commissione ue

L’Ue conferma l’aumento dei dazi alle auto elettriche cinesi. Urso: “Restituire competitività al nostro sistema produttivo”

In mattinata l’anticipazione del Financial Times, secondo il quale la Commissione Europea aveva intenzione di applicare “provvisoriamente” dazi aggiuntivi fino al 25% sui veicoli elettrici cinesi importati a partire dal prossimo mese. Poi la conferma, ma con qualche sostanziale modifica, è arrivata proprio dalla Commissione, con le conclusioni provvisorie nell’ambito dell’indagine in corso sui sussidi cinesi alla produzione di veicoli a batteria elettrica. L’esecutivo Ue ha spiegato di aver concluso che la catena di valore dei veicoli elettrici a batteria (Bev) in Cina beneficia di sovvenzioni sleali che minacciano di arrecare un pregiudizio economico ai produttori di Bev dell’Ue. L’inchiesta ha anche esaminato le probabili conseguenze e l’impatto delle misure sugli importatori, gli utilizzatori e i consumatori di Bev nell’Ue e, sulla base dei risultati dell’inchiesta, “la Commissione ha stabilito in via provvisoria che è nell’interesse dell’Ue porre rimedio agli effetti delle pratiche commerciali sleali riscontrate, istituendo dazi compensativi provvisori sulle importazioni di Bev dalla Cina“.

I dazi individuali che la Commissione intende applicare ai tre produttori cinesi del campione saranno: BYD: 17,4%; Geely: 20%; e SAIC: 38,1%. Agli altri produttori cinesi di BEV che hanno collaborato all’inchiesta ma non sono stati inseriti nel campione sarà applicato il seguente dazio medio ponderato: 21%. Tutti gli altri produttori cinesi di Bev che non hanno collaborato all’inchiesta saranno soggetti al seguente dazio residuo: 38,1%. La Commissione europea ha comunicato alle parti interessate il livello dei dazi compensativi provvisori che intende imporre sulle importazioni di Bev dalla Cina e ha contattato le autorità cinesi per discutere di questi risultati e di possibili modi per risolvere la questione.

Secondo il vice presidente della Commissione per la Promozione dello stile di vita europeo, Margaritis Schinas, la “catena del valore dei veicoli a batterie elettriche in Cina beneficia di sussidi iniqui che stanno causando una minaccia di danno economico ai produttori dell’Ue di veicoli a batteria elettrica”. Lo scopo, precisa il vicepresidente Valdis Dombrovskis, “non è chiudere il mercato europeo ai veicoli elettrici cinesi, ma garantire che la concorrenza sia leale“.

Festeggia il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “Come fanno gli Stati Uniti, per rispondere alla sfida competitiva cinesi” servono “investimenti comuni sul sistema produttivo” anche in Europa. “Gli Usa hanno investito 3mila miliardi di dollari in due anni, noi dobbiamo fare altrettanto per restituire competitività al nostro sistema produttivo – aggiunge -. E con misure commerciali che tutelino il mercato europeo dalla concorrenza sleale. Quindi, saluto con soddisfazione l’annuncio che la Commissione Ue ha dato oggi, guarda caso dopo il voto europeo, sui dazi all’ingresso di auto elettriche cinesi in Europa, per tutelare la produzione europea“, consapevoli “che anche l’Italia ha la possibilità di riaffermare la propria industria automobilistica come uno dei settori trainanti dello sviluppo industriale, a cui non vogliamo assolutamente rinunciare“.

Contraria, ovviamente, la Cina, che definisce la decisione come “dannosa” per gli interessi europei, un “protezionismo” e una “scusa” per imporre sovrattasse. Scioccata la Camera di Commercio cinese presso l’Ue, che esprime “grave delusione e profonda insoddisfazione per questa misura commerciale protezionistica da parte della Commissione europea“. In particolare, la Camera di Commercio ritiene che la misura del dazio fino al 38,1% “pregiudicherà gravemente i diritti e gli interessi legittimi dei produttori di Bev e della relativa catena di fornitura in Cina” ed “esprime seria preoccupazione e timore che l’effetto di ricaduta presenterà sfide alle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Ue, nonché alle relazioni bilaterali“.

Studia la misura Stellantis, che “in quanto azienda globale, Stellantis crede nella concorrenza libera e leale in un ambiente commerciale mondiale e non sostiene misure che contribuiscono alla frammentazione del mondo”. “In questo contesto – prosegue un portavoce -, Stellantis farà leva sui suoi vantaggi competitivi unici. In primo luogo, la sua joint venture 51/49 con Leapmotor, che detiene i diritti di produzione di Leapmotor al di fuori della Cina e che potrebbe beneficiare dell’impronta diversificata di Stellantis in Europa. In secondo luogo, la Citroën ë-C3 prodotta in Europa, il cui prezzo parte da 20.000 euro per un veicolo elettrico puro, in grado di competere con i prodotti cinesi. Stellantis è agile nell’adattarsi e nel trarre vantaggio da qualsiasi scenario e l’annuncio di oggi delle tariffe non scoraggerà la nostra strategia complessiva nei confronti di Leapmotor in Europa, poiché abbiamo tenuto conto di questo potenziale sviluppo“.

Tags:
, ,
Biden

Auto, chip, celle solari: raffica di dazi Usa anti-Cina. Biden: “Difendere lavoratori”

Io credo che l’Unione Europea dovrà muoversi necessariamente su una politica industriale astrattiva, che investa sulle imprese come stanno facendo gli Stati Uniti. L’Europa dovrà investire sulla produzione e la prossima Commissione dovrà basarsi sulle risorse comuni, un po’ come fatto sul modello del Pnrr. Gli Usa hanno annunciato dazi pari al 100% sulle auto elettriche cinesi. E’ inevitabile che l’Europa dovrà tutelare la produzione nazionale di fronte a fenomeni di concorrenza sleale“. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo a ‘Il giorno della verità’, ha commentato la raffica di dazi comunicati dalla Casa Bianca nei confronti di prodotti cinesi. Sui veicoli elettrici passano dal 25% al ​​100%, sulle batterie dei veicoli elettrici dal 7,5% al ​​25%, sulle celle solari dal 25% al ​​50%, mentre sull’acciaio e alluminio salgono da 0-7,5 per cento a 25%.

Come dice il presidente Biden – si legge in un comunicato della Casa Bianca – i lavoratori e le imprese americane possono battere chiunque, purché vi sia una concorrenza leale. Ma per troppo tempo il governo cinese ha utilizzato pratiche sleali e non di mercato. I trasferimenti forzati di tecnologia e il furto di proprietà intellettuale da parte della Cina hanno contribuito al suo controllo del 70, 80 e persino del 90% della produzione globale per gli input critici necessari per le nostre tecnologie, infrastrutture, energia e assistenza sanitaria, creando rischi inaccettabili per le catene di approvvigionamento americane e sicurezza economica. Inoltreprosegue la nota dell’amministrazione Bidenqueste stesse politiche e pratiche non di mercato contribuiscono alla crescente sovraccapacità della Cina e all’impennata delle esportazioni che minacciano di danneggiare in modo significativo i lavoratori, le imprese e le comunità americane“.

L’aliquota tariffaria sui semiconduttori aumenterà invece dal 25% al ​​50% entro il 2025. “Le politiche cinesi nel settore dei semiconduttori hanno portato a una crescita della quota di mercato e a una rapida espansione della capacità che rischia di escludere gli investimenti da parte delle aziende orientate al mercato. Nei prossimi tre-cinque anni, si prevede che la Cina rappresenterà quasi la metà di tutta la nuova capacità messa in rete per produrre alcuni wafer semiconduttori legacy. Durante la pandemia, le interruzioni della catena di approvvigionamento, compresi i chip legacy, hanno portato a picchi di prezzo in un’ampia varietà di prodotti, tra cui automobili, elettrodomestici e dispositivi medici, sottolineando i rischi di un’eccessiva dipendenza da alcuni mercati“, sottolinea il governo Usa. “Attraverso il CHIPS and Science Act, il presidente Biden sta investendo quasi 53 miliardi di dollari nella capacità produttiva americana di semiconduttori, nella ricerca, nell’innovazione e nella forza lavoro. Ciò contribuirà a contrastare decenni di disinvestimenti e delocalizzazione che hanno ridotto la capacità degli Stati Uniti di produrre semiconduttori a livello nazionale”.

Le misure anti-Cina non finiscono qui. L’aliquota tariffaria sulla grafite naturale e sui magneti permanenti aumenterà dallo zero al 25% nel 2026. Quella sulle gru da nave a terra crescerà dallo 0% al 25% nel 2024. Infine le aliquote tariffarie su siringhe e aghi saliranno dallo 0% al 50% nel 2024. Per alcuni dispositivi di protezione individuale (DPI), compresi alcuni respiratori e maschere facciali, le aliquote tariffarie balzeranno infine dallo 0–7,5% al ​​25% in 2024, mentre i dazi sui guanti medici e chirurgici in gomma aumenteranno dal 7,5% al ​​25% nel 2026.

La replica cinese non si è fatta attendere su 18 miliardi di dollari di importazioni di veicoli elettrici cinesi e una serie di altri prodotti. Pechino “si oppone fermamente” alle nuove tariffe, ha affermato in una nota il ministero del Commercio del Paese. “L’aumento da parte degli Stati Uniti contraddice l’impegno del presidente Biden di ‘non cercare di sopprimere e contenere lo sviluppo della Cina’ e di ‘non cercare di disaccoppiare e rompere i legami con la Cina”, si legge. “Questa azione avrà un grave impatto sull’atmosfera della cooperazione bilaterale”.

Tags:
, ,