Maltempo, Musumeci: “Frane Sicilia strutturali”. Urso: “Aiuti a imprese”. Schlein: “Gravi ritardi”

L’ondata di maltempo che ha colpito nei giorni scorsi Sicilia, Sardegna e Calabria accende il dibattito politico. Al centro dello scontro in parlamento la frana di Niscemi, ‘rivissuta’ alle Camere in un’informativa urgente del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci.

Impietosa la sua fotografia del territorio: “Il rischio frane in Sicilia non è emergenziale, ma strutturale”, ha dichiarato citando i dati Ispra secondo cui 9 comuni su 10 nell’isola sono ad alto rischio. Musumeci ha difeso l’operato del sistema di allerta nazionale definendolo di “validità, efficienza ed efficacia” ma ha usato toni durissimi contro chi ha mosso critiche nei giorni scorsi. “C’è stata una campagna che è andata ben oltre la normale dialettica politica – ha richiamato le Aule – non sono mancati i veri e propri sciacalli in giacca e cravatta che hanno cercato in malafede un capro espiatorio”. Su Niscemi il ministro ha riferito di un’accelerazione improvvisa del movimento franoso, con un fronte che ha superato i 4 km di larghezza. Se da un lato ha garantito che le risorse ci sono e che il Governo integrerà i fondi per le tre Regioni colpite dagli eventi, dall’altro ha chiarito che la soluzione per le famiglie evacuate non è ancora definita: “Spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva, i sindaci sono la prima autorità di Protezione Civile”. Musumeci ha poi rivendicato con “legittimo orgoglio” il suo passato da Governatore, affermando che sotto la sua presidenza la Sicilia è stata la prima regione in Italia per spesa contro il dissesto, impegnando oltre il 90% dei 540 milioni disponibili, e ha ammonito: “Non sono disposto a fare da copertura a chi aveva il compito istituzionale dopo il 1997 di intervenire e non lo ha fatto”.

A gettare qualche ombra sulla gestione dei fatti è stato Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile. In commissione Insularità Ciciliano ha definito l’evento meteorologico come “raro ed estremo”, con mareggiate distruttive e piogge che in pochi giorni hanno eguagliato la media di 8 mesi. Tuttavia, parlando della frana di Niscemi conosciuta fin dal 1790, ha ammesso con schiettezza: “È di tutta evidenza che forse qualcosa di più si sarebbe potuto fare“. Il capo della Protezione Civile ha confermato poi che una parte della fascia di rispetto di 150 metri “sarà sicuramente impossibile da ripopolare”, con abitazioni destinate alla demolizione o alla distruzione naturale. La partita degli aiuti si sposta ora sulle relazioni di stima dei danni che i governatori dovranno inviare a Roma, con cifre che, secondo le prime stime locali, potrebbero toccare i 2 miliardi di euro solo in Sicilia.

Sul fronte economico il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha cercato di rassicurare il tessuto produttivo, annunciando misure simili a quelle adottate per l’Emilia Romagna, come l’estensione del fondo di garanzia per le micro-imprese. Urso ha inoltre sottolineato l’importanza dell’assicurazione obbligatoria contro gli eventi catastrofali, scattata a inizio 2026, pur ammettendo che eventi di tale portata richiedono una riflessione sulla copertura dei rischi.

Le rassicurazioni del governo non hanno placato le critiche delle opposizioni, su tutte quella della segretaria Pd Elly Schlein: “Il governo è arrivato tardi. Si sono persi giorni preziosi, e le ore fanno la differenza in emergenze come queste”. Ancora più dura Raffaella Paita (Italia Viva), che ha chiesto apertamente le dimissioni di Musumeci, accusandolo di “inerzia e mancanza di programmazione” e di aver “volgarmente” attaccato l’attuale presidenza regionale per coprire le proprie responsabilità passate. Il senatore M5s Pietro Lorefice ha respinto le accuse di sciacallaggio: “Parlare così è offensivo verso i cittadini, negli ultimi 25 anni in Sicilia ha governato quasi sempre il centrodestra, basta alibi”, mentre Marco Lombardo (Azione) ha definito l’informativa di Musumeci “semplicemente imbarazzante”, accusandolo di aver trasformato un momento di chiarezza istituzionale in una “difesa d’ufficio del suo ruolo”

Maltempo, Meloni in Sicilia: “Dispiaciuta da polemiche per i 100 mln, al lavoro sul decreto”

Il sorvolo in elicottero sui luoghi della catastrofe in Sicilia, poi un sopralluogo a Niscemi, la città che crolla. Quindi, un vertice a Catania con il Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci, il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, sindaci e prefetti di Catania, Messina e Siracusa. La premier Giorgia Meloni trascorre la giornata a fare il punto sugli strascichi del ciclone Harry e si confessa “dispiaciuta” dalle polemiche: “Abbiamo accompagnato lo stato d’emergenza con un primo stanziamento di 100 milioni di euro, devo dire che sono dispiaciuta per le polemiche, soprattutto qui in Sicilia. Nelle riunioni fatte con i presidenti prima dello stanziamento abbiamo ampiamente chiarito che si è trattato di un primissimo stanziamento emergenziale, per dare intanto un contributo immediato a cittadini e imprese”, scandisce durante il vertice di Catania.

La presidente del Consiglio ribadisce la “massima attenzione” del Governo per l’emergenza e ricorda che l’esecutivo sta lavorando alla definizione del decreto-legge di assegnazione delle risorse necessarie. A Niscemi, promette, non si verificherà quello che è successo con la frana del 1997, quando gli interventi arrivarono anni dopo: “Il Governo agirà velocemente con gli indennizzi”, dice al sindaco Massimiliano Conti e si impegna a fissare un nuovo incontro tra circa due settimane per prendere decisioni più dettagliate, alla luce delle necessarie informazioni.

La frana nel paese nisseno che ha portato all’evacuazione di 1500 persone è ancora attiva. La premier conferma l’impegno per assistere gli sfollati, a favore dei quali è stato già previsto un contributo per la sistemazione, per ripristinare la viabilità, la ripresa dell’attività scolastica e la funzionalità della rete di forniture di gas ed energia elettrica. A rendere complesso il quadro è l’impossibilità, finché la frana rimarrà attiva, di identificare con esattezza l’area su cui intervenire e stabilire di conseguenza le modalità di intervento.

Intanto con un ordine del giorno la Regione guidata da Renato Schifani vota (a scrutinio segreto) per utilizzare per l’emergenza i fondi destinati al Ponte sullo Stretto di Messina. La stessa proposta avanzata dal Pd: “Mettiamo questi fondi a servizio dei territori che stanno soffrendo. Chiediamo risorse, di sospendere i tributi per i cittadini colpiti, chiediamo pure di fare un grande piano di prevenzione del dissesto idrogeologico perché il nostro Paese è troppo fragile. Questo è l’effetto del cambiamento climatico, che rende più frequenti e intensi gli eventi estremi”, afferma la segretaria, Elly Schlein, in conferenza stampa. Il Movimento 5 Stelle invece stanzia un milione di euro dai tagli degli stipendi degli eletti “Noi possiamo agire come sempre abbiamo fatto”, spiega il leader, Giuseppe Conte. “Ovviamente la parte da leone la deve fare il governo con grande speditezza. I soldi ci sono e si possono prendere sicuramente da quel progetto faraonico del Ponte sullo Stretto, ricordiamo che in quei 13 miliardi ci sono anche i soldi dei fondi di coesione della Sicilia e della Calabria”.

Per Musumeci a Niscemi si è trattato di una sciagura “annunciata”. Che quel terreno fosse franoso “lo sapevano anche i bambini. Le esperienze passate purtroppo non hanno insegnato nulla”. E sui soldi del ponte: “Non sono iscritto al partito del Benaltrismo – replica a Schlein e Conte -. Il ponte è necessario, come le infrastrutture idriche. I soldi ci sono stati in passato, ma destinati altrove. Abbiamo costituito una struttura nazionale che si occupa solo di siccità”. La pioggia “è solo una concausa. Ma non la sola. La pianificazione urbanistica di quell’area non ha tenuto conto della fragilità del suolo. Troppa pressione antropica, lì non si doveva costruire”.

Frana continua a inghiottire Niscemi, mille sfollati. Sindaco: “Situazione drammatica”

photo credit: Local Team

 

Niscemi continua a franare sotto la pioggia che non dà tregua e lo stato d’emergenza nazionale dichiarato oggi per Calabria, Sicilia e Sardegna non copre questa nuova catastrofe. Nella sola zona rossa della cittadina nissena sono già oltre mille gli sfollati.

Il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano presiede una riunione con il centro operativo comunale e la Prefettura. “Molte persone hanno trovato una sistemazione di fortuna nelle seconde case e presso parenti e amici“, fa sapere il sindaco Massimiliano Valentino Conti, assicurando che sono stati previsti diversi interventi di sostegno immediato e a breve termine, ma confermando che i cittadini non potranno rientrare presto nelle case perché continua a piovere e le frane non si arrestano. “È una frana assolutamente drammatica, non voglio che nessuno prenda sotto gamba questo evento“, dice il primo cittadino in un video sui social. Il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, assicura la “massima collaborazione del governo” già dalle prime ore del disastro, iniziato ieri.

La situazione è da catastrofe“, denuncia il vice presidente dell’Ars, Nuccio Di Paola, dopo un sopralluogo. “Sta crollando mezza città“, riferisce e racconta di “persone in ciabatte, perché fatte evacuare tempestivamente”. Uno scenario “impressionante” che “richiede attenzione immediata dai governi regionale e nazionale“, insiste. La cittadina rischia anche l’isolamento, perché due delle tre vie d’accesso alla città sono state inghiottite dalle frane. Per la messa in sicurezza e la ricostruzione si prevede già che serviranno decine di milioni. “Saremo implacabili e attenti per controllare l’operato di quella politica che negli anni ha pensato a tutto, tranne che alla messa in sicurezza del territorio e alla realizzazione di infrastrutture realmente necessarie“, garantisce Di Paola, che domanda che si renda immediatamente disponibile il miliardo e 300 milioni di fondi dei siciliani che “il governo vuole destinare al ponte sullo Stretto”.

Il paese che frana è il “simbolo del fallimento totale di questo governo”, tuona Angelo Bonelli che, davanti a eventi meteo estremi sempre più violenti continua a denunciare la “destra negazionista e climafreghista” che combatte il Green Deal e le politiche ambientali, salvo poi “presentarsi sulle macerie a parlare di prevenzione”. Sicilia e Calabria sono oggi tra le aree più esposte al rischio idrogeologico, aggravato dalla tropicalizzazione del clima. In tre anni, per l’esponente di Avs, gli eventi meteo estremi hanno causato circa 30 miliardi di euro di danni: “Numeri enormi che raccontano l’irresponsabilità di chi governa. Di fronte a territori che franano e a città lasciate senza protezione, la destra al governo sceglie di non investire in prevenzione, ma di buttare 14 miliardi di euro nel progetto propagandistico del Ponte sullo Stretto di Messina. È una scelta politica chiara: sacrificare la sicurezza delle persone sull’altare di un’opera inutile”. Sul dissesto idrogeologico “il governo ha completamente tirato i remi in barca tagliando dal Pnrr 6,5 miliardi di euro e su cui persino l’Ance aveva lanciato l’allarme”, fa eco la senatrice M5s Ketty Damante, che domanda interventi decisi per garantire alle famiglie evacuate una sistemazione oltre che il ripristino dei servizi essenziali come viabilità e scuole. Anche il Pd chiede risposte immediate per un’emergenza che non è solo locale, ma è nazionale, sottolinea la senatrice Enza Rando, firmataria con Antonio Nicita di un’interrogazione urgente ai ministri per la protezione civile, delle infrastrutture e dell’ambiente sulla frana di Niscemi. “È la mia città – afferma -, la città in cui sono nata e cresciuta, e oggi vedere centinaia di persone evacuate e interi quartieri a rischio impone un’assunzione di responsabilità immediata da parte del Governo”. La senatrice dem domanda lo stato di emergenza nazionale per Niscemi. “Questa vicenda rappresenta un monito sui ritardi negli interventi contro il dissesto idrogeologico – scandisce -: la prevenzione non può più essere rinviata, soprattutto quando è in gioco la sicurezza di un’intera comunità”.

Bandiere Blu salgono a 246. In Italia l’11% delle spiagge top del mondo

L’attenzione al territorio cresce, sia tra i cittadini che tra le amministrazioni. Sono 246 le località di riviera e 84 gli approdi turistici che ricevono il riconoscimento Bandiera Blu 2025. Complessivamente le spiagge sono 487, cioè l’11% di quelle premiate a livello mondiale.

Un traguardo che ha una “altissima valenza ambientale, ma anche turistica“, osserva il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto. “E’ la direzione giusta, bisogna crescere, accentuare le azioni di sensibilizzazione ambientale“, insiste, chiedendo di lavorare a tutto campo, ma con un “equilibrio“, tra ambiente e fruizione delle spiagge: “un equilibrio che credo tutte le amministrazione avvedute debbano perseguire, sapendo che l’obiettivo dovrebbe essere quello di avere tutte le Bandiere blu. La strada è quella giusta, ma è ancora lunga“, scandisce. Si premiano quei Comuni che “hanno predisposto ogni misura atta a salvaguardare la biodiversità del proprio mare“, spiega il ministro per la protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci. “Bandiere blu significa per l’Italia, per tutte le regioni bagnate dal mare, una conquista e una grande attestazione di rispetto verso il mare“, afferma.

Nel corso della premiazione da parte della Foundation for Environmental Education (FEE) sono state premiate quelle località le cui acque di balneazione sono risultate eccellenti negli ultimi quattro anni, come stabilito dai risultati delle analisi che, nel corso degli ultimi quattro anni, le Arpa hanno effettuato nell’ambito del Programma Nazionale di monitoraggio, condotto dal ministero della Salute. Il trend è in crescita: rispetto allo scorso anno, vengono premiati dieci Comuni in più, 15 sono i nuovi ingressi, cinque i Comuni non confermati.

La Liguria perde una Bandiera e ottiene 33 località, la Puglia sale a 27 riconoscimenti con tre nuovi ingressi. Segue con 23 Bandiere Blu la Calabria con tre nuovi ingressi. Sono sempre 20 le Bandiere Blu per la Campania, che perde una località ma segna un nuovo ingresso. Con un nuovo riconoscimento, anche le Marche ricevono 20 Bandiere Blu, sale a 19 la Toscana che conquista un Comune. La Sardegna ottiene 16 località con un nuovo riconoscimento, così come l’Abruzzo che con una new entry sale a 16 Bandiere Blu. La Sicilia conferma 14 Bandiere con due uscite e due nuovi ingressi. Il Trentino Alto Adige conferma i suoi 12 Comuni, il Lazio sale a 11 con una nuova località. L’Emilia Romagna vede premiate dieci località grazie a un nuovo ingresso, mentre sono riconfermate le nove Bandiere del Veneto. La Basilicata conferma le sue cinque località, il Piemonte scende a quattro con un’uscita. La Lombardia conferma tre Comuni, il Friuli Venezia Giulia mantiene le due Bandiere dell’anno precedente, come il Molise che resta a due. Complessivamente, quest’anno le Bandiere Blu sui laghi scendono a 22, con un comune lacustre che non riconferma il riconoscimento.

Campi Flegrei, torna la paura: firmato stato mobilitazione. Mattarella sente Manfredi

Torna la paura nei Campi Flegrei. Una scossa di magnitudo 4.4 getta in strada e nel panico la comunità, estenuata da due anni di sciame sismico praticamente ininterrotto. Si tratta della più forte scossa registrata in epoca strumentale nella zona, insieme a quella del 20 maggio 2024.

Undici le persone rimaste ferite, un uomo è stato sepolto dal crollo del controsoffitto a Pozzuoli, contuso ed escoriato ma salvato dai vigili del fuoco. Altre tre persone sono state ferite da schegge di vetro e per sette i ricoveri sono stati dovuti a crisi di panico. In tutto il territorio ci sono crolli non strutturali, tra cui parte del campanile della chiesa di Sant’Anna a Bagnoli. Anche una scuola, la Viviani di Pozzuoli, è interessata da ‘distaccamenti’ non strutturali, in forma precauzionale e per consentire le verifiche, tutte gli istituti della zona vengono chiusi. “Abbiamo seguito le vicende attentamente, la situazione complessiva ci lascia moderatamente tranquilli”, spiega il prefetto di Napoli, Michele Di Bari.

E’ stato uno stress test importante per il patrimonio edilizio e non ci sono stati danni strutturali. La convivenza col grande sisma è l’unica risposta“, ammette il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che nel primo pomeriggio viene contattato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato si informa sulla situazione che vive il territorio ed esprime vicinanza ai cittadini.

La premier, Giorgia Meloni, fa sapere dal mattino di monitorare costantemente l’evolversi della situazione. Si tiene in contatto con il sottosegretario Alfredo Mantovano, con il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, e con il capo del dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano.

Il ministro per la protezione Civile ha firmato lo stato di mobilitazione nazionale chiesto dal presidente della Regione, Vincenzo De Luca. “E’ una delle zone più complesse al mondo, ve lo dico senza ipocrisia, chiedetela agli altri l’ipocrisia”, tuona Musumeci, denunciando una mancanza di attenzione delle istituzioni precedenti per una zona su cui insiste sia il rischio vulcanico che quello bradisismico. Una delle soluzioni, per il ministro, passa dalla prevenzione non strutturale, che prevede anche di istruire i ragazzi del territorio dei rischi e su come comportarsi in caso di evento. La mobilitazione nazionale permette al Dipartimento di Protezione Civile di coordinare gli interventi e le strutture operative, a supporto delle autorità regionali, garantendo assistenza alle popolazioni e interagendo direttamente con forze dell’ordine, vigili del fuoco, ambulanze.

Al momento, l’ipotesi di evacuazione dei “non è da scartare”, spiega il ministro, ma avverrà solo ascoltati i vulcanologi e sarà oggetto di esame tra i tecnici “solo qualora dovessero dirci di essere in prossimità di evoluzione accentuata”. Il piano che prevede l’evacuazione e il gemellaggio con le altre Regioni, però, è solo sulla pianificazione del rischio vulcanico. Il piano di emergenza per rischio bradisismico prevede lo spostamento persone che voglio lasciare la propria casa in aree di accoglienza.

Sappiamo che siamo nel mezzo di un complesso sciame sismiche che dura da un paio di anni, con migliaia di scosse. Per questo, lo dico alle amministrazioni, le tendopoli devono essere allestite costantemente, non dopo la scossa“, avverte Musumeci. Le aree di accoglienza sono comunque state allestite “in modo molto tempestivo”, assicura Ciciliano.
Il ministro rivendica di aver “aperto una breccia” nel “muro della rassegnazione” con le esercitazioni previste dal piano. Andrebbero fatte ogni 3-4 mesi e lo scorso anno con questo governo se ne sono organizzate tre: “Alla prima hanno partecipato 140 persone, alla seconda 200, la terza ha visto la partecipazione di 1.500 persone”, chiosa il ministro. E alle opposizioni che chiedono di riferire in Parlamento risponde di “non avere nessuna nessuna difficoltà”, ma “non abbiamo novità”: “Lo sciame sismico c’è e lo sappiamo tutti, lo riferirò con piacere”, scandisce.

Per poter convivere con il bradisismo, è indispensabile mettere in sicurezza gli edifici.Abbiamo un patrimonio edilizio discreto che può essere migliorato. Dobbiamo agire sull’edilizia pubblica, ma sono importanti anche gli interventi sull’edilizia privata”, fa appello Manfredi, ricordando che chi ha un edificio ha l’occasione di migliorarne la sicurezza sismica. “Certo che oggi il patrimonio edilizio non è quello degli anni 80, ma si può sempre migliorare”, osserva e a chi gli fa notare che ci sono ancora edifici fatiscenti risponde: “La responsabilità dell’edilizia privata è del proprietario, il proprietario se ha una catapecchia si dia da fare, ovviamente anche con l’aiuto pubblico”.

Piano sicurezza Campi Flegrei. Musumeci: “Prima prevenzione strutturale in Italia”

Nello Musumeci presenta a Pozzuoli la “prima massiccia operazione di prevenzione strutturale mai compiuta in Italia”. Si tratta del Piano di messa in sicurezza dei Campi Flegrei elaborato dal commissario straordinario Fulvio Soccodato, che, spiega il ministro della Protezione Civile, il governo ha scelto per “la sua nota competenza e il suo noto pragmatismo”.

Il programma è articolato, impegna quasi mezzo miliardo di euro messo a disposizione del governo e punta a mettere in sicurezza le infrastrutture pubbliche, non solo quelle viarie, ma anche le caserme, gli edifici scolastici, le infrastrutture portuali. Tra le scelte strategiche, c’è anche un capitolo sulla sostenibilità, per programmare interventi socialmente, ambientalmente ed economicamente sostenibili, di miglioramento dell’esistente, curando la cantierizzazione e contenendo il disturbo alla popolazione.

Il piano è stato illustrato nel Centro operativo comunale della Protezione civile di Pozzuoli da Soccodato, Musumeci, alla presenza del capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e dei sindaci dei Comuni della zona interessata dal fenomeno del bradisismo.

Per la prima fase sono stati stanziati 260 milioni sui 630 complessivi, per la realizzazione di 56 interventi da concludere entro 36 mesi. “Mi auguro che questo possa costituire un primo esempio, un laboratorio, per guardare anche ad altri territori, altrettanto fragili”, scandisce il ministro. Il clima tra istituzioni e territori, assicura, è di “assoluta collaborazione e reciproco rispetto”.

Si tratta di continuare a lavorare sugli obiettivi strutturati con la Regione e con i Comuni di Napoli, Pozzuoli e Bacoli. “Abbiamo coinvolto anche l’aeronautica militare, la giustizia, per le infrastrutture di loro pertinenza”, riferisce Musumeci, che si dice “ottimista”, e propone di riproporre l’incontro ogni sei mesi perché “il territorio possa essere costantemente informato dei progressi che si realizzano giorno per giorno con l’apertura dei cantieri, dove la gente deve recuperare il diritto a una convivenza vigile“.

Nel frattempo, le istituzioni presenti continueranno a lavorare per la prevenzione non strutturale che, chiede il ministro, “deve coinvolgere anche le scuole e deve andare avanti“. Per il prossimo anno sono in programma altre esercitazioni soprattutto nelle scuole, a partire dai bambini delle prime classi, perché, chiosa Musumeci, “serve una nuova consapevolezza della fragilità del territorio e quindi un approccio più consapevole, più responsabile alla cultura del rischio. Andiamo avanti animati da grande buona volontà“.

acqua

Nasce Agenzia per dimensione subacquea. Musumeci: Con spazio, vera sfida del futuro

Dopo il dominio dello spazio, sarà regolamentato anche quello subacqueo. Due dimensioni che sono la “vera sfida del futuro” davanti alla quale l’Italia non si farà trovare impreparata, assicura Nello Musumeci. “La nostra nazione – rivendica – si presenta puntuale all’appuntamento e con tutte le credibilità necessarie“.

Il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge per definire un quadro giuridico che disciplini le attività, sempre più crescenti, che pubblico e privato svolgono dalla superficie del mare ai fondali.

Il testo prevede l’istituzione dell’Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee (Asas), alle dipendenze funzionali della presidenza del Consiglio, con un direttore generale che “deve possedere requisiti di professionalità specifici in relazione all’ambiente subacqueo“, nominato dal premier, su proposta del ministro della Difesa, sentito il ministro per il Mare. Restano a carico di ogni ministero le competenze attribuite dalla disciplina sulla dimensione subacquea vigente.

Siamo fra i primi Stati membri dell’Unione europea a fissare le regole sulla attività nell’ambiente sottomarino“, osserva Musumeci, che aveva già previsto questa esigenza nel ‘Piano del Mare’, soprattutto avvertita dalla “crescente antropizzazione della dimensione subacquea“.
Non parla soltanto della ricerca e dell’impiego di risorse energetiche e minerarie, ma anche delle infrastrutture di comunicazione, a scopi scientifici o militari. “Si rendeva indispensabile stabilire procedure e regole per coordinare le varie attività e assicurarne lo svolgimento in un contesto di sicurezza“, sostiene.

Il mondo subacqueo è sconosciuto all’uomo per l’80%. Uno spazio che, insiste il ministro, sarà “un nuovo luogo di incontro e competizione internazionale tra ambizioni e interessi di ogni Stato“.

Maltempo, Cdm per stato emergenza E-R e Marche: 20 mln per prime necessità

Lo stato d’emergenza sarà deliberato in Consiglio dei ministri sabato e non sarà solo per l’Emilia Romagna, ma anche per le Marche, piegate dai nubifragi del 18, 19 e 20 settembre. In programma, almeno per l’Emilia Romagna, ci saranno 20 milioni di euro da stanziare subito per far fronte alle prime necessità e per il ripristino dei servizi essenziali. Poi arriveranno nuovi fondi, dopo le ricognizioni successive all’emergenza. Così Giorgia Meloni mette un punto alle polemiche che negli ultimi due giorni hanno avuto più spazio dei danni subiti dalla popolazione.

La premier presiede una riunione in videocollegamento con la Regione Emilia Romagna. Con lei, il ministro per la protezione civile, Nello Musumeci, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, la governatrice facente funzioni Irene Priolo, il capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano e il commissario straordinario di Governo alla ricostruzione post alluvione del 2023, Francesco Paolo Figliuolo.

Meloni ribadisce la solidarietà del governo ai cittadini e si informa sulla situazione degli sfollati e sull’andamento dei soccorsi. I due dispersi della frazione di Bagnacavallo, sembra non ci siano. “La popolazione è stata allertata e ha risposto al completo“, riferisce il sindaco del Comune, Matteo Giacomoni. Gli sfollati al momento sono circa 2.500, la gran parte in via precauzionale, nei territori colpiti, dove tecnici e imprese stanno già lavorando per ripristinare gli argini. Infatti, non si registrano più fuoriuscite d’acqua su Senio e Lamone, mentre le previsioni meteo virano verso un deciso miglioramento, con i prossimi tre giorni di tempo sereno.

Intanto, Musumeci si sgancia dalle accuse di aver soffiato sul fuoco delle polemiche (“non credo di averle alimentate”, dice), ma continua a precisare che la ricostruzione e la prevenzione sono due momenti diversi e spettano a enti diversi. Il generale Figliuolo ha competenze sulla ricostruzione post alluvione del 2023, ricorda, assicurando che “verrà completata“. Quanto ai grandi lavori che servono perché gli allagamenti non si ripetano, come le casse di contenimento, quelli spetterebbero alla Regione, che ha ricevuto, secondo il ministro mezzo miliardo in circa dieci anni. Inoltre, la pianificazione richiede una “intensa collaborazione tra Regione e Stato“: “Molto spesso la prevenzione infrastrutturale non si può fare per mancanza di risorse, nel caso dell’Emilia Romagna il tema non si pone. Chiediamo alla Regione di sederci non per indagare, ma per capire perché si continua a essere in emergenza – scandisce – e se un fiume esonda per 3-4 volte, vuol dire che l’intervento non basta“.

Di cantieri, dopo l’alluvione del 2023, ne abbiamo realizzati, programmati e avviati a centinaia – risponde Priolo -. Ci hanno permesso di contenere i danni“. Ora, però, chiede opere straordinarie, quelle indicate nei Piani speciali, per “uscire dalla logica dell’emergenza ed entrare in quella della prevenzione, una priorità per tutto il Paese“. E queste, insiste, “spetta al Governo finanziarle”.

Scintille governo-E-R. Musumeci: Come hanno speso mezzo miliardo? Priolo: Ministro specula

La polemica politica s’infila nelle crepe della disperazione e della paura. Si fa spazio, fino a prenderselo tutto, anche quello della cronaca nera. Succede così che con i campi, le case, le aziende dell’Emilia Romagna allagate ancora una volta, anche con due dispersi, aleggia lo spettro della campagna elettorale.

Non mi faccio trascinare dalle polemiche“, chiarisce il ministro della protezione civile, Nello Musumeci. Ma la butta lì: “Qualcuno vorrebbe alimentarle, magari sotto la spinta emotiva delle Regionali“. Organizza a Palazzo Chigi una conferenza stampa con il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Galeazzo Bignami, per assicurare la collaborazione del governo, dirsi pronto a portare in consiglio dei ministri la richiesta di stato d’emergenza (quando e se verrà presentata dalla Regione) e puntualizzare che la prevenzione è di competenza regionale. L’Emilia Romagna, in 10 anni, ha ricevuto dai governi che si sono avvicendati oltre mezzo miliardo di euro: “Quello che accade è frutto di ciò che abbiamo o non abbiamo fatto e se non attrezzi il territorio, poi l’alluvione arriva. Con oltre mezzo miliardo, penso abbiano messo in sicurezza una parte del territorio, ci si dica quale, per poter programmare i nuovi interventi“, aggiunge.

Musumeci ricorda che secondo i dati dell’Ispra l’Emilia Romagna è tra le regioni che maggiormente hanno consumato suolo negli ultimi decenni e che cementificare significa “facilitare l’effetto ruscellamento quando piove abbondantemente, perché l’acqua non viene assorbita“. Il ministro non intende incolpare il commissario Francesco Paolo Figliuolo, che va avanti “con grande senso di responsabilità“. Non tutto il denaro a sua disposizione è stato speso e questo non perché non ci sia stata programmazione, ma perché “dall’altra parte non sono state definite le richieste di chi e come si deve intervenire, i piani speciali li redige il commissario, ma li realizza l’ente Regione“, insiste.

Parole agghiaccianti per la presidente ad interim, Irene Priolo, che chiede a Figliuolo di dissociarsi dalle dichiarazioni di Musumeci. Trova insolito che si faccia una conferenza stampa per evidenziare i problemi di una gestione quando l’emergenza è in corso e per individuare in modo “poco istituzionale” le responsabilità attribuendole a enti locali e Regioni, dimenticandosi che “noi stessi stiamo continuando a gestire cantieri e interventi e che il Governo ha fatto la scelta gestire per il tramite del commissario Figliuolo l’emergenza del 2023″, denuncia. Mentre si tenta di salvare vite umane, quella conferenza stampa “l’ho ritenuta speculazione politica“, tuona, dicendosi “molto stupita“.

Di “sciacallaggio politico” parla la segretaria del Pd Elly Schlein, mentre gli amministratori dell’Emilia-Romagna, sottolinea, “hanno passato la notte a gestire l’emergenza, organizzare soccorsi e sostenere la popolazione“. Ricorda la visita di Giorgia Meloni un anno fa nei territori alluvionati della Romagna come “una inutile passerella, con gli stivali nel fango a promettere 100% di ristori a famiglie e imprese che non sono mai arrivati”. Mancano le risorse, insiste la segretaria, i poteri sono stati concentrati su un commissario che ha la struttura a Roma, e “adesso scaricano responsabilità e problemi sugli amministratori locali. Prima ancora che ridicolo è indecente“, chiosa.

Per il deputato di Avs Angelo Bonelli la conferenza di Musumeci sancisce il fallimento del governo, perché chiarisce che il piano sul dissesto idrogeologico è “fermo da cinque mesi al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica in attesa di via libera“. Affermazione che se confermata “sarebbe gravissima“: “Il rimpallo di responsabilità con Pichetto Fratin, mentre l’Emilia Romagna è sott’acqua, è inaccettabile e imbarazzante“, scandisce, affermando che oggi Musumeci “si è posto all’opposizione del suo stesso governo“.

Siccità, Musumeci: “Governo è su strada giusta ma Regioni non spendono i fondi”

Il contrasto alla siccitàè un processo lungo, nessuno si faccia illusioni“. Nello Musumeci presenta alla stampa il nuovo capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, che prende il posto di Fabrizio Curcio.

Inevitabilmente, viene interpellato sulla crisi che sta piegando il Sud Italia e la Sicilia in particolare. Il governo, assicura il ministro, ha imboccato la strada giusta: “Stiamo lavorando per dotare il territorio delle necessarie infrastrutture“, afferma. Ma ingaggia una polemica con le Regioni, che hanno a disposizione 1,2 miliardi, 400 milioni per progetti già in essere e 800 milioni per nuove iniziative da spendere entro il 2026. “Il ministro Fitto mi dice che solo circa il 30% risulta essere stato finora utilizzato“, evidenzia, augurandosi che il dato “non sia aggiornato o che ci sia un arretrato sul quale sapranno lavorare con grande impegno per recuperare il tempo perduto“.

La chiave è anche quella di iniziare a pensare di desalinizzare l’acqua di mare e purificare le acque reflue: “In alcune parti d’Italia si stanno adottando soluzioni in questo senso, anche se alcuni sono ancora diffidenti“, ricorda.

Nella cabina di regia del governo sono rappresentati cinque ministeri, per competenze dirette e indirette. “Abbiamo chiesto alle Regioni le priorità infrastrutturali per far fronte alle calamità“, spiega il ministro. Il programma di infrastrutture utili prevede circa 500 interventi in Italia da mettere a terra in 10 anni. Dalla Regione Sicilia sono arrivate 52 proposte: “Dovremo fare i conti con le risorse finanziarie, ma il primo passo bisogna compierlo“, ammette.

Intanto, come accade sempre più spesso, il Paese è spaccato. In soli due giorni, tra il 21 e il 22 luglio, l’Italia ha registrato 54 eventi meteorologici estremi, tra grandinate anomale, nubifragi, trombe d’aria e raffiche di vento, ma l’intero Sud è in ginocchio per l’assenza di piogge.

L’Osservatorio dell’Anbi sulle Risorse Idriche evidenzia che in Sicilia, a fine giugno, le precipitazioni cumulate in 12 mesi sono state di un solo millimetro in più rispetto a quanto registrato durante la grande siccità del 2002.
Sei bacini su 29 non hanno più acqua utilizzabile, altri sei hanno disponibile meno di un milione di metri cubi e quattro meno di due milioni. Gela non potrà ricevere alcun genere d’irrigazione, considerata la totale indisponibilità di volumi negli invasi Cimia, Disueri e Comunelli; questo comprometterà la campagna di semina e di produzione nella Piana. Tutti i comuni della provincia di Caltanissetta stanno subendo riduzioni nella distribuzione idrica, mentre a Enna l’acqua potabile viene erogata un giorno sì e due no. Nell’Agrigentino, per i terreni irrigui di Ribera, si sta cercando di salvare gli agrumeti, operando trasferimenti di risorsa irrigua dal sistema Prizzi-Gammauta all’invaso Castello.
Nel Ragusano le sorgenti sono tutte quasi prosciugate e il gestore sta attivando turnazioni per l’erogazione idrica. Il comprensorio del Calatino è quello che sta subendo i disagi maggiori: rispetto al 2023 si registra un abbassamento della falda di circa 15 metri ed una riduzione della portata emunta da 1.200 litri al secondo. La soluzione adottata è l’abbassamento del livello di prelievo ed è stato richiesto ai Comuni di emettere ordinanze che vietino l’utilizzo d’acqua potabile per irrigazione e piscine, la riduzione delle portate durante le ore notturne. La sorgente Fiumefreddo fornisce acqua al 70% del territorio comunale di Messina attraverso due distinte captazioni: in una, il livello si è talmente abbassato da far ipotizzare che tra poco la sorgente non erogherà più acqua. L’acqua è razionata anche a Palermo. Le piogge dei giorni scorsi hanno solo lambito l’estremo lembo nord-orientale dell’isola, lasciando però a secco il resto dei territori siciliani.

La siccità sta causando un disastro economico, sociale e ambientale senza precedenti e la premier Giorgia Meloni continua nel suo silenzio“, denuncia il portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli. La richiesta è di adottare “politiche climatiche efficaci“. Il deputato di Avs parla però di “sabotaggio delle politiche di difesa del clima“: “La mancata esecuzione dei collaudi per le dighe porta alla dispersione di preziosa acqua dolce in mare, una vergogna“, tuona, domandando al governo di proclamare lo stato di emergenza per la siccità e di destinare i fondi necessari per affrontare la catastrofe. “Musumeci ha detto di voler realizzare 500 progetti in 10 anni, ma da presidente di Regione si è fatto bocciare 31 progetti su 31 per il contrasto alla siccità” ricorda, annunciando di aver segnalato l’”inazione del governo” in una lettera inviata alla Ue e all’Ipcc dell’Onu.