Ambiente e animali stanno a cuore agli italiani: a loro il 5XMille 2020
In pieno periodo di dichiarazione dei redditi e possibilità dei destinare il 5XMille a enti di volontariato, il sito del ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha pubblicato l’elenco dei beneficiari del 5XMille del 2020 (i fondi sono già stati pagati, mentre quelli del 2021 sono ancora in via di definizione). La parte del leone la fanno associazioni e Ong impegnate nel sostegno delle persone in difficoltà, degli anziani o enti di ricerca contro le malattie. Ma c’è anche una buona quota di enti impegnati sul fronte ambientale e della tutela degli animali che hanno ricevuto importanti finanziamenti decisi dai contribuenti al momento della compilazione del proprio 730.
Gli italiani, oltre a sostenere le persone in difficoltà, non si dimenticano quindi degli amici animali e dell’ambiente, la ‘casa’ di tutti. Sono infatti questi due i settori che assorbono i maggiori finanziamenti derivanti dalla destinazione del 5XMille. Nell’elenco dei beneficiari di quote superiori a 500mila euro ci sono, ad esempio, l’Enpa, ente nazionale per la protezione degli animali, con oltre un milione e 800mila euro, la Lav, Lega anti vivisezione, con quasi un milione e 400mila euro, e il Fai, fondo ambiente italiano, con un milione e 159mila euro. Poco sotto il milione di euro, invece, ci sono il Wwf (999.181) e Greenpeace (942mila euro). All’Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali) sono andati 581mila euro, mentre a Fondazione Campagna Amica sono stati corrisposti 574mila euro. A chiudere l’elenco dei beneficiari over500mila euro c’è la Lipu, lega italiana protezione uccelli, con 515mila euro.
COS’È IL 5XMILLE
Il 5xMille è una misura fiscale, introdotta in via sperimentale con la legge finanziaria del 2006 e poi successivamente prorogata di anno in anno, che permette ad ogni contribuente di devolvere una quota della propria Irpef (pari appunto al 5 per mille del totale) per sostenere le realtà del terzo settore, il cosiddetto no-profit, che svolgono attività di volontariato, assistenza, e tutela di animali e territorio che non perseguono fini di lucro. E’ quindi una forma di sostentamento diretto agli enti che stanno più a cuore agli italiani e anche un modo di partecipazione sociale al bene comune.
L’azienda, inoltre, sta coinvolgendo fornitori, produttori di apparecchiature e imprese di costruzione della sua catena di approvvigionamento al fine di contrastare le emissioni indirette e implementare processi e componenti di rete più sostenibili come quadri elettrici privi di Sf6, oli vegetali per trasformatori e cavi ecologici o standard per cantieri sostenibili. “Le reti devono essere completamente digitalizzate e dare un vero contributo” all’obiettivo di emissioni zero, ma questo avverrà solo “se per i clienti ci sono vantaggi in termini di prezzi, do sicurezza e sostenibilità ambientale, perché vogliono energia pulita”, spiega ancora il manager di Enel. “In aggiunta a questo, le reti devono anche decarbonizzare se stesse, cosa su cui dobbiamo ancora lavorare. La sfida è eliminare quelle emissioni dirette e indirette che vengono dalle reti di distribuzioni”. Ma “l’obiettivo – sottolinea Starace – si può raggiungere se tutte le reti del mondo si focalizzano su questo obiettivo”.