Monteleone (ENEA): “Futuro è sostenibile ma non con unica tecnologia”

La mobilità del futuro, a breve e lungo termine, sarà sostenibile ma non potrà fare affidamento su un’unica soluzione tecnologica. Ne è convinta Giulia Monteleone, responsabile della Divisione di Produzione, storage e utilizzo dell’energia del Dipartimento tecnologie energetiche e fonti rinnovabili dell’ENEA. “Prima di tutto c’è da fare un discorso di cambiamento culturale delle proprie abitudini“, spiega contattata da GEA. Per ridurre l’impatto della mobilità sull’ambiente, il primo passo è “cercare di ridurre il numero di veicoli, ottimizzare gli spostamenti, utilizzare il trasporto pubblico e il car sharing, insomma ridurre il numero di veicoli per persona è uno degli approcci da perseguire assolutamente“. Poi, però, bisognerà affrontare il tema dell’approccio tecnologico: “Anche qui è necessario diversificare, non utilizzare in assoluto solo l’elettrico, non solo il biofuel, non solo l’idrogeno“.

Negli spostamenti di breve percorrenza, in città è ancora il veicolo elettrico il più indicato per l’esperta, “ha un’efficienza superiore sul motore endotermico. Un motore elettrico può avere un’efficienza del 50-70%, un motore endotermico con combustibile fossile del 40% e con un combustibile prodotto da rinnovabili l’efficienza si abbassa ancora“, spiega. Il rinnovamento del parco veicoli pesa sicuramente sugli obiettivi di decarbonizzazione, come “qualsiasi intervento legato a un processo produttivo che emette anidride carbonica“. Il punto, dunque, è intervenire su tutte le filiere produttive, a 360 gradi.

Quanto allo stop ai motori endotermici con combustibile fossile dal 2035, “per ora l’Europa tira fuori i biocarburanti e accetta gli e-fuel, di origine non biologica“, ricorda. Al momento però “gli e-fuel non sono una tecnologia commerciale, per una questione di costi“. Sono comunque soluzioni che garantirebbero la sopravvivenza del comparto. Ha senso escludere i biocarburanti? “C’è un discorso di politica industriale, dal punto di vista italiano sarebbe strategico mantenere la filiera di biocarburanti, ma evidentemente a livello europeo la strategia non è condivisa“, osserva. Il futuro, per le applicazioni pesanti, su gomma, rotaia o mare di lunga percorrenza è certamente l’idrogeno. Per gli aerei, ci sono i Saf, i carburanti sostenibili per l’aviazione che, scandisce, “non sono altro che e-fuel“. Le batterie sono escluse: “Per peso e ingombro non potrebbero garantire le autonomie richieste“.

La mobilità sostenibile di Duferco Energia: 4mila punti di ricarica entro 2024

Un piano di sviluppo per 4mila punti di ricarica in tutta Italia. La trasformazione, in elettrico, di tutto il parco auto car sharing di Genova. Un impegno nell’infrastrutturazione ‘green’ del Paese. Duferco Energia è uno dei principali fornitori di energia e attori della transizione energetica in Italia, ma è soprattutto pioniere della mobilità elettrica. Nato nel 2010 a Genova per gestire gli impianti fotovoltaici e idroelettrici del Gruppo Duferco, poi ha ampliato il suo focus, specializzandosi anche nella vendita di energia elettrica e gas per tutti i segmenti di mercato. Ad implementare la rete di ricarica ad accesso pubblico, è in corso un piano di sviluppo che porterà l’azienda a raggiungere i 4mila punti di ricarica entro il 2024 (oggi sono 1.800 in tutto il Paese, concentrati soprattutto nel Nord-Ovest), creando così un network di colonnine in continua crescita. “Dobbiamo intanto partire da una considerazione generale, e cioè l’improrogabilità di un impegno per la sostenibilità ambientale delle nostre azioni”, spiega a GEA Vittoria Gozzi, membro del Cda del Gruppo Duferco. Per questo, Duferco Energia si è voluto impegnare nella mobilità elettrica, “sia col ruolo di ‘service provider’, cioè per dare accesso ai clienti alla rete di ricarica pubblica, sia come ‘charging point operator’, installando e gestendo direttamente punti di ricarica per veicoli elettrici”.

Per quanto riguarda i punti di ricarica, già 1.800 in tutta Italia, “è in corso un piano di sviluppo finanziato, con un investimento complessivo di circa 40 milioni di euro” per portare a 4mila punti di ricarica entro il 2024 (pari a circa duemila colonnine). Il piano, illustra Gozzi, parte da un finanziamento a fondo perduto della Commissione europea per infrastrutturare il corridoio Ten-T sulla dorsale appenninica. Poi, ulteriori 26 milioni sono arrivati da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Crédit Agricole Italia (CAI) e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), per un progetto volto ad accelerare lo sviluppo infrastrutturale della rete di ricarica elettrica in Italia. In più “abbiamo vinto il bando del Pnrr per l’infrastrutturazione di un pezzo di Italia che per noi corrisponde alla Liguria con 1,5 milioni di euro”. “Ci crediamo – sostiene la board member di Duferco – è una questione non solo di investimenti ma soprattutto culturale, di cambio di approccio verso una mobilità più sostenibile”.

In linea generale, riflette Gozzi, sull’elettrico “spesso si dice che l’Italia sia indietro rispetto ai Paesi del Nord Europa che sono comunque più infrastrutturati e questo può essere vero in senso assoluto ma non in senso relativo”. Rispetto al numero di auto elettriche in circolazione, e rispetto ai dati di immatricolazione, spiega, “in Italia la proporzione numero di auto-numero di colonnine è abbastanza in linea con i mercati europei”. Le auto elettriche pure circolanti in Italia al 31 agosto 2023 sono poco più di 205.000, con le immatricolazioni full electric che nei primi otto mesi dell’anno sono pari a 40.832 unità, con un incremento del 33,21% rispetto allo stesso periodo del 2022, secondo i dati forniti da Motus-E. “Nel Nord Europa ci sono molte più infrastrutture di ricarica anche perché ci sono molte più auto elettriche in circolazione – ricorda Gozzi -. Che è un circolo vizioso: la gente non compra l’auto elettrica per paura di non sapere dove ricaricarla, e gli operatori non investono nell’infrastrutturazione del Paese. Ma il rapporto numero di auto per colonnina per km quadrato è in linea con gli altri paesi europei”, circa una colonnina ogni 6 auto circa, secondo i dati del Politecnico di Milano.

Al momento, i punti di ricarica di Duferco Energia sono concentrati nel Nord-ovest, in Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, e poi Veneto e anche in Sicilia. “Ovviamente, per quanto riguarda l’uso di energia rilevato dalle colonnine in Valle d’Aosta e Liguria si registrano forti picchi stagionali legati ai flussi turistici – continua Gozzi – e i dati maggiori si rilevano comunque nelle zone più industrializzate d’Italia, con Milano che fa da padrona”. Ma in Italia si riscontra comunque “una sorta di incertezza da parte dell’utente” a comprare un’auto elettrica, o ibrida “perché si sa poco del mercato, si conoscono poco le dinamiche”. Inoltre, il vero problema è che “in Italia mancano dei veri incentivi all’acquisto dell’auto elettrica, rispetto agli altri Paesi”.

Anche per questo, Duferco Energia ha rilevato dal precedente gestore la licenza per il Comune di Genova del servizio di car sharing cittadino. L’offerta è stata di trasformare il parco auto residuo termico in uno completamente elettrico: le auto di ‘Elettra Car Sharing’, sono prenotabili attraverso la classica formula a noleggio (Station Based) o usufruendo della nuova modalità a flusso libero (Free Floating) che consente il ritiro e il rilascio del mezzo in qualsiasi punto del centro città. Per entrambi i servizi non sono richieste quote di ingresso. Al momento, i veicoli sono 150, per 47 hub e 98 aree di sosta. “Si tratta del primo car sharing con certificazione ISO 37101”, precisa Gozzi.

Frejus riapre e traforo Monte Bianco chiude solo per 6-7 settimane. Pressing Italia su raddoppio

I lavori di manutenzione al traforo del Monte Bianco sono stati rinviati di un anno. Da qui a dicembre resterà chiuso per circa sei settimane, al posto delle 15 preventivate in un primo momento, per consentire interventi finalizzati a migliorare la sicurezza dell’infrastruttura. La decisione è arrivata ieri dalla Conferenza intergovernativa (Cig), composta di rappresentanti dei ministeri italiani e francesi e confermata oggi dai governi di Roma e Parigi. Allo stesso tempo, entro nel week-end riaprirà l’autostrada francese A43 e il tunnel del Frejus ai mezzi pesanti, entrambi chiusi dallo scorso 27 agosto, nel tratto della valle della Maurienne, in Savoia, per una frana dovuta alla forte ondata di maltempo che si era abbattuta sulla zona. Ad annunciarlo il ministro francese ai Trasporti Clement Beaune che in mattina ha effettuato un sopralluogo nell’area interessata.

Il governo italiano si era subito mobilitato per evitare la chiusura, in contemporanea, dei due maggiori valichi transalpini, così da scongiurare un intasamento dei flussi con la Francia, di traffico anche e soprattutto commerciale, dopo il blocco del Frejus. Ieri, l’organismo italofrancese doveva stabilire se posticipare l’inizio del cantiere – che sarebbe dovuto partire il 4 settembre per una durata di 106 giorni – alla prossima settimana (come auspicato da Parigi) o se rinviarlo di un anno, all’autunno 2024, su cui invece spingeva Roma. Alla fine, la Cig ha “deciso il rinvio di un anno della chiusura del Monte Bianco, portando avanti al tempo stesso i lavori necessari alla sicurezza”, ha spiegato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. La Commissione intergovernativa ha stabilito inoltre che il traforo del Monte Bianco entro dicembre resterà chiuso per circa sei settimane per consentire interventi finalizzati a migliorare la sicurezza dell’infrastruttura. Sono anche previste delle chiusure notturne per lo stesso motivo. Inoltre, nel caso che la situazione al Frejus diventasse nuovamente critica nei prossimi mesi i lavori al traforo del Monte Bianco potranno essere sospesi e la viabilità ripristinata regolarmente. Il Bianco, ha aggiunto Tajani, “resterà dunque aperto durante la stagione invernale” per garantire “per l’afflusso dei turisti e per le nostre imprese che ricevono e fanno partire merci” verso la Francia.

I  lavori inizieranno dunque tra “pochi giorni” e dureranno “probabilmente intorno alle sette settimane” invece delle quindici inizialmente previste, ha confermato il ministro francese Beaune. Quindi “una chiusura un po’ scaglionata” e “un po’ più breve”, ha precisato.

Il governo italiano, però, ha colto l’occasione per ribadire la fragilità del sistema infrastrutturale transalpino e anche in sede di Cig ha ribadito la richiesta di individuare “le soluzioni tecniche più efficaci ed opportune per rendere la galleria del Bianco in linea con i più moderni standard di sicurezza, valutando anche l’ipotesi di aprire una seconda canna”, come ha fatto sapere il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in una nota. Non a caso, il 25 settembre Tajani sarà a Parigi per incontrare l’omologa francese Catherine Colonna, per discutere del raddoppiamento del Bianco. “Il 31 ottobre ho convocato il Comitato transfrontaliero a Torino per affrontare anche questo problema, cercheremo di convincere i francesi, che non mi sembrano ancora convinti di una seconda canna del tunnel”, ha spiegato.

Addio alle trottinettes a Parigi: da domani vietato sharing monopattini elettrici

Banditi dalla capitale francese tramite referendum, i monopattini elettrici in sharing vivranno oggi il loro ultimo giorno, segnando la fine di cinque anni di una presenza altamente controversa. Parigi è infatti la prima capitale europea a vietare lo sharing dei monopattini elettrici, dopo il voto senza precedenti dello scorso aprile, con il quale il 90% dei cittadini ha detto ‘no’ alle trottinettes. Molti parigini negli anni si sono lamentati del vederli zigzagare tra i pedoni, nonostante il limite dei 10 km/h in alcune zone, o parcheggiare in mezzo ai marciapiedi.

I tre operatori provati del settore, Lime, Tier e Dott, avevano tempo fino a oggi per ritirare l’intera flotta che sarà trasferita a Bordeaux, Berlino, Tel Aviv e in Belgio. Ma già da agosto i 15.000 veicoli sono stati quindi gradualmente rimossi dalle strade – oggi ne sono rimaste solo una manciata per strada, soprattutto nel centro di Parigi. Anzi, girando lungo gli Champs-Elysées, il Louvre, rue de Rivoli, Opéra, Grands Boulevards in mattinata non si vedeva più alcun monopattino. Al momento non è più possibile prenotare il noleggio sulle app di Lime e Dott, mentre quella di Tier ha ancora un centinaio di veicoli sui 5.000 del passato. Un terzo della sua flotta rimarrà nell’Ile-de-France, in 80 comuni intorno a Marne-la-Vallée o Saint-Germain-en-Laye. Il resto andrà principalmente in Germania. Dott invierà i suoi ‘trottinettes’ in Belgio o Tel Aviv. Gli scooter verdi di Lime partiranno alla volta di Lille, Londra, Copenaghen e diverse città tedesche. La stessa società californiana ha voluto omaggiare l capoluogo francese e tutti gli utenti parigini con un’ultima dedica: una cartolina celebrativa accompagnerà fino a fine mese le 5.000 trottinettes raccontando l’incredibile viaggio che durava dal 2018, mostrando i chilometri percorsi – 87.451.328 per la precisione – e il risparmio di 28.613 tonnellate di CO2. “Abbiamo voltato pagina con i monopattini” per tutta l’Ile-de-France, spiega Xavier Miraillès, direttore delle relazioni pubbliche.

A promuovere il referendum di aprile era stata la sindaca Anne Hidalgo che aveva fatto campagna per il “no”, sottolineando che la rimozione di questa sorta di scooter avrebbe ridotto il “fastidio” sui marciapiedi della sua città. I monopattini sono accusati dai loro detrattori di essere abbandonati ovunque nello spazio pubblico, di sfiorare a tutta velocità i pedoni sui marciapiedi e di avere uno scarso primato ecologico perché vengono rottamati dopo pochi mesi. Bandite le trottinettes, però, le bici in sharing sono pronte a prendere il sopravvento.

Gli operatori contano infatti su un trasferimento di clientela verso le due ruote, già inserite nel servizio, che dovrebbe consentire loro di evitare, almeno nell’immediato, licenziamenti. “È una grande pagina quella che si apre per Tier ma preferiamo, piuttosto che cedere alla nostalgia, guardare avanti“, indica Clément Pette, direttore delle attività dell’azienda in Francia. “Lo sviluppo della bicicletta è in crescita” con “prospettive molto interessanti (…)”, conferma Miraillès, di Lime, che propone 10.000 biciclette. Ma non tutti sono pronti a passare al ciclismo. Per i turisti “non è la stessa cosa, è più grande e più pesante… non è così agile“, lamenta Amanda Rollins, influencer americana con 740mila iscritti su TikTok e grande appassionata di monopattini. Alcuni utenti abituali potrebbero optare per l’acquisto o un’offerta alternativa di noleggio giornaliero, mezza giornata o settimanale, come quella annunciata mercoledì dal distributore di moto, scooter e monopattini elettrici Volt. “Non è affatto un self-service“, spiega Grégory Coillot, fondatore dell’azienda che ha lanciato l’idea prima del referendum parigino, offrendo “a chi utilizzava quotidianamente i monopattini“, e “anche ai turisti“, di noleggiarli – “anche in vista dei Giochi Olimpici“. “L’interruzione dello sharing accelererà notevolmente la domanda di noleggio”, stima, desiderando installare da 1.000 a 2.000 monopattini in totale, soprattutto “in tutti i punti cruciali dove c’era questa domanda molto significativa.”

Parigi dice addio alle trottinettes: dal primo settembre vietati monopattini elettrici

Ancora una manciata di giorni e Parigi sarà ufficialmente la prima capitale europea a vietare lo sharing dei monopattini elettrici, dopo il referendum dello scorso aprile, con il quale i parigini hanno detto ‘no’ alle trottinettes. Dopo averli accolti nel 2018, dal primo settembre la città si unisce, quindi, a Barcellona (in Spagna) e a Montreal (in Canada), dove i veicoli leggeri a due ruote in sharing sono già stati completamente vietati. A Lisbona il loro numero sarà presto dimezzato.

I tre operatori privati del settore, Lime, Tier e Dott, hanno tempo fino al 31 agosto per ritirare l’intera flotta che sarà trasferita a Bordeaux, Berlino, Tel Aviv e in Belgio. Dott ha iniziato a rimuovere i suoi 5.000 scooter a metà luglio, al ritmo di 500 a settimana per il momento e Tier manterrà un terzo della sua flotta per gli altri 80 comuni che serve nella regione dell’Ile-de-France, ad esempio intorno a Marne-la-Vallée o Saint-Germain-en-Laye. Il resto della flotta sarà inviato a Berlino in Germania o a Varsavia in Polonia.

Lime intende omaggiare il capoluogo francese e tutti gli utenti parigini con un’ultima dedica: una cartolina celebrativa accompagnerà fino a fine mese le 5.000 trottinettes raccontando l’incredibile viaggio che durava dal 2018, mostrando i chilometri percorsi – 87.451.328 per la precisione – e il risparmio di 28.613 tonnellate di CO2. Lime svela anche dove verranno convogliati i monopattini che non saranno più utilizzati per perseguire la loro missione di decarbonizzazione del trasporto urbano: a nord, verso Lille, Londra, Copenaghen e la Germania, dove avranno una seconda vita. Ma per Parigi, spiega la società, “è solo un arrivederci” perché Lime sta adattando i suoi servizi affinché le biciclette elettriche in sharing continuino a essere a disposizione dei cittadini.

A promuovere il referendum di aprile era stata la sindaca Anne Hidalgo che aveva fatto campagna per il “no”, sottolineando che la rimozione di questa sorta di scooter avrebbe ridotto il “fastidio” sui marciapiedi della sua città. I monopattini sono accusati dai loro detrattori di essere abbandonati ovunque nello spazio pubblico, di sfiorare a tutta velocità i pedoni sui marciapiedi e di avere uno scarso primato ecologico perché vengono rottamati dopo pochi mesi.

Dopo la morte di una donna italiana di 32 anni nel giugno 2021, investita da un monopattino elettrico su cui viaggiavano due persone, Parigi aveva costretto gli operatori a limitare la velocità a 10 km/h in 700 aree densamente popolate. Introdotti nel 2018 a Parigi, allora pioniera nel settore, i monopattini in sharing hanno gradualmente perso il loro lato giocoso e utile per diventare “oggetto di tensione” tra i parigini, secondo Hidalgo, che ha moltiplicato le misure per regolamentarli prima di sostenere il loro divieto assoluto. In generale sono stati coinvolti in 408 incidenti a Parigi nel 2022, in cui tre persone sono morte e 459 sono rimaste ferite, secondo le autorità.

Stellantis Ventures sostiene innovazione: 100 mln per 10 startup e fondo mobilità

Dalla sicurezza alla mobilità elettrica a due ruote. Dall’economia circolare ai satelliti fino alle tecnologie olografiche. Stellantis Ventures scommette su 10 startup e su un fondo di venture capital operante nel settore mobilità per promuovere l’innovazione: un investimento che nell’ultimo anno ammonta a circa 100 milioni di euro e che rappresenta “un’ulteriore conferma della volontà del Dare Forward 2030 di Stellantis di assumere il ruolo di guida del cambiamento verso una mobilità sostenibile e una migliore esperienza a bordo del veicolo per tutti i clienti”. La dotazione iniziale di Stellantis Ventures, alla sua nascita nel marzo 2022, ammontava a 300 milioni di euro e in queste prime iniziative ne è stata mobilitata quindi circa un terzo, con “la speranza di aumentare la dotazione in futuro. È una discussione sempre aperta”, ha spiegato Adam Bazih, senior vice presidente di Stellantis e responsabile globale di Stellantis Ventures, ricordando che “c’è molto lavoro da fare” ma “questo è un buon inizio per Ventures”.

Le innovazioni realizzate da queste società verranno poi applicate da Stellantis nei suoi prodotti e nelle sue attività: per tre di queste si partirà nel corso del 2023, mentre gli altri progetti vedranno la luce dal 2024 in poi. In particolare, come illustrato da Adam Bazih, nel corso di quest’anno partiranno i progetti sviluppati con tre startup statunitensi Nauto, Trail Offroad e Beweelsociety. Per quanto riguarda l’origine geografica delle altre società in cui Stellantis Ventures ha investito, due sono francesi (Geoflex e Netzero), una è italo-statunitense (Electra Vehicles) e le altre sono tutte statunitensi (6K, Envisics, Lyten, Viaduct).

Trasformare Stellantis in un’azienda tecnologica di mobilità sostenibile significa che dobbiamo avere una mentalità da startup, concentrarci sui nostri clienti e lavorare alimentati da entusiasmo e ambizione” ha dichiarato Ned Curic, Chief Technology Officer di Stellantis. “Abbiamo sfruttato la forza di Stellantis Ventures per entrare in contatto con aziende che stanno sviluppando tecnologie all’avanguardia. Soluzioni che riteniamo possano trasformare l’esperienza di bordo e migliorare il settore della mobilità, per i nostri clienti e l’intera società.

Nel dettaglio, quest’anno verrà lanciato Nauto, che ha applicato l’intelligenza artificiale e la tecnologia di visione artificiale, combinata alla scienza avanzata dei dati di rischio, a oltre 800 flotte commerciali per aiutare a risparmiare denaro e vite con una guida più sicura. Il sistema di sicurezza di Nauto valuta infatti entrambi i rischi comportamentali, sia del conducente e sia esterno, avvertendo e istruendo i conducenti per ridurre la guida distratta e prevenire le collisioni in tempo reale, nel rispetto della privacy del conducente. La soluzione Nauto sarà disponibile questa estate nel Stati Uniti sui veicoli della flotta commerciale Stellantis.
Trails Offroad, composta da esperti e appassionati di fuoristrada, offre una libreria digitale di oltre 3.000 guide dettagliate ai percorsi fuoristrada negli Stati Uniti e in Canada che possono essere caricate nel sistema Jeep Uconnect. A partire dall’estate 2023, i nuovi veicoli Jeep avranno accesso a oltre 200 importanti guide di sentieri, tra cui i 62 percorsi Jeep Badge of Honor.
Beweelsociety, startup con radici all’interno di Stellantis, è uno sviluppatore di e-bike connesse e fornitore di una vasta gamma di servizi, dall’acquisto al ciclismo attraverso un’unica app digitale, comprensiva di servizi di finanziamento, assicurazione e assistenza (manutenzione, antifurto). Ampliando la visione oltre l’auto tradizionale, Beweelsociety aiuta Stellantis ad accelerare la crescita della mobilità sostenibile e ‘dolce’. Le prime e-bike potranno essere disponibili per l’acquisto presso reti ciclistiche specializzate e rivenditori focalizzati sulla tecnologia in Europa, a partire dall’ultimo trimestre del 2023.

Nel corso dell’anno prossimo vedranno la luce ‘6K‘, in grado di garantire una lavorazione sostenibile avanzata per assicurare la produzione di materiali pulita e a basse emissioni di carbonio; ‘NetZero’, una climate venture specializzata nell’eliminazione a lungo termine del carbonio dall’atmosfera tramite la trasformazione dei residui agricoli in biochar, una forma di carbone molto stabile; ‘Viaduct‘, piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata per migliorare l’analisi dei veicoli al fine di garantire una migliore qualità delle prestazioni e della manutenzione; ‘Geoflex’, un operatore mondiale nel settore della tecnologia adattiva per il posizionamento dei satelliti sviluppata per accrescere accuratezza, integrità e continuità di funzionamento dei ricevitori per sistemi satellitari globali di navigazione di qualsiasi marca; ‘Envisics‘, celebre pioniere delle tecnologie olografiche dinamiche e della loro applicazione per la produzione di head-up display a realtà aumentata (AR_HUD) e sistemi di sensori per l’industria automobilistica; ‘Electra Vehicles‘, fornitore leader di soluzioni software per batterie per la mobilità elettrica; ‘Lyten‘, creatrice di Lyten 3D Graphene, un materiale straordinario per la promozione della decarbonizzazione che può essere utilizzato in un’ampia gamma di applicazioni avanzate. Tra queste rientra l’impiego di composti leggeri per la riduzione del peso dei veicoli, sensori avanzati per migliorare l’esperienza del conducente e un’innovativa batteria al litio-zolfo altamente sostenibile priva di nichel, cobalto o manganese, caratterizzata da una maggiore densità energetica e una minore impronta di carbonio e in grado di garantire l’indipendenza della filiera.

Stellantis

Mobilità, Stellantis acquisisce 33,3% di Symbio per lo sviluppo di tecnologia a idrogeno

Faurecia, società del gruppo Forvia, Michelin e Stellantis annunciano oggi la firma di un accordo vincolante per l’acquisizione da parte di Stellantis del 33,3% delle azioni di Symbio, leader nel settore della mobilità a idrogeno a zero emissioni. Faurecia e Michelin manterranno ciascuna il 33,3% di quote di partecipazione. L’annuncio, si legge in una nota, “rappresenta un passo significativo nella decarbonizzazione del settore della mobilità ed è una dimostrazione dell’eccellenza tecnologica di Symbio nel campo delle innovazioni relative alle celle a combustibile a idrogeno. L’ingresso di Stellantis tra gli azionisti favorirà lo sviluppo di Symbio in Europa e negli Stati Uniti”.

“L’acquisizione di una partecipazione paritaria in Symbio rafforzerà la nostra posizione di leadership nei veicoli a idrogeno, a supporto della nostra produzione di furgoni a celle a combustibile in Francia, e rappresenta un perfetto complemento alla nostra crescente offerta di veicoli elettrici a batteria”, ha dichiarato Carlos Tavares, ceo di Stellantis. “In un momento in cui procediamo con il nostro piano strategico Dare Forward 2030 e siamo impegnati ad azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2038 – ha aggiunto – stiamo considerando ogni strumento tecnologico a nostra disposizione per combattere il riscaldamento globale. Le celle a combustibile a idrogeno sono essenziali e Symbio diventerà un attore di rilievo nella battaglia per proteggere le generazioni future”.

Symbio ha pianificato di produrre 50.000 celle a combustibile all’anno entro il 2025, sfruttando la modernissima gigafactory di Saint-Fons, che inizierà la produzione nella seconda metà del 2023. Nel 2022 Symbio ha annunciato l’attuazione del suo progetto HyMotive, volto a dare slancio alla propria industrializzazione e allo sviluppo di innovazioni dirompenti, consentendo all’azienda di raggiungere una capacità produttiva totale in Francia di 100.000 sistemi all’anno entro il 2028, con la creazione di 1.000 posti di lavoro nel paese transalpino.

“Siamo lieti di questa transazione, che consente a Symbio di aumentare le proprie capacità e darà ulteriore slancio alla joint venture. Symbio è ora perfettamente in grado di crescere ed estendere la propria leadership fuori dall’Europa in un’epoca in cui il settore automotive si muove a grandi passi verso l’azzeramento delle emissioni”, ha dichiarato Patrick Koller, Chief Executive Officer di Faurecia. “Questo accordo – ha aggiunto – porta vantaggi a tutte le parti e consente a Forvia di confermare la propria posizione di leader mondiale nella mobilità pulita”.

“L’ingresso di Stellantis nel capitale di Symbio rappresenta uno straordinario volano per lo sviluppo della nostra consociata”, ha affermato Florent Menegaux, ceo di Michelin. “Inoltre – ha aggiunto – è un’eccellente dimostrazione del fatto che la tecnologia delle celle a combustibile è essenziale affinché l’industria automobilistica raggiunga l’obiettivo dell’elettrificazione della mobilità, in particolare per uso professionale. Stellantis è già un partner di riferimento e in futuro avrà un ruolo fondamentale nella nostra collaborazione. Infine, questa transazione rafforza la convinzione che Michelin sostiene da anni, ovvero che l’idrogeno costituirà una delle soluzioni imprescindibili per la decarbonizzazione”. La chiusura è prevista per il terzo trimestre del 2023.

Fs, numeri da record: 13,7 miliardi di ricavi, 202 milioni di utile (+5%)

Numeri da record per il Gruppo Fs Italiane. Il Consiglio di amministrazione, infatti, approvato il progetto di Relazione finanziaria annuale, che include anche il bilancio consolidato di Gruppo, al 31 dicembre scorso. La società chiude il 2022 con un Risultato Netto di esercizio positivo, pari a 202 milioni di euro (+5% sull’anno precedente), in netta ripresa rispetto agli impatti economico-finanziari dell’emergenza sanitaria generati nei due esercizi precedenti e nonostante la pesante e negativa evoluzione del conflitto in Ucraina, che continua a rappresentare un fattore di forte instabilità socio-politica ed economico-finanziaria a livello non solo europeo, con le conseguenti significative criticità sul fronte dei costi dei materiali e delle commodities.

I Ricavi operativi salgono a 13,7 miliardi di euro, con un incremento complessivo di 1,4 miliardi di euro (+12%), rispetto all’esercizio 2021, dovuto essenzialmente al significativo recupero dei volumi di domanda di servizi di trasporto ferroviari e stradali. All’incremento dei Ricavi si accompagna la crescita del Margine Operativo Lordo di 324 milioni di euro, che arriva a 2,2 miliardi di euro verso gli 1,9 miliardi di euro dell’anno precedente (+17%). Il Gruppo ha dato, infatti, prova di una grande capacità di reazione sul fronte della ripresa della performance operativa nei diversi business, anche considerando che la contribuzione dei ristori Covid-19 sull’Ebitda è stata nel 2022 di soli 172 milioni di euro rispetto ai 958 milioni di euro nel 2021. L’Ebit si attesta a un valore positivo pari a 262 milioni di euro (con l’Ebit Margin che passa da 1,6% a 1,9%), in crescita del +36% (pari a +69 milioni di euro) rispetto 2021, ovvero del +112% vs 2021 (pari a +855 milioni di euro) al netto dei ristori Covid.

Lo scorso anno, poi, è stato gestito un livello complessivo di spesa per investimenti tecnici pari a 11,3 miliardi di euro, con particolare riferimento allo sviluppo e al rinnovo dei settori infrastruttura, trasporto e logistica. La crescita rispetto al 2021, escludendo dal confronto la componente delle anticipazioni finanziarie, è pari a oltre il 9%, contribuendo così al rafforzamento del Paese (il 98% investimenti è sul territorio nazionale e oltre 9 miliardi di euro in infrastrutture ferroviarie e stradali, tra le quali si segnalano, in particolare, le opere sulla rete ferroviaria del Terzo Valico dei Giovi e Nuovo Valico del Brennero e delle Linee Brescia-Verona-Vicenza, Napoli-Bari e Torino-Lione).

E anche in ambito Pnrr sono state raggiunte, in piena coerenza con il programma tutte le scadenze previste tra le quali si evidenziano l’affidamento lavori sull’infrastruttura ferroviaria Napoli-Bari per un valore di 370 milioni di euro, l’affidamento lavori Ertms per un valore di 3,27 miliardi di euro e l’affidamento lavori Palermo-Catania per un valore di 1,21 miliardi di euro. “I positivi risultati conseguiti nel 2022 confermano il ruolo chiave del Gruppo nel dotare il Paese di un sistema infrastrutturale, di mobilità e di logistica merci efficiente e integrato, nonché nel contribuire a rendere le nostre città più sostenibili“, dichiara l’amministratore delegato, Luigi Ferraris. “I risultati conseguiti e le attività avviate costituiscono una base solida per portare a completamento gli ulteriori obiettivi legati al Pnrr, le altre opere strategiche per il Paese e favorire lo sviluppo di una nuova mobilità integrata“.

Fs, inoltre, conferma il miglioramento del trend delle emissioni climalteranti, anche a fronte di un generalizzato aumento dei consumi energetici (2,01 mln di tonnellate di Co2 equivalente contro i 2,09 mln di tonnellate del 2021). Lo scostamento positivo è riconducibile prevalentemente al rinnovo della flotta ferroviaria con mezzi a più alta efficienza energetica, al miglioramento del mix di generazione elettrico e al decremento dell’uso di combustibili provenienti da fonti fossili. Ed è significativo anche il dato del recupero dei rifiuti speciali: oltre il 95% a fronte di una produzione relativa al 2022 diminuita rispetto agli anni precedenti. Infine, dall’analisi ‘Do No Significant Harm‘ risulta che l’84,2% delle spese in conto capitale, il 60,6% dei ricavi e il 44,5% dei costi operativi sono riferibili ad attività allineate alla Tassonomia europea.

Cala mercato bici nel 2022 ma Italia ancora ‘in sella’: -10% le vendite ma boom e-bike

L’Italia a due ruote rallenta. L’onda lunga degli incentivi, le difficoltà globali di approvvigionamento, l’impennata inflattiva e l’incertezza economica hanno fisiologicamente frenato il mercato, ma l’Italia sale ancora in sella. L’andamento del mercato bici 2022, segna un -10% sull’anno precedente. Le stime delle vendite, presentate a Milano da Confindustria Ancma (Associazione Ciclo Motociclo Accessori), descrivono tuttavia un’Italia che sale ancora in sella dopo due anni di boom. Sono infatti oltre 1,7 milioni le biciclette vendute nel 2022, con le eBike che, grazie a 337.000 pezzi, volano a +14% (+72% dal 2019) e le bici muscolari che registrano 1.435.000 acquisti, fermandosi a -15%. A crescere è invece il volume d’affari generato dai negozi specializzati, dove si concludono oltre il 68% degli acquisti, dalla grande distribuzione e dalle vendite online, che insieme raggiungono il valore di 3,2 milioni di euro, pari a un + 18% sul 2021 (+52% rispetto al 2019). L’analisi della tipologia di bici conferma il successo di alcune delle ultime tendenze. Nel perimetro della pedalata assistita il 52% di biciclette sono infatti e-city, il 43% e-mtb, il 4% e-corsa/gravel, mentre le e-cargo salgono all’1%. Le eBike rappresentano ormai il 19% del totale un mercato bici complessivo, dove il 29% è composto da mountain bike, il 26% sono invece city-trekking, il 15% quelle da ragazzo, l’8% corsa-gravel e il 2% quelle pieghevoli.

Il presidente di Ancma Paolo Magri, commentando i dati, ha sottolineato “l’importanza del ruolo che le due ruote hanno conquistato nella mobilità e nello sport. Un valore che porta con sé una grandissima tradizione industriale, che è trainante, e le esigenze di tanti utenti della strada, che meritano sempre più sicurezza e infrastrutture ciclabili, come anche tante prospettive di business legate all’attrattività cicloturistica dell’Italia. È giunto il tempo di passare dagli incentivi all’acquisto a quelli all’utilizzo; come associazione chiediamo, sulla scorta dalla strategia industriale dell’UE, di abbassare l’aliquota IVA sulle bici e sui prodotti della filiera: un intervento che, insieme alla promozione della cultura della bici, può attivare processi virtuosi ben più strutturali ed efficaci degli incentivi all’acquisto”.

Anche gli indicatori industriali del comparto seguono l’andamento del mercato: segno più per la produzione di eBike, che sale del 10% rispetto all’anno precedente a seguito dell’aumento della domanda interna mentre, con 2.385.000 pezzi, scende del 18% la produzione nazionale di biciclette muscolari. Numeri che confermano tuttavia il primato dell’industria italiana del ciclo nel panorama europeo. È, infine, sulla lettura della bilancia commerciale del settore, ovvero il conto che registra le esportazioni e le importazioni, che pesano maggiormente gli effetti di fattori quali la difficoltà nella catena di approvvigionamento e l’aumento del costo delle materie prime. Sebbene si registri una naturale diminuzione del 20% di export di bici muscolari e del 14% di import, il 2022 è infatti contraddistinto da un aumento generale dei valori di queste voci, soprattutto per quanto riguarda le importazioni di parti bici che salgono del 50% circa. Tema, quest’ultimo, che ha spinto Ancma nelle ultime interlocuzioni con il Governo a considerare, anche in relazione all’indicazione del Parlamento europeo, di sostenere processi di reshoring, ovvero riportare la produzione in Italia e in Europa di componenti, proprio per l’importanza economica e strategica del settore ciclo e la sua potenziale crescita.

Maccio Capatonda e Wwf di nuovo insieme contro la crisi climatica

Maccio Capatonda è di nuovo al fianco del Wwf: questa volta al centro della collaborazione c’è la crisi climatica e ciò che può fare ognuno di noi per contrastarla. Con un nuovo video, dove il messaggio è caratterizzato dalla consueta e irresistibile ironia dell’artista, Maccio e Wwf si rivolgono al grande pubblico, con un invito ad agire. Il video è stato pubblicato oggi sui canali Instagram e Facebook del Wwf e dell’artista abruzzese, nella settimana che precede Earth Hour, l’evento globale in cui tutti saranno invitati a far sentire la propria voce per il clima spegnendo le luci per un’ora, sabato 25 marzo alle ore 20.30.

 

 

“La crisi climatica e la perdita di natura sono temi troppo seri per non trattarli con la necessaria ironia, capace di coinvolgere il grande pubblico più di un discorso alle Nazioni Unite. Dobbiamo provocare un grande cambiamento, e questo lo possiamo fare a partire dalle nostre azioni quotidiane: il pianeta non si salva da solo”, afferma Marcello Macchia, alias Maccio Capatonda. Attraverso il video “che ho realizzato insieme al Wwf, aggiunge, vorremmo far capire alle persone che la lotta al cambiamento climatico è cool e l’apporto di ognuno di noi conta, più di quanto si pensi. Le scelte individuali sono uno strumento forte per incidere sulle decisioni economiche e politiche”.

Scegli il trasporto pubblico’ ma anche, il car sharing, il monopattino, la bici, l’auto elettrica, ‘Chiedi insieme a noi una mobilità pubblica 100% elettrica’, sono alcuni dei messaggi che il Wwf ha scelto di lanciare con Maccio, per rappresentare una parte delle tante azioni che possono fare la differenza, come utilizzare meno e meglio l’acqua, ridurre il consumo di carne e proteine animali, scegliere prodotti di origine locale e stagionale, installare sistemi di produzione dell’elettricità da fonti rinnovabili, riusare, riciclare, recuperare. prendere decisioni che portino a salvare il clima e il futuro delle persone.

Come ricorda Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, “la crisi energetica ci ha dimostrato che cambiare strada aiuterà non solo il clima: le fonti rinnovabili e un uso più accorto dell’energia ci daranno anche indipendenza e sicurezza energetica, per esempio. Il tempo stringe, siamo in colpevole e grave ritardo”.