
Accordo sì, accordo no. La partita fra Usa e Iran è ancora aperta, anche se sembra avvicinarsi la firma del Memorandum di intesa. Che potrebbe essere addirittura già domenica a Ginevra. Una fonte ha riferito a Reuters che il testo è ancora in fase di definizione e che l’Iran rimane fermo sulla sua posizione, secondo cui l’accordo debba porre fine anche ai combattimenti in Libano, dove Israele si scontra con la milizia Hezbollah, sostenuta dall’Iran. L’obiettivo è definire la formulazione entro sabato, in modo che l’accordo possa essere firmato dal vicepresidente statunitense JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammed Baqer Qalibaf il giorno seguente. E’ il premier del Pakistan Shehbaz Sharifa confermare come la pace “non è mai stata così vicina come lo è ora“: “Nonostante gli intensi sforzi di mediazione in corso da parte del Pakistan, siamo pienamente consapevoli dell’incessante campagna di disinformazione condotta da coloro che vogliono sabotare l’accordo di pace. Al di là di tutto questo clamore, possiamo confermare che è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell’accordo di pace e che il Pakistan sta ora lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi“, scrive su X.
Nella bozza dell’accordo diffusa dall’agenzia iraniana Mehr si leggono 14 punti. I primi quattro prevedono la cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso; l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica islamica dell’Iran; la revoca completa del blocco navale entro 30 giorni; l’impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti l’Iran. Il testo prevede anche la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni con accordi con l’Iran, la sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati e pieno accesso dell’Iran alle sue risorse finanziarie. E ancora la necessità che gli Stati Uniti e i loro alleati presentino piani di ricostruzione per l’Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari , e poi da 8 a 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo finale basato sulle questioni nucleari e sulla revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi, ribadendo l’impegno dell’Iran, sancito dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), a non produrre armi nucleari.
Una bozza che però Trump smentisce subito: “Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media che diffondono fake news non hanno NULLA a che vedere con quelle concordate per iscritto. Quello che hanno detto, compresa la loro debole e patetica dichiarazione sul raggiungimento di un accordo, non ha alcun rapporto con la verità”, scrive su Truth, attaccando: “Sono persone con cui è davvero disonorevole avere a che fare. Con loro non esiste alcuna trattativa in buona fede. INCREDIBILE! Inoltre, il loro attacco con droni di ieri sera contro le navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz, che è stato totalmente respinto, è ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE. Faranno meglio a darsi una regolata, e in FRETTA!“. A invitare alla calma è il ministro degli Esteri iraniano Seyed Araghchi, che su X afferma: “Il protocollo d’intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione. In attesa della sua finalizzazione, i media dovrebbero astenersi dal formulare ipotesi sul suo contenuto. In linea con il nostro approccio responsabile e trasparente, tutti i dettagli saranno resi noti al pubblico a tempo debito“. Post subito ripubblicato da Trump, ad avvalorare questa tesi.