestiti ancora non utilizzati dallo strumento di ripresa e resilienza (Recovery and resilience facility) varato per il COVID saranno incanalati a sostegno di queste misure, quindi investimenti per rinnovabili e risparmio energetico. Altri 20 miliardi di euro di sovvenzioni arriveranno dalla vendita all’asta di quote di carbonio del sistema di scambio di emissioni dell’UE – il sistema ETS – che oggi sono ferme nella riserva di Stabilità del Mercato. Attraverso l’attuale quadro finanziario (2021-2027), la Commissione intende inoltre dirottare una parte dei fondi della politica di coesione (circa 100 miliardi di euro) e della politica agricola comune, la PAC (circa 7,5 miliardi) per investire in energie rinnovabili, idrogeno e infrastrutture. In autunno la Commissione raddoppierà i fondi disponibili per il bando 2022 del Fondo per l’innovazione, portandoli a circa 3 miliardi di euro.

Per abbattere i consumi energetici, la Commissione propone di rafforzare le misure di efficienza a lungo termine, compreso un aumento dal 9% al 13% dell’obiettivo vincolante contenuto nella revisione della direttiva efficienza proposta a luglio 2021 nell’ambito del pacchetto “Fit for 55”. In una comunicazione specifica dedicata al “risparmio energetico” Bruxelles descrive in dettaglio i cambiamenti comportamentali a breve termine che potrebbero ridurre la domanda di gas e petrolio del 5% e incoraggia gli Stati membri ad avviare campagne di comunicazione specifiche rivolte alle famiglie e all’industria e a utilizzare misure fiscali per il risparmio.

infograficaA lungo termine, l’Esecutivo comunitario vuole che l’energia rinnovabile – solare ed eolica – producano almeno il 66% dell’elettricità nel mix complessivo, raddoppiando la quota attuale del 33%. Per questo ha proposto anche di aumentare l’obiettivo principale per il 2030 per le energie rinnovabili dal 40% al 45% (anche questo target proposto neanche un anno fa nel pacchetto ‘Fit for 55’) e previsto una strategia dedicata al solare per raddoppiare la capacità solare fotovoltaica entro il 2025 e installare almeno 600 Gigawatt entro il 2030.

Bruxelles fissa a 10 milioni di tonnellate di produzione interna di idrogeno rinnovabile e 10 milioni di tonnellate di importazioni entro il 2030 l’obiettivo per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi e sostituire il gas naturale, il carbone e il petrolio nelle industrie e nei settori dei trasporti difficili da decarbonizzare. Per accelerare la diffusione di idrogeno verde su larga scala, la Commissione ha stanziato 200 milioni di euro per la ricerca e pubblicherà nelle prossime settimane due atti delegati sulla definizione e la produzione di idrogeno rinnovabile “per garantire che la produzione porti a una decarbonizzazione netta”, si legge nella comunicazione. Per portare la produzione di biometano ad almeno 35 miliardi di metri cubi entro il 2030, lancerà un piano d’azione e una nuova partnership industriale con incentivi finanziari che arriveranno soprattutto dalla nuova PAC.

Nelle prossime settimane Bruxelles presenterà la sua proposta per un meccanismo per gli acquisti congiunti di gas a livello comunitario, ispirato a quanto ha fatto con gli appalti congiunti per comprare i vaccini anti-Covid e scongiurare concorrenza tra gli Stati membri. Sarà aperto anche al vicinato, dall’Ucraina alla Moldavia. “In questo modo, possiamo proteggere le importazioni di cui abbiamo bisogno, senza concorrenza tra gli Stati membri”, ha spiegato von der Leyen. Non solo idrogeno e gas verdi. Bruxelles riconosce nel piano di dover prolungare nel tempo lo sfruttamento di centrali a carbone e nucleare per la produzione di energia elettrica che arrivi da fonti alternative al gas. La Commissione stima che l’energia prodotta da carbone dovrà aumentare a 100 terawattora (tWh), il 5% in più rispetto a quanto corrisponde attualmente e dal nucleare fino a 44 TWh. Fonti comunitarie assicurano che si tratterà di una misura limitata nel tempo e soprattutto non richiederà investimenti in nuove infrastrutture, quindi nuove centrali.

URSULA VON DER LEYEN

Svolta RePowerEU: 300 miliardi mobilitati e spinta sui pannelli solari

La Commissione Europea ha presentato il piano ‘RePowerEU’ per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili, in particolare quelli importati dalla Russia. “Si tratta di un grande pacchetto sui temi che sono emersi come cruciali dopo l’invasione russa dell’Ucraina, tra cui quello della sicurezza energetica”, ha dichiarato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Abbiamo visto – ha detto – quanto siamo dipendenti e vulnerabili dalle fonti che arrivano da Mosca, ma con questo piano arriveremo a esserne indipendenti”.

Come illustrato da von der Leyen, il piano RePowerEU si concentrerà su tre livelli: “Primo, sulla domanda, cioè sul risparmio energetico. Secondo, sulle forniture, per sostituire le fonti russe con quelle di altri partner più affidabili. Terzo, sulle energie rinnovabili, accelerando gli investimenti. Saranno mobilitati quasi 300 miliardi di euro, di cui circa 72 miliardi in sovvenzioni e 225 miliardi in prestiti: il 95% dei finanziamenti andrà a sostenere la transizione verde per le rinnovabili”. Per raggiungere gli obiettivi di diversificare i fornitori di energia, abbattere i consumi energetici e puntare sull’energia pulita, Bruxelles stima che servirà un investimento aggiuntivo di 210 miliardi di euro da qui al 2027, ma anche che la riduzione delle importazioni di combustibili fossili russi porterà a un risparmio di 100 miliardi di euro all’anno.

Tra le proposte della Commissione, un emendamento al Pnrr per usare circa 225 miliardi di euro in prestiti non ancora richiesti dai governi europei da incanalare in investimenti a sostegno del piano e l’aumento della dotazione finanziaria dello stesso con 20 miliardi di euro di sovvenzioni provenienti dalla vendita di quote di carbonio del sistema di scambio di emissioni dell’Ue – il sistema ETS – che oggi sono ferme nella riserva di Stabilità del Mercato. Attraverso l’attuale quadro finanziario (2021-2027), la Commissione intende dirottare una parte dei fondi della politica di coesione (circa 100 miliardi di euro) e della politica agricola comune, la PAC (circa 7,5 miliardi) per investire in energie rinnovabili, idrogeno e infrastrutture. In autunno la Commissione raddoppierà i fondi disponibili per il bando 2022 del Fondo per l’innovazione, portandoli a circa 3 miliardi di euro.

INFRASTRUTTURE

Per integrare meglio i progetti di interesse comune e le infrastrutture di collegamento del gas – si legge nel piano ‘RePowerEU’ – si stima che saranno necessari investimenti per circa 10 miliardi di euro, con circa 12 nuovi progetti infrastrutturali a cui dar vita nei prossimi anni e 20 già in lavorazione. “Non serve rivoluzionare l’infrastruttura energetica attuale”, ha spiegato un funzionario dell’Ue. Nel quadro del piano presentato oggi, l’Esecutivo europeo ha lanciato anche un nuovo bando da 800 milioni di euro nel quadro del Meccanismo per collegare l’Europa, a cui ne seguirà un altro all’inizio del 2023.

RINNOVABILI

Aumentare l’obiettivo principale per il 2030 per le rinnovabili dal 40% al 45% raddoppiando la capacità fotovoltaica entro il 2025 e installando 600 Gigawatt entro il 2030. È un altro dei progetti suggeriti dalla Commissione Ue che, attraverso il ‘RepowerEU’, lancia un’iniziativa sui tetti solari con l’obbligo legale per gli Stati membri di installare pannelli fotovoltaici sui nuovi edifici pubblici e commerciali e su quelli residenziali, ovvero le case. Il piano prevede inoltre di raddoppiare il tasso di diffusione delle pompe di calore e misure per integrare l’energia geotermica e solare termica nei quartieri modernizzati.

La Commissione sta lavorando anche alla creazione del meccanismo di acquisto congiunto di energia, in cui “negozierà per gli Stati membri che ne fanno parte (dal momento che sarà su base volontaria) gas e poi in futuro anche idrogeno”, ha evidenziato la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson che spera, a livello europeo, di “raggiungere prima dell’estate nuovi accordi politici – dopo quelli siglati con Canada e Stati Uniti – per ulteriori forniture di gas naturale liquefatto (GNL)”, la sottolineatura di Simson che auspica, per Bruxelles, un futuro di indipendenza energetica dalla Russia. Attualmente l’Europa importa oltre il 50% dell’energia da Mosca.

TIMMERMANS

Il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, è tornato sull’idea di Mario Draghi di limitare l’uso dei condizionatori: “In Italia il premier ha dato un’idea al Paese sulla temperatura dei condizionatori per risparmiare energia, ma è una questione che va lasciata alla discrezione delle aziende e dei singoli cittadini. Voglio solo informarli che abbassare la temperatura del riscaldamento in inverno e non azionare troppo presto l’aria condizionata in estate è un modo di togliere soldi dalle tasche di Putin e questa è una cosa buona”

EMMENUEL MACRON , ROBERTA METSOLA, URSULA VON DER LEYEN

Energia, indipendenza strategica è il centro del futuro dell’Europa

Il futuro dell’Europa passa per l’energia pulita e l’indipendenza strategica. Dall’energia al cibo, dai chip digitali alle tecnologie verdi l’Unione Europea a prova di futuro è quella che “è in grado di provvedere a se stessa in aree vitali, un’Europa che offre protezioni e benefici sociali unici per tutta la durata di queste grandi transizioni”. Per la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, molte delle 49 proposte finali elaborate nel quadro della Conferenza sul futuro dell’Europa e presentate lunedì a Strasburgo ai vertici comunitari “ci danno una spinta per accelerare i lavori già in corso”. Primo tra tutti, quello per il patto verde per l’Europa, il Green Deal europeo, e la necessità di accelerare i negoziati sul pacchetto ‘Fit for 55’ in modo “da poter aumentare le energie rinnovabili, poter risparmiare energia e infine svezzarci dai combustibili fossili. Deve essere così”, ha ammonito von der Leyen nel suo lungo intervento durante la cerimonia conclusiva di questo esercizio di democrazia partecipativa inaugurato un anno fa e conclusosi oggi.

La presidente della Commissione promette di dare un rapido seguito alle proposte elaborate dai cittadini europei in questo processo. “Annuncerò le prime nuove proposte in risposta alla vostra relazione nel mio discorso sullo stato dell’Unione già a settembre”, ha assicurato. Si spinge oltre, andando a definire una posizione molto chiara dell’Esecutivo comunitario circa il tema più divisivo che questa Conferenza porta con sé, l’idea di arrivare a una riforma degli attuali trattati dell’Unione Europea su cui diversi Stati membri sono contrari. Chiarisce che il “voto all’unanimità in alcune aree chiave semplicemente non ha più senso se vogliamo essere in grado di muoverci più velocemente. E che l’Europa dovrebbe svolgere un ruolo maggiore – ad esempio, nella salute o nella difesa, dopo l’esperienza degli ultimi due anni – oltre che migliorare il modo in cui funziona la nostra democrazia su base permanente. Voglio essere chiara che sarò sempre dalla parte di coloro che vogliono riformare l’Unione europea per farla funzionare meglio”.

Un cambiamento per un’Europa più integrata e indipendente, anche energeticamente. È anche la trasformazione necessaria evocata dalla presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola, secondo cui l’Ue “è ancora troppo dipendente dagli autocrati” come il presidente russo Vladimir Putin. “Dobbiamo sostenerci a vicenda mentre ci separiamo dal Cremlino e investiamo in fonti di energia alternative” e capire che “l’energia rinnovabile è tanto una questione di sicurezza quanto di ambiente. Ma possiamo farlo solo insieme”. Insieme, ha sottolineato la numero uno dell’Eurocamera, ponendo l’accento sulla necessità di aprire una convenzione per discutere di riforma dei trattati europei. “Questa conferenza dimostra che esiste un divario tra ciò che la gente si aspetta e ciò che l’Europa è in grado di fornire al momento. Ecco perché abbiamo bisogno di una convenzione come prossimo passo. Ci sono questioni che semplicemente non possono aspettare”, ha ricordato. Come quella dell’indipendenza energetica.

Per il presidente francese Emmanuel Macron abbandonare più rapidamente i combustibili fossili è un imperativo da un lato per soddisfare l’agenda europea sul clima, dall’altro per far sì che la “Russia affronti le sue responsabilità”. La guerra di Putin in Ucraina e la dipendenza europea “dai combustibili fossili russi significa che dobbiamo essere ancora più ambiziosi sul clima, dobbiamo investire di più nelle energie rinnovabili e nel nucleare, dobbiamo andare verso la sobrietà energetica e continuare a proteggere di fronte all’aumento dei prezzi”, ha sottolineato Macron. Il presidente francese, presente a Strasburgo in qualità di presidente di turno dell’Unione europea (fino alla fine di giugno) ha a cuore i temi della sicurezza alimentare europea e globale. “Dobbiamo anche riconquistare la nostra indipendenza alimentare. La guerra sta destabilizzando profondamente le catene di approvvigionamento e i mercati mondiali”, ha messo in guarda, sottolineando la necessità di ripensare “le nostre strategie di produzione per difendere la nostra sovranità alimentare e proteica”. Uno sguardo all’Europa e uno al resto del mondo. “Se vogliamo evitare carestie, destabilizzazioni geopolitiche alle nostre frontiere e drammi in tutto il bacino del Mediterraneo è una nostra responsabilità come europei”, ha concluso.

Greenwashing, il diritto della verità per i consumatori

Le istituzioni comunitarie scavano sotto lo strato dell’ambientalismo di facciata per mettere al bando il greenwashing. All’interno dell’ampio pacchetto sull’economia circolare presentato dalla Commissione europea lo scorso 30 marzo, il gabinetto guidato da Ursula von der Leyen ha proposto una serie di linee-guida per la tutela dei consumatori e della transizione verde. I concetti-chiave sono due: diritto di fare scelte informate al momento dell’acquisto e rispetto dell’ambiente, anche per quanto riguarda i messaggi che vengono veicolati dalle pubblicità delle aziende e dal confezionamento dei beni di consumo.

Non è un caso se il greenwashing – la strategia di comunicazione finalizzata a costruire un’immagine ingannevolmente positiva sotto il profilo ambientale, per nascondere gli effetti negativi delle pratiche e delle attività industriali – viene classificato come “pratica commerciale sleale” dall’esecutivo UE, che ha promesso di condurre una lotta senza quartiere per la sua estirpazione. A questo proposito, la proposta di direttiva mette nero su bianco che un commerciante o un produttore non può ingannare il consumatore con dichiarazioni ambientali “senza impegni e obiettivi chiari, oggettivi e verificabili, e senza un sistema di monitoraggio indipendente”. L’obiettivo è stato tracciato con particolare chiarezza dal commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders. “Se non iniziamo a consumare in modo più sostenibile, non raggiungeremo gli obiettivi del Green Deal europeo”, ha avvertito il commissario, sottolineando però che il problema sta a monte: “La maggior parte dei consumatori è disposta a contribuire in modo significativo, ma in questi anni abbiamo anche assistito a un aumento del greenwashing”. È per questo motivo che “serve protezione contro le pratiche commerciali sleali che abusano dell’interesse a comprare verde”, ha puntualizzato il titolare della Giustizia.

Nella pratica, tutto ciò avrà un impatto concreto sulle abitudini di acquisto dei consumatori dell’Unione, se la proposta della Commissione sulla sostenibilità dei prodotti sarà approvata e adottata integralmente durante la fase di negoziati tra i co-legislatori del Consiglio dell’UE e del Parlamento Europeo: la direttiva recepita nella legislazione nazionale di ciascuno Stato membro metterà al bando affermazioni ambientali generiche come “ecologico”, “eco” o “verde” sulle etichette dei prodotti e nelle pubblicità, qualora non possano essere dimostrate con evidenze scientifiche. Si andranno così a colpire sia i messaggi che “suggeriscono erroneamente o creano l’impressione di eccellenti prestazioni ambientali”, sia quelli che estendono l’affermazione all’intero prodotto, quando in realtà riguarda uno solo dei suoi aspetti. Allo stesso modo, non potranno essere esposte etichette di “sostenibilità volontaria” che non siano certificate da autorità pubbliche o indipendenti.

La proposta da Bruxelles arriva a pochi mesi dalla relazione sulla Finanza sostenibile pubblicata dalla Corte dei conti europea, che ha rilevato come – nonostante gli impegni e le premesse – l’UE non faccia ancora abbastanza per indirizzare i fondi disponibili verso attività realmente “sostenibili” che possano guidare la transizione verde verso un’economia a zero emissioni. La criticità maggiore nell’indirizzare gli investitori verso le opportunità di investimento più sostenibili risiede proprio nel fatto che per il momento manca un’azione specifica per definire con chiarezza e trasparenza cosa è sostenibile e cosa non lo è sul piano ambientale e sociale. Come conseguenza, “ancora troppi fondi finiscono in attività da considerare non sostenibili”, ha commentato Eva Lindström, responsabile della relazione della Corte dei conti pubblicata il 20 settembre 2021. “Esistono troppe interpretazioni diverse sulla sostenibilità e questo crea un vero ostacolo nel cambiare l’atteggiamento degli investitori”, ha aggiunto, ribadendo che l’assenza di un quadro comune “alimenta l’ambientalismo di facciata di molte aziende”, che spacciano per sostenibile ciò che non lo è “perché mancano criteri scientifici per definirlo”. Scavando sotto lo strato del finto verde del greenwashing, le istituzioni comunitarie sono chiamate ora a proteggere la transizione verde anche da chi ne sfrutta l’attrattività per continuare a mettere in pericolo l’ambiente.