Confindustria avvisa: “Rincari frenano Pil”. Meloni vede Giorgetti su accise mobili
L'Osservatorio dei prezzi del Mimit registra un nuovo incremento in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale, dove la benzina arriva a quota 1,968 euro al litro e il gasolio a 2,161 euro

Gli effetti della guerra in Iran continuano a mordere la carne viva dei cittadini. Soprattutto il prezzo dei carburanti è il vero assillo dei consumatori, in particolare in questa stagione estiva, nel pieno del periodo delle partenze per le vacanze. Almeno chi può permettersele.
Ad oggi, l’osservatorio dei prezzi del Mimit registra un nuovo incremento in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale, dove la benzina arriva a quota 1,968 euro al litro e il gasolio a 2,161 euro. Va anche peggio sulle autostrade: 2,059 euro al litro per la benzina e 2,228 euro per il gasolio. Senza contare che l’energia non accenna a scendere, mettendo in seria difficoltà famiglie e imprese. Tutti campanelli d’allarme che il Centro studi di Confindustria trasforma, insieme agli altri dati, in un allarme sulla crescita, perché “inizia male il terzo trimestre” del 2026.
Il rischio, molto concreto secondo gli industriali, è che “dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock e gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapi, do recupero del turismo estero, ma non crescono”. Il quadro è preoccupante, perché rallentano anche gli investimenti delle aziende: “Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti”.
In questo scenario, però, Elettricità Futura ci tiene a rimarcare un punto che non è di poco conto. “Lo studio, concentrandosi sugli effetti dei rialzi di petrolio e gas in seguito alla crisi Hormuz e alle ricadute sull’economia italiana, riporta che ‘i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo)’ segnalando che essi ‘sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche’. Il riferimento alle bollette è fuorviante, in quanto equivoco”, perché “non sono neppure citate nello studio e non sono al centro della crisi congiunturale che è invece influenzata dal rialzo delle materie prime. Parlare genericamente di bollette, che l’opinione pubblica associa per lo più alla spesa elettrica, rischia di alimentare confusione e disinformazione”, ammonisce Ef.
Le opposizioni attaccano il governo che non ha più rinnovato la misura del taglio delle accise, ma anzi aspetta l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che è automatico dopo un periodo di due mesi di osservazione delle oscillazioni dei prezzi. “Secondo Confesercenti il rincaro dei carburanti a luglio e agosto determina una maggiore spesa per le famiglie di 700 milioni di euro – attaccano dal Pd Francesco Boccia, Chiara Braga e Nicola Zingaretti -. Di fronte ai rincari in tutta Italia e prezzi che hanno ormai abbondantemente superato i due euro il governo si è arreso, ha gettato la spugna. Non sa come muoversi ed è in totale imbarazzo”. Duro anche Giuseppe Conte: “Incredibile, lasciano ancora gli italiani soli – punge il leader M5S -. Sono usciti dal Consiglio dei ministri a mani vuote: zero interventi sui prezzi dei carburanti che schizzano oltre 2 euro al litro”.
La risposta di Palazzo Chigi è ‘work in progress’, nel senso che, come riferiscono fonti di governo, la premier, Giorgia Meloni, ha avuto oggi un confronto con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sulla situazione economica generale, con un focus specifico proprio sui carburanti. “L’esecutivo – viene riferito – sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili”.
In effetti in Cdm un provvedimento sul tema c’era, ma si tratta della riforma del sistema degli impianti, inserito nel ddl Concorrenza. Una misura molto attesa dagli operatori del settore, che finalmente esultano “dopo essere stati vilipesi e additati alla pubblica opinione come dei ‘furbetti’ e i veri ed unici responsabili delle speculazioni e dei prezzi dei carburanti più alti d’Europa”, fanno sapere Faib Confesercenti e Fegica. “E’ un successo politico che una categoria di lavoratori e di piccolissime imprese hanno saputo conquistare”.
Una soddisfazione condivisa anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che sottolinea: “La riforma introduce regole più certe e maggiori tutele per i gestori. Vogliamo – conclude – una rete più efficiente e moderna”.