Automotive a due velocità: +10% vendite per Stellantis, taglio di 50mila posti di lavoro per Volkswagen

L’Europa dell’automotive viaggia a velocità diverse e differenti sono, soprattutto, le previsioni per il futuro. Da un lato c’è Stellantis, che per il secondo trimestre – chiuso il 30 giugno – stima in 1,6 milioni di unità, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente, le consegne consolidate, grazie al traino del Nord America e dall’Europa allargata. Dall’altro c’è Volkswagen, il cui ceo Oliver Blume, ha svelato i piani per il futuro del gruppo, avvertendo che potrebbero essere necessari fino a 50.000 tagli di posti di lavoro per rendere competitiva la più grande casa automobilistica europea, in un clima di forte protesta tra dipendenti e sindacati.

Appena pochi giorni fa il cda del gruppo tedesco ha presentato un programma di 12 iniziative strategiche e gli obiettivi per il 2030, indicando la necessità di “rafforzare ulteriormente la propria resilienza, aumentare l’efficienza operativa e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti del contesto competitivo”.

Ma in un’intervista interna visionata dall’agenzia Dpa, Blume ha fornito per la prima volta una cifra sull’entità dei potenziali licenziamenti, dopo che la scorsa settimana i media tedeschi avevano ipotizzato che oltre 100.000 posti di lavoro potessero essere interessati dai tagli. Per l’ad la cifra di 50.000 potenziali licenziamenti in tutto il mondo deriva da un piano per ridurre i costi amministrativi e infrastrutturali di Volkswagen al fine di mantenerla competitiva. Al momento è in corso una valutazione su tutti i marchi, le filiali e le regioni per determinare “quali modifiche siano necessarie e fattibili”, ha spiegato l’amministratore delegato. Il gruppo, poi, prevede di chiudere quattro stabilimenti in Germania a partire dal 203: quelli di Hannover, Zwickau ed Emden e quello Audi di Neckarsulm.

I problemi tedeschi, però, sono destinati a uscire dai confini nazionali. Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – che domani riunirà il tavolo automotive – colpiranno anche l’industria italiana: “La nostra componentistica lavora molto per le case tedesche: esportiamo in Germania quasi 5 miliardi, 3,6 di sole parti meccaniche”, dice il titolare del Mimit. Ecco perché “ho chiesto al commissario europeo Séjourné di anticipare il ‘Made in Europe’, così che appalti e incentivi vadano a veicoli con il 70-80% di componenti europei”.

Dall’altro lato della strada Stellantis va avanti. La spinta impartita appena un anno fa dal ceo Antonio Filosa, inizia a dare i suoi frutti. Se calano i volumi in Medio Oriente e Africa, in larga misura a causa del conflitto nella regione, e in Sud America, per effetto della debolezza del mercato argentino, il Vecchio Continente e il Nord America tengono bene. Qui si registra l’incremento maggiore: secondo le previsioni nel secondo trimestre 2026 le consegne registrano +38% rispetto all’anno precedente. La maggior parte della crescita è stata trainata da prodotti nuovi o rinnovati e da nuove offerte di motorizzazioni, tra cui il Ram 1500 (light-duty) Hemi V8, il nuovo Ram 1500 Trx Srt, i rinnovati Jeep Grand Wagoneer e Grand Cherokee e la rinnovata Chrysler Pacifica. Nell’Europa allargata, le consegne del secondo trimestre sono aumentate di circa 39 mila unità, cioè del 5% su base annua, sostenute dai maggiori volumi del mercato. La crescita è arrivata sia da Stellantis che dai veicoli a marchio Leapmotor, con le consegne di Bev che hanno fornito il contributo più significativo.

Vaticano, Fiat rinnova flotta elettrica con Topolino e Tris: verso emissioni zero al 2030

Auto piccole, mercati grandi. Fiat conferma la leadership nel mercato in fortissima espansione della micromobilità e porta nello Stato Città del Vaticano 30 vetture elettriche, tra Topolino e Tris, per promuovere trasporti più sostenibili. “Speriamo possa essere un lancio benedetto”, ironizza il Ceo di Fiat e Cmo globale di Stellantis, Olivier Francois.

I veicoli saranno utilizzati dai dipendenti del Governatorato per le operazioni e le attività interne, “contribuendo a una mobilità più efficiente, pratica e a basso impatto ambientale”, precisa Stellantis. Il Vaticano ha un suo programma di sviluppo denominato ‘Ecological Conversion 2030’ che punta a ridurre l’impronta di CO₂ del proprio parco veicoli. Un percorso di decarbonizzazione che li porterà a raggiungere una flotta a zero emissioni entro la fine del decennio. I primi 20 veicoli sono stati consegnati alla sede del Governatorato, alla presenza dell’arcivescovo Emilio Nappa, dell’avvocato Giuseppe Puglisi-Alibrandi, segretari generali del Governatorato e di Olivier Francois.

La cerimonia ha anticipato un evento più ampio che si è tenuto a Roma, dedicato all’intera micromobilità di Fiat, dove il marchio ha presentato la sua visione per il futuro della mobilità urbana compatta. Il Gruppo sceglie Roma per presentare l’evento perché “3000 anni fa non era stata progettata per Suv e automobili”, spiega Francois durante il lancio. Proprio per questo, Roma è “il luogo perfetto per altre forme di mobilità urbana”.

D’altra parte, la Fiat si occupava di micromobilità ben prima che il concetto esistesse. Con i lanci nel 1936 di Topolino, nel 1957 della 500 e nel 1972, della 126. “Tre icone, quasi 10 milioni di veicoli venduti”, ricorda l’amministratore delegato. La missione, scandisce, è sempre stata la stessa: “rendere la mobilità più semplice, intelligente e accessibile. Oggi, con Topolino, TRIS e la nostra visione per il futuro – Multiplina – stiamo continuando a costruire il nostro patrimonio ed a creare un ecosistema completo per le città di domani: gioioso, ingegnoso, sostenibile e inconfondibilmente Fiat”.

Oggi la micromobilità è tutt’altro che una nicchia. Nel 2025, sono stati venduti a livello globale più di 120 milioni di veicoli di questa gamma, a fronte di 90 milioni di automobili. In Europa, i quadricicli elettrici come la Topolino rappresentano il segmento in più rapida crescita. “Ecco perché, esattamente due anni fa, abbiamo lanciato Topolino, o meglio, l’abbiamo rilanciato. E cosa è successo? È diventato subito un classico”, rivendica Francois.

La ricetta del successo è quella di ampliare i colori, le funzionalità, approfondire lo stile. La gamma si allarga con nuove interpretazioni di design: il nuovo colore Corallo (una tonalità storica degli anni ’60 che si ispira al Sud Italia e alla luce del Mediterraneo), la carrozzeria Dolcevita, Topolino Sport e la Topolino New Vilebrequin Collector’s Edition, ognuna delle quali rafforza le diverse personalità del modello.

Guardano al futuro, Fiat si rivolge alla Generazione Z con la musica. Parte la collaborazione con Monster: ogni Topolino Sport verrà accessoriata con una coppia di “Monsterlino”: altoparlanti stereo Bluetooth progettati in esclusiva. Fissati magneticamente al veicolo e facilmente rimovibili al termine del viaggio, gli altoparlanti possono essere collegati anche a uno smartphone, estendendo l’esperienza oltre l’auto.

Oltre la mobilità personale, Fiat presenta anche una nuova evoluzione di Tris, il primo veicolo a tre ruote del marchio. Il Tris è il progettato a Torino e prodotto in Marocco perché, chiarisce l’ad, “in questo caso il mercato principale è l’Africa”: “Ci siamo subito chiesti se esistesse un mercato anche in Europa. Ovviamente sì. Soprattutto, forse, in Italia”. Francois pensa alla conformazione del Paese, soprattutto alle isole: “Avrà un successo incredibile anche in Europa perché è elettrico, è accessibile, è super compatto ed è ovviamente progettato per la micromobilità”.

Infine, al centro della visione per il futuro si trova il concept Multiplina: una reinterpretazione della Fiat 600 Multipla del 1956. Concepito come l’anello mancante tra una Topolino e un’autovettura, il concept introdurrà una soluzione che massimizza l’efficienza dello spazio attraverso un’architettura incentrata sull’uomo.

“Topolino sta guadagnando slancio proprio in questo momento, nel 2026. Festeggeremo oggi il miglior trimestre di sempre in termini di ordini raccolti. Il 30% in più rispetto all’anno scorso”, aggiunge Giorgio Neri, vice presidente Micromobility, Launches and Global Partnerships- Fiat, Abarth e Fiat Professional. Topolino, spiega, non riguarda solo le vendite, è un prodotto che valorizza il marchio: “Sta diventando un’icona del design Fiat. È appena stato premiato con il Compasso d’Oro, dopo un’altra Fiat nel 2011, la Fiat 500. In secondo luogo, Topolino è un potente generatore di visibilità su Instagram e TikTok”. Il modello, quindi, svolge tre funzioni contemporaneamente: vende, rafforza il marchio e genera coinvolgimento.

Stellantis, Filosa conferma investimenti: “Mantenuti impegni Piano Italia, andremo anche oltre”

Conferma degli investimenti nel nostro Paese, rilancio di Pomigliano e Cassino, nessuna delocalizzazione per Atessa. E, nel frattempo, un “dialogo franco” con le istituzioni e tutti gli attori sociali per trovare “soluzioni creative” al costo del lavoro e dell’energia, che in Italia rappresentano “problemi importanti”. Il ceo di Stellantis Antonio Filosa, in audizione presso le Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato, presenta ‘FaSTLAne 2030′, il piano strategico quinquennale da 60 miliardi di euro e oltre 60 lanci tra il 2026 e il 2030, che punta a migliorare la competitività – e la redditività – del gruppo. Nel suo lungo intervento, l’ad prova a tracciare la rotta, cominciando da un punto fermo: da un anno a questa parte – cioè da quando ha assunto l’incarico alla guida di Stellantis – “abbiamo invertito la rotta”, naturalmente rispetto all’era di Carlos Tavares, “anteponendo la qualità alle efficienze ‘a tutti i costi’ e tornando a puntare sulla forza dei nostri prodotti”.

Ma non solo. Il ceo sottolinea la “coraggiosa inversione di strategia”, cioè il ridimensionamento degli obiettivi legati all’elettrico, che “ci è costata cara: 25 miliardi di euro di oneri straordinari. Imprimere un cambiamento così profondo è stato molto difficile, doloroso, ma necessario per metterci nelle condizioni di ripartire con rinnovata fiducia ed energia”. 

Dall’inversione di rotta al piede sull’acceleratore. I numeri snocciolati da Filosa sono lusinghieri. Nel primo trimestre 2026 le immatricolazioni sono cresciute del 12%, grazie soprattutto al contributo di Nord America ed Europa. Il Vecchio Continente dal 2019 ha perso circa 3 milioni di veicoli venduti, “che non pensiamo di recuperare nei prossimi anni” ma “rimarrà al centro della strategia globale”. I risultati “incoraggianti registrati in questa prima parte dell’anno” in Italia confermano “la nostra serietà e sono il frutto di un dialogo costante e costruttivo con i sindacati, la filiera e i rappresentanti del Governo”, assicura Filosa. Nel nostro Paese le vendite di tutti i marchi ‘tradizionali’ di Stellantis sono aumentate del 7%; considerando anche Leapmotor l’aumento è del 15%.  Lato investimenti, nei prossimi 5 anni il gruppo prevede di investire altri 5 miliardi di euro in ricerca e innovazione nel nostro Paese e la filiera italiana “è un altro pilastro della nostra nuova strategia”. Le basi finanziarie sono “solide, capaci di proteggerci dalla volatilità del contesto internazionale”, grazie “anche alla liquidità di quasi 45 miliardi di euro di cui oggi disponiamo”. 

Sollecitato dagli interventi dei parlamentari presenti in audizione, Filosa chiarisce le specificità di ciascun sito, rimarcando che “abbiamo mantenuto gli impegni del ‘Piano Italia’ presentato qui lo scorso anno da Elkann. In molti casi andremo anche oltre”. Cassino e Maserati, assicura “non sono in vendita”. Il piano dello stabilimento laziale non è ancora stato dettagliato, perché sono in corso trattative con due partner “che possono portare a noi tecnologia, sviluppo e una serie di eccellenti idee”. Il Tridente, invece “andrà a completare la nostra strategia globale e si confermerà icona italiana di stile ed eleganza”. Entro la fine dell’anno il gruppo presenterà un piano ad hoc per il lancio del marchio di lusso. Filosa conferma per Pomigliano la prima piattaforma e-car, da cui dovrebbero uscire due modelli sotto i 15mila euro, “ma spero tre”, dice l’ad.  A Mirafiori dallo scorso novembre è iniziata la produzione della nuova Fiat 500 ibrida, “che ha determinato un significativo aumento della produzione, oltre il 100% rispetto all’anno scorso”. L’investimento ad Atessa sarà di 1 miliardo di euro nei prossimi 5 anni per la nascita della  “prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni” e per iniziative legate all’intelligenza artificiale. Qui, dice, “non vendiamo e non delocalizziamo”.  A Termoli, infine, dopo l’addio al progetto della Gigafactory, “con il senso di responsabilità che sentiamo nei confronti dei colleghi, abbiamo deciso di investire su due cose: i cambi eDCT e i motori GSE”. 

Ciò che serve, ora, rimarca Filosa, è agire sul costo dell’energia, per il quale chiede “risposte davvero straordinarie e urgenti” e sul costo del lavoro, introducendo “meccanismi di flessibilità in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna”.

Soddisfatto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale il piano di Stellantis “restituisce centralità all’Italia nei progetti di sviluppo sul piano europeo e globale”. Meno entusiasti i sindacati. Per la Fiom, quanto emerso dall’audizione di Filosa è “la conferma di una situazione ancora molto critica, destinata a rimanere tale”. 

 

Fronte comune Stellantis, Volkswagen e Renault: “Ora puntare davvero a Made in Europe”

Regole chiare, un quadro normativo “realistico”, sostegno mirato. E, ancora, una formula non proprio magica, ma sicuramente indicativa: 70:70 nell’Ue27. Stellantis, Volkswagen e Renault – che rappresentano il 60% della produzione automobilistica europea – hanno sottoscritto un impegno comune, inviato oggi ai membri del Parlamento europeo, per ribadire il sostegno al Made in Europe con “regole semplici e chiare e forti incentivi per potenziare la produzione nell’Ue”. L’industria automobilistica del Vecchio Continente, spiegano, “è pienamente impegnata a garantire un futuro solido al settore manifatturiero in Europa, ma ciò richiede un quadro normativo realistico”.

Il marchio europeo deve avere un obiettivo preciso, cioè “sostenere la competitività, attrarre investimenti e tenere conto del divario di costi che ci separa dai concorrenti globali”. Solo “se riusciremo a gestire bene questa sfida, l’Europa potrà rimanere una potenza automobilistica mondiale”. Una posizione, quella dell’industria, che si sposa con quella dell’esecutivo comunitario, che da tempo porta avanti una progettazione proprio legata al Made in Europe, per scongiurare il tracollo del settore e resistere alla concorrenza, non sempre leale, dei giganti asiatici.

Ma le tre case alzano l’asticella. Per avere un marchio “semplice, raggiungibile e coerente in tutta l’Ue”, spiegano, è necessario introdurre una formula ben precisa: in sostanza chiedono alle istituzioni comunitarie “di creare un quadro volto a garantire che il 70% dei veicoli venduti dalle case automobilistiche in Europa provenga per il 70% dai 27 paesi dell’Ue: ’70:70 nell’UE27′”. Una soglia del 70% di contenuto di valore regionale, infatti, fornisce non solo “un parametro di riferimento chiaro e praticabile, che riflette l’intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione avanzata”, ma anche – e soprattutto – offre all’industria “la chiarezza di cui ha bisogno per investire”.

Il ‘Made in Europe’, poi, non dovrebbe limitarsi a compensare i costi, ma “incentivare attivamente la localizzazione e il reshoring”. Questo significa “un sostegno forte e mirato” al settore europeo delle batterie, “una flessibilità pragmatica” – specialmente per le auto di piccole dimensioni – e politiche che rendano i veicoli elettrici “più accessibili, costruendo al contempo una catena di approvvigionamento europea resiliente”.

Già lo scorso febbraio, l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, e il ceo di Volkswagen, Oliver Blume, avevano presentato in una lettera aperta congiunta proposte dettagliate su come rafforzare l’industria automobilistica europea. Le proposte si ricollegavano proprio all’iniziativa Made in Europe del commissario europeo per l’Industria, Stéphane Séjourné. “In un mondo in cui altri difendono con orgoglio le proprie industrie – scrivevano – l’Europa deve decidere con urgenza se vuole diventare un mercato per gli altri o rimanere una potenza manifatturiera e industriale anche in futuro. Se attuata correttamente, una strategia Made in Europe può trasformarsi in una vera storia di successo europea”.

Temi, questi, che saranno al centro del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, che guarderà alla competitività come “pietra miliare” dell’economia. . L’obiettivo, fanno sapere da Bruxelles, è sviluppare “una comprensione comune” delle sfide e fornire orientamenti alla Commissione sulla via da seguire. “L’Europa deve fare la sua parte in ambito economico, ma al tempo stesso una concorrenza leale a livello mondiale richiede condizioni di parità”, spiega il Consiglio.

Stellantis, Piano Italia sarà rafforzato. Nessun taglio della capacità produttiva nel nostro Paese

Rafforzamento del Piano Italia, nessun taglio della capacità produttiva nel nostro Paese, una nuova auto a marchio Alfa Romeo a Melfi e un rinnovato dialogo con i sindacati “dopo un periodo”, in passato, “in cui forse non siamo stati tanto aperti” al confronto. Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer for Enlarged Europe di Stellantis, durante un evento con la stampa a Torino Mirafiori, delinea il futuro del gruppo in Italia dopo la presentazione del piano industriale avvenuta a Detroit lo scorso 21 maggio.

Intanto un punto fermo: a poco più di un anno e mezzo dal tavolo convocato al Mimit – era il 17 dicembre 2024 – il Piano Italia da 2 miliardi non solo prosegue, ma può contare su “un investimento robusto” che poterà al suo rafforzamento. Rispetto alla versione presentata al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “avremo un un nuovo modello di Alfa Romeo che sarà prodotto nello stabilimento di Melfi e che non era previsto in Italia. L’auto, riguarda il segmento C-SUV” e “stiamo lavorando anche sul segmento D”. Ma non solo. Ad Atessa è prevista “una nuova generazione di van” e a Pomigliano sarà lanciata una piattaforma elettrica “molto competitiva, l’abbiamo chiamata e-car, sulla quale lanceremo almeno due modelli a partire dal 2028”. Qui, dice Cappellano, “manterremo anche l’attuale Pandina perché il mercato del motore a combustione ha bisogno di continuità”.

Le prospettive sembrano buone. “In un mercato europeo che sostanzialmente è stabile rispetto al 2025 – spiega il Coo – Stellantis sta crescendo e in Italia prevediamo di avere una produzione maggiore rispetto al 2025″. A Mirafiori “nei primi tre mesi dell’anno abbiamo prodotto 15.000 vetture, vedremo poi” nei prossimi mesi “se raggiungeremo l’obiettivo” di 100mila 500 ibride all’anno, spiega il responsabile europeo del gruppo. Tutto dipenderà dal mercato e da “come reagisce”. L’obiettivo di riportare la produzione di veicoli Stellantis in Italia a 1 milione di unità, a cui spesso hanno fatto riferimento le parti sociali, ma anche le istituzioni, invece, “non è mai stato ufficializzato” dal gruppo.

La missione di Mirafiori resta comunque “quella attuale. Qui c’è la linea produttiva della nostra 500 ibrida ed elettrica, ma si sta trasformando in hub con molte attività diverse tra loro: circular economy, il Battery tech hub che sta crescendo, stiamo riformando la palazzina centrale che riaprirà nel 2027”, spiega Cappellano.

Di tempi, volumi e investimenti Stellantis ne parlerà il prossimo 15 giugno a Roma con i sindacati, con i quali il dialogo “è essenziale”, ricorda il responsabile europeo del gruppo. “Non è un mistero – dice – che stiamo cercando di rafforzarlo ancora dopo un periodo”, in passato, “in cui forse non siamo stati tanto aperti al dialogo”. Due giorni dopo, il 17 giugno, il ceo Antonio Filosa sarà audito in Parlamento.

I rappresentanti dei lavoratori, però, sono prudenti. Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, è “positivo” e “offre rassicurazioni” che “i tagli ai volumi produttivi previsti per l’Europa non riguarderanno l’Italia”, ma “sono indispensabili certezze sui tempi di realizzazione” e “sulle assegnazioni ancora incerte, che per noi sono fondamentali per dare risposte alle situazioni di maggiore sofferenza occupazionale”. Più tranchant la Fiom-Cgil. Il segretario nazionale, Samuele Lodi, continua a ritenere “insufficiente” la strategia del gruppo e chiede “un reale confronto per ridiscutere un piano industriale calato dagli Usa e non rispondente al bisogni delle lavoratrici e lavoratori del nostro Paese”. Il sindacato rimarca la necessità di “un intervento della Presidenza del Consiglio” che “non può continuare a fare finta che tutta vada bene”.

Una “apertura di credito” arriva dal segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, a margine del congresso nazionale della Uiltucs, che si svolge a Torino, anche se, dice “verificheremo il piano industriale” affinché “tuteli le lavoratrici e i lavoratori e che preveda investimenti negli stabilimenti italiani, prima che altrove, ciascuno con propri modelli: se davvero sarà così, confermeremo il nostro giudizio positivo”. 

Stellantis presenta nuovo piano industriale: investimenti per 60 miliardi in 5 anni

Sessanta miliardi di euro di investimenti in 5 anni, 60 nuovi modelli,  riduzione dei costi pari a 6 miliardi all’anno fino al 2028, di cui 3 solo in Nord America. E, ancora, rafforzamento delle partnership e obiettivi economici in crescita a doppia cifra. Con gli occhi fissi al Nord America. Da Auburn Hills, nel Michigan, Stellantis ha lanciato il nuovo piano industriale ‘FaSTLAne 2030’, “concepito per creare le condizioni per una crescita redditizia e sostenibile”, dice il ceo Antonio Filosa, che sta per compiere il suo primo anno alla guida del gruppo. In sostanza, “abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre ambizioni”.

Un piano sicuramente ambizioso, che risente della nuova leadership del gruppo, meritevole di una “ripartenza profonda e necessaria”, come ricorda il presidente John Elkann. E se i dati del primo trimestre hanno premiato il lavoro di Filosa, l’azienda guarda al 2030 con ancora più entusiasmo.

EUROPA. Nell’Europa allargata Stellantis punta a una crescita dei ricavi del 15% e un margine AOI del 3-5%, rifocalizzando il portafoglio di marchi. L’obiettivo, dice Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer for Enlarged Europe, è “una crescita sostenibile e redditizia”. Nei prossimi 5 anni “rafforzeremo la differenziazione dei marchi, espanderemo la copertura di mercato, promuoveremo la competitività dei costi e aumenteremo l’utilizzo della capacità produttiva”. La nuova e-car, che uscirà dall’impianto di Pomigliano a partire dal 2028 e che costerà circa 15mila euro rappresenterà “una pietra miliare fondamentale per rendere redditizia l’elettrificazione” e sarà “un potente strumento di conformità alle norme sulle emissioni di CO2”. In Europa, la capacità produttiva di Stellantis al 2030 dovrebbe essere ridotta di oltre 800 mila unità, attraverso la riconversione di alcuni impianti (come Poissy, in Francia) e facendo leva sulle partnership (come a Madrid e Saragozza, in Spagna, e a Rennes, in Francia), con l’obiettivo di preservare i livelli occupazionali nel settore manifatturiero. L’utilizzo degli impianti aumenterà quindi dal 60% all’80% nel 2030. “Si prevede di attuare questo piano senza alcuna chiusura di stabilimenti”, assicura il ceo.

NORD AMERICA. Ma è in Nord America che l’azienda spingerà di più, perché la regione, dice Filosa, “rappresenta la più grande opportunità per la nostra crescita e la nostra redditività”.  “La nostra ambizione – ha spiegato – è aumentare i ricavi” in questa regione “del 25% entro il 2030. Per farlo, abbiamo due obiettivi essenziali”, cioè “espandere la copertura di mercato e migliorare i costi”. L’azienda punta a espandere la copertura del mercato del 50% con 11 nuovi modelli e 35% dei volumi in più, aumentare l’offerta con 7 nuovi prodotti sotto i 40.000 dollari e 2 sotto i 30.000. Inoltre, è previsto un risparmio annuale in termini di costi pari a 3 miliardi entro il 2028.

I MARCHI. Jeep, Ram, Peugeot e Fiat diventano marchi globali. “Grazie alla loro presenza multiregionale, questi marchi sono i candidati ideali per guidare il lancio dei nuovi asset globali. Il 70% degli investimenti del piano per marchi e prodotti sarà destinato a questi brand, nonché a Pro One, la business unit dei veicoli commerciali di Stellantis”, spiega il gruppo. Da qui al 2030, saranno lanciati 60 nuovi veicoli e ci saranno 50 aggiornamenti significativi, per tutti i marchi e le diverse alimentazioni, tra cui 29 veicoli elettrici a batteria, 15 veicoli elettrici ibridi plug-in o con autonomia estesa, 24 veicoli elettrici ibridi e 39 veicoli con motorizzazioni termiche o mild hybrid. Undici nuovi modelli saranno destinati al Nord America, 25 all’Europa allargata. Gli storici marchi DS e Lancia, importanti in Francia e in Italia, saranno gestiti rispettivamente da Citroen e Fiat sviluppati come marchi specializzati. Stellantis prevede di rafforzare Maserati, “marchio di puro lusso con una clientela speciale e un’eredità unica”, dice Filosa. Una roadmap dettagliata sarà condivisa a Modena nel dicembre 2026.

LA TECNOLOGIA. Il nuovo piano industriale prevede poi investimenti per oltre 24 miliardi di euro (il 40% di quelli totali) in piattaforme globali, propulsori e nuove tecnologie. Il gruppo sta inoltre stipulando nuove partnership o espandendo quelle esistenti, co-sviluppando e co-finanziando prodotti per accedere a nuovi mercati, “ampliando le soluzioni tecnologiche, aumentando l’utilizzo della capacità produttiva e migliorando la competitività di approvvigionamento”, spiega Stellantis. Tra queste ci sono, ad esempio, le partnership con Leapmotor, Dongfeng, Tata e Jaguar Land Rover.

 

Domani Stellantis presenta il piano industriale. Fiom Cgil: “Situazione emergenziale, servono investimenti”

Da Detroit a Pomigliano, dalla Francia a Mirafiori, fino alla Cina e ritorno. Alla vigilia dell’Investor Day, durante il quale il ceo Antonio Filosa presenterà il suo primo piano industriale, Stellantis spinge sull’acceleratore, blindata dai dati di vendita del primo trimestre che, a livello globale, registrano successi importanti. Da gennaio a marzo i ricavi su base annua sono cresciuti del 6%, a 38,1 miliardi di euro. Bene le vendite negli Usa (+4%) nonostante i dazi e quelle in Europa allargata (+5% e +8%, includendo Leapmotor), rispetto al primo trimestre 2025, trainate principalmente da Italia, Germania e Spagna. La quota di mercato dell’EU30 ha raggiunto il 17,5%, con un aumento di 20 punti base su base annua e del 18,1% con un aumento di 70 punti base, includendo Leapmotor. Se il 2025 è stato “un anno di transizione e di trasformazione” in un contesto esterno “difficile”, aveva ricordato Filosa a febbraio, il 2026 punta a essere quello di “una crescita rinnovata e redditizia”.

Negli ultimi giorni il gruppo ha messo sul piatto una serie di intese che puntano a rafforzare la presenza globale del marchio. Ultima, in ordine di tempo, quella con Jaguar Land Rover per valutare opportunità di collaborazione nello sviluppo prodotto negli Stati Uniti. Le due aziende valuteranno possibili sinergie nello sviluppo di prodotti e tecnologie, facendo leva sulle competenze di ciascuna.

Ma è soprattutto alla Cina che guarda Stellantis. L’intesa con Leapmotor è destinata a rafforzarsi, soprattutto in Spagna, a Saragozza, storico sito produttivo di Opel, dove dovrebbe essere realizzato un nuovo C-Suv Opel completamente elettrico sulla stessa linea del modello C-Suv B10 di Leapmotor. E, ancora, spazio al rafforzamento della partnership con Dongfeng: i due gruppi hanno annunciato la firma di un accordo di cooperazione strategica finalizzato alla produzione congiunta di veicoli Peugeot e Jeep a nuova energia in Cina per il mercato cinese e per l’esportazione in altri mercati.

E l’Italia? A Pomigliano d’Arco nascerà la nuova e-car “un’auto elettrica compatta ed economicamente accessibile”, la cui uscita dalle linee di produzione è prevista nel 2028. Il costo dovrebbe essere intorno ai 15mila euro. Un’iniziativa che ha ricevuto anche il plauso del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale si tratta di “un segnale positivo per lo stabilimento campano e per il futuro dell’automotive italiano, una scelta giusta che rafforza il Piano Italia”.

Ma alla vigilia della presentazione del piano, la Fiom-Cgil tira il freno a mano e smorza gli entusiasmi. La situazione in Italia, dice il segretario nazionale, Samuele Lodi, “è a dir poco emergenziale”. In conferenza stampa il sindacato snocciola numeri e cifre: nel nostro Paese, dal 2004 al 2025 la produzione di automobili è calata di 590.722 unità, in 5 anni (2020-2025) Stellantis ha perso 12.265 posti di lavoro, circa il 56% degli addetti è interessato da ammortizzatori sociali e “nel corso di questi anni non ci sono stati investimenti ed interventi sui macchinari, sugli sugli impianti, sulle linee tali da poter riuscire a produrre quel famoso milione di veicoli all’anno che noi tutti ci ci auspichiamo”. Da qui la richiesta di produzioni “che garantiscano alti volumi produttivi (mass market), con la conseguente saturazione occupazionale degli stabilimenti”, ma anche “investimenti su impianti macchinari e attrezzature”. E, ancora, “joint venture che prevedano anche l’ingresso dello Stato in equity nel capitale”. Per il momento, spiega Lodi, l’Italia “è esclusa dagli annunci fatti dal gruppo in merito agli accordi con Leapmotor e altre case cinesi. Abbiamo bisogno di questo tipo di accordi anche in Italia determinando, però, alcune condizioni che mettano in garanzia lo stabilimento e gli stabilimenti in generale”.

Il lavoro fatto finora dal Mimit al tavolo automotive, per la Fiom Cgil non è sufficiente. “Non ha prodotto nulla, anzi è stato dannoso” e per questo “il dossier Stellantis deve essere preso in capo direttamente dalla Presidenza del Consiglio”. “Se ci fidiamo di Urso? No. L’inizio del tavolo automotive diceva che gli obiettivi erano due: di arrivare al milione di veicoli e poi dopo portare anche costruttori anche cinesi in Italia. E anche questa sponda è scomparsa”, conclude Lodi.

Si rafforza intesa Stellantis-Leapmotor in Europa: focus su elettrico

A pochi giorni dall’Investor Day, che si svolgerà il 21 maggio ad Auburn Hills, nel Michigan, Stellantis punta ancora di più su Leapmotor, con cui è attiva una collaborazione “di successo”. A ottobre 2023, il gruppo è diventato il singolo maggior azionista della casa cinese, acquisendo una quota del 21% circa ed è stata lanciata Leapmotor International, joint venture che vede Stellantis al 51% e Leapmotor al 49%.

Il nuovo corso annunciato oggi punta ad aumentare la produzione nello stabilimento di Stellantis a Saragozza, storico sito produttivo di Opel, dove dovrebbe essere realizzato un nuovo C-Suv Opel completamente elettrico sulla stessa linea del modello C-Suv B10 di Leapmotor. L’iniziativa consentirebbe al produttore tedesco di “compiere un importante passo strategico in avanti in termini di elettrificazione e scalabilità nel minor tempo possibile, con le vendite del nuovo arrivato previsto già nel 2028”. Il nuovo arrivato in casa Opel beneficerebbe, quindi, della rete produttiva Stellantis in Europa. La in Spagna, insieme all’Opel Corsa, è in fase di valutazione.

L’intesa tra il gigante automobilistico e la casa cinese si spinge, però, ancora più in là e punta a espandere le iniziative di acquisto congiunto di Leapmotor International per aumentare l’accessibilità economica di Stellantis in Europa e accelerare il time-to-market per i nuovi modelli. Infine, nei piani c’è il progetto di rafforzare il futuro dello stabilimento Stellantis di Villaverde, Madrid, a cui verrebbero assegnati i futuri prodotti Leapmotor per il mercato europeo e globale, con diversi modelli prodotti nel rispetto dei requisiti del Made in Europe, con l’intenzione di trasferire la proprietà dell’impianto alla filiale spagnola di Leapmotor.

Per Antonio Filosa, ceo di Stellantis il piano “è una vera vittoria per entrambi” perché prevede “un supporto alla produzione, i posti di lavoro e la localizzazione avanzata in Europa della produzione di veicoli elettrici di livello mondiale a prezzi accessibili per soddisfare le reali esigenze dei clienti”. L’annuncio di oggi “riflette la nostra intenzione nell’approfondire la nostra partnership e compiere un ulteriore passo verso future collaborazioni ancora più grandi”.

“Le tecnologie all’avanguardia di Leapmotor, combinate con la portata globale di Stellantis , le profonde radici ei marchi automobilistici molto amati – dice Zhu Jiangming, fondatore e amministratore delegato di Leapmotor – renderebbero questa partnership straordinariamente potente”.

L’attività di Leapmotor Internatonal ha registrato un percorso di crescita positivo in Europa negli ultimi 18 mesi. Dal lancio dei modelli T03 e C10 nel 2024, LPMI ha ampliato la propria presenza in tutta la regione con più di 850 punti vendita e assistenza e oltre 40.000 consegne in Europa nel 2025. Nel 2025, ha ampliato le sue attività in Sud America, Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa e nell’aprile 2026 ha introdotto il marchio in Messico. Le parti stanno attualmente conducendo studi di fattibilità e attività preliminari di sviluppo nell’ambito degli accordi esistenti e proseguono le discussioni finalizzate a un potenziale più ampia cooperazione industriale, “subordinatamente alla negoziazione degli accordi definitivi e alle consuete autorizzazioni”.

Auto, mercato Italia accelera: +11,6% immatricolazioni. Stellantis oltre media (+14%)

Il mercato automotive italiano archivia un altro mese positivo, consolidando il percorso di crescita avviato a inizio anno. Ad aprile 2026, secondo il Ministero dei Trasporti, le immatricolazioni raggiungono quota 155.210 unità, segnando un aumento dell’11,6% rispetto allo stesso mese del 2025. Il bilancio dei primi quattro mesi dell’anno conferma il trend favorevole: da gennaio ad aprile sono state immatricolate 640.083 vetture, con una crescita complessiva del 9,8% su base annua. A trainare è ancora una volta il segmento delle elettriche, che cresce per il decimo mese consecutivo. Nel mese sono state immatricolate 13.087 vetture full electric, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2025 (+97,1%), con una quota di mercato salita all’8,4% (dal 4,7% di aprile 2025).

Secondo Motus-E, si rivelano “determinanti, ancora una volta, le consegne delle auto acquistate con gli incentivi messi a disposizione lo scorso ottobre e andati esauriti in un solo giorno”. Considerando il quadrimestre, le auto elettriche registrate nella Penisola sono 50.924, +71,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e una market share del 7,9%, in progresso dal 5,1% del periodo gennaio-aprile 2025. Al 30 aprile, spiega Motus-E, il parco circolante elettrico in Italia risulta composto da 409.277. Al contempo, calano le motorizzazioni tradizionali, con la benzina che ad aprile vede il mercato in calo del 16,5% (20,5% market share) e le diesel registrano -22,4% (-7,2%). Tra gennaio e aprile le immatricolazioni di auto a benzina calano del 18% e quelle delle auto diesel del 23,2%, con quote di mercato del 20% e del 7,1% rispettivamente.

Guardando ai singoli brand, ad aprile, con 48.808 immatricolazioni, si conferma la tendenza positiva di Stellantis: il gruppo che fa capo al Ceo Antonio Filosa è infatti cresciuto per il quarto mese consecutivo con una percentuale a doppia cifra, +14% (+0,7% la crescita della quota a 31,4%), superando ancora una volta la crescita del mercato complessivo che è stata dell’11,58% (155.210 immatricolazioni). Nella classifica delle più vendute, le prime tre posizioni sono tutte Stellantis: al primo posto Fiat Pandina, con 8576 immatricolazioni, al secondo Jeep Avenger con 4.276 e al terzo Leapmotor T03 con 4.090. Con 206.609 registrazioni nei primi quattro mesi di quest’anno, i brand commercializzati in Italia hanno ottenuto una crescita complessiva del 15,7% rispetto al 9,78% dell’intero mercato nazionale che si è attestato a 640.083 immatricolazioni. La quota ottenuta da Stellantis è stata del 32,2%, in crescita dell’1,6% rispetto ai primi quattro mesi dello scorso anno.

Balzo da gigante per Leapmotor. Ad aprile, il brand ha chiuso con 4.496 immatricolazioni, con un aumento monstre del 1.300%, risultando il brand con la più alta crescita anno su anno dell’intero mercato, forte di una leadership nel comparto Bev con una quota del 33,5% che sale al 51,1% nel canale privati. Intanto Tesla rialza la testa anche in Italia. La società di Elon Musk totalizza un aprile debole, con 422 immatricolazioni (-5,4%), ma da inizio anno registra +23,6% a 4.841 unità. In forte incremento anche la cinese Byd: 4.572 unità, +171,6% annuale, mentre da inizio anno la variazione è del +208% a 17.427 unità.

Crescono immatricolazioni in Ue in primo trimestre (+4%). Elettriche +65,7% in Italia

Cresce, seppur moderatamente, il mercato delle auto nell’Unione europea. Nel primo trimestre del 2026, le immatricolazioni sono aumentate del 4%, grazie soprattutto all’ottima performance registrata a marzo. Secondo l’Acea, l’Associazione europea dei costruttori di automobili, il mercato è stato sostenuto da una forte domanda dei consumatori, incoraggiato da agevolazioni fiscali e programmi di incentivi nuovi e rivisti nei principali paesi europei.

I veicoli ibridi elettrici sono la scelta più popolare tra gli acquirenti, mentre la quota di mercato delle auto elettriche a batteria ha raggiunto il 19,4%. Nel frattempo, gli ibridi plug-in hanno continuato a rafforzare la loro posizione, “sottolineando l’importanza di un percorso verso la decarbonizzazione tecnologicamente neutro”, spiega l’ Acea .

Nel primo trimestre del 2026 sono state immatricolate 546.937 nuove auto elettriche a batteria, conquistando il 19,4% della quota di mercato dell’Ue, in crescita rispetto al 15,2% di un anno fa. I quattro mercati più grandi dell’Ue, che insieme rappresentano oltre il 60% delle immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato risultati contrastanti: l’Italia è al primo posto, con una crescita del 65,7%; seguono Francia (+50,4%) e Germania (+41,3%). Al contrario, il Belgio ha registrato un calo del 2,3%. I dati del primo trimestre 2026 hanno inoltre mostrato un aumento delle immatricolazioni di auto ibride elettriche nell’Ue, pari a 1.089.421 unità, sostenuto dalla crescita in Italia (+25,8%) e in Spagna (+18,5%), con anche Germania (+7,4%) e Francia (+3,1%) che hanno contribuito positivamente. Complessivamente, i modelli ibridi elettrici hanno rappresentato il 38,6% del mercato totale dell’Ue.

Le immatricolazioni di auto elettriche ibride plug-in continuano a crescere, raggiungendo le 268.344 unità nei primi tre mesi del 2026. Questo risultato è stato trainato dall’aumento dei volumi in mercati chiave come l’Italia (+110,1%), la Spagna (+74,2%) e la Germania (+19,3%). Di conseguenza, rappresentano ora il 9,5% delle immatricolazioni nell’Ue, in aumento rispetto al 7,6% del primo trimestre del 2025.

Al contrario, le immatricolazioni di auto a benzina sono diminuite del 18,2%, con cali in tutti i principali mercati. La Francia ha registrato la contrazione più significativa, con le immatricolazioni crollate del 40,3%, mentre anche altri mercati chiave hanno registrato una doppia cifra: Italia (-18,6%), Spagna (-18,1%) e Germania (-16,1%). Con 636.502 auto nuove immatricolate negli ultimi tre mesi, la quota di mercato della benzina è scesa al 22,6% dal 28,7% del primo trimestre 2025. Anche il mercato delle auto diesel ha continuato la sua tendenza al ribasso, sebbene a un ritmo più lento, con le immatricolazioni in calo del 15,7% e rappresentando il 7,7% delle immatricolazioni di auto nuove nel primo trimestre 2026.

Lato marchi, nel primo trimestre 2026, Stellantis ha immatricolato in Ue 489.081 auto, registrando una crescita dell’8,5% rispetto allo stesso trimestre del 2025, quando erano lo stato 450.809. Per Fiat la crescita + stata del 36%. bene anche Opel (+24,2%) e Lancia (+15,7%). A marzo il gruppo ha fatto registrare una crescita, nella sola Unione europea, del 6,8%. Le performance migliori nel primo trimestre sono comunque quelle di Tesla, che nel mercato Ue ha fatto registrare una crescita del 59,6%, Honda (+21%), Mazda (+16,8%), ma soprattutto quelle della cinese Byd, con +169,7%.