Rallenta la deforestazione globale, ma la Fao avverte: “E’ ancora troppo rapida”

Il disboscamento e gli incendi che stanno riducendo la superficie delle foreste mondiali hanno subito un rallentamento, ma la deforestazione rimane ancora troppo rapida, soprattutto in Brasile. Lo rivela il rapporto della Fao ‘Valutazione delle risorse forestali mondiali 2025’. Pubblicata ogni cinque anni, l’edizione 2025 è stata presentata oggi durante la plenaria dell’Iniziativa globale di osservazione delle foreste (GFOI) a Bali, in Indonesia.

Tenendo conto delle piantagioni forestali, la “perdita netta” di foreste è di 4,12 milioni di ettari all’anno nel periodo 2015-2025, ovvero due o tre volte meno rispetto al periodo 1990-2000. Tuttavia, “gli ecosistemi forestali nel mondo continuano ad affrontare difficoltà, con un tasso di deforestazione attuale ancora troppo elevato, pari a 10,9 milioni di ettari all’anno”, spiega la Fao. Si tratta dell’equivalente di oltre 12 km² di foresta distrutti ogni ora. L’88% della deforestazione si verifica nelle aree tropicali, in particolare in Amazzonia, dove la maggiore pressione è esercitata dall’agricoltura. Il Brasile è responsabile di oltre il 70% di questa perdita netta, con 2,94 milioni di ettari all’anno, nonostante contenga il 12% delle foreste mondiali. “Il Brasile ha registrato una significativa riduzione del tasso di perdita netta di foreste”, osserva la Fao. Si è quasi dimezzato (-49%) rispetto all’ultimo decennio del XX secolo. Secondo l’osservatorio Global Forest Watch, nel 2024 la distruzione delle foreste tropicali vergini ha raggiunto un ritmo mai visto dal 2002, principalmente a causa degli incendi. Nel 2023, al contrario, l’Amazzonia ha beneficiato delle misure di protezione introdotte sotto la presidenza di Lula in Brasile.

Il paese ospiterà la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP30 a Belém) a novembre, e le foreste saranno uno dei temi principali. Il Brasile sta cercando di lanciare un Fondo di finanziamento per le foreste tropicali (TFFF), un fondo che fornirebbe risorse per proteggere le foreste dall’invasione. Le foreste “costituiscono l’habitat di gran parte della biodiversità del pianeta, contribuiscono a regolare i cicli globali del carbonio e dell’acqua e possono ridurre i rischi e gli impatti di siccità, desertificazione, erosione del suolo, frane e inondazioni”, scrive il Direttore Generale della FAO Qu Dongyu. Le foreste coprono 4,14 miliardi di ettari, pari al 32% della superficie terrestre mondiale. Cinque grandi paesi insieme contengono più della metà delle foreste mondiali (Russia, Brasile, Canada, Stati Uniti e Cina).

Leone XIV e Mattarella agli 80 anni della Fao. Il Papa: “Fame come arma è crimine di guerra”

Dalla miseria non si esce “con gli slogan” e l’obiettivo Fame Zero dell’Agenda 2030 dell’Onu si potrà raggiungere solo con una reale volontà e non con “solenni dichiarazioni“. Nella sua prima volta alla Fao, Papa Leone XIV richiama la comunità internazionale intera all’azione perché, denuncia, la fame nel mondo è “il segno evidente di una insensibilità imperante, di un’economia senz’anima, di un modello di sviluppo discutibile e di un sistema di distribuzione delle risorse ingiusto e insostenibile” e “in un tempo in cui la scienza ha prolungato la speranza di vita, la tecnologia ha avvicinato continenti e la conoscenza ha aperto orizzonti un tempo inimmaginabili, permettere che milioni di esseri umani vivano – e muoiano – vittime della fame è un fallimento collettivo, un’aberrazione etica, una colpa storica”.

Al centro della sua riflessione c’è lo scenario globale in cui, sempre più spesso, la fame viene usata come arma di guerra, contraddicendo, osserva il Papa nel suo intervento pronunciato in spagnolo, tutta l’opera di sensibilizzazione portata avanti dalla Fao in questi otto decenni: “Sembra allontanarsi sempre più quel consenso espresso dagli Stati che considera un crimine di guerra la fame deliberata, come pure l’impedire intenzionalmente l’accesso al cibo a comunità o interi popoli”, segnala il Pontefice, ricordando che il diritto internazionale umanitario vieta senza eccezioni di attaccare civili e beni essenziali per la sopravvivenza delle popolazioni. “Qualche anno fa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato all’unanimità questa pratica, riconoscendo il nesso esistente tra conflitti armati e insicurezza alimentare, e stigmatizzando l’uso della fame inflitta ai civili come metodo di guerra”, sottolinea.

Per la Giornata mondiale dell’alimentazione e l’80esimo anniversario della Fao, arrivano anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, insieme ad altri leader e dignitari internazionali. Il presidente cinese Xi Jinping invia un messaggio di congratulazioni, consegnato da Han Jun, Segretario del Gruppo di leadership del Partito del Ministero dell’Agricoltura e degli Affari rurali della Cina.

La vostra presenza qui oggi è un chiaro segno che la fame non conosce confini e che la sfida della sicurezza alimentare richiede l’unità tra le nazioni”, saluta il direttore generale Qu Dongyu nel suo discorso di apertura. “I leader mondiali e i popoli di tutto il mondo devono unirsi nella convinzione comune che il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale e che la pace è un prerequisito per la sicurezza alimentare”.

È un triste paradosso che proprio mentre crescono le conoscenze, le risorse e le potenzialità tecnologiche, anche con applicazioni rilevanti al settore agricolo, assistiamo a nuovi scenari di carestia, a inaccettabili sperequazioni e a un regresso di quel sistema multilaterale, unico paradigma in grado di dare vere risposte a questi bisogni“, riflette Mattarella, che parla di una “inversione di rotta incomprensibile e inaccettabile”. Le istituzioni multilaterali, insiste il capo dello Stato inaugurando il Food and Agriculture Museum & Network (Fao MuNe), “sono strumenti preziosi ed esprimono consapevolezza della indivisibilità dei destini umani”.

Aperto al pubblico, il Fao MuNe è una piattaforma educativa che riunisce il patrimonio e le tradizioni agricole, la scienza e l’innovazione. Il suo slogan ‘Explore. Learn. Act.’ trasforma la missione di porre fine alla fame e alla malnutrizione in un invito all’azione.

L’Italia “ha sempre creduto nel diritto umano universale all’alimentazione“, ricorda sui social Meloni, che si dice “fiera di confermare e sottolineare l’impegno dell’Italia nel rafforzare la sovranità alimentare del continente africano tramite il Piano Mattei che coniuga lo sforzo pubblico con investimenti privati in partenariati paritari con le Nazioni africane”.

“La lotta contro la fame deve essere sempre più una priorità: dobbiamo accendere riflettori su quelle parti del mondo dove noi Paesi ricchi, nonostante i nostri problemi, le nostre difficoltà, possiamo e dobbiamo fare”, fa eco dal palco il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Lo spreco alimentare, gli errori, gli errori anche di vecchie colonizzazioni, il cambiamento climatico – aggiunge -: sono tanti i motivi che non permettono a miliardi di persone di vivere come potrebbero e dovrebbero, come sarebbe loro diritto. Il diritto a mangiare, il diritto alla vita”.

Nell’ambito delle celebrazioni, Poste Italiane e il ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno presentato un francobollo commemorativo in onore dell’80° anniversario della FAO, celebrando la sua partnership di lunga data con l’Italia.

Sale il prezzo della carne nel mondo: record per quella bovina in America

A dicembre l’indice dei prezzi alimentari della Fao ha registrato un leggero calo, attestandosi a 127 punti, con una diminuzione di 0,6 punti rispetto al mese precedente. Tale flessione è stata principalmente causata dal calo dei prezzi di zucchero, latticini, oli vegetali e cereali, che hanno più che compensato l’aumento dei prezzi della carne. Nonostante ciò, rispetto a un anno fa, l’indice è aumentato di 8 punti anche se rimane significativamente al di sotto del picco raggiunto a marzo 2022, con un calo di ben 33,2 punti. Per l’intero 2024, l’indice ha registrato una media di 122 punti, in discesa di 2,6 punti rispetto al valore medio del 2023.

Il mercato dei cereali ha mostrato una certa stabilità, con l’indice dei prezzi della Fao che ha registrato una media di 111,3 punti a dicembre, sostanzialmente invariato rispetto a novembre e inferiore di 11,5 punti annuali. I prezzi all’esportazione del grano sono rimasti stabili, sostenuti dalle pressioni al ribasso legate a una domanda internazionale debole e a raccolti abbondanti in Argentina e Australia. Tuttavia, la scarsità di colture invernali in Russia ha parzialmente sostenuto i prezzi. Il mercato del mais ha visto un aumento leggero dei prezzi, trainato dalle maggiori esportazioni e dalla crescente domanda proveniente dall’Ucraina.

Il mercato degli oli vegetali ha subito un leggero calo a dicembre, con l’indice che si è attestato a 163,3 punti, -0,9 punti mensili. Sebbene i prezzi dell’olio di palma siano aumentati a causa di scorte limitate nei paesi produttori del Sud-est asiatico, i prezzi degli altri oli, come quello di soia e di girasole, sono diminuiti, risentendo di una domanda più debole. Comunque, il bilancio annuale è positivo, con l’indice che ha segnato un aumento del 9,4% rispetto al 2023.

Nel settore lattiero-caseario, i prezzi hanno registrato una piccola flessione a dicembre, con l’indice che è sceso a 138,9 punti, segnando il primo calo dopo sette mesi di aumenti consecutivi. I prezzi del burro, in particolare, hanno subito un ridimensionamento significativo, dovuto alla debole domanda globale e all’aumento delle scorte accumulate. I prezzi del latte intero in polvere sono invece aumentati, grazie alla domanda robusta in Oceania e in Asia.

Meno 6,4 punti per i prezzi sono scesi di 6,4 punti su novembre, raggiungendo una media di 120 punti a dicembre. Il calo è stato causato dalla maggiore produzione di zucchero in Brasile e dalla debolezza del real brasiliano, che ha influito sui prezzi internazionali. Per l’intero anno 2024, l’indice dei prezzi dello zucchero ha registrato un -13,2% annuale, un riflesso delle esportazioni record dal Brasile e delle prospettive favorevoli per la stagione 2024/25.

A crescere è il mercato delle carni con l’indice dei prezzi della carne Fao che ha raggiunto 119 punti a dicembre. Il rialzo (+7,1% annuale) è stato principalmente determinato dai prezzi più elevati della carne bovina, sostenuti dalla forte domanda globale e da vincoli di produzione dovuti alle chiusure stagionali degli impianti di lavorazione nei principali paesi esportatori. La corsa della carne però è continuata anche a gennaio, tanto che negli Stati Uniti, i futures sul bestiame hanno raggiunto nuovi record a causa del freddo estremo previsto nelle Pianure Montuose, che potrebbe impattare negativamente sul mercato della carne bovina. Le basse temperature costringono il bestiame a consumare più energia, con ripercussioni sul tasso di conversione dei mangimi e sul peso delle carcasse, che potrebbe diminuire del 3% come già accaduto l’anno scorso. Inoltre la ‘mandria’ di bovini americana è la più piccola da decenni, a causa di anni di siccità nei pascoli, senza contare che le importazioni di bovini dal Messico sono state interrotte a novembre per un’infezione da verme della vite, aggravando ulteriormente la scarsità di offerta. Risultato finale: i futures sul bestiame a Chicago sono aumentati fino all’1,2%, raggiungendo il livello più alto dal 1964.

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Il cambiamento climatico ‘stressa’ le foreste e le espone a incendi e parassiti

l cambiamento climatico sta aumentando la suscettibilità delle foreste mondiali a fattori di stress come incendi e parassiti, secondo una nuova pubblicazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao) che sottolinea il ruolo dell’innovazione nel raggiungimento di un futuro sostenibile per il settore forestale. Il rapporto, intitolato ‘The State of the World’s Forests 2024: Forest-sector innovations towards a more sustainable future’ è stato presentato oggi in occasione della 27esima sessione del Comitato per le Foreste (Cofo), in corso presso la sede della Fao a Roma fino a venerdì. Il Cofo è l’organo di governo forestale più importante della Fao e ha il compito di individuare le questioni politiche e tecniche emergenti, cercare soluzioni e consigliare l’organizzazione sulle azioni da intraprendere. Il tema dell’incontro di quest’anno è ‘Accelerare le soluzioni forestali attraverso l’innovazione’.

Secondo il documento “ci sono prove” che indicano che il cambiamento climatico sta rendendo le foreste più vulnerabili a fattori di stress come incendi e parassiti. Di fronte a queste sfide, il rapporto sostiene che l‘innovazione nel settore forestale “è un fattore cruciale” per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

“La FAO riconosce che la scienza e l’innovazione sono ingredienti cruciali per raggiungere soluzioni basate sulle foreste”, scrive il direttore della Fao QU Dongyu nell’introduzione del rapporto.

AUMENTANO GLI INCENDI BOSCHIVI. L’intensità e la frequenza degli incendi selvaggi stanno aumentando, anche in aree precedentemente non colpite, e si stima che nel 2023 gli incendi abbiano rilasciato 6.687 megatonnellate di anidride carbonica a livello globale. In passato gli incendi boreali erano responsabili di circa il 10% delle emissioni globali di anidride carbonica. Nel 2021, tali incendi hanno raggiunto un nuovo picco, principalmente a causa della prolungata siccità che ha provocato un aumento della gravità degli incendi e del consumo di combustibile, e hanno rappresentato quasi un quarto delle emissioni totali di incendi boschivi.

LE SPECIE INVASIVE. Il cambiamento climatico rende anche le foreste più vulnerabili alle specie invasive, con insetti, parassiti e malattie patogene che minacciano la crescita e la sopravvivenza degli alberi. Il nematode del pino ha già causato danni significativi alle pinete autoctone di alcuni Paesi asiatici e si prevede che entro il 2027 alcune aree del Nord America subiranno danni devastanti a causa di insetti e malattie.

LA PRODUZIONE DI LEGNO. La produzione globale di legno, invece, rimane a livelli record. Dopo un breve calo durante la pandemia, la produzione è tornata a circa 4 miliardi di metri cubi all’anno. Quasi 6 miliardi di persone utilizzano prodotti forestali non legnosi e il 70% dei poveri del mondo si affida a specie selvatiche per cibo, medicine, energia, reddito e altri scopi. Le proiezioni indicano che la domanda globale di legno tondo potrebbe aumentare fino al 49% tra il 2020 e il 2050.

SOLUZIONI INNOVATIVE. Il rapporto identifica cinque tipi di innovazione che aumentano il potenziale delle foreste nell’affrontare le sfide globali: tecnologica, sociale, politica, istituzionale e finanziaria. Tra gli esempi, il potenziale dell’intelligenza artificiale per facilitare l’analisi automatizzata di un vasto volume di dati ottici, radar e lidar, esistenti e futuri, raccolti quotidianamente da droni, satelliti e stazioni spaziali; l’adozione del legno massiccio e di altre innovazioni basate sul legno che possono sostituire i prodotti a base fossile nel settore edilizio; le politiche volte a coinvolgere le donne, i giovani e le popolazioni indigene nello sviluppo di soluzioni guidate a livello locale; le innovazioni nel settore finanziario pubblico e privato per aumentare il valore delle foreste in piedi.

Dal momento che l’innovazione può creare vincitori e vinti, il rapporto sostiene la necessità di approcci inclusivi e rispondenti alle esigenze di genere per garantire un’equa distribuzione dei benefici tra uomini, donne e giovani di tutti i gruppi socioeconomici ed etnici. La promozione dell’innovazione deve considerare e integrare le circostanze, le prospettive, le conoscenze, i bisogni e i diritti di tutte le parti interessate.

Il rapporto elenca cinque azioni che contribuiranno a far crescere l’innovazione nel settore forestale: sensibilizzare l’opinione pubblica, potenziare le competenze, le capacità e le conoscenze in materia di innovazione, incoraggiare i partenariati di trasformazione, garantire finanziamenti maggiori e universalmente accessibili per l’innovazione e fornire un ambiente politico e normativo incentivante.

 

 

agricoltura

I prezzi agricoli crollano ai livelli di 3 anni fa, ma gli alimentari costano il 23% in più

La speculazione esiste? Molti la evocano, pochi la misurano. Tuttavia, confrontando i dati diffusi dalla Fao oggi sui prezzi agricoli mondiali con i prezzi alimentari al consumo globali, non si può non notare che qualcosa non torna.

L’Indice Fao dei prezzi alimentari è sceso per il settimo mese consecutivo a 117,3 punti a febbraio, il livello più basso in tre anni, rispetto ai 118,2 rivisti al rialzo di gennaio. La diminuzione degli indici dei prezzi dei cereali e degli oli vegetali ha più che compensato gli aumenti di quelli dello zucchero, della carne e dei latticini. Negli ultimi tre anni l’indice PriceStats Daily World Food Inflation Index – realizzato da State Street – fa vedere invece che gli alimentari sono rincarati del 23%, passando da un punteggio di 133 del febbraio 2021 a quota 164 al termine dello scorso mese. Quello di State Street è un indice composito per Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Spagna, Grecia, Canada, Australia, Giappone, Corea del Sud, Russia, Sud Africa, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Uruguay, Turchia e Argentina. L’indice utilizza la componente alimentare e delle bevande analcoliche non destagionalizzata dell’inflazione di ciascun Paese, con ponderazioni basate sulla spesa per consumi finali delle famiglie del 2010, in dollari correnti, dalla Banca Mondiale.

Vedendo il grafico, il PriceStats Daily World Food Inflation Index, non sembra dare segni di inversione. Sale. Il contrario della traiettoria intrapresa dai prezzi agricoli globali. L’Indice Fao delle quotazioni cerealicole è diminuito del 5% a febbraio, raggiungendo un livello inferiore del 22,4% rispetto a quello di febbraio 2023. I prezzi all’esportazione del mais sono diminuiti maggiormente tra le aspettative di grandi raccolti in Sud America e i valori competitivi offerti dall’Ucraina, mentre quelli internazionali del grano sono diminuiti soprattutto grazie al forte ritmo delle esportazioni dalla Russia. Anche i prezzi internazionali del riso sono diminuiti dell’1,6% a febbraio. L’Indice Fao dei prezzi degli oli vegetali è calato invece dell’1,3% da gennaio, attestandosi all’11% al di sotto del valore di febbraio 2023. Quelli internazionali dell’olio di soia sono diminuiti notevolmente, sostenuti dalle prospettive di abbondanti produzioni di soia in Sud America, mentre le ampie disponibilità di esportazioni globali di oli di girasole e di colza hanno spinto i loro prezzi verso il basso. I prezzi mondiali dell’olio di palma sono aumentati marginalmente a febbraio a causa del calo stagionale della produzione.

L’indice Fao dei prezzi dello zucchero, al contrario, è aumentato del 3,2% a febbraio. L’aumento riflette le persistenti preoccupazioni sull’imminente produzione del Brasile dopo un periodo prolungato di precipitazioni inferiori alla media, nonché i previsti cali di produzione in Tailandia e India, due principali paesi esportatori. Anche l’indice dei prezzi della carne è aumentato dell’1,8% da gennaio, con le quotazioni della carne di pollame che sono aumentate maggiormente, seguite da quelle della carne bovina, colpite dalle forti piogge che hanno interrotto il trasporto del bestiame in Australia. Anche i prezzi della carne suina sono aumentati leggermente a causa della maggiore domanda da parte della Cina e della situazione di offerta limitata in Europa occidentale. I prezzi internazionali della carne ovina sono diminuiti in parte a causa della produzione record conseguente alla ricostituzione del gregge in Australia. In crescita anche l’Indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari, aumentato dell’1,1%, guidato dalla maggiore domanda di importazioni di burro da parte degli acquirenti asiatici. Anche i prezzi del latte in polvere e del formaggio sono aumentati marginalmente.

Guardando avanti, la Fao ha pubblicato un nuovo Brief sull’offerta e la domanda di cereali, alzando leggermente le sue previsioni per la produzione totale mondiale di cereali nel 2023 a 2.840 milioni di tonnellate. Caleranno i prezzi al consumo?

Fao celebra ecosistema di Soave. Ciambetti: “Territori più protagonisti in transizione”

Alzi la mano chi conosce i Giahs della Fao. Eppure i ‘Globally Important Agricultural Heritage Systems’ stabiliti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura svolgono un ruolo fondamentale nel riconoscere, preservare e promuovere i sistemi agricoli tradizionali che hanno un valore eccezionale per lo sviluppo sostenibile. Gli Stati e le regioni della Ue sono impegnati attivamente nel portare avanti questi progetti per contribuire a un futuro sostenibile, in cui l’agricoltura prospera in armonia con l’ambiente e le tradizioni culturali sono curate e celebrate. Due sono i siti Giahs riconosciuti in Italia: gli uliveti delle pendici tra Assisi e Spoleto in Umbria e i vigneti tradizionali del vino Soave in Veneto. E queste due ‘oasi’ saranno celebrate domani a Bruxelles, durante un evento organizzato dalla stessa Fao insieme al Comitato europeo delle regioni, insieme a tre siti spagnoli. A rappresentare il Giahs del Soave ci sarà Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto.

Presidente, Soave è stato anche premiato come borgo più bello d’Italia. Può un piccolo centro mostrare la via giusta per uno sviluppo sostenibile anche alle città? C’è una ricetta?
“Pensare globalmente, agire localmente: la grande maggioranza delle città, dei territori e delle Regioni chiede azioni decisive per proteggere le popolazioni e il loro ambiente. Tutti devono essere pronti a svolgere il proprio ruolo nel contrastare a breve termine gli effetti immediati del cambiamento climatico e ad agire nel medio e lungo termine per uno sviluppo eco-sostenibile; le città e i territori devono essere protagonisti delle azioni e delle politiche intraprese e pianificate a livello globale, con il sostegno della società civile”.

Qual è il vostro ruolo?
“Il ruolo delle autorità locali è fondamentale poiché è il livello di governo più vicino alla popolazione, con un notevole potere decisionale e di spesa. Non dimentichiamo che oggi le città generano l’80% della ricchezza mondiale e rappresentano luoghi in cui vive più della metà della popolazione mondiale, un numero destinato a raggiungere il 70% entro il 2050. Le città sono responsabili attualmente del consumo di due terzi dell’energia mondiale e del 70% delle emissioni annuali globali. È evidente che se vogliamo avere un impatto concreto sulla sfida climatica nella transizione verso un’economia verde, dobbiamo partire dalle città e dalle macroaree urbanizzate poiché è lì che si gioca e bisogna vincere la sfida”.

Questa transizione su che basi deve poggiare, oltre che su un inevitabile maggior utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili?
R. “Bisogna basare la transizione sul risparmio e sull’implementazione di un’economia circolare: La generazione di ricchezza può derivare non solo dalla limitazione degli sprechi energetici, ma anche da un’economia circolare che promuova il riuso, il riciclo, il risparmio respingendo il dumping sociale e ambientale e utilizza i servizi ecosistemici, in particolare per la sicurezza alimentare. Per questo sono necessarie scelte chiare e decise nonché politiche internazionali a sostegno dell’economia circolare e dell’economia sociale, promuovendo nuove forme di sviluppo e occupazione. Contemporaneamente bisogna promuovere azioni trasversali coordinate e integrate a livello internazionale, europeo e locale che coinvolgano il settore pubblico e privato, i decisori politici e i cittadini a livello locale e territoriale”.

C’è un esempio concreto di azione trasversale per migliorare la sostenibilità dei cittadini?
“Guardi, servono misure ambientali per sviluppare azioni concrete come vediamo ad esempio con la progettazione e la promozione del progetto Città inclusive per famiglie sostenibili, un’alleanza mondiale istituita dalla dichiarazione di Venezia e promossa dalla Federazione Internazionale per lo Sviluppo della Famiglia, la rete Elisan e la regione Veneto”.

In luoghi paradisiaci come Soave, dove tra l’altro soggiornò Dante Alighieri, non c’è il rischio però che un eccesso di turismo interferisca con l’ecosistema?
“Occorre rafforzare la promozione di un turismo e di una crescita sostenibili, di viaggi e spostamenti consapevoli, lenti e dolci per limitare il loro impatto sull’ambiente, con iniziative di itinerari culturali, enogastronomici come, per citare un esempio concreto e avanzato nella sua concezione, la ‘Via Querenissima’, che rafforzano l’identità e la collaborazione europea”.

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Meloni: “Sicurezza alimentare cruciale, sarà priorità Presidenza italiana del G7”

Per tre giorni Roma sarà “la capitale mondiale della sicurezza alimentare“. Sono le parole usate dalla premier, Giorgia Meloni, nel suo intervento alla giornata inaugurale del Vertice Fao sui sistemi alimentari. Un appuntamento che cade in uno dei momenti particolarmente delicati per equilibri economici, sociali e geopolitici globali, per la scelta della Russia di uscire dagli accordi per far partire il grano ucraino dal Mar Nero. Se Mosca non dovesse ripensarci, a rischio ci sarebbero milioni di persone. “La sicurezza alimentare è cruciale”, dice la premier, Giorgia Meloni. “Bisogna fare in modo che le persone abbiano l’opportunità di stare nel proprio Paese, questo è anche il vero significato della sovranità alimentare – continua -: il diritto di tutte le persone di poter scegliere il proprio modello produttivo e il proprio modello alimentare”.

Per Meloni il tema sarà “una priorità anche nell’agenda del G7 durante la nostra Presidenza, il prossimo anno“, ma esorta le grandi nazioni a cooperare, investire e innovare, perché “solo finanziando in modo massiccio” le azioni per garantire cibo (di qualità) per tutti “si può arrivare a dei cambiamenti veri, radicali nel sistema alimentare”. E in questo senso “la collaborazione con le istituzioni finanziarie internazionali è un elemento cruciale per l’implementazione di progetti agricoli”. L’Italia farà la sua parte, con un progetto sull’agritech che sarà sviluppato a Napoli: “Un centro di ricerca strategico” che “svilupperà nuove tecnologie, partendo dal settore aerospaziale e ne studierà le applicazioni nel campo agricolo“.

Altro argomento chiave è rimettere a posto le ‘falle’ del sistema alimentare. Compito non facile, perché “mentre cerchiamo di combattere ancora con le conseguenze della pandemia e ricostruire i flussi mondiali, la guerra di aggressione russa in Ucraina ha creato dei disagi sui prezzi, scatenando l’inflazione in tutto il mondo – spiega Meloni – e ovviamente a farne le maggiori spese sono le nazioni più vulnerabili meno ricche, soprattutto al Sud del mondo“. La premier non usa giri di parole: “Questa guerra ha esacerbato problemi già esistenti come la sicurezza alimentare, soprattutto in molte nazioni africane, già messe alla prova da lunghi periodi di siccità“. Meloni ricorda il Piano Mattei del governo italiano: “Lo spirito è stabilire un modello di cooperazione non predatorio”, perché “una relazione più forte tra i Paesi verso una produzione più sostenibile può essere un’opportunità da cogliere”.

Del resto, ricorda, “la sicurezza alimentare è sempre stata una delle linee guida più strategiche della nostra politica estera, un’area prioritaria della cooperazione italiana allo sviluppo ed è diventata una delle maggiori sfide della nostra epoca in questo mondo così interconnesso“. E’ urgente, dunque, “collaborare con tutte le altre nazioni nel mondo per sostenere” l’Africa e “creare la loro prosperità“. Motivo per il quale “mi aspetto unanimità su un accordo per un’azione concreta“. Una riflessione in armonia con le parole del direttore generale della Fao, Qu Dongyu, secondo il quale “di fronte alle crescenti incertezze e alle molteplici crisi, dobbiamo intraprendere con urgenza questa trasformazione per soddisfare le grandi aspettative che abbiamo dai nostri sistemi agroalimentari“. E l’organismo delle Nazioni Unite vuole “sfruttare gli acceleratori trasversali”, concentrandosi su quattro aree chiave: scienza e innovazione, miglioramento delle capacità dei dati, aumento dei finanziamenti pubblici e privati mirati e coordinati e creazione di meccanismi di governance dei sistemi agroalimentari inclusivi. Perché “per liberare il pieno potenziale dei sistemi agroalimentari è necessario concentrarsi su questi acceleratori, per ridurre al minimo i compromessi e massimizzare le sinergie“, conclude Qu.

Nel pomeriggio di ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, alla presenza del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Il capo dello Stato sottolinea quanto il Vertice Fao “sia particolarmente importante in questo periodo e in questo momento“, con la “quasi la coincidenza di tre grandi eventi – conclude Mattarella -: la conferenza sui sistemi alimentari, che è in corso, a breve la 70esima sessione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite e poi in settembre il summit sullo Sviluppo sostenibile”.

grano

Indice Fao materie prime alimentari giù del 20,5% su marzo 2022

Le forniture di grano aumentano, la domanda di importazioni diminuisce e l’Iniziativa sui cereali del Mar Nero viene estesa. La discesa dei prezzi sulle materie prime alimentari registrata dall’indice Fao non si arresta, per il 12esimo mese consecutivo, con una media di 126,9 punti nel mese di marzo 2023 e fa registrare un -2,1% su febbraio 2023 e addirittura un -20,5% rispetto al livello massimo raggiunto nel marzo 2022.

A fare da traino, naturalmente, è il calo delle quotazioni mondiali di cereali e oli vegetali.

Nel dettaglio, l’indice dei cereali scende del 5,6% rispetto a febbraio, con un calo del 7,1% dei prezzi internazionali del grano, spinto al ribasso dalla forte produzione australiana, dalle migliori condizioni dei raccolti nell’Unione Europea, dalle elevate forniture della Federazione Russa e dalle esportazioni in corso dall’Ucraina dai porti del Mar Nero. I prezzi mondiali del mais sono scesi del 4,6%, in parte a causa delle aspettative di un raccolto record in Brasile, mentre quelli del riso sono diminuiti del 3,2% a causa dei raccolti in corso o imminenti nei principali Paesi esportatori, tra cui India, Vietnam e Thailandia.

L’Indice degli oli vegetali registra una media inferiore del 3,0% rispetto al mese precedente e del 47,7% rispetto al livello del marzo 2022, in quanto l’ampia offerta mondiale e la scarsa domanda di importazioni globali hanno spinto al ribasso le quotazioni di soia, colza e girasole. Ciò ha più che compensato l’aumento dei prezzi dell’olio di palma, che sono cresciuti a causa dei minori livelli di produzione nel sud-est asiatico dovuti alle inondazioni e alle restrizioni temporanee alle esportazioni imposte dall’Indonesia. “Sebbene i prezzi siano scesi a livello globale, sono ancora molto alti e continuano ad aumentare nei mercati interni, ponendo ulteriori sfide alla sicurezza alimentare. Questo vale soprattutto per i Paesi in via di sviluppo importatori netti di prodotti alimentari, la cui situazione è aggravata dal deprezzamento delle loro valute rispetto al dollaro USA o all’euro e dall’aumento del debito“, sottolinea Máximo Torero, Economista Capo della Fao.

L’Indice dei prodotti lattiero-caseari scende dello 0,8% a marzo. I prezzi del burro sono aumentati a causa della solida domanda di importazioni, mentre quelli del formaggio sono scesi a causa del rallentamento degli acquisti da parte della maggior parte dei principali importatori in Asia e dell’aumento delle disponibilità nei principali esportatori.

L’Indice dello zucchero, invece, aumenta dell’1,5% rispetto a febbraio, raggiungendo il livello più alto dall’ottobre 2016, a causa delle preoccupazioni per il calo delle prospettive di produzione in India, Thailandia e Cina. Le prospettive positive per le coltivazioni di canna da zucchero che stanno per essere raccolte in Brasile hanno limitato la pressione al rialzo sui prezzi, così come il calo dei prezzi internazionali del greggio, che ha ridotto la domanda di etanolo.

Quanto alla carne, l’Indice Fao aumenta leggermente, dello 0,5%. Le quotazioni internazionali della carne bovina sono aumentate, influenzate dall’aumento dei prezzi interni negli Stati Uniti d’America, a causa delle aspettative di minori forniture in futuro, mentre i prezzi della carne suina sono aumentati a causa dell’aumento della domanda in Europa in vista delle festività. Nonostante i focolai di influenza aviaria in diversi grandi Paesi esportatori, i prezzi mondiali della carne di pollame sono scesi per il nono mese consecutivo a causa di una domanda d’importazione globale contenuta.

Nel Cereal Supply and Demand Brief, la Fao alza le previsioni per la produzione mondiale di grano nel 2023, ora fissata a 786 milioni di tonnellate, con un calo dell’1,3% rispetto al livello del 2022 e il secondo risultato più alto mai registrato. In Asia si prevedono aree seminate quasi da record, mentre le condizioni di siccità stanno colpendo il Nord Africa e l’Europa meridionale.

Nell’emisfero meridionale, le superfici seminate e le prospettive di produzione del mais in Brasile sono previste ai massimi storici, sostenute da una robusta domanda di esportazione. Le prospettive di resa sono buone anche in Sudafrica, che nel 2023 potrebbe registrare il suo secondo raccolto più abbondante. Per contro, le prolungate condizioni di siccità hanno influito negativamente sui raccolti di mais in Argentina. Su anche le previsioni per la produzione cerealicola mondiale nel 2022 a 2.777 milioni di tonnellate, con un calo di solo l’1,2% rispetto all’anno precedente. La produzione mondiale di riso nel 2022/23 è ora fissata a 516 milioni di tonnellate, l’1,6% in meno rispetto al record raggiunto nel 2021/22, ma con un raccolto superiore alla media. La previsione aggiornata della Fao per l’utilizzo dei cereali a livello mondiale nel 2022/23 è ora di 2.779 milioni di tonnellate, in calo dello 0,7% rispetto al 2021/22. Le scorte mondiali di cereali alla fine della stagione 2022/2023 dovrebbero diminuire dello 0,3% rispetto ai livelli iniziali, attestandosi a 850 milioni di tonnellate. Il rapporto scorte mondiali di cereali/utilizzo scenderà probabilmente dal 30,7% del 2021/22 al 29,7%, indicando comunque un livello globale confortevole. Si prevede che il commercio mondiale di cereali nel 2022/23 subirà una contrazione del 2,7% rispetto al livello del 2021/22, attestandosi a 469 milioni di tonnellate. Il calo riflette principalmente le aspettative di riduzione del commercio di cereali secondari, mentre si prevede un aumento del commercio globale di grano. Il commercio internazionale di riso nel 2023 è previsto in calo del 5,2% rispetto al livello record del 2022.

Tornano dallo spazio i semi Fao: colture cosmiche per la sicurezza alimentare

Dopo quattro mesi nello spazio stanno per tornare sulla terra i semi di Arabidopsis e Sorghum, protagonisti di un singolare esperimento frutto della collaborazione tra la Nasa, la Fao e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). A Vienna  si è svolto un evento per fare il punto sulla sperimentazione, che ha l’obiettivo di sviluppare nuove colture in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici e contribuire a rafforzare la sicurezza alimentare globale. Con una popolazione mondiale che si stima raggiungerà quasi i 10 miliardi entro il 2050, è chiara la necessità di trovare soluzioni innovative attraverso la scienza e la tecnologia volte a produrre più cibo, nonché colture più resistenti e metodi di coltivazione più sostenibili.

I semi dei laboratori Aiea e Fao hanno viaggiato su una navetta cargo senza equipaggio dal Wallops Flight Facility della Nasa allo spazio il 7 novembre 2022. Una volta in orbita sono stati esposti a una complessa miscela di radiazioni cosmiche, microgravità e temperature estreme – all’interno e all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Al loro ritorno, che dovrebbe avvenire all’inizio di aprile, gli scienziati del Centro congiunto Fao/Aiea di tecniche nucleari per l’alimentazione e l’agricoltura hanno in programma di coltivare i semi e di selezionarli per individuare tratti utili per comprendere meglio le mutazioni indotte dallo spazio e identificare nuove varietà.

“Sono sbalordito dalla resilienza della natura – ha detto il direttore generale della Fao, QU Dongyu a Vienna ed eccitato dagli infiniti benefici che l’esplorazione dello spazio può apportare per trasformare i nostri sistemi agroalimentari in modo che siano più efficienti, più inclusivi, più resilienti e più sostenibili in tutto il mondo”. Per Mariano Grossi, direttore generale dell’Aiea, “questa è la scienza che potrebbe avere un impatto reale sulla vita delle persone in un futuro non troppo lontano, aiutandoci a coltivare raccolti più forti e nutrire più persone”.  Sebbene esperimenti simili siano stati condotti dal 1946, questa è la prima volta che vengono condotte analisi genomiche e biologiche su semi inviati nello spazio in circa 60 anni di esperienza nell’indurre mutazioni vegetali. L’astrobiologia, insomma, sta esplorando nuove dimensioni.

I semi che hanno viaggiato nello spazio appartengono a due specie vegetali: Arabidopsis, un tipo di crescione che è stato ampiamente studiato da botanici vegetali e genetisti; e il sorgo, che appartiene alla famiglia del miglio ed è un cereale resistente alla siccità e al caldo coltivato in molti paesi in via di sviluppo per uso alimentare. Una volta che i semi saranno rientrati sulla terra e fatti germogliare, una serie di analisi aiuterà a capire se le radiazioni cosmiche e le dure condizioni spaziali possono portare le colture a diventare più resistenti di fronte a condizioni di crescita sempre più difficili sul nostro pianeta.

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Mangiare gli insetti fa bene? I vantaggi ambientali e nutrizionali secondo la FAO

In tutto il mondo si consumano oltre 1.900 specie di insetti commestibili, che sono già parte integrante della dieta di molti Paesi. A livello globale, gli insetti più consumati sono i coleotteri (31%), i bruchi (18%), api, vespe e formiche (14%). Seguono cavallette, locuste e grilli (Ortotteri) (13%), cicale, cocciniglie e cimici (Hemiptera) (10%), termiti (Isoptera) (3%), libellule (Odonata) (3%), mosche (2%) e altri ordini (5%). Secondo la Fao, sono diversi i motivi per cui gli insetti commestibili dovrebbero avere un posto anche nel nostro menù.

Alto valore nutrizionale. Gli insetti commestibili hanno un importante valore nutrizionale e possono essere un’aggiunta salutare alla nostra dieta. Offrono energia, grassi, proteine e fibre e, a seconda dell’insetto, possono essere buone fonti di micronutrienti come zinco, calcio e ferro. Ad esempio, 100 grammi di locusta migratoria forniscono 179 calorie, 100 grammi di termiti, invece, 535 calorie. Gli insetti sono una grandissima fonte di proteine: ad esempio, le cavallette ne contengono una percentuale che va dal 14% al 48% a seconda delle specie, a fronte del 19-26% del manzo e del 16-27% del pesce.

Sostenibilità ambientale. La produzione di insetti destinati al consumo umano, se confrontata con quella della carne, ha un impatto decisamente minore sull’ambiente, almeno secondo l’analisi della Fao.

Mangimi. Per avere 1 kg di proteine di alta qualità, il bestiame viene allevato con in media 6 kg di proteine vegetali (circa 2,5 per il pollo, 5 per il maiale e 10 per il manzo). Gli insetti richiedono decisamente meno mangime: per un chilo di grilli ne serve appena 1,7 kg. Inoltre, fino all’80% di un grillo è commestibile e digeribile, rispetto al 55% di pollo e maiali e al 40% dei bovini.

Emissioni Co2. L’allevamento del bestiame è responsabile del 18% delle emissioni di gas serra (CO2 equivalente), una quota superiore a quella del settore dei trasporti. Le emissioni di gas serra degli insetti, come ad esempio i grilli, sono inferiori di 100 volte rispetto a quelle dei bovini o dei maiali.

Consumo di acqua. L’agricoltura consuma circa il 70% dell’acqua dolce a livello mondiale. La produzione di 1 kg di proteine animali richiede da 5 a 20 volte più acqua rispetto alla produzione di 1 kg di proteine da cereali. La produzione di 1 kg di pollo richiede 2.300 litri di acqua, 1 kg di carne di maiale 3.500 litri e 1 kg di carne bovina 22.000 litri. Per allevare un chilo di insetti, invece, servono appena 150 litri di acqua.

Nuove opportunità economiche. Oltre a essere una fonte di cibo, gli insetti commestibili possono fornire mezzi di sostentamento e reddito. Poiché la coltivazione degli insetti richiede uno spazio minimo, spiega la Fao, è possibile praticarla sia nelle aree urbane che in quelle rurali, rendendo l’allevamento di insetti vantaggioso anche dove altre attività agricole non lo sono. Gli insetti commestibili sono anche facilmente trasportabili e spesso facili da allevare senza una formazione approfondita. L’allevamento di insetti offre quindi opportunità economiche a chi ha un accesso minimo alla terra, alla formazione e ad altre risorse.

Risorsa sottoutilizzata. Gli insetti possono essere una soluzione innovativa per soddisfare la domanda globale di proteine e di altre fonti alimentari nutrienti, visto che con la continua crescita della popolazione mondiale, la produzione alimentare dovrà aumentare, mettendo inevitabilmente sotto pressione la produzione agricola e le nostre limitate risorse naturali.