Auto, +10,2% mercato europeo a settembre. Ma Anfia lancia l’allarme: “60% crescita arriva da gruppi cinesi”

A settembre le immatricolazioni di auto in Europa (Ue + Efta + Uk) hanno registrato un incremento del 10,2% rispetto allo stesso mese del 2025. Lo riferisce l’Acea, l’Associazione europea di costruttori di automobili. Le nuove auto sono state 1.363.210, in crescita rispetto a 1.236,648 dello scorso anno. Nei primi 9 mesi dell’anno l’incremento è stato del 6,3%. A crescere di più sul mercato europeo sono le auto elettriche a batteria, che registrano un incremento del +59,9% rispetto a settembre 2025. Per le ibride plug-in la crescita è del 24%, +5,3% le ibride elettriche. La flessione delle auto a benzina è stata del -20,6%, quelle del diesel del -28,2%.

Sul fronte Ue, il mercato a settembre ha dimostrato una notevole resilienza, registrando un aumento del 5,7% da inizio anno nonostante un contesto macroeconomico difficile, caratterizzato da un aumento persistente dei prezzi dell’energia e da fattori geopolitici sfavorevoli.

La domanda di veicoli elettrificati è rimasta elevata, soprattutto nei principali mercati europei, grazie alle misure di sostegno agli acquirenti e a un’offerta di modelli più ampia. I veicoli ibridi-elettrici si sono confermati la scelta più popolare tra gli acquirenti, mentre le auto elettriche a batteria e le ibride plug-in hanno rappresentato rispettivamente il 22,7% e il 10,1% del mercato Ue.

Fino a settembre 2026 , le elettriche a batteria si sono assicurate una quota del 22,7% del mercato Ue, in aumento rispetto al 16,1% dell’anno precedente. Le immatricolazioni di ibride hanno conquistato il 36,3% del mercato, rimanendo la scelta preferita dai consumatori europei. Allo stesso tempo, la quota di mercato combinata di benzina e diesel è scesa al 28,2%, rispetto al 36,9% dell’anno precedente.

Nei primi nove mesi del 2026 sono state immatricolate 1.931.465 nuove auto elettriche a batteria, conquistando il 22,7% del mercato Ue e confermandosi come la seconda tipologia di propulsione più diffusa dall’inizio dell’anno. Tre dei quattro maggiori mercati Ue, che insieme rappresentano il 64% di tutte le immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato una forte crescita: Francia (+79,1%), Germania (+58,1%) e Danimarca (+40,3%). Anche il Belgio ha registrato un aumento più moderato, pari al 15,7%. I dati relativi al periodo gennaio-settembre 2026 hanno inoltre mostrato un aumento delle immatricolazioni di ibride-elettriche nell’Ue, pari a 3.090.530 unità, trainato dalla crescita in Italia (+20,8%) e Spagna (+20,5%), a fronte di incrementi più modesti in Germania (+4,9%) e Francia (+0,6%). Complessivamente, i modelli ibridi-elettrici hanno rappresentato il 36,3% del mercato totale dell’Ue.

Lato imprese, a settembre Stellantis ha registrato una crescita del 4,5% di nuove immatricolazioni in Europa (Ue + Efta + Uk) rispetto allo stesso mese del 2025. Nei primi 9 mesi dell’anno la crescita è stata del 4,7%. La quota di mercato è passata dal 13,4 al 12,7%. Considerando la sola Unione europea, la crescita è stata del 4,7% a settembre e del 5,1% nei primi 9 mesi. La quota di mercato è passata dal 15 al 14,4%.

Ma se è vero che il mercato automobilistico europeo cresce, a trainare le nuove immatricolazioni sono soprattutto i costruttori cinesi. Roberto Vavassori, presidente di Anfia, spiega che il mese scorso, “su circa 82.500 immatricolazioni aggiuntive rispetto a settembre 2025, quasi il 60% è riconducibile ai principali gruppi cinesi. Nei primi nove mesi l’incidenza sale ulteriormente: su circa 461.000 unità aggiuntive, quasi i tre quarti provengono da questi gruppi”.

Torna la cassa integrazione a Mirafiori. Stellantis: “Situazione complessa nonostante investimenti”

Torna la cassa integrazione a Torino Mirafiori. Durante un incontro con le rappresentanze sindacali dello stabilimento, la direzione delle Carrozzerie ha comunicato oggi il ricorso alla cig dal 19 al 30 ottobre sulla linea della 500 elettrica e ibrida. La decisione è stata presa dopo una riunione interna che è stata fatta per valutare le problematiche produttive dell’impianto.

Stellantis riconosce che la situazione “è complessa”, nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno. “Da oltre un anno e mezzo – sottolinea un portavoce del gruppo – siamo impegnati a realizzare un ambizioso piano per rafforzare la nostra presenza industriale in Italia, con oltre una ventina di modelli prodotti nel nostro paese ed altri che arriveranno”. Ambizioso perché “calato in un contesto certamente non favorevole, caratterizzato da un mercato che si è ridotto di un quinto rispetto al pre Covid, da una concorrenza extra-Ue, forte di condizioni competitive irreplicabili in Europa, che riduce ulteriormente lo spazio di mercato dei produttori europei e una grave mancanza di competitività europea, ancora più accentuata in Paesi come il nostro, in particolare sul piano del costo dell’energia”.

Per il gruppo, “rispetto alle preoccupazioni intorno alla stabilità della produzione torinese è però importante focalizzarsi su un paio di elementi legati al contesto: il prezzo e la competitività”. Ed è proprio su quest’ultimo fronte che i prezzi delle produzioni nazionali – quindi anche di Mirafiori – “potrebbero essere contenuti grazie a un miglioramento della competitività, a partire da una riduzione del costo dell’energia”. “Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni nazionali e locali – sottolinea il portavoce – per chiedere un costo dell’energia allineato a quelli di altri Paesi europei come la Spagna e la Francia, ma ancora – anche a causa del difficile contesto geopolitico – non abbiamo visto alcun beneficio concreto”.

Nello spiegare l’attuale situazione produttiva in ambito automobilistico, Stellantis precisa che “un veicolo nuovo costa di più rispetto al passato e questa minore accessibilità ha svantaggiato soprattutto le famiglie del ceto medio e i giovani”. Una condizione che ha impattato soprattutto sul segmento delle utilitarie a causa dell’aumento dei costi di trasformazione e dei cosiddetti costi regolatori, ovvero tutti quei costi dovuti a requisiti o prescrizioni normative. Stellantis sottolinea che nonostante questa situazione che caratterizza il settore automotive, “uno dopo l’altro abbiamo messo in sicurezza e rilanciato tutti i nostri stabilimenti, a partire da Mirafiori”. “Alla fine dello scorso anno – dice il portavoce – abbiamo portato la nuova 500 ibrida che ha già consentito di aumentare significativamente la produzione. Nel solo primo semestre di quest’anno, ad esempio, abbiamo prodotto più auto che in tutto il 2025. La nuova 500 non è l’unica iniziativa che abbiamo portato a Mirafiori. Nel Polo torinese – aggiunge – abbiamo anche avviato – e stiamo già rafforzando – la produzione dei cambi elettrificati e-DCT fondamentali per le motorizzazioni ibride che sono in costante crescita. Abbiamo portato il nostro primo hub di economia circolare e abbiamo realizzato un centro di ricerca all’avanguardia sulle batterie. Dal 2030 poi arriverà la nuova generazione di 500 che rafforzerà ulteriormente lo stabilimento”.

Per i sindacati, però, i rischi sono altissimi. Il completo stop produttivo di Mirafiori, dicono il segretario generale della Fiom di Torino Edi Lazzi e il responsabile della Fiom di Mirafiori Gianni Mannori “rischia di essere il primo di una lunga serie mettendo anche a rischio la conferma dei 400 ragazzi interinali che lavorano in Carrozzeria”. Per la Uilm, l’annuncio della cassa “è la prova di quanto sia ancora dura la crisi da attraversare e della necessità di allocare nello stabilimento torinese la produzione di un secondo modello, per poter arrivare a una sua stabile saturazione”.

Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, e Stefano Boschini, Coordinatore Nazionale Automotive Fim-Cisl, la richiesta di cassa “evidenzia primi segnali di difficoltà che avevamo già riscontrato nei mesi precedenti”. Ora, è quindi “fondamentale che l’azienda agisca con decisione sul piano della strategia commerciale per sostenere e rafforzare la domanda sia sulla 500 elettrica che sulla versione ibrida” ma devono anche essere messi in atto “tutti gli sforzi necessari” per offrire garanzie e tutela ai circa 400 lavoratori somministrati che sono stati inseriti proprio per consentire la partenza del secondo turno.

Stellantis, nel secondo trimestre +13% ricavi. Filosa: “Confermata guidance 2026”

Secondo trimestre positivo per Stellantis, che ha registrato ricavi netti in aumento del 13% su base annua e pari a 43,5 miliardi di euro. Il miglioramento, spiega il gruppo, è stato trainato principalmente dal Nord America, in crescita del 32% su base annua, e sostenuto dal Sud America, in crescita del 6% su base annua, mentre l’Europa allargata non ha registrato variazioni e le regioni Medio Oriente e Africa e Asia-Pacifico sono in leggero calo. L’utile netto è migliorato a 0,3 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2026, riflettendo volumi più elevati e un ulteriore miglioramento delle prestazioni operative.

“Abbiamo registrato un miglioramento anno su anno di tutti gli indicatori finanziari e delle principali priorità di esecuzione”, spiega il gruppo. L’utile operativo rettificato (AOI) è stato di 0,8 miliardi di euro, che rappresenta un margine AOI dell’1,8%, con tutte le regioni che hanno conseguito risultati positivi ad eccezione dell’Europa allargata, con un margine AOI dello (0,6%). Il flusso di cassa industriale (IFCF) è stato pari a 1,0 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2026, con un miglioramento di 1,0 miliardi rispetto al secondo trimestre del 2025, riflettendo il miglioramento delle prestazioni operative.

Con l’attuazione del piano FastLane 2030 in corso, Stellantis conferma la guidance finanziaria per il 2026.  Le performance del secondo semestre 2026, dice il gruppo, “sono attese con una maggiore concentrazione nel quarto trimestre, a seguito della pausa produttiva estiva del terzo trimestre e del continuo miglioramento delle performance operative”.

“Il secondo trimestre – spiega il ceo, Antonio Filosa – è stato caratterizzato da continui progressi, trainati dal Nord America e supportati da importanti contributi da tutte le altre regioni. Abbiamo migliorato le prestazioni di tutti i nostri principali indicatori finanziari con ricavi netti, AOI e flusso di cassa industriale che mostrano tutti incrementi significativi. Con il piano strategico FaSTLAne 2030 in piena fase di attuazione e gli entusiasmanti lanci di prodotti previsti per quest’anno che procedono secondo i piani, restiamo fiduciosi sulla guidance finanziaria per il 2026”.

Le vendite nell’Europa allargata sono aumentate del 3% rispetto al secondo trimestre del 2025, il 7% includendo Leapmotor, trainate principalmente da Smart Car. La quota di mercato dell’UE30 è stata del 16,0%, in calo di 80 punti base su base annua o del 16,8% includendo Leapmoto, in calo di 10 punti base. La crescita delle vendite è stata sostenuta da un’offerta diversificata di motorizzazioni BEV, ibride e a combustione interna (ICE), nonché dal lancio della Fiat Grande Panda ICE sulla piattaforma Smart Car. Il portafoglio di C-SUV continua a rafforzarsi con l’introduzione di DS N°7, Lancia Gamma e Jeep Compass 4xe. Stellantis ha inoltre confermato la propria leadership nel segmento dei veicoli commerciali leggeri (LCV) nell’EU30 con una quota di mercato del 28,7%, mentre Leapmotor continua a registrare una crescita sostenuta, con le vendite cresciute di sei volte su base annua.

L’impatto netto dei dazi Usa su Stellantis è ora stimato tra 1 e 1,2 miliardi di euro.  Nel primo semestre 2026 i costi netti legati ai dazi sono stati pari a 0,3 miliardi di euro, inclusi 0,4 miliardi di euro di rimborsi tariffari ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Anche nel primo semestre 2025 l’impatto delle tariffe era stato di 300 milioni di euro.

Automotive a due velocità: +10% vendite per Stellantis, taglio di 50mila posti di lavoro per Volkswagen

L’Europa dell’automotive viaggia a velocità diverse e differenti sono, soprattutto, le previsioni per il futuro. Da un lato c’è Stellantis, che per il secondo trimestre – chiuso il 30 giugno – stima in 1,6 milioni di unità, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente, le consegne consolidate, grazie al traino del Nord America e dall’Europa allargata. Dall’altro c’è Volkswagen, il cui ceo Oliver Blume, ha svelato i piani per il futuro del gruppo, avvertendo che potrebbero essere necessari fino a 50.000 tagli di posti di lavoro per rendere competitiva la più grande casa automobilistica europea, in un clima di forte protesta tra dipendenti e sindacati.

Appena pochi giorni fa il cda del gruppo tedesco ha presentato un programma di 12 iniziative strategiche e gli obiettivi per il 2030, indicando la necessità di “rafforzare ulteriormente la propria resilienza, aumentare l’efficienza operativa e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti del contesto competitivo”.

Ma in un’intervista interna visionata dall’agenzia Dpa, Blume ha fornito per la prima volta una cifra sull’entità dei potenziali licenziamenti, dopo che la scorsa settimana i media tedeschi avevano ipotizzato che oltre 100.000 posti di lavoro potessero essere interessati dai tagli. Per l’ad la cifra di 50.000 potenziali licenziamenti in tutto il mondo deriva da un piano per ridurre i costi amministrativi e infrastrutturali di Volkswagen al fine di mantenerla competitiva. Al momento è in corso una valutazione su tutti i marchi, le filiali e le regioni per determinare “quali modifiche siano necessarie e fattibili”, ha spiegato l’amministratore delegato. Il gruppo, poi, prevede di chiudere quattro stabilimenti in Germania a partire dal 203: quelli di Hannover, Zwickau ed Emden e quello Audi di Neckarsulm.

I problemi tedeschi, però, sono destinati a uscire dai confini nazionali. Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – che domani riunirà il tavolo automotive – colpiranno anche l’industria italiana: “La nostra componentistica lavora molto per le case tedesche: esportiamo in Germania quasi 5 miliardi, 3,6 di sole parti meccaniche”, dice il titolare del Mimit. Ecco perché “ho chiesto al commissario europeo Séjourné di anticipare il ‘Made in Europe’, così che appalti e incentivi vadano a veicoli con il 70-80% di componenti europei”.

Dall’altro lato della strada Stellantis va avanti. La spinta impartita appena un anno fa dal ceo Antonio Filosa, inizia a dare i suoi frutti. Se calano i volumi in Medio Oriente e Africa, in larga misura a causa del conflitto nella regione, e in Sud America, per effetto della debolezza del mercato argentino, il Vecchio Continente e il Nord America tengono bene. Qui si registra l’incremento maggiore: secondo le previsioni nel secondo trimestre 2026 le consegne registrano +38% rispetto all’anno precedente. La maggior parte della crescita è stata trainata da prodotti nuovi o rinnovati e da nuove offerte di motorizzazioni, tra cui il Ram 1500 (light-duty) Hemi V8, il nuovo Ram 1500 Trx Srt, i rinnovati Jeep Grand Wagoneer e Grand Cherokee e la rinnovata Chrysler Pacifica. Nell’Europa allargata, le consegne del secondo trimestre sono aumentate di circa 39 mila unità, cioè del 5% su base annua, sostenute dai maggiori volumi del mercato. La crescita è arrivata sia da Stellantis che dai veicoli a marchio Leapmotor, con le consegne di Bev che hanno fornito il contributo più significativo.

Vaticano, Fiat rinnova flotta elettrica con Topolino e Tris: verso emissioni zero al 2030

Auto piccole, mercati grandi. Fiat conferma la leadership nel mercato in fortissima espansione della micromobilità e porta nello Stato Città del Vaticano 30 vetture elettriche, tra Topolino e Tris, per promuovere trasporti più sostenibili. “Speriamo possa essere un lancio benedetto”, ironizza il Ceo di Fiat e Cmo globale di Stellantis, Olivier Francois.

I veicoli saranno utilizzati dai dipendenti del Governatorato per le operazioni e le attività interne, “contribuendo a una mobilità più efficiente, pratica e a basso impatto ambientale”, precisa Stellantis. Il Vaticano ha un suo programma di sviluppo denominato ‘Ecological Conversion 2030’ che punta a ridurre l’impronta di CO₂ del proprio parco veicoli. Un percorso di decarbonizzazione che li porterà a raggiungere una flotta a zero emissioni entro la fine del decennio. I primi 20 veicoli sono stati consegnati alla sede del Governatorato, alla presenza dell’arcivescovo Emilio Nappa, dell’avvocato Giuseppe Puglisi-Alibrandi, segretari generali del Governatorato e di Olivier Francois.

La cerimonia ha anticipato un evento più ampio che si è tenuto a Roma, dedicato all’intera micromobilità di Fiat, dove il marchio ha presentato la sua visione per il futuro della mobilità urbana compatta. Il Gruppo sceglie Roma per presentare l’evento perché “3000 anni fa non era stata progettata per Suv e automobili”, spiega Francois durante il lancio. Proprio per questo, Roma è “il luogo perfetto per altre forme di mobilità urbana”.

D’altra parte, la Fiat si occupava di micromobilità ben prima che il concetto esistesse. Con i lanci nel 1936 di Topolino, nel 1957 della 500 e nel 1972, della 126. “Tre icone, quasi 10 milioni di veicoli venduti”, ricorda l’amministratore delegato. La missione, scandisce, è sempre stata la stessa: “rendere la mobilità più semplice, intelligente e accessibile. Oggi, con Topolino, TRIS e la nostra visione per il futuro – Multiplina – stiamo continuando a costruire il nostro patrimonio ed a creare un ecosistema completo per le città di domani: gioioso, ingegnoso, sostenibile e inconfondibilmente Fiat”.

Oggi la micromobilità è tutt’altro che una nicchia. Nel 2025, sono stati venduti a livello globale più di 120 milioni di veicoli di questa gamma, a fronte di 90 milioni di automobili. In Europa, i quadricicli elettrici come la Topolino rappresentano il segmento in più rapida crescita. “Ecco perché, esattamente due anni fa, abbiamo lanciato Topolino, o meglio, l’abbiamo rilanciato. E cosa è successo? È diventato subito un classico”, rivendica Francois.

La ricetta del successo è quella di ampliare i colori, le funzionalità, approfondire lo stile. La gamma si allarga con nuove interpretazioni di design: il nuovo colore Corallo (una tonalità storica degli anni ’60 che si ispira al Sud Italia e alla luce del Mediterraneo), la carrozzeria Dolcevita, Topolino Sport e la Topolino New Vilebrequin Collector’s Edition, ognuna delle quali rafforza le diverse personalità del modello.

Guardano al futuro, Fiat si rivolge alla Generazione Z con la musica. Parte la collaborazione con Monster: ogni Topolino Sport verrà accessoriata con una coppia di “Monsterlino”: altoparlanti stereo Bluetooth progettati in esclusiva. Fissati magneticamente al veicolo e facilmente rimovibili al termine del viaggio, gli altoparlanti possono essere collegati anche a uno smartphone, estendendo l’esperienza oltre l’auto.

Oltre la mobilità personale, Fiat presenta anche una nuova evoluzione di Tris, il primo veicolo a tre ruote del marchio. Il Tris è il progettato a Torino e prodotto in Marocco perché, chiarisce l’ad, “in questo caso il mercato principale è l’Africa”: “Ci siamo subito chiesti se esistesse un mercato anche in Europa. Ovviamente sì. Soprattutto, forse, in Italia”. Francois pensa alla conformazione del Paese, soprattutto alle isole: “Avrà un successo incredibile anche in Europa perché è elettrico, è accessibile, è super compatto ed è ovviamente progettato per la micromobilità”.

Infine, al centro della visione per il futuro si trova il concept Multiplina: una reinterpretazione della Fiat 600 Multipla del 1956. Concepito come l’anello mancante tra una Topolino e un’autovettura, il concept introdurrà una soluzione che massimizza l’efficienza dello spazio attraverso un’architettura incentrata sull’uomo.

“Topolino sta guadagnando slancio proprio in questo momento, nel 2026. Festeggeremo oggi il miglior trimestre di sempre in termini di ordini raccolti. Il 30% in più rispetto all’anno scorso”, aggiunge Giorgio Neri, vice presidente Micromobility, Launches and Global Partnerships- Fiat, Abarth e Fiat Professional. Topolino, spiega, non riguarda solo le vendite, è un prodotto che valorizza il marchio: “Sta diventando un’icona del design Fiat. È appena stato premiato con il Compasso d’Oro, dopo un’altra Fiat nel 2011, la Fiat 500. In secondo luogo, Topolino è un potente generatore di visibilità su Instagram e TikTok”. Il modello, quindi, svolge tre funzioni contemporaneamente: vende, rafforza il marchio e genera coinvolgimento.

Stellantis, Filosa conferma investimenti: “Mantenuti impegni Piano Italia, andremo anche oltre”

Conferma degli investimenti nel nostro Paese, rilancio di Pomigliano e Cassino, nessuna delocalizzazione per Atessa. E, nel frattempo, un “dialogo franco” con le istituzioni e tutti gli attori sociali per trovare “soluzioni creative” al costo del lavoro e dell’energia, che in Italia rappresentano “problemi importanti”. Il ceo di Stellantis Antonio Filosa, in audizione presso le Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato, presenta ‘FaSTLAne 2030′, il piano strategico quinquennale da 60 miliardi di euro e oltre 60 lanci tra il 2026 e il 2030, che punta a migliorare la competitività – e la redditività – del gruppo. Nel suo lungo intervento, l’ad prova a tracciare la rotta, cominciando da un punto fermo: da un anno a questa parte – cioè da quando ha assunto l’incarico alla guida di Stellantis – “abbiamo invertito la rotta”, naturalmente rispetto all’era di Carlos Tavares, “anteponendo la qualità alle efficienze ‘a tutti i costi’ e tornando a puntare sulla forza dei nostri prodotti”.

Ma non solo. Il ceo sottolinea la “coraggiosa inversione di strategia”, cioè il ridimensionamento degli obiettivi legati all’elettrico, che “ci è costata cara: 25 miliardi di euro di oneri straordinari. Imprimere un cambiamento così profondo è stato molto difficile, doloroso, ma necessario per metterci nelle condizioni di ripartire con rinnovata fiducia ed energia”. 

Dall’inversione di rotta al piede sull’acceleratore. I numeri snocciolati da Filosa sono lusinghieri. Nel primo trimestre 2026 le immatricolazioni sono cresciute del 12%, grazie soprattutto al contributo di Nord America ed Europa. Il Vecchio Continente dal 2019 ha perso circa 3 milioni di veicoli venduti, “che non pensiamo di recuperare nei prossimi anni” ma “rimarrà al centro della strategia globale”. I risultati “incoraggianti registrati in questa prima parte dell’anno” in Italia confermano “la nostra serietà e sono il frutto di un dialogo costante e costruttivo con i sindacati, la filiera e i rappresentanti del Governo”, assicura Filosa. Nel nostro Paese le vendite di tutti i marchi ‘tradizionali’ di Stellantis sono aumentate del 7%; considerando anche Leapmotor l’aumento è del 15%.  Lato investimenti, nei prossimi 5 anni il gruppo prevede di investire altri 5 miliardi di euro in ricerca e innovazione nel nostro Paese e la filiera italiana “è un altro pilastro della nostra nuova strategia”. Le basi finanziarie sono “solide, capaci di proteggerci dalla volatilità del contesto internazionale”, grazie “anche alla liquidità di quasi 45 miliardi di euro di cui oggi disponiamo”. 

Sollecitato dagli interventi dei parlamentari presenti in audizione, Filosa chiarisce le specificità di ciascun sito, rimarcando che “abbiamo mantenuto gli impegni del ‘Piano Italia’ presentato qui lo scorso anno da Elkann. In molti casi andremo anche oltre”. Cassino e Maserati, assicura “non sono in vendita”. Il piano dello stabilimento laziale non è ancora stato dettagliato, perché sono in corso trattative con due partner “che possono portare a noi tecnologia, sviluppo e una serie di eccellenti idee”. Il Tridente, invece “andrà a completare la nostra strategia globale e si confermerà icona italiana di stile ed eleganza”. Entro la fine dell’anno il gruppo presenterà un piano ad hoc per il lancio del marchio di lusso. Filosa conferma per Pomigliano la prima piattaforma e-car, da cui dovrebbero uscire due modelli sotto i 15mila euro, “ma spero tre”, dice l’ad.  A Mirafiori dallo scorso novembre è iniziata la produzione della nuova Fiat 500 ibrida, “che ha determinato un significativo aumento della produzione, oltre il 100% rispetto all’anno scorso”. L’investimento ad Atessa sarà di 1 miliardo di euro nei prossimi 5 anni per la nascita della  “prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni” e per iniziative legate all’intelligenza artificiale. Qui, dice, “non vendiamo e non delocalizziamo”.  A Termoli, infine, dopo l’addio al progetto della Gigafactory, “con il senso di responsabilità che sentiamo nei confronti dei colleghi, abbiamo deciso di investire su due cose: i cambi eDCT e i motori GSE”. 

Ciò che serve, ora, rimarca Filosa, è agire sul costo dell’energia, per il quale chiede “risposte davvero straordinarie e urgenti” e sul costo del lavoro, introducendo “meccanismi di flessibilità in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna”.

Soddisfatto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale il piano di Stellantis “restituisce centralità all’Italia nei progetti di sviluppo sul piano europeo e globale”. Meno entusiasti i sindacati. Per la Fiom, quanto emerso dall’audizione di Filosa è “la conferma di una situazione ancora molto critica, destinata a rimanere tale”. 

 

Fronte comune Stellantis, Volkswagen e Renault: “Ora puntare davvero a Made in Europe”

Regole chiare, un quadro normativo “realistico”, sostegno mirato. E, ancora, una formula non proprio magica, ma sicuramente indicativa: 70:70 nell’Ue27. Stellantis, Volkswagen e Renault – che rappresentano il 60% della produzione automobilistica europea – hanno sottoscritto un impegno comune, inviato oggi ai membri del Parlamento europeo, per ribadire il sostegno al Made in Europe con “regole semplici e chiare e forti incentivi per potenziare la produzione nell’Ue”. L’industria automobilistica del Vecchio Continente, spiegano, “è pienamente impegnata a garantire un futuro solido al settore manifatturiero in Europa, ma ciò richiede un quadro normativo realistico”.

Il marchio europeo deve avere un obiettivo preciso, cioè “sostenere la competitività, attrarre investimenti e tenere conto del divario di costi che ci separa dai concorrenti globali”. Solo “se riusciremo a gestire bene questa sfida, l’Europa potrà rimanere una potenza automobilistica mondiale”. Una posizione, quella dell’industria, che si sposa con quella dell’esecutivo comunitario, che da tempo porta avanti una progettazione proprio legata al Made in Europe, per scongiurare il tracollo del settore e resistere alla concorrenza, non sempre leale, dei giganti asiatici.

Ma le tre case alzano l’asticella. Per avere un marchio “semplice, raggiungibile e coerente in tutta l’Ue”, spiegano, è necessario introdurre una formula ben precisa: in sostanza chiedono alle istituzioni comunitarie “di creare un quadro volto a garantire che il 70% dei veicoli venduti dalle case automobilistiche in Europa provenga per il 70% dai 27 paesi dell’Ue: ’70:70 nell’UE27′”. Una soglia del 70% di contenuto di valore regionale, infatti, fornisce non solo “un parametro di riferimento chiaro e praticabile, che riflette l’intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione avanzata”, ma anche – e soprattutto – offre all’industria “la chiarezza di cui ha bisogno per investire”.

Il ‘Made in Europe’, poi, non dovrebbe limitarsi a compensare i costi, ma “incentivare attivamente la localizzazione e il reshoring”. Questo significa “un sostegno forte e mirato” al settore europeo delle batterie, “una flessibilità pragmatica” – specialmente per le auto di piccole dimensioni – e politiche che rendano i veicoli elettrici “più accessibili, costruendo al contempo una catena di approvvigionamento europea resiliente”.

Già lo scorso febbraio, l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, e il ceo di Volkswagen, Oliver Blume, avevano presentato in una lettera aperta congiunta proposte dettagliate su come rafforzare l’industria automobilistica europea. Le proposte si ricollegavano proprio all’iniziativa Made in Europe del commissario europeo per l’Industria, Stéphane Séjourné. “In un mondo in cui altri difendono con orgoglio le proprie industrie – scrivevano – l’Europa deve decidere con urgenza se vuole diventare un mercato per gli altri o rimanere una potenza manifatturiera e industriale anche in futuro. Se attuata correttamente, una strategia Made in Europe può trasformarsi in una vera storia di successo europea”.

Temi, questi, che saranno al centro del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, che guarderà alla competitività come “pietra miliare” dell’economia. . L’obiettivo, fanno sapere da Bruxelles, è sviluppare “una comprensione comune” delle sfide e fornire orientamenti alla Commissione sulla via da seguire. “L’Europa deve fare la sua parte in ambito economico, ma al tempo stesso una concorrenza leale a livello mondiale richiede condizioni di parità”, spiega il Consiglio.

Stellantis, Piano Italia sarà rafforzato. Nessun taglio della capacità produttiva nel nostro Paese

Rafforzamento del Piano Italia, nessun taglio della capacità produttiva nel nostro Paese, una nuova auto a marchio Alfa Romeo a Melfi e un rinnovato dialogo con i sindacati “dopo un periodo”, in passato, “in cui forse non siamo stati tanto aperti” al confronto. Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer for Enlarged Europe di Stellantis, durante un evento con la stampa a Torino Mirafiori, delinea il futuro del gruppo in Italia dopo la presentazione del piano industriale avvenuta a Detroit lo scorso 21 maggio.

Intanto un punto fermo: a poco più di un anno e mezzo dal tavolo convocato al Mimit – era il 17 dicembre 2024 – il Piano Italia da 2 miliardi non solo prosegue, ma può contare su “un investimento robusto” che poterà al suo rafforzamento. Rispetto alla versione presentata al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “avremo un un nuovo modello di Alfa Romeo che sarà prodotto nello stabilimento di Melfi e che non era previsto in Italia. L’auto, riguarda il segmento C-SUV” e “stiamo lavorando anche sul segmento D”. Ma non solo. Ad Atessa è prevista “una nuova generazione di van” e a Pomigliano sarà lanciata una piattaforma elettrica “molto competitiva, l’abbiamo chiamata e-car, sulla quale lanceremo almeno due modelli a partire dal 2028”. Qui, dice Cappellano, “manterremo anche l’attuale Pandina perché il mercato del motore a combustione ha bisogno di continuità”.

Le prospettive sembrano buone. “In un mercato europeo che sostanzialmente è stabile rispetto al 2025 – spiega il Coo – Stellantis sta crescendo e in Italia prevediamo di avere una produzione maggiore rispetto al 2025″. A Mirafiori “nei primi tre mesi dell’anno abbiamo prodotto 15.000 vetture, vedremo poi” nei prossimi mesi “se raggiungeremo l’obiettivo” di 100mila 500 ibride all’anno, spiega il responsabile europeo del gruppo. Tutto dipenderà dal mercato e da “come reagisce”. L’obiettivo di riportare la produzione di veicoli Stellantis in Italia a 1 milione di unità, a cui spesso hanno fatto riferimento le parti sociali, ma anche le istituzioni, invece, “non è mai stato ufficializzato” dal gruppo.

La missione di Mirafiori resta comunque “quella attuale. Qui c’è la linea produttiva della nostra 500 ibrida ed elettrica, ma si sta trasformando in hub con molte attività diverse tra loro: circular economy, il Battery tech hub che sta crescendo, stiamo riformando la palazzina centrale che riaprirà nel 2027”, spiega Cappellano.

Di tempi, volumi e investimenti Stellantis ne parlerà il prossimo 15 giugno a Roma con i sindacati, con i quali il dialogo “è essenziale”, ricorda il responsabile europeo del gruppo. “Non è un mistero – dice – che stiamo cercando di rafforzarlo ancora dopo un periodo”, in passato, “in cui forse non siamo stati tanto aperti al dialogo”. Due giorni dopo, il 17 giugno, il ceo Antonio Filosa sarà audito in Parlamento.

I rappresentanti dei lavoratori, però, sono prudenti. Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, è “positivo” e “offre rassicurazioni” che “i tagli ai volumi produttivi previsti per l’Europa non riguarderanno l’Italia”, ma “sono indispensabili certezze sui tempi di realizzazione” e “sulle assegnazioni ancora incerte, che per noi sono fondamentali per dare risposte alle situazioni di maggiore sofferenza occupazionale”. Più tranchant la Fiom-Cgil. Il segretario nazionale, Samuele Lodi, continua a ritenere “insufficiente” la strategia del gruppo e chiede “un reale confronto per ridiscutere un piano industriale calato dagli Usa e non rispondente al bisogni delle lavoratrici e lavoratori del nostro Paese”. Il sindacato rimarca la necessità di “un intervento della Presidenza del Consiglio” che “non può continuare a fare finta che tutta vada bene”.

Una “apertura di credito” arriva dal segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, a margine del congresso nazionale della Uiltucs, che si svolge a Torino, anche se, dice “verificheremo il piano industriale” affinché “tuteli le lavoratrici e i lavoratori e che preveda investimenti negli stabilimenti italiani, prima che altrove, ciascuno con propri modelli: se davvero sarà così, confermeremo il nostro giudizio positivo”. 

Stellantis presenta nuovo piano industriale: investimenti per 60 miliardi in 5 anni

Sessanta miliardi di euro di investimenti in 5 anni, 60 nuovi modelli,  riduzione dei costi pari a 6 miliardi all’anno fino al 2028, di cui 3 solo in Nord America. E, ancora, rafforzamento delle partnership e obiettivi economici in crescita a doppia cifra. Con gli occhi fissi al Nord America. Da Auburn Hills, nel Michigan, Stellantis ha lanciato il nuovo piano industriale ‘FaSTLAne 2030’, “concepito per creare le condizioni per una crescita redditizia e sostenibile”, dice il ceo Antonio Filosa, che sta per compiere il suo primo anno alla guida del gruppo. In sostanza, “abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre ambizioni”.

Un piano sicuramente ambizioso, che risente della nuova leadership del gruppo, meritevole di una “ripartenza profonda e necessaria”, come ricorda il presidente John Elkann. E se i dati del primo trimestre hanno premiato il lavoro di Filosa, l’azienda guarda al 2030 con ancora più entusiasmo.

EUROPA. Nell’Europa allargata Stellantis punta a una crescita dei ricavi del 15% e un margine AOI del 3-5%, rifocalizzando il portafoglio di marchi. L’obiettivo, dice Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer for Enlarged Europe, è “una crescita sostenibile e redditizia”. Nei prossimi 5 anni “rafforzeremo la differenziazione dei marchi, espanderemo la copertura di mercato, promuoveremo la competitività dei costi e aumenteremo l’utilizzo della capacità produttiva”. La nuova e-car, che uscirà dall’impianto di Pomigliano a partire dal 2028 e che costerà circa 15mila euro rappresenterà “una pietra miliare fondamentale per rendere redditizia l’elettrificazione” e sarà “un potente strumento di conformità alle norme sulle emissioni di CO2”. In Europa, la capacità produttiva di Stellantis al 2030 dovrebbe essere ridotta di oltre 800 mila unità, attraverso la riconversione di alcuni impianti (come Poissy, in Francia) e facendo leva sulle partnership (come a Madrid e Saragozza, in Spagna, e a Rennes, in Francia), con l’obiettivo di preservare i livelli occupazionali nel settore manifatturiero. L’utilizzo degli impianti aumenterà quindi dal 60% all’80% nel 2030. “Si prevede di attuare questo piano senza alcuna chiusura di stabilimenti”, assicura il ceo.

NORD AMERICA. Ma è in Nord America che l’azienda spingerà di più, perché la regione, dice Filosa, “rappresenta la più grande opportunità per la nostra crescita e la nostra redditività”.  “La nostra ambizione – ha spiegato – è aumentare i ricavi” in questa regione “del 25% entro il 2030. Per farlo, abbiamo due obiettivi essenziali”, cioè “espandere la copertura di mercato e migliorare i costi”. L’azienda punta a espandere la copertura del mercato del 50% con 11 nuovi modelli e 35% dei volumi in più, aumentare l’offerta con 7 nuovi prodotti sotto i 40.000 dollari e 2 sotto i 30.000. Inoltre, è previsto un risparmio annuale in termini di costi pari a 3 miliardi entro il 2028.

I MARCHI. Jeep, Ram, Peugeot e Fiat diventano marchi globali. “Grazie alla loro presenza multiregionale, questi marchi sono i candidati ideali per guidare il lancio dei nuovi asset globali. Il 70% degli investimenti del piano per marchi e prodotti sarà destinato a questi brand, nonché a Pro One, la business unit dei veicoli commerciali di Stellantis”, spiega il gruppo. Da qui al 2030, saranno lanciati 60 nuovi veicoli e ci saranno 50 aggiornamenti significativi, per tutti i marchi e le diverse alimentazioni, tra cui 29 veicoli elettrici a batteria, 15 veicoli elettrici ibridi plug-in o con autonomia estesa, 24 veicoli elettrici ibridi e 39 veicoli con motorizzazioni termiche o mild hybrid. Undici nuovi modelli saranno destinati al Nord America, 25 all’Europa allargata. Gli storici marchi DS e Lancia, importanti in Francia e in Italia, saranno gestiti rispettivamente da Citroen e Fiat sviluppati come marchi specializzati. Stellantis prevede di rafforzare Maserati, “marchio di puro lusso con una clientela speciale e un’eredità unica”, dice Filosa. Una roadmap dettagliata sarà condivisa a Modena nel dicembre 2026.

LA TECNOLOGIA. Il nuovo piano industriale prevede poi investimenti per oltre 24 miliardi di euro (il 40% di quelli totali) in piattaforme globali, propulsori e nuove tecnologie. Il gruppo sta inoltre stipulando nuove partnership o espandendo quelle esistenti, co-sviluppando e co-finanziando prodotti per accedere a nuovi mercati, “ampliando le soluzioni tecnologiche, aumentando l’utilizzo della capacità produttiva e migliorando la competitività di approvvigionamento”, spiega Stellantis. Tra queste ci sono, ad esempio, le partnership con Leapmotor, Dongfeng, Tata e Jaguar Land Rover.

 

Domani Stellantis presenta il piano industriale. Fiom Cgil: “Situazione emergenziale, servono investimenti”

Da Detroit a Pomigliano, dalla Francia a Mirafiori, fino alla Cina e ritorno. Alla vigilia dell’Investor Day, durante il quale il ceo Antonio Filosa presenterà il suo primo piano industriale, Stellantis spinge sull’acceleratore, blindata dai dati di vendita del primo trimestre che, a livello globale, registrano successi importanti. Da gennaio a marzo i ricavi su base annua sono cresciuti del 6%, a 38,1 miliardi di euro. Bene le vendite negli Usa (+4%) nonostante i dazi e quelle in Europa allargata (+5% e +8%, includendo Leapmotor), rispetto al primo trimestre 2025, trainate principalmente da Italia, Germania e Spagna. La quota di mercato dell’EU30 ha raggiunto il 17,5%, con un aumento di 20 punti base su base annua e del 18,1% con un aumento di 70 punti base, includendo Leapmotor. Se il 2025 è stato “un anno di transizione e di trasformazione” in un contesto esterno “difficile”, aveva ricordato Filosa a febbraio, il 2026 punta a essere quello di “una crescita rinnovata e redditizia”.

Negli ultimi giorni il gruppo ha messo sul piatto una serie di intese che puntano a rafforzare la presenza globale del marchio. Ultima, in ordine di tempo, quella con Jaguar Land Rover per valutare opportunità di collaborazione nello sviluppo prodotto negli Stati Uniti. Le due aziende valuteranno possibili sinergie nello sviluppo di prodotti e tecnologie, facendo leva sulle competenze di ciascuna.

Ma è soprattutto alla Cina che guarda Stellantis. L’intesa con Leapmotor è destinata a rafforzarsi, soprattutto in Spagna, a Saragozza, storico sito produttivo di Opel, dove dovrebbe essere realizzato un nuovo C-Suv Opel completamente elettrico sulla stessa linea del modello C-Suv B10 di Leapmotor. E, ancora, spazio al rafforzamento della partnership con Dongfeng: i due gruppi hanno annunciato la firma di un accordo di cooperazione strategica finalizzato alla produzione congiunta di veicoli Peugeot e Jeep a nuova energia in Cina per il mercato cinese e per l’esportazione in altri mercati.

E l’Italia? A Pomigliano d’Arco nascerà la nuova e-car “un’auto elettrica compatta ed economicamente accessibile”, la cui uscita dalle linee di produzione è prevista nel 2028. Il costo dovrebbe essere intorno ai 15mila euro. Un’iniziativa che ha ricevuto anche il plauso del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale si tratta di “un segnale positivo per lo stabilimento campano e per il futuro dell’automotive italiano, una scelta giusta che rafforza il Piano Italia”.

Ma alla vigilia della presentazione del piano, la Fiom-Cgil tira il freno a mano e smorza gli entusiasmi. La situazione in Italia, dice il segretario nazionale, Samuele Lodi, “è a dir poco emergenziale”. In conferenza stampa il sindacato snocciola numeri e cifre: nel nostro Paese, dal 2004 al 2025 la produzione di automobili è calata di 590.722 unità, in 5 anni (2020-2025) Stellantis ha perso 12.265 posti di lavoro, circa il 56% degli addetti è interessato da ammortizzatori sociali e “nel corso di questi anni non ci sono stati investimenti ed interventi sui macchinari, sugli sugli impianti, sulle linee tali da poter riuscire a produrre quel famoso milione di veicoli all’anno che noi tutti ci ci auspichiamo”. Da qui la richiesta di produzioni “che garantiscano alti volumi produttivi (mass market), con la conseguente saturazione occupazionale degli stabilimenti”, ma anche “investimenti su impianti macchinari e attrezzature”. E, ancora, “joint venture che prevedano anche l’ingresso dello Stato in equity nel capitale”. Per il momento, spiega Lodi, l’Italia “è esclusa dagli annunci fatti dal gruppo in merito agli accordi con Leapmotor e altre case cinesi. Abbiamo bisogno di questo tipo di accordi anche in Italia determinando, però, alcune condizioni che mettano in garanzia lo stabilimento e gli stabilimenti in generale”.

Il lavoro fatto finora dal Mimit al tavolo automotive, per la Fiom Cgil non è sufficiente. “Non ha prodotto nulla, anzi è stato dannoso” e per questo “il dossier Stellantis deve essere preso in capo direttamente dalla Presidenza del Consiglio”. “Se ci fidiamo di Urso? No. L’inizio del tavolo automotive diceva che gli obiettivi erano due: di arrivare al milione di veicoli e poi dopo portare anche costruttori anche cinesi in Italia. E anche questa sponda è scomparsa”, conclude Lodi.