Energia, la soluzione della crisi passa solo dalla transizione verde

Come ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, tutti i provvedimenti che sono stati adottati in un lunedì non proprio uguale agli altri “sono il senso stesso del Governo”. Vanno nella direzione dei cittadini e delle imprese, sono destinati ad affrettare la transizione ecologica e l’indipendenza dalla Russia, ci proiettano in un futuro molto prossimo.

Il dl energia vale 14 miliardi, soprattutto imprime una svolta netta e inequivocabile sul fronte delle rinnovabili. Di fronte ai ritardi che rischiavano di zavorrare l’Italia e metterla in una posizione di grave disagio rispetto agli altri Paesi dell’Unione, l’esecutivo ha scelto di pigiare sul pedale dell’acceleratore senza esitazioni e andando oltre le controversie interne. Il pacchetto di semplificazioni che Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, ha snocciolato in conferenza stampa è asciutto e ma molto efficace. In sostanza, via libera ai rigassificatori che saranno galleggianti e non permanenti, la strada più veloce per rimpiazzare i 29 miliardi di metri cubi di gas che attualmente arrivano da Mosca: il tutto verrà consegnato nelle mani di un commissario ma ci vorrà ancora almeno un anno, tempo ‘tecnico’ non eludibile; per 18-24 mesi utilizzo massivo delle 4 centrali a carbone che sono attualmente ancora attive in Italia, sempre nel rispetto dei dettami stabiliti dalla Ue; accelerazione dei processi autorizzativi riguardo alle procedure di valutazione dell’impatto ambientale e paesaggistico, sfruttando le aree militari; semplificazione, infine, anche per i cosiddetti “allacci” che collegano gli impianti alla rete.

Ha ricordato, il ministro Cingolani, che nei primi quattro mesi del 2022 sono stati autorizzati 2,5 gigawatt su 9 impianti e si è provveduto a sveltire il pregresso per evitare, ad esempio, che un parco eolico ci metta sedici anni a prendere vita, come è accaduto a Taranto. Nelle chiacchiere del dopo Cdm si è insistito molto sulla diversificazione energetica per arrivare al ‘crossing’, si è parlato anche di risparmio con il contenimento delle temperature (termosifoni e condizionatori), si è accennato al biogas, si è evidenziato il valore prezioso delle rinnovabili elettriche, è stata pure offerta la garanzia che il percorso di decarbonizzazione non subirà interruzioni. Tutto chiaro, pare. Tutto fissato in diagrammi, in schemi, in brochure. Tutto già pronto per l’attuazione perché non si può più esitare. Non resta che capire se basterà questo ‘pacchetto’ di provvedimenti per fare fronte a una crisi che sta svuotando le tasche della gente e degli imprenditori.

Andries Gryffroy

Europa indietro su rinnovabili, Gryffroy: “Troppe direttive Ue frenano sviluppo”

Sullo sviluppo delle rinnovabili l’Europa è indietro. Sconta ritardi in termini di incentivi, ma paga la giungla di direttive europee che frenano sviluppo delle tecnologie e investimenti. Il Comitato europeo delle regioni prova a cambiare una situazione che, oltretutto, sembra non tenere conto delle diverse realtà territoriali, tutte europee ma tutte diverse. Le richieste sono contenute nel parere al progetto di modifica della direttiva sulle energie rinnovabili per soddisfare i nuovi obiettivi climatici per il 2030. Il relatore Andries Gryffroy (belga fiammingo, conservatore, esponente del gruppo EA), entra nel merito del testo nell’intervista concessa a GEA.

Nel vostro parere, che sarà oggetto di voto in Parlamento europeo, ponete l’accento sulla carenza di incentivi aggiuntivi per le rinnovabili. L’Europa è in ritardo?
“La questione è come intendiamo garantirci le forniture energetiche, e in tal senso le strade sono due: meno consumi, e più fonti sostenibili possibile. Questa seconda strada implica un maggior ricorso alle rinnovabili. Il punto è che non tutte le regioni sono uguali. Se prendiamo la mia regione, le Fiandre, parliamo di un territorio piatto, ad alta densità di popolazione. Se prendiamo l’Austria, abbiamo montagne ed aree meno popolose. Pensare di adottare le stesse politiche per tutti è sbagliato. Per questo chiediamo un processo diverso, una procedura decisionale che invece provenire dall’alto provenga dal basso, coinvolga territori”.

Quindi chiede che le città e le Regioni siano parte del processo legislativo?
“Esattamente. È quello che chiamiamo governance di multi-livello”.

Lei pone l’accento anche su una burocrazia eccessiva. Cosa serve a livello europeo per mettere i territori in condizione di investire dove serve?
“Un miglioramento del quadro normativo. Oggi ci sono troppe direttive sulla stessa materia, con quelle nuove in contraddizione con quelle vecchie”.

Sta dicendo che abbiamo direttive che non sostituiscono quelle esistenti?
“Esatto”.

Per esempio?
“Una è quella relativa alle batteria. La direttiva originaria permette l’installazione di pannelli solari sui tetti della case, la seconda direttiva in materia vieta la vendita dell’energia in eccesso. Questo non aiuta a ridurre il costo della bolletta, e crea incertezza. Poi ci sono le direttive sui progetti transfrontalieri. La prima direttiva riconosce l’esistenza di regolatori nazionali, stabilisce che ogni Stato membro ha il suo organismo, che poi segue le sue regole. La seconda direttiva intende favorire progetti che vadano oltre logiche e confini nazionali, ma non risolve il problema delle diverse Authorities e della diversità di norme”.

Avete un riscontro dalla Commissione europea su questo?
“No. Siamo in contatto con il Parlamento, visto che dovrà esprimersi sul nostro parere. I voti sono previsti maggio a livello di commissioni, poi il voto finale dovrebbe arrivare a giugno. Per la Commissione non è questo il momento di esprimersi. È chiaro che dopo il voto del Parlamento la Commissione dovrà fare qualcosa”.

Il Parlamento come si pone su questa vostra osservazione?
“Comprendono perfettamente. Devo dire che il feedback che abbiamo ricevuto è molto positivo.

Lei è belga. Come giudica la decisione del governo federale di prolungare il ciclo di vita delle centrali nucleari del Paese di altri dieci anni, fino al 2035?
“Positivamente. Parliamo di energia pulita, senza emissioni di CO2. Dal mio punto di vista è una soluzione buona e pulita. Poi, certo, serve maggiore ricerca per il nucleare di nuova generazione. Ma se chiederà ai belgi cosa ne pensano, credo che i tre quarti della popolazione sia favorevole al nucleare.

Teme che la guerra in corso, con tutto quello che ne consegue, possa mettere a rischio il Green Deal europeo?
Dipende da come lo si spiega. In tempi di crisi economica, come quella che stiamo vivendo, i cittadini pensano al portafogli, pensano a sé stessi, non pensano al clima o all’ambiente. Ma se diciamo loro che se si fanno carico dei costi della transizione adesso, pagheranno meno in futuro e diventeranno meno dipendenti dall’estero.

Mario Draghi

Energia, il governo al lavoro sul decreto contro il caro prezzi

Nuove risorse per contrastare il caro prezzi dell’energia, semplificazioni per accelerare sugli approvvigionamenti da fonti rinnovabili. Sono questi i due pilastri del nuovo decreto che sarebbe dovuto arrivare oggi in Consiglio dei ministri, ma più probabilmente slitterà a lunedì. Ci sarà anche il premier, Mario Draghi, guarito dal Covid-19 e già al lavoro con la sua squadra per limare le misure del nuovo provvedimento. Una piccola anticipazione del quale l’ha fornita ieri il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, alla presentazione della firma del Protocollo tra Libera e il commissario unico per la bonifica delle discariche abusive, prima di tornare a Palazzo Chigi per la riunione – in presenza – con il capo del governo. “Dobbiamo prepararci in vista di un impegnativo Consiglio dei ministri” che tratterà “soprattutto ulteriori interventi per attenuare il costo dell’energia, del gas e delle materie prime sulle filiere produttive, ma anche sulle famiglie”.

Il pressing dei partiti di maggioranza è forte. La Lega continua a chiedere che l’esecutivo stanzi altri 5 miliardi per alleviare il peso dei rincari dalle spalle di imprese e cittadini. Una richiesta che non vede distante anche il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, orientato a spingere per usare i 6 miliardi “che i miglioramenti dei conti pubblici hanno dato”, senza contare “gli extraprofitti che le imprese petrolifere e dell’energia hanno ottenuto”. Ma al Nazareno non escludono anche un altro tipo di intervento: “Se c’è bisogno, si farà uno scostamento di bilancio”. Punto di contatto con gli alleati del Movimento 5 Stelle, che pressano forte da settimane sul tema, chiedendo che l’Italia si faccia portavoce in Europa della proposta di istituire un Energy recovery fund sulla scia di quello varato per la pandemia.

Nel decreto che passerà al vaglio del Cdm ci sarà anche la misura che prevede la creazione di una sorta di ‘supercommissario’ che dovrà semplificare le norme per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Ad oggi, infatti, la legislazione rende troppo lenta la fase di transizione, con tempi non compatibili con l’esigenza del Paese di attuare la nuova strategia di approvvigionamento energetico e di affrancamento da gas e petrolio provenienti dalla Russia. Ma c’è anche un altro punto su cui a Palazzo Chigi si ragiona e che riguarda il ciclo dei rifiuti: “Senza anticipare decisioni che il governo potrebbe prendere nelle prossime ore, è utile rilanciare la riflessione sull’utilizzo sostenibile ed efficace nel nostro Paese”. Il passo è ancora allo studio, mentre nel breve termine sarà confermata la decisione di non spegnere le centrali a carbone, per far fronte all’emergenza.

La prossima settimana, poi, sono previsti nuovi momenti di confronto tra governo e Parlamento. Martedì 3 maggio, alle ore 12.30, infatti, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, terrà una informativa nell’aula della Camera sulle ulteriori iniziative per contrastare l’aumento dei costi dell’energia. Mentre il 24 maggio, alle 14, sempre a Montecitorio, il responsabile del Mite svolgerà un’altra informativa, ma in vista del G7 Energia. Il premier Draghi, invece, sarà il 10 maggio a Washington per incontrare alla Casa Bianca il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. I due leader discuteranno del coordinamento con gli Alleati sulle misure a sostegno del popolo ucraino e di contrasto all’aggressione ingiustificata della Russia, ma affronteranno anche i temi legati alla cooperazione nella gestione delle sfide globali, alla sicurezza energetica e al contrasto ai cambiamenti climatici, dal rilancio dell’economia allo sviluppo della sicurezza transatlantica. Anche in preparazione dei vertici G7 e Nato di giugno.

Sul fronte europeo, Luigi Di Maio torna a chiedere il price cap sull’energia: “Il lavoro che continueremo a fare è rafforzare il nostro piano di sicurezza energetico e fare in modo che a livello europeo si costruisca un tetto massimo al prezzo del gas, perché con gli accordi che stiamo facendo negoziamo quantità – ha detto il ministro degli Esteri da Strasburgo -. Il punto è che dove si indicizza il prezzo del gas l’Ue deve scegliere tra speculazione e tutele della famiglia e delle imprese. Noi scegliamo di tutelare imprese e famiglie a fronte di una speculazione di prezzi che non ha senso”. Il responsabile della Farnesina conferma che “tutte le forniture di gas dalla Russia all’Italia continuano ad andare avanti regolarmente“, ma allo stesso ammonisce: “Quello che stiamo contrastando è la richiesta di Mosca di pagare in rubli, che è una violazione del contratto. Insieme alla Commissione e al Consiglio Ue prenderemo una decisione a livello europeo su questo tema, ma i nostri contratti prevedevano il pagamento in euro”, dunque “ci sono tutte le condizioni perché i cittadini non abbiano problemi di fornitura”.

Prosegue, infine, il lavoro del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che ha incontrato il ministro delle Innovazioni e della crescita della Bulgaria, Daniel Lorer, per parlare di cooperazione economica e delle conseguenze legate al conflitto in Ucraina nei rispettivi due Paesi, soffermandosi in particolare sui temi della sicurezza energetica e l’aumento dell’inflazione, condividendo la necessità che vengano adottate soluzioni comuni a livello Ue. Gli esponenti dei due governi hanno anche sottolineato l’opportunità di rafforzare la collaborazione tra imprese italiane e bulgare, al fine di cogliere le opportunità degli investimenti legati ai fondi europei del Recovery fund, in particolare quelli finalizzati a realizzare progetti sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, dalle batterie all’idrogeno, attraverso gli Ipcei.

eolico

Cingolani: “Con la crisi più rinnovabili, ma occhio al risparmio”

La crisi energetica attuale accelererà la transizione verde”. Lo afferma il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, al Berlin energy transition dialogue 2022, sottolineando che “la situazione che stiamo affrontando ora sta costringendo i nostri Paesi ad accelerare verso le energie rinnovabili”. Nonostante le difficoltà a livello internazionale, “in Italia stiamo cercando di mantenere la tabella di marcia sulla decarbonizzazione esattamente come era prima della guerra”. Questo significa che “stiamo sostituendo il gas importato dalla Russia esattamente nella stessa quantità, o forse un po’ meno”, considerato che “nel frattempo stiamo accelerando le installazioni rinnovabili e il programma di risparmio energetico”. Tuttavia, secondo il ministro Cingolani, “in questo momento, non credo che Paesi ad alta intensità energetica come la Germania o l’Italia possano farcela solo con le energie rinnovabili, serve ancora un po’ di gas per la programmabilità”.

Come la Germania – infatti – anche l’Italia importa molto gas dalla Russia, circa il 40%, ovvero 29 miliardi di metri cubi ogni anno”. Il Ministro, tuttavia, ricorda che “ci stiamo affrettando a ottenere l’indipendenza dal gas russo, abbiamo cinque gasdotti che collegano il Paese”, di cui “tre sono lungo il percorso meridionale e orientale”. Se l’obiettivo è “essere molto veloci nel sostituire” questi 29 miliardi di metri cubi, precisa Cingolani, “ci sono altre strategie che in parallelo dovrebbero essere impiegate”, come un “approccio maturo al risparmio energetico” o la chimica di trasformazione: “Produciamo 30 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno e una gran parte di questi può essere trasformata in energia o compost”. In questo modo “possiamo ridurre la dipendenza dall’estero, ma anche mostrare la strada verso una transizione energetica sostenibile”.

Il ministro per la Transizione ecologica va oltre, insistendo sul fatto che nei prossimi “tre o quattro decenni”, l’Europa dovrà considerare “seriamente” nuove alternative. “Non ho detto fissione, ma fusione, con reattori più piccoli da utilizzare in specifici distretti ad alta intensità energetica”. “Per il futuro – aggiunge – dobbiamo pensare a qualcosa di stabile, duraturo, sicuro, programmabile, una fonte di energia globale” e “questo è il momento di investire e fare sforzi per trovare il modo migliore per produrre energia”. In caso contrario, “tra 20 anni saremo qui a discutere sempre più degli stessi problemi, e forse con una situazione ambientale peggiore”.

Il risparmio – secondo Cingolani – è una rivoluzione culturale, non può essere solo imposta con la legge, ma bisogna investire nelle nuove generazioni”. La riflessione sulla sostenibilità riguarda prima di tutto il risparmio energetico: “Ridurre e migliorare la gestione dell’energia nelle abitazioni è una questione di sistema nazione, di educazione e di consapevolezza pubblica”, che “non riguarda solo il controllo termostatico o il riscaldamento della casa” ma anche i settori produttivi, come quello alimentare e automobilistico.