incendi

L’annus horribilis degli incendi boschivi: 250 morti e 400 milioni di ettari in fumo

Quasi 400 milioni di ettari andati in fumo, oltre 250 persone uccise, 6,5 miliardi di tonnellate di CO2 rilasciate nell’ambiente. È questo il bilancio disastroso degli incendi boschivi del 2023, trainati non solo da Canada e Hawaii, ma anche dal continente europeo e dalla sua impennata di roghi rispetto alla media degli anni precedenti.

Nel corso dell’anno agli sgoccioli, il continente americano ha conosciuto una stagione di incendi da record, con quasi 80 milioni di ettari bruciati (al 23 dicembre) – una superficie pari a una volta e mezza quella della Spagna – e 10 milioni in più rispetto alla media annuale 2012-2022 alla stessa data, secondo quanto reso noto dal Global Wildfire Information System (Gwis). A trascinare il bilancio negativo è stato il Canada, con 18 milioni di ettari in fumo – un terzo delle dimensioni della Francia continentale – a causa delle condizioni più secche e calde causate dal cambiamento climatico. Si sommano poi gli incendi di agosto alle isole Hawaii, che hanno praticamente raso al suolo la città turistica di Lahaina (a Maui), causando la morte di 97 persone.

Sul continente europeo è stata superata la media 2006-2022 del numero cumulativo di incendi boschivi nei Paesi Ue del 55% (al 9 dicembre), come registrato dal servizio di gestione delle emergenze (Ems) del programma satellitare Ue Copernicus. I dati più recenti riferiscono di un +79% in Italia e di un +204% in Francia (al 16 dicembre). Oltre alle aree solitamente esposte – come il bacino del Mediterraneo – sono state devastate altre regioni prima più protette, come Tenerife, e questo ha aumentato il numero di persone a rischio e le popolazioni più vulnerabili. È così che l’Emergency Events Database (Em-Dat) dell’Università Cattolica di Lovanio ha classificato il 2023 come “l’anno più letale del 21° secolo”.

Va poi considerata la questione ambientale. Più incendi si registrano, meno tempo ha la vegetazione per ricrescere e più le foreste potrebbero perdere la loro capacità di assorbire anidride carbonica, fino al 10%. In aggiunta, quando gli alberi bruciano, rilasciano improvvisamente nell’atmosfera tutta la CO2 che hanno immagazzinato: circa l’80% del carbonio generato dagli incendi boschivi viene riassorbito dalla vegetazione che ricresce nella stagione successiva, mentre il restante 20% contribuisce all’accumulo di CO2 nell’atmosfera, alimentando il riscaldamento globale in una sorta di circolo vizioso. Dall’inizio del 2023 gli incendi hanno rilasciato circa 6,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, anche se questo dato va contestualizzato rispetto ai 36,8 miliardi di tonnellate per l’uso di combustibili fossili e cemento.

amazzonia

Si riduce la deforestazione dell’Amazzonia brasiliana, ma gli incendi sono una minaccia

Giovedì il governo brasiliano ha annunciato un calo del 22,3% su base annua della deforestazione in Amazzonia, il miglior risultato degli ultimi quattro anni, ma la siccità e gli incendi stanno minacciando la più grande foresta tropicale del mondo. Secondo il sistema di monitoraggio della deforestazione PRODES, gestito dall’Istituto nazionale per la ricerca spaziale (INPE), tra agosto 2022 e luglio 2023 sono stati distrutti 9.001 chilometri quadrati di foresta primordiale. Questo rappresenta una diminuzione del 22,3% rispetto al periodo agosto 2021-luglio 2022 (11.594 km2).

Una coalizione di gruppi ambientalisti ha accolto con favore questi risultati, che “mettono il Paese sulla strada giusta per raggiungere il suo obiettivo climatico“. Si tratta del miglior risultato osservato dall’INPE dal 2019, anno di inizio dell’impennata del disboscamento nella foresta amazzonica, che ha raggiunto un picco di 13.038 km2 distrutti tra agosto 2020 e luglio 2021, il massimo da 15 anni a questa parte.

Il presidente Luiz Inacio Lula da Silva si è impegnato a ridurre a zero la deforestazione in Brasile entro il 2030, invertendo le politiche ambientali del suo predecessore di estrema destra Jair Bolsonaro (2019-2022), scettico sul cambiamento climatico. Durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati, la ministra dell’Ambiente Marina Silva ha dichiarato che l’Amazzonia è stata oggetto di una “profusione di crimini” negli ultimi anni “dopo un completo smantellamento della struttura di governance ambientale“.

Secondo il governo brasiliano, la riduzione della deforestazione tra agosto 2022 e luglio 2023 ha evitato l’emissione di 133 milioni di tonnellate di CO2, pari al 7,5% delle emissioni totali del Paese. Mariana Napolitano, direttrice esecutiva del Wwf-Brasile, ha accolto con favore questa “riduzione significativa“, ma ha messo in guardia dall'”altissimo livello di degrado” dell’Amazzonia, che copre il 59% del territorio brasiliano. “Stiamo assistendo a uno scenario di incendi estremi in una foresta tropicale che normalmente non brucia spontaneamente“, ha dichiarato all’AFP. Secondo il Wwf, l’Amazzonia ha registrato il peggior mese di ottobre degli ultimi 15 anni, con 22.000 incendi, un aumento del 59% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Il nord e il nord-est del Brasile soffrono di una grave siccità che ha ridotto i flussi fluviali a livelli storicamente bassi. La situazione è destinata a peggiorare nei prossimi mesi, a causa dell'”alta probabilità” di precipitazioni inferiori alla media e di temperature “superiori ai valori storici“, secondo un recente rapporto del Centro nazionale per il monitoraggio e l’allarme dei disastri naturali (CEMADEN).

Incendi, l’estate dei record in Europa. E la Grecia continua a bruciare

Il bilancio, superata la metà del guado, è quasi disastroso. Gli incendi dell’estate 2023 nei Paesi dell’Ue hanno già mandato in fumo una superficie complessiva pari a quasi 400 mila ettari, il 44% in più della media registrata tra il 2006 e il 2022. È questo quello che emerge dai dati incrociati forniti dal servizio di gestione delle emergenze (Ems) di Copernicus e dal Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc): “Siamo ancora nel mezzo della stagione di incendi, che sta diventando sempre più lunga e ora non possiamo chiuderla prima di ottobre avanzato“, ha messo in chiaro il Programme Officer dell’Ercc, Jesus San-Miguel-Ayanz, durante un’audizione in commissione per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale (Agri) del Parlamento Europeo.

Quello che emerge dai dati ormai molto più che allarmanti è “un aumento del trend degli incendi di vasta portata, maggiori di 500 ettari“, che a fronte di un numero più limitato di roghi (al 26 di ottobre poco più di mille) sta bruciando una quantità di terra e boschi in proporzione mai vista prima. Desta particolare preoccupazione a Bruxelles il fatto che a bruciare sono in particolare i siti protetti Natura 2000: “Nel 2023 quasi 120 mila ettari, pari al 27% del totale, notiamo che queste aree tendono a bruciare più di altre“, ha avvertito San-Miguel-Ayanz. E il problema è continentale, a causa di un trend “spinto dal cambiamento climatico” non solo nell’area mediterranea, visto che “la proporzione del numero di incendi e dell’area bruciata nei Paesi dell’Europa centrale e settentrionale è in crescita costante dal 2006“. Con conseguenze pesanti anche sul piano economico: “Vediamo che i costi diretti sono pari a 2,5 miliardi di euro ogni anno, possono essere anche molto più alti di quelli calcolati perché ci sono molti costi che non si tengono in considerazione“.

Uno scenario particolarmente critico, anche e soprattutto alla luce di quanto sta accadendo in Grecia. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha stimato che le aree bruciate quest’estate supereranno i 150mila ettari, in gran parte per la devastazione nel Nord-est, dove si trova la foresta di Dadia. Nella regione di Alexandroupolis-Feres sono già andati in fumo 83.152 ettari, un’area che ha superato da giorni il punto di riferimento dell’estensione della città di New York (78.380 ettari). Il triste record del rogo peggiore mai registrato nella storia dell’Ue – da quando nel 2000 sono iniziate le rilevazioni del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis) – ha così portato alla decisa risposta di Bruxelles: in Grecia è stata dispiegata la più grande operazione aerea mai messa in campo dall’Unione Europea.

Nei cieli greci sta volando quasi la metà della riserva antincendio rescEu: su 28 mezzi (4 elicotteri e 24 aerei) a disposizione dei Ventisette per quest’estate, 1 elicottero Blackhawk dalla Repubblica Ceca e 11 aerei antincendio di stanza in Croazia, Cipro, Francia, Germania, Spagna e Svezia. Si aggiungono poi i 407 vigili del fuoco e 62 veicoli da 7 Paesi aderenti al Meccanismo di protezione civile Ue: Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Francia, Romania, Serbia e Slovacchia. “Continueremo a lavorare instancabilmente per proteggere le vite, le proprietà e l’ambiente“, ha aggiunto il commissario europeo per la Gestione delle crisi, Janex Lenarcic: “L’unità e la cooperazione dell’Ue sono i nostri punti di forza per superare queste sfide“.

Strage del fuoco in Grecia: 18 migranti muoiono nell’incendio di una foresta al confine turco

(Photocredit: AFP)

Diciotto persone, presumibilmente migranti, sono stati trovate morti in una foresta devastata dalle fiamme nel nord-est della Grecia. Lo hanno annunciato i vigili del fuoco. I corpi sono stati trovati nel parco nazionale di Dadia, vicino al confine con la Turchia, un punto di ingresso frequente per i migranti, ha riferito il portavoce dei vigili del fuoco Yiannis Artopios.  Secondo quanto riportano i media greci, le vittime sono state trovate in due gruppi distinti. Come riferisce Artopioros , “dato che da ieri non vi è stata alcuna dichiarazione di persone scomparse, si sta indagando sulla possibilità” che le vittime “siano entrate illegalmente nel Paese”. Ieri nell’area erano stati mandati numerosi messaggi di allerta “anche a telefoni cellulari di reti straniere presenti nella zona”. La squadra di identificazione delle vittime del disastro è già stata attivata e proseguono le indagini in tutta l’area.

La Grecia sta combattendo una nuova ondata di incendi mortali, la seconda nel giro di un mese, che ha già provocato due morti e costretto molti residenti ad evacuare. Fiamme incontrollate stanno imperversando nel nord-est del Paese, sulle isole di Eubea, vicino ad Atene, e di Kythnos, e nella regione centrale della Beozia, a nord della capitale, con un pericoloso mix di venti forti e temperature fino a 41°. “Ci sono nove fronti attivi”, spiegano i vigili del fuoco. “È una situazione simile a quella di luglio”, ha aggiunto, riferendosi a una precedente ondata di incendi che ha causato cinque vittime.

Lunedì sera è stato dato l’ordine di evacuazione all’ospedale di Alexandroupolis, una città portuale della Grecia nord-orientale situata in un’area in cui gli incendi stanno imperversando per il quarto giorno consecutivo. La guardia costiera ha dichiarato di aver evacuato via mare 65 pazienti. Nell’Eubea centrale, è stata ordinata l’evacuazione della città industriale di Nea Artaki, dove l’incendio ha danneggiato allevamenti di pollame e maiali.

Un anziano pastore è stato trovato morto lunedì in Beozia. Il parco di Dadia, vicino ad Alexandopoulis, è una delle aree protette più importanti d’Europa, ospita uccelli rari ed è l’unico sito di riproduzione dell’avvoltoio nero nei Balcani.

L’Unione europea sta inviando aiuti attraverso il Meccanismo di protezione civile dell’Ue. Oltre ai 2 aerei RescEu da Cipro e ai 56 vigili del fuoco e 12 mezzi antincendio dalla Romania annunciati ieri, altri 5 aerei e un elicottero della flotta rescEu con altri vigili del fuoco sono in arrivo da Germania, Croazia, Svezia e Repubblica Ceca.

Secondo i servizi meteorologici, le condizioni molto calde e secche, che aumentano il rischio di incendi, persisteranno in Grecia fino a venerdì. Il 18 luglio, un incendio alimentato da forti venti, in 10 giorni ha devastato quasi 17.770 ettari nel sud dell’isola di Rodi

Maxi incendio all’Isola d’Elba: evacuate 700 persone. Situazione in miglioramento

Un vasto incendio boschivo è scoppiato nella tarda serata di ieri sull’isola d’Elba, in località San Felo a Rio nell’Elba. A causa del vento presente in zona il fronte si è rapidamente esteso minacciando le case. Sul posto si sono immediatamente recate 12 squadre di volontari Aib e personale per cercare di contenere il rogo.
Sono stati circa 700 gli evacuati totali da un campeggio e da abitazioni private: 150 sono stati ospitati nelle strutture del Comune, i restanti hanno trovato sistemazione in autonomia. L’incendio attualmente è in fase di contenimento e si prevede il rientro di tutte le persone nei rispettivi alloggi in serata. Stamattina la situazione è in miglioramento, Il lavoro delle squadre a terra durante la notte ha contribuito a contenere il fronte. Attualmente i soccorritori stanno stanno lanciando acqua sul fronte del fuoco, ancora attivo, attraverso due elicotteri regionali e due Canadair della flotta nazionale.
Altre 14 squadre sono arrivate stamattina con i traghetti e si stanno disponendo lungo il perimetro per completare lo spegnimento e bonificare la parte già spenta. La stima della superficie bruciata è di circa 14 ettari, con il coinvolgimento di almeno tre abitazioni.

Si dimette il responsabile della gestione degli incendi di Maui nelle Hawaii

Photo credit: AFP

 

Il capo dell’agenzia di gestione della crisi dell’isola hawaiana di Maui, Richard Bissen, criticato per non aver lanciato l’allarme durante l’incendio che ha devastato la città di Lahaina, si è dimesso.

L’annuncio arriva pochi giorni prima della visita di lunedì del presidente Joe Biden, a sua volta criticato dai repubblicani per la risposta all’emergenza, ritenuta insufficiente.

I sopravvissuti riferiscono di non essere stati avvertiti che un incendio si stava dirigendo verso Lahaina, con i suoi 12mila abitanti. La maggior parte delle vittime è rimasta intrappolata nelle case o nelle auto nel disperato tentativo di sfuggire alle fiamme.
Il bilancio provvisorio delle vittime dell’incendio, che ha avvolto la città portuale, ex capitale del Regno delle Hawaii, è di 111 morti. Si tratta già dell’incendio più letale negli Stati Uniti da oltre un secolo a questa parte, e il bilancio finale potrebbe essere molto più alto.

Oggi il sindaco Richard Bissen ha accettato le dimissioni dell’amministratore dell’Agenzia per la gestione delle emergenze di Maui (MEMA) Herman Andaya“, si legge in un comunicato. “Avanzando motivi di salute, il signor Andaya ha presentato le sue dimissioni con effetto immediato“.

Il giorno prima, Andaya aveva dichiarato in una conferenza stampa di non avere rimpianti per il mancato funzionamento delle sirene. Aveva spiegato che “le sirene sono usate principalmente per gli tsunami” e che i residenti “sono addestrati a ripararsi in alta quota” quando suonano. Si è anche chiesto se i residenti, al chiuso con l’aria condizionata, “avrebbero sentito le sirene se avessero suonato a 121 decibel“.
Questi avvisi si sono spesso rivelati inutili a causa delle molteplici interruzioni di corrente e di rete subite dall’isola, colpita da venti violenti alimentati da un uragano nel mezzo del Pacifico.

Da una settimana le autorità locali sono sotto processo per incompetenza, con i residenti che denunciano la mancanza di avvisi e sottolineano i numerosi errori commessi prima, durante e dopo il disastro.
La ricerca dei corpi delle vittime è stata lenta, alimentando la rabbia e portando a una perdita di fiducia nei rappresentanti eletti e nelle autorità.
La scorsa settimana, il governatore dello Stato delle Hawaii, Josh Green, ha ordinato l’apertura di un’indagine sull’origine di questo terrificante incendio. Il procuratore generale delle Hawaii, Anne Lopez, ha annunciato che, per condurla, presto sarà nominato un organismo indipendente. “Il fatto che sia una terza parte a condurre le indagini garantirà responsabilità e trasparenza e rassicurerà la popolazione delle Hawaii sul fatto che tutti i fatti saranno rivelati“, ha dichiarato.

I soccorritori e i cani da fiuto hanno continuato a cercare nella zona del disastro giovedì. Finora sono stati identificati solo alcuni dei corpi trovati a Lahaina. Esperti forensi, alcuni dei quali hanno lavorato agli attentati dell’11 settembre, agli incidenti aerei e ai grandi incendi, sono a Maui per aiutare a identificare i corpi gravemente ustionati.
Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden sarà a Maui lunedì con la moglie Jill per incontrare i sopravvissuti, i soccorritori e i funzionari.
Biden si è affrettato a dichiarare lo stato di calamità naturale alle Hawaii, consentendo così l’invio di aiuti di emergenza da parte del governo federale.
Ma è stato criticato dall’opposizione, che ritiene che la sua risposta agli incendi sia stata inadeguata o addirittura indifferente: il Presidente non è intervenuto pubblicamente quando il bilancio delle vittime è salito vertiginosamente nel fine settimana.

Canada, la grande fuga dagli incendi di Yellowknife: migliaia di evacuati

(Photo Credit: Ottawa Fire Service (Twitter – X)

 

Migliaia di persone affollano il piccolo aeroporto di Yellowknife, mentre una lunga fila di auto intasa l’unica autostrada per sfuggire agli incendi boschivi che minacciano una delle più grandi città dell’estremo nord del Canada.

Più di 20.000 persone devono essere evacuate dalla capitale dei Territori del Nord-Ovest (NWT), minacciata da un vasto incendio incontrollato a circa quindici chilometri dalle sue mura.

Giovedì sono stati utilizzati dieci voli per evacuare circa 1.500 residenti e oggi sono previsti almeno 22 voli da Yellowknife. Le autorità territoriali stimano di poter evacuare per via aerea circa un quarto dei residenti e non escludono la possibilità di continuare anche sabato.

Continueremo fino a quando non riusciremo a portare tutti fuori da Yellowknife“, assicura Jennifer Young, dei servizi di emergenza del NWT.
L’autostrada era completamente paralizzata“, racconta all’AFP Julie Downes, residente a Yellowknife, fuggita mercoledì con il marito e i loro tre cani.
Noi abitanti del nord siamo rifugiati del cambiamento climatico“, spiega, con la voce tremante, aggiungendo che mercoledì dall’autostrada erano visibili diversi incendi “grandi come case“.

La vicina Alberta, a Sud, si sta nel frattempo mobilitando allestendo centri di evacuazione, il più vicino dei quali si trova a 1.150 chilometri da Yellowknife. Dalla primavera il Canada sta vivendo una stagione di incendi da record. Negli ultimi anni, il Paese ha dovuto fare i conti con eventi meteorologici estremi, la cui intensità e frequenza sono aumentate a causa del riscaldamento globale.

Più della metà della popolazione dei Territori del Nord-Ovest è sottoposta a ordini di evacuazione e molte altre comunità del Paese, in particolare nella Columbia Britannica, sono sottoposte a ordini di evacuazione o in stato di allerta.
La città di West Kelowna, nel centro della provincia, ha dichiarato lo stato di emergenza nella tarda serata di giovedì a causa di un incendio boschivo che si sta avvicinando pericolosamente.
Si prevede che i forti venti renderanno le prossime 48 ore “estremamente imprevedibili” in questa provincia, ha dichiarato il ministro per la Gestione delle emergenze e la preparazione al clima, Bowinn Ma.
Giovedì il primo ministro canadese Justin Trudeau ha interrotto la sua vacanza con la famiglia sulla costa occidentale per tenere una riunione d’emergenza con i ministri e gli alti funzionari.
Trudeau “ha chiesto ai ministri di lavorare con i loro partner nel settore delle telecomunicazioni per garantire l’accesso continuo ai servizi essenziali per i canadesi colpiti”, ha dichiarato il suo ufficio in un comunicato

Oltre 100 le vittime degli incendi a Maui. Autorità accusate di mancato allarme

Oltre 100 morti, città interamente distrutte e, come accade quasi sempre in situazioni simili, critiche alla gestione dell’emergenza da parte delle comunità locali. Le Hawaii bruciano ancora ed è Maui a pagare il prezzo più alto: 106 le vittime accertate, ma il numero è destinato a salire, dal momento che soltanto una piccola parte delle aree bruciate è stata oggetto di sopralluoghi. “Nessuno di noi conosce ancora la portata del disastro”, ammette John Pelletier, capo della polizia dell’isola.

A Lahaina, che prima del disastro contava 12.000 abitanti, la ricerca dei corpi è minuziosa. L’incendio è stato così intenso in questa ex capitale del Regno delle Hawaii da fondere il metallo: più di 2.000 edifici sono stati distrutti e molte case sono state ridotte in cenere. I parenti dei dispersi sono stati incoraggiati a sottoporsi al test del Dna per aiutare a identificare i corpi, spesso irriconoscibili. Martedì sull’isola di Maui è arrivato un obitorio mobile con alcuni addetti del Dipartimento della Sanità degli Stati Uniti. Questo dovrebbe rendere più facile l’identificazione delle vittime.

Una settimana dopo gli incendi multipli che hanno devastato Maui, il presidente Joe Biden ha promesso martedì di recarsi alle Hawaii “il prima possibile” con la moglie Jill. “Voglio assicurarmi di non interrompere le operazioni di soccorso”, con la logistica di un viaggio presidenziale, ha spiegato il democratico, che ha firmato rapidamente una dichiarazione di disastro naturale per finanziare gli sforzi di soccorso e ricostruzione.

Restano poco chiare le origini dei roghi che hanno colto di sorpresa la popolazione, scatenando le proteste contro le autorità. “Volete sapere quando abbiamo capito che c’era un incendio? Quando è arrivato davanti a casa nostra”, accusano alcuni cittadini che, come molti residenti, non hanno mai ricevuto messaggi di allarme e ordini di evacuazione.

Le sirene, utilizzate in particolare per gli tsunami, sono rimaste mute. Ancora non è chiaro se si sia trattato di un guasto tecnico o di una decisione delle amministrazioni locali. E gli avvisi ufficiali trasmessi in radio e in tv si sono rivelati inutili per chi era ormai senza elettricità. Per queste ragioni è stata avviata un’indagine formale per chiarire cosa sia accaduto davvero e cosa abbia mandato in tilt i sistemi di allarme. È stata avviata un’indagine sull’accaduto e in particolare sulle decisioni prese dalle autorità.

Una serie di fattori, poi, ha contribuito alla pericolosità degli incendi, tra cui un uragano a sud-ovest dell’isola che ha generato venti molto forti e un inverno straordinariamente secco. Maui sta ora cercando di ospitare i sopravvissuti che hanno perso tutto. Secondo le autorità, circa 2.000 unità abitative (camere d’albergo, Airbnb o case private) saranno messe gratuitamente a disposizione dei residenti per un periodo di almeno 36 settimane. La ricostruzione, tuttavia, richiederà tempo. Il costo del solo incendio di Lahaina è stimato dalle autorità federali in 5,52 miliardi di dollari.

Gli incendi si sono verificati nel pieno di un’estate segnata da eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, legati secondo gli esperti al riscaldamento globale, tra cui un’intensa ondata di calore negli Stati Uniti meridionali e mega incendi boschivi in Canada.

In Ue è emergenza incendi, ma cala il numero di vigili del fuoco occupati

L’emergenza incendi cresce, ma i vigili del fuoco diminuiscono. La gestione dei disastri naturali che si stanno intensificando in questo 2023 dalle temperature record diventa ancora più preoccupante alla luce del quadro tracciato da Eurostat sull’occupazione 2022 dei professionisti della lotta anti-incendio. Perché in un solo anno – tra il 2021 e il 2022 – in tutta l’Unione Europea sono diminuiti di oltre 5 mila unità i vigili del fuoco, con un forte calo registrato in 10 Paesi membri che ha trascinato verso il basso la media dei Ventisette.

La denuncia arriva dalla Confederazione europea dei sindacati (Etuc): “I tagli hanno inciso sulla capacità dell’Europa di far fronte agli incendi causati dall’estate più calda mai registrata”. Più di un terzo dei Paesi membri Ue non ha ritenuto necessario mantenere quantomeno stabile il livello di vigili del fuoco arruolati – Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Lettonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria – e questo ha avuto un impatto su tutta l’Unione: la diminuzione generale si attesta al -1,5%, ovvero 5.288 professionisti in meno. Tra il 2021 e il 2022 i tagli percentuali più consistenti si sono verificati in Slovacchia (-30%), Bulgaria (-22) e Portogallo (-21), ma in doppia cifra sono andati anche Belgio (-19), Romania (-15), Lettonia (-14) e Francia (-12). In termini assoluti invece è la Francia il membro Ue con il record negativo (-5.446), seguita da Romania (-4.250), Portogallo (-2.907) e Slovacchia (-2.702), con altri tre Paesi in deficit di oltre mille unità: Germania (-1.821), Belgio (-1.787) e Bulgaria (1.768).

A nulla sono valsi gli sforzi degli altri 12 Paesi membri Ue (per Austria, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo e Malta non ci sono dati disponibili) nell’aumentare i propri organici di vigili del fuoco. A trainare l’occupazione 2022 per la lotta anti-incendi in questa stagione estiva sono stati i Paesi mediterranei – Grecia (+6.900), Spagna (+5.233) e Italia (+2.004) – con il contributo di Repubblica Ceca (+1.578) e Lituania (+1.049), oltre a Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Paesi Bassi e Polonia. Come sottolinea Eurostat, nel 2022 c’erano 359.780 vigili del fuoco professionisti nell’Ue, pari allo 0,2 per cento dell’occupazione totale: Grecia, Estonia e Cipro hanno registrato la quota più alta nell’occupazione nazionale (oltre lo 0,4 per cento), mentre Paesi Bassi e Francia hanno registrato le quote più basse intorno allo 0,1. Ma è chiara la preoccupazione dell’Etuc, relativa alla proposta di riforma del patto di stabilità: “Ulteriori tagli se l’Ue reintrodurrà le regole dell’austerità a gennaio“. In questo scenario “l’importo che i Paesi saranno costretti a tagliare dai bilanci nazionali il prossimo anno per rispettare le nuove regole” sarebbe pari a quello necessario per pagare lo stipendio di “oltre un milione di lavoratori del settore pubblico”.

Durissima la reazione della segretaria generale dell’Etuc, Esther Lynch – “tagliare il numero dei vigili del fuoco nel bel mezzo di una crisi climatica è una ricetta per il disastro” – in particolare sulla prospettiva di una austerità 2.0: “Tutti i Paesi dovrebbero investire nei loro servizi antincendio e in altri servizi pubblici per far fronte all’aumento del carico che sarà loro imposto dal cambiamento climatico”, ma sembra evidente che “gli investimenti sono già insufficienti e temo che potrebbero arrivare altri tagli se l’Ue reintrodurrà le regole dell’austerità il prossimo anno”. Critiche dai sindacati europei sono rivolte anche all’indirizzo del commissario europeo per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič: “Siamo preoccupati di sentire che non riesce a trovare il tempo per incontrare i rappresentanti dei vigili del fuoco della Federazione sindacale europea dei servizi pubblici per discutere degli incendi”.

Maxi-incendi alle Hawaii: almeno 53 morti e migliaia di evacuati

Photo credit: Hawaii Department of Transportation (Twitter X)

Almeno 53 persone sono morte tra Maui e Hawaii, devastate da diversi incendi alimentati dall’uragano Dora. Le fiamme hanno divorato case e aziende, in particolare nella città turistica di Lahaina, portando a migliaia di evacuati e costringendo alcuni residenti a gettarsi in mare per sfuggire alle fiamme.

È un giorno profondamente triste“, dichiara ai giornalisti Richard Bissen, sindaco di Maui, confermando il numero delle vittime, anche se il  bilancio provvisorio è destinato a salire.

Lahaina, sulla costa occidentale di Maui, è stata la più colpita ed è stata in gran parte distrutta dalle fiamme. La località balneare di 12mila abitanti ha vissuto scene “degne di un film horror“, racconta alla Cnn Claire Kent, una residente che ha visto la propria casa distrutta dai roghi. La donna parla di “persone bloccate negli ingorghi” e “auto in fiamme su entrambi i lati della strada“.

Gran parte di Lahaina è stata distrutta e centinaia di famiglie locali sono state sfollate“, conferma il governatore delle Hawaii, Josh Green, in un comunicato. I sorvoli della città hanno individuato più di 271 strutture danneggiate.

Nel centro della città, “a parte qualche edificio qua e là, tutto è in macerie“, dichiara all’AFP un ufficiale delle forze dell’ordine.
L’area “non è stata ancora perlustrata“, aggiunge. “Data la quantità macerie, non credo che ci sia molto di vivo lì dentro“.
Intrappolati dalle fiamme, alcuni abitanti della città si sono gettati in mare nel tentativo di sopravvivere: 14 persone sono state salvate dalle acque al largo di Lahaina.
La rete ospedaliera dell’isola è stata “sommersa” da pazienti che hanno riportato ustioni o intossicazioni, secondo il vice governatore Sylvia Luke, che descrive la situazione come “drammatica“. Le autorità stanno cercando di trasferire i pazienti su altre isole.

Secondo la Contea di Maui, più di 2.100 persone sono state accolte nei centri di emergenza e circa 2mila turisti sono stati ospitati all’aeroporto di Kahului, in attesa dell’evacuazione.
La Guardia Nazionale è stata attivata e il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato la mobilitazione di “tutte le risorse federali disponibili” nell’arcipelago per combattere gli incendi.

Il vento ha abbattuto molti pali dell’elettricità e le reti di comunicazione sono fuori uso in parte di Maui. Questo complica notevolmente il compito dei servizi di emergenza: in alcune zone dell’isola non funziona neanche il servizio di chiamata di emergenza 911.
Secondo il sito web PowerOutage, ieri sera circa 13.000 case e aziende sono rimaste senza elettricità nell’arcipelago.