Ucraina, Mosca non cede su Donbass e truppe Nato. E smentisce Trump: “Non ha sentito Putin”

Nuovo incontro, forse a Miami, nel fine settimane tra Usa e Ucraina, “con gruppi di lavoro e personale militare che esamineranno le mappe”. Ad anticiparlo è Axios citando alcune fonti americane. Le parti hanno fatto progressi sulle garanzie di sicurezza per Kiev ma il nodo dei territori non è stato sciolto. Secondo Axios, i funzionari ucraini e europei sono rimasti “sorpresi” dalla disponibilità degli Stati Uniti a offrire molte garanzie in materia di sicurezza.

Dal canto suo la Russia respinge le richieste di una tregua natalizia, chiude alla presenza di truppe Nato in Ucraina e rifiuta qualsiasi tipo di compromesso sul Donbass. Il giorno dopo il vertice di Berlino che aveva alimentato speranze di pace, cala il gelo da Mosca. “Siamo aperti a discutere possibili soluzioni. Tuttavia, in nessuna circostanza siamo disposti a sostenere, approvare o addirittura tollerare la presenza di truppe Nato sul territorio ucraino”, ha affermato il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov in un’intervista ad ABC News . Alla domanda se la Russia sarebbe disposta a schierare forze europee in Ucraina al di fuori del quadro Nato, Ryabkov ha risposto: “No, no, e ancora no”. “Una ‘coalizione dei volenterosi’ è essenzialmente la stessa cosa. Anzi, potrebbe essere anche peggio, poiché tali accordi potrebbero essere stipulati aggirando le consuete procedure della Nato, che, nonostante tutte le loro carenze, rimangono più o meno stabili”, ha spiegato il viceministro russo.

Intanto, da Berlino, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha lasciato intendere che le proposte negoziate con gli statunitensi su un accordo di pace potrebbero essere finalizzate entro pochi giorni, dopodiché gli inviati americani le presenteranno al Cremlino. Di fatto, il Congresso Usa deve votare sulle garanzie di sicurezza e che si aspettava che una serie di documenti definitivi fosse preparata “oggi o domani”. Dopodiché, ha spiegato Zelensky, gli Usa dovrebbero tenere consultazioni con i russi, seguite da incontri ad alto livello che potrebbero aver luogo già questo fine settimana.

Domenica e lunedì, il presidente ucraino ha negoziato a Berlino con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, genero Trump, nel tentativo di raggiungere un compromesso su un piano per porre fine ai combattimenti. Al centro delle discussioni c’era la protezione che l’Ucraina avrebbe ricevuto dagli americani dopo un potenziale cessate il fuoco, volto a dissuadere Mosca dal lanciare un’altra invasione. Zelensky ha parlato di “progresso”, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha elogiato le “notevoli” proposte americane. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di offrire garanzie di sicurezza “molto solide”, ritenute accettabili dalla Russia. Queste garanzie sarebbero simili a quelle dell’articolo 5 del trattato Nato, che prevede l’assistenza militare degli alleati. Tuttavia, l’Ucraina non aderirebbe all’Alleanza, in linea con quanto Mosca chiede da anni.

Il documento firmato dalla la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese, Emmanuel Macron e i premier di Danimarca, Mette Frederiksen, Finlandia, Alexander Stubb, Paesi Bassi, Dick Schoof, Polonia, Donald Tusk, Svezia, Ulf Kristersson e Regno Unito, Keir Starmer, e dalla premier italiana Giorgia Meloni menziona poi “un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti” e sottolinea che “ora spetta alla Russia dimostrare la propria volontà di lavorare per una pace duratura”. Questo formato Ucraina-Usa-Europa è il primo dalla presentazione del piano statunitense a novembre, ritenuto troppo favorevole a Mosca nel continente europeo. Rimane tuttavia un disaccordo fondamentale: il tema delle concessioni territoriali all’Ucraina richieste dalla Russia. “Ci sono questioni complesse, in particolare quelle riguardanti i territori (…). Ad essere sinceri, abbiamo ancora posizioni diverse” con gli Stati Uniti, ha affermato Zelensky.

Nel frattempo, l’Ue sta cercando di raggiungere finalmente un accordo sull’utilizzo di decine di miliardi di euro di beni russi congelati, principalmente detenuti in Belgio, per sostenere l’esercito ucraino e gli sforzi di ricostruzione. Dal Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi “ci si aspetta una decisione” sull’uso degli asset russi per finanziare il prestito all’Ucraina, ha dichiarato un funzionario Ue. “Spetta ai leader decidere, ma tutti sono pienamente consapevoli della sproporzionata posta in gioco per il Belgio al prestito di riparazione e questo viene ampiamente preso in considerazione”, ha aggiunto. Inoltre, “il negoziato sul prestito di riparazione si è incentrato sulla condivisione di qualsiasi rischio o costo che potrebbe derivare per il Belgio”, ha evidenziato”. La decisione avrà bisogno della maggioranza qualificata. “Sappiamo che a 27 non sarà possibile. Speriamo di rimanere il più vicino possibile a 26”, ha osservato

A Berlino colloqui per Ucraina. Usa: Garanzie forti ma Mosca le accetterà, risolto 90% nodi

“Ci sono progressi concreti”. Così l’Ucraina sintetizza la due giorni di colloqui con gli Stati Uniti a Berlino. Per gli Stati Uniti le garanzie di sicurezza offerte a Kiev sono “molto forti” ma comunque accettabili per la Russia. Ci sono progressi anche sulle difficili questioni territoriali, sebbene il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parli di ”posizioni diverse” sul tema. Questo fine settimana ci saranno delle riunioni negli Stati Uniti, probabilmente a Miami, con gruppi di lavoro e militari, per esaminare le mappe. “Probabilmente abbiamo risolto il 90% delle controversie tra Ucraina e Russia, ma ci sono ancora alcune questioni sul tavolo”, precisa un negoziatore americano.

Intanto, a Bruxelles, i leader dei paesi dell’Unione Europea sono sotto pressione per decidere se utilizzare o meno le decine di miliardi di euro di beni russi congelati per garantire il loro sostegno all’Ucraina. Per il cancelliere tedesco Friedrich Merz, senza l’accordo sugli asset l’Ue rischia di essere screditata in modo duraturo: “Se non riusciremo a farlo, la capacità di azione dell’Unione europea sarà gravemente compromessa per anni, e anche più a lungo, e dimostreremo al mondo che siamo incapaci di unirci e agire in un momento così cruciale della nostra storia”, spiega.

Sul fronte delle sanzioni, oggi l’Ue ha annunciato di aver deciso nuove sanzioni contro entità e individui accusati di sostenere Mosca nella sua guerra contro Kiev, aggiungendo 40 navi alla lista delle sanzioni contro la “flotta fantasma” russa. Cinque persone e quattro entità sono state sanzionate per aver favorito l’esportazione di petrolio dalla Russia, anche aiutando la sua “flotta fantasma” di navi che aiutano Mosca ad aggirare le sanzioni occidentali, ha precisato un comunicato del Consiglio dell’Ue, che rappresenta i 27 Stati membri. Le persone sanzionate sono uomini d’affari legati, direttamente o indirettamente, alle grandi compagnie petrolifere statali russe Rosneft e Lukoil, sanzionate dagli Stati Uniti. Le entità interessate sono società di trasporto marittimo con sede negli Emirati Arabi Uniti, in Vietnam e in Russia, proprietarie o gestrici di petroliere sanzionate dall’UE o da altri paesi, secondo il testo. L’UE ha già preso di mira centinaia di petroliere della “flotta fantasma” russa e ha deciso di aggiungere ogni mese nuove navi per essere più efficace. Ma Bruxelles ha anche deciso di sanzionare 12 persone accusate di disinformazione o diffusione di notizie false.

Bene, per Zelensky, i negoziati sulle garanzie di sicurezza americane: “Abbiamo fatto progressi in questo campo”, dichiara durante una conferenza stampa con Merz. “Ho visto i dettagli” e “sembrano piuttosto buoni, anche se si tratta solo di una prima bozza”, ammette. I colloqui tra Washington-Kiev di Berlino offrono una “vera opportunità per un processo di pace” con la Russia, perché gli Stati Uniti hanno presentato una serie “notevole” di garanzie di sicurezza per Kiev, riferisce il cancelliere tedesco. Dopo due giorni di negoziati, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Donald Trump, partecipano questa sera alla riunione dei leader europei con Zelensky. Gli Stati Uniti hanno offerto “garanzie di sicurezza molto forti” all’Ucraina, simili a quelle dell’articolo 5 del trattato Nato, afferma un alto funzionario americano. “Tutto ciò di cui gli ucraini hanno bisogno, secondo noi, per sentirsi al sicuro è incluso” nella parte relativa alla sicurezza del progetto di accordo, insiste durante un colloquio con la stampa. Un negoziatore americano che ha partecipato alla conversazione telefonica avverte tuttavia che queste garanzie di sicurezza “non saranno sul tavolo a tempo indeterminato”.

Secondo queste due fonti, oggi il presidente americano Trump dovrebbe chiamare il suo omologo ucraino e i leader europei durante la cena a cui parteciperanno nella capitale tedesca. L’alto funzionario, che ha chiesto di rimanere anonimo come il negoziatore, ritiene che la Russia “accetterà” queste garanzie. La questione delle garanzie di sicurezza è un punto estremamente delicato per Mosca, che ha sempre categoricamente rifiutato l’adesione dell’Ucraina alla Nato. Le discussioni condotte con l’Ucraina domenica e lunedì sono state “davvero, davvero positive”, assicura l’alto funzionario americano, che riferisce che Witkoff e Kushner hanno avuto in totale quasi otto ore di discussioni in due giorni con Zelensky. “Abbiamo la speranza di essere sulla strada della pace”, ribadisce. Secondo queste due fonti americane, i colloqui con gli ucraini avrebbero anche permesso di avvicinare le posizioni sulla centrale nucleare di Zaporijjia, occupata da Mosca nel sud dell’Ucraina. Per quanto riguarda le questioni territoriali, gli americani propongono a Zelensky quelle che l’alto funzionario definisce “proposte intellettualmente stimolanti”. “Deve tornare da noi (su questo argomento). Una volta che sarà tornato da noi, avremo l’obbligo, prima o poi, di parlarne con i russi e con i nostri partner europei”, dichiara, aggiungendo: “Siamo molto soddisfatti dei progressi che abbiamo compiuto, anche sui territori”.

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Parigi e Berlino collegate per la prima volta da un treno ad alta velocità

Per la prima volta in assoluto, da oggi Parigi e Berlino saranno collegate in otto ore da un collegamento ferroviario diretto ad alta velocità, un’iniziativa volta a promuovere un’Europa basata sulle ferrovie di fronte alla concorrenza del trasporto aereo. Il nuovo collegamento, con un viaggio al giorno in ciascuna direzione, è stato inaugurato lunedì con la partenza del primo treno dalla Gare de l’Est di Parigi alle 9.55. L’arrivo è previsto per le 18.03. Al lancio hanno partecipato l’amministratore delegato di SNCF Jean-Pierre Farandou e la direttrice di produzione di Deutsche Bahn (DB) Anja Shöllman. Tuttavia, assenti i ministri, in quanto la squadra dimissionaria si occuperà degli affari di ordinaria amministrazione in attesa della nomina del nuovo governo di François Bayrou.

Nella direzione opposta, un treno inaugurale parte da Berlino lunedì alle 11.54, sempre alla presenza di alti dirigenti delle due compagnie ferroviarie. Arriverà a Parigi otto ore dopo, alle 19.54. “Per la prima volta nella storia del trasporto ferroviario tra i due Paesi”, le due capitali ‘saranno collegate direttamente da centro città a centro città, ad alta velocità’, sottolinea SNCF. Il collegamento sarà garantito dagli ICE, i treni ad alta velocità tedeschi, e non dai TGV francesi. Serviranno anche Strasburgo e, in Germania, le stazioni di Karlsruhe e Francoforte. Attualmente non esiste un treno diretto tra Parigi e Berlino. Ci vogliono più di otto ore per raggiungere le due capitali, con almeno un cambio.

SNCF Voyageurs e Deutsche Bahn hanno annunciato questo nuovo collegamento diretto nel maggio 2022, promettendolo inizialmente per la fine del 2023. Nel settembre 2024, la data di inaugurazione è stata infine fissata per il 16 dicembre, con un prezzo di ingresso di 59,99 euro in seconda classe e 69,99 euro in prima classe. I prezzi saranno infatti soggetti allo yield management, un sistema di tariffazione che modula gli importi in base al tasso di occupazione dei treni. I due operatori ferroviari insistono sull’argomento ecologico, sottolineando che un viaggio in treno Parigi-Berlino emette 2 kg di CO2 per passeggero, rispetto ai 200 kg di un viaggio in aereo. Inoltre, scommettono che le otto ore di viaggio non spaventeranno i passeggeri, in un contesto di crescente interesse per i viaggi in treno. “Ci sono sempre più persone per le quali questo non è un problema, tanto meglio”, ha dichiarato Jean-Pierre Farandou quando il progetto è stato annunciato nel maggio 2022. Con questa linea ad alta velocità, il numero di collegamenti giornalieri tra la Francia e la Germania passerà da 24 a 26.

Nel dicembre 2023, il rilancio del treno notturno tra le due capitali aveva già dato luogo a una grande operazione di comunicazione da parte di SNCF e Deutsche Bahn. Prima di essere sospeso per diversi mesi per lavori tra agosto e ottobre dello scorso anno. L’Unione Europea punta a raddoppiare il traffico ferroviario internazionale ad alta velocità sul continente entro il 2030 e a triplicarlo entro il 2050, per rispettare gli impegni assunti in materia di clima. Ciò significa aggiungere “20.000 km di linee ad alta velocità” entro il 2050 nel continente, che attualmente ne conta 11.300, come ha sottolineato a settembre Michael Peterson, responsabile della lunga percorrenza di Deutsche Bahn. Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, il continente deve affrontare grandi progetti, a partire dall’estensione di un sistema di segnalamento standardizzato.

Busitalia lancia bus a guida autonoma: “Avanti intermodalità, non più treno contro gomma”

D’ora in poi parlare al conducente non sarà più un problema. Non perché sia in programma un cambio delle regole all’interno dei bus, piuttosto perché tra qualche anno potremmo assistere a un totale cambio di paradigma dei trasporti. A presentare uno dei sistemi più innovativi, tecnologicamente avanzati e interessanti della biennale InnoTrans di Berlino è il Gruppo Fs, con Busitalia che lancia in collaborazione con la sua partecipata olandese QBuzz il bus a guida autonoma.

Trenitalia sta lavorando sempre di più con Busitalia per creare quella famosa intermodalità che vogliamo tra treno e gomma, cioè non più la gomma contro il treno o il treno contro la gomma”, spiega l’amministratore della società, Luigi Corradi. Aggiungendo che “in futuro, siccome il treno non può arrivare dappertutto per quanto siamo molto capillari con i regionali, l’idea è quella di diventare sempre più integrati tra treni e autobus”.

Non accadrà a stretto giro di posta con il bus a guida autonoma, ancora in fase sperimentale in Olanda, in attesa di una regolamentazione normativa (la prossima settimana è in agenda un incontro con l’ente provinciale di Groningen) che permetta di effettuare test anche su percorsi stradali dedicati. Nel frattempo si andrà avanti con le prove nel deposito di Qbuzz in Olanda. “Lo sforzo che stiamo facendo, come gruppo Ferrovie, è quello di creare un sistema nostro che possa essere adattato a ogni tipi di autobus”, dice l’amministratore delegato e direttore generale di Busitalia, Stefano Bonora. “La tecnologia che vogliamo applicare è molto avanzata dal punto di vista tecnologico, ma semplice nelle apparecchiature da utilizzare – prosegue –. Nella nostra idea dovrà essere adattabile ad ogni tipologia di autobus”.

Questi bus, sviluppati per rispondere a diverse sfide chiave del settore dei trasporti, tra cui l’aumento della domanda di mobilità e la necessità di ridurre i costi operativi, sono dotati di autopilota retrofit a basso costo e di tecnologie all’avanguardia, come i sensori ad alta affidabilità e un sistema di controllo drive-by-wire. L’obiettivo di Busitalia e Qbuzz è sviluppare soluzioni che permettano di integrare il trasporto autonomo nei servizi di trasporto pubblico entro il 2040, migliorando l’efficienza e riducendo l’impatto ambientale.

Inoltre, il nuovo sistema avrà un impatto economico estremamente accettabile, essendo un software applicabile a ogni tipo di autobus, elettrico come quelli alimentati a carburante. I costi, infatti, non sono elevati. “Un autobus elettrico costa circa 500mila euro – conclude Bonora -, mentre questo apparecchio inciderà intorno ai 15mila euro quindi diciamo che sarà anche semplice da diffondere”.

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Fs, Nuovo Frecciarossa1000 dal 2025: 10-15% energia in meno, 97% riciclabile

Il nuovo Frecciarossa1000 riparte da Berlino. Alla biennale InnoTrans Trenitalia presenta i nuovi vagoni che saranno in circolazione sulla rete italiana (ed europea) dalla fine del 2025. Più tecnologici, meno impatto sull’ambiente per la riduzione dei consumi di energia dal 10 al 15% e con un alto tasso di sostenibilità con il 97% di riciclabilità dei materiali.

Carrozze ancora più confortevoli, cappelliere più ampie e spazio a sufficienza per i bagagli, il nuovo Frecciarossa 1000 fa parte di un ordine di Trenitalia commissionato a Hitachi per la fornitura di 36 treni Etr1000, con opzione per ulteriori 10 convogli, per un totale di 46 treni e un valore economico complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro. Le prime consegne sono previste a partire dal prossimo anno, fino al 2028, con un ritmo di circa otto treni l’anno.

Come prestazioni, può toccare una velocità massima di 300 chilometri orari, ma è omologato per raggiungere i 360 km orari. Addirittura, in fase di test, è stato spinto fino alle soglie dei 400 km orari.

È il primo treno alta velocità al mondo ad avere ottenuto la certificazione di impatto ambientale basata su un’attenta Analisi del ciclo di vita. Ogni dettaglio, dalle leghe leggere di cui è composto, fino ai nuovi motori elettrici che lo spingono, è stato progettato per ridurre al minimo il consumo di energia.

Tra le caratteristiche della nuova generazione di Frecciarossa 1000, l’aumento del tasso di riciclabilità che arriva al 97,1% (+2,7% rispetto alla precedente flotta), un’affidabilità accresciuta grazie al miglioramento dell’efficienza del sistema di trazione, unito ad un miglioramento dell’efficienza energetica.

Il Frecciarossa 1000 è stato progettato e realizzato per viaggiare, oltre l’Italia, su sette reti ferroviarie europee, Francia, Germania, Spagna, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e Belgio. Raggiunge 120 destinazioni in Italia con oltre 270 collegamenti giornalieri, e corre anche sui binari di Spagna e Francia.

Meloni si prepara a vedere Scholz: piano d’azione Roma-Berlino

Giorgia Meloni si prepara a incontrare il cancelliere tedesco Olaf Scholz tornando a Berlino scortata da ben sette ministri. La giornata di domani è carica di impregni: un collegamento con la riunione dei capi di Stato e di governo del G20. Quindi l’apertura dei lavori del Business Forum e del Vertice intergovernativo.

Ad accompagnare la premier, i ministri Antonio Tajani (Esteri), Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Imprese), Marina Elvira Calderone (Lavoro), Anna Maria Bernini (Università). Chi non sarà coinvolto nel Business Forum avrà i bilaterali separati, nelle diverse cancellerie.

Nel pomeriggio, il vertice Meloni-Scholz e la firma del Piano d’Azione per la cooperazione strategica tra i due Paesi, prima della plenaria conclusiva del vertice.
Comunanza di interessi strategici e di sicurezza, vicinanza e profondità di rapporti fra la società civile e le culture, sistemi produttivi simili: la Germania è il primo partner economico dell’Italia, primo mercato di destinazione dell’export italiano al mondo, primo fornitore dell’Italia e ospita una comunità di oltre 870mila italiani residenti, la seconda comunità italiana all’estero in assoluto, dopo quella in Argentina. Le due nazioni vantano un interscambio superiore ai 100 miliardi di euro, cresciuto dai 112,6 miliardi del 2016 al valore record di 168,5 miliardi del 2022 (+16,7% rispetto al 2021), e i primi sette mesi del 2023 confermano questa tendenza. E’ la prima Nazione straniera per numero di imprese in Italia (1.712) con 193.000 occupati.
Anche per questo, sono diversi i temi su cui i due leader si impegnano a cooperare. Filtra la volontà di approfondire l’asse tra i Paesi, portandolo a un livello nuovo e più strutturato.

Il Piano d’Azione che Roma e Berlino si preparano a firmare prevede un’intensificazione del dialogo bilaterale in tutti i settori. Un preambolo e cinque capitoli tematici, focalizzati su: economia, innovazione e coesione sociale; clima, energia e ambiente; politica estera e di Difesa; agenda europea e migrazione; contatti people-to-people e cultura.

La cooperazione energetica è un ambito a elevato potenziale. Il ruolo che l’Italia si propone di vestire, come hub energetico del Mediterraneo, porterebbe benefici anche alla Germania. Roma sfrutterà le interconnessioni esistenti, tra cui l’oleodotto Tal, che serve la Germania da Trieste. Tra le nuove iniziative, la Commissione ha incluso tra i Progetti di Comune Interesse Ue il ‘South H2 Corridor’, per il trasporto dell’idrogeno che collega il Nord Africa, l’Italia, l’Austria e la Germania. Partendo dall’energia, l’Africa è un dossier sempre presente per l’Italia: il consolidamento di pace, stabilità e crescita è al centro dell’impegno che il Paese ha preso verso il Continente, con iniziative a tutto campo.

Italia e Germania lavorano a livello europeo anche sul settore automotive, per assicurare competitività ai rispettivi settori industriali caratterizzati da un crescente livello di complementarietà. Accanto alla tradizionale integrazione produttiva, c’è dinamismo nella cooperazione bilaterale in campo della difesa e dell’aerospazio. Altri settori di interesse sono i servizi e le infrastrutture e quelli più innovativi come intelligenza artificiale o biotecnologie, che possono beneficiare di una crescente collaborazione a livello di ricerca scientifica.

Quanto alla competitività europea, internamente si punta a creare un quadro regolatorio ‘fit for business’, che alleggerisca le imprese e stimoli l’innovazione per rafforzare la resilienza e la competitività della Ue. Esternamente, invece, l’obiettivo è promuovere una politica commerciale aperta capace di rafforzare la sicurezza economica dell’Italia attraverso la diversificazione di approvvigionamenti e dei mercati di esportazione. Ecco perché il governo Meloni chiede processi di riconversione e transizione che tengano conto anche della sostenibilità economica e sociale.

Berlino, scoppia l’acquario Sea life con 1500 pesci: allagamenti e feriti

Questa mattina è esploso l’enorme acquario Sea life situato nel foyer del complesso edilizio DomAquarée, che ospita un albergo berlinese non lontano da Alexanderplatz. Secondo quanto riportano i media tedeschi, lo scoppio è avvenuto intorno alle 5.50 ora locale e ha provocato il ferimento di due persone. Il grande acquario, con una colonna d’acqua di 14 metri, è il più grande acquario cilindrico indipendente del mondo: al suo interno nuotavano circa 1500 pesci tropicali (di oltre cento specie diverse: tra queste il pesce pagliaccio, il pipistrello pinna lunga) che vivevano in una vera barriera corallina ricostruita. “L’acqua aveva un peso di circa 1000 tonnellate”, scrive la Bild per una capacità di un milione di litri. Le conseguenze di questa esplosione avrebbero potuto essere più gravi se l’acquario fosse stato aperto al pubblico, ma fortunatamente vista l’ora la struttura era praticamente deserta.
Sul posto sono intervenuti oltre cento vigili del fuoco. Il loro portavoce ha comunicato che le due persone ferite sono state colpite da schegge e che sono state portate in ospedale. “L’acqua e i pesci  si sono rovesciati al piano terra e l’hotel è stato evacuato“. La polizia ha parzialmente chiuso al traffico l’adiacente via Karl-Liebknecht, una delle principali arterie del centro di Berlino, a causa di una “quantità estrema di acqua sulla strada”, ha dichiarato l’azienda di trasporti della capitale sul suo account Twitter.
Secondo il sito web di DomAquarée, l’acquario è stato ampiamente modernizzato nell’estate del 2020. La Bild, invece, riporta che l’esplosione è stata causata dall’usura delle attrezzature. L’AquaDom era stato però riaperto la scorsa estate dopo una lunga e costosa ristrutturazione costata 2,5 milioni di euro.

Incendio

Bruciano i boschi di Berlino: eventi alimentati dalla siccità

Esplosioni, colonne di fumo e un esercito mobilitato: un vasto incendio è scoppiato giovedì in piena siccità, partendo da un deposito di munizioni della polizia, nella più grande foresta di Berlino, un evento senza precedenti nella storia recente. Lo skyline della capitale tedesca ha assunto un aspetto unico di mezza estate, con ciuffi di fumo bianco visibili da lontano su una vasta area boschiva nella parte sud-occidentale della capitale tedesca, Grunewald, molto frequentata dagli escursionisti. Le esplosioni sono state avvertite a intervalli regolari durante tutto il giorno. “È un evento senza precedenti nella storia di Berlino del dopoguerra“, ha dichiarato il sindaco della città, Franziska Giffey. Non sono stati segnalati feriti.

Per gran parte della giornata, i vigili del fuoco hanno faticato a controllare le fiamme a causa della vicinanza del deposito di munizioni, al quale non potevano avvicinarsi. Ma già in serata l’incendio era sotto controllo, secondo i vigili del fuoco, che sono riusciti ad avanzare fino a 500 metri dal deposito e hanno spento le fiamme durante la notte. Sono bruciati circa 50 ettari di foresta. Sono intervenuti quasi 250 vigili del fuoco e polizia, oltre a mezzi dell’esercito tedesco, tra cui un carro armato per rimuovere gli esplosivi dalle fiamme. I vigili del fuoco hanno portato acqua da un fiume e da un lago vicini.

L’incendio della foresta ha causato anche interruzioni su diverse linee ferroviarie che attraversano la zona. Alcune strade sono state chiuse. Tuttavia, non sono state colpite abitazioni. È molto raro che la capitale tedesca sia vittima di incendi di questo tipo. Ma con la siccità che sta colpendo tutta l’Europa, è sempre più minacciata per l’importanza delle sue aree boschive, una particolarità di questa metropoli di 4 milioni di abitanti. Berlino ha 29.000 ettari di foresta, il che la rende una delle capitali più boscose del mondo. Gran parte di essa è ormai prosciugata. Nei dintorni di Berlino, nella regione del Brandeburgo, sono già scoppiati diversi incendi boschivi dall’inizio dell’estate. Uno di questi ha bruciato più di 850 ettari. Il sud-est della Germania, al confine con la Repubblica Ceca, sta lottando per spegnere un incendio boschivo da diversi giorni.

Secondo l’Istituto di ricerca ambientale UFZ, gran parte del Paese si trova in uno stato di “estrema siccità” o “eccezionale siccità“, compresa Berlino. Gli scienziati affermano che le ondate di calore ricorrenti sono un chiaro indicatore del riscaldamento globale e si prevede che diventeranno più frequenti, più lunghe e più intense. L’aumento delle temperature e l’incremento delle ondate di calore e della siccità creano le condizioni ideali per gli incendi boschivi o gli incendi di boscaglia.

G7

Chiuso il vertice G7: impegni misurabili su energia, clima e transizione verde

Lotta al cambiamento climatico, tutela della biodiversità e sicurezza energetica. Non cambiano gli obiettivi di breve e lungo termine del G7, ma dal vertice dei ministri del Clima, dell’energia e dell’ambiente del 25-27 maggio sono emersi obiettivi e strategie che possono essere misurabili, oltre le dichiarazioni d’intenti.

L’energia è la questione urgente, considerate le conseguenze della guerra russa in Ucraina sui mercati internazionali e sull’amento dei prezzi di petrolio, gas, carbone e minerali. “Entro la fine dell’anno” serviranno “progressi significativi” sull’efficienza energetica e sull’introduzione di tecnologie pulite, sicure e sostenibili, ma anche sulla diversificazione dell’approvvigionamento dell’Europa, si legge nella dichiarazione congiunta. Si potranno sfruttare forniture di gas naturale liquefatto (GNL) e considerare “misure efficaci” per fermare l’aumento dei prezzi, senza compromettere la politica climatica.

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Ecco perché le economie del G7 dovranno anche impegnare “almeno 1300 miliardi di dollari in fonti rinnovabili, triplicando gli investimenti in energia pulita e reti elettriche tra il 2021 e il 2030” ed eliminando i rallentamenti alle procedure di autorizzazione. In questo modo si favorirà la sicurezza delle forniture e la riduzione dei rischi climatici legati alla dipendenza dalle fonti fossili, oltre alla crescita economica e la “creazione di 2,6 milioni di posti di lavoro nel prossimo decennio”. Da rilevare l’impegno “entro il 2030” sulla parità di retribuzione e di genere nel settore dell’energia pulita.

Sempre sul piano delle rinnovabili, sarà necessario “un settore elettrico prevalentemente decarbonizzato entro il 2035”, con la priorità di eliminare la produzione di energia dal carbone non abbattuto e i sussidi ai combustibili fossili “entro il 2025”. Allo stesso modo, si dovrà garantire che il settore stradale sia “altamente decarbonizzato entro il 2030”. Per quanto l’idrogeno a basse o zero emissioni avrà un “ruolo centrale” nel futuro – e per questo il G7 ha lanciato l’Hydrogen Action Pact sulla cooperazione nel suo sviluppo, regolamentazione e promozione – ci si aspetta che “nel prossimo decennio” più Paesi adottino il nucleare nel proprio mix energetico, attraverso tecnologie avanzate come i reattori modulari di piccole dimensioni.

Cruciale è la questione dell’azzeramento netto delle emissioni di gas serra entro il 2050, a cui tutti i Paesi si devono allineare “con urgenza”. Contro i cambiamenti climatici sono due gli impegni da sottolineare: una “mobilitazione congiunta di 100 miliardi di dollari il prima possibile e fino al 2025” per azioni di mitigazione “significative”, e lo stop ai nuovi sostegni pubblici diretti al settore dei combustibili fossili non abbattuti “entro la fine del 2022”, fatte salve “circostanze limitate e chiaramente definite”. Sarà necessario anche “raddoppiare entro il 2025” l’erogazione di finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo per l’adattamento agli obiettivi climatici e, per rafforzare il valore di queste iniziative sulla decarbonizzazione, si promuoverà l’istituzione di un Club del Clima internazionaleaperto e cooperativo”.

Il capitolo sulla protezione della natura sottolinea infine l’urgenza della “mobilitazione di risorse finanziarie private e pubbliche, nazionali e internazionali entro il 2025” e l’eliminazione delle sovvenzioni dannose per la biodiversità “al più tardi entro il 2030”. Dopo il successo della Roadmap di Bologna sull’economia circolare, il G7 ha adottato la Roadmap di Berlino per implementare gli strumenti sul raggiungimento degli obiettivi climatici. Inoltre, è stata fissata la data del 2030 per la conservazione e la protezione di terre, acque terrestri e oceani. Nello specifico, per la tutela degli oceani contro l’inquinamento da plastica è stato chiesto uno “strumento internazionale giuridicamente vincolante” sulla diversità marina nelle acque internazionali.

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