Nel 2024 in Italia 351 eventi meteo estremi: pesa la siccità prolungata

L’Italia è sempre più sotto scacco della crisi climatica. Nel 2024, e per il terzo anno consecutivo, sono stati oltre 300 gli eventi meteo estremi che hanno colpito la Penisola, arrivando quest’anno a quota 351. Un numero in costante crescita negli ultimi dieci anni: nel 2024 ha visto un aumento degli eventi meteo estremi di quasi 6 volte, +485% rispetto al 2015 (quando ne furono registrati 60). A fare la parte da leone in questo 2024 l’aumento dei danni da siccità prolungata (+54,5% rispetto al 2023), da esondazioni fluviali (+ 24%) e da allagamenti dovuti alle piogge intense (+12%), con un’Italia divisa in due tra poca e troppa acqua. A scattare questa fotografia di fine anno è l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, realizzato in collaborazione con il Gruppo Unipol, che mette in fila i numeri della crisi climatica in Italia nel 2024, sottolineando come la Penisola ancora una volta si sia fatta trovare impreparata anche in questi ultimi giorni di fine anno contrassegnati da piogge, mareggiate e venti forti. Male il Governo Meloni per l’inerzia dimostrata. In particolare, l’Esecutivo non ha messo in campo strategie di prevenzione e non ha stanziato le risorse economiche necessarie per attuare le azioni prioritarie del PNACC, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che ad oggi risulta essere una scatola purtroppo vuota. Inoltre, non è stato ancora emanato il decreto per l’insediamento dell’Osservatorio Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

Il 2024 è stato segnato da 134 casi di allagamenti da piogge intense, 62 casi di danni da vento, 46 esondazioni fluviali che hanno causato danni, 34 eventi con danni da siccità prolungata, 30 danni da grandinate, 19 casi di frane causate da piogge intense, 9 danni alle infrastrutture, 8 da mareggiate, 2 al patrimonio storico e 1 caso di temperature record. Il Nord Italia risulta il più colpito con 198 eventi meteo estremi, seguito dal Sud 92 e dal Centro 61.  A livello regionale, quest’anno l’Emilia-Romagna con 52 eventi, è la regione più martoriata dalla crisi climatica, seguita da Lombardia (49), Sicilia (43), Veneto (41) e Piemonte (22). Tra le province svetta al primo posto Bologna con 17 eventi meteo estremi, seguita da Ravenna e Roma entrambe a quota 13, Torino con 12 e Palermo con 11. Tra le grandi città, la Capitale è quella più colpita con 8 eventi meteo estremi, seguita da Genova (7) e Milano (6). Preoccupano anche i danni che gli eventi meteo estremi stanno causando in generale sui trasporti: 22 quelli che nel 2024 hanno provocato danni e ritardi a treni e trasporto pubblico locale nella Penisola. In quota, gli effetti del riscaldamento globale sono sempre più tangibili, con impatti sui ghiacciai, sempre più sottili e in arretramento, ecosistemi e biodiversità. Nel 2024, in Piemonte, lo zero termico in quota è arrivato a 5.206 metri, sfiorando il record di 9 anni fa, quando era salito fino a 5.296 metri.

Nel 2024 l’Italia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è stata travolta da una nuova ondata di eventi meteo estremi e ancora una volta si è fatta trovare impreparata. Il Governo Meloni, in oltre due anni di attività, non ha messo in campo nessuna strategia di prevenzione con interventi mirati, che permetterebbero di risparmiare il 75% delle risorse spese per riparare i danni post emergenza, e non ha stanziato i finanziamenti necessari per le azioni prioritarie del PNACC, fondi non previsti neanche nella legge di bilancio appena approvata. Auspichiamo che nel 2025 da parte dell’Esecutivo ci sia un’assunzione di responsabilità diversa nella lotta alla crisi climatica: servono più risorse economiche e interventi su prevenzione, mitigazione e adattamento. È urgente approvare anche una legge per fermare il consumo di suolo, problema affrontato in modo ideologico col DL Agricoltura vietando il fotovoltaico a terra, e il DPR per facilitare il riutilizzo delle acque reflue depurate sui terreni agricoli. Le vere minacce per l’agricoltura italiana sono, infatti, la crisi climatica e la cementificazione, non il Green Deal europeo”.

Tra gli eventi meteo estremi in crescita – aggiunge Andrea Minutolo responsabile scientifico di Legambiente – preoccupa il fenomeno della siccità che a più riprese ha colpito in questi anni l’Italia. Simbolo di quest’estate il lago Pergusa, in provincia di Enna, ridotto più o meno ad una pozza. L’emergenza in Sicilia è figlia della siccità del Po del 2022 e di un trend collegato alla crisi climatica in continua evoluzione che rappresenta un monito severo. Per questo è importante che il Paese definisca una strategia nazionale della gestione idrica, più attenta e circolare, con interventi concreti che favoriscano l’adattamento ai cambiamenti climatici e permettano di ridurre da subito i prelievi di acqua evitandone anche gli sprechi”.

Per quanto riguarda la siccità, le regioni più colpite sono state Sicilia (16 eventi), Sardegna (9), Basilicata (3). Sul fronte allagamenti spicca la Lombardia (con 25 eventi meteo estremi), seguita da Emilia-Romagna (22), Sicilia (15). In tema di esondazioni fluviali l’Emilia-Romagna è al primo posto (con 14 eventi), a seguire Lombardia (8), Veneto (5).

Il 2024 è stato segnato anche da eventi meteo estremi che hanno avuto sempre più impatti sul trasporto nelle aree urbane. Interruzioni e sospensioni causate non solo da piogge intense, allagamenti e frane dovute a intense precipitazioni, ma anche dalle temperature record e dalle forti raffiche di vento. Tra i casi più recenti gli episodi dello scorso 24 ottobre a Roma, dove è stata chiusa per allagamento, causato dalla pioggia intensa, la stazione Cipro della Metro A; pochi giorni prima era stata sospesa la circolazione ferroviaria sulla linea Rimini–Ravenna, per il forte maltempo che ha provocato l’allagamento dei binari nella stazione di Cesenatico. Il 5 settembre scorso una nuova esondazione del Seveso a Milano ha portato a ritardi fino a 120 minuti per i treni tra le stazioni di Rogoredo e Porta Vittoria, mentre il servizio tranviario è risultato compromesso, in particolare per le linee 3, 19, 31 e la linea M2 è stata chiusa tra le fermate di Famagosta e Assago/Piazza Abbiategrasso.

Spicca poi l’ennesimo record di temperature globali registrato dal programma europeo Copernicus che indica il 2024 come l’anno più caldo da inizio registrazioni con, per la prima volta, il superamento della soglia di 1,5 °C sopra i livelli pre-industriali. Il mese di novembre 2024 è stato il secondo più caldo a livello globale, dopo il novembre 2023, con una temperatura media dell’aria superficiale di 14,1°C, +0,7°C al di sopra della media di quel mese del periodo compreso tra il 1991 e il 2020. Il novembre 2024 è stato di 1,6°C al di sopra del livello pre-industriale ed è stato il 16° mese in un periodo di 17 mesi in cui la temperatura superficiale media globale dell’aria ha superato di 1,5°C i livelli pre-industriali. Anche la temperatura superficiale media marina per il mese di novembre 2024 ha registrato livelli record, con 20,6°C, il secondo valore più alto registrato per il mese, e solo 0,13°C al di sotto del novembre 2023.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Clima, il numero di eventi estremi in Italia dal 2015 al 2024

L’Italia è sempre più sotto scacco della crisi climatica. Nel 2024, e per il terzo anno consecutivo, sono stati oltre 300 gli eventi meteo estremi che hanno colpito la Penisola, arrivando quest’anno a quota 351. Un numero in costante crescita negli ultimi dieci anni: nel 2024 ha visto un aumento degli eventi meteo estremi di quasi 6 volte, +485% rispetto al 2015 (quando ne furono registrati 60). Nell’infografica interattiva di GEA gli eventi estremi in Italia dal 2015 ad oggi secondo quanto riferito da Legambiente.

Vigilia e Natale al freddo: gelo e neve in collina a partire dai 300 metri

Aria molto fredda di origine polare si sta riversando da più giorni sull’Italia. Il suo ingresso sul bacino del Mediterraneo ha dato vita a un ciclone che ora si trova tra il nostro Paese e la Grecia. Ci apprestiamo a vivere la vigilia e il giorno di Natale con almeno mezza Italia colpita dal maltempo.

Saranno sette le regioni che fino a Natale saranno interessate da precipitazioni diffuse e nevose a quote piuttosto basse, a partire dai 300-500 metri, secondo Antonio Sanò, fondatore del sito ilmeteo.it. La parte d’Italia più colpita sarà la fascia adriatica centrale, Marche, Abruzzo e Molise, regioni sferzate da venti freddi da Nord e precipitazioni anche abbondanti, nevose in collina. Ma nevicherà anche sui monti della Campania, della Calabria, della Puglia e della Sicilia sempre a quote collinari. Dove non nevicherà sarà invece la pioggia ad essere la protagonista.

La fase clou di questa nuova ondata di maltempo avverrà nella vigilia di Natale, mentre il 25 dicembre le precipitazioni inizieranno gradualmente a diminuire fino a quasi cessare del tutto.
Sul resto d’Italia invece ci sarà bel tempo con cielo sereno e terso grazie alla rimonta dell’alta pressione delle Azzorre.

Una particolare attenzione dovrà essere tenuta anche per altri due fattori importanti: vento e temperature. La ventilazione continuerà ad essere sostenuta dai quadranti settentrionali con il Grecale e la Tramontana che la faranno da padrone soffiando fin oltre i 50-60 km/h provocando ancora mareggiate con onde alte fino a 3-4 metri.

Le temperature invece saranno in diminuzione. Se al Centro-Sud farà freddo di giorno (con non più di 8-11°C su molte città costiere e di pianura), al Nord sarà di notte in cui piomberà il gelo. Il risveglio di Natale farà registrare intense gelate su gran parte del Nord con valori fino a -4°C anche in pianura e fino a -16/-18°C a circa 2000 metri di altezza. Gelate sono attese anche al Centro, come a Firenze, Perugia e Roma. Il freddo proseguirà anche nella giornata di Santo Stefano (giovedì 26) e almeno fino all’ultimo weekend del 2024. Ma per la fine dell’anno gli aggiornamenti odierni intravedono l’arrivo di una goccia fredda che

In arrivo la ‘tempesta perfetta’: freddo artico, neve e mareggiate sull’Italia

In arrivo la ‘tempesta perfetta’: prima tantissimo vento, poi pioggia, freddo e anche neve in pianura. Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma, purtroppo, l’arrivo sull’Italia della ‘tempesta perfetta’, un mix micidiale tra vento, freddo e neve: ovviamente non sarà perfetta in quanto porterà disagi e danni, soprattutto a causa del vento che soffierà violentissimo da ovest, costruendo in mare aperto onde giganti fino a 7 metri sul Mar Ligure.

Nel dettaglio, il mare diventerà ‘agitato’ dal pomeriggio sul settore ligure con onde fino a 4 metri, poi in serata sarà ‘grosso’ (scala Douglas) sulle coste di Liguria di Levante e Toscana con onde di 5-6 metri. Le onde più alte raggiungeranno l’estrema ed eccezionale altezza di 7 metri davanti alla costa toscana del Mar Ligure (tra la Versilia e Livorno). Sarà purtroppo una storica mareggiata di Libeccio con potenziali danni sulle coste esposte.

Nella giornata di mercoledì altre onde fino a 5 metri, con mare molto agitato, colpiranno anche i litorali laziali e il nord della Sardegna (in primis le Bocche di Bonifacio): i venti ruoteranno in giornata da Libeccio (sud-ovest) verso Maestrale (nord-ovest).

Il Maestrale nella notte tra mercoledì e giovedì sarà impetuoso anche su Campania e Calabria tirrenica per poi insistere su gran parte dei bacini meridionali in giornata. Giovedì, contemporaneamente, avremo anche una seconda tempesta di Libeccio con onde fino a 4-5 metri sul Mar Ligure, in discesa serale verso sud. In pratica la ‘tempesta perfetta’ avrà almeno due fasi di vento impetuoso da sud-ovest, ovest, nord-ovest: il vento sarà pericoloso da martedì pomeriggio fino almeno a sabato mattina e i marosi colpiranno ripetutamente le coste.

Dopo il vento arriveranno anche le piogge: in particolare, da mercoledì fino a venerdì pioverà sempre sulle stesse zone, quelle tirreniche dalla Toscana al Lazio, alla Campania e fino alla Calabria. Su queste regioni i cumulati di pioggia potrebbero essere significativi, in 3 giorni ben oltre i 100-150 litri per metro quadrato.

Ma l’altro aspetto più importante della tempesta perfetta sarà la neve: inizialmente cadrà sulle Alpi, anche moderata, oltre i 1000 metri con accumuli più rilevanti in Valle d’Aosta e sui rilievi di confine. Mercoledì avremo un’imbiancata anche sull’Appennino oltre i 1400-1500 metri, ma il giorno da segnare con la ‘matita blu’ sarà giovedì 21 novembre.

Giovedì la neve potrebbe cadere fino in pianura, specie in Piemonte; dalla sera non sono poi escluse fioccate coreografiche anche sul Triveneto, sulle pianure più settentrionali di quest’area. Anche a Milano giovedì ci sarà la caccia al fiocco di neve, guardando controluce il lampione; al momento si prevedono accumuli significativi solo in Piemonte e Valle d’Aosta ma dovremo monitorare bene la situazione anche per tutte le arterie stradali collinari o di alta pianura. Tra l’altro con lo spostamento della massa d’aria artica verso sud-est, avremo locali fenomeni nevosi in pianura venerdì mattina ancora sul Triveneto e soprattutto sull’Appennino centro-settentrionale fino a quote collinari.

Insomma per 3 giorni la tempesta perfetta, o meglio ‘imperfetta’ per i potenziali danni, allerte e disagi, imperverserà sul nostro Paese da Nord a Sud: chiudete i boccaporti e serrate gli ormeggi, si vola e si batte i denti!

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Ore di lavoro perse costano all’Italia 4,4 miliardi all’anno: il prezzo nascosto del riscaldamento globale

Non solo ambiente e non solo salute. Il riscaldamento globale ha un prezzo, o meglio, un costo nascosto che danneggia l’economia. Nel 2023 in Italia è stata pari a 4,4 miliardi di dollari la perdita potenziale di reddito dovuta alla riduzione della capacità lavorativa a causa del caldo. Lo rivela il rapporto annuale ‘The Lancet Countdown on Health and Climate Change’, che fa il punto sull’evoluzione dei legami tra salute e cambiamenti climatici attraverso oltre 50 indicatori peer-reviewed. “L’esposizione al calore – si legge nel documento – limita la produttività del lavoro, compromettendo i mezzi di sussistenza e i determinanti sociali della salute”. Inoltre, nel nostro Paese oltre 250 milioni di ore di lavoro potenziali sono state perse a causa dell’esposizione al caldo nel 2023, con un aumento del 90% rispetto alla media annuale del periodo 1990-1999. I lavoratori del settore edile sono stati i più colpiti, con il 38% delle ore potenziali perse e il 36% delle perdite di reddito potenziali nel 2023.  A livello globale, le perdite economiche medie annue dovute a eventi estremi legati al clima sono aumentate del 23% dal 2010-2014 al 2019-2023, raggiungendo i 227 miliardi di dollari.

Nell’analisi globale, il nostro Paese è uno di quelli più a rischio su ogni fronte. Basti pensare che la mortalità prematura dovuta all’inquinamento atmosferico di origine antropica è costata all’Italia 145 miliardi di dollari nel 2021. Mortalità che, in cifre, fa impallidire: tra il 2013 e il 2022 l’aumento medio complessivo dei decessi dovuti al caldo in Italia è stato stimato in 30 per 100.000 abitanti, passando da circa 129 nel 2003-12 a 159 nel 2013-22. Secondo uno studio dell’Istituto di Barcellona per la salute globale (ISGlobal), nel 2022 l‘Italia, tra i Paesi europei, detiene il record di vittime: delle 18.758 causate dal caldo, 13.318, cioè il 71%, sono state dovute al riscaldamento antropico. Nella classifica il nostro paese è seguito da Spagna, Germania, Francia e Grecia.

Nel nostro Paese, si legge nel rapporto di The Lancet, “le tendenze in materia di calore e salute sono particolarmente preoccupanti, con le popolazioni che sperimentano un aumento dell’esposizione alle alte temperature, compromettendo i mezzi di sussistenza e minacciando la salute e il benessere delle persone”. Dal 2014 al 2023, ogni neonato e adulto italiano di età superiore ai 65 anni è stato esposto in media a 18 giorni di ondate di calore all’anno. Solo nel 2023, gli stessi gruppi sono stati esposti a oltre 26 giorni di ondate di calore all’anno.

Maltempo fino al weekend, poi arriva l’Estate di San Martino in anticipo

In arrivo la tanto attesa svolta, da domenica tornerà il bel tempo quasi ovunque. Andrea Garbinato, responsabile redazione del sito www.iLMeteo.it, conferma un deciso miglioramento meteo già sabato al Sud e su parte del Centro, poi da domenica su quasi tutta l’Italia. La prossima settimana sarà in prevalenza soleggiata seppur con l’insidia di nubi basse, foschie e locali nebbie in pianura.

Nelle prossime ore, intanto, avremo diffuso maltempo con piogge sparse su tutto il Centro e al Nord-Est prima e al Nord-Ovest poi; attenzione a fenomeni persistenti su Toscana, Umbria e Lazio, ma anche a qualche rovescio intenso verso le regioni adriatiche. In sintesi, un deciso miglioramento interesserà ancora solo il Sud.

Le temperature, a quasi 2 mesi dal Natale, risultano ancora anomale ed elevate per il periodo: ancora notti tropicali con 21°C a Cagliari, Messina, Palermo e Reggio Calabria, 19°C anche al Centro Italia tra Ancona, Rimini ed Ascoli Piceno. Firenze e Roma con 18°C risultano circa 7-8°C oltre la media all’alba, così come molte altre città, non solo del Centro-Sud ma anche del Nord (Genova, Forlì, La Spezia con 18°C). E dopo le ‘notti tropicali’, anche di giorno le massime vanno ‘fuori stagione’: su tutto il Sud sono previsti valori sui 25-26°C, con picchi in Sicilia di 28°C, al 24 di ottobre. A 2 mesi esatti dal Natale, venerdì 25 ottobre, sembrerà di essere ancora in Estate, soprattutto per le temperature minime: a Bolzano sono previsti addirittura 18°C durante la notte.

Oltre al caldo anomalo dobbiamo, però, sottolineare il maltempo che colpirà ancora soprattutto il Nord-Ovest e le regioni centrali tirreniche: venerdì sono attese piogge moderate, non particolarmente abbondanti, ma i terreni sono saturi e i fiumi in piena.

Nel weekend assisteremo a due situazioni meteorologiche importanti e contrapposte: persisterà il rischio alluvioni al Nord-Ovest a causa di un altro carico di pioggia atteso sia sabato sia sabato, anche in Sardegna e localmente sul Triveneto (al Centro-Sud comunque il tempo sarà perlopiù soleggiato).

Aspettiamo dunque domenica 27 ottobre che, con il ritorno all’ora solare, ci regalerà tramonti anticipati di un’ora ma ricchi di raggi solari soltanto al Centro-Sud, pioverà ancora al Nord, specie a ovest. Buone notizie invece per la prossima settimana, giorni di Halloween e Ognissanti compresi; il bel tempo infatti dovrebbe dominare su tutta l’Italia a partire da martedì con la rimonta di un campo di alta pressione. Arriva l’Estate di San Martino in anticipo.

Alta pressione in autunno-inverno significa, però, anche la possibilità di persistenza di nubi basse, foschie e nebbie in pianura e nelle valli: il sole sarà prevalente lungo le coste, in montagna e al Sud, non ci dovremo sorprendere altrove di giornate a tratti grigie e meno calde.

Inizio settimana con l’alta pressione, poi arriva una nuova perturbazione

Avvio di settimana con l’alta pressione, poi però cambia di nuovo tutto a causa dell’arrivo di una perturbazione atlantica che durerà per parecchi giorni, portando nuovamente un carico di maltempo su tante regioni. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it, comunica che dalla giornata odierna e fino a martedì 15 ottobre avremo condizioni di tempo stabile e pure piuttosto mite, con valori oltre i 24-25°C specie al Centro Sud e sulle due Isole Maggiori, grazie alla presenza di un campo di alta pressione di origine africana. Da segnalare soltanto un cielo più coperto al Nord tra oggi e domani, anche con possibili piogge modeste soprattutto sulle regioni più occidentali.

La nostra attenzione si sposta poi alla seconda parte della settimana: da mercoledì 16 quando si materializzerà una nuova svolta atmosferica. La causa va ricercata nella pulsazione di una vasta depressione (ciclone) in discesa dal Nord Atlantico, sospinta da correnti d’aria fredde ed instabili di origine polare, in grado di pilotare delle perturbazioni dapprima verso l’Europa occidentale e poi anche verso l’Italia. E’ lecito attendersi una fase decisamente più dinamica con il ritorno delle precipitazioni a partire dalle regioni del Centro-Nord. Vista la configurazione sinottica attesa a scala continentale si formerà un ciclone sui nostri mari: si tratta in sostanza di un’area di bassa pressione in grado di innescare una pericolosa fase di maltempo specie tra le giornate di giovedì e venerdì e probabilmente anche nel weekend, con piogge, temporali e nubifragi che questa volta potrebbero interessare in misura maggiore le aree tirreniche centro-meridionali e la Sicilia.

Va ricordato inoltre che questo periodo dell’anno risulta spesso piuttosto delicato a causa dei forti contrasti che si vengono a creare tra masse d’aria completamente diverse: gli ultimi caldi da una parte e gli affondi freddi in discesa dal Nord Europa dall’altra.

In arrivo lunga Ottobrata con sole e temperature miti su tutta l’Italia

Dopo i primi 10 giorni di ottobre all’insegna del maltempo, è in arrivo tanto sole con una bella Ottobrata su gran parte del Paese. Antonio Sanò, fondatore de iLMeteo.it, conferma la decisa rimonta dell’alta pressione sull’Italia con la cessazione delle forti piogge che hanno colpito soprattutto il Centro-Nord nella prima decade di ottobre. Nelle prossime ore avremo ancora qualche residuo addensamento specie sul Triveneto orientale, in Toscana e sul Basso Tirreno, accompagnato da locali piovaschi; per il resto il tempo sarà in deciso miglioramento ovunque.

Le temperature scenderanno leggermente a causa di venti più freschi dai quadranti settentrionali, specie al meridione ed in Sardegna, ma torneremo a percepire il calore del sole da Nord a Sud; gli ultimi 10 giorni perturbati hanno offuscato la memoria delle belle e serene giornate autunnali di una volta a molti abitanti del Centro-Nord. Nel weekend rivivremo queste belle giornate con il sole che tornerà ad illuminare il foliage dei boschi; a tratti, il sole sarà disturbato da correnti più umide solo al Nord-Ovest e in montagna con addensamenti comunque non forieri di precipitazioni. Lungo le coste il sole scalderà quasi ovunque fino a valori gradevoli: sono previste massime di 28°C in Sardegna e Sicilia, fino a 27°C in Puglia e Calabria, 25-26°C in Basilicata con Napoli e Roma a 24°C, Firenze a 22°C e Milano sui 20. La media delle massime di ottobre a Milano è 18°C, sulla Capitale 22°C; entro il weekend, dunque, saliremo nelle due principali città italiane di 2 gradi oltre i valori climatologici: niente di eccezionale, ma l’umore ringrazierà, dopo tante giornate grigie.

Addirittura, le ultime emissioni dei modelli indicano la possibilità della persistenza del bel tempo quasi fino alla fine del mese, con una lunga e mite Ottobrata su buona parte del Paese. In questa proiezione meteo ottimistica non sono esclusi due veloci passaggi un po’ perturbati sia venerdì 18 sia venerdì 25 ottobre; per il resto l’anticiclone dovrebbe dominare e fermarsi a lungo sul nostro Paese.

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Allerta meteo: oltre 200 litri di pioggia per metro quadrato al Centro-Nord

Italia bersagliata da piogge torrenziali fino a giovedì, prima un ciclone extratropicale poi le spire dell’Uragano Kirk. Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma l’estremo maltempo atteso fino a giovedì al Centro-Nord, poi ci sarà una decisa rimonta dell’alta pressione. Massima allerta, dunque, per due violente perturbazioni: la prima, già sull’Italia, risulta collegata ad un profondo ciclone nordatlantico centrato sul Galles, la seconda sarà invece associata all’Uragano Kirk, in transito nella giornata di giovedì tra Francia e Germania.

Il primo peggioramento, sceso nella notte sul nostro Paese, porterà ancora nubifragi specie su Liguria, Alta Toscana, Alpi e Prealpi con coinvolgimento più irregolare anche di Pianura Padana, Umbria e Lazio dove non si escludono fenomeni intensi, anche a carattere di rovescio. In giornata le piogge, a tratti forti, interesseranno anche Sardegna e Campania, mentre all’estremo Sud farà caldo con una bella sciroccata, 29°C a Bari e 28°C in Sicilia. Gli accumuli maggiori si temono sulla Liguria, su nord Piemonte e nord Lombardia, localmente superiori ai 200 litri (il contenuto di una vasca da bagno) su ogni metro quadrato.

Mercoledì 9 ottobre vivremo la classica ‘tregua interciclonica’, cioè tra due cicloni: il tempo sarà nuvoloso con schiarite, avremo ancora qualche debole pioggia su Liguria di Levante, Alta Toscana e Triveneto, ma tutto sommato la giornata sarà soleggiata e di attesa.

L’attesa durerà poco in quanto già giovedì 10 ottobre è previsto ‘l’incubo Kirk’: l’uragano Kirk raggiungerà l’Europa, già mercoledì la Penisola Iberica, poi giovedì Francia e Germania. Ovviamente, abbandonando le calde acque tropicali a 27°C, spingendosi a nord delle Azzorre ed incontrando le correnti subpolari, Kirk si trasformerà da Uragano tropicale a ciclone extratropicale, ma sarà estremamente intenso ed anomalo. La prima anomalia di Kirk è individuabile nella rarità dell’arrivo degli uragani in Europa, la seconda anomalia ricade nella traiettoria prevista nel cuore del Continente: si ricordano infatti solo due uragani capaci di raggiungere l’Europa negli ultimi anni, Ophelia e Lorenzo, in grado di attraversare l’Atlantico da ovest verso est; questi due uragani si fermarono però tra Irlanda ed Inghilterra. Kirk invece raggiungerà il cuore del nostro Continente.

Giovedì pioverà, dunque, anche in Italia: dopo la perturbazione violenta delle prossime ore, Kirk porterà altre piogge su Liguria, Alpi e Prealpi. Le precipitazioni saranno intense, meno violente di quelle odierne, ma accompagnate da burrasche di vento al Centro-Nord. Vivremo una situazione ancora di forte maltempo con mareggiate, rischio alluvioni ed un’Italia divisa a metà: laddove non arriverà il maltempo, da Roma in giù, farà addirittura caldo con 35°C attesi in Sicilia e 26°C sulla Capitale.

In conclusione, prestiamo la massima attenzione, specie sulle regioni centro settentrionali, agli avvisi della Protezione Civile: in arrivo nubifragi, allagamenti, burrasche di vento, mareggiate; mancherà solo il rischio neve in quanto lo zero termico si attesterà su valori molto elevati per il periodo, fino a 3000-4000 metri anche al Nord.

Scoperta la relazione tra eventi meteo estremi e la violenza contro le donne

I cambiamenti climatici potrebbero aumentare la violenza contro le donne. A individuare la possibile correlazione sono stati i ricercatori dell’University College di Londra. La studio, pubblicato su PLOS Climate, ha esaminato il modo in cui gli shock climatici, come tempeste, frane e inondazioni, possono essere collegati a tassi più elevati di violenza nelle relazioni di coppia nei due anni successivi all’evento.

I dati sono stati raccolti sulla base di 363 indagini condotte in 156 Paesi tra il 1993 e il 2019 e hanno preso in considerazione gli episodi di violenza da parte del partner, sia fisici sia sessuali, subiti dalle donne nel corso dell’anno precedente. Queste informazioni sono state successivamente confrontate con quelle relative agli shock climatici avvenuti tra il 1920 e il 2022 in 190 Paesi, tenendo conto anche dello stato economico di questi ultimi.

Gli scienziati hanno riscontrato un legame significativo tra la violenza contro le donne e alcuni fenomeni climatici, tra cui tempeste, frane e inondazioni. Altri tipi di eventi estremi, come terremoti e incendi, non hanno invece mostrato una chiara relazione con la violenza nelle relazioni di coppia. I Paesi con un Pil più elevato sembrano, inoltre, essere meno interessati dal fenomeno rispetto a quelli a basso reddito, avendo registrato tassi di violenza minori.

“Le prove esistenti hanno rilevato che quando una donna subisce un evento legato al clima, ha maggiori probabilità di subire violenza in alcuni Paesi e per alcuni tipi di violenza, ma non in altri”, spiega Jenevieve Mannell, professoressa dell’University College di Londra. “Ci siamo proposti di esplorare ciò che stava accadendo a livello nazionale per contribuire a informare la politica internazionale sui cambiamenti climatici”, aggiunge.

I ricercatori non sono stati in grado di valutare perché alcuni fenomeni estremi abbiano un impatto maggiore sulla violenza da parte del partner. Tuttavia, ritengono che i diversi shock climatici possano richiedere tempi diversi per avere un effetto sulla violenza e questo potrebbe non essere stato colto nella finestra di due anni studiata. Di conseguenza, chiedono che i Paesi raccolgano più regolarmente dati sulla violenza contro le donne.

“Un piccolo numero di prove dimostra che il caldo e l’umidità aumentano i comportamenti aggressivi, compresa la violenza. I disastri legati al clima aumentano lo stress e l’insicurezza alimentare nelle famiglie in modi che possono portare a un aumento della violenza. Inoltre, riducono i servizi sociali spesso disponibili per affrontare la violenza dei partner, come la polizia e la società civile, che si concentrano maggiormente sul disastro” dice Mannell. “Allo stesso tempo, i governi possono creare rifugi per i soccorsi in caso di calamità, spesso sovraffollati e poco sicuri, senza pensare ai rischi di violenza sessuale”. Secondo l’esperta, “tutto questo accade più spesso e con maggiore gravità nei Paesi in cui vigono norme di genere patriarcali e in cui l’uso della violenza contro le donne è ampiamente accettato come comportamento normale”.

I ricercatori ritengono che gli sforzi di mitigazione e adattamento al clima possano e debbano svolgere un ruolo importante nella riduzione della violenza contro le donne. A tal fine si potrebbe, ad esempio, includere il tema negli impegni assunti dai Paesi in materia di cambiamento climatico e stanziare fondi per affrontarlo, oppure sviluppare Piani d’Azione per il Cambiamento Climatico di Genere, come già hanno fatto, tra gli altri, Samoa e Fiji. I ricercatori consigliano, infine, di tenere conto della violenza contro le donne nei processi di pianificazione delle catastrofi nei Paesi.