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Estate in crisi: atteso duplice attacco temporalesco

Estate in crisi, duplice attacco alla voglia di vacanze; arrivano temporali e grandine, ma non è tutto finito. Un ciclone dai Balcani sta spingendo aria instabile verso il meridione e parte delle regioni centrali con temporali anche intensi, durante il weekend si aprirà la porta atlantica e dalla Francia potrebbero arrivare piogge e temporali soprattutto verso il Nord.

L’estate caldissima, anomala, iniziata in anticipo a maggio, sembra aver perso il fiato, tanto da non avere più energia per portare il caldo africano e il sole verso l’Italia. I temporali saranno dunque sempre più frequenti, ma non è tutto finito: la prossima settimana potrebbe essere decisamente migliore, gradevole e soleggiata da Nord a Sud.

Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, indica la possibilità ancora di forti temporali al Sud nelle prossime ore, a causa del mare molto caldo, fino a 27/28°C e della convergenza dei venti, soprattutto intorno allo Stretto di Messina e alla Sicilia settentrionale. Anche in Calabria possibili nubifragi, fino alla Basilicata meridionale, il Metaponto. Al Centro insisterà un certa instabilità su Abruzzo, Molise e Basso Lazio, altri acquazzoni non si escludono tra Puglia e Campania mentre al Nord e sul resto del Centro il tempo sarà ottimo, seppur via via più caldo durante il giorno. Al mattino, ormai ci sono temperature settembrine.

Al Sud sono previsti temporali intensi tra Calabria e Sicilia orientale per la presenza di un ciclone sui Balcani meridionali che si sposterà lentamente verso la Grecia. Da domani i rovesci saranno meno diffusi e più concentrati a ridosso delle montagne, mentre il weekend vedrà un miglioramento al Sud. Tutto l’opposto per il Nord dove in queste ore stiamo vivendo una fase estiva molto gradevole con temperature massime sui 30°C e minime localmente inferiori ai 15°C.

Ma, come detto, ci sarà il mini-ribaltone nel weekend: dove adesso è brutto migliorerà, dove adesso è bello peggiorerà.

Maltempo flagella il nord Italia: due morti e decine di feriti

E’ di due morti e di decine di feriti il bilancio dell’ondata di maltempo che ha flagellato il nord Italia. E’ la Toscana a pagare il prezzo più alto, con una cinquantina di feriti e due morti: un uomo a Sorbano del Giudice, in provincia di Lucca e una donna nel parco La Malfa a Carrara. Raffiche di vento oltre i 140 chilometri orari, case scoperchiate, strade inagibili, frane, alberi abbattuti. L’Italia del nord, dopo il periodo nero della siccità, sta facendo i conti con una forte perturbazione atlantica che ha fatto crollare le temperature e si è abbattuta con violenza su Liguria, Emilia Romagna, Veneto e Toscana. E che nelle prossime ore potrebbe causare altri danni. L’allerta gialla è stata confermata quasi ovunque fino a venerdì e anche Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Sardegna, sono a rischio grandine, temporali, attività elettrica e raffiche di vento. Il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha riunito l’unità di crisi.

La vicina Corsica sta pagando un prezzo pesantissimo. E’ di 5 morti il bilancio del nubifragio che si è abbattuto sull’isola; si tratta di un pescatore a Girolata, di un canoista a Erbalunga (Haute-Corse), di un uomo di 46 anni a Calvi, vittima della caduta di un albero sul suo bungalow. Nel sud dell’isola hanno perso la vita anche una ragazza di 13 anni, colpita dalla caduta di un albero, e una donna di 72 anni, per la caduta del tetto di una capanna. Altre 12 persone sono rimaste ferite, di cui due in modo grave.

DUE VITTIME IN TOSCANA. Due i morti in Toscana a causa della caduta di alberi, un uomo a Sorbano del Giudice, in provincia di Lucca e una donna nel parco La Malfa a Carrara. Qui e Massa un centinaio di persone sono state evacuate. A Firenze un albero è caduto su un tram e una famiglia è rimasta bloccata all’interno del proprio camper sempre a causa della caduta di un tronco. Ombrelloni divelti sulla costa e all’Isola d’Elba. Il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha firmato lo stato di emergenza regionale per sei mesi.

VENTI A 140 KM/H A LA SPEZIA. L’ondata di maltempo che ha colpito la Liguria ha fatto registrare raffiche di vento anche di oltre 140 km all’ora, come accaduto a La Spezia. A Framura, poco distante dalle Cinque Terre, le raffiche hanno raggiunti i 111 km/h, 127 a Giacopiane, nell’entroterra di Chiavari. Intensi anche i temporali: a Panesi, frazione del comune di Lumarzo, in provincia di Genova, questa mattina alle 5 sono caduti 20 millimetri di pioggia in appena 5 minuti. Su tutta la costa sono cadute decine di alberi e alcuni stabilimenti balneari sono stati scoperchiati. Una ventina gli sfollati e alcuni i feriti lievi.

IN VENETO FERITO UN 17ENNE. Pioggia, temporali e vento forte in tutto anche in Veneto. Oltre 250 gli interventi dei vigili del fuoco. Nel dettaglio si è verificata una autentica bufera a Chioggia, dove è crollata un’altana e sono stati segnalati numerosi danni agli stabilimenti balneari. Devastazioni in spiaggia anche a Bibione, dove un 17enne è stato colpito da una tavola da surf che ha preso il volo per il vento, a Cavallino, Eraclea e al Lido di Venezia.
Il nubrifagio che ha colpito Venezia ha fatto rovesciare i tavolini e gli ombrelloni dei caffè in piazza San Marco e ha provocato il distacco di frammenti di mattoni dalla torre del campanile di San Marco. Nel resto del Veneto il forte vento ha abbattuto alberi in più zone della provincia di Treviso, provocando la chiusura delle strade. Nella Marca numerose le abitazioni rimaste senza corrente, così come nelle province di Treviso, Rovigo e Padova.

TETTI SCOPERCHIATI IN EMILIA ROMAGNA. In Emilia Romagna il maltempo si è abbattuto in particolare sulla bassa modenese e il ferrarese poi, nuovi danni in provincia di Parma, con grandine in particolare nell’Alta Val Taro. La situazione più grave riguarda il territorio di Bondeno, dove sono stati scoperchiati i tetti di almeno 30 abitazioni e alcune aziende.A Boara, località del comune di Ferrara, una gru di servizio presso un cantiere di ristrutturazione edilizia a causa del forte vento è caduta su alcune villette a schiera e appartamenti vicini. Nel modenese, le criticità principali riguardano San Felice sul Panaro dove il vento ha scoperchiato il tetto di una palazzina, nella quale tre appartamenti sono stati dichiarati inagibili in attesa di ulteriori aggiornamenti e interventi. Alcune famiglie sono state ospitate in albergo.
Nelle alte Val Taro e Val Ceno, in provincia di Parma, sono stati registrati danni ad autoveicoli, tetti e lucernari, oltre a piante e rami caduti al suolo. A Bedonia, in particolare, sono entrati in azione gli spartineve per rimuovere circa 20 centimetri di grandine dalle strade. Numerose frazioni sono rimaste disalimentate dalla corrente elettrica. A Compiano un albero è crollato su una casa, a Tornolo è saltata anche la corrente elettrica. Danni anche a Varsi e ad Albareto, dove la grandine ha divelto il tetto di un’azienda agricola in località Codogno. A Bore danneggiata la copertura dell’ex colonia Leoni, ora adibita ad asilo/biblioteca.

 

uragano Honduras

Uragani sempre più devastanti: l’angoscia dell’America Centrale

Ogni anno, durante la stagione degli uragani, da giugno a fine novembre, gli abitanti di El Salvador e dell’Honduras vivono in uno stato di ansia perenne: a ogni acquazzone, temono che le loro fragili case di latta vengano spazzate via da un’alluvione e che le loro famiglie vengano gettate per strada. Il cambiamento climatico ha peggiorato la situazione, mentre la corruzione, gli scarsi investimenti nelle infrastrutture, la pianificazione urbana caotica e la povertà – per il 60% dei 50 milioni di abitanti dell’America Centrale – rendono la popolazione ancora più vulnerabile ai disastri naturali. La stagione degli uragani è sempre più attiva e distruttiva, in una regione già esposta ad altri eventi estremi come terremoti ed eruzioni vulcaniche.

Recentemente, a luglio, il diluvio causato dalla tempesta tropicale Bonnie in El Salvador ha allagato la piccola casa di Blanca Arias, abitante di El Salvador, costruita su una collina come succede per molti dei quartieri più poveri. Blanca, 58 anni, ha perso tutti gli ingredienti che conservava per fare il gelato artigianale con cui riusciva a assicurarsi un magro reddito: “Non sappiamo dove andare“, si lamenta oggi davanti alla sua casa devastata. “Spinta dalla povertà, la gente cerca le zone più misere in cui vivere, e queste sono le più esposte“, dice all’Afp Ricardo Navarro, presidente di una Ong ambientalista salvadoregna.

La situazione non cambia molto spostandosi in Honduras, dove Sandra Ramos, 22enne con due figli piccoli, nel suo quartiere nella valle di Sula, sulle rive del fiume Ulua, vive i tormenti di ogni stagione degli uragani. Eta e Iota hanno sommerso l’intera valle nell’ottobre 2020 e “tutte le case del quartiere” sono state spazzate via, ricorda la giovane, che da allora vive in una baracca di fortuna allestita con l’aiuto dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo (Usaid). I due uragani si sono abbattuti sul nord dell’America Centrale e i danni hanno superato i due miliardi di dollari solo in Honduras, secondo la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (Eclac).

A causa di eventi climatici estremi e della crisi pandemica, lo scorso anno la carestia ha colpito più di 8,4 milioni di persone in Guatemala, Honduras, El Salvador e Nicaragua, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a maggio. “Dobbiamo rispettare la natura. Sembra incredibile, ma la natura sta reclamando lo spazio che l’uomo ha occupato“, avverte Magdalena Cortez, di una Ong salvadoregna che si occupa di gestione del rischio.

In Nicaragua, “c’è stato un periodo in cui la portata dei fiumi è diminuita e la gente ha iniziato a costruire nel letto del fiume o sulle rive“, causando devastazioni quando i fiumi esondano, dice Janett Castillo di una Ong nicaraguense.

In Honduras, è stato l’uragano Mitch del 1998 a lasciare un ricordo amaro, con un bilancio di circa 5.000 morti. Ma oggi il Paese è ancora più vulnerabile a causa del disboscamento incontrollato, avverte il direttore dell’Associazione delle Ong (Asonog), José Ramon Avila. Per lui, le inondazioni sono effettivamente il risultato del cambiamento climatico, con “piogge abbondanti in periodi di tempo più brevi, che saturano il suolo”, che non può assorbirle in così poco tempo. Tra il 1970 e il 2019, l’Honduras è stato colpito da 81 disastri naturali che hanno causato la morte di 26.887 persone, secondo un rapporto del 2021 della Banca interamericana di sviluppo (BID).

(Photo credits: Wendell ESCOTO / AFP)

maltempo nord

Domani nuova ondata di temporali: tregua dal caldo fino al 30 luglio

Tregua dal caldo in gran parte d’Italia, almeno fino a sabato 30 luglio, quando inizierà una nuova fase meteorologica. In questi giorni l’anticiclone africano è stato ‘bucato’ nel suo bordo più settentrionale da infiltrazioni di aria fresca responsabili dei fortissimi temporali e grandinate che hanno colpito diverse zone del Nord nel corso di martedì 26.

Oggi le Alpi tornano a essere teatro di numerosi temporali che nel pomeriggio colpiranno anche il Piemonte per poi trasferirsi in serata e nottata in Lombardia.

Già dalle prime ore di domani, spiega Andrea Garbinato, responsabile di redazione del sito ilmeteo.it, una linea temporalesca dalle Alpi del Nordovest si estenderà gradualmente verso i settori di pianura di Piemonte e Lombardia per poi dirigersi, alimentata da aria fresca in quota, in serata e nella notte successiva, verso gran parte del Nordest. Come spesso accade i temporali colpiranno la Pianura Padana a macchia di leopardo e saranno accompagnati localmente da grandinate, anche intense, nonché da forti colpi di vento. Alcuni focolai potrebbero poi spingersi fin verso le Marche e l’Umbria. Il resto dell’Italia continuerà ad essere protetto dall’anticiclone per cui non si avvertirà nessun cambiamento importante.

Con questa nuova sferzata temporalesca le temperature subiranno un ulteriore flessione al Nord, perdendo ancora 1/2 gradi, mentre rimarranno sostanzialmente invariate altrove.

Infine, a partire dal weekend, l’alta pressione dovrebbe riuscire a riconquistare anche il Nord, allontanando il maltempo con gli ultimi temporali che potrebbero ancora interessare il Friuli Venezia Giulia e, in maniera più isolata, gli Appennini nella giornata di sabato. I venti si disporranno da Maestrale per cui le temperature, benché attese in aumento, non raggiungeranno valori eccessivi: ma a quanto pare la tregua durerà solamente pochi giorni.

Maltempo

Dopo crisi siccità è allarme pioggia. Anbi: “Rete idraulica inadeguata”

È un paradosso, ma dopo la siccità ci preoccupano le piogge”. A dirlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi), evidenziando lo stato di grande attenzione, nel quale stanno operando i Consorzi di bonifica alla vigilia dell’annunciato ritorno del maltempo; in tutta Italia sono in corso le manovre idrauliche necessarie a gestire, ma soprattutto a trattenere le tanto attese acque pluviali.

Il rischio – prosegue il presidente di Anbi – è che di fronte ad eventi violenti e concentrati come ci sta abituando la tropicalizzazione del clima italiano, terreni inariditi da un inverno eccezionalmente asciutto non riescano ad assorbire la massa d’acqua, trasformandosi in un amplificatore del rischio idrogeologico, che ormai interessa il 94% dei comuni italiani su un territorio, dove mediamente si continuano a cementificare o abbandonare 16 ettari al giorno. Della legge contro l’indiscriminato consumo di suolo si sono ormai perse le tracce nei meandri parlamentari”.

La resilienza idraulica lungo la Penisola è affidata ad oltre 200.000 chilometri di canali con più di 800 centrali idrovore e migliaia di impianti idraulici, dalla cui azione dipende la vivibilità su circa 7 milioni di ettari. “Da tempo – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale di Anbi –segnaliamo la crisi della rete idraulica, ormai inadeguata di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici, principale causa dei 7 miliardi di danni, provocati mediamente ogni anno da accadimenti di origine naturale, cui va aggiunto circa un miliardo di mancata produzione agricola a seguito della siccità. Per questo – aggiunge – il Piano di bacini di accumulo, Piano laghetti che Coldiretti ed Anbi intendono realizzare, costituisce la risposta in termini di infrastrutture e di capacità di invaso della risorsa quando è in eccesso, per averla poi a disposizione in periodi di siccità. Vi sarebbero tutta una serie di valori che si andrebbero a realizzare, acqua per uso civile, energetico, ambientale ed irriguo, in grado di contrastare il dissesto idrogeologico per tutti i cittadini, di fornire acqua alle imprese e creare occupazione. Nel frattempo, guardiamo il cielo, impegnati, come ogni giorno, a gestire una situazione idraulicamente sempre più complessa”.