Torna Amazon Sustainability Accelerator per trovare startup del riciclo

Al via la seconda edizione di Amazon Sustainability Accelerator, con l’invito alle startup nella fase Early Stage e focalizzate sulla sostenibilità a candidarsi al programma. Lanciato da Amazon, EIT Climate-KIC –  l’hub per l’innovazione in materia di clima più importante in Europa – e WRAP – una delle principali Ong britanniche impegnate nel contrasto al cambiamento climatico -, Accelerator è aperto alle startup che stanno creando prodotti di consumo più sostenibili e, per la prima volta, anche a quelle che stanno sviluppando tecnologie in grado di aiutare il settore a riciclare i prodotti in modo più efficace ed efficiente.

Lo scorso anno, i partecipanti ad Accelerator hanno raccolto più di 5 milioni di euro e hanno visto aumentare le proprie vendite su Amazon e non solo di oltre il 250% a seguito della loro partecipazione. Nella scorsa edizione del programma sono state selezionate 12 delle 1.300 startup che hanno risposto al bando, tra queste SURI, una startup basata nel Regno Unito che progetta, produce e vende spazzolini elettrici riutilizzabili e riparabili, con testine di ricambio realizzate in materiali di origine vegetale. Secondo il suo co-fondatore, Mark Rushmore, Accelerator ha rappresentato “un enorme valore aggiunto“, aiutando la sua azienda a passare “da zero entrate a oltre £1 milione in poco tempo“.

Amazon Sustainability Accelerator è un programma su misura di 12 settimane, studiato per aiutare i fondatori a superare le sfide associale all’avvio e all’ampliamento di un business sostenibile. Il programma comprende workshop virtuali e in presenza condotti da esperti, sessioni di mentorship specializzate, un programma personalizzato e l’accesso a una rete di altri founder a loro affini. Amazon e EIT Climate-KIC lavoreranno insieme ai partecipanti per portare a termine una Valutazione dell’impatto climatico sviluppata da Impact Forecast, che contribuirà a valutare il potenziale impatto sul clima delle loro aziende e a studiare strategie per aiutarle a diventare ancora più rispettose dell’ambiente. I partecipanti riceveranno anche una sovvenzione, crediti Amazon Web Services (AWS) e spazi gratuiti per gli uffici.

Quest’anno Amazon Sustainability Accelerator si concentrerà sulle startup di due settori chiave: tecnologie per il riciclo e prodotti di consumo. “L’innovazione fa parte del DNA di Amazon. Attraverso Amazon Sustainability Accelerator siamo in cerca di imprenditori che come noi abbiano a cuore la sostenibilità e siano pronti a far crescere le loro imprese e a rivoluzionare i rispettivi settori”, ha dichiarato Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon per Italia e Spagna. “Accelerator è aperto a imprenditori di tutta Europa, e sarei molto felice di veder rappresentati tra i selezionati l’innovazione e il talento italiani”.

Le startup che verranno selezionate in questa edizione riceveranno una spinta dal punto di vista finanziario grazie a un contributo equity-free di 12.000 euroe all’assegnazione di Crediti AWS Activate dal valore pari a 25.000 dollari. Incontreranno e lavoreranno insieme a leader ed esperti di Amazon, provenienti da vari team – Sostenibilità, Economia circolare, Sostenibilità dei prodotti e Climate Pledge Fund – e potranno accedere a spazi lavorativi gratuiti presso le sedi di Amazon a Londra e a Berlino. I partecipanti del gruppo di startup specializzate in prodotti di consumo riceveranno anche l’accesso gratuito ad Amazon Launchpad per un anno, compresa la gestione dell’account e delle azioni di marketing attraverso la vetrina di Amazon Launchpad. Alla fine del programma, i partecipanti di entrambi i gruppi, Tecnologie per il riciclo e Prodotti di consumo, avranno l’opportunità di proporre le loro aziende a un pubblico di investitori di lungo corso per poter instaurare contatti e ottenere ulteriori capitali.

Dal Mase ok a 160 progetti economia circolare per impianti di riciclo

Via libera dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica a un contributo per realizzare 160 progetti ‘faro’ di economia circolare. In tre decreti il dicastero individua la lista dei progetti che beneficeranno del contributo massimo previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in linea con la normativa sugli aiuti di Stato: si tratta di aziende che hanno proposto interventi volti ad adeguare impianti esistenti o a realizzarli ‘ex novo’.

Per la linea A, che promuove l’ammodernamento e la realizzazione di nuovi impianti per i rifiuti elettrici ed elettronici (Raee), comprese pale di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici, sono 67 i progetti finanziati. Settanta invece quelli selezionati per la linea B, riguardante l’impiantistica per la raccolta, logistica e riciclo dei rifiuti in carta e cartone. Ventitré, infine, i progetti che troveranno compimento attraverso la linea D, per l’infrastrutturazione della raccolta di frazioni tessili e la realizzazione di veri e propri hub del tessile.

E’ prevista invece nei prossimi giorni la pubblicazione del decreto di concessione dei contributi per gli operatori economici della linea C, per la realizzazione di impianti di riciclo della plastica, compreso il ‘marine litter’. Si completerà in questo modo l’elenco dei soggetti destinatari dei 600 milioni di euro (150 per ciascuna linea) che il Pnrr mette a disposizione nel settore del riciclo, che dovranno diventare realtà ed essere messi in funzione entro il primo semestre 2026.

La Befana vien di notte… guida a una ‘calza’ sostenibile

Nella calza della Befana può far capolino…la sostenibilità. Sono sempre più numerose le famiglie che dimostrano infatti attenzione nei confronti di questa tematica. Attraverso semplici gesti, è possibile davvero fare la differenza in termini di impatto ambientale. Come? Ecco qualche piccolo consiglio per la ricorrenza che “tutte le feste si porta via”.

W il riciclo! In commercio si trovano calze della Befana già confezionate e che spesso riproducono personaggi evergreen delle fiabe o dei fumetti, ma anche il beniamino del cartone animato in voga al momento. E che, pertanto, rischiano di passare di moda molto velocemente. Meglio optare per una calza di materiale sostenibile, magari realizzata con le proprie mani; si potrà riporre insieme alla scatola degli addobbi, pronta all’uso per le festività del prossimo anno. In questo modo, sarà possibile riempirla con oggetti che saranno veramente di gradimento al destinatario, che non sempre apprezza in toto il contenuto delle calze industriali in commercio. Inoltre, in questo modo ci sarà la possibilità di confezionare dolciumi artigianali e casalinghi, decisamente meno zuccherini di quelli che si trovano in commercio.

Regali ‘green’. Babbo Natale è stato particolarmente generoso, tanto da decidere di non mettere tutti i doni sotto l’albero? Bene, è il momento di inserirli nella calza della Befana! Meglio ancora se i giochi sono realizzati con materiale ecosostenibile come il legno o la plastica riciclata. Viceversa, si possono regalare anche libri, ingressi a Parchi naturali e fattorie didattiche, esperienze a contatto con la natura in generale magari equipaggiati con una borraccia nuova nuova. Passerà il messaggio, tra i piccoli scalpitanti e curiosi di conoscere il contenuto della calza, che anche la vecchina con le scarpe tutte rotte è attenta all’ambiente.

Appendere la calza all’albero…spento. È vero, se pensiamo ai film della tradizione natalizia, focalizziamo subito l’immagine della calza della Befana appesa al camino. Non tutti però lo possiedono, per cui meglio optare per l’albero di Natale. Il fatto di mantenerlo spento di notte può sembrare un consiglio banale e scontato, ma non lo è affatto. Meglio tenere a mente questo prezioso accorgimento, sia per una questione di risparmio energetico sia per una questione di sicurezza legata a eventuali corti circuiti delle luminarie.

Infine, perché non accompagnare bambini e bambine alla scoperta di iniziative sostenibili proprio dedicate alla Befana? Diverse biblioteche e spazi ricreativi, per esempio, organizzano laboratori per creare la bambola con stoffe e materiali di riciclo. Giocando, i piccoli di casa apprenderanno quanto sia importante il rispetto e l’attenzione nei confronti dell’ambiente, da praticare nel quotidiano.

 

 

Riciclare la carta? Ce lo insegnano Giovanni e Giacomo

“Ridere fa bene. Riciclare meglio carta e cartone pure”. Parola di Giovanni Storti e Giacomo Poretti, due terzi del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, che hanno deciso di prestare i loro volti alla campagna Comieco per sensibilizzare sulla raccolta differenziata. I due attori interpretano due vicini di casa intenti a scambiarsi consigli per fare una raccolta differenziata di qualità tra gag, risate e divertimento. E fra Giovanni e Giacomo è sicuramente il primo a essere più ferrato sul riciclo. In effetti Storti ha addirittura trasformato il suo profilo Instagram in una raccolta di consigli utili per migliorare l’ambiente che ci circonda, segno della sua sensibilità sul tema. Per rendere ancora più divertente la campagna, Comieco ha inserito sul suo sito un sondaggio per capire se si è più Giacomo o più Giovanni e per imparare i trucchi della differenziata divertendosi.

Per rinfrescare le regole, Comieco ripropone anche i consigli più utili da tenere a mente soprattutto sotto le feste. Innanzitutto occhio alla carta: quando si scartano dei regali bisogna fare attenzione all’imballaggio che non sempre è riciclabile. Rompere le scatole: appiattire gli imballaggi di carta prima di metterli nell’apposito contenitore. Eliminare nastri adesivi, graffette, punti metallici e nastrini oltre a divisori interni e singoli involucri, se non sono di carta. Attenzione anche agli scontrini: la carta termica non va mai nel contenitore della carta.

In Italia molti degli errori più frequenti sulla raccolta differenziata, infatti, riguardano carta e cartone: dagli imballaggi conferiti nel contenitore della carta senza togliere il nastro adesivo (33,7%), fino ai cartoni non appiattiti e lasciati al di fuori dei contenitori (31,1%), alle riviste gettate con la carta senza togliere la plastica che le avvolge (24%). E così Giovanni e Giacomo ci aiutano a non sbagliare.

In Francia arriva il cinema sostenibile: si ricicla tutto, anche la pipì

Struttura in legno, isolamento in paglia, wc a secco, proiettori a basso consumo, un regalo di Natale al pianeta. Ha aperto nei pressi di Troyes (Aube), in Francia, il primo cinema totalmente sostenibile e autosufficiente dal punto di vista energetico. Nella sala dalle pareti viola, i primi visitatori scrutano lo spazio. Qui scoppietta un camino davanti a comode poltrone a fiori. Lì, uno spettatore seduto nella sala ‘tisaneria’ sfoglia il programma, sotto un lampadario di cristallo scovato su Leboncoin. “Benvenuti a Utopia Pont-Sainte-Marie“, spiega la regista Anne Faucon durante l’inaugurazione. “Niente cibo durante il film – avverte – ma non esitate ad arrostire delle castagne” prima della proiezione. Questo cinema è il più recente della rete Utopia, che comprende sette sale organizzate in cooperative.

Lo “spirito Utopia” è “un modello a misura d’uomo, amichevole, che evita di illuminare e riscaldare il vuoto, naturalmente più durevole” dei multiplex, spiega Faucon, figlia dei fondatori della rete. “Ma questa volta, volevamo andare molto oltre“. In questo cinema da 300 posti e quattro sale – di cui una riservata alla didattica – “solo il basamento è in cemento“, racconta indicando la “struttura in legno” e “l’efficiente coibentazione in paglia compressa“.

Il riscaldamento arriva da una stufa a pellet a biomassa e decine di pannelli solari sul tetto consentiranno di “essere autosufficienti dal punto di vista energetico“, assicura. Oltre le “accoglienti” sale di proiezione con pareti rivestite di velluto, un’innovazione attira i curiosi: i bagni asciutti. In una sala interrata la materia solida viene compostata per “almeno due anni“, e l’urina immagazzinata per essere utilizzata come fertilizzante, consentendo un “enorme risparmio idrico“.

L’apertura, spiega Faucon, ha richiesto quattro anni di “corsa ad ostacoli“. Nel 2018, Anna Zajac, consigliera comunale, ha contattato Utopia per suggerire di stabilirsi nell’Aube, un dipartimento con poche sale cinematografiche. Il municipio, però, non ha sostenuto il progetto. “Con il nostro collettivo di sostegno – dice la fondatrice – abbiamo attirato l’attenzione della stampa, fino a quando si è fatto avanti il sindaco di Pont-Sainte-Marie“, una città vicina.

Sedotto da un progetto che considera “esemplare“, il sindaco Pascal Landreat ha offerto a Utopia “un deserto militare, nel cuore di un nuovo eco-distretto“, in questa cittadina “già impegnata in un approccio ecologico“, pioniera in particolare nella raccolta dei rifiuti a cavallo. Aiutata da un project manager, “pochi funzionari e poche altre mani“, Faucon ha raddoppiato i suoi sforzi, per “dimostrare che un altro cinema è possibile“. Dei 2,6 milioni di euro necessari ha ottenuto 300.000 euro da fondi europei, 200.000 dal consiglio dipartimentale, 100.000 dal CNC e 100.000 dal crowdfunding. Integrati da capitale proprio e “più di un milione di prestiti“. Il team alla fine avrà cinque dipendenti, tre dei quali sono già stati assunti.

I consigli di Legambiente per un Natale 2022 ecosostenibile

È iniziato il conto alla rovescia per il Natale e, di conseguenza, la corsa ai regali. Ma come fare per vivere un 25 diccembre ecosostenibile? I suggerimenti arrivano da Legambiente che ha stilato una serie di consigli e accorgimenti che contribuiscono a dare alle festività un‘impronta più eco-friendly, dagli addobbi alla tavola, dal cibo alla scelta dei doni. Per quest’ultimo punto l’associazione propone le sue confezioni di prodotti coltivati nei terreni confiscati alle mafie, il cui ricavato va a sostegno delle attività di salvaguardia delle specie a rischio e minacciate nelle aree di Legambiente Natura, oppure di adottare una tartaruga marina o di donare per salvare le api regine. Di seguito, invece, il decalogo per un Natale ecofriendly.

Addobbi. Scegliere quelli sostenibili: illuminazioni a led per adornare l’albero e la casa e decorazioni ‘di recupero’ riutilizzando tappi di sughero, legno, cartoncini, tessuti e oggetti di uso comune da trasformare in segnaposto, ghirlande e centrotavola 100% green.

La tavola. Scegliere prodotti a filiera corta provenienti dalla propria regione: si potrà risparmiare, riscoprire cibi tradizionali e, al contempo, sostenere piccole realtà imprenditoriali del territorio
Abbigliamento. Se si desidera regalare capi d’abbigliamento o accessori, scegliere prodotti sostenibili o il ‘pre-loved’, un’espressione internazionale che fa riferimento a oggetti che sono già appartenuti a qualcuno che li ha scelti e amati prima di noi. Usati, quindi, ma che meritano una seconda possibilità di impiego.

Tecnologia. Sì, ma rigenerata. Sono sempre più le opportunità di acquisto di regali hi-tech usati ma ricondizionati: costano meno e con la garanzia della stessa durata di oggetti nuovi.

Alimentazione. Che sia vegetale e a zero sprechi: spesso l’abbondanza accompagna la tavola delle feste. Recuperare gli avanzi dei pasti e utilizzarli come ingredienti per nuove ricette.

No all’usa e getta. Per allestire la tavola frugare nei pensili e nei cassetti di casa: troverete sicuramente complementi d’arredo e stoviglie sottoutilizzate che potranno dare una svolta vintage alle feste. Non avete piatti e bicchieri coordinati? Niente paura: mescolare stili diversi, sposando la filosofia del Mix&match, è di tendenza.

Doni fai da te. Recuperate vecchi barattoli e, dopo averli opportunamente sanificati, riempiteli di ingredienti utili a realizzare biscotti e dolci, corredando il dono di un biglietto con la ricetta per cucinarli, o riutilizzateli per contenere piccole piante grasse, adatte anche a chi non ha il pollice verde.

Regali di troppo. Avete ricevuto regali poco graditi? Organizzate una tombola di riuso.

Esperienze green. Regalate un’esperienza green. Un viaggio sostenibile o per un’iniziativa in natura, magari a pochi chilometri da casa tua: dal corso per il riconoscimento delle erbe spontanee, al weekend fuori porta, passando per laboratori di cucina organizzati da agriturismi e associazioni del territorio, è pieno di iniziative che potrebbero fare al caso vostro.

Regalarsi del tempo. Per quello che è tra i momenti più attesi, e a volte stressanti, dell’anno, perché non concedersi un momento di auto-gratificazione? Un libro, una passeggiata o una piccola coccola potranno rendere ancora più belle le feste che stanno per arrivare.

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La lotta per il risparmio energetico passa anche dagli imballaggi di carta

Mi piace molto il caffè fatto con le macchine a capsule che uno si mette dentro casa. Ho la mia personale, sono l’unico in famiglia ad usarla, e me la sono messa in camera da letto, così quando mi sveglio la mattina ho subito il mio caffè, a letto.

Però questo vizio, questa coccola che mi faccio, potrebbe essere giunta alla fine, perché mi sta montando un grande disagio verso i produttori di queste capsule, che, per lo più, le presentano in vendita come piccoli gioielli, separate le une dalle altre, usando imballaggi di carta pesante, con i quali si potrebbe fare quasi un manifestino di un film. E che invece viene immediatamente buttato nel sacco giallo, quello del riciclo. Cosa che è giusto fare, ma produrre la carta costa, trasportare i rifiuti costa, riciclare costa, e tutto questo consuma energia ed inquina. Alti produttori, devo dire per onestà, usano solo dei tubi essenziali, con le capsule infilate dentro e via. Ma sono anche le più costose, e quindi io personalmente ne limito l’acquisto.

In Europa, già prima della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, era partito il Green Deal, il programma di sviluppo sostenibile della nostra economia, e tra le tante cose è previsto un provvedimento legislativo proprio sugli imballaggi. La proposta della Commissione europea è calendarizzata per il 30 novembre prossimo, dopo un periodo di preparazione di oltre due anni, che ha compreso anche una consultazione pubblica.

Questa proposta sugli imballaggi fa parte del più ampio quadro della lotta contro la plastica monouso, e a quanto pare dovrebbe riguardare anche quelli di carta. In fondo, le mie capsule potrebbero benissimo essere vendute anche sciolte, ad esempio, ed ognuno si potrebbe portare un suo sacchetto riutilizzabile e prenderne quante ne vuole. E questo vale per tanti prodotti, come le bustine per il tè, tanti prodotti ortofrutticoli, il parmigiano e molti prodotti di altro tipo, come un sellino per la bici, una camicia di lusso, i profumi…

Ecco speriamo che questa direttiva imponga fra qualche anno (spero pochi) una sostanziosa riduzione degli imballaggi, anche di carta. Anche questo è risparmio energetico, anche questo riduce la nostra necessità di importare fonti di energia.

Spero anche che questa volta la politica, e le imprese del settore, non facciano finta di cadere dal pero quando la normativa entrerà in vigore, come fu per gli imballaggi di plastica, e la plastica monouso, il cui bando era stato introdotto circa tre anni prima della sua entrata in vigore. Ma per racimolare qualche consenso qualche politico urlò al ‘colpo di mano’ dell’Ue, fingendo di non sapere che tutti i partiti avevano votato le nuove regole.

In Canada start up sviluppa riciclo chimico dei vasetti di yogurt

A 40 chilometri da Montreal, la start-up canadese Pyrowave ha sviluppato un processo innovativo per riciclare chimicamente la plastica utilizzando le microonde, rendendo il polistirene come nuovo. Funziona così: i piccoli vasi vengono sminuzzati, quindi fusi in un olio marrone, purificato in un reattore elettrico. Appare quindi un liquido trasparente: lo stirene, che può essere utilizzato per produrre nuovi vasetti di yogurt.

Perché anche se vengono presentati come riciclabili al 100%, i vasetti di yogurt non diventano quasi mai di nuovo vasetti di yogurt. Il riciclaggio meccanico – la tecnica più diffusa al mondo, basata su una macinazione molto fine – non consente di ottenere un materiale adatto al contatto con gli alimenti, allo stesso livello di qualità e igiene. In Europa, i (rari) rifiuti di polistirene riciclato vengono trasformati in prodotti a minor valore aggiunto: vasi da fiori o mobili da giardino, soprattutto in Spagna e Germania. Il polistirene espanso delle vaschette per alimenti viene riciclato per l’isolamento degli edifici. In Francia, secondo il Ministero della Transizione Ecologica, meno del 4% di tutto il polistirene viene riciclato. Il resto viene sotterrato o bruciato, compresi i vasetti di yogurt.

Eppure la petrolchimica continua a produrre plastica vergine su scala massiccia, minacciando l’ambiente e la biodiversità fino al fondo dell’oceano o alla cima della montagna, ha avvertito di recente l’ONU. Mentre il tasso di riciclaggio globale dei rifiuti di plastica è solo del 9%, la produzione di rifiuti di plastica potrebbe quasi triplicare entro il 2060 rispetto al 2019, avverte l’OCSE.

Di fronte a questa emergenza e all’esplosione degli imballaggi monouso legati alle consegne e ai pasti a domicilio, l’industria petrolifera e chimica sta promuovendo il riciclaggio dei prodotti chimici a ‘ciclo circolare’. Questa è esattamente la promessa di Pyrowave. La sua tecnologia basata sulla pirolisipermette di restituire ai rifiuti plastici, in particolare al polistirene, un prodotto identico al 99,8% allo stirene monomero originale” derivato dal petrolio, ha spiegato all’AFP Virginie Bussières, vicepresidente della start-up. Il prodotto ottenuto dal processo raggiunge lo stesso livello di contatto con gli alimenti del prodotto vergine. In una colonna di distillazione, le catene polimeriche vengono spezzate per tornare alla molecola di base, il monomero, grazie a un reattore di depolimerizzazione e a un campo di microonde.

Il processo è “in fase di sviluppo da circa dieci anni“, afferma la signora Bussières. E ha raggiunto la fase commerciale con un impianto autorizzato in Europa e una “espansione in Asia“. Lo stabilimento europeo avrà sede in Francia, uno dei principali paesi consumatori di yogurt al mondo. “Stiamo parlando del 2024“, secondo la signora Bussières, e “sarà la vetrina europea del riciclaggio del polistirene in Europa“. Michelin, il produttore di pneumatici, sarà responsabile di questa industrializzazione. “Lavoriamo con Pyrowave già da tre anni“, ha confermato Christophe Durand, responsabile dello sviluppo dei materiali sostenibili di Michelin, intervistato da AFP in Francia. “A lungo termine, l’idea è di poter restituire lo stirene al settore del polistirene, cioè di chiudere il cerchio e tornare a imballaggi come i vasetti di yogurt, ma anche di mettere una parte dei depositi nei pneumatici“, ha detto.

Michelin, che ha acquisito una partecipazione di minoranza in Pyrowave nel 2020, prevede di aumentare significativamente i volumi di plastica riciclata nei suoi pneumatici per raggiungere i suoi obiettivi di neutralità di carbonio. L’unico inconveniente è che il Consiglio Nazionale dell’Imballaggio (CNE), che riunisce tutti i produttori di imballaggi in Francia, ha chiesto ai suoi membri, in una nota emessa il 25 luglio, di non comunicare le “dichiarazioni ambientali” relative alle plastiche prodotte da queste nuove tecnologie di riciclaggio (tramite pirolisi o gassificazione). Questo perché questi metodi di produzione non sono considerati come riciclaggio in Europa, dove prevale quello meccanico. Il CNE ritiene che sia quindi necessario attendere il parere della Commissione Europea, che dovrebbe rivedere due direttive sui rifiuti e sugli imballaggi entro la fine del 2022.

Il riciclaggio chimico è stato anche criticato dalle ONG per il rilascio di sostanze inquinanti nell’atmosfera e per aver esercitato pressioni per una riduzione dei volumi di produzione di plastica vergine come priorità. Ciononostante, si stanno accumulando progetti industriali di ‘riciclo chimico’. Secondo l’Ufficio Europeo dei Brevetti, l’Europa e gli Stati Uniti rappresentano il 60% dei brevetti mondiali in questo campo. Solo in Francia sono allo studio altri due progetti di ritrattamento del polistirene. Una è sostenuta da Ineos Styrosolution e Trinseo, con un impianto previsto a Wingles (Pas-de-Calais), l’altra da TotalEnergies. In Europa c’è un potenziale preciso: i due maggiori consumatori di vasetti di yogurt al mondo sono i Paesi Bassi e la Francia. Solo in Francia si vendono più di 8 miliardi di vasi all’anno.

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Arriva il primo tubo da giardino al mondo carbon neutral. Ed è italiano

La transizione ecologica passa anche dalle piccole cose. Come un tubo da giardino. Si chiama Fitt Force ed è il primo accessorio di questo genere al mondo totalmente carbon neutral, realizzato applicando i principi fondamentali dell’ecodesign, ovvero riduzione, riutilizzo, riciclo. È prodotto con un innovativo elastomero termoplastico (TPV), che permette di utilizzare il 50% in meno di materie prime e di ridurre del 43% le emissioni di CO2 rispetto alla produzione dei tradizionali tubi in Pvc. Ha un volume del 70% inferiore ai tubi da giardino presenti sul mercato ed è senza polivinilcloruro e plastificanti. L’idea, nata dall’azienda Fitt guidata dal ceo Alessandro Mezzalira – con sede centrale a Sondrigo (Vicenza) e siti produttivi in tutta Europa – è l’espressione concreta di un nuovo modello di sviluppo aziendale che, in questo caso, ha portato il gruppo, lo scorso anno, a diventare società benefit. Ma cosa significa? “Abbiamo cambiato lo statuto aziendale – dice a GEA Sarah Colpo, Group Brand Manager e Sustainability Officer – e ora, oltre agli obiettivi di profitto, vogliamo avere un impatto positivo sull’ambiente e sulla società. E’ cambiato completamente il modo di fare business ed è cambiata la nostra vision”. Già, la visione che, nel caso di Fitt “è altissima: rendere il mondo un posto migliore. E’ un percorso iniziato nel 2019 – dice Colpo – inserendo la sostenibilità” tra i capisaldi che guidano il modello di sviluppo. Si va dalla costituzione di “un comitato interno trasversale, che si riunisce ogni 15 giorni”, all’attenzione altissima verso “il benessere dei dipendenti”, che si traduce, ad esempio con 3 giorni alla settimana di smart working (la cui sperimentazione era iniziata prima della pandemia). Ma non solo. “Supportiamo le realtà del territorio – dice la manager – e in modo particolare attività che riguardano le donne, i giovani e le persone con disabilità”. L’azienda collabora, ad esempio, con la Fondazione Città della Speranza di Padova e con l’associazione Women for freedom, oltre a organizzare progetti educativi rivolti alle scuole medie, nelle quali “facciamo lezioni di sostenibilità”. E, ancora, grazie alla partnership con alcuni stakeholder, sono stati avviati progetti in diverse parti del mondo. A Dakar, in Senegal, Fitt ha contribuito alla realizzazione di una piscina sociale per 2mila bambini in grande povertà.

Il tubo da giardino – che è stato lanciato in Francia grazie a un accordo con Leroy Merlin e in Italia è disponibile online – è stata una sperimentazione, ma il successo ha spinto l’azienda a proseguire lungo questa strada. L’obiettivo, dice Colpo, “è raggiungere la carbon neutrality per tutti gli stabilimenti italiani al 2025 e per tutti gli stabilimenti del gruppo entro il 2030”. Intanto, però, la linea è già stata tracciata. “Dal 1° luglio 2021, in tutti gli stabilimenti italiani il 100% di energia elettrica acquistata è infatti ricavata da fonti rinnovabili– racconta la manager di Fitt – e vogliamo raggiungere l’indipendenza energetica grazie al fotovoltaico”. Necessità, spiega, che “è stata accelerata dalla crisi geopolitica attuale”. Inoltre, per quanto riguarda l’utilizzo di materia prima seconda, ogni anno Fitt impiega più di 8.000 tonnellate di granulo di Pvc rigenerato, il 30% del quale proviene da processi di trasformazione sviluppati internamente – con il riuso totale dei propri scarti di produzione – e il restante 70% deriva da scarti di altri mercati, come l’automotive e l’edilizia. 

In attesa di azzerare la propria impronta di carbonio, il gruppo compensa le proprie emissioni di Co2 con l’acquisto di crediti certificati. Nel caso del tubo da giardino, la compensazione è avvenuta attraverso con carbon credit certificati da Gold Standard, generati dal progetto Water is Life che porta acqua potabile, sicura e pulita alle famiglie che vivono nel villaggio di Betsingilo, una delle zone più povere di tutto il Madagascar. Ogni FITT Force carbon neutral compensa 8 kg di CO2 e porta 10 litri di acqua potabile in Madagascar. Dal 2023 e fino al 2025 saranno presentati altri due prodotti carbon neutral in Europa e due negli Stati Uniti

Da pneumatici fuori uso ad accessori d’alta moda: in via Veneto il défilé circolare

Sono lontani i ruggenti anni ’60 della Dolce Vita, quando Via Veneto non si trovava solo al centro di Roma, era metaforicamente al centro del mondo. Per un giorno però la storica via degli hotel di lusso e dell’Harry’s Bar è tornata vetrina di un nuovo modo di intendere l’alta moda.

Una serata in cui tessuti di alto pregio, con tagli sartoriali e design innovativi, sono stati abbinati a manufatti in gomma riciclata da pneumatici fuori uso, in una dimensione distopica e onirica, per raccontare attraverso l’arte l’importanza sempre più urgente della tutela dell’ambiente.

Roma è di Moda‘, spettacolo-evento curato da Stefano Dominella, diretto da Guillermo Mariotto e coordinato da Zètema, il 28 luglio ha raccontato l’alto artigianato Made in Italy attraverso la moda ecosostenibile.

E’ Ecopneus, in Italia, il principale operatore della gestione dei Pneumatici Fuori Uso. Li trasforma in elementi ornamentali in gomma riciclata che impreziosiscono le creazioni di stilisti sensibili alla sostenibilità e che grazie a processi di upcycling e recycling hanno dato una seconda vita a tessuti e a materiali di scarto.

Le potenzialità della gomma riciclata sono “infinite“, per il Direttore Generale di Ecopneus Federico Dossena: “Il materiale è al tempo stesso versatile, elastico, resistente, con molteplici possibilità di personalizzazione. Noi ci rivolgiamo a un pubblico tradizionalmente industriale, promuoviamo la gomma nelle sue applicazioni tecniche e pratiche. Qui l’obiettivo che ci siamo posti è di portare un messaggio di sostenibilità’ ed economia circolare per ispirare ogni ambito delle attività produttive. E l’arte rappresenta senza dubbio un volano importante, un settore apparentemente lontano dal nostro ma con cui condividiamo una visione comune, l’impegno ad essere sempre più sostenibile”. Rendendo tangibile e reale un contenuto di grande attualità, gli abiti contribuiscono alla mission di Ecopneus di informare e sensibilizzare a una “cultura del riciclo”, unica strada possibile per il futuro.

Un connubio artistico e una collaborazione che pone l’attenzione sulla sostenibilità attraverso un linguaggio universale, la moda. Sono “abiti-messaggio”, creazioni che, grazie a inserti in materiale riciclato da Pfu, diventano un manifesto ambientalista.

La gomma riciclata si declina in  settori anche molto diversi tra loro: dai prodotti per l’edilizia come gli isolanti acustici e antivibranti, allo sport, con playground per parco giochi, campi da calcio, pavimentazioni sportive polivalenti e prodotti per il benessere animale. C’è anche il settore delle strade e infrastrutture dove accanto agli asfalti “modificati” silenziosi e duraturi, si possono produrre piste ciclabili, arredi urbani ed elementi per sicurezza stradale. Poi ci sono i prodotti di design, l’oggettistica e anche nuovi compound realizzati unendo gomma riciclata e materiali termoplastici.

Ogni anno Ecopneus gestisce raccolta, trattamento e recupero di mediamente circa 200mila tonnellate di PFU, trasformate in gomma riciclata per applicazioni nello sport, nelle infrastrutture, il benessere animale, l’arredo, l’energia. In 10 anni di attività è stata evitata l’immissione in atmosfera di oltre 3,36 milioni di tonnellate di CO2, risparmiati materiali per 3,3 milioni di tonnellate ed evitato il consumo di circa 15,5 milioni di m3 di acqua.