internet

Italia maglia nera in Ue per Internet ad alta velocità

Il terzo peggior Paese nell’Unione Europea, meno di una famiglia su due connessa alla rete Internet ad alta velocità, mentre Stati come Malta, Lussemburgo e Spagna volano avvicinandosi – o addirittura raggiungendo – il 100%. I dati pubblicati da Eurostat sulla copertura Internet ad alta velocità sul territorio comunitario certificano che per l’Italia la strada verso gli obiettivi Ue 2030 è ancora molto lunga e che sul fronte digitale c’è bisogno di uno sforzo politico e tecnico eccezionale. O, come ha scritto su Twitter il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, che “anche per questo il Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr) è così importante“.

Solo un anno fa la Commissione Ue fissava con la Bussola Digitale 2030 l’obiettivo di raggiungere entro la fine del decennio la connettività gigabit in tutte le case sul suolo comunitario e la copertura 5G in tutte le aree popolate. Nonostante i “notevoli progressi” nella diffusione delle connessioni di rete fissa ad altissima capacità e di quelle Internet ad alta velocità tra il 2013 e il 2021 (rispettivamente dal 4 al 37% e dal 16 al 70,2%), il rapporto Eurostat segnala livelli di accesso “significativamente” variabili tra gli Stati membri Ue – di cui l’Italia occupa l’estremità negativa – ma anche all’interno degli stessi Paesi, se si scorpora il dato secondo la densità di popolazione.

In entrambi i casi, l’Italia si posiziona in fondo alla classifica europea. Per quanto riguarda la copertura generale, si ferma al 44% delle famiglie coperte, rispetto alla media Ue del 70,2%. Fanno peggio solo Cipro (41%) e Grecia (20%), mentre Malta segna il 100%, incalzata da Lussemburgo (96%), Danimarca (95%) e Spagna (94%). Per quanto riguarda invece le aree a bassa densità abitativa, in Italia solo il 17,3% della popolazione è coperta da Internet ad alta velocità, mentre la media Ue è pari al 37,1%. Anche in questo caso il Paese occupa il terzultimo posto, davanti solo a Croazia (14%) e Austria (15,7%), mentre in cima alla classifica c’è sempre Malta con il 100%: alle sue spalle Danimarca, Lussemburgo e Paesi Bassi ex aequo con il 79,1% di copertura.

Josep Borrell

In Ue stoccaggio gas a buon punto ma si teme nuovo stop Nord Stream

Il lavoro dell’Unione europea e dei governi per riempire le riserve di gas procede bene e a ritmi sostenuti. “Tutto ci fa pensare che inizieremo il prossimo inverno con buoni livelli di stoccaggio”, ha assicurato l’alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, a margine dell’annuale seminario ‘Quo Vadis Europa?’, in corso in questi giorni a Santander, in Spagna. I numeri parlano chiaro: l’Ue nel complesso ha riempito oltre il 76% della sua capacità di stoccaggio e in molti Stati membri si sta raggiungendo la quota nazionale dell’80% richiesta da Bruxelles per prepararsi allo scenario di un taglio completo alle forniture da parte di Mosca.

Anche l’Italia, con il 79,39% della capacità, è tra questi. Ma quello di una interruzione totale delle forniture russe (Mosca è il principale fornitore di gas all’Europa) è uno scenario ormai non troppo remoto e lo lascia intendere il capo della diplomazia europea. Su come andrà l’inverno molto dipenderà da come si evolveranno le cose nelle prossime settimane “e se l’Ue sarà ancora in grado di riempire le riserve”, ha osservato. Per ora stiamo ricevendo il gas” da parte della Russia, ma il gasdotto “Nord Stream 1 lavora al 20% della capacità e la Russia ha già annunciato una nuova sospensione dei flussi all’Europa per una manutenzione non programmata del gasdotto alla fine del mese. Nord Stream 1 è la principale infrastruttura per il trasporto del gas russo verso il Continente europeo, che collega i giacimenti di gas siberiani direttamente alla Germania settentrionale attraverso il Mar Baltico e a capacità massima può trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas verso l’Europa.

Venerdì scorso il colosso energetico russo Gazprom – che tiene in gestione il gasdotto – ha annunciato una nuova sospensione dei flussi dal 31 agosto al 2 settembre per una manutenzione non programmata dell’unico compressore rimasto in attività del gasdotto, in una mossa che rischia di aumentare la pressione sui governi europei alle prese con il riempimento degli stoccaggi nazionali di gas prima dell’inverno.

Gazprom assicura che se non dovessero riscontrarsi altri problemi, i flussi di gas saranno ripristinati a 33 milioni di metri cubi al giorno, pari a circa il 20% della capacità a cui l’impianto sta lavorando in questo momento. Nord Stream era già rimasto fermo in manutenzione dall’11 al 21 luglio, in una decisione del Cremlino considerata dall’Unione Europea strumentale come ritorsione al sostegno che Bruxelles ha fornito in questi mesi all’Ucraina. I flussi erano poi ripartiti, ma a una capacità ridotta al 20% a causa, motiva Mosca, di problemi nella riparazione di una turbina prodotta dalla società tedesca Siemens Energy. L’annuncio di una nuova interruzione da parte dei flussi a fine mese spaventa non solo l’Ue ma anche i mercati dell’energia, che negli ultimi mesi hanno osservato un aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità.

Non potendo fare affidamento sulla Russia, “dobbiamo continuare a mettere in campo misure per risparmiare energia, ha aggiunto l’alto rappresentante Borrell. Bruxelles ha varato lo scorso 20 luglio un piano per chiedere ai governi di ridurre volontariamente la domanda di gas del 15% rispetto alla media dei consumi di gas degli ultimi cinque anni tra agosto e fine marzo del prossimo anno. Entro la fine di ottobre i governi europei, anche quello italiano, dovranno indicare a Bruxelles le misure che intendono introdurre a livello nazionale per centrare l’obiettivo.

norvegia

La Norvegia sta salvando l’Europa sul gas. E non solo

La Norvegia sta salvando l’Europa. Il 27% degli approvvigionamenti di metano arrivano infatti dallo Stato nordico. Oslo è diventato il principale fornitore dell’Europa, dopo il crollo di pompaggio di gas da parte della Russia. I numeri diffusi martedì dall’Indipendent Commodity Intelligence Services (Icis) sono significativi. In sintesi, la fornitura di gas naturale nel Vecchio continente a luglio è arrivata solo per il 10% dai tubi di Gazprom, con 3,7 miliardi di metri cubi consegnati. Un altro 5% viene sempre da Mosca, il Gnl di Yamal. Il gas liquefatto statunitense ha coperto il 13% della fornitura, mentre i gasdotti norvegesi sono stati i fornitori numeri uno, appunto con il 27%.

La Norvegia, ricordiamolo, è il terzo esportatore mondiale di gas naturale dopo Russia e Qatar, inoltre ha una capacità per sostenere una produzione significativa di idrocarburi offshore per altri 50 anni. L’avevano capito alla Ue già nel 2014, anche all’epoca alle prese con la guerra in Ucraina-Crimea, quando l’allora commissario europeo per l’Energia, Guenther Oettinger, aveva suggerito che la Norvegia avrebbe potuto svolgere un ruolo fondamentale nel rafforzare le forniture energetiche dell’Unione. Ahinoi quell’intuizione non è stata esplorata a dovere. Fino allo scorso 23 giugno.

Un mese fa infatti il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans, il commissario all’Energia Kadri Simson e l’attuale ministro norvegese del petrolio e dell’energia, Terje Aasland, si sono impegnati a “rafforzare ulteriormente la stretta cooperazione tra l’UE e la Norvegia nel campo dell’energia, non tanto e non solo per il conflitto ucraino ma per le sfide sempre più gravi poste dal cambiamento climatico. In effetti Oslo non è solo gas o petrolio.

Bruxelles è molto desiderosa di rafforzare i vari partenariati a basse emissioni di carbonio dell’Ue con la Norvegia, che è ampiamente considerata un leader mondiale nello sviluppo di energia rinnovabile offshore e di idrogeno, soprattutto in virtù degli obiettivi ambiziosi inseriti nel piano RePowerEU pubblicato a maggio, dalla cattura del carbonio allo stoccaggio. Il target sarebbe quello di aumentare di dieci volte la capacità di produzione di elettrolizzatori e 10 milioni di tonnellate di energia rinnovabile a idrogeno entro il 2030. E Nel Hydrogen, con sede a Oslo, sta già lavorando al processo di selezione del sito per nuovi impianti di produzione in Europa. Senza dimenticare che, sul fronte rinnovabili, il Paese nordico da pochi mesi ha aperto all’eolico off-shore, pianificando 30 GW al 2040.

La ‘fortuna’ europea è che la Norvegia, benché fuori dall’Unione, è integrata nel mercato energetico europeo attraverso il cosiddetto accordo SEE, lo Spazio economico europeo che riunisce gli Stati membri della Ue e i tre dell’EFTA, ovvero Islanda, Liechtenstein e appunto Norvegia. Infine, particolare non di poco conto in un contesto di guerra come quello attuale, l’attuale segretario della Nato è il norvegese Jens Stoltenberg.

(Photo credits: Carina Johansen / NTB Scanpix / AFP)

luce

Docce fredde e insegne spente di notte: l’Europa ai tempi della crisi energetica

Docce fredde nelle piscine, uffici al buio durante la notte, limiti ai termostati di caloriferi e condizionatori, insegne spente. L’Europa cerca di rispondere al rischio di penurie energetiche con tanti piccoli accorgimenti di vita quotidiano oggetto di decisioni comunali, regionali e anche di governo centrale per salvaguardare l’energia. Il caso più emblematico è forse quello spagnolo. Il decreto legge varato a Madrid impone a tutti i luoghi pubblici e tutti gli esercizi commerciali, inclusi ristoranti, di non abbassare l’aria condizionata sotto i 27 gradi in estate e di non aumentare il riscaldamento oltre i 19 gradi in inverno. Lo stesso provvedimento ordina anche ai negozi di spegnere le luci di notte. Insegne e vetrine devono smettere di essere illuminate entro le 22. Misure simili sono già state messe in atto per gli edifici della pubblica amministrazione, mentre restano volontarie per le famiglie.

Anche in Germania si corre ai ripari. A Berlino verrà ridotta l’intensità di illuminazione dei monumenti. Ad Hannover, in bassa Sassonia, decretato lo stop a docce calde per piscine, palestre e centri sportivi. Saranno a disposizione solo fredde, quale misura per evitare sprechi. Inoltre, le piscine pubbliche smetteranno di essere riscaldate a gas. In quanto Stato federale, la Germania vede al momento misure prese a livello di singolo ‘land’. Quello della Bassa Sassonia ha inoltre previsto che gli edifici pubblici non usufruiranno di alcun riscaldamento da aprile a fine settembre di ogni anno, con temperature ambiente limitate a un massimo di 20 gradi per il resto dell’anno. In aree come magazzini, locali tecnici, corridoi, la temperatura massima varia da 10 a 15 gradi. In Baviera decretato lo stop di acqua calda negli uffici distrettuali, la temperatura ambiente negli uffici pubblici sarà ridotta a un massimo di 19 gradi, mentre le aree non utilizzate non saranno riscaldate affatto. Durante le vacanze, l’acqua calda sarà spenta in tutte le scuole e l’illuminazione degli edifici comunali come il municipio di Marienplatz sarà spenta. A Lipsia, nel land della Sassonia, monumenti a illuminazione ridotta.

In Francia imposto il divieto in tutto il Paese di pubblicità luminosa e illuminata durante la notte, dall’1 e le 6. Gli uffici governativi potranno accendere l’aria condizionata solo se la temperatura interna supera i 26 gradi. Anche in Grecia si lavora per evitare sprechi. È stato disposto che i condizionatori non possono essere impostati a temperature inferiori a 27 gradi negli edifici pubblici durante l’estate, e gli impiegati, a fine giornata, devono spegnere i computer invece di lasciarli in stand-by e modalità risparmio energetico.

A questa ondata di buone pratiche che a molti suonano come sacrifici, non fa eccezione l’Italia. Nel Paese è stato disposto che l’aria condizionata negli edifici pubblici non possa scendere sotto i 19 gradi in estate e il riscaldamento non debba superare i 27 in inverno. Niente docce fredde. Almeno per il momento.

caldo

Nuova ondata di caldo: 10° oltre la media, picco tra giovedì-venerdì

Il caldo non è ancora finito. Anche nel mese di agosto si prevedono temperature roventi, con una nuova fiammata africana in arrivo sull’Europa centro-occidentale. Secondo i rilevamenti di ilmeteo.it, infatti, nei prossimi giorni l’alta pressione nordafricana, come ha già fatto almeno 5 volte dallo scorso mese di maggio, si spingerà verso Nord attraversando (idealmente) lo Stretto di Gibilterra. Non a caso sarà proprio la Penisola Iberica la prima regione a risentire dell’espansione del ‘Cammello‘, come viene definito in gergo meteorologico l’anticiclone africano. Poi, dalla Spagna il caldo anomalo si dirigerà lungo un percorso ormai collaudato, dai Pirenei verso le Alpi. Sono attese temperature di 10 gradi centigradi oltre la media agostana, già elevata, inizialmente sulla Francia poi tra Svizzera, Germania ed Austria.

Non sfugge alla morsa nemmeno l’Italia, ovviamente. Il nostro Paese sarà raggiunto dal picco del caldo tra giovedì e venerdì, soprattutto sulle regioni settentrionali e sul versante tirrenico, con possibili 39-40 gradi all’ombra. La redazione di ilmeteo.it ricorda che 40 gradi ormai è un valore che non crea più sorpresa, meraviglia o angoscia, ma i valori medi climatologici di inizio agosto sono comunque molto più bassi. Stando alla climatologia del trentennio 1971-2000, a Torino e Genova normalmente si registrano 28 gradi di massima, a Milano 29, a Bologna 31, a Firenze 33, a Roma 32. Mentre al Sud i valori sono ‘normali’: 31 gradi a Napoli, 30 a Bari, 32 a Cagliari. Tra le più calde ‘climatologicamente’ troviamo la stazione di Catania Sigonella, con il dato della prima decade di agosto che riporta 34 gradi: si tratta di un sito meteo nelle zone interne roventi della Sicilia orientale non troppo distante da Floridia in provincia di Siracusa, dove un anno fa, l’11 agosto furono registrati 48,8 gradi, nuovo record assoluto europeo.

In poche parole, sempre più spesso in Italia tocchiamo valori di 10 gradi più caldi della media, localmente anche 15. Questi valori esagerati sono un esempio di evento meteo estremo previsto dai ricercatori del Riscaldamento Globale, rappresentano la proiezione che numerosi Stati industrializzati hanno negato per decenni. Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma invece che è tutto vero, l’ennesima ondata di caldo africano investirà l’Europa centro-occidentale, a poco meno di 15 giorni dai record storici assoluti francesi e tedeschi. Probabilmente questa volta batteremo i record per il mese di agosto e non i valori annuali, ma la scaldata europea sarà molto importante e decisa. In Italia si prevedono temperature fino a 38-39 gradi a Firenze, Roma, Bologna, Milano e anche 40 gradi sulle zone interne della Sardegna. Ma anche altre zone saranno colpite dall’anticiclone africano, o come viene definito il ‘Cammello’, che con le sue ‘gobbe’ spingerà l’aria maghrebina verso Nord in un revival ‘caldo 2022’.

incendio

Anno record per incendi in Europa: bruciati già 5mila km2

I roghi che hanno imperversato durante le recenti ondate di calore in Europa dimostrano che il riscaldamento globale favorisce gli incendi boschivi, che dall’inizio dell’anno hanno già distrutto più terreni che in tutto il 2021.”La situazione è persino peggiore del previsto, anche se ci aspettavamo anomalie di temperatura grazie alle previsioni meteorologiche a lungo termine“, dichiarato a Afp Jesus San Miguel, coordinatore del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis). Per lui non ci sono dubbi: “L’ondata di calore è un fattore determinante nella situazione e chiaramente legato al riscaldamento globale“.

Nei 27 Paesi dell’Unione Europea, dall’inizio dell’anno gli incendi hanno devastato un totale di 517.881 ettari (dati del 16 luglio), pari a poco più di 5.000 km2 , equivalenti alla superficie di un dipartimento francese come Mayenne o delle isole di Trinidad e Tobago nei Caraibi. Nell’intero 2021, nonostante i numerosi incendi in Italia e Grecia, 4.700 km2 sono bruciati nei Paesi dell’Ue, secondo i dati compilati dall’Effis dal 2000.

Se la tendenza continua, il 2022 potrebbe eguagliare o superare il 2017, l’anno peggiore registrato nell’Ue da quando è stato creato l’Effis, quando sono bruciati quasi 10.000 km2 di vegetazione, superficie pari a quella del Libano.

Nei Paesi più colpiti dalle recenti ondate di calore di giugno e luglio, dall’inizio dell’anno sono bruciati quasi 40.000 ettari in Francia, rispetto a poco più di 30.000 per tutto il 2021, oltre 190.000 ettari in Spagna, rispetto a quasi 85.000 nel 2021, e oltre 46.000 in Portogallo, rispetto a oltre 25.000 nel 2021. Anche la Romania è stata colpita duramente, con 149.264 ettari bruciati rispetto ai 20.364 del 2021. Al contrario, l’Italia e la Grecia, molto colpite lo scorso anno, sono state finora risparmiate: 25.103 ettari bruciati contro i 150.552 dell’Italia, 7.810 contro i 130.058 della Grecia.

Ma con l’ondata di calore che ha colpito la parte occidentale del continente, vicino all’Atlantico, anche i Paesi non abituati a tali incendi hanno visto aumentare la superficie colpita. È il caso della Gran Bretagna, dove la temperatura ha superato i 40°C per la prima volta questa settimana. Dall’inizio dell’anno sono bruciati poco più di 20.000 ettari, rispetto ai 6.000 del 2021, secondo l’Effis.

Sapevamo che sarebbe stata un’estate difficile e ci aspettiamo che continui, non siamo nemmeno a metà della stagione degli incendi, dice San Miguel. “Prima la stagione era concentrata da luglio a settembre, ora abbiamo stagioni più lunghe e incendi molto intensi”. “Ciò che è notevole è la durata della combustione“, concorda Mark Parrington, scienziato capo del servizio europeo di monitoraggio atmosferico Copernicus (Cams). “Non è una cosa che vediamo normalmente in Europa“, continua, ma con il riscaldamento i terreni e la vegetazione si stanno seccando e “c’è molto carburante“. Con questi cambiamenti nelle condizioni fisiche, “c’è una chiara tendenza all’aumento del rischio di incendio nell’Europa meridionale e centrale“, afferma.

Questi incendi più numerosi e intensi influiscono sulla qualità dell’aria respirata dalle persone. Nel sud-ovest della Francia, il fumo, carico di particelle e biossido di azoto, è stato avvertito a Bordeaux, la cui area urbana conta più di 800.000 abitanti, e persino a Parigi, a più di 500 km di distanza. Inoltre, la combustione delle foreste emette CO2, uno dei gas serra che contribuiscono al riscaldamento globale. In quantità trascurabili in termini assoluti per l’Europa. Ma gli alberi scomparsi non assorbiranno più nemmeno il carbonio.

(Photo credits: Federico SCOPPA / AFP)

Caldo si espande alla Scandinavia: zero termico verso 5000 m

L’anticiclone africano Apocalisse4800, dopo aver colpito soprattutto l’Europa occidentale, si espande verso Est: nella giornata di oggi, dopo aver lasciato Francia ed Isole Britanniche tra eccezionali record di caldo e temporali violenti, colpirà in modo anomalo anche Germania e Scandinavia. Su queste zone del Nord Europa arriverà l’isoterma dei 24°C a 1500 metri, significa 35/40°C in pianura: valori record. In seguito, durante il weekend, l’ulteriore espansione verso Est dell’anticiclone causerà un aumento del caldo anche in Italia, dove già ora siamo 7/8 gradi oltre le medie del periodo ma in tendenza lo zero termico si alzerà ancora dai 4800 metri attuali localmente fino ai 5000 metri e le temperature in pianura saliranno di conseguenza fino a 40/42°C all’ombra.

Il nome Apocalisse4800 spiega molto bene la situazione con lo zero termico a quote incredibili, 1000 metri più alto del normale: il termometro va sotto zero solo a quote superiori ai 4800 metri e dato che la montagna più alta d’Europa, il Monte Bianco, si eleva fino a 4809 metri, ecco che il ghiaccio fonde su tutte le Alpi.

La situazione potrebbe perdurare fino a fine mese, con una delle peggiori ondate di calore della storia, sia come persistenza che come durata e anche come estensione geografica: dal Portogallo alla Francia, dalla Spagna all’Irlanda, dalla Scozia e dall’Inghilterra fino al Belgio, la Germania e adesso anche la Scandinavia.

Ma ci sono luoghi dove fa fresco? In questo momento temperature leggermente sotto la media resistono solo sulla Russia europea, in Turchia e parte della Grecia: l’estate è calda quasi ovunque tranne in Cina e negli Stati Uniti orientali dove, ad esempio, a New York sono stati registrati allagamenti e temperature sotto i 25°C.

Con il riscaldamento globale abbiamo dunque una maggiore durata e quindi frequenza delle ondate di calore: in Francia prima del 1990 c’era un’ondata di caldo ogni 5 anni, dal 2000 in poi ogni anno ci sono una o più ondate di calore eccezionali. In questi ultimi giorni infatti il termometro ha colpito fino a 42°C anche i transalpini per poi spingersi a colorare di rosso anche le Isole Britanniche: rosso come l’allerta per la salute dei cittadini e il caldo che ha raggiunto Londra con il nuovo record di ieri di oltre 40°C.

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Incendio

L’Europa brucia: in fiamme Francia e Spagna. 40°C in Gran Bretagna

Nel Regno Unito è arrivato il temuto record: una temperatura che, per la prima volta, ha superato i 40 gradi. Il Paese, come il resto dell’Europa occidentale, è stato colpito da un’ondata di caldo eccezionale, che sta alimentando decine di incendi, in particolare in Francia e Spagna. Gli scienziati ritengono che l’aumento di temperatura sia una conseguenza diretta della crisi climatica e delle emissioni di gas serra, che ne intensificano durata e frequenza.

Secondo l’agenzia meteorologica Met Office, il massimo storico di 40,2° è stato registrato alle 11.50 all’aeroporto di Heathrow, nella zona ovest di Londra. Il precedente record è stato di 38,7 gradi nel luglio 2019, già superato oggi in mattinata, con oltre 39°C registrati nel sud di Londra.

Il ministro dei Trasporti Grant Schapps ha confessato alla BBC che il sistema di trasporto pubblico di epoca vittoriana del Paese non è in grado di far fronte a queste temperature.

Per la prima volta, l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito ha emesso un’allerta di livello 4, il più alto, l’equivalente di un’emergenza nazionale. Sul piano politico, il governo è stato accusato di aver preso il fenomeno sottogamba: il primo ministro dimissionario Boris Johnson è stato criticato per aver saltato, domenica scorsa, una riunione di emergenza sulla crisi preferendo partecipare a una festa di addio nella sua seconda casa, mentre l’ordine dei medici ha condannato le parole del vice primo ministro Dominic Raab, che ha consigliato ai britannici di “godersi il sole“.

Gli attivisti ambientalisti del gruppo Extinction Rebellion hanno sfondato le finestre di News UK, che pubblica il tabloid The Sun, questa mattina per protestare contro il modo in cui alcuni media stanno trattando la notizia dell’ondata di caldo. “Il Sun ha scelto di mettere in prima pagina immagini di donne in bikini, spiagge e bambini felici con il gelato“, ha dichiarato il gruppo. Un altro tabloid, il Daily Express, ha pubblicato lunedì il titolo ‘Non è la fine del mondo, state calmi e andate avanti’.

Nella vicina Irlanda, lunedì a Dublino c’erano 33 gradi, la temperatura più alta dal 1887.

Nel resto d’Europa, ieri i Paesi Bassi hanno registrato il giorno più caldo dell’anno, con temperature che hanno raggiunto i 35,4°C a Westdorpe. Le temperature potrebbero raggiungere i 39°C nel sud e nel centro del Paese, avvicinandosi al record nazionale (40,7 gradi il 25 luglio 2019).

Secondo l’Istituto Meteorologico Reale (RMI), anche il Belgio teme di raggiungere temperature record oggi, con il termometro che in alcuni punti salirà a 40°C.

In Francia, dopo i numerosi record registrati ieri, la temperatura dovrebbe scendere significativamente oggi sulla costa atlantica e l’ondata di calore si sposterà a Est. Il Paese sta ancora affrontando due grandi incendi nella regione di Bordeaux, che hanno già distrutto 17mila ettari di foresta.

Il caldo estremo soffoca anche la Spagna da più di una settimana, causando numerosi incendi. Ieri, quasi tutto il Paese è rimasto sotto un’allerta a “rischio estremo“. “Il cambiamento climatico sta uccidendo le persone (…) ma anche il nostro ecosistema, la nostra biodiversità“, ha dichiarato il presidente del governo Pedro Sanchez.

In Portogallo, ieri circa 800 vigili del fuoco combattevano ancora contro quattro incendi nel centro e nel nord del Paese. Secondo la protezione civile, le fiamme hanno causato quattro morti, cinque feriti gravi e l’evacuazione di 960 persone in 10 giorni.

Secondo la Commissione europea, circa la metà del territorio dell’Ue è attualmente a rischio di siccità a causa della prolungata mancanza di precipitazioni, che sta mettendo paesi come Francia, Romania, Spagna, Portogallo e Italia a rischio di riduzione dei raccolti.

siccità

Europa senz’acqua con economia sotto stress. Grave il Nord-Italia

Caldo e siccità mordono sempre di più, attivando un ulteriore campanello d’allarme sul fenomeno del surriscaldamento globale e del cambiamento climatico, e mettendo in difficoltà l’economia. La carenza d’acqua pone sfide per l’agricoltura, ma rappresenta un problema per il più ampio tessuto produttivo. È il caso dell’Italia, a cui il rapporto ‘Siccità in Europa – luglio 2022’ del Centro comune di ricerca della Commissione europea dedica una sezione. Perché se è vero a livello generale che “la riduzione del volume d’acqua immagazzinato ha avuto un grave impatto sia per l’energia idroelettrica che per i sistemi di raffreddamento di altre centrali elettriche”, questo lo è ancor più nel nord del Paese. Qui “è stata colpita dalla siccità soprattutto nella parte settentrionale dell’Italia, dove si trova la maggior parte di capacità installata”.

All’istituto Ue non sfugge che le cinque regioni settentrionali dove è già stata ufficialmente dichiarata l’emergenza, vale a dire Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, insieme valgano il 51% del Prodotto interno lordo nazionale. Si teme dunque una ripercussione economica. Gli ultimi dati disponibili mostrano livelli di serbatoi idroelettrici con capacità stoccata di 1.375 Gigawattora, pari al 34,8% in meno rispetto al valore minimo sugli ultimi otto anni. L’anno scorso i serbatoi registravano una capacità immagazzinata per 2.110 Gigawattora. Numeri che danno la dimensione di un problema che non è solo climatico.

Non c’è un problema Italia, ma potrebbe esserci e questo è evidente, data la situazione. Ma è tutto il Vecchio continente a dover far i conti con una morsa del caldo che non accenna a mollare la presa. In tutto il territorio dell’Unione europea “le condizioni di severa siccità che sta colpendo molte regioni europee dall’inizio dell’anno continuano a espandersi e peggiorare. Il risultato di queste tendenze è che “condizioni asciutte più del normale sono previste per i prossimi tre mesi in larghe aree” d’Europa, con serie possibilità di stress idrici difficili da gestire. “Le forniture di acqua per i prossimi mesi potrebbero essere compromesse”, denuncia lo speciale rapporto, che contiene un censimento da crisi.

Lo stress idrico e termico sta causando un calo delle rese dei raccolti, in una prospettiva già negativa per i cereali e altre colture. Francia, Romania, Spagna, Portogallo e Italia “dovranno probabilmente far fronte a questo calo delle rese agricole”, a riprova che non c’è solo lo Stivale in una situazione di criticità. In misura diversa, anche Germania, Polonia, Ungheria, Slovenia e Croazia sono interessate dal clima bollente. Più di un terzo degli Stati membri dell’Ue è alle prese col clima impazzito, che fa paura. L’analisi dell’evoluzione e dell’incidenza della siccità prolungata nell’Ue mostra che “una parte preoccupante” del territorio è attualmente esposta a livelli di allarme (il 46% dell’Ue) e di allerta (11% dell’Ue) siccità, associati a un deficit di umidità del suolo e allo stress della vegetazione. Da Bruxelles arriva l’appello a politiche di mitigazione. “Il cambiamento climatico sta aumentando il rischio di gravi siccità”, scandisce Mariya Gabriel. Dalla commissaria per l’Innovazione e la ricerca, un richiamo alle responsabilità della politica, nazionale ed europea.

(Photo credits: Fabrice COFFRINI / AFP)

idrogeno

‘Ipcei Hy2Tech’: il primo progetto di interesse comune europeo sull’idrogeno

Un primo passo storico a livello europeo per lo sviluppo e l’innovazione delle tecnologie legate all’idrogeno. Il 15 luglio è arrivato il via libera dalla Commissione europea a un piano di aiuti di Stato da 5,4 miliardi di euro che coinvolge 15 Paesi membri Ue, sotto la bandiera del progetto ‘Ipcei Hy2Tech’, il primo di interesse comune europeo per sostenere la ricerca e le applicazioni industriali nella catena di valore dell’idrogeno. “L’idrogeno è una parte cruciale della soluzione per attuare la transizione verde, perché ha il potenziale di sostituire parte delle fonti fossi attualmente utilizzate“, ha sottolineato la vicepresidente esecutiva della Commissione Ue e commissaria per la Concorrenza, Margrethe Vestager. “La guerra in Ucraina e la crisi energetica – ha aggiunto – hanno solo accelerato un processo che era già in atto“.

Sulla base delle norme dell’Unione europea sugli aiuti di Stato, l’esecutivo comunitario ha inaugurato così il primo dei cosiddetti ‘Important Projects of Common European Interest’ (Ipcei) sull’idrogeno, che dovrebbe sbloccare altri 8,8 miliardi in investimenti privati. Anche l’Italia partecipa al progetto ‘Ipcei Hy2Tech’ (insieme ad Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna) e tra le 35 aziende coinvolte – per 41 progetti totali di ricerca, sviluppo e applicazione industriale – ci sono anche le italiane Alstom, Ansaldo, De Nora, Fincantieri ed Enel. Con l’obiettivo di creare circa 20 mila posti di lavoro diretti, la Commissione europea specifica che il progetto di interesse comune coprirà “un’ampia parte della catena del valore della tecnologia dell’idrogeno“, tra cui le celle a combustibile, lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno, “in particolare nel settore della mobilità“.

Secondo la valutazione della Commissione europea sulle norme Ue per gli aiuti di Stato, il progetto ‘Ipcei Hy2Tech’ soddisfa le “condizioni richieste“, soprattutto sul contributo alla catena di valore energetica e sugli obiettivi del Green Deal europeo, della Strategia europea per l’idrogeno e del piano RePowerEU. “Tutti i 41 progetti che fanno parte del progetto di interesse comune sono molto ambiziosi, in quanto mirano a sviluppare tecnologie e processi che vanno al di là di quanto offre attualmente il mercato e che consentiranno di migliorare notevolmente le prestazioni, la sicurezza, l’impatto ambientale e l’efficienza dei costi“, si legge nella valutazione del gabinetto guidato da Ursula von der Leyen. “Gli aiuti alle singole imprese sono limitati a quanto necessario, proporzionato e non falsano indebitamente la concorrenza“, alla luce di quanto verificato sui massimali di aiuto previsti, e “si genereranno effetti positivi di ricaduta in tutta Europa“, considerato il fatto che i risultati del progetto saranno condivisi dalle aziende partecipanti con la comunità scientifica e l’industria europea.

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