caldo record

Clima, studio: Città sempre più calde, in media +1,38°

Secondo un’analisi pubblicata da Callendar, nel 2022 le città di diversi Paesi europei hanno registrato temperature simili alle medie di città che si trovano oltre 400 chilometri più a sud. Callendar ha analizzato le temperature delle città dell’Europa occidentale (Francia, Spagna, Portogallo e Italia) dello scorso anno e le ha confrontate con le temperature normali del periodo 1991-2020. Il risultato è che queste città hanno registrato temperature medie di 1,38°C più calde del normale, simili a quelle che si registrano normalmente in luoghi situati 425 chilometri più a Sud. I dati, che possono essere visualizzati su una mappa, mostrano che in Francia, Lille (Nord) ha registrato temperature equivalenti a quelle normalmente registrate a Pau (Sud-Ovest), Cherbourg (Nord-Ovest) a quelle di Gijón (Spagna), Perpignan (Sud) a quelle della regione di Atene e Strasburgo (Est) a quelle di San Marino.

Ciò che questi confronti mostrano è la portata dell’anomalia che abbiamo avuto nel 2022 e anche il lavoro titanico che sarà necessario per adattare le città al cambiamento climatico“, sottolinea Thibault Laconde, amministratore delegato di Callendar, una società con sede nella regione di Parigi specializzata nella valutazione dei rischi climatici.

Le città sono costruite in base al loro clima storico e quando le temperature sono così anomale, non si può trasformare Perpignan in qualcosa di simile ad Atene da un giorno all’altro“, osserva. “Tutta l’architettura, l’urbanistica, le infrastrutture, persino le abitudini degli abitanti devono essere cambiate“.

Secondo l’ultimo rapporto annuale del programma europeo sui cambiamenti climatici Copernicus (C3S), pubblicato a gennaio, gli ultimi otto anni sono stati i più caldi mai registrati nel mondo, superando di oltre un grado le temperature preindustriali. In Europa, il continente dove il riscaldamento osservato è più rapido, il 2022 è stato il “secondo anno più caldo”, ma i mesi estivi hanno stabilito un nuovo record per l’intero continente.

Legambiente: 2022 annus horribilis per il clima. In Italia 310 fenomeni estremi, +55% sul 2021

Alluvioni, ondate di caldo anomalo e di gelo intenso, frane, mareggiate, siccità, grandinate hanno fatto vittime e sfollati negli ultimi dodici mesi. Gli eventi estremi si moltiplicano a una velocità crescente, come raccontano i dati di bilancio dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, realizzato in collaborazione con il gruppo Unipol, e sintetizzati nella mappa del rischio climatico.
Nel 2022 la Penisola ha registrato un incremento del +55% di casi rispetto al 2021, parliamo di 310 fenomeni estremi che quest’anno hanno provocato impatti e danni da nord a sud e causato ben 29 morti. Nello specifico si sono verificati 104 casi di allagamenti e alluvioni da piogge intense, 81 casi di danni da trombe d’aria e raffiche di vento, 29 da grandinate, 28 da siccità prolungata, 18 da mareggiate, 14 eventi con l’interessamento di infrastrutture, 13 esondazioni fluviali, 11 casi di frane causate da piogge intense, 8 casi di temperature estreme in città e 4 eventi con impatti sul patrimonio storico. Molti gli eventi che riguardano due o più categorie, ad esempio casi in cui esondazioni fluviali o allagamenti da piogge intense provocano danni anche alle infrastrutture. Nel 2022 sono aumentati, rispetto allo scorso anno, i danni da siccità, che passano da 6 nel 2021 a 28 nel 2022 (+367%), quelli provocati da grandinate da 14 nel 2021 a 29 nel 2022 (+107%), i danni da trombe d’aria e raffiche di vento, che passano da 46 nel 2021 a 81 nel 2022 (+76%), e allagamenti e alluvioni, da 88 nel 2021 a 104 nel 2022 (+19%).

La siccità ha piegato soprattutto il centro nord. Nei primi sette mesi dell’anno, le piogge sono diminuite del 46% rispetto alla media degli ultimi trent’anni. Cruciale la prima parte dell’anno con cinque mesi consecutivi gravemente siccitosi, e un’anomalia, da gennaio a giugno, pari a – 44% di piogge, equivalente a circa 35 miliardi di metri cubi di acqua in meno del normale. In crescente difficoltà i fiumi, come il Po che al Ponte della Becca (PV) risultava con un livello idrometrico di -3 metri, e i grandi laghi con percentuali di riempimento dal 15% dell’Iseo, al 18% di quello di Como fino al 24% del Maggiore. In autunno è peggiorata la situazione delle regioni del centro, soprattutto in Umbria e Lazio. Nel primo caso il deficit pluviometrico si è attestato sul 40%, il lago Trasimeno ha raggiunto un livello ben inferiore alla soglia critica, con -1,54 metri. Nel Lazio, il lago di Bracciano è sceso a -1,38 metri rispetto allo zero idrometrico. Gravi le conseguenze per l’agricoltura e per gli habitat naturali. L’11% delle aziende agricole si è ritrovata in una situazione talmente critica da portare alla cessazione dell’attività. In molte aree urbane si sono dovute imporre restrizioni all’uso dell’acqua. La siccità ha causato la perdita di produzione di energia, in particolare da idroelettrico. Nonostante i dati di Terna relativi ad aprile abbiano evidenziato un record assoluto di energia prodotta da fonti rinnovabili, è mancato all’appello l’idroelettrico. La produzione di energia da questa fonte, infatti, segnava -41% per effetto delle scarse precipitazioni, che hanno portato per mesi i livelli di riempimento degli invasi prossimi ai valori minimi registrati negli ultimi 50 anni. A dicembre, il livello del Po è rimasto inferiore alla media degli ultimi 20 anni ed a preoccupare è soprattutto la situazione delle falde, con livelli tra il 35 ed il 50% in meno della media mensile.

Si sono registrate temperature eccezionali già da maggio con punte di 36,1°C a Firenze, 35,6°C a Grosseto, 34°C a Pisa e 32,8°C a Genova. Ma anche a Ustica con 33,4°C e Torino con 29,2°C. Il mese di giugno ha visto un’anomalia della temperatura media di +3,3°C se consideriamo l’Italia nel suo insieme, con punte di 41,2°C a Guidonia Montecelio (RM), 40°C a Prato, Firenze, Viterbo e Roma. A luglio record per le città lombarde: a Brescia e Cremona si sono registrati 39,5°C, a Pavia 38,9°C e a Milano 38,5°C. Ad agosto i termometri hanno segnato tra i 40 e i 45°C a Palermo, Catania e Reggio Calabria, mentre a Bari si è arrivati a 39°C. Questi livelli di caldo eccezionale, prolungati per settimane e mesi in gran parte del Paese, hanno portato a gravi conseguenze sulla salute umana. L’ondata di calore che ha impattato più duramente è stata quella della seconda metà di luglio, con un aumento di mortalità che ha raggiunto, stando ai dati di Ministero della Salute e Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, il 36% in tutte le aree del Paese, ma in particolare in alcune città del nord. Tra le città maggiormente colpite Torino che ha visto un eccesso di mortalità pari a +70%, a cui segue Campobasso (+69%), poi Bari (+60%), Bolzano (+59%), Milano e Genova (+49%), Viterbo (+48%), Firenze (+43%), Catania (+42%). Solo nel 2022 sono stati oltre 2.300 i decessi in Italia dovuti alle ondate di calore, secondo le analisi del ministero della Salute e Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, in crescita rispetto ai 1.472 del 2021 e ai 685 del 2020.

Mai così caldo e secco nel Regno Unito: colpa del cambiamento climatico

L’anno 2022 è il più caldo mai registrato nel Regno Unito, che quest’estate ha visto diverse ondate di calore record, ha dichiarato mercoledì il servizio meteorologico britannico, il Met Office. “Il 2022 sarà l’anno più caldo mai registrato nel Regno Unito. Sebbene molti ricordino il caldo estremo dell’estate, quest’anno è stato notevole il calore relativamente costante durante tutto l’anno”, ha dichiarato Mark McCarthy del Met Office.
La temperatura media dell’anno sarà nota a gennaio, ma sarà superiore al precedente record di 9,88 gradi Celsius del 2014, secondo i dati provvisori disponibili. Ciascuna delle quattro stagioni di quest’anno è tra le dieci più calde mai registrate dall’inizio delle registrazioni nazionali nel 1884, ha dichiarato il Met Office, sulla base dei dati provvisori che saranno ufficializzati una volta terminato l’anno.
“L’anno caldo è coerente con gli effettivi impatti che ci aspettiamo dal cambiamento climatico indotto dall’uomo”, ha aggiunto McCarthy. Il 2022 è iniziato con un primo gennaio da record, con temperature di oltre 16 gradi a Londra. Tutti i mesi dell’anno, ad eccezione di dicembre, hanno registrato temperature medie superiori alla norma stagionale. A luglio, le temperature hanno superato per la prima volta i 40 gradi nel Regno Unito e in molte zone dell’Inghilterra meridionale e orientale è stato il mese più secco mai registrato, costringendo le autorità a introdurre restrizioni idriche in alcune aree.
Oltre alle temperature record, il Met Office afferma che è stato un anno particolarmente secco, con precipitazioni ben al di sotto della media. Secondo gli scienziati, l’aumento delle ondate di calore è una conseguenza diretta del riscaldamento globale e le emissioni di gas serra ne aumentano l’intensità, la durata e la frequenza.
Anche in Francia, tra l’altro, l’anno che sta finendo sarà ricordato anche come l’anno più caldo mai registrato, secondo Météo-France. Insomma, mal comune…

Natale storico: l’anticiclone africano ‘riscalda’ fino alla Danimarca

Un Natale storico con un anticiclone africano mostruoso e temperature calde fino in Danimarca. L’Italia vedrà salire il termometro fino a 23-25°C in Sicilia e Sardegna, ma sarà altrettanto straordinaria l’anomalia termica, cioè lo scarto rispetto alla media, prevista in Austria e Baviera: +12°C rispetto al clima tra Natale e Santo Stefano.
Antonio Sanò, direttore e fondatore del sito www.iLMeteo.it, conferma dunque l’Anticiclone di Natale, non solo in Italia ma su gran parte dell’Europa: per trovare temperature tipiche del 25 dicembre dovremo salire fino in Lapponia, dove gli Elfi prepareranno i regali con minime di -10°C e massime di -5°C: appare dunque confermato, come previsto da più giorni, un Natale 2022 quasi primaverile e con sole prevalente in Italia.

Le previsioni per le prossime ore confermano un quadro caldo eccezionale anche al Nord Italia dove, sopra la stagnante e inquinata coltre di nebbia e nubi basse della Pianura Padana, le Alpi registrano un elevato zero termico a 3000 metri: in altre parole fa caldo anche in montagna e oggi si attendono altre piogge (e non neve) sotto i 2000 metri di quota in Valle d’Aosta. Questa perturbazione comunque sarà veloce e durante il weekend natalizio il tempo tornerà ovunque soleggiato sulle Alpi.

Oltre alle piogge in Valle d’Aosta, è prevista pioviggine sul fianco tirrenico, in Toscana, Campania e Calabria: le gocce su queste zone saranno comunque decisamente piccole e poche. La giornata di sabato vedrà poi un ulteriore miglioramento con l’espansione dell’Anticiclone Africano su tutta l’Italia: a eccezione di locali addensamenti sulle stesse zone, cioè dalla Liguria fino alla Calabria, sulle regioni adriatiche, sulle Alpi e sul resto del Sud il tempo sarà soleggiato e mite; per il Santo Natale il record di 22°C del 2009 a Catania potrebbe essere superato, così come altre temperature storiche del Centro-Sud.

Dopo Natale, l’anticiclone africano continuerà a stazionare sull’Italia, almeno fino al 29 dicembre: per San Silvestro emerge invece uno scenario alquanto bizzarro. I modelli meteorologici indicano la possibilità di un ciclone di San Silvestro sull’Italia con forte maltempo da Nord a Sud. Rovinerebbe i piani per il Cenone e per il brindisi del 2023. Al momento è solo una proiezione che potrebbe essere smentita dai prossimi aggiornamenti.

Natale subtropicale in Italia: temperature al di sopra della media stagionale di 10°

Il 21 dicembre è il Solstizio d’Inverno, cioè il momento in cui il Sole si ferma nel punto di declinazione minima. In altre parole, il sole si trova sul punto più basso dell’orizzonte e poi, già da domani, tornerà a salire facendo ‘allungare’ le giornate. Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma che, con l’allungamento graduale delle giornate, avremo anche l’estensione dell’Anticiclone di Natale su tutto il continente: in pratica nei prossimi giorni le temperature saliranno sopra la media su tutta l’Europa, ad eccezione di Scozia e Norvegia dove il Ciclone d’Islanda invierà anche piogge e vento.

Nel dettaglio, nelle prossime ore arriveranno al Nord anche delle piogge, in particolare in Liguria, Basso Piemonte e Bassa Lombardia, ma qualche acquazzone non è escluso anche su Alta Toscana ed Emilia. Transiterà infatti una veloce perturbazione che potrebbe causare anche qualche temporale fuori stagione.

Per domani, giovedì, al Nord sono previsti nebbia e cielo coperto in pianura, sole sui monti; al Centro, cielo spesso coperto o molto nuvoloso, non in Sardegna; al Sud, sole e caldo per il periodo, qualche addensamento per nubi marittime sul fianco tirrenico. Per venerdì è previsto al Nord cielo coperto in pianura, pioviggine in Liguria e sole in montagna; clima mite, nuvoloso e pioviggine su Alta Toscana per quanto riguarda il Centro, mentre il Sud sarà soleggiato con temperature calde per il periodo.
Fino almeno a mercoledì della prossima settimana avremo l’Anticiclone di Natale con tempo in miglioramento e caldo in aumento, con temperature di 7-8°C oltre la media del periodo con picchi di +10°C, specie in montagna.

In Italia vivremo un Natale subtropicale con la presenza dell’Anticiclone africano che garantirà valori termici quasi primaverili: lo zero termico si porterà ancora una volta su valori eccezionali, fino a 3500 metri, mentre le massime potranno toccare i 25°C in Sicilia, dove i più temerari potranno fare il bagno in costume: l’aria a 25°C e la temperatura del mare a 19°C simuleranno una perfetta giornata di fine maggio.

In sintesi, ci aspetta un periodo natalizio all’insegna del sole e di temperature calde per la media stagionale al Sud, in Sardegna, sul versante adriatico centrale e in montagna; altrove, l’alta pressione schiaccerà l’umidità nei bassi strati causando nubi basse o nebbie, con la situazione più grigia prevista in Pianura Padana, dove sarà quasi impossibile vedere il sole.
L’anno 2022, come ormai sembrava certo da qualche settimana, chiuderà dunque con lo scettro di anno più caldo della storia per l’Italia: lo farà sul trono natalizio con uno dei 25 dicembre più caldi degli ultimi decenni, almeno nelle zone dove il sole sarà dominante.

 

caldo

Arriva l’estate dell’anticiclone Bacco: ma da venerdì si entra nell’autunno

Nei prossimi giorni l’anticiclone africano e quello delle Azzorre saranno i responsabili di due importanti cambiamenti del tempo sull’Italia. Dopo la fase spiccatamente instabile che fino a domenica è stata caratterizzata da improvvisi e talvolta non previsti temporali anche molto forti al Centro-Nord, ora la scena meteorologica italiana sarà di nuovo comandata dall’anticiclone africano che è chiamato Bacco.

Antonio Sanò, direttore e fondatore del sito www.iLMeteo.it comunica che almeno fino a mercoledì 14 l’anticiclone Bacco proteggerà gran parte delle regioni, garantendo giornate ampiamente soleggiate e temperature in graduale aumento. I valori massimi torneranno a toccare punte superiori ai 30°C al Centro-Nord e nuovamente fino a 37-38°C al Sud (a partire da martedì) dapprima in Sardegna, poi su Sicilia, Calabria e Puglia.

Giovedì 15, mentre una perturbazione sospinta da venti meridionali colpirà Alpi, Prealpi e soprattutto Toscana e Umbria, l’alta pressione delle Azzorre dall’oceano Atlantico inizierà a innalzarsi verso il Polo Nord. Questo suo movimento richiamerà aria fredda che velocemente dalla Scandinavia raggiungerà l’Italia.

Da venerdì e nel weekend 17-18 settembre l’aria artica farà il suo ingresso dalla Porta della Bora (Alpi Giulie) provocando non solo un intenso peggioramento del tempo dal Nordest verso le regioni adriatiche centrali, ma anche un drastico calo delle temperature, dapprima al Settentrione poi anche sul resto d’Italia. Si passerà così dall’estate all’autunno in poco tempo.

ghiacciaio groenlandia

Caldo record in Groenlandia: sciolto 35% calotta glaciale a settembre

In Groenlandia sembra più luglio che settembre. Ed è allarme scioglimento ghiacciai. Dopo un’estate abbastanza fredda e umida, un’ondata di caldo lo scorso fine settimana ha causato un ampio scioglimento della calotta glaciale. “Il tipo di scioglimento che si vede tipicamente in piena estate” come scrive il Washington Post citando i ricercatori della zona secondo cui si tratta del più grande evento di fusione che si verifica a settembre, secondo analisi che coprono quasi quattro decenni. “Questo evento dimostra come il riscaldamento globale non solo aumenti l’intensità ma anche la durata della stagione di scioglimento dei ghiacciai“, ha affermato Maurice van Tiggelen, scienziato polare dell’Università di Utrecht nei Paesi Bassi.

Il primo giorno di settembre, in genere, segna la fine della stagione di scioglimento della Groenlandia, poiché i raggi del sole si abbassano e le temperature si raffreddano. Tuttavia, durante il fine settimana scorso, le temperature hanno iniziato a salire quando un getto d’aria calda si è spinto verso nord attraverso la baia di Baffin e la costa occidentale della Groenlandia. Di conseguenza, decine di miliardi di tonnellate di ghiaccio sono andate perse: un evento che, spiegano i ricercatori, potrebbe contribuire ad aumentare l’innalzamento del livello del mare. Tra venerdì e lunedì, diverse stazioni meteorologiche hanno registrato la temperatura massima per tutto l’anno: in alcune parti della Groenlandia occidentale si sono sfiorati i 36 gradi Fahrenheit (20°C), molto al di sopra della norma per questo periodo dell’anno. Il caldo ha quindi provocato lo scioglimento su circa il 35% della calotta glaciale, dato che si osserva di solito a luglio. In generale, a settembre si scioglie solo il 10 percento della superficie.

Con il cambiamento climatico, gli scienziati si aspettano che periodi di calore più duraturi e più forti influiscano sulla calotta glaciale, aumentando lo scioglimento generale dei ghiacciai.

(Photo credits: Kerem YUCEL / AFP)

incendio

Un’estate di incendi in tutta Ue: emissioni CO2 più alte da 15 anni

Era dal 2007 che non si registravano così tante emissioni di CO2 nell’atmosfera e questo a causa degli incendi record registrati in estate durante il periodo estivo, soprattutto tra Francia e Spagna. Il dato emerge dal report diffuso dal Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams). Secondo gli scienziati i devastanti roghi registratisi in tutta Europa quest’estate hanno causato le emissioni di CO2 più alte da 15 anni a questa parte. Cams ha monitorato l’intensità e le emissioni giornaliere e gli impatti sulla qualità dell’aria risultanti da questi incendi durante l’estate insieme ad altri incendi in tutto il mondo.

La combinazione dell’ondata di caldo di agosto con condizioni di siccità prolungate in tutta l’Europa occidentale ha provocato un aumento dell’attività, dell’intensità e della persistenza dei roghi. Secondo i dati del Cams Global Fire Assimilation System (Gfas) che utilizza le osservazioni satellitari dei luoghi degli incendi e il Fire Radiative Power (Frp) – una misura di intensità per stimare le emissioni degli inquinanti atmosferici presenti nel fumo – le emissioni totali di incendi boschivi dell’Ue + Regno Unito dal 1 giugno al 31 agosto 2022 sono stati stimati in 6,4 mega tonnellate di carbonio, il livello più alto di questi mesi dall’estate del 2007.

Il Cams spiega che le emissioni registrate per l’estate 2022 sono state in gran parte dovute ai devastanti incendi nel sud-ovest della Francia e nella regione iberica Penisola, con Francia e Spagna che hanno registrato le loro più alte emissioni di incendi negli ultimi 20 anni. In altre regioni dell’emisfero settentrionale, che tipicamente registrano un picco di attività degli incendi durante i mesi estivi, le emissioni totali stimate sono state notevolmente inferiori rispetto agli ultimi anni, nonostante alcuni incendi devastanti. La Repubblica di Sakha e l’Oblast autonoma di Chukotka nell’estremo oriente della Russia non hanno subito tanti incendi come nelle ultime estati con la maggior parte degli incendi questa estate più a sud nel Krai di Khabarovsk. Le regioni più centrali e occidentali della Russia, tra cui Khanty-Mansy Autonomous Okrug e Ryazan Oblast, hanno subito un numero maggiore di incendi che hanno provocato diversi giorni di fumo denso e qualità dell’aria degradata. Le emissioni totali stimate degli incendi nel Distretto Federale Centrale della Russia sono state le più alte dai grandi incendi di torba che hanno colpito la Russia occidentale nel 2010.

Secondo Mark Parrington, scienziato senior ed esperto di incendi boschivi del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, “la portata e la persistenza degli incendi nel sud-ovest dell’Europa sono state estremamente preoccupanti per tutta l’estate. La maggior parte degli incendi si è verificata in luoghi dove il cambiamento climatico ha aumentato l’infiammabilità della vegetazione, come nell’Europa sudoccidentale, e come abbiamo visto in altre regioni in altri anni“.

temporale

Tornano forti temporali con rischio grandine: sole nel week-end

Il meteo divide l’Europa: il settore nord-occidentale è colpito da giorni dal ciclone Peggy, mentre in Italia si vive una coda dell’estate con 37-38°C al sud e 33°C anche sulla Capitale; sull’Europa orientale invece sembra di essere già a novembre con massime di 10°C a Mosca e anomalie di -8/-9°C rispetto al clima del periodo, dalla Polonia all’Ucraina.
In questo contesto, il meteo italiano dei prossimi giorni sarà governato dalla ‘decisione pigra’ del ciclone irlandese (Peggy) di spostarsi verso Est: dopo quasi una settimana il minimo di bassa pressione muoverà molto lentamente verso la Danimarca, seguendo l’abbassamento della Corrente a Getto fino alle regioni alpine. La Corrente a Getto, cioè il vento a circa 10.000 metri di quota, favorirà dunque un sensibile peggioramento sul Nord Italia con temporali e rischio grandine. Avremo anche un’intensificazione del vento al suolo in particolare tra Liguria, Toscana e regioni appenniniche tra giovedì sera e venerdì. Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma il passaggio di un sistema perturbato sul Nord Italia che marginalmente porterà un rapido peggioramento anche al Centro e, a luoghi, al Sud.

In sintesi, l’abbassamento di latitudine della Corrente a Getto ed il transito del Ciclone Peggy sul Nord Europa muoveranno la situazione meteo sul nostro Paese: sono attesi nelle prossime ore dei rovesci su Alpi e Prealpi in locale discesa verso le pianure adiacenti, il passaggio del fronte nella giornata di giovedì con temporali al Centro-Nord in spostamento da Ovest verso Est e vento a tratti teso; seguirà un graduale miglioramento da venerdì ma con una ventilazione occidentale a tratti ancora sostenuta.

E come sarà il weekend? Al momento la previsione indica un fine settimana in prevalenza soleggiato; ma come abbiamo visto, in questi ultimi giorni in alcune zone, anche il nostro Paese sta vivendo un mese di settembre tipico di una mezza stagione (cioè di una stagione di mezzo tra estate ed autunno): mezza stagione significa che all’improvviso potremo trovarci sotto un temporale sia sabato che domenica, ma come dice la parola stessa si tratterà di un fenomeno ‘temporale’, di breve durata. Il caldo all’estremo Sud invece non sarà temporale, sta durando da giorni e potrebbe vedere una nuova ed ulteriore intensificazione africana dalla prossima settimana: all’estremo Sud non sono arrivate ancora le mezze stagioni.

ONDATA DI CALDO

Ancora caldo: nuova fiammata ciclone africano, fino a 40° in Sicilia

L’anticiclone africano ci riprova: nonostante le debolezze mostrate negli ultimi giorni, con piogge e temporali che hanno colpito molti angoli del nostro Paese, nel corso della settimana appena iniziata sole e temperature ben al di sopra delle medie stagionali torneranno ad espandersi con sempre maggiore vigore.

Antonio Sanò, direttore e fondatore del sito www.iLMeteo.it comunica che oggi una profonda area di bassa pressione (ciclone) va approfondendosi tra la Penisola Iberica e le Isole Britanniche in pieno Oceano Atlantico, spostandosi poi verso le Isole Britanniche. Proprio a causa della circolazione ciclonica, con le correnti che ruotano in senso antiorario attorno al minimo depressionario, verrà richiamata verso il bacino del Mediterraneo aria molto calda di estrazione sub-tropicale continentale, proveniente direttamente dagli arroventati deserti di Marocco e Algeria.

La ‘cuspide’ del promontorio anticiclonico africano, ovvero la sua estremità, si spingerà in direzione dell’Europa meridionale, con conseguenze anche sull’Italia. C’è da attendersi, dunque, una fase climatica dai connotati tipicamente estivi con tanto sole su buona parte del Paese e soprattutto più calda del normale; infatti, le masse d’aria in arrivo dal continente africano faranno schizzare le temperature fin verso i 36°C, specie al Centro-Sud e sulle due Isole maggiori (previsti fino a 40°C in Sicilia).

Caldo in aumento anche sul resto del Paese dove, nonostante le colonnine di mercurio non raggiungeranno i 40°C, le temperature saliranno comunque ben sopra la media. 33/34°C si potranno raggiungere nelle aree interne del Centro ed in città come Firenze e Roma e i 31/32°C su molte aree della Val Padana. Al Nord, tuttavia, il tempo è destinato a peggiorare verso metà settimana a causa dell’arrivo di aria più fresca ed umida in discesa dal Nord Atlantico: occhi puntati soprattutto alla serata di mercoledì 7 e su giovedì 8 settembre quando il sopraggiungere di una perturbazione potrebbe dar luogo a temporali anche forti su Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto, poi anche in Toscana.