
Nel primo trimestre del 2026 il ciclo economico internazionale è caratterizzato da un marcato dinamismo della regione asiatica, una buona performance degli Stati Uniti e una persistente debolezza in Europa. Lo rileva Istat nella ‘Nota di andamento dell’economia italiana’, sottolineando che i dati disponibili incorporano solo in parte gli effetti del conflitto in Medio Oriente, che sta determinando “una forte riduzione nell’offerta e un marcato rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. Le prospettive restano incerte, strettamente legate alla durata della guerra e ai suoi effetti sul mercato energetico”, spiega Istat.
Le prospettive dell’economia mondiale restano, quindi “incerte”, a causa “del perdurare delle crisi geopolitiche e della frammentazione dei mercati internazionali”, spiega dunque Istat. L’acuirsi del conflitto in Medio Oriente, innescato dall’attacco all’Iran di fine febbraio, ha causato una forte riduzione nell’offerta di prodotti energetici e un conseguente aumento dei prezzi. Il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz ha escluso dal mercato internazionale una quota significativa della produzione petrolifera, spingendo il Brent ben oltre la soglia dei 100 dollari/barile (120,4 dollari/barile la quotazione media ad aprile secondo i recenti dati della Banca Mondiale). “Tale dinamica ha generato effetti sistemici immediati: l’inflazione globale, che sembrava in fase di rientro, ha subito nuovi rialzi, costringendo le banche centrali a sospendere il ciclo di tagli dei tassi d’interesse previsto per la primavera – rileva Istat nella nota -. La dimensione dell’impatto economico della crisi attuale rimane di difficile valutazione, ma la persistente compromissione delle rotte di approvvigionamento e delle infrastrutture energetiche presenti nell’area suggerisce che il mercato non abbia ancora interamente scontato gli effetti di un eventuale conflitto di lunga durata”.
Per l’Istituto di statistica, nonostante l’elevato livello degli stoccaggi a livello internazionale, “l’incertezza sulla sicurezza delle infrastrutture estrattive e la necessità di diversificare ulteriormente i canali di fornitura mantengono i prezzi del gas e soprattutto del petrolio su un sentiero di crescita rispetto ai valori di inizio anno”. In particolare il Brent è salito di oltre il 16% ad aprile (dati Banca Mondiale) mentre l’indice del gas naturale nello stesso mese ha mostrato un calo di circa il 12%. Nei primi mesi del 2026, inoltre, il tasso di cambio nominale dell’euro rispetto al dollaro (1,13 il valore medio nel 2025) ha mostrato una tendenza al rafforzamento, spinto principalmente dalle dinamiche geopolitiche (1,17 dollari per euro, in media tra gennaio e aprile). “Al momento l’apprezzamento nominale dell’euro appare ancora abbastanza contenuto e non sembra potere determinare forti effetti in termini di minore competitività di prezzo sui mercati internazionali dei prodotti realizzati nell’area euro”, spiega Istat.