Auto, con caldo elettriche possono perdere fino a 30% autonomia

Uno studio di Recurrent, che ha esaminato dati reali di oltre 7.500 auto elettriche negli Stati Uniti, ha stilato gli effetti del caldo sullo stato di salute delle batterie. Dall’analisi ‘Summer & Hot Weather on Electric Car Range’, riprodotta nell’infografica INTERATTIVA di GEA emerge che i veicoli elettrici perdono solo il 2-5% di autonomia a temperature inferiori a 32 °C, ma possono perdere il 20-30% dell’autonomia totale in condizioni climatiche torride, ovvero con temperature superiori a 35 °C.

Ecco le 9 piante che respingono gli insetti: i consigli degli agronomi

In queste settimane oltre a fare i conti con il caldo torrido, i romani stanno combattendo anche con la presenza di insetti fastidiosi e infestanti come le zanzare, i calabroni e le vespe. Per tenerli distanti dalle nostre case, terrazze e giardini non sempre si deve ricorrere alla chimica, ma si possono utilizzare alcuni tipi di piante che funzionano anche come repellenti naturali per questi insetti assolutamente indesiderati“. E’ quanto spiega Flavio Pezzoli, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (ODAF) della provincia di Roma. “Ognuna delle piante in questione – aggiunge Pezzoli – possiede particolari caratteristiche ed esigenze di cura, ma tutte condividono la capacità di respingere naturalmente gli insetti senza dimenticare la bellezza e la varietà che possono donare agli ambienti“.

Ecco le 9 piante che respingono naturalmente vespe e calabroni dai vostri spazi verdi e che possono essere reperite presso qualsiasi vivaio della città:

MENTA – La menta è una delle piante più efficaci per tenere lontane le vespe. Cresce rigogliosamente e, oltre ad essere utile in cucina per preparare rinfrescanti infusi, emana un aroma pungente che respinge non solo le vespe, ma anche ragni, formiche e zanzare.

CITRONELLA – La citronella è conosciuta soprattutto per la sua capacità di allontanare le zanzare, ma è altrettanto efficace contro le vespe. Ha bisogno di un clima caldo per crescere bene e non tollera il gelo, quindi è perfetta per le regioni mediterranee. Anche se l’odore può non essere gradito a tutti, è sicuramente un’arma potente contro molti insetti indesiderati.

AURONE – L’aurone, noto anche come artemisia del limone, è una pianta meno conosciuta ma molto efficace. Cresce formando cespi folti e rilascia un profumo di limone che tiene lontane diverse specie di insetti, comprese le vespe. Non è una pianta che troverete spesso nei giardini, ma vale la pena considerarla per l’ottima capacità repellente.

LAVANDA – La lavanda è una pianta dal profumo intenso che piace molto alle api, meno alle vespe. Anche se può richiedere qualche cura in più, il suo odore inebriante è un deterrente naturale per le vespe. Inoltre, il miele di lavanda è uno dei migliori, quindi coltivarla può avere anche benefici aggiuntivi.

PELARGONIO – I pelargoni, simili ai gerani, sono un’altra ottima scelta per respingere le vespe. Producono citronellolo, una molecola dalle proprietà repellenti che è molto efficace contro le vespe e le zanzare. Per un effetto ancora più potente, provate a schiacciare le foglie e disporle in ciotole sul tavolo del giardino.

GERANIO – I gerani non sono solo decorativi, ma anche utili per tenere lontane le vespe. Fioriscono da marzo a settembre, perfettamente in linea con la stagione delle vespe. Se curati correttamente, possono durare per anni, fornendo un’efficace barriera naturale contro gli insetti indesiderati.

ASPERULA – L’asperula è una pianta meno conosciuta, ma molto efficace nel respingere le vespe grazie al suo odore particolare. Preferisce le zone ombreggiate e può formare un bellissimo tappeto bianco ai piedi degli alberi da frutto. Potreste anche usarla per fare dei piccoli mazzi di fiori da posizionare in casa, per un tocco decorativo e funzionale.

ASSENZIO – L’assenzio è una pianta erbacea perenne con un fogliame profumato che tiene lontane le vespe e altri insetti. È spesso usata in cucina o per la produzione di liquori, ma il suo potere repellente la rende una scelta eccellente per chi vuole creare un giardino libero da insetti.

PIANTA DI POMODORO – Le piante di pomodoro sono una scelta meno comune per un terrazzo, solitamente più adatta agli orti, ma sorprendentemente efficace. Le vespe non sopportano l’odore delle foglie di pomodoro, quindi piantare qualche piantina sul terrazzo non solo aggiungerà un tocco di originalità, ma vi fornirà anche pomodori freschi e deliziosi.

Caldo record fino a Ferragosto ma nel week end ci sarà qualche temporale

Caldo sempre più estremo: dopo il 2022 che è stato l’anno più caldo della storia in Italia, il 2023 che si è piazzato al secondo posto, ecco che anche la Capitale frantuma un nuovo record assoluto. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it, conferma il mese appena concluso come il più caldo della storia di Roma: luglio 2024 ha fatto registrare temperature minime e temperature massime da record, battendo anche i dati ‘epici’ della torrida Estate 2003.

Sulla Capitale, la furia calda di Caronte ha portato minime medie di 22°C circa, in pratica abbiamo avuto 27 notti tropicali su 31 con minima sopra i 20°C e, alcuni giorni, abbiamo toccato persino l’esorbitante valore di 25-26°C di notte . Per quanto riguarda la massima di luglio 2024, a Roma il valore medio è stato incredibile: 34,8°C. Nel dettaglio, le massime si sono assestate intorno a questo numero, ad inizio luglio siamo scesi leggermente fino a circa 31-33°C ma durante il mese i picchi di 37-40°C sono stati prevalenti. Insomma, un clima impazzito anche a Roma, almeno 3°C più torrido del trentennio di riferimento 1991-2020, già molto caldo di per sé.

E il caldo non darà tregua nemmeno nei prossimi giorni o settimane: si teme una lunga ondata di calore almeno fino a Ferragosto. Una prova ne è il fatto che, nonostante alcuni temporali in arrivo nel weekend al Centro-Nord (dopo quelli di Giovedì sera al Nordest), le massime tra sabato e domenica saranno ancora africane, anche su questo settore (al Sud avremo ancora picchi di 44°C): a Terni si prevedono 37°C, a Firenze 36°C, a Ferrara e Roma 35°C, a Bologna 34°C. Una conferma che, con questo clima stravolto, anche una violenta passata temporalesca non riesce ad abbassare le temperature in modo significativo.

Le mappe meteorologiche sono dunque da incubo: almeno fino a Ferragosto non si vedono grandi cambiamenti. Il caldo proseguirà e il 2024 segnerà record su record, non solo sulla Capitale ma su tutto il pianeta; anche i mari sono ‘bollenti’ con l’acqua che sta assorbendo il 90% del Riscaldamento Globale causato dall’Effetto Serra. Quando gli oceani non saranno più in grado di accumulare questo calore in eccesso, allora le temperature delle nostre città non saranno più africane, ma tipiche del pianeta Mercurio! Intanto prestiamo attenzione al caldo ma anche ai temporali attesi nelle prossime ore al Nord-Est e nella giornata di sabato al Centro; in seguito, dagli ombrelli aperti – per poche ore – torneremo sotto gli ombrelloni, se saremo in grado di stare all’aria aperta nelle ore più calde della giornata.

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Ue: “Inquinamento e caldo minacciano salute, servono piani d’azione e verde in città”

Misure preventive per migliorare la salute generale della popolazione, riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici e gas serra da tutte le fonti, pianificazione urbana che dia priorità a spazi verdi, mobilità attiva e trasporto pubblico, potenziamenti edilizi, più consapevolezza della situazione: sono alcuni esempi di misure che l’Unione europea e i 27 Paesi membri sono chiamati ad adottare visto l’aumento, presente e atteso per il futuro, di problemi sanitari e di decessi legati all’inquinamento, alle alte temperature e alla combinazione di questi due fattori.

A riportare l’attenzione sul tema è l’Agenzia europea dell’Ambiente, l’Aea, che ha ricordato come, ogni anno, nell’Ue ci siano ben oltre 200 mila persone che muoiono per cause legate all’inquinamento atmosferico da particolato fine (Pm2.5): un numero “troppo alto” e che riguarda in particolar modo “i gruppi più vulnerabili della popolazione”, come anziani e bambini e chi ha uno status socio economico più basso. Ad essere più esposte sono le città e il contesto viene aggravato dall’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico. “A causa di fattori come l’effetto isola di calore urbano, le città possono essere significativamente più calde delle aree circostanti. Gli eventi di calore estremo nell’estate del 2022 hanno causato oltre 60 mila decessi stimati in Europa”, ha precisato l’Agenzia.

Questa è una preoccupazione crescente poiché si prevede che il numero di giorni con temperature estreme aumenterà a causa del cambiamento climatico. Secondo le proiezioni climatiche, entro la fine del 21° secolo possiamo aspettarci 60 giorni con condizioni di ondate di calore pericolose per la salute in alcune parti dell’Europa meridionale. Tali proiezioni – ha scritto l’Aea -, unite alla crescente vulnerabilità della popolazione per l’invecchiamento, alla prevalenza di malattie croniche e all’urbanizzazione, potrebbero aumentare il numero di decessi correlati alle ondate di calore in futuro, a meno che non vengano adottate misure di adattamento”.

L’Agenzia ha puntualizzato che, storicamente, gli impatti di fattori ambientali come rumore, inquinamento atmosferico e calore tendevano a essere valutati separatamente. Ma nella pratica è probabile che le persone siano esposte a più fattori di rischio contemporaneamente. “Uno studio recente ha identificato che l’aumento del rischio di mortalità correlato all’esposizione al calore estremo era del 6,1% e per PM2,5 elevato era del 5%, tuttavia il rischio di mortalità per esposizione combinata sia al calore estremo che al PM2,5 è stato stimato al 21%, ovvero significativamente maggiore del rischio di esposizione a uno qualsiasi dei due fattori da solo”, ha spiegato l’Aea. Oltre all’aumento delle temperature in Europa, si prevede che il cambiamento climatico avrà un impatto sulle emissioni di inquinanti atmosferici, ad esempio per gli incendi boschivi più numerosi e più grandi, e sulla loro formazione nell’atmosfera, ad esempio ozono a livello del suolo.

In questo scenario, la riduzione dell’inquinamento atmosferico è fondamentale perché “si tradurrà in un minor numero di decessi causati dal cambiamento climatico”. E dato che le principali fonti di inquinamento atmosferico includono trasporti, riscaldamento domestico, agricoltura, produzione di energia e industria, “riducendo le emissioni in questi settori possiamo abbassare ulteriormente i livelli di inquinamento nelle nostre città”. Inoltre, si possono anche introdurre una serie di misure per ridurre l’impatto del calore sulla salute. Quattro in particolare: “lo sviluppo di piani d’azione per la salute dovuti al calore e sistemi di allerta precoce per garantire che vengano adottate misure pertinenti prima e durante le ondate di calore”; “adottare azioni appropriate nella pianificazione urbana delle nostre città, ad esempio aumentare gli spazi verdi urbani e garantire dintorni verdi di scuole e ospedali per ridurre l’effetto isola di calore urbano in queste località: un ambiente più verde tende anche a incoraggiare le passeggiate e l’uso della bicicletta, con conseguente riduzione delle emissioni dei trasporti”; “migliorare l’efficienza energetica dell’ambiente costruito e ridurre le temperature interne (ad esempio, tende solari; tetti e facciate riflettenti; ventilazione meccanica)”; “adottare misure per proteggere i lavoratori, come l’adeguamento dell’orario per quanti operano all’aperto per evitare le ore più calde”.

Meteo, le ondate di calore previste nelle città domani e sabato

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA sono riportati i bollettini delle ondate di calore nelle città italiane per domani e sabato. Domani saranno 17 le città bollino rosso (allerta massima per colpi di calore), sabato invece la morsa del caldo si allenterà al nord.

Le stagioni di una volta tra Green Deal e Agenda Onu 2030

Un fisico del Cnr, Antonello Pasini, ha spiegato nei giorni scorsi su Repubblica perché l’Italia è/era spaccata in due: clima autunnale al Nord, clima africano al Sud. E perché lo sarà sempre di più, là dove il Po diventa il crinale tra il fresco/freddo e le temperature da altoforno e, soprattutto, là dove una volta troneggiava l’anticiclone delle Azzorre e adesso dominano gli anticicloni africani. Lo ha fatto sostenendo che le attività umane hanno “prodotto tutto questo” e ci ha messo in guardia sul futuro perché “si lascia intendere che quanto sta accadendo sia colpa di una natura matrigna, contro cui nulla possiamo, mentre invece sappiamo che le cause sono umane e potremmo rimuoverle”.

Pasini non è il primo e non sarà probabilmente nemmeno l’ultimo scienziato che lancerà l’allarme sul climate change e ci esorterà ad avere comportamenti meno brutali nei confronti di un pianeta che si sta ribellando ai disastri dell’uomo. Allarmi che devono necessariamente essere colti da chi governa la politica: nazionale e internazionale. Quel “non esistono più le stagioni di una volta” è diventato il claim un po’ surreale di uno stato di fatto in realtà preoccupante, anche se il punto è sempre lo stesso: bandire le ideologie e trovare un punto di incontro tra la salvaguardia della terra e la tutela degli interessi industriali. Non sarà facile e non potrà essere prerogativa solo europea. Quindi sarà difficilissimo allineare Cina e India e Stati Uniti. Insomma, un nuovo Green Deal più equilibrato ma pure nuovi atteggiamenti collettivi.

“Il cambiamento climatico non ha colore politico: danneggerà chi crede che il mondo debba essere più equo e giusto, ma anche chi punta sul libero mercato”, il pensiero conclusivo di Pasini che non può non accompagnare a riflessioni inevitabilmente profonde sui flagelli dell’estate 2024, il Nord sott’acqua e il Centro-Sud arrosto, fiumi in piena e siccità estrema, incendi diffusi dagli usa all’Australia e il brutto non è ancora cominciato. Qualcosa non va (più) questo è certo, qualcosa va fatto (questo è altrettanto certo), qualcuno deve prendersi la responsabilità di agire, non c’è più tempo per bisticciare sul negazionismo, non c’è più margine per arrovellarsi sui 17 obiettivi stabiliti dalle Nazioni Unite per l’agenda 2030. Sei anni e ci siamo. Sei anni così, però, sono lunghissimi. E faticossissimi.

caldo

Meteo, ‘Caronte’ cresce: verso frantumazione nuovi record di caldo in Europa e Italia

Prepariamo gli ombrelli, ma non certo per ripararci dalla pioggia o dal maltempo. Nei prossimi giorni l’anticiclone africano Caronte diventerà sempre più forte e in Europa probabilmente riuscirà a frantumare qualche record di caldo. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it pone l’attenzione al gran caldo in arrivo, non solo in Italia, ma anche su molti Stati europei. In casa nostra l’anticiclone africano sarà da record, infatti il Caronte del 2024 sarà molto più caldo del primo Caronte del 2012, quando le temperature al suolo faticarono a raggiungere i 37°C: una conferma che il clima è cambiato. 10-20 anni fa parlavamo di caldo estremo quando le massime toccavano 36-38°C, adesso arriviamo sempre più spesso agli over 40 (oltre i 40°C all’ombra).

Sotto il profilo termico Caronte porterà 42°C a Foggia e Taranto, 41°C a Benevento, Siracusa, 40°C ad Agrigento e Ferrara, 37-38°C su Marche e Umbria e basso Veneto. A Roma arriveremo a sfiorare i 40°C (percepiti 41°C) tra il 18 e il 20 luglio: come successe esattamente un anno fa, nello stesso identico periodo, potremo battere il record assoluto di caldo per la Capitale. Negli stessi giorni, durante il picco, anche Milano ‘cuocerà’ con una massima di 35°C e una percepita di 39°C a causa dell’alta umidità.

Sull’Europa orientale invece l’ondata di caldo africano sarà più intensa. E’ scattata l’allerta arancione in tutta la Romania (non era mai accaduto prima un’estensione totale a tutto il Paese) dove si prevedono fino a 42°C all’ombra a Bucarest. Non saranno da meno Serbia, Bulgaria, Ungheria, Ucraina, Moldavia e tutta la Penisola Balcanica con picchi massimi prossimi ai 40°C o anche più ancora per molti giorni. In queste situazioni di caldo estremo i medici invitano le persone più fragili (anziani, bambini e chi soffre di qualche patologia, soprattutto respiratoria e cardiaca) a non uscire di casa dalle 11 alle 18, ore di massime intensità solare.

Questa situazione durerà almeno fino al prossimo weekend e soltanto sulle Dolomiti si potrà avere qualche ora di refrigerio qualora scoppiassero dei temporali di calore.

Entrando nel dettaglio, oggi al Nord il tempo sarà soleggiato e più caldo. Al Centro ampio soleggiamento e clima caldo e al Sud tutto sole e caldo africano. Domani, 17 luglio, al Nord sole e caldo in aumento, al Centro caldo in aumento (38°C a Roma) e al Sud soleggiato con caldo in intensificazione. Giovedì 18 luglio al Nord isolati temporali di calore sulle Dolomiti, al Centro sole e caldo intenso e al Sud tanto sole e tanto caldo. Prosegue, dunque, l’ondata di caldo africano, qualche temporale di calore sulle Alpi orientali in locale discesa verso le pianure orientali.

Alluvione

E’ la Giornata per le vittime della crisi climatica globale: in 40 anni fino a 145mila morti in Europa

Si celebra oggi la Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, iniziativa nata dalla dichiarazione congiunta firmata nel 2023. L’obiettivo è quello di ricordare le vittime dei disastri climatici, sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle azioni individuali e collettive per ridurre il rischio di impatti climatici e migliorare la preparazione e la risposta agli eventi estremi.

“La giornata serve come appello all’azione. L’Europa deve agire ora per ridurre al minimo gli impatti dei cambiamenti climatici”, ha scritto su X l’Agenzia europea dell’Ambiente (Aea), secondo la quale negli ultimi decenni, l’Europa è stata colpita da rischi naturali frequenti e gravi legati alle condizioni meteorologiche e al clima, come siccità, incendi boschivi, ondate di caldo, tempeste e forti piogge. Per dare qualche cifra, negli ultimi quattro decenni, le condizioni meteorologiche estreme sono state responsabili di mezzo trilione di euro di perdite economiche e di vittime umane comprese tra le 85 mila e le 145 mila. In più, “le sole ondate di caldo hanno causato decine di migliaia di morti premature in Europa dal 2000” e “si prevede che la loro durata, frequenza e intensità aumenteranno, portando a un aumento sostanziale della mortalità, soprattutto tra le popolazioni vulnerabili, a meno che non vengano adottate misure di adattamento”.

ONDATE DI CALORE. Dal 1999 al 2019 – secondo una ricerca pubblicata a maggio su PLOS Medicine – oltre 150.000 persone sono morte per le ondate di calore. E la metà di queste è stata registrata in Asia. Lo studio – condotto dall Monash University in collaborazione con l’Università di Shandong in Cina, la London School of Hygiene & Tropical Medicine nel Regno Unito e università/istituti di ricerca di altri Paesi – ha rilevato che, nel periodo 1990-2019, le ondate di calore hanno portato a un aumento di 236 decessi per dieci milioni di residenti per ogni stagione calda di un anno. Le regioni con il maggior numero di decessi legati alle ondate di calore sono state l’Europa meridionale e orientale, le aree con climi polari e alpini e quelle in cui i residenti hanno un reddito elevato. Nelle località con clima tropicale o con basso reddito è stato osservato il maggior calo del carico di mortalità legato alle ondate di calore dal 1990 al 2019. Per il rapporto 2023 del Lancet Countdown on Health and Climate Change – pubblicato alla vigilia della Cop28 che si è svolta a Dubai – i decessi legati al caldo tra le persone di età superiore ai 65 anni sono aumentati dell’85% nel periodo 2013-2022 rispetto al periodo 1991-2000. Secondo l’Emergency Situations Database (EM-DAT), i pericoli meteorologici, idrologici e climatici in Europa nel 2022 hanno colpito direttamente 156mila persone e causato 16.365 morti, quasi esclusivamente a causa delle ondate di calore.

EVENTI ESTREMI. In Italia, secondo un recente studio ENEA, dal 2003 al 2020 gli eventi climatici estremi hanno causato complessivamente 378 decessi, di cui 321 per frane e valanghe, 28 per tempeste e 29 per inondazioni. Le regioni con il maggior numero di decessi e di comuni coinvolti sono risultate Trentino-Alto Adige (73 decessi e 44 comuni), Lombardia (55 decessi e 44 comuni), Sicilia (35 decessi e 10 comuni), Piemonte (34 decessi e 28 comuni), Veneto (29 decessi e 23 comuni) e Abruzzo (24 decessi e 12 comuni). Dallo studio emerge inoltre che circa il 50% dei 247 comuni italiani con almeno un decesso è costituito da centri montani o poco abitati, dove il rischio di mortalità associata a eventi meteo-idrogeologici estremi potrebbe essere connesso alla loro fragilità intrinseca e alle difficoltà degli interventi di soccorso. DANNI

ECONOMICI. Il cambiamento climatico sta avendo un forte impatto anche dal punto di vista economico. Nel 2023 le perdite globali, secondo un’analisi di Munich Re, sono stimabili intorno ai 250 miliardi di dollari, di cui solo 95 miliardi erano assicurati. In Europa a causare perdite record sono stati soprattutto i temporali nella regione alpina e nell’area mediterranea. Complessivamente i danni derivanti da questi eventi ammontano a 17 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi assicurati. Nel nostro Paese – come si legge nel Pnacc – i fenomeni di dissesto geologico, idrologico e idraulico (inondazioni, frane, erosioni e sprofondamenti) costano più di due miliardi di euro all’anno.

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Nuovo record climatico: giugno 2024 è il più caldo di sempre

Quello che si è appena concluso è stato il giugno più caldo mai registrato nella storia, battendo il record già eccezionale stabilito nello stesse mese dello scorso anno. Lo ha annunciato l’osservatorio europeo Copernicus. Dopo oltre un anno di record mensili ininterrotti, “la temperatura media globale degli ultimi 12 mesi (luglio 2023 – giugno 2024) è la più alta mai registrata”, ovvero “1,64°C al di sopra della media preindustriale del 1850-1900”, quando le emissioni di gas serra causate dall’uomo non avevano ancora riscaldato il pianeta.

Giugno 2024 “segna il 13° mese consecutivo di temperature globali record e il 12° mese consecutivo di 1,5°C al di sopra della media preindustriale” (1850-1900), spiega Carlo Buontempo, direttore del Servizio Cambiamenti Climatici di Copernicus (C3S). “Non si tratta di un’incongruenza statistica, ma di un cambiamento significativo e in corso nel nostro clima”, dice lo scienziato, al termine di un mese costellato da gravi ondate di calore in Cina, India, Messico, Grecia e Arabia Saudita, dove più di 1.300 persone sono morte durante il pellegrinaggio alla Mecca.

Mentre nell’Europa occidentale il termometro è stato vicino o al di sotto della norma stagionale (1991-2020), gran parte del mondo ha registrato temperature superiori alla media, se non addirittura eccezionali.

A seguito delle ondate di calore di giugno, migliaia di persone hanno sono state evacuate in California a causa di devastanti incendi, mentre nei Balcani, in Pakistan e in Egitto si sono verificate interruzioni di corrente, con conseguente spegnimento di ventilatori, condizionatori e frigoriferi essenziali.

“Anche se questa specifica serie di misure estreme prima o poi termina”, con la fine del fenomeno ciclico El Niño che da un anno accentua gli effetti del riscaldamento globale, “si batteranno nuovi record perché il clima continua a riscaldarsi” a causa delle emissioni di gas serra dell’uomo, sottolinea il direttore del C3S.
Con l’arrivo del fenomeno La Niña previsto entro la fine dell’anno, sinonimo di temperature globali più fresche, “possiamo aspettarci un calo della temperatura globale nei prossimi mesi”, spiega Julien Nicolas, scienziato del C3S.

La temperatura globale alla fine del 2024 dipenderà in larga misura dai cambiamenti nel calore degli oceani, che coprono il 70% del pianeta e la cui temperatura delle acque superficiali è stata ben al di sopra di tutti i record per più di un anno.

Meteo, weekend di sole e temporali. In settimana il grande caldo

Italia al sole con caldo in aumento nel corso dell’imminente fine settimana, ma attenzione a forti temporali con rischio grandinate tra sabato 6 e domenica 7 luglio; poi nel corso della prossima settimana tornerà il grande caldo africano. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it, comunica che i due fenomeni, caldo intenso e temporali, paiono scollegati, ma in realtà sono molto più uniti di quanto si possa pensare: la sempre più invadente presenza dell’anticiclone africano e l’aumento delle temperature medie in tutte le stagioni, causato dal cambiamento climatico in atto, provoca una maggiore evaporazione dell’acqua del mare che poi si traduce in quel carburante di cui parliamo spesso per l’innesco di eventi meteo estremi. Il tutto determina un aumento delle precipitazioni convettive (temporali) con serio rischio di grandine grossa e nubifragi.

Domani, 6 luglio, l’aspettativa è tanto sole e caldo su buona parte dei settori: vista l’origine sub-tropicale delle masse d’aria è prevista un’impennata delle temperature, specie al Centro-Sud e sulle due Isole maggiori, con picchi fino ad oltre 35°C. Nel frattempo, la coda di una perturbazione di passaggio sull’Europa Centrale lambirà parte del nostro Paese, destabilizzando non poco l’atmosfera. Le regioni settentrionali si troveranno in una sorta di “zona di convergenza” in cui interagiscono masse d’aria di origine diverse: da una parte il caldo africano, dall’altra le fresche e instabili correnti in discesa dal Nord Europa. Proprio in questa “terra di nessuno” avvengono i contrasti maggiori e più pericolosi con il serio rischio di locali grandinate e violente raffiche di vento (i temibili downburst: venti lineari fino a 100 km/h in uscita dal temporale).

Massima attenzione su Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige, dove il maltempo ha già provocato ingenti danni nei giorni scorsi. Domenica 7 luglio l’anticiclone aumenterà ulteriormente la sua forza al Centro-Sud e sulle due Isole maggiori: ecco che inizierà dunque una nuova fase rovente. In particolare, su Puglia, Sardegna e Sicilia si potranno toccare punte massime oltre i 36-37°C durante le ore pomeridiane. Discorso diverso per il Nord dove, dopo una prima parte di giornata piuttosto calda, durante le ore pomeridiane aumenterà nuovamente il rischio di violenti temporali, dapprima sulle Alpi, poi in rapida estensione alle pianure di Piemonte, Lombardia e Veneto.

Entrando nel dettaglio, dunque, oggi al Nord tempo stabile, al centro soleggiato e al Sud bel tempo. Domani, sabato 6 luglio, al Nord rovesci e temporali sulle Alpi, sole altrove. Al centro tutto sole e al Sud ampio soleggiamento. Domenica 7 luglio, al Nord temporali sparsi, anche intensi. Al Centro più soleggiato e asciutto e al Sud tutto sole. La tendenza ravvisata è che nel corso della prossima settimana, nuova espansione dell’anticiclone africano, a garanzia di un tempo soleggiato e via via più caldo.

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