Ex Ilva, si cerca di salvare l’indotto. Governo studia agevolazioni e fondo di sostegno

E’ corsa contro il tempo anche per salvare l’indotto dell’ex Ilva di Taranto. Il governo studia tre misure: una revisione delle norme per la tutela dei crediti, l’accesso agevolato al Fondo di garanzia Pmi e l’istituzione di Fondo di sostegno ad hoc.

Oggi i sindacati del comparto si sono riuniti in videocollegamento con il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e la ministra del lavoro, Marina Calderone, che garantiscono che i provvedimenti saranno messi in campo per tutti i lavoratori. A partire dall’estensione in deroga della Cigs per le aziende della filiera.

Nel dettaglio, il governo pensa di confermare la pre-deducibilità dei crediti delle imprese dell’indotto, eliminando quelle differenziazioni che in passato, sottolineano i ministeri, “hanno generato difficoltà interpretative e applicative e provocato discriminazioni all’interno della platea”. Sarà data priorità assoluta a chi ha erogato le proprie prestazioni, senza soluzione di continuità, sino al giorno della decretazione dell’amministrazione straordinaria, contribuendo a garantire la continuità produttiva.

Le aziende chiedono garanzie sul ristoro dei crediti per 120 milioni di euro. L’associazione Aigi, a cui aderisce l’80% dell’indotto, due giorni fa ha bloccato la fornitura di beni e servizi, a eccezione della manutenzione delle batterie degli altiforni, per garantire l’incolumità pubblica. La paura è di perdere i crediti in caso di ricorso all’amministrazione straordinaria.

Ma Acciaierie d’Italia tiene a precisare che l’esposizione per servizi resi nel 2023 dalle imprese che aderiscono ad Aigi “è ampiamente inferiore ai dati pubblicati dalle Associazioni di categoria ed è disponibile ad una verifica condivisa”. Quanto ai crediti ceduti dai fornitori a Banca Ifis per l’anticipo degli importi, Acciaierie informa di aver “sempre onorato tutte le scadenze mensili nei confronti dell’Istituto finanziario, inclusa quella del 31 dicembre scorso”.

Per l’indotto, il governo intende anche prevedere l’esonero dal pagamento delle commissioni “una tantum” per l’accesso al Fondo e per il mancato perfezionamento delle operazioni garantite. Per la misura della garanzia diretta sarà previsto un innalzamento all’80% per tutte le operazioni. Per quanto riguarda le operazioni di riassicurazione, la copertura del Fondo di MCC sarà incrementata fino al 90% sulle garanzie rilasciate in prima istanza dai confidi non superiori all’80%.

Quanto al Fondo ad hoc, si prevedrà un contributo, nell’ambito del de minimis, per abbattere gli interessi che le imprese dell’indotto dovranno corrispondere sui mutui per nuova liquidità.

Un’ottima notizia per i sindacati, che però ricordano “la gravità della situazione”, precisa Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, perché, chiosa, “l’ex Ilva non può assolutamente fermarsi”. All’attuale dirigenza di Acciaierie d’Italia imputa un comportamento e delle scelte sui lavoratori diretti, sugli impianti, sull’indotto e sugli appalti che hanno costruito una condizione per cui “le persone non hanno più certezza di uno stipendio e di un posto di lavoro”. La richiesta è che, oltre agli ammortizzatori sociali, venga garantita la continuità produttiva, ma anche che “emergano quelle situazioni che sono al limite della legalità nel contesto attuale”.

La gestione della transizione necessaria sul piano procedurale e burocratico ha determinato una emergenza credito per le imprese dell’indotto che la ha spinte alla sospensione delle attività, “minando nel tempo la continuità produttiva dello stabilimento stesso e soprattutto la continuità lavorativa dei dipendenti”, spiega il segretario confederale della Cisl, Giorgio Graziani. Servono quindi, insiste, “misure immediate per ristabilire le condizioni minime per poter ripartire nelle attività e un sistema di protezione dei lavoratori che non discrimini alcuno per dimensione aziendale o settore di appartenenza”. Bene l’ammortizzatore unico in deroga per rispondere a queste necessità, bene anche le misure di supporto.

Ma, osserva il sindacalista, “per avere fruibilità di queste misure dovremo aspettare la conversione del Decreto Legislativo n.4 del 18 gennaio sulle imprese strategiche in amministrazione straordinaria”. Servono quindi risorse disponibili immediatamente, che permettano di uscire dalla situazione di grave incertezza. “Per questo – scandisce Graziani – ci aspettiamo una ulteriore azione di pressione sugli istituti di credito e iniezione di risorse fresche dedicate, affinché possa essere gestito questo periodo di emergenza garantendo lavoro per indotto e continuità produttiva per lo stabilimento”.

Ex Ilva, il Tar respinge il ricorso di Adi: si rischia lo stop alle forniture di gas

Una nuova tegola si abbatte sul futuro della produzione dell’ex Ilva: gli impianti rischiano una interruzione di fornitura di gas da parte di Snam. Per il momento, assicurano fonti vicine al dossier, la possibilità non è sul tavolo, ma il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso di Acciaierie d’Italia, che comunica la decisione di volersi rivolgere al Consiglio di Stato.

Dalla relazione depositata da Arera il 28 dicembre emerge che Adi non ha individuato il fornitore sul libero mercato del gas che possa far fronte al proprio fabbisogno dell’acciaieria, ponendo così termine al servizio di default fornito da Snam. L’Autorità ha evidenziato, in particolare, che “AdI, nel corso del 2023, ha ricevuto offerte di fornitura dalla sola Eni la quale da ultimo, nel mese di ottobre, ha comunicato l’impossibilità di formulare offerte, rilevando il mancato rispetto del piano di rientro previsto da un accordo transattivo stipulato tra le parti”.

In base alle informazioni trasmesse da Snam, risultano fatture non pagate per un totale di circa 109 milioni di euro, in scadenza al 31 dicembre 2023, a cui vanno aggiunti gli importi del servizio erogato nei mesi di novembre e dicembre 2023 per un totale stimato di circa 69 milioni di euro.

Il tribunale amministrativo, pur riconoscendo che gli impianti siderurgici dell’ex Ilva “costituiscono stabilimenti di interesse strategico nazionale”, respinge il ricorso di Adi “ritenuto che la mancata individuazione del fornitore sul libero mercato del gas naturale è di fatto imputabile ad una valutazione di convenienza economica della ricorrente, frutto quindi di libere scelte imprenditoriali” e che “non si può continuare a far gravare sulla fiscalità generale che sostiene la spesa per il servizio di default trasporto (come rilevato da ARERA), parte dei costi indispensabili per lo svolgimento dell’attività di impresa della ricorrente”.

L’azienda è al momento in forte mancanza di liquidità e ArcelorMittal, socio privato di maggioranza, non è riuscito a trovare un accordo con il governo, che aveva proposto una ricapitalizzazione dei franco-indiani e una salita del socio pubblico al 66% (Mittal detiene oggi il 62% del capitale e Invitalia il 38%). Al momento, il governo ha dichiarato di essere impegnato in un “divorzio consensuale” da ArcelorMittal e ha assicurato che si impegnerà per salvare l’acciaieria tutelando i lavoratori e la produzione. I sindacati del comparto, ricevuti giovedì 11 gennaio, sono riconvocati a palazzo Chigi giovedì 18: “Il metodo che si vuole continuare a portare avanti è quello di un ascolto reale, saranno ricevute tutte le parti sociali e produttive“, ha fatto sapere l’esecutivo dopo l’ultimo vertice. Chiuso il confronto con ArcelorMittal, partirà al ministero del Lavoro un tavolo sull’occupazione e sulla sicurezza sul lavoro.