
Domani Stellantis presenta il piano industriale. Fiom Cgil: “Situazione emergenziale, servono investimenti”
Da Detroit a Pomigliano, dalla Francia a Mirafiori, fino alla Cina e ritorno. Alla vigilia dell’Investor Day, durante il quale il ceo Antonio Filosa presenterà il suo primo piano industriale, Stellantis spinge sull’acceleratore, blindata dai dati di vendita del primo trimestre che, a livello globale, registrano successi importanti. Da gennaio a marzo i ricavi su base annua sono cresciuti del 6%, a 38,1 miliardi di euro. Bene le vendite negli Usa (+4%) nonostante i dazi e quelle in Europa allargata (+5% e +8%, includendo Leapmotor), rispetto al primo trimestre 2025, trainate principalmente da Italia, Germania e Spagna. La quota di mercato dell’EU30 ha raggiunto il 17,5%, con un aumento di 20 punti base su base annua e del 18,1% con un aumento di 70 punti base, includendo Leapmotor. Se il 2025 è stato “un anno di transizione e di trasformazione” in un contesto esterno “difficile”, aveva ricordato Filosa a febbraio, il 2026 punta a essere quello di “una crescita rinnovata e redditizia”.
Negli ultimi giorni il gruppo ha messo sul piatto una serie di intese che puntano a rafforzare la presenza globale del marchio. Ultima, in ordine di tempo, quella con Jaguar Land Rover per valutare opportunità di collaborazione nello sviluppo prodotto negli Stati Uniti. Le due aziende valuteranno possibili sinergie nello sviluppo di prodotti e tecnologie, facendo leva sulle competenze di ciascuna.
Ma è soprattutto alla Cina che guarda Stellantis. L’intesa con Leapmotor è destinata a rafforzarsi, soprattutto in Spagna, a Saragozza, storico sito produttivo di Opel, dove dovrebbe essere realizzato un nuovo C-Suv Opel completamente elettrico sulla stessa linea del modello C-Suv B10 di Leapmotor. E, ancora, spazio al rafforzamento della partnership con Dongfeng: i due gruppi hanno annunciato la firma di un accordo di cooperazione strategica finalizzato alla produzione congiunta di veicoli Peugeot e Jeep a nuova energia in Cina per il mercato cinese e per l’esportazione in altri mercati.
E l’Italia? A Pomigliano d’Arco nascerà la nuova e-car “un’auto elettrica compatta ed economicamente accessibile”, la cui uscita dalle linee di produzione è prevista nel 2028. Il costo dovrebbe essere intorno ai 15mila euro. Un’iniziativa che ha ricevuto anche il plauso del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale si tratta di “un segnale positivo per lo stabilimento campano e per il futuro dell’automotive italiano, una scelta giusta che rafforza il Piano Italia”.
Ma alla vigilia della presentazione del piano, la Fiom-Cgil tira il freno a mano e smorza gli entusiasmi. La situazione in Italia, dice il segretario nazionale, Samuele Lodi, “è a dir poco emergenziale”. In conferenza stampa il sindacato snocciola numeri e cifre: nel nostro Paese, dal 2004 al 2025 la produzione di automobili è calata di 590.722 unità, in 5 anni (2020-2025) Stellantis ha perso 12.265 posti di lavoro, circa il 56% degli addetti è interessato da ammortizzatori sociali e “nel corso di questi anni non ci sono stati investimenti ed interventi sui macchinari, sugli sugli impianti, sulle linee tali da poter riuscire a produrre quel famoso milione di veicoli all’anno che noi tutti ci ci auspichiamo”. Da qui la richiesta di produzioni “che garantiscano alti volumi produttivi (mass market), con la conseguente saturazione occupazionale degli stabilimenti”, ma anche “investimenti su impianti macchinari e attrezzature”. E, ancora, “joint venture che prevedano anche l’ingresso dello Stato in equity nel capitale”. Per il momento, spiega Lodi, l’Italia “è esclusa dagli annunci fatti dal gruppo in merito agli accordi con Leapmotor e altre case cinesi. Abbiamo bisogno di questo tipo di accordi anche in Italia determinando, però, alcune condizioni che mettano in garanzia lo stabilimento e gli stabilimenti in generale”.
Il lavoro fatto finora dal Mimit al tavolo automotive, per la Fiom Cgil non è sufficiente. “Non ha prodotto nulla, anzi è stato dannoso” e per questo “il dossier Stellantis deve essere preso in capo direttamente dalla Presidenza del Consiglio”. “Se ci fidiamo di Urso? No. L’inizio del tavolo automotive diceva che gli obiettivi erano due: di arrivare al milione di veicoli e poi dopo portare anche costruttori anche cinesi in Italia. E anche questa sponda è scomparsa”, conclude Lodi.