Ex Ilva, nuovo round di incontri al Mimit. Ma con gli enti locali manca ancora l’intesa

In Italia fa caldo, all’Ilva di Taranto molto di più. Può darsi, anzi è molto probabile, che il nuovo round di incontri in programma il 12 agosto al ministero delle Imprese e del Made in Italy non sblocchi la situazione. Ma si tratta di una tappa importante per il futuro dell’ex colosso italiano della siderurgia.

In ballo c’è l’Accordo di programma presentato dal ministro, Adolfo Urso, che gli enti locali non sono intenzionati a firmare. Da quello, sostiene il governo, dipende molto del destino dello stabilimento e dell’intera Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Così come il processo di riconversione industriale di alcune delle aree nevralgiche del territorio tarantino, che il responsabile del Mimit vorrebbe dedicare per realizzare il polo italiano della siderurgia con la produzione di Dri, il preridotto che dovrebbe ‘riaccendere’ Ilva, seguendo il programma di decarbonizzazione. In alternativa, Gioia Tauro già scalda i motori per ospitare il complesso industriale nell’area del porto.

Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, però, non è dello stesso avviso e non ci sta a passare per l’unico ‘responsabile‘ in caso si fosse costretti a chiudere i cancelli. “Abbiamo espresso parere negativo in merito all’Autorizzazione integrata ambientale, abbiamo raccolto le sollecitazioni degli attori sociali per fare sintesi degli interessi e delle sensibilità rappresentative della comunità ionica, non abbiamo firmato l’Accordo interistituzionale di programma perché lo abbiamo considerato non all’altezza delle nostre aspettative. E tuttavia – giova sottolinearlo – essere in disaccordo con il governo non equivale a disconoscerne la funzione e i poteri che esercita; e ancora: l’Ilva non si chiude solo perché il Comune di Taranto non ha firmato l’accordo di programma”, ha scritto domenica sui suoi profili social.

L’idea della sua Amministrazione comunale è già nelle mani di Urso, sostiene Bitetti: “Proteggere la salute dei cittadini che è un diritto costituzionale incomprimibile; tutelare l’ambiente, salvaguardare i posti di lavoro e prevedere, nel caso di possibili esuberi, alternative occupazionali credibili e cospicui investimenti in altri comparti produttivi. Il percorso di decarbonizzazione della fabbrica, da noi sostenuto e sul quale abbiamo presentato precisa proposta al governo, deve iniziare subito per consentire di chiudere l’area a caldo entro cinque anni”.

Intanto c’è l’appuntamento del 12 agosto a Roma. Il Mimit non ha concesso ulteriori slittamenti, ma ha aperto alla possibilità di incontrare gli amministratori prima delle riunioni. Quella del 12 agosto “sarà quindi l’occasione per consentire alle autorità locali di esprimere con compiutezza e nella sede istituzionale preposta, di fronte alle altre autorità nazionali competenti, le proprie posizioni in merito al Piano formulato già nella riunione del 15 luglio scorso e alla localizzazione degli impianti di DRI necessari alla piena decarbonizzazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto e, ove vi fossero, eventuali piani alternativi predisposti dalle stesse autorità locali”, precisano fonti del ministero.

Dunque, si procede come da programma. Anche l’agenda del ministro Urso lo conferma. Alle ore 11.30, a Palazzo Piacentini. è previsto l’incontro per la definizione dell’Accordo di Programma Interistituzionale con le amministrazioni nazionali e locali della Puglia per la piena decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto. Alle 14, in videoconferenza, invece, si svolgerà il tavolo con i sindacati per aggiornarli sul percorso dell’Api e, infine, alle 15.30 Urso incontrerà, sempre in videocall, le associazioni d’impresa nazionali e pugliesi e i rappresentanti dell’ex Ilva. Solo al termine di questo nuovo giro (forse) si capirà che futuro attende la siderurgia italiana.

Ex Ilva, Avs: “Governo nasconde relazione Iss su rischi”. Urso: “Martedì tavolo finale”

Nuovo scontro sull’ex Ilva di Taranto. A ventiquattr’ore di distanza della riunione fiume al Mimit tra il ministro Adolfo Urso e gli enti locali, conclusa con una fumata grigia e lo slittamento della firma dell’accordo di programma a martedì prossimo, l’Alleanza Verdi Sinistra annuncia un’interrogazione parlamentare. L’Istituto superiore di sanità (Iss) – sostengono i rossoverdi – ha segnalato “lacune” nella Valutazione di impatto sanitario (Vis) presentata da Acciaierie d’Italia per ottenere la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’ex Ilva, ma il governo “ha nascosto la relazione” da cui emerge una sottovalutazione dell’impatto degli effetti delle emissioni prodotte dallo stabilimento tarantino. Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, tuona: “Da mesi chiedevo, in qualità di parlamentare, la relazione dell’Iss che mette nero su bianco come rimangano non completate le stime di impatto e rischio per la salute”. Da qui la domanda: “Perché Urso, anche ieri, non ha comunicato agli enti locali, a partire dal Comune di Taranto, la dura critica dell’Iss sulla valutazione del danno sanitario?”. Anche il vicepresidente e responsabile del Comitato Economia, Lavoro e Imprese M5s, Mario Turco, parla di “denuncia chiara, scientifica e inequivocabile” dell’Iss, “non esistono le condizioni per autorizzare la prosecuzione della produzione senza compromettere gravemente la salute pubblica. È inaccettabile che il Governo continui a ignorare questi rilievi e ad autorizzare, di fatto, l’inquinamento sistematico di un’intera città”. Pronta la replica del ministero, che bolla come “fuorvianti e strumentali” le ricostruzioni delle ultime ore, “basate su presupposti errati e superati, volte solo a ostacolare un percorso condiviso e responsabile”. L’Iss, sostiene il Mimit, “non ha mai ‘bocciato’ la Vis presentata dal gestore, ma si è limitato a richiedere integrazioni, successivamente presentate, grazie alle quali il parere finale ha concluso per l’accettabilità del rischio”.

Il governo tira quindi dritto. Urso ha convocato ufficialmente il tavolo per definire l’accordo di programma interistituzionale. Martedì prossimo, alle 9, d’intesa con il Presidente della Regione Puglia e con i Sindaci di Taranto e Statte, sono attese le organizzazioni sindacali nazionali e di categoria per un aggiornamento sulla situazione dell’Ex Ilva che avverrà alla presenza di governo ed enti locali. Alle 10.30, poi, riunione con tutte le amministrazioni nazionali e locali della Puglia coinvolte per definire l’accordo. Sul tavolo ci sono due opzioni. La prima prevede il mantenimento del ruolo strategico dell’impianto con un percorso di decarbonizzazione di 8 anni, la seconda è invece subordinata all’eventuale indisponibilità della nave rigassificatrice che impedirebbe di garantire l’approvvigionamento di gas necessario ai forni Dri. Così la decarbonizzazione si completerebbe in 7 anni.

A meno di una settimana dall’incontro, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano chiede un indirizzo politico: “Non credo sia normale che le autorità locali decidano di vicende su una installazione strategica per la Repubblica. Conoscere il punto di vista del Parlamento su una vicenda così complessa è di vitale importanza per noi. Siamo di fronte ad una scelta sicuramente complessa, non ci spaventa ma non possiamo sottovalutare”. La fumata grigia nell’incontro di ieri ha infine generato il rinvio di una settimana – dal 10 al 17 luglio – della Conferenza dei Servizi propedeutica al rinnovo dell’Aia. Lo slittamento è stato disposto dal Mase, d’intesa col Mimit, raccogliendo così le esigenze condivise da amministrazioni nazionali e locali pugliesi. Nel frattempo, parallelamente alla vicenda generale, c’è il decreto legge Ilva in fase di conversione. “E’ centrale e va coordinato nei tempi con la trattativa”, chiede Emiliano

Ex Ilva, l’offerta migliore è della cordata azera. Urso: “Ora si apre il negoziato”

Sull’ex Ilva, la spunta la cordata Baku Steel-Azerbaijan Investment Company. La conferma arriva dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, che lo annuncia a margine del Cosmoprof di Bologna: “I commissari mi hanno preannunciato che oggi invieranno una richiesta formale per essere autorizzati a un negoziato con il soggetto internazionale che ha fatto la proposta migliore, che verosimilmente sarà quella della compagine azera”, riferisce.

A quel punto, ci sarà da attendere il parere del comitato di sorveglianza e la delibera del Mimit. “Si apre una nuova e importante decisiva fase: quella del negoziato con il soggetto che allo Stato ha fatto l’offerta migliore”, scandisce il titolare di Palazzo Piacentini.

ArcelorMittal, che aveva una quota del 62%, ha lasciato le redini del colosso dell’acciaio ormai un anno fa. L’offerta azera è stata preferita a quelle dell’indiana Jindal Steel e del fondo americano Bedrock Industries.

Il cambio di guida dell’ex Ilva avviene in un momento cruciale per il polo siderurgico, con il settore che rischia di collassare sotto i dazi doganali del 25% imposti da Donald Trump. Con l’aumento dei prezzi dell’energia e il calo della domanda di acciaio, nel 2023 la fabbrica di Taranto ha prodotto meno di 3 milioni di tonnellate di acciaio e nel 2024 appena 2 milioni. Al momento, sono in funzione due altiforni su quattro.

Baku Steel, sostenuta dallo Stato azero, gestisce un’acciaieria con una capacità produttiva di 800mila tonnellate all’anno e si è impegnata a portare un rigassificatore nel porto di Taranto, offerta che deve aver pesato sul piatto della bilancia, nonostante i timori per l’ambiente.

Intanto, i sindacati domandano a una voce sola un nuovo tavolo con il governo prima dell’avvio delle trattative. Un confronto “imprescindibile” per Rocco Palombella, segretario generale Uilm, che domanda di conoscere i contenuti dell’offerta presentata. Il timore è che il nuovo piano rischi di “distruggere la produzione e provocare migliaia di esuberi”. Le parti sociali, avverte, non accetteranno “pacchi preconfezionati”. “Non siamo affezionati al nome e alla nazionalità, ma saremo attentissimi al piano proposto”, garantisce il segretario nazionale Fim Valerio D’Alò, sottolineando l’importanza di un approccio che tenga conto non solo degli aspetti economici, ma anche della salvaguardia dei posti di lavoro e della sostenibilità ambientale. Anche Fim Cisl evidenzia la necessità di un coinvolgimento diretto e trasparente da parte del governo italiano: “Attendiamo di conoscere come lo Stato declinerà la volontà di essere presente”, aggiunge D’Alò. Garanzia della piena occupazione, decarbonizzazione, integrità del gruppo, presenza pubblica dello Stato. Questo metteranno sul tavolo i sindacati: “E’ il tempo in cui tutti i soggetti dovranno essere partecipi”, osserva Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil. “I precedenti Governi hanno condotto trattative segrete – denuncia -, ora i lavoratori devono essere protagonisti di questa discussione fin da subito”.

Ex Ilva, countdown per la vendita. Sindacati insistono: Tavolo a Palazzo Chigi

Inizia il conto alla rovescia per la cessione dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria. I commissari sono al lavoro per vagliare l‘offerta migliore tra le 10 presentate dai player interessati alla più grande siderurgica italiana. Riannodando i fili, si tratta di tre per tutti i complessi aziendali: quella della cordata composta da Baku Steel Company Cjsc e Azerbaijan Investment Company Ojsc, poi quelle di Bedrock Industries Management Co Inc e Jindal Steel International. Altre sette, invece, sono sui singoli asset: quella della cordata formata da Car Segnaletica Stradale Srl, Monge & C. SpA e Trans Isole Srl, Eusider Spa; quella della cordata Eusider Spa, Marcegaglia Steel Spa, Profilmec Spa, Imc Spa e Marcegaglia Steel Spa; poi la cordata Marcegaglia Steel Spa-Sideralba Spa; infine l’offerta della Vitali Spa.

I criteri con cui la scelta verrà effettuata riguardano principalmente “gli aspetti occupazionali, la decarbonizzazione e l’entità degli investimenti”, fanno sapere dalla struttura commissariale.  Lo scopo, infatti, è quello di “assicurare uno sviluppo sostenibile degli impianti e la massima tutela del lavoratori coinvolti”. Una metodologia apprezzata anche dal governo, non a caso il primo commento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sabato scorso, è stato: “Siamo sulla strada giusta per il rilancio della siderurgia italiana”. Al Mimit è stata particolarmente apprezzata la “partecipazione così significativa di grandi attori internazionali”, invocando allo stesso tempo “responsabilità, coesione e unità di intenti” perché siamo davanti alla “fase decisiva” della vicenda. Sui tempi non ci sono scadenze imposte, dunque l’opera di valutazione delle offerte sarà effettuata in un “periodo congruo” ma non ancora definito. Nel frattempo i sindacati insistono nella richiesta di attivare un tavolo di confronto direttamente a Palazzo Chigi, per monitorare da vicino una situazione che, in attesa del closing, sta diventando difficile per i lavoratori. Per la Fiom-Cgil le priorità sono “la presenza in equity dello Stato, la garanzia del mantenimento dell’occupazione, gli investimenti necessari all’utilizzo degli impianti e alla transizione ecologica per la tutela della sicurezza e della salute ambientale”. Sulla stessa lunghezza d’onda sono anche la Fim-Cisl e la Uilm, che chiede di non ricorrere a “strumenti fumosi come la golden power”. Perché “la situazione è drammatica con quasi tremila lavoratori in cassa integrazione, produzione al minimo storico, impianti fermi e l’appalto in forte difficoltà con il ritardo dei pagamenti e degli stipendi dei lavoratori da mesi“.

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Ex Ilva, gip ordina chiusura ma Taranto va avanti. Urso: “Siderurgia irrinunciabile”

Per la magistratura l’ex Ilva di Taranto deve fermarsi, ma la produzione andrà avanti. La notizia viene rilanciata dalla ‘Gazzetta del Mezzogiorno’: la giudice per le indagini preliminari di Potenza emette un nuovo decreto di sequestro dell’area a caldo dello stabilimento. Il provvedimento è stato già notificato alla struttura commissariale di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, ma per le norme approvate in questi anni le macchine continueranno a lavorare.

L’ambito in cui nasce il dispositivo è quello del processo ‘Ambiente svenduto’, dopo che la sezione distaccata di Taranto della Corte d’assiste d’appello di Lecce ha annullato, lo scorso settembre, la sentenza di primo grado per disastro ambientale a carico della gestione dell’ex Ilva da parte dei Riva, giudicando competente il tribunale di Potenza. Di fatto, accogliendo il ricorso del pool difensivo, che sin dalle prime battute aveva ritenuto indispensabile cambiare perché da ritenere “parti offese” i giudici togati e popolari che avevano emesso il verdetto di colpevolezza a carico di 37 imputati e tre aziende.

Il decreto di sequestro emesso dalla gip di Potenza, foro dove sono stati trasferiti gli atti, è dunque un atto dovuto. La richiesta di sigilli riguarda i reparti ritenuti causa di emissione nocive tra il 1995 e il 2012, ovvero l’Area Parchi Minerali, Cokerie, Agglomerato, Altiforni, Acciaierie e infine l’area Gestione Rottami Ferrosi. Il provvedimento, però, non troverà riscontro pratico in funzione della legislazione che nel frattempo è cambiata.

Sul rilancio dell’ex Ilva il governo sta puntando molte delle sue fiches politiche. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, proprio martedì scorso è stato a Taranto per la cerimonia di riaccensione dell’Afo1, che permetterà di incrementare la produzione in una fase cruciale della procedura che porterà alla cessione dell’azienda. Sottolineando che sono già 15 i player che hanno manifestato il loro interesse per AdI, di cui 3 per l’intero pacchetto di asset produttivo. Ora si dovrà procedere alla fase informativa e, successivamente, le aziende dovranno presentare la propria offerta. Nel frattempo, il governo ha annunciato che eserciterà la golden power, per porre prescrizioni vincolanti nella cessione. E il 30 ottobre prossimo i sindacati saranno a Palazzo Chigi per un “aggiornamento sulla situazione del Gruppo Acciaierie d’Italia”.

Tutto a dimostrazione dell’importanza che ricopre per la politica industriale a cui mira l’esecutivo. Del resto, il concetto è ribadito dallo stesso Urso a poche ore dalla notizia del nuovo dispositivo di sequestro. “La siderurgia è il pilastro dell’industria manufatturiera a cui non si può assolutamente rinunciare, tanto più alla luce dei cambiamenti geopolitici”, dice in occasione della presentazione del nuovo rapporto Asvis.

Non cambia nemmeno la linea delle opposizioni, però. Dai Cinquestelle è il senatore pugliese e vicepresidente del partito, Mario Turco, ad attaccare: “Il sequestro disposto oggi dal Gip di Potenza nei confronti dell’ex Ilva di Taranto, che ha parlato di utilizzo ‘criminale’ degli impianti dell’acciaieria, è la controprova che anche su questo fronte il governo Meloni non ne azzecca una”. Perché, continua, “soltanto 48 ore fa, tutto il centrodestra italiano festeggiava la sconsiderata riapertura dell’altoforno 1 e il ripristino del ciclo integrale a carbone a Taranto. Guardare sempre indietro – accusa l’esponente M5S –: questo è l’imperativo di chi ci governa”. Intanto, la produzione va avanti.

Ex Ilva, sentenza annullata: processo per disastro ambientale da rifare a Potenza

Tutto da rifare. La sezione distaccata di Taranto della Corte d’assiste d’appello di Lecce annulla la sentenza di primo grado del processo ‘Ambiente svenduto’ per disastro ambientale a carico della gestione dell’ex Ilva da parte dei Riva, giudicando competente il tribunale di Potenza.

Di fatto la corte accoglie il ricorso del pool difensivo, che sin dalle prime battute aveva ritenuto indispensabile cambiare perché da ritenere “parti offese” i giudici togati e popolari che avevano emesso il verdetto di colpevolezza a carico di 37 imputati e tre aziende. Uno degli avvocati dei Riva, Pasquale Annicchiarico, raggiunto al telefono da GEA, spiega che “è stata accolta la tesi che avevo presentato dieci anni fa“, perché “lo avevamo detto subito che quel processo doveva essere celebrato a Potenza: in sei mesi si poteva fare tutto e poi ripartire, invece abbiamo perso dieci anni“. Secondo quanto stabilito oggi in aula, dunque, “adesso ci saranno 15 giorni per il deposito delle motivazioni, che leggeremo con attenzione” e poi si attiverà l’iter per il passaggio di competenze del processo. Ma, stando a quanto sottolinea il legale, rispondendo a una precisa domanda di GEA, il rischio che nel frattempo intervenga la prescrizione non è così immediato. “Per certi reati i tempi sono lunghi...”, dice Annicchiarico. Secondo le recenti modifiche alle normative in materia di reati ambientali, la prescrizione per disastro ambientale adesso va dai 30 ai 37 anni, mentre per il reato di inquinamento ambientale è dai 12 ai 15 anni.

La reazione di politica e associazioni è di rabbia e delusione, se non addirittura rabbia. “Una giornata triste per tutti coloro che ci hanno creduto, ma noi non ci scoraggiano per niente“, è il commento dell’associazione ‘Genitori Tarantini‘, uno dei gruppi più attivi in questi anni. Su Facebook dice la sua anche uno dei legali di Gt, Maurizio Rizzo Striano: “Nel mio piccolo, da sempre sono stato convinto che la strada del penale non era quella giusta per mettere in ginocchio il mostro. Il processo penale serve a condannare i delinquenti non a fare chiudere industrie. Le prove raccolte nel processo resteranno inoppugnabili anche se alla fine non vi sarà nessuna condanna perché tutti i reati saranno prescritti”.

Scoramento viene espresso anche da un’altra associazione, Giustizia per Taranto: “Si dovrà ripartire da zero con grosse possibilità che vada tutto in prescrizione. Ennesimo schiaffo ai danni della città di Taranto. Le parole le abbiamo finite“.

Il Codacons, intanto, annuncia che presenterà un esposto “per incompetenza contro i giudici (Misserini e D’errico) che hanno emesso la sentenza annullata dalla Corte, affinché siano accertate le relative responsabilità nella vicenda giudiziaria“. Intanto, sulla decisione si esprimono in termini netti: “Enorme delusione, la giustizia italiana celebra il suo funerale”.

Anche per Legambiente è “una decisione sconvolgente: ingiustizia è fatta“. Il presidente nazionale, Stefano Ciafani, assieme ai presidenti delle sezioni regionale e tarantina, Daniela Salzedo e Lunetta Franco, attenderanno di leggere le motivazioni, ma assicurano che l’associazione “si costituirà come parte civile anche nel nuovo processo a Potenza“.

Dura anche la presa di posizione del portavoce nazionale di Europa Verde, Angelo Bonelli: “Sono esterrefatto! L’inquinamento è stata un’invenzione? Morti e malattie non hanno responsabilità? Questa non è giustizia. Con questa decisione su Taranto si infligge l’ennesima ferita dopo il disastro sanitario”. Il deputato di Avs cita alcuni dati: “A Taranto, nel corso degli anni, è stato immesso in atmosfera il 93% della diossina prodotta in Italia, insieme al 67% del piombo, secondo quanto riportato dal registro Ines dell’Ispra, successivamente diventato E-Prtr. Questa situazione ambientale drammatica spinse, il 4 marzo 2010, l’autorità sanitaria a vietare il pascolo entro un raggio di 20 km dal polo siderurgico“. Bonelli, poi, tuona: “Siamo di fronte a uno dei disastri sanitari e ambientali più gravi della storia italiana ed europea, che ha causato troppe vittime, soprattutto tra i bambini. Questa sentenza non rappresenta un atto di giustizia, ma una ferita inferta a chi ha già pagato un prezzo altissimo con la propria salute e con la propria vita“.

Ex Ilva, ok Ue al prestito ponte da 320mln. Urso: “Siamo su strada giusta”

La Commissione europea dà il via libera al prestito ponte da 320 milioni di euro per Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha ricevuto questa mattina la ‘comfort letter’ in cui si esprime una valutazione positiva sui termini del prestito, che prevede un tasso di interesse annuo dell‘11,6%.

Una conferma che, sottolinea il Mimit, “attesta la validità del piano industriale elaborato dalla gestione commissariale e la capacità dell’azienda di restituire la somma in tempi congrui e senza configurarsi come aiuto di Stato“.

Si dice fiero Adolfo Urso, che da Napoli ribadisce la conferma che il piano industriale di rilancio elaborato dalla struttura commissariale è “tale da consentire la restituzione nei tempi e con un tasso di interesse piuttosto significativo“. Considerando che parliamo dell’impianto siderurgico “più sfidante in Europa“, rivendica, “siamo sulla strada giusta e non credo fosse facile anche solo immaginarlo“.

Soddisfatti i sindacati, che però domandano un nuovo incontro urgente a Palazzo Chigi, richiesto già unitariamente da Fim, Fiom e Uilm diverse settimane fa, per riprendere la discussione con il governo sulle prospettive dell’ex Ilva, sul piano industriale e di ripartenza, sulle ulteriori risorse da mettere a disposizione dei commissari, sull’occupazione e sull’annunciato bando di gara. “I 320 milioni di euro, come abbiamo più volte ribadito, rappresentano una buona notizia ma non sono sufficienti per il rilancio della produzione, il riavvio degli impianti e il ritorno a lavoro di tutti i lavoratori“, chiosa Rocco Palombella, Segretario generale Uilm. E che l’estate sia iniziata, non conta: “Non possiamo attendere un mese per l’incontro con il Governo – avverte il sindacalista –, la situazione è drammatica con stabilimenti quasi fermi e migliaia di lavoratori senza certezze“. La ripresa del confronto sulla cassa integrazione, sostiene, non può partire prima di un “incontro chiarificatore” a Palazzo Chigi.

Pienamente d’accordo Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil. Le risorse non bastano per un pieno rilancio, conferma, “considerazione delle condizioni in cui si trovano gli stabilimenti ex Ilva“. Il tempo scorre e già quello intercorso tra la richiesta del prestito e la comfort letter è stato “troppo“, insiste: ” Ora occorre capire quando le risorse saranno nelle reali disponibilità dei commissari straordinari”. Di certo, gli impianti di tutti gli stabilimenti non possono continuare a restare fermi e sono necessari gli interventi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie. “I lavoratori vivono nella incertezza sul loro futuro – lamenta Scarpa -. Il piano per la ripartenza lo dobbiamo ancora discutere e il Governo deve confrontarsi con le organizzazioni sindacali sui contenuti del bando di gara per l’ipotesi di vendita dell’azienda“.

Positivo l’ok al prestito anche per il segretario nazionale di Fim Cisl, Valerio D’Alò: “Lo aspettavamo, perché tutto ciò che è previsto nel piano di ripartenza è strettamente legato alla presenza di risorse con cui fare investimenti, manutenzioni, acquisto di materie prime“, osserva, ricordando che .anche la cassa integrazione è legata alla ripartenza degli impianti, condizione possibile solo con le risorse, “almeno fino all’arrivo del bando di gara, il vero snodo che dovremo affrontare in futuro“.

Ex Ilva, lunedì a Palazzo Chigi sindacati e indotto. Fiom: Ora realizzazione piano

Lunedì prossimo, 25 marzo, i sindacati saranno nuovamente a Palazzo Chigi per riprendere il filo della discussione sul futuro dell’ex Ilva. Alle ore 19 sono attesi in Sala Verde la Fiom-Cgil, la Fim-Cisl, la Uilm e l’Ugl per discutere i prossimi passi per rimettere in piedi l’acciaieria dopo l’avvio dell’amministrazione straordinaria e la nomina dei commissari. Per il governo dovrebbero essere presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, la responsabile del Lavoro, Marina Calderone, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il ministro per gli Affari Ue, il Sud, la coesione e il Pnrr, Raffale Fitto, mentre per la Presidenza del Consiglio dovrebbe partecipare il sottosegretario, Alfredo Mantovano.

All’appuntamento le sigle si presentano con idee ben chiare, come dimostrano le parole di Michele De Palma alla vigilia dell’incontro: “E’ necessario mettere a disposizione ulteriori risorse per poter garantire il consolidamento delle condizioni di salute e sicurezza, di sicurezza degli impianti e di rilancio della produzione”. Per il segretario generale della Fiom-Cgil “si sono insediati i commissari, ma ora è arrivato il momento di passare dalla programmazione alla realizzazione”. Inoltre chiederanno “il rientro a lavoro di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori”, perché per “gli errori fatti dal management del privato, precedentemente, un’azienda salvata dai lavoratori e dal sindacato si ritrovi in discussioni che riguardano una ‘piccola Ilva’ o soluzioni che prevedono riduzioni dell’occupazione”.

Fiom, dunque, vuole il rilancio dell’azienda ma “dentro una concezione nuova”. C’è “davvero bisogno di fare la transizione industriale verso produzioni che siano ecologicamente compatibili – aggiunge De Palma -. Noi non scambiamo la salute e la sicurezza delle persone con il diritto al lavoro. Le due cose devono stare insieme”.

Lunedì a Palazzo Chigi si parlerà anche di come rimettere in equilibrio la situazione dell’indotto, che aspetta ormai da tempo che venga sanata la situazione economica. Sempre in Sala Verde, infatti, alle ore 20 sono attesi anche i rappresentanti di Aigi, Confapi Taranto, Casartigiani Puglia, Confindustria Taranto, Cna Taranto, Fai Conftrasporto e Federmanager. Dopo la nuova fase avviata con l’uscita di scena di ArcelorMittal, dunque, il governo vuole stringere i tempi e recuperare il terreno perso.

Ex Ilva, Urso nomina tutti i commissari e li riunisce al Mimit Sindacati: “Sfida epocale”

La squadra dei commissari che avranno il compito di rilanciare l’ex Ilva in amministrazione straordinaria è completa: tre per Acciaierie d’Italia, tre per il Gruppo Ilva.
Dopo Giancarlo Quaranta, nominato lo scorso 20 febbraio, per AdI arrivano Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia ed esperto di tematiche ambientali, e Giovanni Fiori, esperto di corporate governance e internal auditing. Per il Gruppo Ilva, invece, dopo le dimissioni di Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, arrivano lo stesso Danovi, esperto di risanamento d’impresa, gestione dell’insolvenza e operazioni straordinarie; Francesco di Ciommo, esperto in diritto bancario e finanziario, delle crisi di impresa, amministrativo e societario; Daniela Savi, esperta in gestione della crisi d’impresa e in materia fiscale.

Urso riunisce subito tutti al Mimit in due tavoli. Il primo riguarda gli impianti, il secondo l’indotto. L’obiettivo è fare il punto della situazione attuale e sui prossimi passi da compiere per il rilancio delle attività. Al primo tavolo partecipano solo Urso e i commissari, al secondo, in videoconferenza, partecipano lo staff del ministro, i commissari di AdI, i rappresentanti dell’Abi, di Sace, di Banca Ifis, di Assifact e delle associazioni dell’indotto, sulle azioni da mettere in campo per il salvataggio della filiera.

Ora la compagine è completa e si può entrare nel merito delle questioni“, scandisce Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, che chiede un accordo per la ripartenza per mettere in sicurezza gli impianti, i lavoratori e creare le condizioni ambientali adeguate per rilanciare la produzione. “E’ necessario fare presto – incita -, serve ridare liquidità all’azienda, altrimenti gli impianti rischieranno di fermarsi e deve essere garantita la continuità salariale per i lavoratori“.

La sfida, per il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, è “epocale“: “Riuscire a rimettere l’ex Ilva in una condizione di normalità, salvaguardando i posti di lavoro, per poi rilanciarla avviando un piano reale di decarbonizzazione“. Questo, spera, “deve portare alla fine del contrasto tra la città e il grande stabilimento“.

Ottimista anche la Fim Cisl, che conta sul recupero dei ritardi accumulati negli anni. “Siamo fiduciosi che la squadra possa portare avanti un buon lavoro, dando continuità industriale e nel contempo fare i necessari interventi che permettano di rimettere nel più breve tempo possibile il Gruppo sul mercato“, afferma il segretario nazionale, Valerio D’Alò.

La prossima settimana, il 9 marzo, le parti sociali saranno con il ministro delle Imprese negli stabilimenti di Genova e a Novi Ligure.

A Novi, stamattina, c’è stata una riunione del tavolo di crisi permanente convocato dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e dall’assessore al Lavoro, Elena Chiorino, con il presidente della provincia di Alessandria, Enrico Bussalino, i sindaci dei Comuni di Novi Ligure e Racconigi, insieme ai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, i sindacati di categoria Fiom Cgil, Fim Cisl e Uil, e le Rsu, ma anche con i parlamentari e i consiglieri regionali.  La visita di Urso in Piemonte è un “segnale molto forte di attenzione da parte del governo che ha raccolto la sollecitazione di questo territorio a considerare quello di Ilva un tema nazionale“, scandisce Cirio, che consegnerà un documento condiviso da istituzioni e sindacati: “La priorità è tenere alta l’attenzione e garantire la continuità produttiva degli stabilimenti piemontesi di Novi Ligure, Racconigi e Gattinara che, insieme all’indotto, rappresentano oltre 3 mila posti di lavoro in Piemonte”, afferma. La convocazione del tavolo resta permanente fino alla piena operatività dei tre stabilimenti piemontesi.

Urso a Taranto: “Ex Ilva sarà rilanciata e può diventare il sito più sostenibile d’Europa”

In fondo al tunnel, si intravede di nuovo la luce per l‘ex Ilva. Adolfo Urso vola a Taranto per visitare gli impianti, incontrare le istituzioni, il commissario di AdI in amministrazione straordinaria, Giancarlo Quaranta, e i sindacati. L’obiettivo, spiega il ministro, è quello di farlo diventare il sito siderurgico più sostenibile d’Europa.

L’Ilva sarà messa in sicurezza e poi entrerà in fase di ambientalizzazione: “Vi chiedo – dice ai lavoratori – la massima collaborazione e io vi darò la massima collaborazione del governo e di tutte le istituzioni“. Ricuce, apparentemente, anche con la città ferita da troppi morti d’inquinamento: “Insieme dobbiamo dimostrare che questo è il sito di Taranto, che questo è lo stabilimento siderurgico della nostra nazione“. Sarà quindi rilanciato e assegnato a chi “davvero dimostra di essere un player industriale importante e significativo“.

Quaranta e gli altri due commissari che saranno nominati a giorni saranno, garantisce, messi in condizione di avere da subito le risorse finanziarie che servono alla manutenzione degli impianti. Stop alla cassa integrazione poi per chi lavora per garantire la sicurezza delle macchine. Intanto, Urso chiede all’Europa di cambiare la politica siderurgica e quella industriale: “Mi sono incontrato più volte con i commissari competenti – fa sapere -. Due settimane fa a Bruxelles ho posto con chiarezza la necessità di cambiare la tempistica e le modalità che gli obiettivi della politica siderurgica europea perché altrimenti saremmo schiacciati da chi produce fuori dall’Europa senza rispettare le condizioni ambientali e sociali che noi giustamente vogliamo rispettare“.

Bene per il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che dopo anni però si mostra disincantato sul dossier Ilva: “Questo è l’ennesimo Governo col quale collaboriamo e abbiamo, come al solito, tutta la voglia di risolvere la questione. Fino ad ora, non ci è riuscito nessuno. In questa vicenda, la Regione Puglia è stata estromessa da ogni ruolo, ma apprezziamo la gentilezza e il garbo con le quali il ministro Urso ci ha comunque coinvolti”, osserva.

Nonostante questo, la Regione ha messo a disposizione l’avanzo di amministrazione, che ammonta a diverse decine di milioni di euro, per acquistare i crediti delle aziende dell’indotto che “rischiano di rimanere con un pugno di mosche in mano a causa dell’amministrazione straordinaria”, precisa il governatore.

Sulla decarbonizzazione il presidente è molto chiaro: “E’ un obbligo molto conveniente per Taranto“, chiosa. Se si decarbonizza, infatti, si può pretendere che l’Unione Europea consideri l’acciaio della città come uno dei pochi acciai green già utilizzabili in Europa. E’ un modo, insomma, per fare “competizione intelligente“, abbassando i costi di produzione e mettendo Taranto tra le prime acciaierie del mondo in grado di produrre acciaio pulito, con un vantaggio competitivo rispetto ad altri competitor che, dopo le chiusure del mercato americano, avverte Emiliano, “non possono certo pensare di venire a sbolognare in Europa acciaio prodotto con emissioni di CO2 altissime e con inquinamento altissimo”.