Difesa, Meloni studia potenzialità di Safe con le partecipate: “Strategia su investimenti”

Dario Borriello Archiviato (per modo di dire) il discorso dei dazi Usa, è tempo di riprendere il filo del piano industriale sulla difesa. I segnali che arrivano dall’Europa non si sono mai veramente interrotti e l’Italia deve prepararsi adeguatamente al nuovo corso continentale. Ragion per cui Giorgia Meloni riunisce a Palazzo Chigi i vertici delle società partecipate che saranno tra i player di questa partita.

L’Italia è tra i Paesi che hanno chiesto a Bruxelles di attivare il Safe, acronimo di Security action for Europe, lo strumento finanziario del piano Rearm/Readiness 2030 Ue, che prevede di raccogliere sui mercati finanziari fino a 150 miliardi di euro da destinare a chi sosterrà investimenti nella difesa, nelle infrastrutture a duplice uso, nelle capacità informatiche e nelle catene di approvvigionamento strategiche. Stando a quanto filtra dal governo, Meloni ha chiesto ai manager di “avviare un confronto nell’ambito delle recenti novità tese a dare priorità alla Sicurezza e alla difesa a livello europeo, al fine di tradurre in termini di occupazione e crescita gli strumenti messi a disposizione dalla Commissione europea, quali Safe ed Escape clause (clausola di fuga), che consente ai governi nazionali di assumere impegni di spesa nel settore senza incidere sul Patto di stabilità e crescita”. Ad ascoltare le richieste della premier, che al suo fianco aveva anche il vicepremier, Antonio Tajani, e i ministri della Difesa, Guido Crosetto, e naturalmente dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, c’erano i ceo delle più importanti aziende su cui lo Stato può contare in questa nuova transizione. Dall’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, all’ad e direttore generale di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, poi i ceo di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, e Invitalia, Bernardo Mattarella, e l’amministratore delegato e direttore generale del Gruppo Fs, Stefano Donnarumma.

Ciò che emerge dalla riunione è la necessità di “delineare una strategia che identifichi i principali punti sui quali investire, attivare più possibile investimenti dual use”, cioè che consentano di avere un ritorno anche sul piano civile, e “definire una compatibilità dei nostri investimenti con quelli attivati dai partner europei”. Il focus deve essere condotto con profondità, ma in tempi non troppo dilatati.

Le iniziative adottate in Europa non dispiacciono a Roma, soprattutto il Safe i cui debiti, soltanto pochi giorni fa, Giorgetti valutava “interessanti, perché sono più convenienti dei Btp, è una fonte di finanziamento alternativa per finanziare delle spese per la spesa di investimento della Difesa che in larga parte sono già previste e che sono già in itinere”. Sullo strumento ci punta molto la Commissione, che prevede di attivare almeno 127 miliardi di euro di potenziali appalti per la difesa. Una cifra invitante, su cui si sono accesi i riflettori dell’Italia che vuole valorizzare l’opportunità del Safe, così come altri 18 Stati membri, ad esclusione della Germania, che al momento non ha presentato manifestazioni di interesse. Non è detto che la situazione non possa cambiare nei prossimi mesi, motivo in più, per il governo, di accelerare e non rischiare di arrivare impreparato al momento clou. Che non dovrebbe essere poi troppo lontano.

Fs chiude il primo semestre 2025 con 8,2 miliardi di ricavi e investimenti da record

In un anno Ferrovie dello Stato Italiane aumenta i ricavi di 188 milioni di euro, toccando quota 8,2 miliardi a fine giugno 2025. I dati della semestrale del gruppo sorridono ai target fissati dal Piano strategico 2025-2029. Lo dimostra anche il risultato netto che certifica un nuovo slancio nella riduzione delle perdite: 89 milioni in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I risultati economici del semestre, in crescita al netto di partite non ricorrenti, confermano l’efficacia della strategia industriale e la solidità del nostro modello operativo”, commenta l’amministratore delegato e direttore generale, Stefano Donnarumma, al termine del Cdm che ha approvato i conti al 30 giugno. Anche sul fronte degli investimenti le cifre sono da record con una gestione complessiva di circa 8,5 miliardi di euro, dei quali 7,5 miliardi sono destinati a infrastrutture ferroviarie e stradali. In termini percentuali si tratta di 15 punti in più rispetto allo scorso anno, peraltro con il 98% dei fondi investito in Italia. “Stiamo portando avanti un programma senza precedenti per lo sviluppo della rete ferroviaria e stradale del Paese, migliorando l’esperienza di viaggio e garantendo al contempo la continuità del servizio, allo scopo di assicurare la piena mobilità del Paese”, sottolinea Donnarumma. Che pone l’accento anche su un altro fattore positivo dei conti semestrali. “Grazie all’impegno delle nostre persone e a una capacità esecutiva riconosciuta a livello europeo, stiamo dando piena attuazione al Pnrr: abbiamo raggiunto tutte le milestone europee previste per il periodo di riferimento e già consuntivato oltre 14 miliardi di euro, pari a circa il 56% delle risorse assegnate”. Un percorso “di trasformazione industriale in linea con il Piano Strategico 2025–2029mette in luce il manager – che ci guiderà nei prossimi anni verso una mobilità sempre più moderna, sostenibile e integrata, a beneficio del sistema Paese“.

Il margine operativo lordo, poi, rimane sostanzialmente in linea, perdendo il 2%, che corrisponde a circa 16 milioni di euro. Nel complesso, però, “al netto della plusvalenza di Milano Farini ed escludendo l’effetto della variazione di perimetro”, l’Ebitda fa registrare una crescita di 122 milioni di euro (+14%). Migliora anche la gestione finanziaria, grazie “principalmente all’assenza nel semestre dell’accantonamento a fondo rischi di 153 milioni di euro legato alla sentenza del Consiglio di Stato in riferimento alla partecipazione in Fse”, spiega l’azienda.

Per quanto riguarda i ricavi da trasporto, il conto al 30 giugno è di 4,5 miliardi, dunque 159 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Di questi, 35 milioni sono per il trasporto passeggeri su ferro dell’Alta Velocità, 7 milioni sugli Intercity, 26 milioni dai Regionali e 81 milioni per il trasporto passeggeri su gomma. Ma sono positive anche le performance sul trasporto merci, con 10 milioni in più rispetto al 2024.

Così come buoni sono i risultati dei ricavi da servizi di infrastruttura (2,4 miliardi), con incremento di 206 milioni dovuto ai 225 milioni dell’andamento dei corrispettivi di servizio e concessori legati alla circolazione stradale. Infine, gli altri ricavi operativi arrivano a 1,3 miliardi, in contrazione di 177 milioni “per la presenza, nel primo semestre 2024, del ricavo realizzato dalla vendita dello scalo di Milano Farini e San Cristoforo (-390 milioni di euro), compensato dall’incremento dei ricavi da contributi (+157 milioni di euro, di cui 145 milioni di euro stanziati a sostegno dell’infrastruttura ferroviaria) e da maggiori altri ricavi (+56 milioni di euro)”.

A Roma si chiude conferenza per l’Ucraina. Accordi su ricerca, trasporti, ricostruzione verde, lavoro

Si è chiusa a Roma la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina 2025, una due giorni che ha riunito governi, imprese, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie e rappresentanti della società civile nell’impegno comune di sostegno all’Ucraina. Numerosi gli accordi siglati anche nella giornata conclusiva, con molti ministri del governo Meloni arrivati alla Nuvola dell’Eur per le firme ufficiali. Le intese spaziano da scienza e ricerca ai trasporti, passando per ricostruzione verde, lavoro.

Nasce la Coalizione internazionale per la scienza, la ricerca e l’innovazione in Ucraina. Iniziativa voluta dalla collaborazione tra il Ministero dell’Università e della Ricerca italiano, il Ministero dell’Istruzione e della Scienza ucraino, l’UNESCO e la Commissione Europea, che rappresenta un passo centrale nella promozione della scienza, della ricerca e dell’innovazione, ritenuti “pilastri per una ripresa sostenibile, inclusiva e duratura dell’Ucraina”. Durante la giornata è stata presentata e sottoscritta anche la Dichiarazione d’Intenti di Roma per la scienza, la ricerca e l’innovazione in Ucraina che sancisce ufficialmente la nascita della Coalizione, chiamata a promuovere azioni concrete per la ricostruzione e la modernizzazione del Paese, sostenere gli scienziati locali e riconoscere il ruolo centrale del settore nella ripresa dell’Ucraina.

Firmato anche un memorandum per evolvere la rete ferroviaria ucraina, a sancirlo il Gruppo FS. Tra i principali punti c’è lo sviluppo dei collegamenti passeggeri e merci tra Italia e Ucraina, il commercio e la logistica internazionale, il trasferimento del know-how tecnico del settore del trasporto e la consulenza per lo sviluppo di un’infrastruttura ferroviaria moderna e resiliente. L’accordo è stato firmato dall’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo Fs, Stefano Antonio Donnarumma, e dal Ceo di UZ, Oleksandr Pertsovskyi, che avrà l’obiettivo, non vincolante, di esplorare opportunità di collaborazione nell’arco dei prossimi due anni. “Da mesi lavoriamo con la controparte ucraina per un’evoluzione della rete ferroviaria del Paese, infrastruttura molto importante vista l’estensione dell’Ucraina”, ha commentato Donnarumma.

Annunciata quindi la firma di un Piano di Lavoro a Medio Termine con Kiev “per una ricostruzione verde e sostenibile”. Si tratta del primo progetto concreto da oltre 2 milioni di euro per il monitoraggio dell’aria in Ucraina, dove è già vivo l’impegno dell’Italia attraverso il Fondo Clima, che destina oltre 1,2 miliardi anche all’Europa orientale. Il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava, ha ribadito l’impegno italiano “come parte integrante della costruzione di una pace duratura”. C’è voglia di sinergie anche sull’energia. Per il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, “l’Italia è il paese di raccordo tra l’Europa continentale e l’Africa. Questo ci porta ad essere uno dei punti di approdo per le energie che vengono da sud per trasferirle nella parte continentale dell’Europa. L’integrazione con la realtà ucraina diventa quindi fondamentale per noi, proprio nell’ottica di futuro”.

Altro memorandum firmato sul lavoro, a siglarlo la vicepremier ucraina Yulia Svyrydenko con la ministra del Lavoro, Marina Calderone, che spiega: “Metteremo a disposizione la nostra esperienza nella gestione di un sistema di relazioni industriali evolute e di competenze in materia di dialogo sociale, ma anche l’utilizzo degli strumenti tecnologici avanzati”.

Alla Nuvola c’è stato anche il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, per certificare come l’agricoltura “sia strategica per la stabilità globale. Aiutare l’Ucraina a ricostruire il suo sistema agricolo significa anche garantire la sicurezza alimentare di interi continenti, a partire dall’Africa”.

Il supporto italiano è ribadito pure dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “L’Ucraina ha bisogno delle imprese italiane”, ha spiegato riferendosi all’accordo siderurgico su Piombino con Metinvest. “Il fatto che in queste ore migliaia di persone si siano ritrovate a Roma nel momento decisivo anche per le sorti dell’Ucraina, dimostra la centralità del governo italiano e dell’Italia nei nuovi processi europei e internazionali”.

Fs chiude il 2024 con 16,5 miliardi di ricavi e investimenti da record: 17,6 miliardi (+7%)

Fs chiude il 2024 con ricavi in aumento del 12% a 16,5 miliardi e investimenti record per 17,6 miliardi (+7%). “Un anno di conferma della solidità e della centralità del Gruppo nello sviluppo infrastrutturale e industriale del Paese”, commenta l’amministratore delegato e direttore generale, Stefano Donnarumma. Notizie più che positive arrivano dalle varie voci di bilancio, come i ricavi da servizi di trasporto che arrivano a quota 8,7 miliardi di euro, con una crescita di 818 milioni annuale raggiunta sia in Italia che in ambito internazionale: +641 milioni per i servizi passeggeri su ferro, +22 milioni per il trasporto passeggeri su gomma. Il balzo in avanti (156 milioni) è anche sul trasporto merci su ferro. Avanzano di 9,5 punti percentuali, poi, i ricavi da servizi di infrastruttura (4,6 miliardi) e la posta riservata agli altri ricavi operativi (3,1 miliardi), grazie soprattutto alla vendita dello scalo Farini e San Cristoforo nell’ambito dell’Accordo di Programma con il Comune di Milano.

Il margine operativo lordo sale dell’1% a 14 milioni di euro, mentre l’ebit si attesta a 343 milioni (+1,5%). Aumentano anche i dipendenti, che passano da 92.446 a 96.335 unità, con una presenza femminile che raggiunge il 21,5% di incidenza. “Con oltre 17,5 miliardi di euro di investimenti tecnici, il livello più alto mai raggiunto nella storia del Gruppo, e ricavi operativi saliti a 16,5 miliardi di euro, abbiamo dimostrato una capacità esecutiva straordinaria, sostenuta anche da una gestione efficace dei fondi Pnrr, di cui siamo tra i principali attuatori”, sottolinea Donnarumma. Ricordando che “a fine anno risultano spesi oltre 12 miliardi di euro, un valore superiore alla pianificazione prevista”. Numeri che spingono in alto l’azienda. “In un contesto economico complesso, Fs continua a rafforzare il proprio ruolo strategico per il Paese – aggiunge l’ad -, mantenendo una solida struttura patrimoniale e finanziaria e contribuendo fortemente allo sviluppo occupazionale, con oltre 9.700 nuove assunzioni nel 2024“.

Per quanto riguarda la perdita netta, invece, la cifra è di 208 milioni, dovuta al “peggioramento del saldo della gestione finanziaria riconducibile a fenomeni non ricorrenti“. Resta, però, alta la solidità visto che il patrimonio netto calcolato a fine dello scorso anno è di 41,7 miliardi, mentre la posizione finanziaria netta è di 13,5 miliardi, con un incremento di 2,3 miliardi su base annua. Dati che consentono alle agenzie di rating “il pieno riconoscimento dell’affidabilità patrimoniale e finanziaria del Gruppo“. Un risultato dovuto anche al volume di investimenti nel 2024, il 96% dei quali in Italia e quasi 15 miliardi di euro per infrastrutture ferroviarie e stradali.

Un occhio particolare Fs lo ha riservato alla sostenibilità, con la nuova linea di credito committed e revolving Sustainability Linked di 3,5 miliardi (durata triennale) e l’emissione in private placement riservata alla Banca Europea per gli Investimenti da 100 milioni di euro per finanziare l’acquisto di treni ibridi per il servizio regionale da parte di Trenitalia. Infine, anche le emissioni di Co2 sono in calo dell’1,5% rispetto ai parametri di riferimento del 2019. Un traguardo che avvicina il Gruppo all’obiettivo ‘Net Zero‘.

Fs, Donnarumma: “Nei prossimi 10 anni previsti 100 miliardi di investimenti”

“Le reti ferroviarie italiane sono congestionate, è vero”. Dopo mesi di disordini, Stefano Donnarumma fa il punto con la stampa. Ma nelle parole dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane non c’è rassegnazione. Il Gruppo sta rimodernando completamente una rete mastodontica, fatta da 17mila chilometri di linee con oltre 1.600 gallerie, 23mila ponti, viadotti, 2.200 stazioni: ha un piano strategico e un programma di investimenti senza precedenti.

Per i prossimi 10 anni, alla sola infrastruttura andranno 100 miliardi. Donnarumma tiene a sottolineare l’impatto degli investimenti dell’intero Gruppo Fs “vale almeno 2,3 volte sul Pil italiano”: “Siamo la più grande stazione appaltante del Paese, ma generiamo anche tantissima ricchezza”, chiarisce. Il progetto è quello di decongestionare le grandi stazioni-nodo, spostando una parte dei treni, pianificando i cantieri, irrobustendo complessivamente il sistema. “Lo abbiamo fatto da gennaio e i numeri dimostrano che da dicembre a gennaio la puntualità è aumentata”, rivendica, precisando: “Noi non riduciamo, ma razionalizziamo. Non vogliamo togliere treni, semmai li accorpiamo”. Quanto al tema delle nomine, c’è il nulla osta per il passaggio di Gianpiero Strisciuglio da Rfi a Trenitalia. “Abbiamo chiuso gli aspetti informali e abbiamo convocato le assemblee per procedere con le nostre decisioni”, afferma l’ad.

Dal 2009, anno del lancio del servizio Alta Velocità, il numero di treni che percorrono la rete ogni giorno è significativamente incrementato, passando dai 188 al giorno del 2009 ai 400 del 2024. L’asse Milano-Roma, in particolare, è una delle tratte ad alta velocità più trafficate a livello europeo, con oltre 150 collegamenti giornalieri. L’intero servizio AV ha due complessità: da una parte la pressione sulla rete ferroviaria e sulle stazioni, dall’altra l’interconnessione tra rete ad alta velocità e rete convenzionale. La rete è congestionata e percorsa nelle stesse tratte da treni ad alta velocità, Intercity e regionali. Sulla Direttissima Firenze-Roma, ad esempio, circolano circa 340 treni al giorno, di cui almeno 260 AV, 35 IC e 45 del Regionale e, nel solo nodo di Roma, ne transitano quotidianamente più di 1.500. La rete AV si interseca in diversi punti con quella convenzionale, in particolare in corrispondenza delle stazioni, favorendo l’interscambio, ma aumentando la probabilità di mancato rispetto dei tempi di percorrenza. L’unica stazione in cui il flusso AV e quello convenzionale sono distinti è attualmente Bologna, dove la separazione tra trasporto regionale, Intercity e alta velocità permette la non interferenza e una gestione che il gruppo definisce “ottimale”. A Roma Termini, invece, la circolazione è più congestionata. Per alleggerire la pressione sull’hub è necessario ottimizzare i flussi anche utilizzando altre stazioni del nodo della città, come Tiburtina.

Dopo il Covid c’è stata una ripresa della domanda da parte dei passeggeri, sempre più orientati a viaggiare con mezzi green. Allo stesso tempo, l’avvio dei lavori finanziati dal Pnrr comporta la necessità di intervenire sulla rete, con interruzioni programmate. Ecco perché è necessaria una rimodulazione dell’offerta. Rfi, in accordo con le imprese ferroviarie e con gli stakeholder, ha identificato una prima serie di provvedimenti di rimodulazione delle tracce su tutto il sistema nazionale a partire dalla rete AV. Il Gruppo Fs sta seguendo tre linee di azione: ridurre la congestione di stazioni e linee principali, distribuendo il flusso dei treni in maniera omogenea nelle diverse stazioni dei nodi; separare i flussi e ridurre le interferenze, massimizzando l’efficacia delle linee; revisionare gli slot ferroviari, con la limitazione dei picchi di traffico nelle fasce critiche.

L’obiettivo è utilizzare al meglio tutte le stazioni lungo la dorsale Milano-Roma-Napoli, come prevedeva in origine il sistema alta velocità. Opere come il sottoattraversamento di Firenze, interventi di raddoppio di linea e potenziamento tecnologico sono tutte “funzionali a migliorare la gestione della circolazione”, ricorda il gruppo. I cantieri aperti in contemporanea in questo momento sono circa 1.200. Quarantaquattro le opere strategiche, 26 finanziate con fondi Pnrr. Tra queste ci sono la Brescia-Verona-Padova, la Napoli-Bari (che permetterà di viaggiare da Bari a Napoli in 2 ore, a Roma in 3 ore, e collegare Lecce e Taranto alla Capitale in 4 ore), la Salerno-Reggio Calabria, a beneficio anche dei collegamenti da e per la Sicilia.

Paradossalmente, “ciò che crea maggiore disagio sono quelli della manutenzione, non quelli del Pnrr. Cioè i cantieri che garantiscono la sicurezza dei passeggeri”, avverte Donnarumma. Sui tempi per chiuderli non si sbilancia: “La manutenzione non si esaurirà nel 2025, assolutamente”, ammette. I cantieri saranno aperti “ancora per anni”. Ma, garantisce l’ad, “stiamo facendo un grande sforzo di pianificazione del lavoro, stiamo operando sulle tecnologie, per tenere i disagi a un livello di accettabilità”. Per far comprendere l’enorme sforzo messo in campo dal Gruppo, partirà una campagna di Rete Ferroviaria Italiana sui cantieri programmati per il 2025, per informare i passeggeri nelle stazioni, attraverso i media tradizionali e il sito di Rfi, raggiungere i cittadini e gli stakeholder in modo tempestivo e capillare.

Nuovo Piano strategico Fs: 100 miliardi di investimenti, apertura a capitali di terzi per la rete AV

Ferrovie dello Stato Italiane mette sul tavolo 100 miliardi di investimenti per il Piano strategico 2025-2029. L’amministratore delegato e direttore generale, Stefano Donnarumma, parla di “fase di trasformazione ambiziosa”, che imprimerà “una netta discontinuità, rispondendo alle esigenze di una società proiettata verso il futuro, riconoscendo nella mobilità integrata un pilastro fondamentale per lo sviluppo”.

L’azienda avrà una ‘bussola‘ in questo percorso, i circa 250 indicatori di performance da raggiungere nei prossimi cinque anni, che il management dovrà usare per avere sempre presente la rotta da seguire. Un approccio industriale che, nei piani di Fs, dovrà portare nel 2029 a ricavi oltre i 20 miliardi di euro, un margine operativo lordo da più di 3,5 miliardi e un risultato netto che superi i 500 milioni. Target ben precisi che Donnarumma vuole raggiungere dando una chiara impronta che esalti il ruolo di “azienda solida e radicata nel tessuto socioeconomico del Paese”. Per dirla con le parole del presidente, Tommaso Tanzilli, che faccia da “ponte tra le comunità”.

Per questo motivo, tra le 8 linee guida del Piano strategico c’è quella di attivare nuove linee ferroviarie dell’Alta velocità che consentano di mettere in collegamento territori attualmente non serviti: questo permetterebbe di aumentare del 30% le persone raggiunte. Allo stesso tempo, Fs vuole migliorare le performance con il recupero della puntualità di oltre 50mila treni all’anno. Non solo, perché gli step prevedono un’esperienza di viaggio calibrata sulla persona; il presidio internazionale che, nelle stime dell’azienda, dovrà portare un incremento del volume passeggeri di circa il 40%; l’efficientamento del 5% dei costi operativi aggredibili. Le novità riguardano anche la sostenibilità, con l’obiettivo di installare oltre 1 Gigawatt di fotovoltaico entro il 2029; l’innovazione e la sicurezza, raggiungendo il 100% della rete Core Extended coperta dal sistema Ertms entro il 2040; l’accelerazione del business, con l’attrazione di nuove competenze e risorse finanziarie necessarie per garantire il proseguimento degli investimenti.

Paletti che si sposano perfettamente con le iniziative strategiche del Piano, per rendere sempre più solido il Gruppo e contribuire al valore del Sistema Paese. Prima tra tutte la scelta di adottare una logica Rab, acronimo di Regulatory Asset Base, per il nuovo modello di finanziamento che servirà a mettere in sicurezza gli investimenti con un autofinanziamento aperto al capitale di terzi, in modo da ridurre, contestualmente, la necessità di accedere ai fondi dello Stato. Ma nessuna privatizzazione: “Non è un nostro programma”, dice senza giri di parole Donnarumma. Che cita l’esempio di Cdp, perché “se si vogliono scaricare dal debito pubblico gli investimenti ingenti, non devono avere la natura tipica del finanziamento pubblico”. Si tratta ovviamente di ipotesi, ma lo stesso ad chiarisce che la decisione spetta poi all’azionista, ovvero al Mef, in accordo con il Mit.

In prima fila ad ascoltare c’è il vicepremier, Matteo Salvini, che definisce “assolutamente realizzabili” gli obiettivi del Piano. Anzi, rispecchiano l’impostazione che dal suo arrivo al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha chiesto: “Pianificazione“.

Le altre iniziative strategiche prevedono il potenziamento di Fs International dedicata al controllo e alla gestione del business internazionale sul perimetro dei passeggeri attraverso partner finanziari-industriali, l’integrazione verticale e sviluppo di partnership con operatori industriali e finanziari per accelerare lo sviluppo del business e la creazione di una nuova infrastruttura dedicata ai servizi di connettività a bordo treno, dunque permettendo una ricezione ottimale sulla rete. In poche parole, addio alle telefonate che si interrompono ad ogni galleria.

Per quanto riguarda l’infrastruttura ferroviaria, poi, sono previsti oltre 50 miliardi di investimenti nei prossimi dieci anni per migliorare la qualità del servizio della rete, attivando nuovi standard tecnologici e facendo evolvere i modelli manutentivi entro il 2034. Ad oggi sono 17mila i chilometri di linee gestite dal Gruppo tramite Rete Ferroviaria Italiana, ma nel bouquet dell’azienda non vanno dimenticate le stazioni.

Gli ambiti di business del piano quinquennale sono diversi. Sulle infrastrutture stradali, campo in cui agisce Anas, sono previsti oltre 40 miliardi di euro di investimenti, di cui 25 destinati a nuove opere e 15 sulla qualità del servizio. Per il trasporto passeggeri sono in arrivo, nei prossimi dieci anni, 46 nuovi treni Alta Velocità Frecciarossa 1000, 145 treni regionali e più di 1.260 bus a basso impatto di Co2. Un’attenzione alla sostenibilità ambientale che Donnarumma sottolinea nel suo intervento, spiegando che “Net zero non è un obiettivo dogmatico, né formale per noi ma sta dentro la natura stessa di Fs. Basta che facciamo il nostro lavoro e raggiungiamo il risultato”. Un approccio cui plaude anche Salvini: “Sono contento che il tema delle Esg, dell’ambiente sia stato trattato in modo pragmatico e non ideologico. La cura del ferro è la sostenibilità migliore al mondo”.

Nel Piano strategico c’è spazio anche per il trasporto merci, che “vivrà una trasformazione del proprio business verso un modello Freight Forwarder europeo”, con alcune azioni chiave come la creazione di un’interfaccia unica per il cliente, lo sviluppo di un’offerta integrata e l’attivazione di partnership a supporto del trasporto multimodale.

Infine, saranno valorizzati gli asset non più funzionali al servizio ferroviario, reindirizzando circa 1,1 miliardi di patrimonio immobiliare verso lo sviluppo di progetti immobiliari a supporto della rigenerazione urbana, oltre a investimenti per parcheggi innovativi che aiutino lo sviluppo dell’intermodalità.

Busitalia lancia bus a guida autonoma: “Avanti intermodalità, non più treno contro gomma”

D’ora in poi parlare al conducente non sarà più un problema. Non perché sia in programma un cambio delle regole all’interno dei bus, piuttosto perché tra qualche anno potremmo assistere a un totale cambio di paradigma dei trasporti. A presentare uno dei sistemi più innovativi, tecnologicamente avanzati e interessanti della biennale InnoTrans di Berlino è il Gruppo Fs, con Busitalia che lancia in collaborazione con la sua partecipata olandese QBuzz il bus a guida autonoma.

Trenitalia sta lavorando sempre di più con Busitalia per creare quella famosa intermodalità che vogliamo tra treno e gomma, cioè non più la gomma contro il treno o il treno contro la gomma”, spiega l’amministratore della società, Luigi Corradi. Aggiungendo che “in futuro, siccome il treno non può arrivare dappertutto per quanto siamo molto capillari con i regionali, l’idea è quella di diventare sempre più integrati tra treni e autobus”.

Non accadrà a stretto giro di posta con il bus a guida autonoma, ancora in fase sperimentale in Olanda, in attesa di una regolamentazione normativa (la prossima settimana è in agenda un incontro con l’ente provinciale di Groningen) che permetta di effettuare test anche su percorsi stradali dedicati. Nel frattempo si andrà avanti con le prove nel deposito di Qbuzz in Olanda. “Lo sforzo che stiamo facendo, come gruppo Ferrovie, è quello di creare un sistema nostro che possa essere adattato a ogni tipi di autobus”, dice l’amministratore delegato e direttore generale di Busitalia, Stefano Bonora. “La tecnologia che vogliamo applicare è molto avanzata dal punto di vista tecnologico, ma semplice nelle apparecchiature da utilizzare – prosegue –. Nella nostra idea dovrà essere adattabile ad ogni tipologia di autobus”.

Questi bus, sviluppati per rispondere a diverse sfide chiave del settore dei trasporti, tra cui l’aumento della domanda di mobilità e la necessità di ridurre i costi operativi, sono dotati di autopilota retrofit a basso costo e di tecnologie all’avanguardia, come i sensori ad alta affidabilità e un sistema di controllo drive-by-wire. L’obiettivo di Busitalia e Qbuzz è sviluppare soluzioni che permettano di integrare il trasporto autonomo nei servizi di trasporto pubblico entro il 2040, migliorando l’efficienza e riducendo l’impatto ambientale.

Inoltre, il nuovo sistema avrà un impatto economico estremamente accettabile, essendo un software applicabile a ogni tipo di autobus, elettrico come quelli alimentati a carburante. I costi, infatti, non sono elevati. “Un autobus elettrico costa circa 500mila euro – conclude Bonora -, mentre questo apparecchio inciderà intorno ai 15mila euro quindi diciamo che sarà anche semplice da diffondere”.

Fs, nuovo cda: Donnarumma ad, Tanzilli presidente. Ok bilancio 2023: utile 201 mln

Ferrovie dello Stato Italiane ha un nuovo Consiglio di amministrazione. La delibera è arrivata durante l’assemblea degli azionisti, che ha scelto Stefano Donnarumma come nuovo amministratore delegato e Tommaso Tanzilli alla Presidenza del Gruppo. Del nuovo Cda per il triennio 2024-2026 fanno parte anche Caterina Belletti, Franco Fenoglio, Loredana Ricciotti, Tiziana De Luca, Pietro Bracco.

Donnarumma, classe 1967, laurea in ingegneria meccanica, ha ricoperto il ruolo di ad e direttore generale di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica, per un mandato, dal 2020 al 2023. La sua carriera inizia nel settore della produzione di componentistica di autoveicoli e ferroviaria: collabora con diverse multinazionali straniere (Alstom, Friction, Bombardier, Rutgers Automotive). Una volta ottenuta la Certificazione di Qing come esperto di gestione tecnica di stabilimento industriale, nel 2003 è dirigente di alcuni stabilimenti di produzione di veicoli ferroviari. Nel 2007 ottiene la nomina a presidente esecutivo del ramo Distribuzione del Gruppo Acea, è stato consigliere di Ato2, la controllata che gestisce il servizio idrico di Roma e Provincia, e nel 2012 è ad Aeroporti di Roma in qualità di direttore Airport Management. Nel 2017 assume l’incarico di amministratore delegato di Acea. Dopo l’uscita da Terna, è stato external advisor di Bain & Company, senior advisor di Equita e direttore scientifico della Business School del Sole 24 Ore. Ora la nuova esperienza in Fs.
Dove come presidente troverà Tommaso Tanzilli, presidente dell’ente bilaterale Turismo del Lazio e direttore generale di Federalberghi Lazio. Conosce già il Gruppo Ferrovie dello Stato, avendo fatto parte del Consiglio di amministrazione dal mese di giugno dello scorso anno. Laureato in Giurisprudenza, Tanzilli lavora nel settore turistico da oltre 30 anni e dal 2004 ha la cattedra di docente del master in Economia e Managment del Turismo presso l’università ‘La Sapienza’ di Roma.

L’assemblea degli azionisti di Fs ha approvato altri importanti punti all’ordine del giorno. Perché c’è il disco verde al Bilancio di esercizio 2023, durante il quale ha realizzato un utile di 201 milioni di euro, a valle dell’approvazione da parte del Cda dello scorso 10 aprile. L’utile netto di esercizio sarà portato a nuovo, ha scelto l’assemblea. Nella riunione di oggi, inoltre, è stato approvata anche la Relazione finanziaria annuale consolidata relativa al 2023, dalla quale emerge che il Gruppo presenta ricavi per 14.804 milioni di euro, un Ebitda, ovvero il margine operativo lordo, di 2.228 milioni di euro e un utile netto di 100 milioni di euro.

Buon lavoro al Consiglio di amministrazione di Fs, fresco di nomina, con un ringraziamento sincero per chi lascia il testimone“, commenta il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini. Aggiungendo: “Sono sicuro che anche la nuova squadra saprà affrontare con successo sfide ambiziose: i prossimi anni saranno decisivi per la crescita e la modernizzazione del Paese“. Anche il viceministro al Mit, Edoardo Rixi, fa gli auguri di buon lavoro a Donnarumma, Tanzilli e a tutti i consiglieri del Cda. “Una squadra che saprà affrontare le sfide verso nuovi traguardi di eccellenza, innovazione e sostenibilità. Un impegno necessario per continuare a migliorare la qualità dei servizi offerti a milioni di viaggiatori che ogni giorno scelgono le nostre ferrovie“, dichiara in una nota.

Il gruppo Fs rappresenta un’eccellenza che è necessario valorizzare affinché possa offrire servizi sempre più efficienti e all’avanguardia a favore dei cittadini – afferma il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Tullio Ferrante.Sono certo che la nuova dirigenza saprà lavorare in questa direzione rafforzando una delle più grandi realtà industriali al servizio del Paese, protagonista del sistema della mobilità italiana ed europea“.

Sempre sul fronte nomine, va registrato infine il nuovo rinvio sul nuovo Cda di Cassa depositi e prestiti. L’Assemblea degli azionisti, infatti, ha deciso di rimandare la decisione alla riunione del prossimo 2 luglio.

FS

Crescita a doppia cifra per fatturato, investimenti e utile lordo di Fs

Nei primi tre mesi di quest’anno Fs vede salire fatturato, investimenti e utile lordo con aumenti a doppia cifra. Secondo Luigi Ferraris, amministratore delegato del gruppo, la società ha anche “segnato una decisiva accelerazione degli investimenti tecnici, un incremento di circa il 50% rispetto al dato registrato nello stesso periodo del 2023. L’incremento dei ricavi è stato trainato dalle solide performance operative e dalla ripresa dei volumi dei passeggeri trasportati in tutti i segmenti di business del Polo Passeggeri con una crescita a doppia cifra nell’Alta Velocità. Ha altresì contribuito ai risultati il programma di rigenerazione urbana del Polo Urbano che nei primi tre mesi del 2024 ha perfezionato la vendita degli scali ferroviari dismessi di Milano Farini e San Cristoforo”.

Andando per voce, i ricavi salgono a oltre 4 miliardi di euro (+25%). Nel dettaglio, quelli operativi registrano un incremento pari a 820 milioni di euro, principalmente dovuto alla crescita dei servizi di trasporto (+177 milioni di euro), dei servizi di Infrastruttura (+160 milioni di euro), di altri ricavi da servizi (+515 milioni di euro). Il fatturato da servizi di trasporto, pari a 2,1 miliardi di euro, registra una crescita di 177 milioni di euro rispetto al primo trimestre del 2023, sia in ambito nazionale che internazionale, diretta conseguenza della gestione operativa e della ripresa dei volumi di domanda dei viaggiatori km.

I ricavi da servizi di infrastruttura, pari a 1 miliardo di euro, registrano un aumento di circa il 19% rispetto al periodo precedente (+160 milioni di euro) per effetto della crescita dei ricavi in ambito stradale principalmente riconducibile ai servizi di gestione di Anas. Gli altri ricavi da servizi, pari a 616 milioni di euro, aumentano di 515 milioni di euro. La variazione è dovuta principalmente alla vendita dello scalo Milano Farini effettuata da Fs Sistemi Urbani nell’ambito dell’Accordo di Programma sottoscritto con il Comune di Milano.

In virtù di questi numeri l’Ebitda (cioè l’utile lordo) sale di 63 milioni di euro, pari a +19% rispetto al primo trimestre 2023 per effetto appunto della crescita dei ricavi in tutte le componenti dei business. La posizione finanziaria netta invece, pari a 11,7 miliardi di euro, registra un incremento di 480 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2023, per il maggior ricorso alla provvista a breve termine finalizzata a supportare il ciclo degli investimenti.

A proposito, dunque, di investimenti, nel primo trimestre il gruppo ha sviluppato e gestito un livello complessivo di investimenti tecnici pari a 3,2 miliardi di euro (il 98% in Italia), con una crescita del 49% rispetto al primo trimestre 2023, di cui 2,8 miliardi di euro relativi ad infrastrutture ferroviarie e stradali, tra le quali, in particolare, la linea AV Torino-Milano-Napoli, la Napoli-Bari, la linea AV/AC Verona-Padova tratta Verona-Vicenza, la Milano-Verona tratta Brescia-Verona e la tratta Terzo Valico dei Giovi.

Fs fissa obiettivi ‘sfidanti’ per promuovere una transizione giusta

Sviluppare un modello sostenibile è un’esigenza dettata dalle sfide globali, ma anche dal cambio di paradigma economico. In questo contesto il settore dei trasporti ricopre un ruolo cruciale, ragion per cui i grandi player hanno già indirizzato su questi ‘binari’ i propri piani industriali. E’ il caso del Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, che ha puntato obiettivi “sfidanti“, come li definisce il responsabile Sostenibilità, Lorenzo Radice: “Al 2040 arrivare ad essere net zero, con obiettivi intermedi di ridurre del 50% le emissioni di Scope 1 e Scope 2 al 2030 e del 30% di Scope 3“.

Tutto questo si ritrova nel report Just Transition e Trasporti, un’iniziativa che affronta la sfida mirando a garantire inclusività, equità e sostenibilità nel lungo periodo. Fs è promotore di una crescita sostenibile del Paese, capitalizzando appieno le potenzialità offerte dal servizio ferroviario nell’ottica della sostenibilità ambientale e sociale, con un approccio olistico e partecipativo: proponendosi di guidare il settore verso un futuro più sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche guardando alla dimensione di equità sociale ed economica collettiva. “Un grande gruppo industriale ha il dovere di ascoltare, capire cosa si muove attorno a sé e se dalla società arrivano spunti su metriche che non comprendiamo“, spiega il responsabile Affari istituzionali del Gruppo Fs, Fabrizio Dell’Orefice, durante la presentazione del documento. “Siamo in una fase di grande trasformazione del Paese – prosegue -. Per anni abbiamo sentito questa magica sigla, Pnrr, qualcosa che sembrava dovesse venire, mentre siamo già alle inaugurazioni. Lo scorso anno noi abbiamo toccato, nella voce investimenti, quota 16 miliardi, una cifra mai vista nella nostra storia, circa 1 punto di Pil. Questo significa cantieri, lavoro, appalti, realizzazioni, opere pubbliche e ricucitura del territorio“.

Una cifra record di cui, però, Ferrovie non vuole solo considerare per la realizzazione delle, ma “capire anche quello che significa per il tessuto sociale dove andiamo ad operare“, sottolinea Elisa Rinelli, del dipartimento Affari Istituzionali del Gruppo. Per affrontare la complessa sfida della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, il Gruppo Fs ha avviato il progetto La Just Transition nel Settore Trasporti, in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Questo progetto si concentra su tre aree prioritarie: la mitigazione del cambiamento climatico, la tutela ambientale e sociale e l’impatto positivo sulle comunità. I risultati di questo confronto e approfondimento si traducono in una serie di iniziative concrete e nel coinvolgimento attivo delle parti interessate. Dopo una fase preliminare di coinvolgimento degli stakeholder avvenuta tra dicembre 2023 e gennaio 2024, il progetto si propone di redigere un rapporto introduttivo che esamina gli aspetti più significativi e problematici della transizione climatica nel mondo dei trasporti. Tra le varie misure possibili, emerse da un confronto con gli stakeholder coinvolti, grande attenzione è stata posta al potenziamento del trasporto su rotaia attraverso la programmazione a medio-lungo termine, resa possibile grazie ai fondi del Pnrr. Le azioni necessarie a tal fine comprendono un’espansione e un miglioramento generale delle infrastrutture ferroviarie, il completamento dei corridoi europei Ten-T, l’incremento delle linee ad Alta Velocità, delle reti regionali e interregionali, nonché dei nodi ferroviari nelle città metropolitane. Inoltre, un generale apprezzamento si è avuto nelle attività di valorizzazione delle stazioni come centri intermodali e poli di sviluppo sostenibile, tenendo conto del loro ruolo centrale nell’ambito urbano e territoriale. Fs, inoltre, si impegna a coinvolgere attivamente le comunità locali nei processi decisionali, promuovendo una maggiore consapevolezza dei benefici derivanti dalla trasformazione infrastrutturale. Emerge così, tra i molteplici aspetti considerati, l’importanza fondamentale delle stazioni ferroviarie, non solo come nodi di transito, ma anche come veri e propri centri vitali per lo sviluppo sociale ed economico. Dal lavoro sulla Just Transition, realizzato con la Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, emerge anche l’esigenza di creare un Osservatorio sulla povertà dei trasporti, che “proponga delle soluzioni – dice il direttore della Fss, Raimondo Orsini -, raccogliendole anche dalle buone pratiche sviluppate in tutti gli altri Paesi. Questa è l’urgenza. E abbiamo deciso di fare questo passo con il gruppo Fs, che su questo non solo ha una storia, una tradizione, ma ha anche un futuro“.