Prezzi alle stelle e instabilità globale: gli effetti a catena del clima estremo sul cibo

Nel 2024 le ondate di caldo estremo caldo nell’Asia orientale hanno contribuito all’aumento del 70% del costo del cavolo in Corea del Sud e del 48% del riso in Giappone ma sono alla base anche del +30% del costo delle verdure in Cina tra giugno e agosto 2024. Cina , Corea del Sud e Giappone sono tra i tanti Paesi ad aver vissuto l’anno più caldo mai registrato nel 2024. Negli Stati Uniti una siccità “senza precedenti” verificatasi in California e Arizona nel corso del 2022 ha contribuito a un aumento dell’80% dei prezzi della verdura tra novembre 2021 e novembre 2022. E ancora: la siccità nell’Europa meridionale nel 2022-23 ha causato un aumento del 50% del prezzo dell’olio d’oliva in tutta l’Ue da gennaio 2023 a gennaio 2024. La Spagna è il maggiore produttore mondiale di olio d’oliva, seguita dall’Italia: entrambi i Paesi sono stati gravemente colpiti da una crisi idrica. Questi alcuni dei risultati di uno studio dell’impatto del cambiamento climatico e degli eventi estremi sui prezzi di alcune delle principali materie prime agroalimentari. Il dossier, pubblicato su ‘Environmental Research Letters‘, analizza 16 esempi di aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari in tutto il mondo a seguito di periodi di caldo estremo, siccità o piogge nel periodo 2022-2024.

Tra queste commodities c’è ovviamente il cacao, il cui prezzo è salito alle stelle a livello globale negli ultimi due anni. Ciò è dovuto a una serie di fattori, afferma lo studio, tra cui le condizioni meteorologiche estreme in Ghana e Costa d’Avorio, dove viene coltivato oltre il 60% del cacao mondiale. Molte parti dei due paesi dell’Africa occidentale hanno sperimentato temperature “senza precedenti” fino a 50°C nel febbraio 2024 e dopo la prolungata siccità del 2023. Ma anche le patate del Regno Unito sono diventate notevolmente più costose dopo gli eventi meteorologici degli ultimi anni. L’analisi si basa sui dati di Copernicus per il periodo 1940-2024 e sull’indice standardizzato di precipitazione ed evapotraspirazione per il periodo 1901-2023, insieme a resoconti provenienti da una serie di organi di informazione e dati sui prezzi dei prodotti alimentari forniti da governi e gruppi industriali. “Il team di ricerca ha selezionato casi di studio in cui gli effetti sono così evidenti che non è necessaria un’analisi statistica quantitativa sostanziale per vederli. Chi è sul campo può vedere che questo è ciò che sta accadendo” ha spiegato a ‘Carbon Brief’ Maximilian Kotz, ricercatore post-doc al Barcelona Supercomputing Center e autore principale del nuovo studio. Gli autori dello studio sottolineano che, sebbene El Niño del 2023-24 “abbia probabilmente svolto un ruolo nell’amplificazione di alcuni di questi eventi estremi”, l’aumento dell’intensità e della frequenza degli eventi è “in linea con gli effetti previsti e osservati del cambiamento climatico”. Il nuovo studio esamina anche l’aumento dei prezzi del caffè dopo il caldo estremo in Vietnam nel 2024 e la siccità in Brasile nel 2023. Kotz ha affermato che gli esempi più notevoli di aumento dei prezzi hanno riguardato materie prime come il cacao e il caffè, disponibili a livello globale ma prodotti in aree concentrate, il che apre la “possibilità di una maggiore volatilità” in caso di eventi meteorologici estremi.

Uno studio del 2024 condotto dallo stesso Kotz e dai ricercatori della Bce (Banca centrale europea) ha rilevato che le alte temperature hanno aumentato l’inflazione alimentare “in modo persistente” – per 12 mesi – dopo gli eventi estremi sia nei Paesi ad alto che in quelli a basso reddito. Il nuovo studio è dunque un “proseguimento” di questa ricerca, poichè esamina alcuni degli altri fattori che influenzano i prezzi dei prodotti alimentari, come gli elevati costi di trasporto in Etiopia, nonché l’aumento dei costi di produzione e l’elevata domanda turistica che contribuiscono all’impennata dei prezzi del riso in Giappone. Questi risultati sono un “duro promemoria del fatto che il cambiamento climatico sta già esercitando una pressione significativa sulla produzione agricola a livello globale”, ha sottolineato Jasper Verschuur , professore associato di Ingegneria e sicurezza climatica alla Delft University of Technology nei Paesi Bassi. “Questo studio sottolinea inoltre che gli impatti degli shock sul settore agricolo possono avere ripercussioni intersettoriali, ad esempio sulla salute, sulla stabilità politica e sulla politica monetaria, che raramente vengono rilevate negli studi di modellizzazione. Sebbene la comprensione degli impatti locali degli eventi meteorologici estremi sulle rese e sui prezzi dei raccolti sia migliorata, gli impatti più ampi e i doppi effetti degli shock climatici e non climatici non sono ancora ben compresi”.

Nello studio i ricercatori analizzano alcuni dei “rischi sociali a catena” derivanti dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, come la crescente disuguaglianza economica, la malnutrizione e l’aumento generale dell’inflazione. Non per nulla anche la Food Foundation, un ente di beneficenza del Regno Unito coinvolto nello studio, sottolinea che “gli shock dei prezzi sempre più frequenti dovuti al cambiamento climatico potrebbero aggravare ulteriormente l’insicurezza alimentare e le disuguaglianze sanitarie”.

prodotti alimentari

La dieta sostenibile riduce del 30% i rischi di morte prematura

Chi segue la cosiddetta Planetary Health Diet (Phd), cioè un’alimentazione sostenibile – studiata e promossa dalla Commissione EAT-Lancet composta da più di 30 esperti in tema di salute, nutrizione, sostenibilità, economia, politica e agricoltura – ha un rischio di morte prematura inferiore del 30%. La diminuzione riguarda tutte le cause di decesso, tra cui cancro, malattie cardiache e polmonari. A rivelarlo è uno studio pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition, condotto dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health. Si tratta della prima ricerca di grandi dimensioni chiamata a valutare l’impatto dell’adesione alle raccomandazioni contenute nell’importante rapporto EAT-Lancet del 2019.

Questo tipo di alimentazione ha un impatto ambientale sostanzialmente inferiore, con una riduzione del 29% delle emissioni di gas serra e del 51% del consumo di suolo, pur prevedendo il consumo modesto di carne e latticini.

“Il cambiamento climatico sta portando il nostro pianeta a un disastro ecologico e il nostro sistema alimentare svolge un ruolo fondamentale”, spiega l’autore dello studio Walter Willett, professore di epidemiologia e nutrizione. “Cambiare il nostro modo di mangiare può aiutare a rallentare il processo di cambiamento climatico. E ciò che è più sano per il pianeta è anche più sano per gli esseri umani”.

Sebbene altri studi abbiano rilevato che le diete che privilegiano gli alimenti di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale potrebbero avere benefici per la salute dell’uomo e del pianeta, la maggior parte di queste ricerche ha utilizzato valutazioni dietetiche una tantum, che producono risultati più deboli rispetto all’analisi dei regimi alimentari su un lungo periodo di tempo.

I ricercatori hanno utilizzato i dati sanitari di oltre 200.000 donne e uomini iscritti al Nurses’ Health Study I e II e all’Health Professionals Follow-Up Study. I partecipanti non avevano malattie croniche importanti all’inizio dello studio e hanno compilato questionari sulla dieta ogni quattro anni per un massimo di 34 anni. L’alimentazione dei partecipanti è stata valutata in base all’assunzione di 15 gruppi di alimenti, tra cui cereali integrali, verdure, pollame e noci, per quantificare l’aderenza alla Phd.
Lo studio ha rilevato che il rischio di morte prematura era inferiore del 30% nel 10% dei partecipanti più aderenti alla Phd. Inoltre, i ricercatori hanno riscontrato che i soggetti con la maggiore aderenza a una dieta sostenibile avevano un impatto ambientale sostanzialmente inferiore rispetto a quelli con l’aderenza più bassa, con una riduzione del 29% delle emissioni di gas serra, del 21% del fabbisogno di fertilizzanti e del 51% dell’uso di terreni coltivati.

I ricercatori hanno osservato che la riduzione dell’uso del suolo è particolarmente importante in quanto favorisce la riforestazione, considerata un modo efficace per ridurre ulteriormente i livelli di gas serra che sono alla base del cambiamento climatico. “I risultati – dice Willett – dimostrano quanto siano legati la salute umana e quella del pianeta. Mangiare in modo sano aumenta la sostenibilità ambientale, che a sua volta è essenziale per la salute e il benessere di ogni persona sulla terra”.

auto e furgoni

INFOGRAFICA INTERATTIVA Auto, poche ibride plug-in ed elettriche immatricolate a gennaio

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA sono illustrate le immatricolazioni di auto a gennaio per tipo di alimentazione. Come riferisce Unrae, ibride plug-in ed elettriche continuano a restare il fanalino di coda per quanto riguarda l’alimentazione. Le prime rappresentano il 2,8% del totale immatricolato il mese scorso e le elettriche appena il 2,1%. A gennaio la parte del leone l’hanno fatta le ibride tout court e quelle alimentate a benzina.

Appello del Wwf al governo: “Serve volontà politica per un’alimentazione sostenibile”

(Photocredit: Wwf)

“E’ necessario essere consapevoli, a tutti i livelli, che l’attuale sistema alimentare è la prima causa della perdita di biodiversità, anche in Italia, uno dei Paesi europei con maggior ricchezza floristica e faunistica, ma anche che la salute delle persone dipende direttamente dalle condizioni di salute dell’ambiente. Grande influenza su questo binomio uomo-ambiente ce l’ha quello che scegliamo – e siamo messi in grado di selezionare – per la nostra tavola”. Lo dice il Wwf alla vigilia del vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari, che si svolgerà a Roma dal 24 al 26 luglio.

Per questa occasione l’associazione ambientalista ha pubblicato il documento di approfondimento ’10 regole d’oro per un sistema alimentare di valore: come costruire in Italia un futuro sostenibile per le persone e l’ambiente’. Si tratta di una serie di raccomandazioni rivolte al governo sulla base degli aspetti di criticità del nostro sistema alimentare, che propone delle soluzioni “non impossibili, ma al contrario indispensabili per evitare l’escalation di impatti e problematiche su ambiente e società, su cui la scienza ci sta avvisando da decenni”.

Si va, ad esempio, dall’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici che “impoveriscono i suoli, fanno strage di biodiversità e causano problemi alla salute dei cittadini” agli sprechi alimentari, dagli allevamenti intensivi “che provocano inquinamento e dipendenza dal mercato globale delle commodity che causano deforestazione, pesca eccessiva che sta depauperando il Mediterraneo”. Ma si parla anche dello spettro di nuove diseguaglianze sociali (soprattutto nelle zone più colpite da gravi fenomeni climatici), della Politica agricola comunitaria, di dipendenza dai combustibili fossili e di “scarsa programmazione di politiche del cibo a livello nazionale, urbano e metropolitano”.

Il settore, spiega Eva Alessi, responsabile sostenibilità del Wwf, “necessita di una transizione all’insegna della sostenibilità e dell’ecologia per invertire la rotta e restituire al cibo il suo valore intrinseco che sia in grado di tutelare biodiversità e clima, tanto quanto i diritti di lavoratrici e lavoratori, fino alla salute e sicurezza dei cittadini”. L’organizzazione si appella alla “volontà politica” per tutelare il mercato e gli agricoltori e rendere più sostenibile “la governance del cibo”.

Una reale transizione, dice Alessi, “è possibile, dal campo e dal mare fino alla tavola. Senza un vero cambiamento le future generazioni erediteranno un pianeta gravemente danneggiato in cui gran parte della popolazione soffrirà sempre più di malnutrizione e malattie prevenibili”

Quando sano è anche buono. Il concetto innovativo dello ‘snack salutistico’

Sano ma buono. Senza contraddizioni. I nuovi trend di alimentazione, ed i nuovi prodotti sfornati da aziende virtuose, hanno sfatato un mito. “Era necessario sfatare il mito – spiega Simona Fiorentini, Export Manager di Fiorentini Alimentari, intervistata a War Room da Monica Satriano – che impedisce di coniugare insieme buon gusto e salute in termini di alimentazione. Il concetto si snack salutistico nasce appunto per questo. L’idea di snack – spiega – nella mente delle persone è normalmente legato a qualcosa di buono ma di poco sano. Viceversa l’idea di salute (in termini di cibo), è associata a qualcosa che fa bene ma non è buono. Lo snack salutistico lo abbiamo voluto per rompere gli schemi perché è buono, contrariamente non viene messo in produzione, ma al contempo molto sano. Il gusto insomma diventa ingrediente fondamentale del prodotto salutistico e/ o dietetico”.

L’alimentazione che fa tendenza. L’opinione di Simona Fiorentini a War Room Business

Alimentazione, salute, cibi bio e junk food. A War Room Business, il canale web di informazione curato da Enrico Cisnetto, l’intervista a Simona Fiorentini, export manager della Fiorentini Alimentari, azienda che da oltre 100 anni è specializzata in prodotti sostitutivi del pane. L’alimentazione e le abitudini alimentari cambiano, e non sempre – o non solo – in negativo. Anzi. “C’è oggi una tendenza a consumare cibo che fa star bene. – dice Simona Fiorentini intervistata da Monica Satriano – Mentre prima l’alimentazione era unicamente legata al piacere personale, adesso il trend è quello di cercare cibo che ci faccia stare in salute, che ci aiuti a mantenere la forma. Oggi in questo campo c’è molta più cultura diffusa”

packaging

Il 98% aziende del Food investe in sostenibilità: attenzione ai packaging

Il 2021 ha segnato una forte ripresa nel settore del food, con una crescita record del 6,8%, superiore a quella del Pil (6,6%). La crescita si protrarrà anche nel 2022 e nel 2023, con tassi intorno al 4% annuo, più del doppio del Pil. È quanto emerge dal Food Industry Monitor (FIM), l’Osservatorio sul settore food realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e da Ceresio Investors. Giunto alla sua ottava edizione, l’Osservatorio è dedicato quest’anno all’analisi del rapporto tra innovazione e crescita sostenibile delle aziende alimentari, con un focus sulle aziende familiari e le specificità dei loro modelli di business.

PREZZI MATERIE PRIME

La redditività commerciale (ROS) ha raggiunto il 6,5% nel 2021, e le proiezioni indicano una sostanziale tenuta anche per 2022, nonostante le forti tensioni sui prezzi delle materie prime. La struttura finanziaria delle aziende del settore resta solida, con una lieve crescita del tasso di indebitamento. Nel 2021 le esportazioni hanno ripreso a crescere con un tasso superiore al 10%, in forte rimbalzo rispetto al -0,4% del 2020. Le esportazioni continueranno a crescere, ma a tassi molto più contenuti fino al 2023. I comparti delle farine e del caffè saranno interessati nel 2022 da una crescita a due cifre, questo anche per effetto dell’aumento dei costi delle materie prime. Faranno bene anche i comparti dell’olio, dei surgelati e del latte. Il vino crescerà del 4,8%, appena al di sotto della media settoriale. I comparti più dinamici per le esportazioni nel 2022 saranno: distillati, birra, latte e soft drink, ma anche vino e pasta fanno bene nell’export.

PERFORMANCE DI SOSTENIBILITÀ

L’analisi delle performance di sostenibilità evidenzia che il 98% delle aziende utilizza del tutto o in parte materie prime a ridotto impatto ambientale. Circa l’88% delle aziende usa in via esclusiva o prevalente packaging sostenibili. Circa il 57% ha ottenuto una o più certificazioni inerenti alla sostenibilità ambientale e il 30% circa pubblica un bilancio di sostenibilità, mediamente da almeno tre anni. “Materie prime a ridotto impatto ambientale significa che sono state prodotte secondo criteri quali il km zero o l’agricoltura biologica, con fonti di energia rinnovabile e/o packaging da materie prime riciclate. La tendenza è molto diffusa, anche se utilizzata in modo non esclusivo”, ha precisato Carmine Garzia, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, docente di Management presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. “Se dunque il 98% delle aziende utilizza del tutto o in parte materie prime sostenibili, solo un 22% le utilizza in modo prevalente. Rispetto ai dati dello scorso anno, le imprese stanno comunque incrementando in modo significativo gli investimenti in sostenibilità”, ha aggiunto.

SOCIETÀ FAMILIARI

Le società familiari hanno un ruolo preponderante nel settore del food. Il 78% del campione di aziende analizzato è controllato da una o più famiglie. L’86% ha un Consiglio d’Amministrazione interamente composto da membri della famiglia, l’11% è caratterizzato da una composizione del CdA mista, che comprende membri esterni e interni alla famiglia; il 3% ha un CdA composto interamente da membri esterni. Solo l’8% delle imprese analizzate ha un CEO esterno alla famiglia: “Un elemento su cui riflettere – sottolinea Alessandro Santini, Head of Corporate & Investment Banking per Ceresio Investors – se si considera che circa il 65% delle aziende è attualmente gestito dalla prima generazione di imprenditori, il 30% dalla seconda e poco più del 4,5% riesce a giungere alla terza e quarta generazione. In molti casi insomma non si considerano i benefici di un modello gestionale aperto, che preveda l’affiancamento di manager esterni a membri familiari, e questo è spesso una delle cause di forte freno allo sviluppo. In taluni casi può minare la continuità familiare dell’azienda”. In generale, comunque, le aziende familiari che riescono a mantenere una guida solida e stabile hanno performance di redditività e produttività superiori a quelle con un CEO non familiare. “I dati dimostrano che la scelta vincente è un management team con membri della famiglia affiancati da manager professionisti, cosa che consentirebbe alle aziende di ottenere migliori performance di redditività (ROS) e soprattutto di costruire un profilo di sostenibilità più solido”, conclude Gabriele Corte, direttore generale di Banca del Ceresio.