Giorgia Meloni si prepara a parlare davanti al Parlamento. La tregua dà respiro, ma il contesto resta fragile ed estremamente complesso. La crisi si ripercuote sui mercati e sull’energia anche in Italia. Non solo: se la pausa dal conflitto vale per l’Iran, non si fermano gli attacchi israeliani in Libano, dove viene colpito un convoglio italiano. Non ci sono feriti, ma la situazione diplomatica con Tel Aviv (e di conseguenza con Washington) si complica. In serata, fonti della Farnesina fanno sapere che l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato su richiesta del ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
“È del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”, chiarisce la premier, intimando in attesa degli esiti della convocazione dell’ambasciatore: “Israele dovrà chiarire quanto accaduto”. La presidente del Consiglio esprime la sua “ferma condanna” per quanto accaduto, sottolineando che il cessate il fuoco concordato tra Iran, Stati Uniti ed Israele è “un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano”. Meloni addita però anche Hezbollah, per aver “trascinato” il Paese in questo conflitto in maniera “irresponsabile”, chiedendo anche che i continui attacchi israeliani in Libano, “che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati” cessino “immediatamente”. “L’Italia ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente UNIFIL”, insiste.
Anche Tajani, nell’aula della Camera, avverte: “I soldati italiani non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i nostri militari”. Purtroppo, ammette, “la tregua in Libano non esiste, siamo profondamente preoccupati per le ripercussioni di tutta la crisi in tutto il contesto regionale”.
A pochi minuti di distanza, Guido Crosetto esprime la sua “più ferma e indignata protesta” per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil nel Sud del Paese. Il convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato attaccato con colpi di avvertimento esplosi dalle Idf a circa due chilometri dalla base di partenza. La colonna ha interrotto il movimento e ha fatto rientro in base. Ci sono stati danni lievi ai veicoli e non si registrano feriti, ribadisce il ministro della Difesa, ma chiede: “Fino a quando?”. “È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità – insiste Crosetto -, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano”. Il titolare della Difesa ricorda che il personale di UNIFIL opera in Libano in attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per contribuire alla sicurezza e alla de-escalation: “La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’ONU non può essere tollerata – tuona -. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione”. All’Onu Crosetto domanda di intervenire presso le Autorità Israeliane “con la massima urgenza” per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale, e ribadire “con fermezza” il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu. “L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di UNIFIL e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi”, mette in chiaro il ministro.
Intanto, la premier sigla una dichiarazione congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer, il primo ministro canadese Mark Carney, la prima ministra danese Mette Frederiksen, il primo ministro dei Paesi Bassi Rob Jetten, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato oggi tra gli Stati Uniti e l’Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo con mezzi diplomatici”, si legge nel documento. I leader incoraggiano “rapidi progressi” verso una soluzione negoziata “sostanziale”. Condizione cruciale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione, ma anche, sottolineano, per “scongiurare una grave crisi energetica globale”. I dieci chiedono a tutte le parti di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano: “I nostri governi – garantiscono – contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.