Zampedri (Il Pastaio): “Investiamo in packaging sempre più sostenibili, riciclabili e riciclati”

Presente a TuttoFood 2026, Roberto Zampedri ha raccontato ai microfoni di Gea l’evoluzione green de Il Pastaio “La nostra azienda si è certificata giusto l’anno scorso Ecovadis per la sostenibilità: questo significa che vengono monitorate tutte le emissioni nell’aria e la provenienza delle fonti di energia utilizzate. L’azienda, inoltre, ha investito un paio di anni fa nella trigenerazione per migliorare il risparmio energetico e l’utilizzo dell’acqua. In più, da diversi anni vengono investiti fondi nello sviluppo di packaging sempre più sostenibili, passando dal riciclato a quello riciclabile, fino ad arrivare a soluzioni certificate TUV per la compostabilità”.

Bertin (Roncadin): “Ottimizzare i consumi energetici innovando la cottura dei nostri prodotti”

“Ci occupiamo di sostenibilità già dal 2010 e infatti, quando la famiglia Roncadin ha ripreso in mano l’azienda, ha voluto fin da subito cominciare con l’installazione di pannelli fotovoltaici, lavorando sulle energie rinnovabili – ha raccontato Paola Bertin, marketing & communication coordinator di Roncadin SpA ai microfoni di Gea in occasione di TuttoFood 2026 –. Abbiamo un parco fotovoltaico che copre il 30% del nostro fabbisogno. Tutto quello che viene acquistato extra è acquistato da fonti rinnovabili. Cerchiamo di prestare moltissima attenzione anche quando facciamo innovazione di prodotto. Infatti adesso abbiamo lanciato le nostre pizzette per air fryer che permettono una cottura molto più veloce rispetto a quella nel forno. E quindi c’è anche in questo caso la volontà di migliorare, di ottimizzare quelli che sono i consumi energetici e anche l’attenzione ovviamente a quella che è la parte salutistica di un prodotto e quindi anche di ridurre la quantità di quello che viene ingerito. Anche quando si lavora sul packaging stiamo molto attenti alla scelta dei materiali, si lavora con materiali riciclati e siamo ovviamente società benefit da 4 anni e B Corp dal 2024, per cui già da qui si evince la nostra forte attenzione forte alla sostenibilità”.

Laterza (Mutti): “Con il progetto Biorestore sappiamo di quanta acqua necessita la pianta”

La sostenibilità inseguita da Mutti non è solo ambientale ma anche sociale, come ha raccontato a Gea Michele Laterza, direttore Corporate communication, in occasione di TuttoFood 2026: “L’impegno di Mutti nella sostenibilità è un impegno che ha radici profonde. Negli ultimi anni abbiamo monitorato l’impatto della nostra azienda e anche quello della nostra filiera affinché si potesse lavorare a una riduzione dell’impronta idrica e dell’impronta di carbonio. Abbiamo iniziato già diversi anni fa con il WWF, ma insieme a quello abbiamo lavorato sempre per trovare delle soluzioni sia dentro che fuori l’azienda. Dentro l’azienda abbiamo lavorato al ricircolo delle acque che sono quelle che trasportano il pomodoro all’interno dell’azienda e che lavano anche il pomodoro stesso. Insieme a questo c’è tutto un lavoro anche legato al fotovoltaico ovviamente, quindi al discorso energetico. Insieme agli agricoltori siamo riusciti a lavorare a un progetto che si chiama ‘Biorestore’, che sono dei sensori sulla pianta che ti dicono esattamente lo stato di necessità dell’acqua e anche lo stato di benessere della pianta, in maniera tale da dare delle informazioni importanti per gli agricoltori e cercare di ridurre il più possibile l’utilizzo di acqua. Una sostenibilità che non è soltanto ambientale, è anche una sostenibilità sociale. Il nostro impegno è chiaramente nel sostenere tutto quello che riguarda l’utilizzo di prodotti in fase di scadenza e lo facciamo sia con realtà come Too Good To Go o con il Banco Alimentare, che è il nostro partner da diversi anni, e cerchiamo ovviamente anche di fare un qualcosa che possa lasciare un segno alla comunità. Quindi ogni anno lavoriamo con persone con difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro, le formiamo gratuitamente e vengono a lavorare da noi durante la campagna di trasformazione del pomodoro. Quei 70 giorni in cui vengono immersi all’interno del mondo Mutti, vivono la campagna e hanno la possibilità di mettere Mutti sul curriculum, ma anche di entrare in contatto con tutta la filiera e quindi di reinserirsi nel mondo del lavoro”.

Barbera (Manfredi Barbera & Figli): “Già 25 anni fa il consorzio Frantoi in Sicilia ottimizzava le emissioni”

Ai microfoni di Gea in occasione di TuttoFood 2026 è intervenuto anche Manfredi Barbera, amministratore e Ceo di Manfredi Barbera & Figli SpA, che ha raccontato la lunga storia di sostenibilità legata alla sua azienda: “Già 25 anni fa abbiamo iniziato a fare un progetto proprio sulla sostenibilità, quando questa parola non era neanche tanto conosciuta. Abbiamo formato il primo consorzio di Frantoi in Sicilia, proprio perché pensavamo che facendo massa si potevano avere dei risultati in termini di emissioni di CO2, di riutilizzo dei sottoprodotti molto più virtuosi di quanto potessero fare da sole le singole aziende. Devo dire che questo percorso iniziato 25 anni fa ci ha portato poi grandi risultati. L’ultimo che stiamo presentando qui a TuttoFood 2026 è il prodotto ‘zero pesticidi’ da filiera sostenibile interamente siciliana”.

Sbraga (Fipe): “Siamo in piena transizione ambientale e tutti devono fare la loro parte”

“Il mondo della ristorazione, con 324.000 imprese, 1 milione e mezzo di addetti e 60 miliardi di valore aggiunto, è attento al tema della sostenibilità, non solo ambientale ma anche economica per le aziende. Bisogna fare le cose nel modo giusto, facendo in modo che le aziende possano stare in piedi”. Così ha dichiarato Luciano Sbraga, vicedirettore generale di Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi.

In merito alle attività organizzate in quest’ottica ha poi aggiunto: “Da qualche anno abbiamo realizzato un progetto chiamato ‘Rimpiattino’, che è la doggy bag all’italiana. Ne abbiamo distribuite diverse decine di migliaia nei ristoranti: è un contenitore dal design accattivante e per lanciare iniziative come questa serviva un contenitore così, non una banale scatola. Contro lo spreco alimentare, dato che spesso si ha imbarazzo o vergogna di portare a casa il cibo ordinato al ristorante, noi invitiamo i ristoratori a dare questo contenitore ai clienti affinché il cibo non vada disperso. C’è poi il tema del risparmio energetico, l’efficienza delle macchine e delle attrezzature all’interno dei locali, e i piani di manutenzione corretti”.

“Su tutto questo siamo impegnati per favorire gli investimenti delle imprese nell’acquisto di attrezzature efficienti dal punto di vista energetico. Se non si ha la sensibilità sull’importanza di questo tema, tutto il resto non funziona. Siamo in piena transizione ambientale, quindi ci sono anche dei rallentamenti o dei ripensamenti sulle politiche per la sostenibilità, ma è una battaglia giusta che va perseguita e tutti devono fare la propria parte”, ha concluso il vicedirettore generale di Fipe.

Allegretti (Loacker Italia): “Con l’Innovation Center nuovi concept ancora più sostenibili”

“La sostenibilità nasce soprattutto dalla location, dall’attenzione al territorio e dalla ricerca delle materie prime” ha commentato ai microfoni di Gea Ivo Allegretti, Business Director di Loacker Italia, presente a TuttoFood 2026. “Qualche esempio: noi produciamo solo con latte alpino, le nostre nocciole sono 100% italiane e selezioniamo i fornitori con i quali lavoriamo anche su tutti gli aspetti di ecosostenibilità. In termini poi più ufficiali e pratici, dal 2025 siamo società benefit e stiamo lavorando per ottenere la certificazione B Corp, che contiamo di ottenere nei prossimi mesi”.

“È estremamente importante per noi la posa della prima pietra dell’Innovation Center – ha continuato il Business Director – che diventerà un vero e proprio hub: non un sito produttivo, ma uno spazio per Loacker per sviluppare nuovi concept e lavorare ancora di più sull’area della sostenibilità. Questo hub, infatti, conterrà una Creative Kitchen per lo sviluppo di nuove idee per il futuro, un laboratorio di ricerca e sviluppo che ci garantisce un prodotto caratterizzato da croccantezza e scioglievolezza, e un laboratorio tecnico per lo sviluppo di macchinari destinati alla produzione che sviluppiamo internamente”

A conclusione, Allegretti ha portato un altro esempio dell’impegno di Loacker Italia verso la sostenibilità: “Stiamo testando il nuovo forno Opti Bake: il primo elettrico per la produzione di wafer che contribuisce alla decarbonizzazione dell’intero nostro processo produttivo. Puntiamo alla neutralità climatica entro il 2040. Queste, in breve, sono le caratteristiche e il lavoro che stiamo facendo come Loacker per dare il nostro contributo all’ecosistema”.

Desimoni (Consorzio Tutela Aceto Balsamico Modena): “Il progetto Generativa vuole cambiare la filiera dell’uva”

A TuttoFood 2026 Federico Desimoni, direttore generale del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, ha raccontato ai microfoni di Gea le ultime novità legate al settore: “Come Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena abbiamo da poco lanciato un nuovo progetto in tema sostenibilità. Il titolo è ‘Generativa’. Ha due grandi pilastri questo progetto: uno è lavorare sulla filiera dell’uva. Il secondo pilastro è appunto fornire ai produttori uno strumento che possa aiutarli a sviluppare la sostenibilità, oltre anche a quello che le normative comunitarie chiedono. In particolare stiamo lavorando su uno strumento che è quello del marchio ministeriale ‘Made Green in Italy’ e siamo già a un livello avanzato applicativo. Ora, appunto, è il momento per le aziende di fare il proprio lavoro singolarmente e noi come consorzio li sosteniamo e supportiamo sia da un punto di vista economico che da un punto di vista di strumenti operativi. Il problema del cambiamento climatico è evidente anche nel nostro settore e ne sentiamo le conseguenze. Abbiamo bisogno del supporto sicuramente dei ministeri. La regione ci sta aiutando tanto a sviluppare dei piani anche di filiera che possano integrare le esigenze di agricoltori e di produttori di aceto balsamico di Modena. Quindi confidiamo di potere creare questi strumenti con il supporto e il sostegno delle istituzioni”.

Bollino (Inalpi): “Uno sguardo al futuro per valorizzare il latte e la sostenibilità”

“Inalpi torna a TuttoFood nell’occasione dei suoi 60 anni di storia con uno sguardo rivolto verso il futuro. Futuro che non è solo la valorizzazione del latte, ma è anche l’occhio di riguardo che abbiamo verso la sostenibilità e l’ambiente che ci circonda”. Così ha dichiarato Gabriella Bollino, Direttrice Commerciale e Marketing di Inalpi, intervistata da GEA, e ha aggiunto: “La nostra attività in questo senso si è mossa molto negli ultimi anni. Siamo oggi in una filiera coesa attraverso la cooperativa Compral latte e con loro abbiamo fatto ormai da qualche anno dei ragionamenti importanti che ci hanno permesso di arrivare a un 80% dei nostri conferenti che utilizzano solo energie rinnovabili. Puntiamo chiaramente al 100, ma siamo già all’80”.

“Oltre a questo, noi in azienda abbiamo fatto un investimento molto importante in questi ultimi tre anni, che ci sta permettendo di recuperare le acque di lavorazione del ciclo industriale, compreso il vapore acqueo della produzione del latte in polvere. Attraverso un sistema di filtri a membrane riusciamo a ripulire l’acqua e a renderla ripotabile. Tutto questo si aggiunge a un progetto che è nato negli ultimi mesi, ma che stiamo portando avanti con molta forza, che è quello sulle emissioni enteriche degli allevamenti. Siamo partiti con 10 allevamenti pilota sui quali stiamo testando dei prodotti che permettono di ridurre queste emissioni. Chiaramente è un progetto che deve avere un po’ di spazio per essere concluso e andremo a valutare i risultati nelle varie stagioni dell’anno. Se, come ci stanno dimostrando i dati, funzionerà, lo estenderemo a tutta la nostra filiera”, ha concluso la Direttrice Commerciale e Marketing di Inalpi.

Boom dei prezzi alimentari in Italia: dal 2021 fare la spesa costa il 25% in più

Prima la ripresa dalla pandemia, poi gli shock energetici causati dalla guerra in Ucraina scatenata dalla Russia. Sono queste quelle che Istat definisce le “principali determinanti” della crescita dei prezzi dei beni alimentari in Italia. Una vera e propria impennata: da ottobre 2021 a ottobre 2025 hanno registrato aumenti del 24,9%, quasi 8 punti sopra l’inflazione generale misurata dall’Ipca (+17,3%). E se l’Italia è messa male, le altre principali economie Ue fanno anche peggio. L’Istat ricorda che i prezzi del cibo sono infatti aumentati, nel periodo in esame, del 29% per l’area euro (+32,3 nella Ue), del 32,8% in Germania, del 29,5% in Spagna. Solo la Francia ha registrato incrementi leggermente inferiori (23,9%).

Nel focus allegato all’ultima ‘Nota di andamento dell’economia italiana’, l’istituto nazionale di statistica rileva che i prezzi degli alimentari iniziano a crescere nella seconda metà del 2021, subiscono un’impennata dall’inizio del 2022 fino alla metà del 2023, e continuano ad aumentare, seppure a tassi più moderati, anche nel periodo successivo. Si arriva a settembre 2025 con prezzi in aumento del 26,8% rispetto all’ottobre 2021 e incrementi molto ampi per i prodotti vegetali (+32,7%), latte, formaggi e uova (+28,1%) e pane e cereali (+25,5%). L’impatto è facile da immaginare, considerando che i beni alimentari rappresentano oltre un quinto del valore economico dei beni e servizi consumati dalle famiglie italiane e che la sola componente cibo rappresenta il 16,6% della spesa media. Istat sottolinea che si tratta di “beni in prevalenza necessari” e si caratterizzano “per la rigidità della loro domanda rispetto ad aumenti di prezzo”. L’impatto risulta dunque “rilevante” sul potere di acquisto delle famiglie, soprattutto quelle a più basso reddito, in considerazione della maggiore quota dei beni alimentari rispetto al totale dei consumi.

Come si è arrivati fin qui lo spiega sempre Istat, con una fotografia plastica: a partire dalla seconda metà del 2021 sono iniziate a manifestarsi pressioni al rialzo dei prezzi internazionali delle materie prime alimentari dovute alla fase di ripresa economica post pandemica. In tale contesto, in presenza di una domanda crescente e di frizioni nell’approvvigionamento dovute ai riassestamenti delle catene globali dopo la pandemia, si è verificata una contrazione dell’offerta mondiale determinata anche da eventi metereologici avversi nei principali paesi esportatori. A partire da febbraio 2022, l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni internazionali contro la Russia (con il blocco delle importazioni di gas) hanno determinato forti pressioni inflattive sui beni energetici. Nello stesso periodo hanno infatti continuato a crescere i prezzi delle materie prime alimentari. Lo shock energetico ha inoltre colpito anche indirettamente il settore alimentare, attraverso gli incrementi dei prezzi di altri prodotti intermedi, in particolare i fertilizzanti (il cui prezzo – rileva Istat – è più che raddoppiato dall’inizio del 2021 alla fine del 2022).

Un effetto a cascata: gli incrementi del prezzo dei prodotti alimentari non lavorati si sono trasmessi poi a quelli lavorati. Così i prezzi alla produzione dell’industria alimentare sono aumentati del 21,4%, tra il terzo trimestre del 2021 e il terzo del 2023, data un’analoga crescita delle materie prime agricole. Negli ultimi due anni, i prezzi hanno continuato ad aumentare “ma a tassi notevolmente più contenuti”, spiega Istat. A tale dinamica ha contribuito il recupero dei margini di profitto delle imprese del settore agricolo, mantenutisi su livelli particolarmente bassi nel periodo 2021-2022.

Secondo le associazioni dei consumatori sono dati che spiegano la depressione dei consumi. “I maxi rincari nel settore alimentare non solo impoveriscono le famiglie, ma portano a profonde modifiche nelle abitudini degli italiani, al punto che una famiglia su tre è stata costretta nell’ultimo anno a tagliare la spesa per cibi e bevande” spiega il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, secondo cui gli aumenti dei listini alimentari proseguono ancora oggi: a fronte di una inflazione nazionale all’1,2%, alcuni prodotti registrano “rincari fortissimi”. Ad ottobre la carne balza del +5,8% su anno con punte del +7,9% per la carne bovina, le uova segnano un +7,2%, formaggi e latticini +6,8%, burro +6,7%, riso +4,6%. Per altri prodotti gli aumenti sono addirittura a due cifre: il cioccolato sale del +10,2%, il caffè del +21,1%, il cacao del +21,8%. Insomma, le famiglie italiane spendono sempre di più per un carrello sempre più vuoto: da ottobre 2021 ad oggi le vendite alimentari nel nostro Paese sono crollate in volume del -8,8%. Il Codacons chiama in causa Mister Prezzi e l’Antitrust “affinché avviino una approfondita indagine sull’andamento dei listini alimentari in Italia” dato che i listini “non sono tornati alla normalità” quando le emergenze sono terminate e hanno dato vita “a una forma di speculazione sulla pelle dei consumatori“.

Dallo scarto al piatto: ecco come i rifiuti diventano cibo grazie alla muffa

Photo Credit: Vayu Hill-Maini, UC Berkeley

Lo chef e chimico Vayu Hill-Maini ha una passione: trasformare i rifiuti alimentari in specialità culinarie utilizzando i funghi. Uno dei suoi collaboratori è Rasmus Munk, capo chef e comproprietario del ristorante a due stelle Michelin Alchemist di Copenaghen, che serve un dessert – una muffa Neurospora di colore arancione cresciuta sul riso – ispirato dal suo mentore.

POLPETTE DI NEUROSPORA. Negli ultimi due anni, Hill-Maini ha collaborato con un team di chef del Blue Hill at Stone Barns, un altro ristorante a due stelle Michelin a Pocantico Hills, New York, per creare gustosi bocconcini a partire da muffe di Neurospora cresciute su cereali e legumi, compresa la polpa rimasta dalla produzione del latte d’avena. Qui presto sarà servita una polpetta di cereali ricoperta di Neurospora arancione con un contorno di pane ammuffito che, una volta fritto, ha l’odore e il sapore di un panino al formaggio tostato. Hill-Maini, borsista post-dottorato presso l’Università della California, lavora nel laboratorio di Jay Keasling, professore di ingegneria chimica e biomolecolare della UC Berkeley, e qui si è dedicato a imparare tutto ciò che c’è da sapere sulla Neurospora intermedia – un fungo molto diffuso che viene tradizionalmente usato in Indonesia per produrre un alimento chiamato oncom (pronuncia ahn’ cham) dalla polpa di soia – in modo da poterlo adattare ampiamente agli sprechi alimentari e ai palati occidentali.

UN SISTEMA ANTISPRECO.Il nostro sistema alimentare è molto inefficiente. Un terzo circa di tutto il cibo prodotto negli Stati Uniti viene sprecato, e non si tratta solo di gusci d’uovo nella spazzatura. È un fenomeno su scala industriale”, dice lo scienziato. “Che fine fanno tutti i cereali coinvolti nel processo di produzione della birra, l’avena che non è stata trasformata in latte d’avena, i semi di soia che non sono stati trasformati in latte di soia? Viene buttato via”, spiega. Quando un collega chef indonesiano gli ha fatto conoscere l’oncom fermentato, è stata la svolta. L’evangelizzazione di Hill-Maini sui benefici della Neurospora ha ispirato Blue Hill a installare quest’estate un incubatore e una cappa per la coltura di tessuti nella sua cucina di prova, consentendo al ristorante di immergersi più profondamente negli alimenti fungini. Mentre le persone di molte culture mangiano da tempo cibi trasformati da funghi – il grano trasformato in alcol dal lievito, la cagliata del latte trasformata in formaggio blu dalla muffa Penicillium, la salsa di soia e il miso prodotti dai fagioli di soia dalla muffa koji (Aspergillus oryzae) – l’oncom è unico nel suo genere in quanto prodotto da scarti alimentari. Un articolo di Hill-Maini sulla genetica dei ceppi di Neurospora intermedia che trasformano gli scarti del latte di soia in oncom e su come i funghi alterano chimicamente 30 diversi tipi di scarti vegetali è stato pubblicato sulla rivista Nature Microbiology.

DAGLI SCARTI AGRICOLI AL PIATTO.Negli ultimi anni, credo che i funghi e le muffe abbiano attirato l’attenzione del pubblico per i loro benefici per la salute e l’ambiente, ma si sa molto meno sui processi molecolari che questi funghi svolgono per trasformare gli ingredienti in cibo”, ha detto. “La nostra scoperta ci apre gli occhi su queste possibilità e sblocca ulteriormente il potenziale di questi funghi per la salute e la sostenibilità del pianeta”. Uno degli aspetti sorprendenti di questi intrugli ammuffiti, ha scoperto Hill-Maini, è che i funghi trasformano materiale vegetale indigesto – polisaccaridi, tra cui pectina e cellulosa, provenienti dalla parete cellulare della pianta – in cibo digeribile, nutriente e gustoso in circa 36 ore.

NUOVI SAPORI INASPETTATI. Nel nuovo lavoro, Hill-Maini ha dimostrato che N. intermedia può crescere su 30 diversi tipi di rifiuti agricoli, dalla bagassa della canna da zucchero alla sansa di pomodoro, dal mallo di mandorla alle bucce di banana, senza produrre le tossine che possono accumularsi in alcuni funghi e muffe. Poiché il ceppo di Neurospora ‘addomesticato’ degrada la cellulosa degli scarti di soia e arachidi in un alimento gustoso, Hill-Maini si è chiesto se potesse rendere commestibili altri prodotti di scarto. In collaborazione con Munk all’Alchemist, ha presentato la red oncom a 60 persone che non l’avevano mai incontrata prima e ha chiesto la loro opinione, che è stat positiva. Gli chef hanno coltivato la Neurospora anche su arachidi, anacardi e pinoli e anche questi sono piaciuti a tutti. “Il suo sapore non è polarizzante e intenso come quello del formaggio blu. È una sorta di terrosità umami più mite e saporita”, spiega Hill-Maini. Tuttavia, substrati diversi impartiscono i propri sapori, tra cui note fruttate se coltivati su riso o sansa di mela. Tutto questo ha indotto Munk ad aggiungere un dessert a base di Neurospora al menu dell’Alchemist: un letto di vino di prugne in gelatina sormontato da una crema di riso non zuccherata inoculata con Neurospora, lasciata fermentare per 60 ore e servita fredda, condita con una goccia di sciroppo di lime ottenuto dalla tostatura di scorze avanzate. “Ho trovato sconvolgente scoprire all’improvviso sapori come la banana e la frutta sottaceto – spiega lo chef – senza aggiungere nulla oltre ai funghi stessi. Inizialmente pensavamo di creare un piatto salato, ma i risultati ci hanno spinto a decidere di servirlo come dessert”. Munk ha recentemente lanciato un centro per l’innovazione alimentare, Spora, inizialmente focalizzato sull’upcycling dei flussi secondari dell’industria alimentare e sullo sviluppo di fonti proteiche deliziose e diverse.

DALLA CUCINA AL LABORATORIO. E VICEVERSA. Hill-Maini è cresciuto in una famiglia incentrata sulla cucina. Sua madre, di origine indiana e originaria del Kenya, negli anni ’90 teneva corsi nel loro appartamento di Stoccolma, introducendo gli svedesi alle spezie e agli stili di cottura dell’India. Suo padre ha origini cubane e norvegesi. “Crescendo, mi sono avvicinato alla cucina molto presto, come un modo per capire il mio patrimonio culturale e le mie origini”, racconta. Dopo le scuole superiori, ha portato il suo amore per la cucina a New York, dove ha lavorato nella preparazione dei cibi in diversi ristoranti, prima di impressionare un datore di lavoro con i panini che portava per pranzo. All’età di 18 anni, è stato scelto per ridisegnare il menu di un’antica paninoteca di Manhattan. Una creazione è stata votata dal New York Times tra i migliori panini vegetariani della città. Alla fine è tornato a scuola, mantenendosi come chef a pagamento, e si è interessato alla scienza che sta dietro alle trasformazioni chimiche possibili in cucina. Dopo aver conseguito la laurea al Carleton College di Northfield, nel Minnesota, è stato ammesso al programma di laurea dell’Università di Harvard, dove ha studiato biochimica e ha svolto un dottorato sul microbioma intestinale. Poi, però, ha desiderato tornare in cucina. Con il sostegno della borsa di studio, ha visitato ristoranti, tra cui Blue Hill, Alchemist e il Basque Culinary Center in Spagna, per tenere seminari sulla fermentazione. Negli ultimi due anni il Blue Hill lo ha ospitato cinque volte, l’ultima delle quali a fine giugno per inaugurare il laboratorio di microbiologia del ristorante.

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