Asse industriale Roma-Ankara: 40 mld interscambio e 25 mld investimenti al 2030

L’industria italiana guarda a Est. Ad Ankara, Adolfo Urso chiude la prima task force di cooperazione del settore. L’obiettivo al 2030 è, assicura il ministro, “concreto e ambizioso”: raggiungere i 40 miliardi di euro di interscambio commerciale e i 25 miliardi di euro di investimenti diretti reciproci.

Il summit è co-presieduto con il ministro dell’Industria e della Tecnologia turco, Mehmet Fatih Kacir, e porta alla firma di una dichiarazione congiunta. Un’intesa che rappresenta “un salto di qualità nelle relazioni tra i due Paesi”, per Urso, che punta a rafforzare in modo strutturale le partnership industriali tra Italia e Turchia, facendo leva su un’integrazione produttiva sempre più avanzata e su investimenti reciproci nei settori strategici: dall’aerospazio alla difesa, fino all’elettrodomestico, al manifatturiero e alla duplice transizione del sistema produttivo. A questi si affiancano le nuove frontiere della cooperazione su spazio, intelligenza artificiale, materie prime critiche e tecnologie avanzate e sulla loro applicazione nei processi produttivi, al centro della roadmap operativa definita congiuntamente dai due ministeri.

Molte imprese italiane sono radicate da anni in Turchia e altrettante imprese turche oggi investono in Italia nei settori più avanzati, “contribuendo a rafforzare un’integrazione produttiva sempre più solida tra i due Paesi”, sottolinea Urso, parlando di un potenziale “unico bacino tecnologico, scientifico e industriale tra Italia e Turchia, per rafforzare le nostre filiere e renderle più competitive”. Nel contesto internazionale attuale, segnato dalle tensioni nel Golfo e dalla crisi iraniana, “abbiamo voluto confermare questa riunione per dare un segnale ai nostri popoli, alle nostre imprese e agli altri Paesi dell’area: oggi più che mai è necessario cooperare per lo sviluppo, il benessere, la pace e la stabilità”, scandisce l’inquilino di Palazzo Piacentini, ribadendo come si tratti di “un segnale importante e tempestivo per un Paese che, come altri dell’area, risente del conflitto nel Golfo Persico e a cui dobbiamo dare fiducia”. La prima riunione del Comitato STI3 dà attuazione agli indirizzi condivisi da Giorgia Meloni e Recep Tayyip Erdogan nel vertice intergovernativo di Roma dell’aprile scorso, traducendo quell’intesa in una roadmap operativa per rafforzare la cooperazione industriale, tecnologica e gli investimenti reciproci.

La missione di Urso ad Ankara si è articolata in due giorni di incontri istituzionali e con la comunità imprenditoriale: ieri un primo bilaterale con il ministro Kacir, seguito dall’incontro in ambasciata con le imprese italiane e turche. A margine, il ministro ha incontrato rappresentanti di aziende interessate a investire in Italia. Durante la missione, Urso ha deposto una corona di fiori al Mausoleo di Atatürk e visitato il centro di ricerca spaziale Tubitak Uzay. Alla missione ha preso parte una delegazione istituzionale e tecnica italiana, con la presenza – oltre ai tecnici del Mimit e della Difesa – del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente, e dei rappresentanti dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale per l’Industria (AI4I).

Tavolo auto, Urso: Servono subito cambiamenti. Stellantis conferma piani, allarme sindacati

Il 2026 si apre nel segno dell’urgenza per l’industria dell’auto italiana. Il tavolo nazionale convocato al Mimit dal ministro Adolfo Urso si è concluso con un chiaro messaggio rivolto a Bruxelles: “Servono cambiamenti radicali, non maquillage”.

Il governo ha presentato la nuova programmazione del Fondo Automotive fino al 2030, che mette sul piatto circa 1,6 miliardi di euro, destinando il 75% delle risorse al sostegno dell’offerta e della ricerca. L’obiettivo è superare il meccanismo delle “supermulte” europee e promuovere una piena neutralità tecnologica che includa biocombustibili e incentivi al retrofit.

Durante il confronto Stellantis – che il prossimo 21 maggio presenterà in Michigan il proprio piano strategico durante l’Investor Day 2026, – ha cercato di rassicurare gli stakeholder confermando l’impegno per l’Italia con 7 miliardi di euro di acquisti dalla filiera nazionale. Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe, ha prospettato un’inversione di tendenza produttiva proprio a partire dal 2026. Melfi è il polo della ripartenza, qui nelle prossime settimane riprenderà il secondo turno per la Jeep Compass. Nel 2026 debutteranno i nuovi modelli DS e Lancia Gamma (elettrici e ibridi), con un ulteriore modello previsto entro il 2028. Mirafiori invece ha chiuso il 2025 con un +28% di produzione, trainato dalla nuova Fiat 500 ibrida, confermandosi asset strategico. Ad Atessa torna parzialmente il terzo turno, garantendo 200 veicoli in più al giorno e lo sviluppo di una nuova generazione di veicoli commerciali leggeri (LCV). A Termoli, confermata la produzione di cambi e-DCT e investimenti sui motori GSE adattati alla normativa Euro 7 per garantirne l’operatività oltre il 2030. A Cassino arriverà la nuova Maserati Grecale, mentre a Modena è tornata la produzione di GranCabrio e GranTurismo per rilanciare il tridente nel segmento lusso. Confermati a Pomigliano i tre modelli già annunciati nel piano del 2024.

I prossimi mesi, ricorda Cappellano, “saranno cruciali per modificare e migliorare Il nuovo pacchetto di misure per il settore dell’automotive presentato dalla Commissione a dicembre. Servono condizioni di competitività e regole che assicurino un futuro per il settore e scongiurino una crisi del settore che rischia di essere irreversibile”. L’auspicio, dice, è che “tutti i partecipanti al tavolo possano offrire un contributo con le proprie forze”, perché “questa sfida non riguarda solo Stellantis ma l’intero comparto automotive, al cui sviluppo abbiamo la responsabilità ed il dovere di contribuire”.

Nonostante le rassicurazioni aziendali, il clima tra i rappresentanti dei lavoratori resta teso. Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) ha lanciato l’allarme sui volumi: “Siamo passati da 750mila a 300mila veicoli. L’azione del governo non ha funzionato e la situazione è di pura emergenza”. Uliano chiede che l’Europa deroghi al debito per gli investimenti industriali, similmente a quanto fatto per il settore militare. Ancora più critico Michele De Palma (Fiom-Cgil), che parla di un processo di “autodistruzione” del sistema: “Siamo sotto le 300mila vetture contro il milione promesso. Serve un intervento della Presidenza del Consiglio perché il dossier coinvolge anche Lavoro e Mef”. Secondo la Fiom, sono 10.000 i posti di lavoro a rischio nella sola componentistica. Anche Rocco Palombella (Uilm) boccia il 2025 come “anno orribile” e definisce i fondi governativi (1,6 miliardi in 5 anni) come “quasi nulli” se diluiti nel tempo, invocando un piano industriale vero prima che venga presentato a Detroit.

In chiusura le associazioni di categoria. Motus-E ha chiesto di superare le ideologie, puntando su una fiscalità agevolata per le flotte aziendali così da alimentare il mercato dell’usato elettrico. Sul fronte dei carburanti alternativi, Assogasliquidi-Federchimica ha accolto con favore i 21 milioni per il retrofit a gas, ribadendo l’importanza di Gpl e Gnl per una transizione che sia anche socialmente ed economicamente sostenibile per le famiglie.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

Stellantis entra in AI4I e Fondazione Chips-IT: adesione ufficializzata al Mimit

“Costruire un ecosistema dell’innovazione nazionale solido e competitivo, fatto di infrastrutture, capitale umano e ricerca avanzata”. E’ questo l’obiettivo che ha spinto Stellantis ad aderire all’Istituto italiano di intelligenza artificiale (AI4I) – il primo nazionale – nato su iniziativa del governo con sede a Torino, interamente dedicato all’applicazione dell’AI all’economia reale e alla Fondazione Chips-IT, primo polo nazionale di ricerca industriale e innovazione su chip e semiconduttori, che si trova a Pavia e che punta a rafforzare l’autonomia strategica dell’Italia e dell’Europa nella progettazione dei circuiti integrati. L’adesione del gruppo è stata ufficializzata oggi nel corso di una cerimonia che si è svolta a Palazzo Piacentini, sede del Mimit.

L’ingresso di Stellantis nei due progetti, ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “rafforza la competitività del sistema produttivo e promuove l’innovazione tecnologica del settore automotive”. Per il titolare del Mimit “si tratta di un segnale chiaro, perché il potenziamento delle capacità del Paese nei settori dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori è prioritario per la politica industriale”. La collaborazione virtuosa tra pubblico e privato “diventa così una leva strategica per accelerare ricerca e sviluppo e consolidare la sovranità tecnologica italiana ed europea”.

Per Stellantis, “la sinergia tra industria, università e centri di ricerca è fondamentale”, come ha ricordato Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer per Enlarged Europe e European Brands, ed è per questo motivo che con il Mimit “abbiamo deciso di rendere l’adesione a queste realtà di ricerca altamente qualificate come parte integrante del nostro Piano di impegni per l’Italia”. “Sono certo – ha aggiunto – che grazie alla collaborazione con AI4I e Chips-IT rafforzeremo ulteriormente la leadership di Stellantis nell’innovazione tecnologica e insieme potremo valorizzare ancor di più le competenze della comunità scientifica e produttiva del nostro Paese, a beneficio di tutti i nostri clienti e delle società in cui operiamo”.

L’intesa rientra nel Piano d’azione per l’Italia concordato il 17 dicembre 2024 tra il gruppo automobilistico e il Mimit, al termine del Tavolo dedicato, e rappresenta un nuovo passo nella collaborazione tra pubblico e privato sul fronte della ricerca e dello sviluppo tecnologico.

AI4I si propone come hub nazionale e internazionale di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, in grado, ha spiegato il suo presidente, Fabio Pammolli, “di attrarre giovani talenti e leader scientifici, creare strumenti e servizi AI per le imprese, sostenere la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e contribuire alla sovranità tecnologica italiana ed europea”.

Fondazione Chips-IT intende rafforzare la posizione dell’Italia e dell’Europa in un settore oggi fondamentale per la trasformazione digitale e la competitività industriale. “Stiamo crescendo rapidamente: oggi abbiamo più di quaranta dipendenti e contiamo di arrivare a circa 100 entro la fine del 2026. Sono attive tre linee di ricerca, a cui se ne aggiungeranno altre due nei prossimi mesi, tutte accomunate da concrete applicazioni, che vanno dalle telecomunicazioni alla produzione di energia, dal biomedicale ai sistemi radar”, ha sottolineato il presidente Alberto Sangiovanni-Vincentelli.

MFW alle porte. Ma comparto annaspa e chiede aiuto

Milano si prepara ad aprire le porte alla Fashion Week e, con gli occhi del mondo puntati sulla Meneghina, il comparto moda torna a lanciare l’allarme al governo. La città si prepara a vivere un’edizione simbolica, la prima senza Giorgio Armani che ha contribuito a costruire l’identità del capoluogo lombardo come centro nevralgico dello stile e dell’imprenditoria. Ma i consumi stentano a decollare, i negozi continuano a chiudere e la crisi, da congiunturale, sembra essere diventata strutturale.

Neanche i saldi estivi hanno dato respiro ai commercianti, con un calo del 5% degli acquisti a luglio e del 3,9% ad agosto, che conferma il crollo già registrato nel primo semestre e quello a doppia cifra (-12%) sul 2019.

“Sul mondo della moda si sta abbattendo un uragano che travolge ogni anno 6.500 piccole e medie aziende del retail”, avverte Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio. Questo fenomeno, così potente, osserva, “sta indebolendo tutta la struttura della filiera della moda e demotiva l’apertura di nuovi negozi da parte di donne, giovani e imprenditori che vorrebbero iniziare l’esperienza nella vendita a contatto con il cliente”. Il Sistema Moda Italia chiede al governo di intervenire con un gruppo di lavoro sul commercio all’interno del Tavolo della Moda istituito al ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Servono con urgenza provvedimenti che potrebbero finalmente rilanciare i consumi”, insiste Felloni, che propone detrazioni per il consumatore finale dalla propria denuncia dei redditi gli importi sugli acquisti di abbigliamento, calzature, accessori, articoli sportivi, tessuti e tessile per la casa effettuati esclusivamente presso i negozi di vicinato. “Poter detrarre anche parzialmente le imposte su questa tipologia di acquisti darebbe spazio ad una rinascita dei centri storici, alla riapertura di tante piccole attività che si sono perse in questi anni e ad assumere e formare nuovi collaboratori con indubbi vantaggi per l’economia, la socialità e la sicurezza”, spiega il presidente di Fmi. E, sotto i riflettori della fashion week di Milano il settore chiede anche al Governo l’istituzione di una Giornata nazionale della Moda italiana che rappresenterebbe un’occasione per raccontare la qualità, la tradizione e l’innovazione che distinguono il sistema, “rafforzando il senso di appartenenza e offrendo al mondo un’immagine coesa e autorevole del Made in Italy”.

Se la moda arranca, la Fashion Week di Milano, in programma dal 23 al 29 settembre, promette di rafforzare potentemente l’indotto turistico, con un contributo di circa 239 milioni di euro e un incremento del 12,3% sul 2024. Il 46% (quasi 110 milioni di euro) sarà destinato allo shopping, il 39% (più di 93 milioni) per ristorazione e alloggio, il 15% (35,8 milioni di euro) per i trasporti. La stima è del Centro Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. In aumento, +15% sullo scorso anno, gli arrivi di visitatori: oltre 149mila e 300, il 46% dall’estero, il 54% dal resto d’Italia. Con la Milano Fashion Week di febbraio, l’indotto sarà di 423,6 milioni di euro con un incremento del 7,1% in confronto al precedente anno, dovuto al maggior numero complessivo di visitatori: quasi 262mila (+6,9% sul 2024). La Milano Fashion Week dal 23 al 29 settembre ha un peso maggiore sull’indotto generato – il 56,4% – rispetto a quella di febbraio. La spesa pro capite media stimata per questa MFW di settembre è di 1.600 euro, in leggero calo, – 2,3%, rispetto al 2024. Più alta la spesa turistica pro capite dei visitatori esteri, 1.664 euro; minore la spesa turistica pro capite degli italiani: 1.535 euro. Mentre la previsione complessiva degli arrivi a Milano in questo mese di settembre è di oltre 793mila e 500, in crescita dello 0,09% sul settembre 2024 (dati definitivi). “Milano si conferma punto internazionale della moda e dell’attrattività, capace di attrarre visitatori, talenti e investimenti da tutto il mondo”, commenta Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano. La maggiore stima di spesa degli stranieri testimonia, rileva, “come l’indotto turistico continui a generare valore per il nostro territorio”.

Lear Corporation, Newco rilancerà sito Grugliasco. Urso: “Basi per risolvere crisi”

Si riaccendono le speranze per il futuro del sito Lear Corporation di Grugliasco (Torino), storico fornitore auto di Stellantis. L’azienda americana, leader nella tecnologia e nella produzione di sistemi elettrici per auto, ha annunciato durante il tavolo di aggiornamento al Mimit di aver raggiunto dopo due anni di trattative un’intesa con il gruppo italo-cinese ITB Auto. Obiettivo è la reindustrializzazione dello stabilimento piemontese.

L’operazione sarà guidata da una Newco appositamente costituita, la Fabbrica Italiana Produzioni Auto (Fipa), nata dalla collaborazione tra ITB Auto, Gruppo Fassina e l’imprenditore Gan Tou. L’obiettivo dichiarato è rilanciare il sito con un piano di investimenti da 100 milioni di euro e una nuova produzione focalizzata sull’assemblaggio di 20mila quadricicli L6 e L7 all’anno. Soddisfatto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “Oggi poniamo le basi per avviare un’altra crisi sui binari del rilancio”. La notizia giunge ventiquatt’ore dopo l’incontro avuto dal ministro con l’ad di Stellantis, Antonio Filosa, per discutere le nuove regole europee sull’auto elettrica e rassicurare sul mantenimento degli stabilimenti italiani, secondo un Piano per l’automotive che metterà l’Italia al centro delle strategie di Stellantis.

Il progetto industriale per il rilancio del sito torinese illustrato oggi prevede anche un impatto occupazionale significativo: Fipa ha infatti comunicato l’intenzione di riassorbire 200-250 lavoratori dei 376 attualmente impiegati nello stabilimento, con l’impegno a garantire continuità produttiva e nuove prospettive di sviluppo. La produzione dovrebbe partire entro il primo trimestre del 2026, una volta conclusa la trattativa prevista entro la fine di quest’anno. Il quadro permetterebbe una rinascita industriale del sito torinese, destinata a rafforzare la filiera dell’automotive in Piemonte e a offrire nuove prospettive a centinaia di lavoratori. Urso conferma la volontà dell’esecutivo, deciso a puntare su una strategia di “reindustrializzazione e di rafforzamento della filiera dell’automotive, importante soprattutto in una fase di grande trasformazione del settore”.

Il governo continuerà a monitorare la salvaguardia dei posti di lavoro e il reale rilancio del sito, in dialogo costante con azienda, istituzioni locali e sindacati. Il Mimit ha quindi proposto di avviare una serie di incontri territoriali dedicati agli aspetti produttivi e sociali legati al nuovo piano industriale. Ulteriori dettagli operativi saranno diffusi in nuovo appuntamento con le parti, fissato per il 9 ottobre. “Oggi possiamo guardare al futuro con soddisfazione e speranza – dice Elena Chiorino, vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Piemonte – la Regione continuerà a seguire e a monitorare passo passo tutto il processo di acquisizione, assicurandosi che l’operazione tuteli pienamente l’occupazione”. Parla di “svolta positiva” la consigliera regionale Pd in Piemonte, Laura Pompeo: “Ma ora serve un impegno attento e costante da parte di tutti per trasformare questa opportunità in una vera rinascita industriale. Bisogna garantire che il piano industriale sia solido, sostenibile e capace di valorizzare le competenze presenti nel sito”.

Ue, accordo tecnico Italia-Germania: No solo elettrico per decarbonizzare flotte aziende

Un “punto di svolta” in Europa. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, saluta l’intesa tra il Mimit e il Bmwe, il ministero tedesco per gli Affari Economici e l’Energia, sull’iniziativa della Commissione Europea per la decarbonizzazione delle flotte aziendali. Si tratta, per Palazzo Piacentini, di un “passo avanti decisivo“, successivo all’incontro che si è svolto a Berlino lo scorso 21 luglio tra Urso e l’omologa tedesca Katherina Reiche.

I due Paesi chiedono all’Europa una linea d’azione flessibile ed equilibrata, fondata sulla neutralità tecnologica, insieme a incentivi e strumenti che facilitino il processo di transizione.

Con questa intesa ribadiamo il nostro impegno per una transizione sostenibile che favorisca l’innovazione e la competitività dell’industria europea. Si tratta di una svolta storica in Europa: abbiamo il dovere di sostenere misure efficaci e flessibili, capaci di accompagnare le imprese nel percorso verso la decarbonizzazione, senza gravare con regolamentazioni rigide e penalizzanti. Con il Bmwe lavoriamo insieme per guidare questa trasformazione, ponendo la neutralità tecnologica e la sostenibilità al centro del futuro della mobilità europea”, spiega Urso. Qualsiasi misura o strumento proposto dovrebbe, sulla base dell’approccio condiviso tra i due Ministeri, promuovere o sostenere la transizione verso veicoli a basse emissioni nelle flotte aziendali, non limitandosi solo ai veicoli elettrici. Occorre quindi un approccio tecnologicamente neutrale nel computare l’intensità delle emissioni di CO2, che consideri la resilienza e la competitività dell’UE, garantendo che l’efficienza economica, la concorrenza e la trasparenza rimangano obiettivi centrali. I Ministeri dei due Paesi, inoltre, suggeriscono che tale approccio possa essere preso in considerazione per tutti i tipi di flotte: autovetture, veicoli commerciali leggeri e veicoli pesanti.

Per il senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni, della commissione Industria, quello siglato tra Italia e Germania non è solo un accordo tecnico, ma un “chiaro segnale politico”: “Con questa intesa si afferma una visione comune che rimette al centro la sovranità industriale europea e la necessità di una transizione green sostenibile anche dal punto di vista economico”, afferma, definendolo un “passo avanti che potrebbe segnare una nuova fase nei rapporti di forza all’interno dell’Unione, dove l’interesse strategico dell’Europa deve prevalere sulle forzature ideologiche di Bruxelles”.

Di “svolta strategica che può cambiare gli equilibri a Bruxelles e restituire all’Europa una politica industriale all’altezza delle sue ambizioni” parla Silvio Giovine, deputato di Fratelli d’Italia in commissione Attività Produttive alla Camera. “Finalmente due grandi potenze industriali come Italia e Germania parlano con una voce sola, chiedendo all’Unione Europea una transizione ecologica realistica, che non distrugga il tessuto produttivo ma lo accompagni verso il futuro”, commenta Giovine, per cui neutralità tecnologica e flessibilità normativa sono “le chiavi per difendere la competitività del nostro sistema industriale, evitando imposizioni ideologiche che avvantaggiano solo alcuni player globali a scapito delle nostre imprese”.

Ex Ilva, Avs: “Governo nasconde relazione Iss su rischi”. Urso: “Martedì tavolo finale”

Nuovo scontro sull’ex Ilva di Taranto. A ventiquattr’ore di distanza della riunione fiume al Mimit tra il ministro Adolfo Urso e gli enti locali, conclusa con una fumata grigia e lo slittamento della firma dell’accordo di programma a martedì prossimo, l’Alleanza Verdi Sinistra annuncia un’interrogazione parlamentare. L’Istituto superiore di sanità (Iss) – sostengono i rossoverdi – ha segnalato “lacune” nella Valutazione di impatto sanitario (Vis) presentata da Acciaierie d’Italia per ottenere la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’ex Ilva, ma il governo “ha nascosto la relazione” da cui emerge una sottovalutazione dell’impatto degli effetti delle emissioni prodotte dallo stabilimento tarantino. Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, tuona: “Da mesi chiedevo, in qualità di parlamentare, la relazione dell’Iss che mette nero su bianco come rimangano non completate le stime di impatto e rischio per la salute”. Da qui la domanda: “Perché Urso, anche ieri, non ha comunicato agli enti locali, a partire dal Comune di Taranto, la dura critica dell’Iss sulla valutazione del danno sanitario?”. Anche il vicepresidente e responsabile del Comitato Economia, Lavoro e Imprese M5s, Mario Turco, parla di “denuncia chiara, scientifica e inequivocabile” dell’Iss, “non esistono le condizioni per autorizzare la prosecuzione della produzione senza compromettere gravemente la salute pubblica. È inaccettabile che il Governo continui a ignorare questi rilievi e ad autorizzare, di fatto, l’inquinamento sistematico di un’intera città”. Pronta la replica del ministero, che bolla come “fuorvianti e strumentali” le ricostruzioni delle ultime ore, “basate su presupposti errati e superati, volte solo a ostacolare un percorso condiviso e responsabile”. L’Iss, sostiene il Mimit, “non ha mai ‘bocciato’ la Vis presentata dal gestore, ma si è limitato a richiedere integrazioni, successivamente presentate, grazie alle quali il parere finale ha concluso per l’accettabilità del rischio”.

Il governo tira quindi dritto. Urso ha convocato ufficialmente il tavolo per definire l’accordo di programma interistituzionale. Martedì prossimo, alle 9, d’intesa con il Presidente della Regione Puglia e con i Sindaci di Taranto e Statte, sono attese le organizzazioni sindacali nazionali e di categoria per un aggiornamento sulla situazione dell’Ex Ilva che avverrà alla presenza di governo ed enti locali. Alle 10.30, poi, riunione con tutte le amministrazioni nazionali e locali della Puglia coinvolte per definire l’accordo. Sul tavolo ci sono due opzioni. La prima prevede il mantenimento del ruolo strategico dell’impianto con un percorso di decarbonizzazione di 8 anni, la seconda è invece subordinata all’eventuale indisponibilità della nave rigassificatrice che impedirebbe di garantire l’approvvigionamento di gas necessario ai forni Dri. Così la decarbonizzazione si completerebbe in 7 anni.

A meno di una settimana dall’incontro, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano chiede un indirizzo politico: “Non credo sia normale che le autorità locali decidano di vicende su una installazione strategica per la Repubblica. Conoscere il punto di vista del Parlamento su una vicenda così complessa è di vitale importanza per noi. Siamo di fronte ad una scelta sicuramente complessa, non ci spaventa ma non possiamo sottovalutare”. La fumata grigia nell’incontro di ieri ha infine generato il rinvio di una settimana – dal 10 al 17 luglio – della Conferenza dei Servizi propedeutica al rinnovo dell’Aia. Lo slittamento è stato disposto dal Mase, d’intesa col Mimit, raccogliendo così le esigenze condivise da amministrazioni nazionali e locali pugliesi. Nel frattempo, parallelamente alla vicenda generale, c’è il decreto legge Ilva in fase di conversione. “E’ centrale e va coordinato nei tempi con la trattativa”, chiede Emiliano

Siderurgia green per rilanciare Taranto. Urso: “Su Ex Ilva prosegue trattativa con azeri”

Rilanciare Taranto attraverso la siderurgia, “volano di sviluppo”, coniugando ambiente e industria, salute e lavoro. Con questo obiettivo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha riunito per la prima volta al Mimit le aziende, le associazioni d’impresa e le istituzioni del territorio tarantino.

Seguiranno altre occasioni, col tavolo di Taranto che diventerà strumento di monitoraggio continuo per i 15 progetti industriali per ora già censiti dal ministero, ovvero una base di partenza che può garantire potenziale occupazionale per oltre 5.000 addetti in cantieristica, nautica, meccanica, eolico offshore, logistica avanzata. Sul rilancio della siderurgia, Urso non transige: “Nella prospettiva della piena decarbonizzazione è una priorità nazionale”. La speranza è quella di realizzare “un modello europeo per la produzione di acciaio green, un polo d’eccellenza industriale all’avanguardia nella transizione ecologica” e Taranto “può essere protagonista della nuova rivoluzione industriale italiana, con la siderurgia green motore di un progetto integrato che guarda al futuro”.

Grazie ai 15 progetti già censiti, sottolinea il ministro, ci saranno “tutte le condizioni per rispondere alle esigenze di chi cerca lavoro o teme di perdere il proprio attuale impiego“. Occasioni all’orizzonte quindi in settori come siderurgia, cantieristica, aerospazio, nautica da diporto e crocieristica, carpenteria, ferrovie, eolico, meccanica e logistica, data center e Intelligenza Artificiale.

Webuild ha infatti proposto una grande fabbrica di carpenteria metallica proposta e cantieri navali per yacht di lusso. Il gruppo ha poi manifestato l’intenzione di realizzare una grande fabbrica di carpenteria metallica nell’area ex Ilva e, nel medio termine, un ulteriore stabilimento in un’altra area. Toto Holding-Renexia prevede invece la cantierizzazione di impianti eolici offshore, galleggianti e fissi, in un progetto in due fasi. Cantieri di Puglia sarebbe pronta poi ad assumere lavoratori diretti e indiretti per la realizzazione di cantieri navali per yacht di lusso nell’area ex Yard Belleli di Taranto, mentre Confapi ha avanzato proposte di alcune aziende associate per uno stabilimento a Grottaglie dedicato alla progettazione, produzione e gestione di dirigibili a uso commerciale e per la riqualificazione di un complesso industriale a Mar Piccolo per installare un impianto a energia solare. Fincantieri punta infine a realizzare fondazioni flottanti per il settore eolico.

La stella polare resta costruire “un nuovo modello produttivo, sostenibile e inclusivo, capace di rigenerare socialmente ed economicamente l’intero territorio, partendo dalla siderurgia come asset strategico imprescindibile per qualunque economia avanzata”. Fondamentale sarà il ruolo del Tecnopolo del Mediterraneo, “che si concentra sulla ricerca applicata e lo sviluppo di tecnologie avanzate, con particolare attenzione a energia pulita, economia circolare e decarbonizzazione dei processi industriali”. Il paragone scelto da Urso è con Piombino e Terni, “dove abbiamo avviato importanti processi di riconversione green della siderurgia”. Lo stesso può avvenire a Taranto, dove sull’ex Ilva il ministro ha già presentato alle autorità competenti il piano di decarbonizzazione: “Sarà alla base del progetto industriale che stiamo negoziando con gli azeri – spiega – l’Italia deve essere l’avanguardia della siderurgia sostenibile in Europa e Taranto ne sarà protagonista”. La trattativa con Baku prosegue, assicura il ministro, che sottolinea la necessità comunque di dover adattare il piano industriale “a quel che è accaduto, soprattutto nella fase di transizione verso la realizzazione dei forni elettrici e dei relativi DRI”.

StM annuncia 2.800 uscite volontarie. Sindacati preoccupati, Urso: “Italia torni leader microchip”

StMicroelectronics (StM) annuncia 2.800 uscite volontarie a livello globale nei prossimi tre anni, “principalmente nel 2026 e 2027“, oltre al turnover naturale. Si tratta del dato più interessante emerso dal tavolo plenario dedicato al piano industriale di StM convocato oggi d’intesa col ministero dell’Economia e delle Finanze e presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Presenti al tavolo, oltre ai rappresentanti dell’azienda, anche le organizzazioni sindacali e i rappresentanti delle Regioni Siciliana e Lombardia. Il confronto verteva principalmente sugli investimenti futuri in Italia dell’azienda, in un settore come quello dei semiconduttori ritenuto strategico e fondamentale per la transizione digitale e la competitività di tutti i comparti industriali. StM conta infatti circa 13mila dipendenti in Italia, molti concentrati nei due siti principali di Catania e Agrate Brianza (Monza), con oltre 5 mila dipendenti ciascuno.

Il Mef, al pari del governo francese, detiene il 50% di Stm Holding, che a sua volta controlla il 27,5% della multinazionale. All’appuntamento ci si è arrivati dopo giorni di tensione. Tra Italia e Francia è infatti in corso un braccio di ferro sulla governance della società. Dopo la bocciatura da parte del consiglio di sorveglianza della nomina di Marcello Sala, il direttore generale del dipartimento Economia del Mef che avrebbe espresso disappunto per la strategia e la persona dell’ad Stm, Jean-Marc Chery, lo stesso Mef ha infatti giudicato l’atto “gravissimo e inaccettabile“, col ministro Giorgetti che ieri aveva sottolineato come l’atteggiamento dell’azionista italiano sarebbe stato, da lì in avanti, “di critica opposizione“.

In mattinata, di tutta risposta, il consiglio di sorveglianza della STMicroelectronics aveva espresso “il suo rinnovato sostegno” a Chery e al suo team di dirigenti. Su questo, però, Urso si è subito schierato apertamente al tavolo: “Condivido pienamente quanto espresso dal ministro Giorgetti, che con il Mef esercita il ruolo di azionista”. Poi ha assicurato di voler proseguire il confronto con gli omologhi francesi: “Lavoreremo in piena condivisione di intenti, nei luoghi e nelle sedi competenti”. Per il ministro, la priorità è “affrontare i problemi e risolverli in modo strutturale, noi siamo il governo del fare”. A maggior ragione se si tratta di un piano industriale “assolutamente strategico” come quello di StM, utile “per riaffermare la leadership tecnologica italiana nel comparto della microelettronica”, “vogliamo riportare i chip al centro della nostra politica industriale”.

Per questo motivo, ha chiesto all’azienda “un nuovo piano che riporti l’Italia al centro dello sviluppo”. Dall’azienda italo-francese sono arrivate rassicurazioni sugli investimenti: “Quelli approvati e previsti in ltalia e in Francia sono confermati”, inoltre l’impatto complessivo e le soluzioni utilizzate per l’attuazione del programma globale “saranno sostanzialmente equivalenti” tra i due Paesi, con l’azienda che garantisce investimenti più equilibrati tra Francia, in cui ci si era mossi prima, e Italia, dove ora si recupererà il terreno perso. Salvi, nel Piano 2025-27, anche i vari siti StM. “Nessuno degli attuali, in Italia e nel mondo, verrà chiuso. Ciascuno continuerà ad avere un ruolo e una missione specifica”. Si cerca poi un dialogo “costruttivo con le parti sociali per evitare azioni unilaterali”.

Nel Piano, viene ribadita l’intenzione di destinare, già nel primo triennio 2025-2027, la maggior parte degli investimenti al nostro Paese, sia in termini complessivi – 4 miliardi su un totale di 6,5 miliardi a livello europeo – sia per singolo stabilimento, con 2,6 miliardi destinati al sito di Catania, parte del più importante investimento strategico che si dispiegherà progressivamente anche negli anni successivi. Il Piano presentato non soddisfa però la Fiom Cgil. La segretaria nazionale, Barbara Tibaldi, ha puntato il dito sul taglio all’occupazione in Italia, “che non è stato né quantificato né articolato. All’ultimo minuto hanno detto che c’è un esubero di personale di 2800 persone dichiarato a livello complessivo. Come questo si articolerà sul nostro territorio non è dato saperlo”. Resta dubbiosa anche la Uilm. Per il segretario generale, Rocco Palombella, la partita è ancora lontana dal chiudersi: “Una rappresentazione così, con lo stabilimento di Catania che ha fatto due settimane di cassa integrazione e l’incertezza sul futuro, non ci lascia tranquilli. Quindi abbiamo deciso di riservarci qualsiasi possibilità di giudizio dopo aver approfondito e capito bene se effettivamente tutti i siti italiani, compresi quelli di Agrate e Catania, hanno delle missioni produttive vere”.

La palla ora torna a Urso, che auspica di arrivare alla definizione di un protocollo d’intesa sottoscritto da tutte le parti coinvoltesul modello di quanto abbiamo fatto con Eni Versalis e che stiamo facendo con Beko. Ora – ha concluso il ministro – via ai tavoli tecnici per gli approfondimenti”.

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Moda, governo lavora a rilancio. Urso: 250 mln per imprese

Continua il lavoro del governo per il rilancio del comparto moda, un “asset strategico per il Made in Italy, con 100 miliardi circa di fatturato e un export atteso di 90 miliardi nel 2024“. Il ministro Adolfo Urso presiede un nuovo tavolo permanente sul settore, al Mimit, per un confronto con imprese, ministeri, sindacati ed enti locali che trovi un punto di caduta per affrontare la sfida della duplice transizione green e digitale. “La battaglia per la sostenibilità industriale si vince o si perde in Europa“, mette in chiaro Urso, al lavoro sull’intero fronte della revisione e della attuazione dei regolamenti europei, insieme al Mase.

Nella riunione il ministro annuncia che per il 2025 il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha destinato al settore 250 milioni di euro: 100 milioni per i Contratti di sviluppo, 100 milioni ai Mini contratti di sviluppo, 15 milioni per accompagnare la transizione ecologica e digitale, e 30,5 milioni per promuovere la sostenibilità nel settore moda. Una “cifra significativa”, spiega, messa a disposizione attraverso “strumenti concreti per dare alle aziende della moda la stabilità e la fiducia di cui hanno bisogno per tornare a crescere”. Nel corso dell’anno, poi, saranno destinate alle imprese di tutti i settori produttivi risorse per oltre 22 miliardi di euro. “Massimo sforzo” per il rilancio industriale, rivendica Urso, illustrando le misure messe in campo dal governo, che annoverano circa 9 miliardi per le misure fiscali Piano Transizione 4.0 e 5.0 e Ires premiale; 2,2 miliardi per il credito d’imposta nella ZES unica; oltre 7,5 miliardi tra contratti e mini contratti di sviluppo; 1,7 miliardi della Nuova Sabatini.

“Un impegno importante a fronte delle ristrettezze del Bilancio, a cui possono usufruire anche le imprese del comparto moda, di cui 3 miliardi dedicati esclusivamente alle PMI e 4 miliardi destinati esclusivamente alle imprese del Mezzogiorno”. Riguardo il tema del credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo, Urso ha annunciato la presentazione di un emendamento al Dl Milleproroghe per migliorare la misura già predisposta in Legge di Bilancio “per dare una soluzione, per quanto sostenibile, a quanto accaduto nel passato, che pesa come un macigno anche sulle imprese della moda”. L’emendamento, tra l’altro, riapre i termini di adesione alla procedura di riversamento e prevede uno sconto in sostituzione del contributo – che avrebbe penalizzato imprese che devono riversare somme rilevanti – nei limiti di uno stanziamento complessivo di 250 milioni. Sull’occupazione, il ricorso delle aziende della moda alla cassa integrazione straordinaria nell’ultimo anno è stato particolarmente limitato. Secondo il monitoraggio dell’Inps per il 2024 e il 2025 per il settore della moda, su cui il governo ha stanziato circa 110 milioni di euro, si evince che sono stati erogati allo stato attuale solo 2,9 milioni per la CIG. Mimit e Ministero del Lavoro avvieranno un confronto con le Regioni affinché, nel prorogare la misura sulla cassa integrazione, si possa anche riperimetrare il raggio di azione.

Mentre le Regioni spingono per estendere gli ammortizzatori sociali, i sindacati di settore (Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil) avanzano una propria proposta in cinque punti: una politica industriale complessiva che valorizzi il comparto moda, con interventi a sostegno delle imprese e degli investimenti in Italia; una riforma e un rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori del settore; attenzione alle politiche di filiera e di sostenibilità, che considerino legalità, salute e sicurezza come elementi prioritari; impegno diretto e costante del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sui singoli Tavoli di crisi; un Tavolo permanente per concordare eventuali azioni correttive, che a partire da casi di deindustrializzazione dei distretti, valuti atti concreti per contrastare il fenomeno.

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