Stellantis, Piano Italia sarà rafforzato. Nessun taglio della capacità produttiva nel nostro Paese

Rafforzamento del Piano Italia, nessun taglio della capacità produttiva nel nostro Paese, una nuova auto a marchio Alfa Romeo a Melfi e un rinnovato dialogo con i sindacati “dopo un periodo”, in passato, “in cui forse non siamo stati tanto aperti” al confronto. Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer for Enlarged Europe di Stellantis, durante un evento con la stampa a Torino Mirafiori, delinea il futuro del gruppo in Italia dopo la presentazione del piano industriale avvenuta a Detroit lo scorso 21 maggio.

Intanto un punto fermo: a poco più di un anno e mezzo dal tavolo convocato al Mimit – era il 17 dicembre 2024 – il Piano Italia da 2 miliardi non solo prosegue, ma può contare su “un investimento robusto” che poterà al suo rafforzamento. Rispetto alla versione presentata al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “avremo un un nuovo modello di Alfa Romeo che sarà prodotto nello stabilimento di Melfi e che non era previsto in Italia. L’auto, riguarda il segmento C-SUV” e “stiamo lavorando anche sul segmento D”. Ma non solo. Ad Atessa è prevista “una nuova generazione di van” e a Pomigliano sarà lanciata una piattaforma elettrica “molto competitiva, l’abbiamo chiamata e-car, sulla quale lanceremo almeno due modelli a partire dal 2028”. Qui, dice Cappellano, “manterremo anche l’attuale Pandina perché il mercato del motore a combustione ha bisogno di continuità”.

Le prospettive sembrano buone. “In un mercato europeo che sostanzialmente è stabile rispetto al 2025 – spiega il Coo – Stellantis sta crescendo e in Italia prevediamo di avere una produzione maggiore rispetto al 2025″. A Mirafiori “nei primi tre mesi dell’anno abbiamo prodotto 15.000 vetture, vedremo poi” nei prossimi mesi “se raggiungeremo l’obiettivo” di 100mila 500 ibride all’anno, spiega il responsabile europeo del gruppo. Tutto dipenderà dal mercato e da “come reagisce”. L’obiettivo di riportare la produzione di veicoli Stellantis in Italia a 1 milione di unità, a cui spesso hanno fatto riferimento le parti sociali, ma anche le istituzioni, invece, “non è mai stato ufficializzato” dal gruppo.

La missione di Mirafiori resta comunque “quella attuale. Qui c’è la linea produttiva della nostra 500 ibrida ed elettrica, ma si sta trasformando in hub con molte attività diverse tra loro: circular economy, il Battery tech hub che sta crescendo, stiamo riformando la palazzina centrale che riaprirà nel 2027”, spiega Cappellano.

Di tempi, volumi e investimenti Stellantis ne parlerà il prossimo 15 giugno a Roma con i sindacati, con i quali il dialogo “è essenziale”, ricorda il responsabile europeo del gruppo. “Non è un mistero – dice – che stiamo cercando di rafforzarlo ancora dopo un periodo”, in passato, “in cui forse non siamo stati tanto aperti al dialogo”. Due giorni dopo, il 17 giugno, il ceo Antonio Filosa sarà audito in Parlamento.

I rappresentanti dei lavoratori, però, sono prudenti. Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, è “positivo” e “offre rassicurazioni” che “i tagli ai volumi produttivi previsti per l’Europa non riguarderanno l’Italia”, ma “sono indispensabili certezze sui tempi di realizzazione” e “sulle assegnazioni ancora incerte, che per noi sono fondamentali per dare risposte alle situazioni di maggiore sofferenza occupazionale”. Più tranchant la Fiom-Cgil. Il segretario nazionale, Samuele Lodi, continua a ritenere “insufficiente” la strategia del gruppo e chiede “un reale confronto per ridiscutere un piano industriale calato dagli Usa e non rispondente al bisogni delle lavoratrici e lavoratori del nostro Paese”. Il sindacato rimarca la necessità di “un intervento della Presidenza del Consiglio” che “non può continuare a fare finta che tutta vada bene”.

Una “apertura di credito” arriva dal segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, a margine del congresso nazionale della Uiltucs, che si svolge a Torino, anche se, dice “verificheremo il piano industriale” affinché “tuteli le lavoratrici e i lavoratori e che preveda investimenti negli stabilimenti italiani, prima che altrove, ciascuno con propri modelli: se davvero sarà così, confermeremo il nostro giudizio positivo”. 

Stellantis presenta nuovo piano industriale: investimenti per 60 miliardi in 5 anni

Sessanta miliardi di euro di investimenti in 5 anni, 60 nuovi modelli,  riduzione dei costi pari a 6 miliardi all’anno fino al 2028, di cui 3 solo in Nord America. E, ancora, rafforzamento delle partnership e obiettivi economici in crescita a doppia cifra. Con gli occhi fissi al Nord America. Da Auburn Hills, nel Michigan, Stellantis ha lanciato il nuovo piano industriale ‘FaSTLAne 2030’, “concepito per creare le condizioni per una crescita redditizia e sostenibile”, dice il ceo Antonio Filosa, che sta per compiere il suo primo anno alla guida del gruppo. In sostanza, “abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre ambizioni”.

Un piano sicuramente ambizioso, che risente della nuova leadership del gruppo, meritevole di una “ripartenza profonda e necessaria”, come ricorda il presidente John Elkann. E se i dati del primo trimestre hanno premiato il lavoro di Filosa, l’azienda guarda al 2030 con ancora più entusiasmo.

EUROPA. Nell’Europa allargata Stellantis punta a una crescita dei ricavi del 15% e un margine AOI del 3-5%, rifocalizzando il portafoglio di marchi. L’obiettivo, dice Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer for Enlarged Europe, è “una crescita sostenibile e redditizia”. Nei prossimi 5 anni “rafforzeremo la differenziazione dei marchi, espanderemo la copertura di mercato, promuoveremo la competitività dei costi e aumenteremo l’utilizzo della capacità produttiva”. La nuova e-car, che uscirà dall’impianto di Pomigliano a partire dal 2028 e che costerà circa 15mila euro rappresenterà “una pietra miliare fondamentale per rendere redditizia l’elettrificazione” e sarà “un potente strumento di conformità alle norme sulle emissioni di CO2”. In Europa, la capacità produttiva di Stellantis al 2030 dovrebbe essere ridotta di oltre 800 mila unità, attraverso la riconversione di alcuni impianti (come Poissy, in Francia) e facendo leva sulle partnership (come a Madrid e Saragozza, in Spagna, e a Rennes, in Francia), con l’obiettivo di preservare i livelli occupazionali nel settore manifatturiero. L’utilizzo degli impianti aumenterà quindi dal 60% all’80% nel 2030. “Si prevede di attuare questo piano senza alcuna chiusura di stabilimenti”, assicura il ceo.

NORD AMERICA. Ma è in Nord America che l’azienda spingerà di più, perché la regione, dice Filosa, “rappresenta la più grande opportunità per la nostra crescita e la nostra redditività”.  “La nostra ambizione – ha spiegato – è aumentare i ricavi” in questa regione “del 25% entro il 2030. Per farlo, abbiamo due obiettivi essenziali”, cioè “espandere la copertura di mercato e migliorare i costi”. L’azienda punta a espandere la copertura del mercato del 50% con 11 nuovi modelli e 35% dei volumi in più, aumentare l’offerta con 7 nuovi prodotti sotto i 40.000 dollari e 2 sotto i 30.000. Inoltre, è previsto un risparmio annuale in termini di costi pari a 3 miliardi entro il 2028.

I MARCHI. Jeep, Ram, Peugeot e Fiat diventano marchi globali. “Grazie alla loro presenza multiregionale, questi marchi sono i candidati ideali per guidare il lancio dei nuovi asset globali. Il 70% degli investimenti del piano per marchi e prodotti sarà destinato a questi brand, nonché a Pro One, la business unit dei veicoli commerciali di Stellantis”, spiega il gruppo. Da qui al 2030, saranno lanciati 60 nuovi veicoli e ci saranno 50 aggiornamenti significativi, per tutti i marchi e le diverse alimentazioni, tra cui 29 veicoli elettrici a batteria, 15 veicoli elettrici ibridi plug-in o con autonomia estesa, 24 veicoli elettrici ibridi e 39 veicoli con motorizzazioni termiche o mild hybrid. Undici nuovi modelli saranno destinati al Nord America, 25 all’Europa allargata. Gli storici marchi DS e Lancia, importanti in Francia e in Italia, saranno gestiti rispettivamente da Citroen e Fiat sviluppati come marchi specializzati. Stellantis prevede di rafforzare Maserati, “marchio di puro lusso con una clientela speciale e un’eredità unica”, dice Filosa. Una roadmap dettagliata sarà condivisa a Modena nel dicembre 2026.

LA TECNOLOGIA. Il nuovo piano industriale prevede poi investimenti per oltre 24 miliardi di euro (il 40% di quelli totali) in piattaforme globali, propulsori e nuove tecnologie. Il gruppo sta inoltre stipulando nuove partnership o espandendo quelle esistenti, co-sviluppando e co-finanziando prodotti per accedere a nuovi mercati, “ampliando le soluzioni tecnologiche, aumentando l’utilizzo della capacità produttiva e migliorando la competitività di approvvigionamento”, spiega Stellantis. Tra queste ci sono, ad esempio, le partnership con Leapmotor, Dongfeng, Tata e Jaguar Land Rover.

 

Domani Stellantis presenta il piano industriale. Fiom Cgil: “Situazione emergenziale, servono investimenti”

Da Detroit a Pomigliano, dalla Francia a Mirafiori, fino alla Cina e ritorno. Alla vigilia dell’Investor Day, durante il quale il ceo Antonio Filosa presenterà il suo primo piano industriale, Stellantis spinge sull’acceleratore, blindata dai dati di vendita del primo trimestre che, a livello globale, registrano successi importanti. Da gennaio a marzo i ricavi su base annua sono cresciuti del 6%, a 38,1 miliardi di euro. Bene le vendite negli Usa (+4%) nonostante i dazi e quelle in Europa allargata (+5% e +8%, includendo Leapmotor), rispetto al primo trimestre 2025, trainate principalmente da Italia, Germania e Spagna. La quota di mercato dell’EU30 ha raggiunto il 17,5%, con un aumento di 20 punti base su base annua e del 18,1% con un aumento di 70 punti base, includendo Leapmotor. Se il 2025 è stato “un anno di transizione e di trasformazione” in un contesto esterno “difficile”, aveva ricordato Filosa a febbraio, il 2026 punta a essere quello di “una crescita rinnovata e redditizia”.

Negli ultimi giorni il gruppo ha messo sul piatto una serie di intese che puntano a rafforzare la presenza globale del marchio. Ultima, in ordine di tempo, quella con Jaguar Land Rover per valutare opportunità di collaborazione nello sviluppo prodotto negli Stati Uniti. Le due aziende valuteranno possibili sinergie nello sviluppo di prodotti e tecnologie, facendo leva sulle competenze di ciascuna.

Ma è soprattutto alla Cina che guarda Stellantis. L’intesa con Leapmotor è destinata a rafforzarsi, soprattutto in Spagna, a Saragozza, storico sito produttivo di Opel, dove dovrebbe essere realizzato un nuovo C-Suv Opel completamente elettrico sulla stessa linea del modello C-Suv B10 di Leapmotor. E, ancora, spazio al rafforzamento della partnership con Dongfeng: i due gruppi hanno annunciato la firma di un accordo di cooperazione strategica finalizzato alla produzione congiunta di veicoli Peugeot e Jeep a nuova energia in Cina per il mercato cinese e per l’esportazione in altri mercati.

E l’Italia? A Pomigliano d’Arco nascerà la nuova e-car “un’auto elettrica compatta ed economicamente accessibile”, la cui uscita dalle linee di produzione è prevista nel 2028. Il costo dovrebbe essere intorno ai 15mila euro. Un’iniziativa che ha ricevuto anche il plauso del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale si tratta di “un segnale positivo per lo stabilimento campano e per il futuro dell’automotive italiano, una scelta giusta che rafforza il Piano Italia”.

Ma alla vigilia della presentazione del piano, la Fiom-Cgil tira il freno a mano e smorza gli entusiasmi. La situazione in Italia, dice il segretario nazionale, Samuele Lodi, “è a dir poco emergenziale”. In conferenza stampa il sindacato snocciola numeri e cifre: nel nostro Paese, dal 2004 al 2025 la produzione di automobili è calata di 590.722 unità, in 5 anni (2020-2025) Stellantis ha perso 12.265 posti di lavoro, circa il 56% degli addetti è interessato da ammortizzatori sociali e “nel corso di questi anni non ci sono stati investimenti ed interventi sui macchinari, sugli sugli impianti, sulle linee tali da poter riuscire a produrre quel famoso milione di veicoli all’anno che noi tutti ci ci auspichiamo”. Da qui la richiesta di produzioni “che garantiscano alti volumi produttivi (mass market), con la conseguente saturazione occupazionale degli stabilimenti”, ma anche “investimenti su impianti macchinari e attrezzature”. E, ancora, “joint venture che prevedano anche l’ingresso dello Stato in equity nel capitale”. Per il momento, spiega Lodi, l’Italia “è esclusa dagli annunci fatti dal gruppo in merito agli accordi con Leapmotor e altre case cinesi. Abbiamo bisogno di questo tipo di accordi anche in Italia determinando, però, alcune condizioni che mettano in garanzia lo stabilimento e gli stabilimenti in generale”.

Il lavoro fatto finora dal Mimit al tavolo automotive, per la Fiom Cgil non è sufficiente. “Non ha prodotto nulla, anzi è stato dannoso” e per questo “il dossier Stellantis deve essere preso in capo direttamente dalla Presidenza del Consiglio”. “Se ci fidiamo di Urso? No. L’inizio del tavolo automotive diceva che gli obiettivi erano due: di arrivare al milione di veicoli e poi dopo portare anche costruttori anche cinesi in Italia. E anche questa sponda è scomparsa”, conclude Lodi.

Si rafforza intesa Stellantis-Leapmotor in Europa: focus su elettrico

A pochi giorni dall’Investor Day, che si svolgerà il 21 maggio ad Auburn Hills, nel Michigan, Stellantis punta ancora di più su Leapmotor, con cui è attiva una collaborazione “di successo”. A ottobre 2023, il gruppo è diventato il singolo maggior azionista della casa cinese, acquisendo una quota del 21% circa ed è stata lanciata Leapmotor International, joint venture che vede Stellantis al 51% e Leapmotor al 49%.

Il nuovo corso annunciato oggi punta ad aumentare la produzione nello stabilimento di Stellantis a Saragozza, storico sito produttivo di Opel, dove dovrebbe essere realizzato un nuovo C-Suv Opel completamente elettrico sulla stessa linea del modello C-Suv B10 di Leapmotor. L’iniziativa consentirebbe al produttore tedesco di “compiere un importante passo strategico in avanti in termini di elettrificazione e scalabilità nel minor tempo possibile, con le vendite del nuovo arrivato previsto già nel 2028”. Il nuovo arrivato in casa Opel beneficerebbe, quindi, della rete produttiva Stellantis in Europa. La in Spagna, insieme all’Opel Corsa, è in fase di valutazione.

L’intesa tra il gigante automobilistico e la casa cinese si spinge, però, ancora più in là e punta a espandere le iniziative di acquisto congiunto di Leapmotor International per aumentare l’accessibilità economica di Stellantis in Europa e accelerare il time-to-market per i nuovi modelli. Infine, nei piani c’è il progetto di rafforzare il futuro dello stabilimento Stellantis di Villaverde, Madrid, a cui verrebbero assegnati i futuri prodotti Leapmotor per il mercato europeo e globale, con diversi modelli prodotti nel rispetto dei requisiti del Made in Europe, con l’intenzione di trasferire la proprietà dell’impianto alla filiale spagnola di Leapmotor.

Per Antonio Filosa, ceo di Stellantis il piano “è una vera vittoria per entrambi” perché prevede “un supporto alla produzione, i posti di lavoro e la localizzazione avanzata in Europa della produzione di veicoli elettrici di livello mondiale a prezzi accessibili per soddisfare le reali esigenze dei clienti”. L’annuncio di oggi “riflette la nostra intenzione nell’approfondire la nostra partnership e compiere un ulteriore passo verso future collaborazioni ancora più grandi”.

“Le tecnologie all’avanguardia di Leapmotor, combinate con la portata globale di Stellantis , le profonde radici ei marchi automobilistici molto amati – dice Zhu Jiangming, fondatore e amministratore delegato di Leapmotor – renderebbero questa partnership straordinariamente potente”.

L’attività di Leapmotor Internatonal ha registrato un percorso di crescita positivo in Europa negli ultimi 18 mesi. Dal lancio dei modelli T03 e C10 nel 2024, LPMI ha ampliato la propria presenza in tutta la regione con più di 850 punti vendita e assistenza e oltre 40.000 consegne in Europa nel 2025. Nel 2025, ha ampliato le sue attività in Sud America, Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa e nell’aprile 2026 ha introdotto il marchio in Messico. Le parti stanno attualmente conducendo studi di fattibilità e attività preliminari di sviluppo nell’ambito degli accordi esistenti e proseguono le discussioni finalizzate a un potenziale più ampia cooperazione industriale, “subordinatamente alla negoziazione degli accordi definitivi e alle consuete autorizzazioni”.

Auto, mercato Italia accelera: +11,6% immatricolazioni. Stellantis oltre media (+14%)

Il mercato automotive italiano archivia un altro mese positivo, consolidando il percorso di crescita avviato a inizio anno. Ad aprile 2026, secondo il Ministero dei Trasporti, le immatricolazioni raggiungono quota 155.210 unità, segnando un aumento dell’11,6% rispetto allo stesso mese del 2025. Il bilancio dei primi quattro mesi dell’anno conferma il trend favorevole: da gennaio ad aprile sono state immatricolate 640.083 vetture, con una crescita complessiva del 9,8% su base annua. A trainare è ancora una volta il segmento delle elettriche, che cresce per il decimo mese consecutivo. Nel mese sono state immatricolate 13.087 vetture full electric, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2025 (+97,1%), con una quota di mercato salita all’8,4% (dal 4,7% di aprile 2025).

Secondo Motus-E, si rivelano “determinanti, ancora una volta, le consegne delle auto acquistate con gli incentivi messi a disposizione lo scorso ottobre e andati esauriti in un solo giorno”. Considerando il quadrimestre, le auto elettriche registrate nella Penisola sono 50.924, +71,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e una market share del 7,9%, in progresso dal 5,1% del periodo gennaio-aprile 2025. Al 30 aprile, spiega Motus-E, il parco circolante elettrico in Italia risulta composto da 409.277. Al contempo, calano le motorizzazioni tradizionali, con la benzina che ad aprile vede il mercato in calo del 16,5% (20,5% market share) e le diesel registrano -22,4% (-7,2%). Tra gennaio e aprile le immatricolazioni di auto a benzina calano del 18% e quelle delle auto diesel del 23,2%, con quote di mercato del 20% e del 7,1% rispettivamente.

Guardando ai singoli brand, ad aprile, con 48.808 immatricolazioni, si conferma la tendenza positiva di Stellantis: il gruppo che fa capo al Ceo Antonio Filosa è infatti cresciuto per il quarto mese consecutivo con una percentuale a doppia cifra, +14% (+0,7% la crescita della quota a 31,4%), superando ancora una volta la crescita del mercato complessivo che è stata dell’11,58% (155.210 immatricolazioni). Nella classifica delle più vendute, le prime tre posizioni sono tutte Stellantis: al primo posto Fiat Pandina, con 8576 immatricolazioni, al secondo Jeep Avenger con 4.276 e al terzo Leapmotor T03 con 4.090. Con 206.609 registrazioni nei primi quattro mesi di quest’anno, i brand commercializzati in Italia hanno ottenuto una crescita complessiva del 15,7% rispetto al 9,78% dell’intero mercato nazionale che si è attestato a 640.083 immatricolazioni. La quota ottenuta da Stellantis è stata del 32,2%, in crescita dell’1,6% rispetto ai primi quattro mesi dello scorso anno.

Balzo da gigante per Leapmotor. Ad aprile, il brand ha chiuso con 4.496 immatricolazioni, con un aumento monstre del 1.300%, risultando il brand con la più alta crescita anno su anno dell’intero mercato, forte di una leadership nel comparto Bev con una quota del 33,5% che sale al 51,1% nel canale privati. Intanto Tesla rialza la testa anche in Italia. La società di Elon Musk totalizza un aprile debole, con 422 immatricolazioni (-5,4%), ma da inizio anno registra +23,6% a 4.841 unità. In forte incremento anche la cinese Byd: 4.572 unità, +171,6% annuale, mentre da inizio anno la variazione è del +208% a 17.427 unità.

Crescono immatricolazioni in Ue in primo trimestre (+4%). Elettriche +65,7% in Italia

Cresce, seppur moderatamente, il mercato delle auto nell’Unione europea. Nel primo trimestre del 2026, le immatricolazioni sono aumentate del 4%, grazie soprattutto all’ottima performance registrata a marzo. Secondo l’Acea, l’Associazione europea dei costruttori di automobili, il mercato è stato sostenuto da una forte domanda dei consumatori, incoraggiato da agevolazioni fiscali e programmi di incentivi nuovi e rivisti nei principali paesi europei.

I veicoli ibridi elettrici sono la scelta più popolare tra gli acquirenti, mentre la quota di mercato delle auto elettriche a batteria ha raggiunto il 19,4%. Nel frattempo, gli ibridi plug-in hanno continuato a rafforzare la loro posizione, “sottolineando l’importanza di un percorso verso la decarbonizzazione tecnologicamente neutro”, spiega l’ Acea .

Nel primo trimestre del 2026 sono state immatricolate 546.937 nuove auto elettriche a batteria, conquistando il 19,4% della quota di mercato dell’Ue, in crescita rispetto al 15,2% di un anno fa. I quattro mercati più grandi dell’Ue, che insieme rappresentano oltre il 60% delle immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato risultati contrastanti: l’Italia è al primo posto, con una crescita del 65,7%; seguono Francia (+50,4%) e Germania (+41,3%). Al contrario, il Belgio ha registrato un calo del 2,3%. I dati del primo trimestre 2026 hanno inoltre mostrato un aumento delle immatricolazioni di auto ibride elettriche nell’Ue, pari a 1.089.421 unità, sostenuto dalla crescita in Italia (+25,8%) e in Spagna (+18,5%), con anche Germania (+7,4%) e Francia (+3,1%) che hanno contribuito positivamente. Complessivamente, i modelli ibridi elettrici hanno rappresentato il 38,6% del mercato totale dell’Ue.

Le immatricolazioni di auto elettriche ibride plug-in continuano a crescere, raggiungendo le 268.344 unità nei primi tre mesi del 2026. Questo risultato è stato trainato dall’aumento dei volumi in mercati chiave come l’Italia (+110,1%), la Spagna (+74,2%) e la Germania (+19,3%). Di conseguenza, rappresentano ora il 9,5% delle immatricolazioni nell’Ue, in aumento rispetto al 7,6% del primo trimestre del 2025.

Al contrario, le immatricolazioni di auto a benzina sono diminuite del 18,2%, con cali in tutti i principali mercati. La Francia ha registrato la contrazione più significativa, con le immatricolazioni crollate del 40,3%, mentre anche altri mercati chiave hanno registrato una doppia cifra: Italia (-18,6%), Spagna (-18,1%) e Germania (-16,1%). Con 636.502 auto nuove immatricolate negli ultimi tre mesi, la quota di mercato della benzina è scesa al 22,6% dal 28,7% del primo trimestre 2025. Anche il mercato delle auto diesel ha continuato la sua tendenza al ribasso, sebbene a un ritmo più lento, con le immatricolazioni in calo del 15,7% e rappresentando il 7,7% delle immatricolazioni di auto nuove nel primo trimestre 2026.

Lato marchi, nel primo trimestre 2026, Stellantis ha immatricolato in Ue 489.081 auto, registrando una crescita dell’8,5% rispetto allo stesso trimestre del 2025, quando erano lo stato 450.809. Per Fiat la crescita + stata del 36%. bene anche Opel (+24,2%) e Lancia (+15,7%). A marzo il gruppo ha fatto registrare una crescita, nella sola Unione europea, del 6,8%. Le performance migliori nel primo trimestre sono comunque quelle di Tesla, che nel mercato Ue ha fatto registrare una crescita del 59,6%, Honda (+21%), Mazda (+16,8%), ma soprattutto quelle della cinese Byd, con +169,7%.

Stellantis, Filosa: “Corretta la rotta, ora la direzione è giusta”. Elkann: “Avanti con umiltà”

La direzione “è quella giusta” e “lo slancio è reale”, tanto che per il 2026 “prevediamo miglioramenti nei ricavi netti, nei margini e nel flusso di cassa industriale libero, supportati da una forte liquidità e da un modello operativo più resiliente”. Durante l’Assemblea annuale degli azionisti, il ceo di Stellantis, Antonio Filosa, guarda al futuro e, in particolare, al prossimo 21 maggio, quando a Detroit il gruppo illustrerà il nuovo piano industriale “con priorità chiare, obiettivi credibili e una roadmap mirata per l’attuazione”.

A poco meno di un anno dall’entrata in carica – era giugno 2025 – l’ad spinge sull’acceleratore e, insieme al presidente John Elkann – riconfermato amministratore esecutivo dall’Assemblea con l’89,72% dei voti a favore – traccia un bilancio non proprio lusinghiero dello scorso anno. Un 2025, che è stato di “transizione”, con “difficoltà economiche, persistenti interruzioni della catena di approvvigionamento, incertezza normativa e nuove variabili, tra cui i dazi”, di cui “nessuno di noi che lavora per Stellantis va fiero”, gli fa eco Elkann. Ma anche un 2025 che, per il presidente, ha mostrato “una forte resilienza e ha gettato le basi per la sua svolta“. Ecco perché “entriamo nel 2026 con umiltà di fronte alle sfide che ci attendono e con rinnovata fiducia nella nostra capacità di affrontarle”. Dopo l’era Tavares, Filosa ha avuto il merito di “ridefinire le priorità”, ma anche di “rendere visibile, trimestre dopo trimestre, un miglioramento costante e progressivo”.

Le scelte messe in campo non sempre sono state facili. Alcuni passi, dice Filosa “sono stati dolorosi, ma necessari per correggere la rotta, rafforzare il nostro modello operativo e proteggere la creazione di valore a lungo termine”. Tra questi, il ‘conto’ di 22 miliardi di euro pagato dal gruppo nel secondo semestre dello scorso anno per la reimpostazione della propria strategia sull’elettrico. Da qui la necessità di un “deciso riorientamento”, di un “riallineamento” dei piani per adeguarli alla realtà di mercato e alle esigenze dei clienti.

I numeri del 2025 non erano stati lusinghieri. L’anno si è chiuso con ricavi netti pari a 153,5 miliardi di euro, in calo del 2% su base annua, principalmente a causa degli effetti negativi dei tassi di cambio e del calo dei prezzi netti nel primo semestre. Il margine operativo rettificato era negativo (-0,5%) e il flusso di cassa industriale libero ha registrato un deflusso di 4,5 miliardi di euro per l’intero anno. Il primo trimestre 2026, invece, ha mostrato segnali di ripresa. Sul mercato Ue30 le immatricolazioni sono cresciute del 5% e in Italia la produzione è salita del 9,5%.

Gli ordini da parte dei clienti e dei concessionari “sono aumentati. La qualità dei prodotti ha mostrato un miglioramento precoce ma significativo, con una migliore esecuzione dei lanci. Si tratta di indicatori preliminari, ma hanno confermato che la direzione è quella giusta e che lo slancio è reale”, dice Filosa.

Stellantis, dopo 2025 nero aumenta produzione nel trimestre: +5% nell’Europa allargata

Si chiude in positivo il primo trimestre di Stellantis sul mercato Ue30 con un incremento delle vendite del 5% rispetto al 2025, pari a 696.676 veicoli. Il gruppo cresce anche in Italia: nei primi tre mesi dell’anno l’aumento è stato del 6,7% con i primi cinque best seller del mercato, cioè Fiat Pandina, Jeep Avenger, Fiat Grande Panda, Citroën C3 e Leapmotor T03. Leapmotor è anche il marchio leader nel segmento Bev. In Francia Stellantis è leader di mercato nel trimestre con una quota che sfiora il 31% e 5 modelli tra i primi 10 best-seller. In Germania, nel trimestre le vendite sono cresciute del 15,2% rispetto all’anno precedente, con una quota di mercato in aumento di 1,2 punti percentuali, al 12,7%.

Come sottolinea Emanuele Cappellano, Coo di Enlarged Europe, “i primi tre mesi del 2026 hanno consolidato il processo di recupero già iniziato da Stellantis verso la fine dell’anno scorso. Continuiamo a costruire una solida dinamica di crescita, grazie al nostro piano di rilancio del business, basato sulla centralità dei bisogni del cliente, cui offriamo una gamma equilibrata tra funzionalità, design e scelta di motorizzazioni”. Risultati, dice, che evidenziano “un traguardo importante” e “un chiaro segnale che i nostri sforzi stanno dando risultati concreti”.

I dati, commenta Ferdinando Uliano segretario nazionale Fim-Cisl ,“evidenziano una ripresa rispetto all’anno nero registrato nel 2025, con un incremento complessivo del +9,5% È prevedibile” che quest’anno “il livello produttivo sarà superiore a quello del 2025, intorno a 500 mila veicoli complessivi con le auto sopra le 300 mila”. Nel dettaglio, nel I° trimestre sono state prodotte 120.366 unità tra autovetture e veicoli commerciali, rispetto alle 109.900 dello stesso periodo del 2025. La produzione di autovetture registra un aumento del +22%, raggiungendo 73.841 unità, mentre quella dei veicoli commerciali segna una flessione del -5,8%, attestandosi a 46.525 unità. Per Uliano, il 2026 dovrebbe beneficiare della produzione per l’intero anno della 500 ibrida, della nuova Jeep Compass e della DS8. Nel corso dell’anno si aggiungeranno anche le nuove produzioni di DS7 e Lancia Gamma.

Il prossimo appuntamento sarà con l’Investor Day e la presentazione del piano strategico di Stellantis , fissati per il 21 maggio a Detroit. In quella occasione “ci aspettiamo – dice il segretario Fim-Cisl – scelte concrete e credibili, capaci di garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti gli stabilimenti italiani, cogliendo anche le opportunità legate alla revisione del regolamento europeo sulle emissioni”.

Stellantis: nel 2025 ricavi per 153,5 miliardi. Filosa: “Primi segnali positivi, acceleriamo nel 2026”

Un 2025 in calo rispetto al 2024, ma con una seconda metà dell’anno in risalita. Sono i risultati comunicati da Stellantis, che l’hanno scorso ha avuto ricavi netti pari a 153,5 miliardi di euro al -2%, principalmente a causa degli effetti negativi dei tassi di cambio e del calo dei prezzi netti nel primo semestre del 2025. Il Gruppo ha subito una perdita netta di 22,3 miliardi di euro dovuta a 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari per l’intero anno, “che riflette principalmente un cambiamento strategico volto a riportare le preferenze dei clienti e la libertà di scelta al centro dei piani dell’Azienda”, spiega l’azienda. La seconda metà del 2025, ovvero i primi 6 mesi pieni della nuova dirigenza, ha visto però un miglioramento della crescita dei ricavi e dell’IFCF. La crescita della top-line è stata ristabilita con un aumento del 10% dei ricavi netti rispetto all’anno precedente. L’IFCF del 2° semestre 2025, negativo per 1,5 miliardi di euro, rappresenta un miglioramento di circa il 50% rispetto al 1° semestre 2025 e del 73% rispetto al 2° semestre 2024. La guidance finanziaria per il 2026 è confermata, e Stellantis prevede di migliorare progressivamente i ricavi netti, il margine AOI e il free cash flows industriali, oltre che di assistere a miglioramenti progressivi dal primo semestre 2026 al secondo semestre 2026.

“I nostri risultati dell’esercizio 2025 riflettono il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica e della necessità di reimpostare il nostro business mettendo al centro la libertà dei clienti di scegliere all’interno di una gamma completa di tecnologie: elettrica, ibrida e a combustione interna – spiega il ceo Antonio Filosa -. Nella seconda metà dell’anno abbiamo iniziato a vedere i primi segnali positivi di progresso, grazie ai risultati iniziali delle azioni intraprese per migliorare la qualità, alla solida esecuzione dei lanci della nostra nuova ondata di prodotti e al ritorno alla crescita del fatturato. Nel 2026 il nostro focus sarà continuare a colmare i gap di esecuzione del passato, accelerando ulteriormente verso un ritorno a una crescita profittevole”.

Stellantis ha inoltre registrato una solida performance nella seconda metà del 2025, con consegne consolidate che hanno raggiunto i 2,8 milioni di unità, con un incremento di 277.000 veicoli, pari a +11% rispetto all’anno precedente. La crescita è stata ampia, con tutte le regioni che hanno registrato un aumento dei volumi. Il Nord America ha contribuito maggiormente, in crescita di 231.000 unità, con un aumento del +39% rispetto all’anno precedente, che riflette i benefici di una dinamica normalizzata delle scorte, rispetto all’iniziativa di riduzione delle scorte dell’anno precedente, insieme a un maggiore slancio commerciale nella regione. I ricavi netti di Stellantis nella seconda metà del 2025 sono aumentati del 10% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questi risultati riflettono l’effetto iniziale di una maggiore efficienza operativa, di strategie commerciali disciplinate e della forza del portafoglio globale di marchi Stellantis. Inoltre, la rinnovata attenzione alla gestione della qualità sta dando i primi risultati: il numero di problemi segnalati per i veicoli nel primo mese di servizio è diminuito di oltre il 50% in Nord America e di oltre il 30% nell’Europa allargata dall’inizio del 2025.

Stellantis, cambio di strategia sull’elettrico costa oltre 22 miliardi nel 2025. Titolo crolla in Borsa

Ammonta a 22,2 miliardi – nel secondo semestre 2025 – il ‘conto’ pagato da Stellantis per la reimpostazione della propria strategia basata su quella che il gruppo definisce la “libertà di scelta”: un “profondo ma necessario riassetto” dell’attività, “volto a riportare i clienti al centro di tutto ciò che facciamo e a sostenere una crescita redditizia”, come spiega il ceo Antonio Filosa. In sintesi, a pesare, e molto, è stato l’impatto di “una significativa sovrastima del ritmo di elettrificazione, che ci ha allontanato dalle reali esigenze, dai mezzi e dalle preferenze di molti consumatori”. “Anche i nostri concorrenti lo hanno fatto, ma noi abbiamo sovrastimato di più e per un periodo più lungo”, dice Filosa.

La strategia, ammette Stellantis, è responsabile del 75% degli oneri, pari a circa 16,8 miliardi. Questi costi sono principalmente legati alla cancellazione di modelli e programmi “che ora non hanno prospettive di redditività e a precedenti investimenti in piattaforme che non raggiungeranno i volumi previsti”. A pesare sono state anche le misure di ridimensionamento della catena di fornitura di veicoli elettrici, “in particolare della razionalizzazione della nostra capacità di produzione di batterie”. Il restante 25% è legato all’impatto di precedenti problemi operativi “nell’esecuzione industriale” e “nella gestione della qualità, che vengono progressivamente affrontati dal nostro nuovo team”, spiega Filosa.

In attesa della presentazione del piano strategico del gruppo, che avverrà il 21 maggio, durante l’Investor Day 2026, ad Auburn Hills, Michigan, il cfo Joao Laranjo, durante la call con gli investitori conferma che “non saranno distribuiti dividendi nel 2026″. Inoltre, il Cda ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili fino a 5 miliardi. In ogni caso, “non stiamo contemplando alcun aumento di capitale, quindi non è qualcosa che stiamo prendendo in considerazione”.

Che l’elettrico non fosse destinato a fagocitare la produzione di Stellantis era noto. Dal suo insediamento ufficiale, a giugno dello scorso anno, il ceo Antonio Filosa, si è speso – e tanto – ai tavoli istituzionali e industriali per fare pressione su Bruxelles e rivedere lo stop ai motori endotermici, inizialmente previsto per il 2035. Una battaglia combattuta insieme agli altri gruppi europei e fianco a fianco con i governi italiano e tedesco. Pur mantenendo l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 90%, l’Ue ha adottato quindi una linea più morbida e ‘laica’, aprendo alla neutralità tecnologica.

Da qui la decisione di rivedere la strategia, “apportando i cambiamenti necessari per posizionare l’azienda in modo da favorirne una crescita redditizia”, assicura il gruppo. La strada del riposizionamento, almeno secondo le stime preliminari, sembra tracciata, ed emergono “i primi segnali positivi”. Nel secondo semestre del 2025 il volume delle consegne si consolida di 2,8 milioni di unità, in aumentato di 277 mila unità, ovvero del +11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il maggior contributo arriva dal Nord America (+39%) ed Est Europa (+13%). Le consegne consolidate per i tre mesi chiusi al 31 dicembre 2025 sono state stimate a 1,5 milioni di unità, con un aumento del 9% su base annua. Proprio negli Usa, nel 2025, Stellantis ha annunciato il più grande investimento nella storia americana di Stellantis, pari a 13 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni. E gli Stati Uniti, conferma Filosa, saranno “i principali motori della crescita della nostra attività”. “Saremo redditizi come gruppo per tutto il 2026. Questo è esattamente ciò che faremo quest’anno”, assicura il ceo.

Gli annunci, però, non hanno premiato il costruttore, il cui titolo è crollato in Borsa raggiungendo un calo di quasi il 30% intorno alle 14.